#MUSICANUOVA: Colombo, “Libido”

#MUSICANUOVA: Colombo, “Libido”

“Un po’ di tempo fa scoprii – per vie traverse – che un mio amico stretto aveva seri problemi di sesso all’interno della sua relazione, da molto tempo. Lui non me ne aveva ma parlato, nonostante fossimo (in teoria) quel tipo di persone, e di amici, che parlano di tutto, sesso compreso, senza problemi. Per un attimo pensai a una questione di mancanza di fiducia, ma poi mi resi conto di una cosa: anche io non gli avevo mai parlato di sesso in quel modo, di insicurezze e desideri, che presumo tutti, in misura differente abbiamo.

Ho abbastanza amiche donne da sapere ormai che la storia dell’uomo performante che pensa solo a quello, sempre pronto, è solo una leggenda. Ma se continuiamo a raccontarcela, con chi se ne può parlare?”

Ma gli uomini, tra di loro, parlano di sesso?

Gira attorno a questa domanda Libido, il nuovo singolo di Colombo.

Libido ci conferma la volontà dell’alter ego musicale di cantautore e pianista Alberto Travanini di voler raccontare le fragilità, spesso nascoste, dell’universo maschile.
Se il precedente singolo, Uomini forti, raccontava la fatica del dover essere sempre forte, il nuovo brano nasce ancora una volta da un episodio autobiografico: un amico che ha problemi sessuali nella propria coppia, e lo stupore nell’altro nel rendersi conto che tra amici, amici maschi, non si parli spesso di tematiche del genere.

Chiunque ha diritto a coltivare la propria fantasia e il rapporto con sè stesso; ma cosa succede se quella zona di autonomia rimane l’unica in cui ci si riesce ad esprimere? Se non si riesce a comunicare i propri bisogno a chi abbiamo davanti, per una notte o per tutta la vita?

#BITS-RECE: Sethu, “tutti i colori del buio”. La fine è l’inizio

#BITS-RECE: Sethu, “tutti i colori del buio”. La fine è l’inizio

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit

“ho visto un ragazzo stanco
sopra il tetto di un palazzo
quando i tuoi sogni muoiono
non sai dov’è che volano
ma sta con la faccia all’angolo
perché i ragazzi non piangono
c’è una canzone in radio
ma ora noi non cantiamo”

(da ragazzi perduti)

 

Questo album avrebbe anche potuto non vedere mai la luce. Ma questo album è anche la testimonianza di una salvezza.

Per capire da dove nasce dobbiamo fare un passo indietro, a Sanremo 2023, quando Sethu si presenta al grande pubblico con il brano Cause perse. Al termine della kermesse la classifica parla chiaro, l’artista savonese è ultimo. Poteva andare meglio, ma tutto sommato per lui non è stato un dramma, se non fosse che nella testa di Sethu iniziano a prendere forma domande sul senso di fare musica, sugli obiettivi non raggiunti, sulle aspettative da soddisfare, sulla necessità – agli occhi degli altri – di capitalizzare a ogni costo l’esperienza sanremese per trasformarla in una svolta, come l’anno prima era stato per Tananai, e ancora prima per Vasco.

Ecco che il dopo-Sanremo si rivela una voragine, psicologicamente parlando: è il ritorno alla realtà, il ritorno a fare musica solo per la propria missione personale, con le sole proprie forze. Si (ri)affacciano la depressione, l’ansia da prestazione, le paranoie, una latente tendenza a una bassa autostima. In una parola, arriva la crisi. Sethu si allontana anche da Jiz, suo gemello di sangue e di musica, dal momento che è insieme a lui che nascono le sue canzoni.
Poi, per entrambi, la decisione salvifica di (ri)entrare in terapia. E lì, dove c’era solo buio, torna la luce; lì, dove c’era solo nero, tornano a distinguersi i colori. tutti i colori del buio, appunto, quelli che daranno poi il titolo al disco della rinascita e della salvezza.

E a proposito del titolo, si tratta di una diretta citazione del film Tutti i colori del buio di Sergio Martino. Ma tutto il disco è costellato da citazioni che spaziano da Baudelaire, CCCP e persino Club Dogo.

