#MUSICANUOVA: Austra, Utopia (Ikonika Remix)

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Dietro allo pseudonimo di Austra si nasconde la canadese Katie Stelmanis, interprete produttrice di area elettronica.

Il prossimo 20 gennaio uscirà il suo terzo album, Future Politics, un lavoro incentrato sulla speranza nel futuro, annunciato come il più ambizioso.

Ad anticiparlo il singolo Utopia, presente ora anche nella versione remixata da Ikonika.

BITS-CHAT: “Voglio darvi la bella copia”. Quattro chiacchiere con… Ketty Passa

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Ketty Passa
è la cantante con i capelli blu.
Oddio, in realtà è molto di più, ma questa è la prima cosa che salta all’occhio appena si incrocia il suo sguardo, e soprattutto questo è l’elemento che la rende immediatamente riconoscibile.

Ma Ketty Passa è molto di più perché con la musica non ci ha a che fare solo come interprete, ma anche come conduttrice in radio e TV e dj in alcune serate di milanesi. Ultimo incarico che le è stato assegnato in ordine di tempo è la selezione musicale per il nuovo programma di Rai2 Nemo-Nessuno escluso. Insomma, è una che nella musica ci sguazza dentro in pieno.
Nel 2013, insieme ai Toxic Tuna ha pubblicato il suo primo album, #CANTAKETTYPASSA, e ora, a distanza di tre anni, si prepara al ritorno: questa volta però lo fa da sola, e con uno stile tutto nuovo.
Per pubblicare il nuovo album e dare al pubblico la “bella copia” del CD, ha accettato la proposta dei fondatori di Musicraiser Giovanni Gulino dei Marta sui tubi e della sua compagna Tania Varuni, dj e produttrice, che, rimasti entusiasti dei primi ascolti, l’hanno esortata a dare il via alla missione #kettypassainloop, iniziata a fine settembre e attiva fino al 25 novembre.
Per chi si offrirà di finanziare il progetto, sono previsti numerosi pacchetti di offerte, dall’edizione speciale dell’album fino a una cena e al dj set privato. Tutte le info a questo link.

Ti avevamo lasciata nel 2013 con il tuo precedente album, #CANTAKETTYPASSA e ti ritroviamo ora pronta a fare un nuovo passo con un disco che si preannuncia molto diverso: cosa è successo in questo periodo?
L’esperienza con la band è stata bella, ma difficile, e alla fine non abbiamo trovato l’incastro giusto. Già subito dopo il tour era emersa l’esigenza da parte di alcuni di prendere altre strade: così, senza nessun tipo di rancore, abbiamo abbandonato il progetto e io mi sono messa a pensare a cosa avrei voluto fare davvero come cantante. Quello che da tempo volevo proporre era qualcosa che mischiasse pop, elettronica e hip hop: io lo definisco urban, ma solo perché ha uno stile piuttosto street e si rifà all’America, con il cantato a volte punk, a volte melodico.

Un genere non proprio frequente in Italia: come hai trovato la chiave giusta per lavorarci?
Ho iniziato in studio, accompagnata dal mio produttore, Max Zanotti, la persona che più di tutti ha creduto in questo progetto dall’inizio. Anche per lui era una scommessa, perché ha sempre avuto a che fare con tutt’altra musica, mentre qui si trattava di mettere insieme melodia su basi elettroniche piuttosto ritmate, spinte, che di solito in Italia sono usate dai rapper. E’ anche per questo che ci ho messo due anni a fare il disco.

Difficoltà particolari che hai incontrato?
La lingua: l’italiano non è spigoloso come l’inglese, è rotondo, e adattarlo a quella musica non è stato facile, ho dovuto lavorare molto in quel senso, cercando di adattare le parole alle basi che mi arrivavano da musicisti che lavoravano nell’ambito dell’hip hop. Per creare l’atmosfera mi sono ispirata molto a Gwen Stefani, M.I.A., Kimbra, ma anche Rihanna e Beyoncé. Tra i pezzi meglio riusciti c’è Sogna, il primo singolo, dove sono riuscita a trovare il linguaggio perfetto, mentre in altri casi ho dovuto rispettare un po’ di più le esigenze dell’italiano e mi sono adeguata a un andamento più melodico. Anche i temi che affronto sono molto diversi: nei 10 pezzi nuovi ci sono canzoni più allegre, altre più intime, in un’altra parlo di come sia difficile portarsi dietro la propria diversità nella società di oggi abituata a ragionare in franchising.

