Romina Falconi tinge di biondo Milano


Non era la prima volta che Romina Falconi si esibiva a Milano – e in passato ha avuto occasione di farlo anche in una location importante come quella dell’Alcatraz – ma il concerto del 16 maggio all’Apollo Club di via Borsi sembra aver segnato per la cantautrice romana un traguardo importante.
Un concerto arrivato dopo le tappe di Roma e Bologna, ma soprattutto dopo l’uscita del secondo disco, Biondologia: un concept-album sulle emozioni pubblicato a marzo, che ha messo ancora più in luce il talento di un’artista che fino ad alcuni anni fa il pop nostrano non aveva ancora conosciuto.
Quello all’Apollo è stato un live che senza troppi giri di parole si può definire un trionfo, con una calorosa partecipazione di pubblico a dimostrare una fiducia che Romina è riuscita a conquistarsi nel tempo, passo dopo passo, traguardo dopo traguardo, portando avanti un progetto discografico che pur muovendosi nel solco del pop più patinato si è sempre appoggiato sul circuito indipendente. Una scelta e una coerenza che finalmente sembrano portare risultati tangibili.

In un’ora e mezza di live, stretta in un corsetto nero e incorniciata da una chioma più platinata che mai, la Falconi ha messo sul palco tutta se stessa, proprio come si è sempre presentata nelle sue canzoni: si è mangiata la scena muovendosi con il passo esperto della diva, ha mostrato una femminilità sfacciata e passionale, ha rivelato le ferite e le cicatrici umane che ognuno di noi si porta dentro e tra un brano e l’altro ha dispensato le sue celebri e ficcanti pillole di filosofia verace: “Per me la dignità è come la sobrietà: non mi avranno mai!”; o ancora “Charlotte Brontë diceva che tra la dignità e la felicità preferiva essere felice. Io tra la dignità e la felicità preferisco bucare le ruote”, con buona pace del politically correct. Perché chi conosce Romina sa che dove c’è lei non possono esserci buonismi, retorica da cioccolatini e luoghi comuni.
Ironia tagliente, cinismo, rabbia, forse anche qualche “filo d’odio”, e poi dolore, fragilità dell’anima e nuda emozione, tutto questo ha preso vita durante la serata: bastava la citazione di un solo verso e la sala sapeva già quale sarebbe stato il prossimo brano, tra quelli più recenti ma anche tra quelli del passato, come Il mio prossimo amore – ormai diventato un vero manifesto “falconiano” – e Circe. Il pubblico è complice, solidale, e quella che si vede è una sincera dimostrazione di affetto reciproco tra un’artista che ha saputo trovare un linguaggio nuovo e personale per raccontare la vita e un pubblico che trova finalmente in Romina qualcuno in grado di dare voce anche ai pensieri più inconfessabili senza moralismi o censure e con la leggerezza dello “psico-pop”.

Questo è un concerto di Romina Falconi. Questa è una sana manifestazione di biondologia.

BRUCE SPRINGSTEEN, esce il nuovo emozionante singolo “There Goes My Miracle”.

Il grande ritorno di

BRUCE SPRINGSTEEN

con

“THERE GOES MY MIRACLE”

il nuovo emozionante singolo in radio da venerdì 24 maggio

il brano è tratto da “WESTERN STARS”

l’attesissimo album di inediti in uscita il 14 giugno

 

É uscito oggi in tutto il mondo “There Goes My Miracle”, il nuovo straordinario singolo di Bruce Springsteen in rotazione radiofonica da venerdì 24 maggio. L’emozionante brano è incluso in “Western Stars” (Columbia Records/Sony Music), l’attesissimo album di inediti in uscita il prossimo 14 giugno.

«Questo lavoro è un ritorno alle mie registrazioni da solista con le canzoni ispirate a personaggi e con arrangiamenti orchestrali cinematici», raccontaSpringsteen, «è come uno scrigno ricco di gioielli».

“Western Stars”, primo progetto in studio di Springsteen dopo cinque anni, porta la sua musica verso nuove direzioni, prendendo in parte ispirazione dai dischi pop della California del Sud tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70.

Nei 13 brani di “Western Stars” si ritrova una vasta gamma di temi tipicamente americani: dalle autostrade immense agli spazi desertici, dal sentimento di isolamento a quello opposto di comunità, dalla stabilità di casa alla speranza che non svanisce mai.

Si tratta del diciannovesimo album della carriera, registrato principalmente nello studio in casa di Springsteen nel New Jersey, con l’aggiunta di alcune registrazioni realizzate in California e a New York. “Western Stars” è co-prodotto da Bruce e Ron Aniello, che ha anche suonato il basso, le tastiere e altri strumenti. Patti Scialfa ha contribuito alle voci e agli arrangiamenti vocali di quattro tracce. Agli arrangiamenti musicali, compresi gli archi, i fiati, la pedal steel hanno contribuito più di una ventina di musicisti compreso Jon Brion (che suona la celesta, il Moog e la farfisa) e collaborato artisti come David Sancious, Charlie Giordano e Soozie Tyrell.

