#MUSICANUOVA: Hesanobody, “Hanami”

#MUSICANUOVA: Hesanobody, “Hanami”

Hanami è per me uno di quei rari casi in cui nasce prima il testo e poi la musica. Era marzo 2020 e le passeggiate nel cortile del condominio erano l’unico modo per uscire di casa, vincolati dalle restrizioni della pandemia. Ogni giorno, il mio sguardo veniva catturato dal più grande dei ciliegi in giardino. Inizialmente spoglio, poi lentamente ricoperto di gemme e fiori. Un’esplosione di bellezza che durava appena due settimane.
Fragili e inconsapevoli di non poter essere sfiorati, i fiori cedevano il passo alle foglie, destinate a cadere.
Da allora mi chiedo come possa la primavera rinunciare così in fretta a qualcosa di tanto meraviglioso. Ma sto ancora cercando una risposta che mi soddisfi davvero.”

“Hanami” è un termine giapponese che indica l’atto di soffermarsi a godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi. 

Nel pieno della pandemia, quando nonostante la nostra reclusione forzata la natura non si è mai fermata, Hesanody ha preso in prestito la parola e ne ha fatto una canzone.
Ecco quindi Hanami , una ballata elettro-acustica dalle venature gospel che affronta la caducità delle cose belle, sospesa in un’atmosfera onirica tra contemplazione e rassegnazione.

Hesanobody è l’alter ego musicale di Gaetano Dino Chirico, che da anni si muove nella scena underground.

Tra le sue collaborazioni può vantare nomi del calibro di PLASTICA, Fugazza, Suorcristona (produttori per Mahmood, GINEVRA, NAVA, Noemi) e Federico Ferrandina (compositore di colonne sonore, accreditato in ‘Dallas Buyers Club’ e altri show tv di enorme successo quali ‘The Big Bang Theory’ e ‘The Night Of’).

BITS-RECE: Hesanobody, The Night We Stole The Moonshine. Viaggio al termine della notte

BITS-RECE: Hesanobody, “The Night We Stole The Moonshine”. Viaggio al termine della notte

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.
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L’anno scorso ho scoperto per la prima volta cosa significa amare davvero un’altra persona, ma ho anche scoperto per la prima volta cosa vuol dire quando la morte bussa alla porta di una persona cara. Ho visto e toccato i due estremi dello spettro e nel frattempo ho compiuto 25 anni. 
È la vita, immagino, ma forse non ero pronto. Sto ancora cercando di fare i conti con tutte queste cose e non ho ancora ben chiaro il quadro generale, ma lo farò, so che lo farò. Da nuovi sentimenti, derivano grandi responsabilità dopotutto.

Devi migliorare te stesso per restare al passo con ogni cambiamento nella tua vita, devi compiere delle scelte. Quindi, dopo aver trovato la mia appartenenza, sono uscito da un posto dove troppo a lungo sono rimasto intrappolato e ho preso treni, superato posti di blocco con la mia macchina per poi parcheggiarla a ridosso del mare per godermi la vista e finalmente godermi il momento. Dopo di che ho raccolto tutto e ho scritto questo disco. Credevo fosse per me, ma giorno dopo giorno mi sono reso conto di averlo scritto per le mie donne. È un bacio e una preghiera a mia Nonna. È una confessione ed un grazie a mia Mamma. È una dichiarazione e un’esortazione alla mia Ragazza.
Please don’t scare away your dreams, ‘cause you’ll miss ‘em too much. Now I know.

Con questo post pubblicato su Facebook – di cui no ho riportato solo il commiato i e ringraziamenti finali – Gaetano Chirico, nome che si cela dietro allo pseudonimo di Hesanobody, presentava l’uscita del suo secondo EP, The Night We Stole The Moonshine.
Molto di più, mi pare, di una semplice presentazione: in queste righe si intrecciano vita e morte, amore e disperazione, e soprattutto emerge l’istinto di un ragazzo di 25 anni a mettere in musica tutta la vita che gli si è buttata addosso. Un istinto e uno slancio quasi viscerali che hanno preso forma in cinque pezzi di synthpop e tratti oscurissimo e a tratti folgorante.
Se di notte si parla, quella di Hesanobody è certamente buia, ma percorsa da sciami di stelle cadenti e scie di meteoriti, tutti rigorosamente sintetici.

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Si parte con 4 Wishes, estatica e immersa nei suoi sintetizzatori vibranti, al limite del dark ambient, per passare subito dopo allo sfogo di beat di Clichè, dove la voce tonda di Chirico fa sentire di essere stata allevata e cresciuta dall’ascolto di parecchia wave anni ’80, per arrivare a un tripudio di elettronica con Roadblock, un episodio che inizia con un semplice pianoforte per poi spingersi sempre più in là, al punto da far intravedere i bagliori della techno e della trance. Resta il fatto che portato sotto ai neon di un club, la sua la figurona la farebbe alla grande.
Toni un po’ più smorzati accompagnano invece le riflessioni di Mourning The Ghost, tutta arrampicata sui giochi di vocoder e gingilli elettronici, mentre la chiusura di Night 23 si affida a un’esplosione che oserei definire festante, ricordando un po’ gli ultimi lavori dei Coldplay.

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Citando – fuori contesto – il titolo di un romanzone del ‘900, The Night We Stole The Moonshine è un viaggio al termine della notte: un disco che corre spedito nel buio, in perfetta solitudine, toglie i freni e si lancia tra crinali e bordi di altissime scogliere. Sussulta tra sbalzi umorali, sprofonda e risale, e tutta la sua essenza sembra riassumersi nella notte infinita e a ridosso del Natale raccontata proprio in Night 23: “We stole, we stole / We stole the moonshine / (The night before this Christmas Eve / We celebrated our belief)”. E riecco l’alba.