E sei poi arrivata a Musicraiser…
Per questo album ho lavorato in maniera diversa rispetto a prima, andando in studio e non più in sala prove, e tutto questo ha un costo: sono stata contattata da Giovanni Gulino e Tania Varuni di Musicraiser e mi è sembrato un buon modo per sostenere le spese e avere una nuova visibilità. La parte economica in un progetto discografico ha un grande peso e le operazioni messe in atto da piattaforme come questa sono un grandissimo aiuto, soprattutto per gli artisti come me che non hanno alle spalle case discografiche che possano finanziare il lavoro. Ho posto un obiettivo piuttosto ambizioso, 10.000 euro, che mi serviranno per coprire una parte delle spese che ho già sostenuto e darmi la possibilità di realizzare anche un paio video. Fare musica è anche un investimento su di sé, per cui molto ho già investito di mio: aderire a Musicraiser mi permetterà di avere più visibilità e poter dare al pubblico la “bella copia” del disco. La campagna si chiuderà il 25 novembre e ho previsto numerosi pacchetti per chi deciderà di aiutarmi a portare a termine il progetto. Voglio che le persone siano invogliate a finanziare la mia missione, non voglio sono elemosinare.
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A Musicraiser sei arrivata dopo aver ricevuto la proposta di Giovanni e Tania: prima non ci avevi pensato?
No, non ero molto convinta: di solito alle cose devo arrivarci da sola, con i miei tempi, e in questo caso non pensavo che potesse fare al caso mio. Poi invece i ragazzi di Musicraiser mi hanno contattata ed erano molto entusiasti dei provini che hanno ascoltato e così ho deciso di mettermi in gioco: mal che vada, se non raggiungo l’obiettivo, resto a zero come sono ora. Sarà forse un po’ avvilente, ma è un tentativo. D’altra parte, l’alternativa sarebbe stata quella di aprire un mutuo. Mi ha aiutato molto anche il fatto di aver incontrato l’etichetta 22R con la quale si è instaurato un rapporto di fiducia. In questa campagna mi sto impegnando tantissimo, sto mettendo tutta me stessa, tutta la creatività che ho, anche per creare pacchetti esclusivi e ricchi da proporre: tra i progetti c’è anche quello di creare delle strisce di fumetto in cui racconto una storia. Per ora non posso dire molto, ma sarà una cosa molto divertente che sto preparando insieme a un tatuatore: riguarderà uno dei brani e avrà come protagonisti una bambina e un animale.

E’ stato difficile trovare musicisti adatti al tipo di musica che volevi proporre in questo album?
Più che dal punto di vista pratico, la difficoltà è stata soprattutto trovare chi volesse fidarsi e mettersi in questo progetto: mi rendo conto che proporre brani urban non sia facile in Italia, e devo dire che in effetti molti non capiscono, sono convinti che la musica italiana non sia pronta. Io però sapevo di non voler fare quello che fanno le altre cantanti: è vero, dopotutto faccio pop, per cui i punti di contatto ci saranno, ma io voglio proprio fare musica con un linguaggio diverso, e sono curiosa di vedere come verrà recepita questa operazione.
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Pensi che Musicraiser possa rappresentare il futuro della discografia?
Sì, ma più che Musicraiser penso che sia il web in generale a rappresentare il domani della discografia. Prendiamo il caso di Salmo: quando lui è arrivato, il suo tipo di musica non lo proponeva nessuno, lo ha portato lui, e oggi è entrato in una major. Le grandi realtà discografiche ormai servono soprattutto a supportare fenomeni già esistenti, lavorano con i talent, ma non presentano cose nuove, e questo per meccanismi di mercato che posso anche comprendere, ma che non aiutano a portare qualcosa di diverso. In passato ho ricevuto proposte per partecipare a dei talent, ma ho capito che se avessi accettato sarei entrata in logiche più grandi di me e come artista sarei morta. Non mi serviva avere quella visibilità e non avevo voglia di farmi scrivere le canzoni da altri.