Si badi però che questo è un disco cosparso pur sempre da un’aura e da un mood fuligginosi: la tinta predominante è quella del nero, con la differenza che grazie alla terapia Sethu ha saputo coglierne le numerose sfumature.

L’artista savonese parte da sé, parte dalla propria vicenda personale, ma è chiaro che quello che racconta in questi brani è lo scenario che attanaglia un’intera generazione. Brani come per noia, i ragazzi perduti, troppo stanchi – l’unica traccia a non essere stata composta in quest’ultimo anno – o problemi sono pennellate fosche e violente che tratteggiano un panorama ampio.

“siamo troppo stanchi per la nostra età
e tutto questo un giorno ci ucciderà
non puoi darmi l’aria che mi manca
sciolgo mille pillole dentro l’acqua
non sto bene portami via
quando la notte era nostra e tu eri mia”

(da troppo stanchi)

“sono magro fino all’osso amici nelle foto
la metà ti vuole morto l’altra ti vorrebbe fottere
mi compro casa nuova così la riempio di vuoto
però qui non siamo a scuola un problema non lo risolvo
sognavo troppo da piccolo
ora mi sveglio in un incubo
e in gola mi è rimasto un nodo
che nessuno scioglierà”
(da problemi)

Si risente, ovviamente, anche l’eco dell’esperienza sanremese, che irrompe in sottopressione (non mi avranno mai), brano dal titolo eloquente, mentre verso la fine, in triste vederti felice, c’è spazio anche per una confessione spesso censurata: l’incapacità di provare felicità nel vedere qualcuno a cui siamo – o siamo stati legati – che è riuscito ad andare avanti, cambiare orizzonti, prospettive, obiettivi, mentre noi ci sentiamo ancora al punto di partenza, gli stessi che eravamo prima, aggrappati ai ricordi di quelli che eravamo.

tutti i colori del buio è un disco fosco, dicevamo, depresso anche nel senso clinico del termine, ma è anche l’occasione per gettare uno sguardo approfondito sull’oscurità, per riuscire a scorgervi impercettibili sfumature. Ed è per questo che, in mezzo a questa nerissima tempesta, non si possono non cogliere i segnali di una promessa di serenità: “ma forse un giorno dalle lacrime farai crescere gli alberi dove tu salirai per stare bene / e forse un giorno senza pillole vedrai volare gli angeli e anche tu riuscirai a stare bene” canta ancora Sethu in i ragazzi perduti.

Perché, lo abbiamo detto fin dall’inizio, questo disco è anche la storia di una salvezza, quella portata dalla terapia e dal prendersi cura della salute mentale, tema sempre più attuale e su cui Sethu vuole gettare luce.

In fine, per concludere, una notazione di stile per nulla secondaria per il sottoscritto: se vi accingerete all’ascolto dell’album, non fatevi ingannare dal volto del vampiro della copertina, né tantomeno dall’estetica profondamente dark dell’artista, e neppure dalle primissime note d’organo in apertura.
Seppure questo è un album dall’umore nero, le sue atmosfere sonore poco hanno a che fare con l’immaginario gotico: qui a predominare è un’impronta molto meno lugubre e molto più “sporca”, che ha molta più familiarità con il punk, e addirittura con il breakbeat.

Anche questa, dopo tutto, è una notevole sfumatura di buio.

 

 

 

#MUSICANUOVA: Caspio, “Questa sera”

#MUSICANUOVA: Caspio, “Questa sera”

Tra punk-rock e upbeat, Questa sera è il nuovo singolo di Caspiosecondo brano estratto dal prossimo album in uscita nell’autunno/inverno del 2024.

Così presi dalle cose superflue da dimenticarci delle persone, il brano ci ricorda quanto di poco umano ci sia rimasto.

Caspio invita ad avere il coraggio di dimenticare, almeno per una sera, cosa dobbiamo fare domani, non avere paura del futuro, scrollarci di dosso tutto il superfluo per sentirci, ancora una volta, vivi.
Questa sera, facciamo finta che nulla possa farci male e riempiamo il vuoto con qualcosa che valga davvero.

