Se Steve Aoki incontra i Backstreet Boys…


Steve Aoki
è uno a cui piace stupire e sorprendere, e che non deve avere troppa paura di uscire dai binari e accettare nuove sfide.
Non si spiegherebbe altrimenti la scelta di realizzare Let It Be Me, il nuovo singolo che lo vede collaborare in veste di produttore con un’istituzione del pop come i Backstreet Boys.
Il risultato è un brano pop-dance con qualche influenza tropica house, ma perfettamente nelle corde della storica boyband americana.

“Lavorare con questi ragazzi è stato così facile. Collaborare con un gruppo che ascolto da quando ero ragazzino è stato un momento memorabile per me. Questa canzone ha un bellissimo messaggio: l’amore vince sempre, alla fine. Sono davvero orgoglioso”, afferma Steve Aoki.

“Abbiamo avuto l’opportunità di trascorrere un po’ di tempo con Steve a casa sua, conoscendoci davvero e la canzone si è sviluppata in modo naturale da lì. Crediamo che tutti possano immedesimarsi nel messaggio che sta dietro al pezzo: si tratta di affrontare tutte le sfide che la vita comporta per stare con la persona che ami”, dichiarano i Backstreet Boys.

Non è una musica per giovani. Quattro chiacchiere con… Davide Ferrario


Probabilmente più di una volta avete sentito suonare la sua chitarra e magari nella playlist delle vostre canzoni preferite ce n’è più di una a cui ha fornito il suo contributo, anche se il suo nome potrebbe non suonarvi familiare: per molti Davide Ferrario è infatti una presenza “invisibile”, anche se il suo portfolio è di quelli che ti fanno sgranare gli occhi e cadere la mascella.
Originario di Monselice, nella provincia padovana, ma trasferitosi presto a Milano per avvicinarsi al grande giro della musica, negli anni Ferrario ha messo la sua arte al servizio di grandi nomi come Franco Battiato, Max Pezzali, Gianna Nannini.
Del 2011 è il primo album pubblicato a suo nome, F, un episodio destinato a restare a lungo isolato per lasciare spazio alle numerose collaborazioni con i colleghi. Fino a quando, otto anni dopo, gli torna la voglia di mettere la faccia e la firma su un nuovo lavoro, questa volta in veste di producer.
Ad aprile 2019 esce così Lullabies, un EP di due tracce inedite e due remix pubblicato per l’etichetta americana Manjumasi, che porta Ferrario, abituato a frequentare soprattutto i territori della canzone d’autore e del pop, tra i beat della deep house.

Dal primo album, F, sono passati otto anni, e adesso scegli di ripresentarti con un progetto piuttosto distante da dalla musica che sei abituato a fare. Perché?

Ho sempre ascoltato questa musica, l’elettronica è parte integrante del mio background. Dopo il primo album non avevo più voglia di scrivere, o, meglio, non avevo più voglia di fare musica “cantata”: non mi sentivo ispirato e dopo l’uscita dell’album non c’era stata la risposta che mi aspettavo, non era successo nulla. E poi, superati i 35 anni, non mi sembrava il caso di rimettermi a giocare a fare il cantautore. Avevo anche pensato di non fare più niente di mio e per un certo periodo ci sono riuscito con un certo successo (ride, ndr). L’anno scorso a settembre mi è capitato di avere un periodo libero e mi sono messo a giocare con i suoni in studio: da lì sono venute fuori queste prime due tracce, ma non avrei mai pensato che potessero suscitare l’interesse d qualcuno che volesse pubblicarle. Conoscevo già la Manjumasi di San Francisco e molte delle cose che ascoltavo erano prodotte da loro, così semplicemente ho inviato una mail proponendo le due tracce, e hanno accettato di pubblicarle.