Prima accennavi a un brano dell’album che tratterà il tema della diversità: secondo te che cosa fa paura alle persone nell’essere diversi?
Essere diversi vuol dire sentirsi continuamente sbagliati: noi umani siamo brutti, sviluppiamo una serie di convenzioni sociali che ci portano al confronto, al giudizio verso gli altri. Lo facciamo tutti, nessuno escluso. Essere diverso ti porta a vivere con più difficoltà anche nel concreto, perché magari sei tentato di fare scelte meno convenienti economicamente ma più stimolanti. Essere diversi è difficile proprio dal punto di vista pratico, mentre una vita facile è quella che porta gli altri a non giudicarti e romperti le palle.
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A proposito del caso di Tiziana Cantone, sulla tua pagina Facebook hai scritto: “il problema non sono i social, sono le persone”. Non pensi però che i social abbiano amplificato l’imbarbarimento della società?
Certo, perché, come dicevo, siamo tutti prontissimi a scagliarci sugli altri per nasconderci, anche se commettiamo gli stessi errori. L’indole umana porta a puntare il dito per sentirsi puliti, mentre si sta perdendo la capacità di autocritica: dietro allo schermo di un computer siamo tutti coraggiosissimi, ma non riusciamo a reggere il confronto diretto. In questo caso specifico, la ragazza è stata convinta a essere lei dalla parte del torto, mentre la vera colpa in questa storia è stata mettere on line un video senza il suo consenso, quello è un reato! Il senso di colpa per quello che si vedeva in quel video è stato però così grande che Tiziana si è tolta la vita, ed è gravissimo. Per questo ho scritto che il problema non sono i social, ma le persone che li usano e il modo in cui li usano. Siamo fatti male, siamo fatti per spiare e giudicare, e Facebook non è altro che lo specchio di questo comportamento.

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato ha per te il termine “ribellione”?
E’ difficile spiegarlo: sono molto diversa da come appaio, posso sembrare estroversa e ribelle, ma sono molto più tranquilla. Forse ribellarsi è portare avanti dei valori che riconosci in te, ma di cui non trovi riscontro nella società. Ribellarsi può essere anche avere il sogno della musica, ma andare a lavorare in ufficio se il tuo paese non ti offre le condizioni per farlo in totale libertà o se l’unica alternativa è andare in un talent. Ecco, io ho ancora la lucidità di dire no.

Movement Torino Music Festival: l’undicesima edizione dal 26 ottobre al 1 novembre

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Movement Torino Music Festival
, cugino italiano del leggendario Detroit Electronic Music Festival (DEMF), porta a Torino la sua undicesima edizione da mercoledì 26 ottobre a martedì 1 novembre 2016, con una speciale preview sabato 22 ottobre.

Dopo l’incredibile decimo anniversario dello scorso anno e un’estate eccezionale con le ultime strepitose edizioni di Kappa FuturFestival e Movement Croatia, Movement porterà a Torino le performance originali dei migliori dj internazionali per un’esplorazione a 360° dei confini della musica elettronica.

Lunedì 31 ottobre avrà luogo il Main Show, durante il quale si alterneranno sui 4 palchi del Lingotto Fiere più di 30 dj tra i più interessanti della scena mondiale: Sven Vath, Pan-Pot, Kink (live), Ilario Alicante, Adam Beyer, Gary Beck, Ben Klock b2b Marcel Dettmann, Steve Rachmad, Phuture (live), Derrick May, Jeff Mills, Le Loup, Djebali b2b John Dimas, Chris Carrier, Apollonia (extended set).
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Movement Torino Music Festival 2016 ha da poco ricevuto il prestigioso patrocinio della Commissione Europea grazie alla sua rilevanza culturale e la continua attenzione a temi strategici dell’intrattenimento intelligente e dell’innovazione. Inoltre il New York Times ha inserito Torino tra i posti da visitare nel 2016, premiandone l’offerta turistica diversificata, l’architettura e gli eventi culturali con speciale menzione a Movement.