Non sembriamo più umani
Il nostro cuore batte lentamente
Non si risparmia per le cose vuote
Ma si risparmia per le persone
Non vale sempre la candela
Anche se il buio ha un po’ rotto il cazzo
Lascia stare il futuro, ci resta solo un abbraccio
Ci vuole un po’ di coraggio

Questa sera non c’è niente che ci possa fare male
Dimentichiamo cosa c’è da fare
Vorremmo solo poter dormire
E che il sonno non duri poco
Per risvegliarci all’imbrunire
Per iniziare tutto di nuovo
Credere che basti sempre poco
E che non serva camminar sul fuoco
Ci vuole un po’ di coraggio

Questa sera non c’è niente che ci possa fare male
Questa sera non c’è niente che ci possa fare male
Dimentichiamo cosa c’è da fare
Ci vuole un po’ di coraggio

Questa sera non c’è niente che ci possa fare male

Ci vuole un po’ di coraggio

Questa sera non c’è niente che ci possa fare male
Dimentichiamo cosa c’è da fare
Impariamo a riempire il vuoto
Accelerare il battito di poco
Per sentirci ancora vivi
Ancora vivi

#MUSICANUOVA: M.E.R.L.O.T., “Trasparente”

#MUSICANUOVA: M.E.R.L.O.T., “Trasparente”

“Stanotte vestiti di me
Voglio vederti senza niente
Anche se ormai sono niente per te
Sparito per sempre
Trasparente
Allora non sarò mai quello che
Sognavi e sognavamo insieme
Due fiori storti tra le crepe”

M.E.R.L.O.T torna per l’estate, spogliandosi come non mai, con Trasparente , una ballad fresca e leggera, in cui intimità e vulnerabilità convivono nei versi del ritornello “Stanotte vestiti di me / Voglio vederti senza niente”.

“Strano ma vero, sono riuscito a scrivere una canzone che ti fa prendere bene, forse ultimamente sono andato in overdose di tristezza”, ha commentato l’artista.


Il singolo anticipa il tour, finanziato dal MiC e da SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, che porterà l’artista nei club italiani:

17/10 Bologna – Covo Club
18/10 Verona – The Factory
25/10 Roma – Wishlist
26/10 Napoli – MamaMu Bar
07/11 Milano – Arci Bellezza
08/11 Torino – Campidoglio Murazzi

Buffalo

O Tacchi alti

Sei per nessuno e un po’ per tutti

Ma a giorni alterni

Mischi le diete con gli alcolici più pesanti

Perché ripeti che il sorriso cresce coi sorsi

Buffalo

Gli occhi rossi

Cadono sui tuoi passi falsi

Senza rimpianti

Magari dopo torni a casa

Ma in compagnia dei sogni infranti

e dei traguardi lasciati al via

Fiori droga whisky e juke box

 

RIT

Stanotte vestiti di me

Voglio vederti senza niente

Anche se ormai sono niente per te

Sparito per sempre

Trasparente

Allora non sarò mai quello che

Sognavi e sognavamo insieme

Due fiori storti tra le crepe

 

2a strofa

Diamanti fumo e smalti blu

Dentro i cassetti bambole voodoo

Fiori che seccano,

Pietre, lexotan

Quella finestra su Indipendenza

La guardo ancora col cuore aperto

Per farti entrare quando fa freddo

Non darmi corda sennò la spezzo

Potremmo amarci ma non ci riesco

Sole fuori e piove dentro

Tu che balli sull’inferno

Sto provando ma non ci riesco

 

RIT

Stanotte vestiti di me

Voglio vederti senza niente

Anche se ormai sono niente per te

Sparito per sempre

Trasparente

Allora non sarò mai quello che

Sognavi e sognavamo insieme

Due fiori storti tra le crepe

SPECIAL

Sto perdendo tempo

Fosse per me sarei comunque perso

La colpa è tua ma tanto fa lo stesso

 

RIT

Stanotte vestiti di me

Voglio vederti senza niente

Anche se ormai sono niente per te

Sparito per sempre

Trasparente

Allora non sarò mai quello che

Sognavi e sognavamo insieme

Due fiori storti tra le crepe

#MUSICANUOVA: Laila Al Habash, “Sottobraccio”

#MUSICANUOVA: Laila Al Habash, “Sottobraccio”

“Era tempo che non riuscivo a costruire una canzone adatta a far correre l’immaginazione che si ha all’inizio di un innamoramento. Con Sottobraccio mi sono lasciata andare, è venuto naturale”


Sottobraccio è una dichiarazione schietta e sussurrata, quella di Laila Al Habash, che torna a sorpresa con una nuova canzone.