Davvero pensi che 35 anni siano tanti per fare il cantautore? Mi sembra che in Italia sia ancora abbastanza radicata l’idea del cantautore come una persona impegnata e possibilmente molto più in là con gli anni…
Può essere, ma al di là dell’idea che può avere il pubblico quello che intendevo dire è che iniziare a fare il cantautore a 35 anni è tardi, e io ne ho compiuti 38. Poi per fare il cantautore devi avere delle cose da dire, e non è detto che io le abbia, o almeno non sono raccontabili e preferisco tenermele per me (ride di nuovo, ndr). Per il grande pubblico sono un emergente, il primo album ha avuto vita brevissima e non è diventato popolare e chi mi segue mi conosce perché suono con il suo cantante preferito. Senza contare che la nuova scena cantautorale non mi rappresenta, se mi presentassi come cantautore sarei molto diverso da quello che si ascolta oggi e mi troverei fuori dal coro a fare qualcosa che verrebbe percepito come datato. Con la house è diverso: mi sento più a mio agio, è un prodotto di nicchia e mi rivedo nella figura del producer chiuso nella sua stanzetta a comporre con i suoni.

Visto che ti sei trovato in entrambe le vesti, quale pensi che sia quindi la sostanziale differenza tra un musicista e un producer di musica elettronica?
I producer, soprattutto quelli medio-piccoli, non ragionano per album, ma per singole tracce: ti trovi a comporre nel tuo studio e dopo vari tentativi ti esce qualcosa di carino, che può funzionare, e decidi di pubblicarlo per poi continuare a fare le tue cose. Ma non sono canzoni, sono espressioni sonore di qualcosa che ti arriva al momento. Sono altre logiche rispetto a quelle con cui lavora un cantante o un musicista. Un producer fa molti più tentativi a vuoto prima di pubblicare qualcosa che abbia successo, per un musicista è diverso, anche se la storia è piena di casi di grandi artisti che hanno fatto brutti album.

Quindi queste due tracce sono l’inizio di un progetto più ampio?
Ho già scritto altro e sicuramente usciranno nuove tracce. Nei live propongo già altre cose, anche perché non potrei far girare un intero live solo su due tracce…

In cosa si differenzia il processo di composizione di un brano suonato e cantato rispetto a una traccia house o elettronica?
Una canzone parte da una semplice composizione alla chitarra o al pianoforte: metti giù le note, poi ci sarà qualcuno, o tu stesso, che farà l’arrangiamento, qualcuno che si occuperà del missaggio, qualcuno che si occuperà del master e così via, ma se il punto di partenza è buono la canzone sta in piedi anche con poco. L’elettronica invece si basa per la gran parte su suoni, la parte compositiva è meno importante di quella sonora. Pensa a uno come Skryllex: se gli togli il suono non resta quasi nulla. Il tempo che un cantautore impiega a cercare la rima o la parola giusta, un producer lo impiega a girare le manopole fisiche o digitali dei suoi strumenti per cercare esattamente il suono che ha in testa. Ed è questa la forma mentis in cui mi trovo in questo momento, ho in mente delle atmosfere e delle sensazioni da ricreare.

La scelta dei titoli delle tracce è quindi legata al tipo di sensazione che vuoi comunicare?
No, quelli sono i nomi con cui archivio i file, ma non hanno niente a che fare con la musica. Jewel Ice l’ho scelto perché in quel periodo stavo lavorando a qualcosa che aveva a che fare con il ghiaccio e quel nome mi era sembrato evocativo, ma per me quella traccia vuole richiamare i ricordi, il sole pomeridiano che filtra dalle finestre al pomeriggio, qualcosa che è quasi all’opposto del ghiaccio. Model invece l’ho salvato così perché era il template del programma che avevo utilizzato per realizzarla e con cui volevo realizzare tutto il progetto: era il modello.

Anche il titolo dell’EP l’hai scelto così?
No, per quello c’è una ragione: richiama la sensazione di morbidezza e di calore delle tracce, il suono del pianoforte.