INNOVAZIONE
Movement si conferma tra i “most consumer friendly” festival in Italia assicurando un facile accesso alle informazioni, pacchetti ticket+hotel a prezzi accessibili e un sistema di acquisto di biglietti semplice e veloce operato da Movement Ticketing System. MOVEMENT propone anche quest’anno la sua tecnologia cashless: il metodo di pagamento digitale con loyalty card, dotata di chip RFID, per acquistare i beni e i servizi offerti al Festival. Per la prima volta sarà possibile riutilizzare la stessa card ricevuta nella recente edizione di Kappa Futurfestival e l’eventuale credito residuo.

L’OFFERTA CULTURALE E IL TERRITORIO
Con questa undicesima edizione si consolida anche lo stimolo creativo delle iniziative targate Movement, il format di Intrattenimento Intelligente di musica e arte contemporanea con una selezione artistica di alto profilo, location eccezionali, attenzione ai temi ambientali. Anche nel 2016 il festival trasformerà il territorio e la città appropriandosi di luoghi che diventeranno spazio per le molteplici rappresentazioni dell’elettronica contemporanea.

Venerdì 28 ottobre al Politecnico di Torino si terrà il sesto workshop “Musica, tecnologie e creatività digitale”: un nuovo appuntamento orientato alle interconnessioni creative delle nuove tecnologie con la musica e un’occasione per dialogare con i creatori e i DJ che parteciperanno all’happening musicale “Movement”, una realtà internazionale connubio di creatività e comunicazione

MOBILITA’ E OSPITALITA’
Per i moltissimi che approfittano del Festival per conoscere Torino e il Piemonte Movement propone poi il suo “Movement Mobility & Hospitality System”, il proprio sistema integrato per la ricezione e mobilità intelligente degli ospiti: incentiva lo scalo all’Aereoporto di Torino (Sagat), veicola i pernottamenti negli hotel del territorio grazie al protocollo d’intesa tra BookingPiemonte e Festicket, stimola l’utilizzo di mezzi pubblici (GTT e Taxi Torino), e infine promuove attività culturali di Città di Torino e di Regione Piemonte.

Le prevendite e tutte le informazioni sono disponbili su www.movement.it
Vip Experience www.movement.it/2016/vip-experience

 

These Systems Are Failing: nel nuovo album, la rabbia di Moby

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Uscirà il 14 ottobre
il nuovo progetto di Moby, e sarà qualcosa di molto particolare: un album a cui ha lavorato a lungo, mettendoci dentro – oltre alla musica – tutta la rabbia e la disillusione verso il mondo che ci stiamo costruendo intorno.

Non è la prima volta che il DJ e produttore si schiera in prima fila denunciando i mali della società del nostro secolo, primi fra tutti il consumismo e la massificazione.

Il titolo del disco è quanto mai profetico, apocalittico e sinistro, These Systems Are Failing.
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“Questi sistemi stanno fallendo.
Tutti quanti

Abbiamo costruito grandi città. Grandi industrie. Grandi sistemi. Questi sistemi sono stati pensati per proteggerci, per liberarci ma al contrario hanno avvelenato la nostra aria, hanno ucciso gli animali, massacrato la terra – e distrutto noi stessi. Pensiamo di aver risolto i problemi della produzione alimentare e della distribuzione della ricchezza ma siamo più miserabili che mai.

These Systems Are Failing è il titolo del mio nuovo album. Il primo come Moby & The Pacific Void Choir.

Ho iniziato a lavorare a questo disco come un bambino di quattro anni che fa colazione con tutto quello che gli piace: il gelato, il toast, le macchinette per giocare, il suo cane. Io ci ho messo tutto quello che mi piace: il punk e il post-punk, la new wave, le urla e la rave euforica.