Si è presa del tempo per mettere a fuoco parole e suoni ed è tornata con una storia sincera, raccontata con ironia ed eleganza.

Metafore in cui “La mia testa è un tribunale, tu ci passi e lasci un fiore” e ironie pungenti di “Con te sono anche più brava a litigare”, un estratto del mondo di Laila Al Habash e della sua poetica in divenire.


Sottobraccio è un primo racconto di Long story short, il nuovo ep di Laila Al Habash in uscita il 7 giugno per Undamento.

Quattro storie più uno skit, per farla breve, quando breve non è. Fermarsi a chiedere cosa si voglia raccontare, come volerlo fare. Scoprire di poter prendere in mano questo lavoro in toto – dalla composizione alla direzione artistica- in un processo appassionato, divertente, a volte faticoso.

Un viaggio personale che esplora alcune forme di relazione, non solo amorosa.

Laila Al Habash, è una cantautrice pop. Le sue icone sono Raffaella Carrà, Mina.
Ha aperto il concerto dei Coldplay al Maradona di Napoli e quello a Lucca di Lana Del Rey.
E’ nata a Roma, ha nel sangue la Palestina.

Ho girato la tazzina
Ho letto il fondo del caffè
Ho visto mari, tenerezza, cardamomo e c’eri te
Che mi aspettavi, mi abbracciavi
Un sorriso liquido
E non mi va di odiare niente
(Quando sei con me)
Ho girato ieri sera
Sottobraccio insieme a te
E ho capito che cos’era
Che mi rendeva debole
Non ho colpe da espiare
Non mi voglio più arrabbiare
Non mi va di odiare niente
Nemmeno me
Nemmeno me
Ma non vedi
Che noi due cadiamo sempre in piedi
Non ci credi?
Ma non vedi
Che con te sono più brava anche a litigare
Colpa tua che ci posso fare
Io sono un’anima in pena
E tu fermo mi accarezzi la schiena
Parlo solo di cambiare
Stanotte mi hai giurato amore
La mia testa è un tribunale
Tu ci passi e lasci un fiore
Non ho colpe da espiare
Non mi voglio più arrabbiare
E non mi va di odiare niente
Ma non vedi
Che noi due cadiamo sempre in piedi
Non ci credi?
Ma non vedi
Che con te sono più brava anche a litigare
Colpa tua che ci posso fare
Che ci posso fare, che ci posso fare
Sottobraccio io mi lascio andare
Che ci posso fare, che ci posso fare
Quest’amore è amore nucleare
Che ci posso fare, che ci posso fare
Sottobraccio io mi lascio andare
Che ci posso fare, che ci posso fare
Ma non vedi
Che noi due cadiamo sempre in piedi
Non ci credi?
Ma non vedi
Che con te sono più brava anche a litigare
Colpa tua che ci posso fare
Colpa tua che ci posso fare
Colpa tua che ci posso fare
Questo amore è amore nucleare
Questo amore è amore

“Buonanotte”, la carezza notturna di isygold

“Buonanotte”, la carezza notturna di isygold

Il songwriter isygold, alter ego musicale di Alessandro Isidoro Re, ha debuttato a fine 2023 su tutte le piattaforme digitali con il singolo Buonanotte: una candela sonora illumina la tristezza di un’assenza, temporanea come ogni cosa; una dedica notturna a tutti gli insonni di Milano.

Questo racconto intenso si accompagna ora anche al video ufficiale: una biciclettata notturna per le strade della città, anche quelle che di giorno abbiamo sempre ignorato.