Quali sono le influenze a cui ti sei ispirato per queste due tracce?
Sono tante, soprattutto in Jewel Ice sono confluite idee diverse. Se si ascolta bene, forse c’è anche un mezzo plagio di Pyramid Song dei Radiohead, ma ci sta, fa parte del gioco. Se qualcosa mi piace non mi faccio problemi a utilizzarlo. Più in generale, nell’ultimo periodo ho ascoltato molto Jon Hopkins, musica ambient, colonne sonore, Nils Frahm, Hans Zimmer, che mi piace molto. Non mi sono invece mai avvicinato molto alla techno perché ho sempre bisogno di avere un’armonia alla base, che nella techno manca.

Continuerai a portare comunque avanti anche l’attività da musicista?
Certo, perché dovrei lasciarla? L’elettronica è un divertimento, ma non so cosa ne sarà fra due anni di questa esperienza.

Dopo tutte le esperienze che hai fatto nella musica c’è ancora un sogno irrealizzato?
Il sogno della vita è dedicarmi alle colonne sonore. Un producer olandese, Junkie XL, ha detto che la figata di fare colonne sonore è che puoi andare avanti finché vuoi, non devi apparire e essere bello per forza, puoi farlo anche a 90 anni. Anche perché prima o poi arriverà un ragazzo di 20 anni più bravo che prenderà il mio posto alla chitarra, non posso andare avanti ancora per tanto!

Concludo con una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di “ribellione”?
Darti delle definizioni universali è difficile, rischio di dire qualche sciocchezza, per cui faccio prima a spiegarti cosa è stata la ribellione per me: la mia famiglia non mi ha mai supportato nell’intenzione di fare il musicista, anzi mi ha anche ostacolato, anche se i miei genitori direbbero di no se glielo chiedessi, ma devo perdonarli. Credo che questo abbia generato in me una sensazione di rivalsa e una forza che mi ha fatto andare avanti anche nei momenti più difficili. Per fortuna la ribellione esiste!

E come avrebbero voluto vederti in famiglia?
Ho studiato Informatica all’Università, il mio futuro era già abbastanza scritto.

La house di Stefano Reis tra la voce delle “sirene”


Stefano Reis
è tornato in pista con Sirens (Tava Edit), un nuovo singolo rilasciato sulla realtà italiana Woof Rec, label del rinomato duo Nari & Milani.

Grazie alle scorse release Back To School (Total Freedom Recordings) e All The Way Up (Area 94), il producer ha ricevuto il supporto da artisti internazionali tra cui Nicola Fasano, Rio Dela Luna, Federico Scavo, Djs From Mars, Alaia & Gallo, Luca Guerrieri, Fedde Le Grand, Robbie Rivera, Emanuele Inglese, Kenn Colt, Lumberjack, Joachim Garraud, da rilevanti radio come KISS FM, RADIO GLOBO e 76.1 InterFM di Tokyo, e da stazioni italiane come Radio 105, Viva FM, Radio Studio più, Crik Crok, e inoltre Back To School, ha raggiunto la prima posizione in pochissime ore nella classifica Electro House su Traxsource.

Adesso il percorso del producer all’interno della progressive house passa attraverso il richiamo delle sirene e beat vibranti…

Svolta deep house per Davide Ferrario: il 15 aprile l’EP “Lullabies”


Dalle corde delle chitarre e dalle tastiere ai beat della console. Può essere descritta così la svolta musicale di Davide Ferrario, musicista e produttore da anni attivo sulle scene con alcuni tra i più importanti del panorama nazionale, da Gianna Nannini a Franco Battiato e Max Pezzali.
Il prossimo 15 aprile uscirà infatti l’EP Lullabies (già in pre-order), il suo primo progetto solista, improntato sui suoni della deep house.
Il progetto esce per etichetta di San Francisco Manjumasi, che nel 2018 si è interessata ai lavori di Ferrario, colpita in particolare dalla cura e dall’originalità delle sue produzioni.
Il sound ipnotico e melodico tipico della house incontrano così lo stile di un artista sempre attento alla ricerca di nuovi suoni e immaginari.