Tracklist “Western Stars”:

  1. Hitch Hikin’
  2. The Wayfarer
  3. Tucson Train
  4. Western Stars
  5. Sleepy Joe’s Café
  6. Drive Fast (The Stuntman)
  7. Chasin’ Wild Horses
  8. Sundown
  9. Somewhere North of Nashville
  10. Stones
  11. There Goes My Miracle
  12. Hello Sunshine
  13. Moonlight Motel

Tutte le canzoni sono state scritte da Bruce Springsteen.

La carriera discografica di Springsteen dura da più di 40 anni, dalla pubblicazione di “Greetings from Asbury Park, NJ” nel 1973 (Columbia Records). Ha pubblicato più di 18 album in studio, vinto 20 Grammy, un Oscar e un Tony, è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, ha ricevuto un Kennedy Center Honor ed è stato nominato “Person of the Year” da MusiCares nel 2013. La biografia “Born to Run” (pubblicata in Italia da Mondadori) e l’album che l’accompagnava, “Chapter and Verse”, sono usciti nel settembre del 2016 e nello stesso anno Bruce è stato insignito anche della Medaglia presidenziale della libertà. Il The River tour del 2016 è stato nominato il “tour dell’anno” sia da Billboard che da Pollstar. Dal suo storico spettacolo ‘Springsteen on Broadway’ che si è tenuto per 236 sere al Jujamcyn’s Walter Kerr Theatre dall’ottobre del 2017 al dicembre 2018 è stato tratto un album e uno speciale su NetFlix.

Ti ho scritto una lettera. Quattro chiacchiere con… The Leading Guy


Non a tutti i musicisti capita di fare un esordio come quello di The Leading Guy: nel 2015 il suo primo album Memorandum è stato infatti accolto con pressoché unanime entusiasmo da tutta la critica, inaugurando così il suo personale percorso cantautorale.
Quattro anni dopo, per il bellunese Simone Zamperi è arrivato il momento di un nuovo lavoro, Twelve Letters, un album che ha attirato anche l’attenzione di una major come Sony Music e di un’artista come Elisa, che lo ha personalmente voluto per aprire i concerti del suo ultimo tour.
Un disco che ha lo spirito verace del folk e del rock, ma anche i contorni un po’ romantici di una lettera intima scritta a cuore aperto con carta e penna e indirizzata a un destinatario che forse non la riceverà mai o sceglierà di lasciare in sospeso la sua risposta.
Partiamo dall’inizio: chi è The Leading Guy?
Sono nato a Belluno e ho trascorso un lungo periodo in Irlanda, per poi fare ritorno in Italia a Trieste, la città che mi ha adottato. Musicalmente parlando arrivo da un disco d’esordio, Memorandum, molto diverso dal nuovo album.

Che cosa ti ha portato verso una nuova direzione?
Volendo avrei potuto fare un album simile al precedente, ma sentivo che sarebbe stato sbagliato, per cui mi sono preso il tempo per capire cosa volevo davvero comunicare. Quando ho avuto tra le mani i brani in versione chitarra e voce mi sono reso conto che erano molto diversi dagli altri nella struttura e ancora di più nel messaggio. Forse un po’ egoisticamente, le canzoni di Memorandum parlavano molto di me, erano come un’analisi, queste invece sono proiettate verso l’esterno, creano quasi un confronto, un dibattito. Da qui è arrivata anche la decisione di circondarmi di musicisti e di riempire il disco con molto suono: dopo tre anni passati a fare concerti sempre da solo avevo voglia di avere accanto qualcuno. Quello che ne è venuto fuori è un disco molto vario, in cui a ogni canzone è stato messo un vestito diverso.

Un disco molto vario che hai scelto di aprire con un brano cupo come Black: perché?
Suona molto bene come prima canzone di un disco: schiacci play e rimani colpito. Dura poco, ma è tuonante: può essere considerata come le tredicesima traccia di Memorandum, è il modo per riallacciarmi a dove ero rimasto con l’altro album e da lì ripartire. Metterla in mezzo avrebbe spezzato il racconto. E poi mi piaceva l’idea che la prima parola dell’album fosse proprio “black”, è un richiamo al mondo delle mie influenze. Qualcuno potrebbe magari spaventarsi, ma il resto del disco va verso la positività.

Non hai paura che qualcuno possa invece fermarsi lì e farsi un’idea sbagliata dell’album?
Ammetto che è una canzone abbastanza catastrofica, c’è un messaggio ambientale un po’ apocalittico, ma alla fine arriva anche la speranza. No, di paura non ne ho: in Memorandum non c’era nessun brano che potesse essere scelto come singolo, ma l’ho fatto lo stesso, per cui posso fare anche una canzone così.