Qui, racconta lo stesso isygold, “gli interstizi del ‘terzo paesaggio’ milanese accompagnano una buonanotte per chi non vuole o non riesce a prender sonno”.

isygold (al secolo Alessandro Isidoro Re) è un cantautore polistrumentista, onirico, psichedelico e malinconico, che unisce le sonorità UK/USA d fine ‘900 e le poetiche (anche) italiane del terzo millennio. Dopo aver suonato in diversi gruppi della scena musicale milanese, tra i quali BudavariTóMM e KBB Orchestra, ha intrapreso il percorso solista da dicembre 2023. Dal vivo si esibisce insieme alla cantante Letizia Gios.

#MUSICANUOVA: Damon Arabsolgar, “Nils”

#MUSICANUOVA: Damon Arabsolgar, “Nils”

“Avevo letto un’intervista di una donna a cui non si era aperto il paracadute, invece che essere presa dal panico, diceva di aver accettato quasi immediatamente il suo destino e di essersi goduta la caduta, sopravvivendo miracolosamente. Qualche scienziato aveva provato a spiegare il miracolo dicendo che la rilassatezza dei muscoli aveva permesso di assorbire l’impatto ma poco importava per me. Faccio infatti da anni un sogno ricorrente, di colpo, capisco come si fa a volare.”

Con questa riflessione onirica e visionaria, Damon Arabsolgar presenta Nils, il suo nuovo singolo: un brano in gestazione da un’estate lontana, quella del 2016, che Damon ha passato a Milano con un paio di microfoni, uno studio allestito in casa, e l’inizio di quello che sarebbe diventato poi il disco solista.

Nils nasce in un istante, in una trance di gioia, in un flusso divertente che ha portato Damon a volare leggero in un altro stato della materia e in cui ha composto, registrato, prodotto e mixato tutto in solitaria, dimenticandomi del resto del mondo, come lo stato di seria e giocosa concentrazione con cui si gioca da bambino.

E sempre riferendosi al sogno in cui impara a volare, così continua l’artista: “Bisogna volerlo e creare le condizioni affinché avvenga senza però davvero desiderarlo o pensare che la propria felicità dipenda dal suo raggiungimento. Potrebbe capitare che ci si libri in volo, sollevandosi con leggerezza. In quei casi, qualora ce ne si compiaccia o ce ne si renda troppo conto, si ricade lentamente al suolo e nulla può risollevarci se non attendere e sperare che accada nuovamente più avanti.

Nella stessa maniera si cade nella musica, nella trance, nella preghiera, nella meditazione, nella poesia, nell’amore e, in definitiva, nella flusso della vita, quando il tempo sembra cristallizzarsi, fermandosi in un minuscolo istante, rimanendo nella nostra memoria come un’icona del tempo che scorre e da significato a tutto ciò che c’è ora e c’è stato prima.”


La musica di Damon Arabsolgar si dimostra esser fatta per essere ascoltata al buio, con gli occhi chiusi, e conduce altrove, portandoci dal più microscopico dettaglio ad un volo oltre la stratosfera, laddove l’orizzonte si curva e le cose quotidiane perdono di senso.

Damon Arabsolgar è poeta, compositore, autore, produttore e performer.

Da piccolo, ha cominciato a scrivere e registrare canzoni su cassette magnetiche e non ha mai smesso, spinto dalla necessità di rimanere da solo con il suo pianoforte per dar voce, in maniera puramente istintiva, alla sua parte più vulnerabile e sincera.

Parallelamente alla sua intensa attività live con il duo MOMBAO, negli ultimi sei anni ha segretamente lavorato alla scrittura del suo progetto solista, in cui Damon torna alla sua natura più intima e cantautorale. Decide di usare per la prima volta il suo nome di battesimo solamente ora, per pubblicare del materiale profondamente personale realizzato con un senso di urgenza e bisogno di catarsi.

“The Miseducation of Lauryn Hill” è il miglior album di tutti i tempi secondo Apple Music

“The Miseducation of Lauryn Hill” è il miglior album di tutti i tempi secondo Apple Music

I 100 migliori album di Apple Music è la classifica dei più grandi dischi mai realizzati nel XXI secolo, stilata dal team di esperti di Apple Music insieme a un gruppo selezionato di artisti, cantautori, produttori e professionisti del settore.