“Da anni i miei ascolti sono prevalentemente elettronici ma non avevo mai avuto il coraggio di cimentarmi per davvero in questo genere. Quando ho iniziato a scrivere questo tipo di musica non avevo la minima idea di che fine avrebbe fatto. Di certo non mi aspettavo che nel giro di pochi mesi avrebbe visto la luce come progetto discografico. Quindi ho seguito il mio istinto, sono andato a ruota libera e ciò che è avvenuto, inconsapevolmente, è una sintesi di molte delle cose che mi sono sempre piaciute”.

Questa la tracklist:
Model
Jewel Ice
Model (Bengal Remix)
Jewel Ice (Nitin Remix)

https://www.beatport.com/release/lullabies/2551417

Gregor Salto ospite al Reis Up Radio Show


Gregor Salto
, DJ e producer olandese già artefice di riempipista in collaborazione con Kaoma, Afrojack e Fat Boy Slim, è il nuovo ospite di Reis Up Radio Show, l’appuntamento radiofonico mensile del producer italiano Stefano Reis.

Reis Up Radio Show è disponibile sui canali SoundCloud e MixCloud di Stefano Reis ed è On Air su diverse radio web/FM italiane tra cui Radio Onda D’urto (Brescia), Young Radio (Milano), YES radio (Veneto), Radio Nova Ions 97 (Foggia), RDR (Roma), RLB (Cosenza), Bedda Radio (Sicilia) e altre.

A questo link è possibile ascoltare l’episodio di Reis Up Radio Show con ospite Gregor Salto

“Un DJ può sbagliare, un cantante no”. Quattro chiacchiere con… DJ Matrix

Ormai da sei anni la sua Musica da giostra è diventa un appuntamento fisso, che ogni volta prende forma in una compilation di oltre 20 brani di puro divertimento dance. Lui è Matteo Schiavo, ma quando sale in console per il pubblico diventa DJ Matrix. Un nome che gli appassionati della dance hanno imparato a conoscere bene dal 2006, quando è uscito il suo primo brano, Tu vivi nell’aria, che ha fatto muovere le piste di tutto il mondo.
Ma l’intuizione fortunata del ragazzo è arrivata nel 2015, quando ha pubblicato il primo volume di quello che sarebbe diventato il suo vero marchio di fabbrica, Musica da giostra.
Lo scorso febbraio è uscito il sesto capitolo del format, che vede coinvolti alcuni nomi simbolo della dance degli anni ’90 come Gabry Ponte e Carolina Marquez, oltre a contenere collaborazioni con iPantellas, Nashley e I Tamarri dello Zoo di Radio 105.

Con Musica da giostra hai dato vita a un vero e proprio format, arrivato ora al sesto volume. Ma quando hai iniziato te lo saresti aspettato?
Tutto è partito da una serata in discoteca a Lloret de Mar, in Spagna. Mi hanno fatto scendere dal palco e mi hanno detto che non potevo stare lì perché la mia era musica adatta alle giostre. Doveva essere un’offesa, una presa per il culo, invece ho capito che avevano ragione e che quello sarebbe stato il mio format, così ho realizzato la prima compilation in collaborazione con Lo Zoo di 105. Ogni anno è stato un crescendo: il volume 5 ha avuto una crescita di oltre il 350% rispetto al quarto volume, e il 6 ha avuto una crescita del 98% rispetto la quinto. L’obiettivo è arrivare a realizzare 10 volumi, e l’ultimo avrà una copertina d’oro.

Un progetto tutto in crescita insomma.
Quest’anno per la prima volta siamo arrivati anche al primo posto della classifica Fimi tra le compilation. E tutto senza fare instore.

L’obiettivo dichiarato di Musica da giostra è quello di far riscoprire ai ragazzi il suono della dance anni ’90, un vero periodo d’oro per la dance italiana. Ma cosa aveva di speciale quella musica, tanto da essere stata un fenomeno da esportazione?
Aveva la melodia italiana racchiusa nel beat da discoteca, una combinazione che si è rivelata vincente. Poi purtroppo è andata a perdersi per saturazione, per la pesante entrata dei brand e per l’arrivo del sound estero in Italia.

