#MUSICANUOVA: St. Vincent, New York

Nuovo singolo per “Annie” Clark, meglio conosciuta come St. Vincent.
Il brano si intitola New York ed è un uggioso omaggio alla Grande Mela accompagnato dal tocco di un pianoforte ed echi orchestrali.
Una svolta di stile che molto probabilmente caratterizzerà il nuovo album, di cui però ancora non si sa nulla.

BITS-RECE: Calvin Harris, Funk Wav Bounces vol. 1. La corte dei non-miracoli

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.
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È sempre molto interessante quando un dj decide di svincolarsi dalla singola hit per dar vita a un intero album, cioè a un progetto corposo firmato con il proprio nome. È interessante perché difficilmente un dj può fare tutto da solo, ma è quasi sempre costretto a chiamare a raccolta un numero più o meno consistente di altri artisti per dare anima ai brani e, molto più banalmente, renderli più appetibili al vasto pubblico.
Solo un paio di anni fa, è stato meraviglioso vedere quanti nomi blasonati (su tutti, Kylie, Britney e Sia) hanno risposto alla chiamata del decano dell’elettronica, Giorgio Moroder, per il suo ritorno dopo anni di silenzio, e oggi è altrettanto stupefacente vedere che razza di riunione di star è stato in grado di radunare Calvin Harris per il suo Funk Wav Bounces vol. 1.
Una parata di nomi da far impallidire un festival, che però non ha dato a questo disco il piglio che ci si sarebbe aspettato. Insomma, una corte dei miracoli che di miracoli non ne fa.

Il disco spazia tantissimo tra i generi, dal pop all’hip-hop, al funk (tantissimo), e paradossalmente quello che manca più di tutto è proprio la dance, o, meglio, l’EDM. Il titolo sembra infatti alludere all’arrivo di futuri capitoli di una saga che probabilmente non avrà tra i protagonisti la house e l’elettronica. Ponderata scelta programmatica di Harris, è chiaro, ma a cosa serve schierare in campo gente come Frank Ocean, Pharrell Williams, Future, Snoop Dogg, Katy Perry e Nicki Minaj – ma l’elenco è molto più lungo – se poi il risultato è avere tra le mani una manciata di canzoni che, dance o non dance, potrebbe aver scritto e interpretato chiunque? Non c’è niente di veramente brutto in questo album, ma date le premesse qui non ci si può accontentare: qui dentro c’è un concentrato di fuoriclasse, ognuno nel proprio campo, che si sono accontentati di prestare il nome a qualcosa di mediocre, mentre da un album così, prodotto da un gigante come Harris e con ospiti come questi, sarebbero dovuti partire missili atomici.

A volte l’unione non fa la forza.

#MUSICANUOVA: Lily Kershaw, Party Meds

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Lily Kershaw
è una giovane cantautrice nata e cresciuta a Los Angeles.
Il prossimo 6 ottobre pubblicherà l’EP Los Angeles, in cui racconterà la sua città con uno sguardo diverso da quello a cui siamo abituati, presentandola sotto una veste riflessiva, calma, ipnotica, cupa, proprio come sono anche Lily e la sua musica, che le ha fatto guadagnare paragoni con Lana del Rey.
L’EP segue l’album di debutto Midnight In The Garden. Ad anticiparlo è il singolo Party Meds, un brano dall’animo pop malinconico e ipnotico.
Il video esplora l’amicizia, intima e ambigua di due ragazze in 
un sogno ad occhi aperti e vede la partecipazione dell’attrice britannica Juno Temple.

Tra noise e sperimentazione, un nuovo EP di Ben Frost

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Registrato nell’estate 2016 a Chicago insieme a Steve Albini, Threshold Of Faith è il nuovo EP di Ben Frost, artista australiano ma di base islandese, noto per le sue composizioni sperimentali tra noise, minimalismo ed elettronica.

Le 7 tracce del lavoro sono il frutto colto dalle 2 ore di musica registrate da Frost e Albini, e portano l’ascolto in un labirinto sonoro onirico, claustrofobico e deformato.

