Il sentimiento nuevo: Lele Battista remixa Fabio Cinti

Lele Battista che remixa Fabio Cinti che riadatta un pezzo di Franco Battiato.
Succede nella nuova versione – decisamente dance oriented – di Il sentimiento nuevo firmata Lele Battista, cantautore e produttore milanese attivo sulla scena italiana fin dagli anni ’90 con il gruppo La Sintesi.

Il remix parte dall'”adattamento gentile” realizzato da Cinti: lo scorso anno il cantautore laziale ha infatti rimesso mano con quartetto d’archi, pianoforte e voce all’intero album La voce del padrone di Battiato. Il lavoro di Cinti è stato pubblicato in primavera ed è valso la vittoria della Targa Tenco come “Miglior interprete di canzoni”.

Il remix è il primo di una serie che varrà pubblicata nei prossimi mesi.

BITS-RECE: Esma, Ending. E (non) vissero felici e contenti…

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.

Quattro brani.
Tanto basta a Enrico Esma per racchiudere nel suo ultimo lavoro un’identità cantautorale viva e personale, che dal blues passa al pop più danzereccio, fino a seguire la vena elettronica.
Ending, un EP di quattro tracce che, come lascia presagire il titolo del progetto, puntano lì, sul finale di ogni storia, sull’epilogo delle sceneggiature dei sentimenti, qualunque esso sia: malinconico, imprevisto, qualche volta anche felice.
E quello che Esma riesce a fare è tracciare i racconti ogni volta con mano diversa: c’è il tratto uggioso di Tempesta, o quello più sarcastico usato per descrivere il triste e imperante consumismo di Centro commerciale, delineato con tratti brillanti e un beat incalzante; c’è la tragica intimità di I registi sotto la pioggia, che mette al centro la storia di una distanza tremenda e incolmabile.
Si chiude infime con la solarità di Dejavu, dove forse si nasconde la risposta e la soluzione a tutte le domande che ci hanno da sempre tormentato quando un amore faceva un capitombolo: potrà succederci di tutto, potremo perderci, lasciare o essere lasciati, o restare soli. In fondo “basta spostarci a cercare un raggio di sole. E lui ci scalderà”.

Facile, no? E poi magari finirà così, tutti felici e contenti, come nel più bello degli happy ending…

Jova Beach Party: la pazza estate di Jovanotti su 15 spiagge italiane

L’estate 2019 si annuncia già come una grandissima festa a suon di musica, con Jovanotti a far da gran cerimoniere.
Dopo un 2018 che lo ha visto impegnatissimo e scatenatissimo in un tour che ha passato in rassegna 67 palazzetti lungo tutta la penisola, raccogliendo ben 560 mila spettatori, Lorenzo Cherubini ha infatti annunciato l’avvio di una nuova, specialissima serie di concerti per la prossima estate. Si chiamerà Jova Beach Party, e a detta del diretto interessato sarà “più di uno stadio, più di un palasport, più di un concerto”: sarà un’immensa festa all’insegna della libertà e del divertimento, “un’esperienza artistica, fisica, sensoriale” che dal 6 luglio al 24 agosto si sposterà lungo 15 spiagge italiane.

Un vero e proprio tour in alcune delle nostre più importanti mete balneari (e non solo): qualcosa che in Italia non era mai stato organizzato, e che prende spunto dai grandi festival nazionali e internazionali, con in più l’elemento dell’essere itinerante.
Le 15 location sono state scelte con cura, e comprendono quelle spiagge che necessitano di un po’ di camminata per essere raggiunte: ecco allora Spiaggia Bell’Italia a Lignano Sabbiadoro (sold out), da dove il 6 luglio prenderà il via il Jova Beach Partye, e poi le spiagge di Rimini (sold out), Castel Volturno, Marina di Cerveteri, Barletta, Olbia, Albenga (sold out), Viareggio (sold out), Lido di Fermo, Praia a Mare, Roccella Jonica, Policoro, Vasto, Lido degli Estensi, per arrivare il 24 agosto alla conclusione in una “spiaggia” molto speciale ad alta quota a Plan de Corones, nelle Dolomiti.

Dal momento che ogni spiaggia è diversa dall’altra, anche ogni evento sarà inevitabilmente diverso dall’altro e quindi irripetibile, a cominciare dalla line up: Lorenzo non sarà infatti l’unico protagonista degli eventi, ma accanto a lui si alterneranno di volta in ospiti italiani e internazionali che verranno annunciati nel corso dei prossimi mesi.
Ogni evento del Jova Beach Party inizierà alle 14 e proseguirà fino al concerto serale, e anche oltre: il pubblico avrà così la possibilità di godersi il sole e il mare, o di partecipare alla diverse attività previste all’interno della vasta area in cui si svolgerà show, organizzata come una vera e propria città temporanea, un villaggio sulla spiaggia, un’idea di mondo, un happening per il nuovo tempo.
Tra le varie attività e attrazioni, anche la presenza del Jova Pop Shop, il temporary store nato durante l’ultimo tour per salutare la nascita dell’album Oh, vita!.