Dici che c’entra anche questo?
Le radio hanno iniziato a non spingere più i prodotti italiani, privilegiando la musica straniera: in Francia invece, dove le radio spingono molto i prodotti francesi, la musica francese è in grande crescita. Indirettamente, c’entra quindi anche la politica.

Addirittura?
Sì, e c’è stata anche la perdita della competizione: negli anni ’90 c’era la fazione del punk e quella dei “discotecari”, e questo faceva sì che i musicisti mettessero impegno in quello che facevano. Quando questa competizione non c’è più stata si è persa la rivalità e quindi la voglia di sfida. Poi è arrivato il web, che ha abbassato enormemente la qualità: per passare in radio un prodotto deve avere certi canoni, deve “suonare”, invece sul web può passare tutto, tutto è basato sulla velocità. Il mio obiettivo però non è quello di riportare in auge gli anni ’90, ma creare un format per la nuova dance.

Un successo di oggi nella dance è diverso da un successo negli anni ’90?
Oggi un brano deve esplodere, non c’è più la via di mezzo. I musicisti monetizzano soprattutto sui live. Aver creato il format di Musica da giostra è stato un gran colpo di fortuna, perché oggi i format funzionano, come dimostra anche il format Mamachita. Grazie al format posso permettermi di uscire ogni anno con più di 20 canzoni, dando poi al pubblico la possibilità di scegliere quelle che preferisce e sulle quali andrò a investire. Sono gli ascoltatori a scegliere i brani vincenti.

Di quest’ultima compilation riesci già a capire quali saranno i brani su cui dovrai puntare?
Ce ne sono due o tre che stanno piacendo più degli altri: Italiani in vacanza con iPantellas, che hanno grande forza mediatica, Veronica e Nonmibasta, che ho realizzato con Nashley e in una settimana ha già fatto 200 mila ascolti su Spotify.

Come nasce una tracklist di Musica da giostra?
Cerco sempre di mettere due o tre tormentoni, che possono attirare l’ascolto anche per il titolo: sono i brani più forzati, ma che servono a far arrivare tutta la compilation. Poi ci sono alcuni artisti degli anni ’90 con cui collaboro spesso a cui affido una cover di un brano celebre come una sorta di riscaldamento prima di un nuovo inedito. Per esempio a Carolina Marquez ho affidato la versione 2019 di La notte vola perché in futuro, se lei vorrò continuare a collaborare con me, mi piacerebbe affidarle un brano inedito. Doveva esserci anche Florida, ma non ci hanno approvato l’adattamento del testo: sarebbe stata una vera bomba! Peggio per loro…

Con quale musica sei cresciuto? O meglio, con quale DJ?
Gabry Ponte e gli Eiffel 65 su tutti: quando c’era la rivalità tra loro e Gigi D’Agostino io mi sono sempre trovato schierato dalla parte di Gabry, e poi ho avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorarci insieme. In realtà, prima di arrivare a fare dance ascoltavo di tutto: Offspring, Marilyn Manson, Korn, poi ho scelto la strada del DJ, che mi sembrava la strada più onesta per ammettere di non sapere fare la cose.

Cioè?
Un DJ può sbagliare 10 pezzi e indovinare un solo grande successo, e verrà ricordato per quello, un cantante invece deve indovinare 10 pezzi e non ne può sbagliare uno. Il DJ viene ricordato per la hit, il cantante viene dimenticato per il brano sbagliato. Quello del DJ è un percorso più facile, ti dà la possibilità di sbagliare e non hai scadenze: uno come David Guetta è esploso dopo i 30 anni, Bob Sinclar quest’anno ne compie 50. Voglio vederli tutti quei ragazzini del rap quando arriveranno a quell’età…

Dei DJ di oggi chi ti piace?
Sono un grande fan di Cashmere: produce pezzi a tutti DJ del mondo, da Martin Garrix ad Avicii, e il suo è il nome che si nasconde dietro a tanti successi mondiali.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
La fusione che si viene a creare nel pubblico tra ballare e cantare. E il fatto che anche se sei un nome sconosciuto hai la possibilità di far muovere un’intera platea di migliaia di persone.