Il titolo e la copertina dell’album mettono al centro il concetto della lettera “come si faceva una volta”: per te che significato ha?
Quando mi son ritrovato il disco finito tra le mani ho capito che il filo conduttore dei brani era quello di una lettera indirizzata a un destinatario, reale o simbolico: ad alcuni ho anche inviato davvero in anteprima la canzone in forma di lettera. Quando in passato si scrivevano le lettere, si aveva il tempo di pensare, correggere, e magari alla fine si decideva di non spedirla, ma le parole restavano lì. Credo che dovrebbe essere così per chi scrive canzoni: prendersi il tempo di scrivere, cancellare, rifare. Una lettera non è una mail che si può cestinare con un clic, la si può bruciare, ma il messaggio arriva comunque in modo diverso. E anche chi ascolta una canzone dovrebbe leggerla come si legge una lettera, tornarci su per capire se si è davvero capito tutto quello che c’è scritto. L’ultimo brano dell’album, Can You Hear Me Now?, è una richiesta d’aiuto, ma anche un modo per chiedere di ascoltare e capire bene quello che sto dicendo.

Tutti i brani hanno un destinatario preciso?
No, sono messaggi che possono essere rivolti a chiunque, ma tutti hanno alle spalle una lunga riflessione e tutti hanno uno stile diverso. Free To Decide può essere per esempio le lettera che invieresti a un amico, mentre Black è la lettera incazzata che invieresti al sindaco del tuo paese per dirgli che le cose non vanno. Un paio hanno invece dei destinatari eali, amici che non ci sono più.

Da quanto tempo non scrivi e non ricevi una lettera?
Almeno 13 anni, se si parla di una lettera vera e propria, scritta e imbucata con il francobollo. L’idea di portare la lettera nei brani mi è venuta proprio facendo questa riflessione. Ho 32 anni, sono cresciuto quando le lettere si scrivevano. Ho provato anche a fare un sondaggio tra i miei fan, e ho scoperto che alcuni di loro le spediscono ancora.

L’introspezione sembra essere un elemento che ti caratterizza. E’ così?
Nella vita sono un tipo abbastanza “caciarone”, posso avere molte maschere, ma nella musica non lascio entrare la confusione, tutto deve essere pensato e ponderato: solo quando suono e soprattutto quando scrivo riesco a trovare un’introspezione vera. Scrivere non è un hobby, è qualcosa che esige rispetto.

Metti molti filtri tra i tuoi pensieri e la tua scrittura?
Sì, c’è parecchio filtro tra quello che mostro e quello che scrivo, e spesso le persone si confondono ascoltando la mia musica. Succedeva soprattutto con Memorandum, dove svelavo molto di più del mio passato, cose di cui non avevo mai parlato. Forse è sbagliato, perché ci deve essere somiglianza tra ciò che sei e quello che scrivi, ma tutti abbiamo un lato oscuro da nascondere. Le mie canzoni sono solo una parte di me, una parte che cerco di esorcizzare. Se fossi solo quello che metto nelle canzoni forse mi sarei già impiccato! (ride, ndr) Metto la tristezza nella musica per trovare gioia nella vita.

Ma anche nel disco si vede la gioia…
Sì, e me ne sono stupito anch’io. Penso che sia dovuto alla voglia che avevo di condividere: forse per un periodo l’avevo dimentica e ora ho ritrovato la gioia di fare le cose insieme agli altri.

Tu ed Elisa come vi siete conosciuti?
Ho conosciuto prima suo marito, Andrea Rigonat, che è anche il suo chitarrista: eravamo entrambi giudici in un concorso per giovani musicisti, e sono riuscito e fargli sentire Black, e lui non si spaventato! (ride, ndr) Sapevo che Elisa stava per partire con il tour e sono riuscito a far sentire il brano anche a lei: le è piaciuta, e non era scontato, e così ha deciso di portarmi con lei per aprire i suoi concerti. Sarò impegnato per tutto il mese di maggio e penso che solo alla fine di questa esperienza riuscirò a realizzare meglio quello che è successo, ma sono sicuro che sarà una grande lezione per il futuro.

Un altro progetto in cui sei stato recentemente coinvolto è quello di Faber Nostrum, al quale hai partecipato con la cover di Se ti tagliassero a pezzetti. Quella che esperienza è stata?
Ci è stata lasciata grande libertà sulla scelta del brano, anche perché sarebbe stato crudele ritrovarsi a interpretare un brano di De Andrè imposto da altri. Ne ho provati molti, finché ho capito che con Se ti tagliassero a pezzetti mi sentivo più a mio agio, mi ritrovavo di più. Cantare in italiano è stato uno choc, non è stato facile convincermi che ci sarei riuscito, soprattutto con De Andrè, ma ho pensato che era meglio di iniziare con una bella canzone. Credo inoltre che progetti come questo sono importanti perché fanno conoscere De Andrè alle nuove generazioni: non è scontato che oggi un ventenne sappia chi è, ma mi fa piacere quando in rete leggo i commenti alla mia cover da parte di ragazzi molto più giovani.