E poi ancora bancarelle, aree per i bambini, aree per il ristoro, bar, aree relax, e addirittura un’area adibita alla celebrazione dei matrimoni.
Se Jovanotti sarà il protagonista sul palco come “dj totale” con concerti che si annunciano a dir poco grandiosi tra visual, luci e oggetti scenografici, risulta quindi evidente che non meno protagonista di ogni evento saranno anche gli spettatori, che animeranno a loro modo l’intera giornata nell’attesa dello show serale.

Una nuova APP guiderà il pubblico in tutta la fase di lancio fornendo tutti gli aggiornamenti sull’iniziativa e sui servizi: parcheggi, navette, percorsi-natura, mappe, etc., ma anche all’interno del Jova Beach Party illustrando le caratteristiche ambientali del luogo e le mille opportunità offerte dalla giornata: ospiti, attività speciali, il programma e gli orari delle esibizioni di ogni giornata.

Trattandosi di un evento a strettissimo contatto con la natura, Lorenzo non poteva non tener conto anche dell’impatto che il Jova Beach Party avrebbe avuto sull’ambiente. L’obiettivo è infatti quello di lasciare ogni spiaggia “più bella di come è stata trovata”, e da qui è nata la collaborazione con il WWF nel PlsticFree Tour, una campagna di sensibilizzazione al problema dell’inquinamento e all’utilizzo della plastica.

I biglietti per il Jova Beach Party sono già in vendita al prezzo unico di 52 euro, più i costi di prevendita. Per la data di Marina di Cerveteri i biglietti saranno in vendita a partire dalle 11 di martedì 8 gennaio sul circuito TicketOne.
I bambini sotto gli 8 anni avranno la possibilità di entrare gratuitamente.

Tutte le info sono disponibili al sito TridentMusic.it.

La “masturnazione” di Il Tipo di Jesi, tra grunge e indie-pop

La storia di Il Tipo di Jesi, nome d’arte di Tommaso Sampaolesi, è quella di un cantante, chitarrista e compositore nato nel 1986 e cresciuto a Jesi, nella provincia di Ancona.
La prima esperienza discografica in carriera arriva nel 2009 con la band .cora, mentre nel 2016 è arrivata la decisione di mettersi in proprio e di raccogliere il materiale scritto negli anni per farne un disco da solista. Con la collaborazione di Davide Lasala quelle che erano solo bozze prendono la forma di brani musicali e danno vita a Pranzo Rock in via Trieste, il primo album album solista del progetto Il Tipo di Jesi.

Tra influenze che vanno dai Beatles a Neil Young, dai Flaming Lips a Lucio Dalla e Rino Gaetano, Sampaolesi ha saputo unire il suo spirito grunge con basi che sanno di elettronica e di indie-pop, restando immerso nella rassicurante realtà della provincia e nello stesso tempo provandone un insopportabile repulsione.

L’ultimo estratto del disco è il singolo Masturnazione.
Se fossimo ancora vivi sarebbe difficile guardarsi allo specchio di lunedì, canta in una sorta di mantra Sampaolesi. E come potremmo dargli torto?

ALT in Tour: un cofanetto per rivivere lo spettacolo dell’ultimo Tour di Renato Zero

Un cofanetto con doppio CD, DVD e BLURAY per rivivere il live che il 7 gennaio 2017 ha fermato il tempo al Forum di Assago.

ALT in Tour è il regalo che Renato Zero ha voluto fare ai suoi fan, con la sintesi perfetta di una tournée che tra il 2016 e il 2017 ha portato l’artista nei palasport di tutta Italia per oltre 30 date.

Il cofanetto racchiude in più di tre di spettacolo il racconto in suoni e immagini di una delle tappe più rappresentative diun tour che ha coinvolto oltre 230.000 spettatori e che ha visto sul palco insieme a Renato gli 8 componenti della sua band, i 63 elementi dell’Orchestra Filarmonica della Franciacorta diretta dal Maestro Renato Serio e i Neri Per Caso.