L’elenco è una selezione editoriale, del tutto indipendente da qualsiasi numero di streaming su Apple Music: una dichiarazione d’amore ai dischi che hanno plasmato il mondo di chi ama la musica.

A partire dal 13 maggio scorso, Apple Music ha progressivamente svelato le posizioni della classifica, fino ad arrivare a svelare la top 10 il 22 maggio, con l’incoronazione di The Miseducation of Lauryn Hill al primo posto.

Per festeggiare, Zane Lowe e Ebro Darden di Apple Music si sono seduti con il leggendario produttore discografico, scrittore e interprete Nile Rodgers e con l’artista e produttrice nominata ai Grammy, Maggie Rogers, per riflettere sulla lista durante una speciale tavola rotonda trasmessa su Apple Music.

Dopo aver ricevuto la notizia, Lauryn Hill ha dichiarato ad Apple Music: “Questo è il mio premio, ma è un racconto ricco e profondo, che coinvolge tante persone, tanti sacrifici, tanto tempo e tanto amore collettivo”.

Di seguito l’intera top 10.

1. The Miseducation of Lauryn Hill (1998), Lauryn Hill

Il primo – e unico – album in studio da solista di Lauryn Hill è stato un terremoto nel 1998: uno sguardo incredibilmente crudo e profondo nel paesaggio spirituale non solo di una delle più grandi star dell’epoca, ma dell’epoca stessa. Era, e rimane, un talento unico nel suo genere, la cui ispirazione e innovazione può essere ascoltata attraverso i decenni. Gli artisti elaborano lunghe discografie sperando di realizzare un’opera coesiva abbastanza risonante da rimodellare la cultura e iscrivere il proprio autore nel pantheon della musica; Lauryn Hill l’ha fatto in una sola volta.

2. Thriller (1982), Michael Jackson

Ci sono pochi album pop, o addirittura opere d’arte, che denotano un cambiamento totale nel tempo e nello spazio come Thriller di Michael Jackson nel 1982. Non ha fatto altro che definire il moderno blockbuster pop e ridefinire l’ambito e la diffusione della musica. Sette dei nove brani originali sono entrati nella top 10 dei singoli e l’album è diventato uno dei più venduti di sempre.

3. Abbey Road (1969), The Beatles

Abbey Road dei Beatles è una raccolta di canzoni senza età e senza eguali di una band che ha cambiato il mondo al suo apice creativo. L’undicesimo e penultimo album della band rappresenta niente di più e niente di meno che quattro esseri umani estremamente dotati che suonano insieme una canzone indelebile dopo l’altra nella stessa stanza.

4. Purple Rain (1984), Prince & The Revolution

Con metà della sua tracklist composta da singoli da top 10, questa colonna sonora è ciò che ha veramente trasformato Prince Rogers Nelson in uno degli artisti pop più facilmente riconoscibili e distintivi di sempre. Prince è stato spesso paragonato a Jimi Hendrix per il modo in cui mescolava musica bianca e nera, sacra e profana. La realtà è che non aveva precedenti allora e non ha paragoni oggi.

5. Blonde (2016), Frank Ocean

Sebbene Blonde racchiuda 17 brani in un’ora scarsa, si tratta di una palette di idee molto vasta, che testimonia l’intelligenza di sventolare la propria bandiera artistica e di confidare nel fatto che il pubblico saprà accoglierla. E così è stato. E Ocean si è affermato come un artista generazionale particolarmente adatto alle complessità e ai cambiamenti convulsi del secondo decennio del XXI secolo.

6. Songs in the Key of Life (1976), Stevie Wonder

Nel 1974, Stevie Wonder era la popstar più apprezzata dalla critica mondiale, ma stava anche pensando di abbandonare del tutto l’industria musicale. Così, quando due anni dopo uscì Songs in the Key of Life, la risposta fu talmente ampia che divenne, all’epoca, l’album venduto più velocemente nella storia. L’album, che dura quasi 90 minuti, è melodico senza sforzo, di ampio respiro e profondamente personale. Dal punto di vista sonoro, culturale ed emotivo, Songs in the Key of Life è molto più di una gigantesca raccolta di canzoni: rappresenta un’autentica visione del mondo.

