L’amore urban e psichedelico secondo Venerus: esce l’EP “Love Anthem”


Love Anthem
è il nuovo progetto discografico di Venerus (al secolo Andrea Venerus, milanese, classe 1992).

La pubblicazione di Love Anthem – uscito per Asian Fake – è stata divisa in due parti, rilasciate separatamente: la prima – pubblicata lo scorso 10 marzo – conteneva i brani Love Anthem No.1 (prod by Mace) e Al buio un po’ mi perdo (prod by Venerus & Mace), mentre la seconda parte – pubblicata venerdì 21 giugno – completava il progetto con Fulmini / Il fu Venerus e Forse ancora dormire.
Un totale di quattro brani che definiscono il racconto sognante ed etereo dell’artista, sfiorando i tasti di quella romantica psichedelia intrinseca nelle canzoni di Venerus.

Ed è lo stesso cantautore a presentare le tracce dell’EP:
Love Anthem No. 1 è più un vibe che una canzone. Vibe stellato. Per assurdo tutta la canzone è partita dalla frase “come se volessi essere stronzo…” un po’ a difesa della mia sociopatia, ma si è subito intenerita quando ho osservato che quando ti trovi bene con una persona non ti importa più nulla del resto o degli altri. Un po’ hip hop un po’ George Benson, è un inno alla spensieratezza. Io e la mia baby contro il mondo”

Al buio un po’ mi perdo è il pianoforte che si immerge in un oceano urbano, sfiorato da un leggero vento trap. Nel brano i due protagonisti, il piano e la corrente hip hop, si intrecciano, spogliandosi e regalandosi momenti a vicenda”.

Fulmini/ Il fu 
Venerus è un viaggio sonoro che mischia arpeggi e autotune a una non-struttura. Il superamento della tradizionale forma-canzone passa attraverso immagini torbide che confondono i confini tra sogno e ricordo: “Nominare tutti i generi musicali che hanno ispirato il brano richiederebbe una pagina a parte, il risultato è inatteso e del tutto originale: compongo la musica che mi piace, a prescindere da tutto il resto”.

Forse Ancora Dorme era un pensiero che mi pulsava in testa tra le 4 e le 5 di una notte poco più di un mese fa. Un pensiero dolce ma inspiegabilmente preoccupato. La batteria quasi techno che cerca di ricalcare l’inquietudine e il battere accentuato del cuore, e il piano e la melodia invece soul e malinconiche che cercano di riportare pace al pensiero della mia ragazza che dorme senza conoscere le mie preoccupazioni. Questo brano è la contrapposizione di emozioni contrastanti in una notte confusa”.

Entrambe le parti dell’EP sono state accompagnate da un cortometraggio realizzato in collaborazione con Andrea Cleopatria e prodotto da Asian Fake e Nike.
Uniti uno all’altro, i due video formano un vero e proprio mediometraggio di circa mezz’ora.

Andrea Venerus, originario di San Siro, Milano, a 18 anni si trasferisce a Londra dove per 5 anni approfondisce le sue conoscenze musicali e comincia a lavorare a progetti personali, venendo a contatto con le scene musicali di Brixton e di Notting Hill. Terminato il periodo in terra inglese l’artista registra un disco a Roma e, rimasto affascinato dalle atmosfere della città, vi si trasferisce. Oggi vive a Milano, città dalla quale lo scorso 16 novembre ha lanciato il suo primo progetto discografico, l’EP A che punto è la notte pubblicato da Asian Fake. La successiva collaborazione con il rapper Gemitaiz nel brano Senza di me (feat. Venerus& Franco126), presente all’interno del mixtape QVC8 e a cui il giovane artista presta penna e voce, è stato certificato singolo di platino.

photo di Ludovica De Santis e Martina Siardi

“Oggi sono qui”. Lorenzo Fragola lancia il suo Bengala

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Direzione artistica: Lorenzo Fragola