Ho fatto sentire questo album ad alcuni amici nel mondo della musica e hanno detto “Um, ok, suona piuttosto arrabbiato.” Così sono andato via e l’ho fatto diventare ancora più arrabbiato”.

Non posso offrire soluzioni, posso solo sollevare questioni.

Quando alcuni dei miei compatrioti di mezza età cercano di assecondare il mercato pop, i risultati sono deprimenti.Vedere dei musicisti che fingono di essere giovani e pertinenti mi riempie di tristezza. Sono 50 anni: perché negarlo ?
I frutti di un compromesso artistico sono marci .

Questi sistemi stanno fallendo è stato partorito a Los Angeles . Mi sono trasferito qui sei anni fa ed è una città strana. C’è così tanto vuoto. Tanta oscurità. A est c’è il deserto, a ovest un vasto oceano e nel mezzo una confluenza di culture. L’arte di questa città è bizzarra e i suoi aspetti paradossali ti conquistano. Non si può fare a meno di essere modificati da essa.
The Void Pacific Choir prende il nome da una citazione di DH Lawrence: “La gente a Los Angeles è contenta di non fare nulla e guardare il vuoto del Pacifico “ Spesso il vuoto è percepito come qualcosa di grande, scuro, pauroso – il buio, dannoso, nulla nietzschiano, che se guardi troppo a lungo in esso finirà col guardare te. Pertanto mi è piaciuto il paradosso linguistico di un pacifico, sereno e vuoto – un vuoto benigno.

La musica pop rimane un mezzo interessante e coinvolgente. Non è forse il modo migliore in cui esaminare minuzie politiche o temi particolari ma è perfetta per fare la musica che ami affrontando problemi che ti riguardano. La musica complessa e le idee complesse non devono per forza suonare complesse. Così come gli argomenti pesanti non devono diventare un esperienza oppressiva per l’ascoltatore. Possono comunque suonare gioiose. I Bad Brains cantavano di Nazi in ‘Big Takeover’ e l’energia era euforica.

Sono felice di essere vago, esoterico e senza compromessi. Vedo la frase “Questi sistemi stanno fallendo” come un punto di partenza per le persone in modo che possano guardarsi intorno e chiedersi “quali sistemi”? E forse iniziare a guardare il mondo più da vicino.

La democrazia funziona ancora e anche i sistemi tecnologici quindi c’è ancora speranza. Ci deve essere. Ciò che è chiaro però è che le nostre migliori scelte ci stanno uccidendo. Ci siamo separati da quello che eravamo un tempo. Stiamo distruggendo il mondo e siamo ancora infelici. Grassi, malati, stupidi e ansiosi non sono modi di vivere .”

Ad anticipare l’album, il video di Are You Lost In The World.

AVANTGUARDIA: il 15 settembre uno speciale live show tra suoni e immagini

Si svolgerà giovedì 15 settembre alla Santeria Social Club di Milano (Viale Toscana 31) la presentazione live ufficiale di AVANTGUARDIA, avveniristico ed innovativo progetto audio – visivo ideato dal noto produttore e musicista Shablo insieme a Mace e ai director Ok Rocco e Pepsy Romanof.

Un progetto totalmente made in Italy che affianca suoni e immagini in un mondo di suggestioni liquide e oniriche.
Nato dalla sinergia collaborativa di tre differenti entità produttive (Thaurus, Except ed Hello Savants!) e sotto l’attenta guida dei tre suoi padri fondatori, Avantguardia è un’incubatore crescente di idee in cui il connubio sensoriale di video e musica rappresenta il presupposto creativo e fondativo dell’intero progetto.
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Al fine di raccontare a fondo la musica degli artisti coinvolti, il team futuristico di Avantguardia ha viaggiato in tutto il mondo per più di tre anni tra Alaska, Giappone, Stati Uniti, Korea del Sud e Islanda, raccogliendo immagini, sensazioni ed emozioni per poi convergerle in piece visive che completano i brani.