«Voi, mio inseparabile pubblico, voi vi siete fatti conoscere fra tutti, come il popolo fedele di un’idea. Un principio affermato anche nella vita. Diligenti e pensanti al punto di esservi imposti come “Modello” di costanza e coerenza. Fedeli? Certamente! Cosa anche questa rara. Negli involontari tradimenti e scappatelle, che in ogni famiglia musicale talvolta accadono.

Ma voi no! Voi vi siete assunti l’onere di essere Zerofolli a oltranza. Come non amarvi? Come non desiderare il vostro bene. La vostra salute. Un luminoso futuro? ALT vi dico! E non lo sussurro, ma lo grido a squarciagola. Fermatevi di fronte alla gioia appagante. Alla vostra commozione. Mentre scandite quei canti come fossero inni propiziatori o scaramantici. Il tempo è volato. Ma pure quella timida ruga si mostra fiera di apparire, testimoniando che il tempo è prima approfondimento e poi saggezza. Prima conferma e poi serenità. In questo “documento” ci sono tutte le nostre aspettative nella speranza che non avremmo mai e poi mai rinunciato ad essere quello che siamo: “Frammenti di cielo”».

Questa la tracklist:

Ouverture

Niente trucco stasera

Felici e Perdenti

In questo misero show

Il maestro

La lista

Voyeur

Cercami

A braccia aperte

Inventi

Più su

Spiagge

Magari

I nuovi santi

Qualcuno mi renda l’anima

Un uomo da bruciare

Gesù

I figli della topa

Rivoluzione

Amico

Gli anni miei raccontano

L’intesa perfetta

Il cielo

Fammi sognare almeno tu

Esce il primo album natalizio di Raffaella Carrà: “Sogno un Natale senza più litigi”

Non è stato facile convincerla, ma alla fine ha ceduto: adesso anche Raffaella Carrà ha il suo album di canzoni natalizie. Si intitola Ogni volta che è Natale ed esce il 30 novembre, nei tempi giusti per riempire di musica le feste. E quando si parla della Carrà la musica è sempre sinonimo di luccicante allegria.
Stefano Patara, che si occupa della sezione Legacy di Sony Music, parla con un certo orgoglio di questo album come di “un disco che mancava, e che ora c’è”. A convincere la Raffa nazionale a dire di sì al progetto è stata la totale libertà di scelte che aveva davanti, potendo spaziare tra un ampio repertorio e soprattutto la possibilità di mettere in ogni classico natalizio qualcosa di nuovo e di personale, come del resto ha sempre fatto.
Ecco che allora evergreen come White Christmas, Happy XMas (War Is Over) e Jingle Bell Rock non sono solo l’ennesima reinterpretazioni di canzoncine-strenna, ma vengono riarrangiate e trasformate, con l’intervento di Valeriano Chiaravalle: il brano di John Lennon diventa per esempio un valzer accompagnato dal Piccolo Coro dell’Antoniano.
Accanto ai classiconi ecco però che la personalità della Carrà si fa sentire con alcune chicche come la rumba di La Marimorena, suonata da una vera band di gitani, o Halleluja di Leonard Cohen, anche se nulla ha di natalizio, eseguita insieme a due cantanti liriche.

L’amore di Raffaella per il mondo latino emerge anche in Feliz Navidad, che la Carrà definisce però “una spina nel fianco”: “Volevo farla come un reggaeton, avevo anche trovato un rapper con cui realizzarla, ma il mio editore non ha voluto. Oggi tutti fanno il reggaeton, perché io no? Non avrei intaccato la spiritualità del Natale, perché il testo del brano non parla di Gesù. Non c’è stato niente da fare, mi è andata male. Per sfregio mi verrebbe voglia di proporla in versione reggaeton in televisione, ma poi la gente si aspetterebbe di trovarla così anche nel disco”.
Quello che lega Raffaella alla Spagna e a tutto il mondo latino è un rapporto di lunga data, nato ai tempi di Fiesta: “Per motivi di tempo quest’anno non potrò fare promozione nei Paesi latini, ma il disco uscirà anche lì, magari un po’ in sordina. Per il prossimo anno ci potrà essere l’occasione di andare a promuoverlo anche là, vedremo”.