Potrebbe quindi essere uno spunto per iniziare a scrivere e cantare in italiano?
Non è che non abbia voglia di farlo, ma credo di non essere pronto, tecnicamente più che umanamente. Cantare in italiano sarebbe come ripartire da zero, non basta traslare la parole: la tecnica e la respirazione sono completamente diverse, e l’italiano è una lingua molto difficile. Ci ho messo 14 anni a imparare a scrivere bene canzoni in inglese, adesso voglio farle ascoltare un po’. Per l’italiano posso aspettare.

Concludo con una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di “ribellione”?
La vera ribellione è smettere di vedere i propri sogni irrealizzabili: ho iniziato a vivere bene e stare meglio quando ho capito che non ci stavo riuscendo con la musica perché avevo paura di buttarmi. Non so nuotare, ma in estate lavoravo come tuttofare in uno stabilimento balneare, tenendomi l’inverno per la musica: il mio gesto di ribellione è stato mollare del tutto il lavoro e investire nella musica, che oggi è la mia vita. Spesso ci si lamenta per come vanno le cose e si dà la colpa agli altri, invece bisognerebbe iniziare a prendersi la responsabilità dei propri insuccessi e uscire dalla propria tranquillità. E a volte non sono neanche insuccessi, semplicemente non ci si prova nemmeno.

Nuove date italiane per JAKE CLEMONS, sassofonista della E STREET BAND.

JAKE CLEMONS

NUOVE DATE ITALIANE PER IL SASSOFONISTA DELLA E STREET BAND

Tre nuove date vanno ad arricchire il calendario degli appuntamenti già confermati con Jake Clemons, nipote del compianto Clarence e dal 2012 suo sostituto nella E Street Band di Bruce Springsteen. Il sassofonista farà ritorno in Europa e nel nostro paese per presentare il suo album di prossima uscita. Ecco l’elenco aggiornato di tutte le tappe.

Giovedì 6 Giugno – NIJMEGEN (NL), Doornroosje

Venerdì 7 Giugno – THE HAGUE (NL), Paard

Sabato 8 Giugno – HILVERSUM (NL), De Vorstin

Martedì 11 Giugno – SELVA DI VAL GARDENA (BZ), Kronestube

Mercoledì 12 Giugno – BRUGINE (PD), Villa Roberti

Giovedì 13 Giugno – CASALMAGGIORE (CR), Musica in Castello – NUOVA DATA

Domenica 16 Giugno – LUGO DI ROMAGNA (RA), Chiostro del Carmine – NUOVA DATA

Mar 18 Giugno – CASTELVETRO DI MODENA (MO), Lambruscheria Ca’ Berti

Gio 20 Giugno – LISSONE (MB), Libritudine

Ven 21 Giugno – INVERIGO (CO), Storie di Cortile

Sabato 22 Giugno – SETTIMO TORINESE (TO), Settimo Street Parade – NUOVA DATA

Jake Clemons ha dimostrato il suo talento innato a partire dai cinque brani del suo primo EP del 2013 Embracing Light. L’artista ha poi pubblicato il suo primo album Fear & Love nel 2017, lavoro che gli ha permesso di farsi conoscere ed apprezzare in tutto il mondo. Lo scorso 22 marzo il talentuoso sassofonista ha lanciato un nuovo singolo dal titolo Democracy – di cui è stato da poco pubblicato un video ufficiale – una reinterpretazione in chiave rock e moderna del meraviglioso classico del 1992 di Leonard Cohen. Questo brano anticipa l’uscita di un nuovo album di cui non è stato ancora diffuso il titolo e che sarà distribuito da Sony Music/The Orchard.

A proposito del significato intrinseco della parola democracy e della personale interpretazione che fa nei confronti del brano di Cohen, Jake Clemons ha affermato: «Mio padre, un uomo il cui più grande orgoglio era servire il suo paese, mi ha insegnato il rispetto nei confronti della nostra bandiera, della nostra nazione che dovrebbe rappresentare i diritti inalienabili di tutti i suoi cittadini. Siamo tutti uguali, tutti più forti se restiamo uniti. La democrazia opera spesso lentamente, ma più le persone saranno unite più questa sarà potente.»