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di ribellione?
Andare contro qualcosa che è già scritto, semplicemente.

On Your Side: un respiro anni ’90 nella house di Miki Zanetti

Un spirito vintage tipicamente anni ’90 caratterizza i beat house di On Your Side, nuovo EP di Miki Zanetti.
Prodotto principalmente con l’utilizzo di macchine analogiche,per favorire la realizzazione di ricercate sfumature vintage, l’EP infonde un’anima volutamente grezza a sonorità solari e dal mood estivo.

OnYour Sidela traccia che da il titolo al lavoro, è costruita su batterie, un basso energico e un synth house anni 90, mentre la versione remixata da Mario Arici vede laggiunta di un rhodes che ne esalta un sound più melodico.

1994 è invece una sorta di manifesto a un periodo d’oro per la house music: Zanetti ha creato un sound accattivante con l’utilizzo di synth analogici, e batterie hardware.

La drum machine, vero e proprio Deus ex machina di moltissime produzioni elettroniche dagli anni ’80 a oggi, è infine la protagonista di Untitled (909 Bonus Track).

Dirty Spread, i sapori house-funky del trio Spaghetti Funky

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Dirty Spread
 è il titolo del primo EP del trio house-funky italiano Spaghetti Funky, uscito il 5 ottobre su Ogopogo Records su tutti i digital store e Spotify.

Cheese, Soup e Tomato Chill sono i titoli dei tre brani inclusi nell’EP, frutto dell’energia emessa in lavori di studio realizzati in analogico, marchio di fabbrica dei tre producers.
Dirty Spread presenta un mix di ingredienti house e funky, con vocals soul mescolati a dei riff di chitarre, fiati e bassi suonati da musicisti e registrati con banchi analogici.

Tomato Chill uscirà esclusivamente su vinile.
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Spaghetti Funky nasce dall’ incontro tra Simone Scaramuzzi, dj producer da più di 20 anni nel mondo dei vinili e dell’elettronica, e Andrea “Lausen” Cola, chitarrista e bassista professionista.
Nell’estate 2016 il progetto inizia a prendere forma grazie anche alla collaborazione di un secondo dj producer, Fabio Graziotti.
I tre si alternano in lavori di studio prettamente in analogico tra Brescia e Bergamo con l’obiettivo di catapultare l’ascoltatore in un passato/futuro attraverso sonorità disco music, funky-house e re-edit di grandi artisti di un tempo quali James Brown, tanto per citarne uno, con l’ausilio dell’ascolto in vinile accompagnato da una chitarra live.

Da Mahmood a MYSS KETA: un’estate oltre i tormentoni

mahmood
Amore e capoeira
 è fisso ai piani più alti delle classifiche, Italiana di Fedez e J-Ax ce la ritroviamo ogni due minuti in radio, il reggae-pop di Non ti dico no dei Boombadash con la Loredana nazionale lo stiamo amando tutti già da un paio di mesi e Nero Bali di Elodie e Michele Bravi è indubbiamente un bel pezzone tropical-italiano.
Ma se i supertormentoni fanno già parte delle playlist da portarsi in vacanza, appena un passo al di là del circuito radiofonico c’è un mondo altrettanto pop che vale la pena scoprire prima di partire, anche solo per variare un po’ tra un gorgeggio della Ferreri e una rima di Baby K.
Ecco qui allora una piccola e arbitraria selezione di 12 (perché le cifre tonde sono noiose, soprattutto in estate) singolini estivi, allegramente in ordine sparso.
achille
Achille Lauro featuring Cosmo, Angelo Blu
E’ la traccia che apre Pour L’Amour, l’ultimo album di Achille Lauro ed è un perfetto quanto sorprendente incontro tra la samba trap dell’artista romano e il nuovo genietto dell’elettropop nostrano. Un trip visionario e psichedelico di dipendenza ed elettronica.