7. good kid, m.A.A.d city (2012), Kendrick Lamar

Il secondo album di Kendrick Lamar, good Kid, M.A.A.D. City, è uno dei dischi hip-hop più importanti del 21° secolo. Gli storici dell’hip-hop della West Coast, come Snoop Dogg e Dr. Dre, hanno consacrato Lamar per portare avanti l’eredità del gangsta rap, e l’eredità di questo album è un esempio cruciale di narrazione americana che ha affermato il futuro vincitore del Premio Pulitzer come forse il più abile scrittore della sua generazione.

8. Back to Black (2006), Amy Winehouse

La voce ultraterrena e senza tempo di Amy Winehouse rende la sua musica diversa, non tanto in un tentativo di ricreare il passato, quanto di onorare la musica che amava pur rimanendo fedele alla figura trash-talking e autoironica che era. Il suono di Back to Black potrebbe piacere ai fan del retro-soul e ai classicisti del jazz, ma l’attitudine è più vicino al rap. Sì, era divertente. Ma non scherzava affatto.

9. Nevermind (1991), Nirvana

Nevermind e la traccia di apertura Smells Like Teen Spirit non segnarono solo un’improbabile svolta per il trio di Seattle, ma sconvolsero la cultura popolare in modi mai visti prima e da allora. Il punk è diventato pop, il grunge si è diffuso in tutto il mondo, i muri dell’industria sono andati in frantumi e il cantante Kurt Cobain è stato consacrato come voce riluttante di una generazione bisognosa di espiazione, il tutto apparentemente da un giorno all’altro.

10. Lemonade (2016), Beyoncé

Il sesto album di Beyoncé, che ha stravolto il concetto di genere: è furioso, sfidante, angoscioso, vulnerabile, sperimentale, muscolare, trionfante, umoristico e coraggioso: una vivida dichiarazione personale, rilasciata senza preavviso in un momento di pubblico scrutinio e di sofferenza privata. Ogni secondo di Lemonade merita di essere studiato e celebrato.

L’elenco completo dei 100 album è disponibile qui.

#MUSICANUOVA: Tony Effe e Gaia, “Sesso e samba”

#MUSICANUOVA: Tony Effe e Gaia, “Sesso e samba”

Le sonorità della Bossa Nova incontrano la Trap in Sesso e samba, il nuovo singolo di Tony Effe e Gaia,prodotto da ZEF.

Lo stile iconico di TONY EFFE si unisce al timbro sensuale della cantautrice italo brasiliana Gaia,che dimostra ancora una volta la sua versatilità in questo pezzo fresco e magnetico che racconta l’atmosfera delle notti sudamericane, tra attrazione, complicità e desiderio.

#MUSICANUOVA: Mediterraneo, “Marenero”

#MUSICANUOVA: Mediterraneo, “Marenero”

La sensazione di libertà che si prova quando il peggio è oramai passato: Marenero è il nuovo singolo di Mediterraneo.

Il brano, prodotto insieme a Michelangelo, è fuori per Zefiro con Island Records / Universal.

Un tappeto sonoro tra funky e pop e un ritornello che trasporta nel mondo della synthwave anni Ottanta, Marenero è il racconto di una ritrovata libertà e della consapevolezza che anche i momenti difficili vanno accolti con la giusta leggerezza.

Ad accompagnare il singolo il video firmato da Alessandro Ressia e girato con una macchina a pellicola del 1950 e che traduce perfettamente il senso estetico e l’anima analogica di Mediterraneo.

Mediterraneo, al secolo Alessandro Casali, è un cantautore classe 1992. Dopo aver autoprodotto l’ep Sicilian tape (2021) e il suo primo album Hotel Miramare (2022), da aprile 2024 è in licenza con Island Records dando inizio a un percorso affiancato dalla band sia in studio che sul palco. Il suo brano Italia è fuori per Zefiro, il progetto nato all’interno di PDU da una collaborazione tra Axel Pani e lo stesso Mediterraneo.