Il ricordo di Clarence Clemons continua a vivere nel cuore dei fan e non solo: la storia della E Street Band sarà nei migliori cinema italiani per soli tre giorni (22, 23 e 24 maggio) con Asbury Park: Lotta, Redenzione, Rock ‘n Roll, film-evento distribuito in Italia da Nexo Digital che contiene performance esclusive ed interviste inedite per raccontare Asbury Park, la fucina del rock e del soul dove Bruce Springsteen e altri giganti della musica iniziarono la loro eccezionale carriera musicale. Tutte le informazioni sul sito di Nexo Digital

JAKE CLEMONS

 

Giovedì 6 Giugno 2019

Nijmegen (NL), Doornroosje – Stationsplein, 11

Posto unico in piedi: € 17,50

 

Venerdì 7 Giugno 2019

The Hague (NL), Paard – Prinsegracht, 12

Posto unico in piedi: € 17,50

Sabato 8 Giugno 2019

Hilversum (NL), De Vorstin – Koninginneweg, 44

Posto unico in piedi: € 17,50

 

Martedì 11 Giugno 2019

Opening act: BOCEPHUS KING

Selva di Val Gardena (BZ), Kronestube – Str. Meisules, 266

Ingresso gratuito

 

Mercoledì 12 Giugno 2019

Opening act: BOCEPHUS KING

 

Brugine (PD), Villa Roberti – Via Roma, 96

Ingresso gratuito

 

Giovedì 13 Giugno 2019 – NUOVA DATA!

Casalmaggiore (CR), Musica in Castello – Piazza Garibaldi

Ingresso gratuito

 

Domenica 16 Giugno 2019 – NUOVA DATA!

Lugo di Romagna (RA), Chiostro del Carmine – Via Francesco Baracca, 1

Posto unico in piedi: € 18,00 + prev.

Biglietti disponibili a partire dalle ore 10 di martedì 14 maggio su Vivaticket.

 

Martedì 18 Giugno 2019

Castelvetro di Modena (MO), Lambruscheria Ca’ Berti – Via Spagna, 60

Ingresso gratuito

Giovedì 20 Giugno 2019

Opening act: BOCEPHUS KING

 

Lissone (MB), Libritudine c/o Biblioteca Civica – Piazza IV Novembre, 2

Ingresso gratuito

 

Venerdì 21 Giugno 2019

Inverigo (CO), Storie di Cortile c/o TBC

Ingresso gratuito

Sabato 22 Giugno 2019 – NUOVA DATA!

Settimo Torinese (TO), Settimo Street Parade – Piazza Libertà

Ingresso gratuito

MAHMOOD: Dopo le prime date sold out, annunciati gli appuntamenti nei festival.

DOPO LE PRIME DATE SOLD OUT DEL TOUR, ANNUNCIATI ANCHE GLI APPUNTAMENTI NEI FESTIVAL ITALIANI E INTERNAZIONALI!

 

MENTRE CRESCE L’ATTESA PER L’EUROVISION SONG CONTEST A TEL AVIV, MAHMOOD SI PREPARA A UN’ESTATE DI IMPEGNI DAL VIVO

 

Mahmood continua a conquistare i cuori di pubblico e critica. Dopo la vittoria a Sanremo 2019 con la hit Soldi (certificata triplo platino), il debutto al primo posto della classifica FIMI-GFK con l’album Gioventù Bruciata (disco d’oro), il grande successo in radio e classifica del singolo Calipso di Charlie Charles, al fianco di Sfera EbbastaFabri Fibra e Dardust e gli elogi di testate internazionali come New York Times eBBC, l’artista milanese si prepara a un’estate di impegni dal vivo.

Appena partito per Tel Aviv, dove dal 14 al 18 maggio rappresenterà l’Italia per l’Eurovision Song Contest 2019, sono annunciate le prime date di Mahmood nei più prestigiosi festival estivi. Dopo il successo delle prime tappe del tour nei club, tuttora in corso, salirà sul palco di alcuni degli eventi più attesi della stagione. Dal Mi Ami, la casa per eccellenza della musica italiana innovativa e indipendente, a Collisioni, il raffinato festival agri-rock di musica e letteratura nelle Langhe, fino allo storico Festival dei Due Mondi di Spoleto. Sul fronte internazionale, Mahmood approda anche al leggendario Montreux Jazz Festival, in Svizzera, in un concerto che lo vedrà abbinato alla superstar del pop Rita Ora. Ad accompagnarlo sul palco, come sempre, i musicisti Marcello Grilli, Francesco Fugazza ed Elia Pastori.

Fino al 17 giugno, inoltre, prosegue anche il tour nei club, che si concluderà nella suggestiva cornice del Maxxi, Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo di Roma.