Dall’hip hop all’elettronica, il roster artistico di Avantguardia si avvale della collaborazione di numerose personalità contraddistinte da percorsi differenti: per la prima volta produttori e musicisti si riuniscono così per far sentire la loro voce con l’intento di dare massima espressione alla libertà musicale in ogni sua forma.
Dai veterani Shablo e Mace sino a Luca Dimoon, Nko Drumz, Izi e ai producer più influenti della nuova generazione internazionale, sono già oltre 30 gli artisti, tra produttori e musicisti della migliore scena musicale contemporanea, che hanno deciso di aderire con entusiasmo al collettivo Avantguardia.
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Per lo speciale Audio Cinema Live Show alla Santeria Social Club saranno moltissimi gli artisti e gli ospiti presenti che si alterneranno sul palco per sorprendere il grande pubblico con esplosive e inedite performance live.

Ai live farà seguito un lungo aftershow fino alle prime luci del mattino: a calcare il palco saranno inoltre gli eccezionali dj set di Polezsky, Not For Us e degli Ackeejuice Rockers, duo veneto reduce dal successo delle aperture del “Lorenzo Negli Stadi Tour” che attualmente si sta preparando per affrontare il nuovo “USA Tour 2016”.

Disponibile in free dowload e in streaming su Spotify, Apple Music, Soundcloud e anche sul canale video Youtube, Avantguardia ha fin ora all’attivo due compilation, Apogeo e Perigeo e nei prossimi mesi il progetto continuerà pertanto ad arricchirsi di inediti e nuovi contenuti audio – video che trasporteranno l’utente in una dimensione quasi onirica.

Tutte le info sul progetto sono disponibili a questo link.

La serata del 15 settembre è a ingresso libero
Inizio show ore 22:00

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Movement Croatia: dal 28 luglio al 1 agosto il meglio dell’elettronica suona a Tisno

Cinque giorni di grande musica elettronica in una location da sogno: impossibile?? NO!
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E’ Movement Croatia Summer Festival 2016: dal 28 luglio al 1 agosto Tisno, in Crozia, ospiterà uno dei più grandi festival di musica in Europa.
A promuovere l’evento è Movement Europe, già alla guida di Movement Torino Music Festival e Kappa FuturFestival presentano, in collaborazione con The Garden Resort. 
Per la prima volta il festival si svolgerà in un nuovo formato diurno e notturno, dopo la club edition della scorsa stagione.

Nelle cinque giornate dell’evento si alternerà il meglio della scena internazionale, con nomi come Sven Väth, Nina Kraviz, Ben Klock, Dave Clarke, Derrick May, Marcel Dettmann, Solomun, David Morales.
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Movement Croatia si dividerà in due location principali:

The Garden Resort sarà la sede degli eventi diurni. Locato in una fantastica cornice naturale, immersa nel verde, con baia privata e un incredibile bar sulla spiaggia, così vicino al mare che sembrerà di ballarci dentro : 3 palchi e 2 boat party giornalieri. Il palco principale si trova poco più indietro in una location immersa nella natura, intima ed emozionante. Accanto all’ombra degli alberi l’Olive Grove stage.

Barbarella’s Discotheque ospiterà invece gli after party notturni: una delle più belle discoteche della Croazia, totalmente all’aperto e recentemente menzionata da DJ MAG al 39esimo posto nella classifica dei migliori club al mondo.
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I biglietti e i pacchetti ticket+hotel sono disponibili sul sito www.movement.hr.

BITS-RECE: Jean-Michel Jarre, Electronica 2: The Heart Of Noise

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.
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Come aveva fatto lo scorso anno il Gran Maestro della dance Giorgio Moroder, per il suo ultimo progetto anche Jean-Michel Jarre, il sovrano dell’elettronica, si è avvalso di un vero e proprio esercito di ospiti che ha inserito in Electronica, un album spalmato in due volume pubblicati ad alcuni mesi di distanza uno dall’altro.

