Dancing: il nuovo video di Kylie tra l'omaggio a Dolly Parton e un ballo con la Morte

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“La vita è fatta tutta di momenti – alcuni sono fantastici, altri sono meno brillanti – ma alla fine ho voluto che questo video riflettesse la natura celebrativa della canzone”.

Con queste parole Kylie Minogue parla del video del suo ultimo singolo, Dancing, brano che anticipa l’uscita di Golden, prevista per l’6 aprile.
La clip, diretta da Sophie Muller, vede la diva australiana rendere omaggio all’intramontabile icona del country Dolly Parton, tra line-dancing e una chitarra completamente rivestita di cristalli.
E se, come recita il testo, Kylie “se ne vuole andare ballando”, quale modo migliore che finire con una speciale danza… con la Morte stessa? Ecco allora fare la sua comparsa in pista il triste Mietitore, per un ultimo, glitteratissimo ballo.

BITS-RECE: Kesha, Rainbow. Il suono di una nuova libertà

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.
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C’era una volta Ke$ha, quella che scriveva il suo nome mettendo il simbolo del dollaro al posto della S, quella che si copriva di glitter e vernici colorate sul corpo, quella che scalava le classifiche mondiali a suon di elettropop scanzonato e pestifero. Poi a un tratto tutto questo non c’è più stato: basta riflettori, basta luccichio, basta musica. Kesha è scomparsa, fagocitata nel silenzio da una brutta storia di violenze fisiche e psicologiche subite dal produttore Dr. Luke, a cui è seguita una crisi depressiva, un ricovero in rehab per disturbi alimentari e una lunga trafila legale per svincolarsi dagli obblighi che la tenevano legata al suo persecutore.

Sono serviti anni, ma oggi Kesha è tornata.
Il simbolo del dollaro nel nome non c’è più, i glitter neppure, i suoni elettronici molto meno, ma i colori sì, quelli ci sono tutti. Anzi, ce ne sono se possibile più di prima, perché dopo la brutta tempesta è comparso un arcobaleno. Rainbow, appunto, come il titolo di questo terzo album.
Il disco del ritorno, professionale certo, ma soprattutto umano.
Dal pop sporco e disubbidiente, Kesha si è spostata sul country, sul soul, sul funky, recidendo quasi del tutto ciò che è stato. I testi dei nuovi brani grondano di autoaffermazione, amore di sé (Praying, Hymn), guerra ai fantasmi e ai bastardi di ieri (Bastards), orgoglio femminile (Woman), e la speranza non è più un mezzo per sopravvivere in apnea, ma viene celebrata essa stessa come un traguardo, perché già arrivare a sperare è la prima vittoria.
La miglior manifestazione di questo messaggio è nell’intro del video di Praying, il primo, intensissimo singolo, la canzone della rinascita. Un moderno mito della Fenice, una dichiarazione di orgoglio sotto tutti i punti di vista.
Spiazzanti poi le collaborazioni, che vedono schierati i rockettari Eagles Of Dead Metal, i campioni del funky Dap-Kings Horns e Dolly Parton, la signora del country.
Un disco sorprendente per la sterzata stilistica e generoso nelle tinte sonore, che potrebbe lasciare parecchio interdetti i fan della Kesha di tempi di Tik Tok e Die Young. Un album pieno di potenziali inni e manifesti di libertà, ma privo di pezzi spaccaclassifica.

Poche volte una storia personale si riversa in musica in maniera tanto limpida e sincera come in questo album, senza sovrastrutture retoriche e sensazionalismi mediatici, e almeno per una volta senza tirare in ballo lacrimevoli amori frantumati.

Ma al di là del rock, dell’R&B, del country e del funky, dentro a Rainbow c’è qualcosa di molto più potente: il suono di una ritrovata libertà.

Praying: Kesha è finalmente, davvero tornata!

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Brillare, sprofondare, quasi morire per poi risorgere. È stata questa la storia di Kesha.

Le sue vicende legali e personali sono finite sulle pagine di tutti i giornali, oltre che in tribunale: per anni l’artista non ha potuto pubblicare nuova musica a causa di vincoli burocratici che la legavano all’ex produttore Dr. Luke, da cui l’artista voleva allontanarsi dopo aver subito violenze sessuali e psicologiche.
Dopo lunghe traversie legali e periodi trascorsi in cliniche di rehab a causa della depressione, la vicenda si è finalmente risolta e Kesha ha potuto far ritorno alla musica.
Il come back ufficiale lo fa ora Praying. Messo (momentaneamente?) da parte l’elettropop glitterato che l’aveva fatta conoscere al pubblico, Kesha si ripresenta con un brano dalle influenze orchestrali e quasi soul, che vede anche la firma di Ryan Lewis.
Ad accompagnare il singolo, un video diretto da Jonas Akerlund che riassume il significato di questo brano e di questo ritorno dopo il lungo periodo buio.
Kesha ha inoltre spiegato il senso profondo del nuovo singolo e del suo messaggio in una lettera pubblicata sul sito Lenny Letter.

L’11 agosto è invece prevista l’uscita in digitale di Rainbow, il nuovo album, a cinque dal precedente Warrior. Trai nomi coinvolti, i Dap-Kings, che suoneranno i fiati nella title track, gli Eagles Of Death Metal e Dolly Parton, che rilegge assieme a Kesha Old Flames Can’t Hold A Candle To You, successo country degli anni ’80 alla cui scrittura aveva preso parte anche la madre di Kesha.

Insomma, al di là di tutto, questo è sicuramente uno di quei casi in cui il ritorno di un artista fa particolarmente piacere.
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Ma che belli i remix di Malibu!

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La svolta al lieve sapor di country e soft rock di Miley Cyrus con Malibu ha spiazzato un po’ tutti, diciamolo, perché tutto da lei ci si aspettava meno che si mettesse a seguire le impronte dell’amata (e madrina) Dolly Parton.

Però è anche vero che il pezzo – dopo un paio di rodaggi – si mostra in tutta la sua limpida semplicità, con quella melodia rasserenante e i suoi scenari di quiete.
Adesso del pezzo sono arrivati anche i remix ufficiali, alcuni dei quali portano firme dorate delle consolle, tra cui TiëstoAlan Walker e Dillon Francis.
Quelle che ne vengono fuori sono riletture elettroniche interessanti e a loro modo sorprendenti…

…. e poi la mia versione preferita, realizzata da Lost Frequencies: un piccolo pezzo di paradiso ricreato dai sintetizzatori.