Le date nei festival (in aggiornamento):

25/05 Milano, Mi Ami
05/07 Igea Marina (RN), Notte Rosa @ Beky Bay
07/07 Barolo (CN), Collisioni Festival
08/07 Montreux (Svizzera), Montreux Jazz Festival (with Rita Ora)
10/07 Spoleto (PG), Festival Dei Due Mondi
27/09 San Vito Lo Capo (TP), Cous Cous Fest

Le date nei club:

22/05 Bologna, Locomotiv (SOLD OUT)

28/05 Padova, Hall

30/05 Firenze, Viper Theatre

01/06 Teramo, Pin Up

08/06 Catania, Mercati Generali

17/06 Roma, Maxxi (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo)

“Se devi scegliere, scegli di essere Bruce Springsteen”. Tornano i “notturni” Fast Animals and Slow Kids


Quella dei Fast Animals and Slow Kids è la storia di una band che ce l’ha fatta. O, almeno, è la storia di una band che da 11 anni a questa parte è sempre andata nel senso dell’ascesa.
Formatosi tra i banchi di un liceo di Perugia nel 2008, il gruppo ha saputo attirare l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso, facendosi strada tra le intricate e affollate vie dell’underground fino ad approdare, con il quindo album, nelle schiere di una major, Warner, che scelto di scommettere sulla band e di distribuire Animali notturni, pubblicato lo scorso 10 maggio.
Seduti all’ombra di un pacifico angolo verde di un terrazzo milanese, Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti non sembrano essersi fatti sconvolgere molto da questo “upgrading”, ma non nascondono un certo entusiasmo: “Non abbiamo avuto nessuna imposizione, siamo arrivati in Warner con il disco già in mano. Non pensiamo che nelle major ci siano dei padroni con in mano chissà che potere. Per ora, entrare in un realtà come quella ci ha permesso di vedere come funziona una struttura che lavora solo per la musica”, oltre a far diventare la musica un lavoro dopo anni di gavetta “passati a suonare davanti a cinque persone che ci odiavano”, come ricorda da dietro i suoi occhiali da sole Aimone.

E sempre il frontman inizia a raccontare la genesi dell’album: “Di solito ci mettiamo al lavoro su un nuovo disco già un mese dopo l’uscita del precedente: se questo non succede vuol dire che la band è morta. Ed è stato così anche per Animali notturni: abbiamo iniziato a scriverlo durante le prove del tour e tra una tappa e l’altra o scambiandoci le idee con file inviati su Garage Band: abbiamo scritto tanto, e purtroppo tanto è stato è rimasto fuori dal disco. Da subito abbiamo però avuto chiara la direzione da prendere. L’idea di base per ogni nostro album è quella di farlo suonare nel modo in cui suonano i dischi che ci hanno influenzato in quel periodo”. E per questo nuovo album le influenze citate dai quattro musicisti comprendono Bruce Stringsteen, REM,  – “una band che è rimasta indipendente per molti anni” -, Stone Roses, War on Drugs, fino al punk e ai Clash.
Proprio parlando dei Clash la band tocca un tema che sembra stare particolarmente a cuore a tutti i componenti, quello della libertà: “Dopo il punk, con London Calling i Clash sono arrivati a fare quello che volevano, e per noi è stato uno stimolo di ricerca verso la perfezione. Puntiamo molto in alto, anche per rendere omaggio a quegli artisti che ci hanno aiutato a diventare persone migliori. Insomma, se proprio devi scegliere, almeno sii Bruce Springsteen! Non vogliamo essere una fiammella che si spegne.”

Coerenza, istinto, necessità di libertà, pensieri che si mescolano nelle parole dei FASK, affiorando qua e là, come quando il discorso si ferma su Matteo Cantaluppi, il produttore assoldato per il nuovo album. Una scelta coraggiosa per una band che ha fatto dell’introspezione e dei suoni potenti del rock le proprie cifre stilistiche, ma che ora si è messa nelle mani di colui che – tra le altre cose – è stato anche l’artefice del successo dei Thegiornaslisti, un gruppo non esattamente in linea con loro.
“Cantaluppi lo siamo andati a cercare noi, e lo abbiamo scelto dopo aver contattato altri cinque diversi produttori. La prima cosa che ha fatto è stata sedersi con noi intorno a un tavolo per parlare di musica e chiederci cosa volevamo fare: è uno con una cultura musicale immensa, ci ha fatto sentire alcune cose dei Talk Talk, una band che non conoscevamo. Questo disco è diverso dal precedente perché siamo cambiati anche noi, è la vita: quando si considera la carriera di una band non si dovrebbe mai perdere di vista il percorso personale che c’è dietro. Alcuni si sono stupiti di sentire nel disco parole come ‘cuore’ o ‘amore’, senza capire che Non potrei mai è un brano che parla del frantumarsi di un rapporto. Tutto quello che si sente nell’album è però tutto merito o colpa nostra, non c’è niente che ci sia stato imposto dal produttore”.
Impossibile quindi non soffermarsi su Radio radio, uno dei nuovi brani, in cui tra le righe emerge il tema del compromesso con cui un artista deve fare i conti: “Se vuoi fare l’artista e inizi a chiederti cosa fare per piacere a tutti hai sbagliato lavoro. Non ho mai conosciuto artisti così – spiega Aimone – ma credo che sia una vita di merda, perché se le cose ti vanno male sarai insoddisfatto. E se anche dovesse andarti bene probabilmente non saresti felice. Come musicista, so che il mio è uno dei lavoro meno essenziali nella società, è come il canto della cicala, e tra le mie paure c’è quella che un giorno quello che faccio non interessi più a nessuno: ma spero che se la nostra musica non dovesse più piacere, sia per le scelte che abbiamo fatto, e non perché abbiamo cercato di piacere“.