E se grande accoglienza era stata riservata a The Time Machine, con altrettante aspettative si attendeva la seconda parte del lavoro, The Heart Of Noise.
A far da guida all’album, la relazione tra l’uomo e la tecnologia.
The Heart of Noise è un tributo a Luigi Russolo, il compositore che già nel 1913 predisse l’avvento del sintetizzatore e intuì che l’elettronica e le altre tecnologie avrebbero consentito ai musicisti di “sostituire alla limitata varietà dei timbri degl’istrumenti che l’orchestra possiede oggi, l’infinita varietà di timbri dei rumori, riprodotti con appositi meccanismi”. 

Quello che Jarre ci offre, dopo la già ottima prova d Electronica 1, è un lungo viaggio sonoro zeppo di stimoli e sensazioni, magistralmente create dalle “macchine” elettriche, su cui appoggiano le loro voci ospiti più che illustri, tra cui i Pet Shop Boys, i Primal Scream, Gary Numan, Jeff Mills, Peaches, Hans Zimmer e Cyndi Lauper. Una parata di stelle che appaiono come comete nel cosmo lisergico e abbagliante modellato da Monsieur Jarre.

Tra gli episodi di più forte impatto, la melanconica Brick England, insieme ai Pet Shop Boys e Swipe To The Right con Cyndi Lauper.
Ma c’è poi un ospite che rende ancora più prezioso questo album e ancora più forte il suo messaggio: Edward Snowden, l’ex tecnico della CIA che con le sue rivelazioni ha dato il via al Datagate, lo scandalo sulla sorveglianza di massa messa in atto da alcuni governi all’insaputa dei cittadini, denunciando così l’abuso della tecnologia.
Jarre ha preso la sua voce l’ha piazzata sui veli elettronici di Exit.

Ecco il punto di snodo, la differenza tra un DJ qualunque e uno che dai synth sa tirare fuori musica che pulsa e che parla.

Electronica non è un album di musica elettronica.
Electronica
è un progetto di Jean Michel Jarre.
E c’è una bella differenza.

#NUOVAMUSICA: Christaux, A Minute To Now

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Il nuovo progetto di Clod degli Iori’s Eyes si chiama Christaux e A Minute To Now è il primo singolo con cui si presenta al pubblico nella sua nuova incarnazione.

Un brano epico e oscuro, ma allo stesso tempo pop,”imponente, a livello sonoro e d’immagine, e anche molto sincero, diretto, è esattamente come mi sento io. La mia musica è l’immagine più reale che riesco ad avere e a dare di me stesso. Per questo disco ho lavorato sul concetto di icona—intesa come icona sacra. Per esempio, l’artwork del singolo è il mio mezzo busto ricostruito in 3D da Francesco D’Abbraccio (Studio Frames). Ci sono io come succede per gran parte dei dischi pop, ma sono decontestualizzato.”

Il brano, prodotto da Mario Conte – già al lavoro con Colapesce, Meg e Antico – fa parte di un EP che uscirà dopo l’estate.

BITS-RECE: Makai, Hands. Il suono del naufragio

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.
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Il progetto Makai prende vita nel 2000 ed è un “processo in divenire, in bilico tra l’elettronica nordica e il songwriting più intimista e mediterraneo”. Così lo definisce Dario Tatoli, l’anima creativa che vi si cela dietro.

Ora, a 16 anni dalla nascita, arriva Hands, il primo EP, cinque tracce che sicuramente molto hanno di nordico, umido, nebbioso ed elettronico, mentre un po’ di fatica si fa nel trovare la componente “mediterranea” della scrittura.
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Senza dubbio, Hands è un disco notturno, che sembra essere stato concepito nelle ore più scure del giorno, perché si muove in una notte nera, e in piena tempesta. Sì, in piena tempesta in mare aperto: Hands ha in sé il suono del naufragio, il gorgoglio dei flutti, l umore della superficie d’acqua rotta dal vento e dalla pioggia.
L’elettronica di Hands, a partire dalla title track, per proseguire con Last Days, Missed e Sofia è inquieta, graffiata, talvolta soffocata, quasi provenisse dal fondo dell’abisso a turbare le linee melodiche della voce, limpide ed eteree. L’unico momento di quiete lo si trova in Summer, tutt’altro che un brano solare, ma almeno (vagamente) onirico, uno squarcio di stelle in questo cielo plumbeo.