A completare la scaletta dell’edizione standard del disco (in tutto le edizioni sono quattro) è un brano inedito, scritto da Daniele Magro, Chi l’ha detto, presente anche nella versione spagnola: “Il video mostra un Natale alla Carramba, pieno di sorprese e di incontri inaspettati. Lo ha realizzato Gianluca Montesano, facendo un lavoro delizioso, dolcissimo. Non volevo comparire, preferivo che al centro ci fossero le storie degli altri, ma me l’ha chiesto Sony, così abbiamo pensato di farmi comparire da un televisore. Ho voluto che venisse rappresentata anche la famiglia omosessuale, è stata una mia richiesta. So di essere di molto amata dalla comunità gay e so di essere un’icona per loro, anche se lo sono diventata senza volerlo, perché non ho fatto nulla. Ho iniziato a conoscere il mondo gay fin dalla prima Canzonissima, quando ricevevo lettere di ragazzi che mi parlavano delle difficoltà e della sofferenza che provavano cercando il dialogo in famiglia, e non sono mai riuscita a capire quel gap. Non ho mai avuto la sensazione di fare una rivoluzione, la libertà è sempre stata la parola chiave della mia carriera. Se c’è un segreto per durare nel tempo, forse è non tirarsela, non prendersi mai sul serio fino in fondo”.

Almeno per ora Raffaella esclude un ritorno live e un programma televisivo, mentre per questo Natale si augura che tutti riescano a “buttare nel cestino il verbo litigare, perché il litigio porta quasi sempre alla violenza, e le donne sono quelle che la subiscono di più. Ho avuto la fortuna di lavorare con uomini che mi hanno sempre sostenuta e hanno creduto in me. In tempi come questi, in cui si parla tanto di femminicidio, vorrei alle donne di stare attente, soprattutto quando vanno all’ultimo appuntamento con il loro ex compagno, perché l’ultimo appuntamento è il più pericoloso. Ma con gli uomini dobbiamo anche saper dialogare, perché non siamo da sole al mondo”.  
Ma come sarà il Natale in casa Carrà: “I regali preferisco sempre farli, perché mi piace regalare qualcosa pensando appositamente a quella persona, e chi mi conosce sa che anch’io non amo i regali inutili. Piuttosto, preferisco un cencio da cucina a un inutile soprammobile. La sera della vigilia mangerò gli spaghetti col tonno, un’abitudine che ho imparato da Mastroianni”.

Oltre alla versione standard, l’album uscirà anche in Deluxe Edition, (CD standard + disco bonus con 19 hit), LP in due “colorazioni”, silver limited edition e white e Super Deluxe (un 45 giri con un particolarissimo formato a stella, i 2 CD della deluxe version, + un prezioso portachiavi con gli auguri di buone Feste di Raffaella. Quest’ultima sarà un’edizione limitata e numerata in 2000 copie, 500 delle quali conterranno un regalo speciale dell’artista).

Raffaella Carrà presenterà il disco al pubblico in due eventi instore: sabato 1 dicembre a Milano (Mondadori Megastore, ore 17.30, piazza Duomo) e giovedì 6 dicembre a Roma (La Feltrinelli, ore 18, via Appia Nuova 427).

BITS-CHAT: Libertà è conoscenza. Quattro chiacchiere con… i Blugrana

Per il loro nuovo singolo, Ora sei… Cosa sei? hanno preso ispirazione dai versi di Pablo Neruda, soffermandosi su una riflessione sull’identità dell’uomo e sul senso di smarrimento provocato dalle scelte che la vita impone di fare.
Loro sono i Blugrana, band piacentina presente sulle scena dal 2003, che si prepara ora a un ritorno con un nuovo album e una formazione in parte rinnovata dall’arrivo del chitarrista Matteo Cavanna e del bassista Marco Marzaroli, a cui si aggiungono il batterista Biagio Siero e il cantante e chitarrista Marcello Mautone.
Proprio con lui abbiamo chiacchierato un po’, tra musica, identità ai tempi dei social e bisogno di cultura.

Perché la scelta di tornare proprio con questo singolo?
Abbiamo scelto un brano che rappresenta la nuova formazione al meglio, per un ritorno deciso, determinato. Diciamo che l’abbiamo scelta tra tutti i brani del nuovo album perché racchiude in sé tante sonorità presenti in questo disco e sparse in ogni canzone, e pensiamo che sia un pezzo molto radiofonico.

Nell’epoca di oggi cosa vuol dire avere e mostrare la propria identità? Pensate che i social siano un utile strumento di espressione e condivisione o portino invece all’effetto contrario, quello cioè di imporci un filtro per mostrare agli altri solo la parte migliore di noi?
Identità significa spogliarsi, mettersi a nudo e farsi apprezzare per quello che “ora sei”, per citare il titolo del nuovo singolo, e non quello che dovresti essere per la società di oggi. I social? Straordinaria innovazione! È il più veloce vettore di comunicazione, ma tale deve rimanere: sono da utilizzare con intelligenza per non permettere che si sostituiscano alla vera identità.