RENATO ZERO: dal 1° novembre in tour nei principali palasport italiani.

RENATO ZERO

DAL 1° NOVEMBRE IN TOUR NEI PALASPORT DI TUTTA ITALIA

(biglietti in prevendita dalle ore 11.00 di domani)

 

A OTTOBRE ESCE IL NUOVO ALBUM DI INEDITI

ZERO IL FOLLE

Folle è chi sogna, chi è libero, chi provoca, chi cambia.

Folle è chi rifiuta le regole e l’autorità, alimentando i desideri nascosti di chi lo giudica e segretamente vorrebbe assomigliargli. Folle è chi non si vergogna mai e osa sempre, per rendere eterna la giovinezza.

Folle è RENATO ZERO.

 

L’artista italiano più rivoluzionario di sempre sta per tornare a stupire la sua gente con UN NUOVO TOUR dal 1° novembre nei principali palasport italiani con un grandioso show nel quale, oltre ad attingere dal suo storico repertorio, presenterà dal vivo anche il nuovo album di inediti, in uscita a ottobre, “ZERO IL FOLLE” (Tattica).

I biglietti saranno disponibili in prevendita dalle ore 11.00 di domani, giovedì 9 maggio, sul sito ufficiale di Renato Zero (www.renatozero.com), sul sito Vivaticket.it e nei punti vendita autorizzati Vivaticket.

Renato Zero commenta: 

«Scommettiamo che il tempo non ci tange? Che la ruga non ci sfiora?

Che il sogno ci sostiene e la musica ci adora?

Siamo folli Impenitenti.

Siamo Alunni e Professori.

Siamo Principi e Corsari.

Siamo Giovani Maturi.

Scommettiamo che non ci fermerà nessuno?»

e così continua:

«Il folle esprime il rifiuto di ogni autorità e si alimenta dei desideri nascosti di chi lo giudica e segretamente vorrebbe assomigliargli.

La Storia l’hanno fatta i folli: Gesù, Galileo, Mozart, Martin Luther King, John Lennon, Pasolini, Steve Jobs.

Non vergognarsi mai e osare tutto, per rendere eterna la giovinezza.

L’elogio alla follia 500 anni dopo ha parole nuove e incontra il pentagramma. Perché, 500 anni fa come oggi, nessuna società, nessun legame potrebbe essere gradevole o duraturo se gli uni con gli altri non ci lusingassimo vicendevolmente col miele della follia».

Queste tutte le date di “ZERO IL FOLLE IN TOUR”, prodotte e organizzate da Tattica:

1novembre – PALAZZO DELLO SPORT di ROMA

3 novembre – PALAZZO DELLO SPORT di ROMA

4 novembre – PALAZZO DELLO SPORT di ROMA

6 novembre – PALAZZO DELLO SPORT di ROMA

14 novembre – Mandela Forum di FIRENZE

15 novembre – Mandela Forum di FIRENZE

18 novembre – Grana Padano Arena di MANTOVA

19 novembre – Grana Padano Arena di MANTOVA

23 novembre – Vitrifrigo Arena di PESARO

24 novembre – Vitrifrigo Arena diPESARO

7 dicembre – Modigliani Forum di LIVORNO

8 dicembre – Modigliani Forum di LIVORNO

14 dicembre – Pala Alpitour di TORINO

15 dicembre – Pala Alpitour di TORINO

21 dicembre – Unipol Arena di BOLOGNA

22 dicembre – Unipol Arena di BOLOGNA

11 gennaio – Mediolanum Forum di MILANO

12 gennaio – Mediolanum Forum di MILANO

18 gennaio – Palaseledi EBOLI

19 gennaio – Palaseledi EBOLI

23 gennaio – Palafloriodi BARI

25 gennaio – Palafloriodi BARI

Il disco “ZERO IL FOLLE”, che uscirà ad ottobre, è stato realizzato a Londra con la produzione e gli arrangiamenti di Trevor Horn (produttore di Paul McCartney, Rod Stewart, Robbie Williams) con cui Renato Zero torna a collaborare dopo l’album “Amo” del 2013.