MYSS KETA, Monica
Lei è stata senza dubbio una delle grandi scoperte del 2018. Già sulla scena da qualche anno, ma fino a pochi mesi fa confinata nell’underground meneghino, la diva mascherata più misteriosa in circolazione ha pubblicato ad aprile il suo primo album con Universal, UNA VITA IN CAPSLOCK, di cui Monica è il quinto estratto. Ironia a tonnellate, riferimenti alla cultura di massa, slogan iconici e la produzione di Populous ne fanno un’arma affilata per le serate a bordo piscina nella villa di Arcore.

Mahmood, Uramaki
Lui è una delle grandi promesse dell’urban italiano: lo abbiamo visto a Sanremo nel 2016 e lo abbiamo ascoltato l’anno scorso con Pesos. Quest’anno torna con un singolo tra elettropop e R&B con un testo introspettivo, ambientato nelle vie più esotiche di Milano, con una grande voglia di evasione.

Marianne Mirage, Copacabana Copacabana
Un’immersione nel carnevale di Rio, con la produzione sempre oculatissima di Big Fish e Rhade. Copacabana Copacabana è la sorpresa iper-carioca che non ti aspetti da Marianne Mirage, cantautrice raffinatissima di casa Sugar.

Eman, Milano
Con quel suo stile che è hip-hop senza essere hip-hop, rock senza essere rock ed elettronico senza essere elettronico, Eman traccia con contorni profondi un ritratto senza sbavature e indulgenze della metropoli lombarda.

DJ Besford featuring Eleonora Mazzotti, Todo Rainbow
Sonorità elettroniche e tropicali fanno da sfondo a un inno alla positività e alla leggerezza realizzato dal fashionissimo DJ Besford, qui in collaborazione con la romagnola Eleonora Mazzotti.

lemandorle, Gelato colorato
Si può descrivere il capolinea di una storia d’amore senza cedere ai toni avvilenti della tristezza? A giudicare da quello che ha fatto il due lemandorle in Gelato colorato, sì, decisamente si può. Elettropop dall’aura vagamente vintage e una metafora caleidoscopica per guardarsi negli occhi e dirsi che è finita.

Lele, Giungla
Un pezzo per Napoli e i napoletani, così Lele ha parlato del suo ritorno con Giungla. L’r’n’b incontra il pop, mentre le parole portano in altissimo l’orgoglio della città partenopea spogliandola di tutti i pregiudizi.

Luana Corino, Gita al mare
Non sempre l’abbandono fa rima con la solitudine. Nel suo ultimo singolo, per esempio, Luana Corino racconta una storia di libertà. Una rivendicazione femminile serena come una gita al mare promessa, non mantenuta e poi recuperata. Anche da soli.

Alessandro Casillo, Ancora qui
Del ragazzino che avevamo conosciuto in TV un po’ di anni fa c’è ben poco: dopo essersi preso una bella pausa, Alessandro Casillo è tornato con un singolo, Ancora qui, che ha l’aria di essere qualcosa di più di un semplice comeback discografico.

Arashi, Sud America
Punta dritto al di sotto dell’Equatore e all’ombra delle palme Riccardo Schiara, in arte Arashi. Urban, house e vividi colori tropicali sono la colonna sonora di un viaggio in Sud America, da un open bar di Bogotà all’ultimo piano in ascensore… ma attenzione agli alligatori!

Briga, Che cosa ci siamo fatti
Un pezzo così malinconico sembrerebbe non azzeccarci nulla con il clima leggero dell’estate, ma è pur vero che anche al mare ci sono i giorni grigi di temporale. Questa canzone è proprio per quei momenti di nuvoloni, in cielo o nella testa.

L’etichetta italiana EGO tra i curatori di Apple Music


EGO, etichetta italiana indipendente, specializzata in musica dance, ha annunciato l’inizio di una collaborazione con Apple Music, il servizio di streaming fornito da Apple, come curatore di playlist.

In particolare, EGO avrà cinque playlist ufficiali: YELLOW, ORANGE, RED, DEEP HOUSE e PARTY TIME. Ognuna sarà dedicata a una particolare selezione di brani dance, house e pop.