Pónteme: tra Macarena e dembow, l’estate d’oro di Jenn Morel

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Tra tormentoni e tormentini di questa estate, ce n’è uno uscito in primavera e rimasto per qualche mese in sordina, ma che adesso si sta facendo strada a colpi di vigorose fiancate di dembow, una sorta di “cugino” del reggaeton e della dancehall: si tratta di Pónteme, il super pezzone d’esordio di Jenn Morel, cantante, ballerina e modella domenicana.

Nata e cresciuta nelle montagne della Repubblica Dominicana, Jennifer – nome poi tagliuzzato in Jenn – è emigrata negli Stati Uniti a 6 anni. Il suo inizio nel mondo dello spettacolo è stato come go-go dancer e cubista a New York, per poi fare l’ingresso nel corpo di ballo di LMFAO e Neyo e apparire nei video di Drake, Nicki Minaj e Trey Songz.
Alla musica è arrivata quasi per caso, proprio grazie a Pónteme: il brano è apparso sul profilo Instagram di Jenn come uno dei suoi #FlowFridays, una vetrina rap settimanale in cui improvvisava rime su basi strumentali: “Il mio passaggio alla musica è stata un’esperienza straordinaria. Quello che era iniziato come uno dei miei ‘flow’ da un minuto è cresciuto fino a diventare qualcosa di più grande di me, un modo per altre donne di avere fiducia ed esprimere loro stesse”.
Complici un astuto campionamento della Macarena e una coreografia sufficientemente provocante, Pónteme si è diffusa su Instagram con l’hashtag #PóntemeChallenge e i video di utenti alle prese con le sue mosse non si contano.

E proprio mentre la canzone stava facendo il giro dei dancefloor e delle radio di mezzo mondo, Jenn ha assestato un nuovo colpo con un nuovo singolo, 1990.
Anche in questo caso c’è di mezzo la ripresa di un altro successo, 1977 di Ana Tijoux, mentre il testo racconta la storia di una ragazza cresciuta nella Repubblica Dominicana con grandi sogni in testa.
Il pezzo è tratto dal mixtape #FlowFriday Vol.1.

E’ nata una stella o sta passando l’ennesima meteora? Vedremo. Intanto, nel dubbio balliamo…

White Noise: il terzo album di Noah Gundersen in arrivo a settembre

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White Noise è un sovraccarico sensoriale. Paura, ansia, desiderio, sesso, lussuria, amore, White Noise è il luogo tra sveglio e sogno, dove i bordi sfocano e la luce è strana. È uno schianto in auto, un annegamento, è ogni cosa ogni volta”.

Dopo Ledges e Carry The Ghost, Noah Gundersen torna il prossimo 22 settembre con White Noise.
Il nuovo album si compone di una varietà di suoni ed atmosfere, dagli imponenti cori rock del 
primo brano estratto, The Sound, alla ballata al pianoforte New Religion.
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L’ispirazione per l’album è arrivata all’inizio del 2016, molto prima che Gundersen entrasse nel suo studio casalingo, immerso all’interno di un soppalco di 1600 mq a Ballard: “Sono salito sul palco e ho provato una sensazione di travolgente vuoto. Ho immaginato una carriera fatta musica in cui non credevo e sono stato terrorizzato”.
Dopo l’esibizione, un collega gli ha ricordato una fase di Martha Graham: “Nessun artista è mai soddisfatto. C’è solo una sorta di insoddisfazione divina, un disordine benedetto che continua a farci marciare e ci rende più vivi degli altri “.
Da lì, qualcosa si è risvegliato in Noah, un qualcosa che ha dato forma e vita alle 13 tracce che incarnano White Noise.

L’America di Olga Bell

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In occasione dell’anniversario dell’indipendenza americana, celebrato il 4 luglio, e a un anno di distanza dalla pubblicazione dell’album Tempo, Olga Bell è tornata a sorpresa con nuovo EP, non a caso intitolato America.

Tra pop e r’n’b e immersa in atmosfere dai suoni liquidi e sperimentali, nel nuovo lavoro l’artista russa (ma cresciuta in Alaska), propone il brano omonimo, presente anche in versione strumentale e nel remix di Grime Kahn, e gli inediti Special Leave e Cab Driver.