  1. Un allora diciassettenne Renato Zero pubblica il suo primo 45 giri: “Non basta sai”/“In mezzo ai guai”. Dopo più di 50 anni, oltre 500 canzoni e 45milioni di dischi venduti,Renato Zero continua a stupire e rinnovarsi costantemente.

Jova Beach App: dall’8 maggio la app gratuita per sapere tutto del Jova Beach Party


Dall’8 maggio
, a due mesi di distanza dal debutto del Jova Beach Party a Lignano Sabbiadoro, sarà disponibile la Jova Beach App.

Un’app completamente gratuita: gratis il download e gratis tutti i servizi offerti e i contenuti. Compatibile per Android e per IOS.
L’app è sviluppata per rispondere a tutte le domande relative ai nuovi Party che dal 6 luglio arriveranno in 15 spiagge italiane e si arricchirà nel corso delle settimane di numerosi aggiornamenti.
Già dal primo giorno, in esclusiva, chi scarica l’app troverà la Jova Beach Radio Powered by Radio Italia, un nuovo canale di musica scelta da Lorenzo, con veri programmi registrati e in diretta.

La playlist dei migliaia di brani on air è la selezione dei brani che Lorenzo ama e che fanno parte della sua storia.
Ma Jova Beach Radio è soprattutto Lorenzo DJ, i suoi programmi/ session da 45 minuti ognuno con chiacchierate inedite, musica dal vivo e rarità, anche la versione demo di alcune hit, con il racconto esclusivo della nascita dei pezzi. Le Jova session sono qualcosa di prezioso per i fan e per tutti gli appassionati di musica, di idee, di storie, di viaggi e di racconti.

La Jova Beach Radio è sviluppata in collaborazione con Radio Italia.

“È un grande onore per noi di Radio Italia, aver partecipato alla realizzazione della Jova Beach Radio – ha dichiarato Marco Pontini, vicepresidente di Radio Italia – La radio riporta Lorenzo alla sua apprezzatissima dimensione di DJ radiofonico, talento che tanta fortuna gli ha portato nel suo percorso artistico. E siamo onorati che dalla nostra collaborazione di Radio ufficiale del Jova Beach Party, sia nata questa idea che ospiteremo con grande piacere sulle nostre frequenze e che compone, senza alcuna pubblicità, la grande offerta della nostra Radio in occasione di prossimi appuntamenti estivi sulle spiagge”

Dal’8 luglio nella Jova Beach Radio ci saranno momenti live di Jova Beach party, dal set di Lorenzo e dai set degli ospiti.
Nell’app anche una sezione dedicata ai numerosi e favolosi ospiti che comporranno le line up di quello che è l’evento dell’estate in giro per le grandi spiagge italiane.

La App sarà costantemente aggiornata e sarà la bussola per muoversi all’interno del villaggio, per conoscere i mezzi più comodi per arrivare in spiaggia, i parcheggi, per verificare cosa e cosa non portare con sé; per conoscere tutte le attività previste durante la giornata e quelle a cura dei partner previste fin dalle prime ore del pomeriggio; per conoscere le decine di ospiti che saranno sul palco con Lorenzo in ciascuna tappa, e anche per conoscere l’ambiente circostante grazie ai puntuali aggiornamenti curati direttamente dal WWF e dalla Guardia Costiera.

“Da quando abbiamo annunciato gli appuntamenti del Jova Beach Party, i centralini della Trident sono stati subissati da telefonate per richiedere qualunque tipo di informazione – ha dichiarato Maurizio Salvadori Amministratore delegato di Trident – siamo certi che gli aggiornamenti della App sapranno soddisfare tutte le curiosità e far scoprire al pubblico tutte le realtà che compongono i nostri Party”.

Realizzata da Trident in collaborazione con Valfrutta la App sarà scaricabile negli store iTunes e Google Play dall’8 maggio 2019.

Marco Mengoni sfila con la banda di Ronciglione nel centro di Roma


Dopo Torino e Milano, per Marco Mengoni è arrivato il momento di salire sul palco del Palazzo dello sport di Roma per tre nuovi appuntamenti dell’Atlantico tour in programma l’8, il 10 e l’11 maggio. Come ormai consuetudine, alla vigilia del primo concerto Marco ha sfilato nel centro della città accompagnato da una banda, e questa volta non una qualsiasi, ma la Banda Cittadina “Alceo Cantiani” di Ronciglione, suo paese d’origine.

Si tratta della stessa banda voluta da Mengoni nel videoclip di Muhammad Ali, e proprio sulle note della canzone ha scortato l’artista sfilando tra Piazza del Popolo e Via del Corso.
Tutto esaurito per il live dell’8 maggio, ultimi biglietti disponibili per 10 e 11 maggio.