Supervisione artistica: Lorenzo Fragola

La pagina del booklet dedicata ai credits dell’album parla chiaro. Per il suo nuovo album, Lorenzo Fragola non ci ha messo solo la voce e la faccia, ma anche la testa.
Anzi, forse soprattutto la testa.
Bengala, questo il titolo del suo terzo lavoro, arriva a due anni da Zero Gravity, ma l’impressione è che in mezzo di vita ne sia passata molta di più.
A farlo capire è proprio Lorenzo, che parlando del nuovo album utilizza più volte parole come “crescita”, “espressione” e “crisi”.
Uscito vincitore da X factor nel 2014 appena diciannovenne, Fragola racconta di essersi presto ritrovato in una centrifuga mediatica, dentro la quale non riusciva più a godersi la realtà che stava vivendo, ma soprattutto il suo personaggio non si è più ritrovato in linea con la persona che stava diventando. Ecco allora crescere il bisogno di staccarsi da tutto, anche solo per un po’, per capire chi era diventato e dove voleva andare: il pubblico aveva conosciuto il ragazzino di Siamo uguali e #Fuori c’è il sole, ma in Lorenzo stava maturando la voglia di fare cose diverse, azzardare, andare dove gli era sempre stato impedito, dagli altri o da se stesso.
Un bisogno talmente forte da fargli trovare il coraggio di rinunciare a un tour (e quindi a un cachet) e a un periodo di lavoro a Los Angeles (non fa il nome, ma chi conosce un po’ l’ambiente discografico sa che il riferimento è a un preciso produttore, molto quotato negli ultimi anni): no, Lorenzo della sua musica voleva essere padrone dall’inizio alla fine, non voleva più affidarsi ad altri, cantare cose scritte da altri, scendere a compromessi e soprattutto voleva prendere in mano la penna e iniziare a scrivere in italiano.
“Quando sono andato a Sanremo con Siamo uguali, ho portato il primo brano in italiano che avevo scritto in vita mia: avevo 20 anni, ma è come se ne avessi avuti 15, non avevo nessuna esperienza e ho fatto tutto con istintività. Per questo album invece mi sono preso tutto il tempo che mi è servito: avevo bisogno di affrontare certe paure che mi portavo dietro da tempo, e volevo acquisire nuove competenze nella scrittura e nella musica”. Non è un caso che le chitarre del disco siano suonate da lui.
Cover Bengala
Scritto tra Milano, Roma, la Sicilia e Amsterdam, Bengala vuole proprio tracciare il percorso fatto da Lorenzo in questi due anni: “La prima traccia, Battaglia navale, è la prima che ho scritto: è nata in un momento di crisi, quando non sapevo cosa sarebbe stato del mio futuro. Ho voluto lasciarla così come era all’origine: oggi è un pezzo in linea con le cose che si ascoltano in radio, ma due anni fa non lo era. Bengala invece chiude l’album quasi come a voler segnalare la posizione a cui sono arrivato adesso. Questo album non è un punto di arrivo, ma il racconto di un viaggio“.

Del Lorenzo del passato non rinnega niente, perché tutto è servito per arrivare a dove è oggi, ma è chiaro che in certe cose non si riconosce più: “Quando riascolto alcune canzoni di qualche anno fa provo quasi imbarazzo, ma voglio bene a quello che sono stato, anche se ci sono cose che non voglio più difendere. Mi sento di stringere tutto in un abbraccio e fare pace con quello che ero, mi voglio perdonare“.

Tra le tracce più rappresentative del nuovo Lorenzo c’è sicuramente Cemento, che vede il featuring di Mecna (che ha anche curato l’intero artwork del disco) e Mace: una maxitraccia di oltre sei minuti, composta da due canzoni diverse. “E’ la storia di un’amicizia finita: nella prima parte ho usato le parole che mi sono state rivolte da un amico con cui ho rotto i rapporti da oltre un anno, mentre nella seconda parte la prospettiva è la mia, con la rabbia che muta in orgoglio. Per la lunghezza è poco adatta alle radio, ma è nata già così e spezzarla avrebbe significato rompere il filo della storia”.

Ambizioni cantautorali quindi? “Mi interessa di più che la gente capisca il percorso che ho fatto: di sicuro, oggi non voglio cantare parole di altri che non mi rappresentano”.
Quasi d’obbligo quindi chiedergli che cos’è per lui la ribellione: “La ribellione è vita, è dolorosa ed è circolare, perché quando ti ribelli a qualcosa arrivi a un nuovo obiettivo da superare, ed è sempre più difficile”.