Una valida prova d’esordio per un progetto a cui forse manca ancora un tratto veramente caratterizzante.

BITS-RECE: Mænifesto, Veni, Vidi, Vici. Quando Caligola sale in consolle

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.
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Ci sono almeno tre grandi motivi per cui Veni, Vidi, Vici è un progetto a cui vale la pena riservare un po’ di attenzione.
Il primo è il suo carattere assolutamente fuori dagli schemi, frutto dell’ingenio del suo creatore, dietro a cui si cela Augustus Gregorio Rossi, che ha dato vita a un album d’esordio coraggioso, ambizioso, totalmente libero e che in nulla cerca di strizzarvi l’occhio.

Il secondo è la stridente commistione dei suoi elementi, vale a dire l’antica Roma da una parte e i suoni della techno dall’altra. Partendo infatti dalla grande storia della prima età imperiale, il nostro Augustus – e il nome già dice molto da solo – ci ha ricostruito sopra un mondo di suoni moderni, per non dire contemporanei. Non è certo la prima volta che un musicista si rifa all’antichità per trasportarla nel presente, in quella che di solito si definisce “contaminazione”. Di solito però ci si limitava a dare un tocco evocativo e misticheggiante agli antichi racconti, aggiungendoci semmai qualche tocco dark ed esoterico per insaporire la salsa. Pochissime volte però mi è capitato di assistere a un risultato simile a quello di Veni Vidi Vici, dove l’ispirazione iniziale viene bruscamente ribaltata, fatta filtrare attraverso una lente che la distorce, la smembra, la immerge in un acido compositivo allucinato, psichedelico, folle. Augustus Gregorio va a pescare nella Roma affaticata che usciva dalle guerre civili e si preparava a veder nascere l’impero – alla fine del I secolo a.C. – fino al governo dispotico di Caligola. Ne interpreta la crisi, le paure, gli squilibri sociali e politici: non è certo la Roma della gloria, dei trionfi e degli onori quella che si ascolta qui dentro. Semmai, è il regno del caos, scende una fitta caligine fatta di synth e di bit convulsi, tutto è soffocante, l’atmosfera è claustrofobica, in niente accomodante.
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Per ammissione dello stesso Augustus, l’idea per costruire l’album è arrivata osservando la situazione di grande incertezza che ormai da anni invade le nuove generazioni, un futuro nebbioso, che non lascia speranze, ma che anzi annulla ogni sforzo di specializzazione professionale: tutti problemi che lui stesso ha vissuto sulla propria pelle, anche quando si trattava di mettere insieme una band. Problemi, difficoltà, ostacoli, quasi sempre di natura economica. Eppure l’album si intitola Veni, Vidi, Vici, come una delle più celebri affermazioni che la storia attribuisce a Cesare: una frase lapidaria, a indicare un successo fulmineo, veloce, netto. È la speranza. La convinzione che tutto possa tornare a essere possibile.
Proprio come due millenni fa l’eterna Roma superò le follie divinizzanti di Caligola. E poco dopo i deliri onnipotenti di Nerone. La storia funziona per cicli, ce lo hanno insegnato.
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Il terzo motivo è la diretta conseguenza di tutto quello che ho cercato di dire fin qui: un progetto d’esordio, nato in totale libertà, e quindi indipendenza, e quindi figlio della perseveranza, ma che manifesta una forza così dirompente, merita almeno uno sguardo.
“Oderint dum metuant”, “Mi odino, purché mi temano”, pare abbia detto Caligola. E qui dentro quella paura suona vivissima.
L’unico rammarico è che tra i nove capitoli dell’album – rigorosamente numerati in romanico – manchi il tassello di Nerone: mi sarebbe piaciuto sentire il suono che Augustus avrebbe dato al grande incendio di Roma.

Immagino che la storia romana non ve l’abbiano mai fatta studiare in questo modo…