Mi ha molto incuriosito il disegno della copertina del singolo. Come lo avete scelto?
È stato il disegno a scegliere noi, prendendo forme e colori, nota dopo nota, creato da mano guidata dal suono delle nostre canzoni. La paternità della nostra copertina, un olio su tela, è del pittore napoletano Antonio Cotecchia, il quale, ispirato alle nostre canzoni, le ha rese visibili all’occhio con questa creazione.

Siete in attività da 15 anni: come è cambiato – se è cambiato – il vostro modo di fare musica? E come vi sentite cambiati voi?
Inevitabilmente siamo cambiati sia perché abbiamo cambiato tanti componenti e sia perché siamo maturati dal punto di vista musicale. Per questo nostro ultimo disco siamo un po’ tornati alle origini con un sound aggressivo ma ben radicato ai tempi d’oggi, sia nelle sonorità che tematiche. Insomma, una sveglia per la scena attuale discografica italiana che si è addormentata, sperando di contribuire ad un risveglio degno del vero rock!

Spesso la scena musicale delle città di provincia rischia di non trovare molti spazi per esprimersi. Nel caso della vostra città, Piacenza, come vedete le realtà musicali locali?
La scena musicale piacentina è ricca di artisti e siamo contentissimi di farne parte. La passione per la musica è sempre più rara da trovare nelle nuove generazioni. I club che danno spazio agli artisti ci hanno sempre dato la possibilità di esprimerci e gliene siamo grati; ora con questo disco, speriamo di suscitare l’interesse anche dei fan di altre città.

Il nuovo album come sarà?
Non vogliamo anticipare molto, lo stiamo scoprendo piano piano, però posso dire che tratterà temi di tutti i giorni e nei quali tutti si possono rivedere. Sarà un album molto versatile, ricco di tanti spunti e di sorprese, dinamico direi.

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato date al concetto di ribellione?
I Blugrana interpretano la ribellione nella sua accezione più positiva: è il percorso che porta alla conquista della libertà, individuale e collettiva; ma per poter essere liberi, e soprattutto liberi di scegliere, bisogna conoscere. Oggi il recupero della cultura, in ogni sua forma, è diventato indispensabile. Bisogna insegnare il bene e il buono ai bambini che saranno gli uomini del domani. Proporrò ai miei figli l’ascolto di Dalla e De Andrè con la speranza che crescano nell’ottica di quella che reputo la vera cultura musicale.

“La mia è musica pop”. Cristina D’Avena torna con Duets Forever, e aspetta ancora Jovanotti

Quando l’anno scorso Cristina D’Avena ha deciso di pubblicare un intero album con le sue sigle più famose cantate insieme ad alcuni grandi nomi della musica italiana, forse non tutti avrebbero scommesso sugli esiti commerciali dell’operazione.
Ma a 12 mesi di distanza lo possiamo dire: Duets non è stato solo un progetto geniale, ma anche un indiscusso successo discografico. Non solo l’album si è guadagnato la certificazione platinata, ma Cristina D’Avena è anche risultata essere l’artista femminile con il più alto piazzamento nella classifica di fine anno per il 2017.
Un risultato così non poteva che spingere Cristina a concedere il bis, per la gioia di un pubblico composto per buona parte da chi bambino lo era almeno una decina di anni fa.
Ecco allora che venerdì 23 novembre arriva Duets Forever – Tutti cantano Cristina: altre 16 sigle diventate ormai parte della tradizione italiana riarrangiate e reinterpretate insieme ad altrettanti protagonisti della nostra scena musicale, da Patty Pravo a Elisa, Fabrizio Moro, Carmen Consoli, The kolors, Nek, Max Pezzali,Lo Stato Sociale Alessandra Amoroso, Elodie, Dolcenera, Il Volo, Malika Ayane, Le Vibrazioni, Federica Carta e Shade.

Come per il progetto precedente, anche stavolta Cristina ha contattato personalmente ogni singolo artista che era intenzionata a coinvolgere: “Sono tutti colleghi che stimo e ho voluto chiamarli uno ad uno per sentire personalmente la loro reazione e capire se avessero davvero voglia di partecipare. Alcuni erano impegnati in tour o stavano lavorando a nuovi dischi e non hanno potuto esserci, pazienza. L’unico dispiacere che ho è non essere riuscita nemmeno stavolta a contattare Jovanotti: ci ho provato in tutti i modi, gli ho mandato messaggi velati e espliciti, gli ho registrato degli audio, gli ho scritto mail, ho fatto addirittura dei video, ma non ha mai risposto e non capisco perché. Forse non ha avuto tempo? O i miei segnali non gli sono mai arrivati? Se non era interessato poteva dirmelo tranquillamente”.
Ma per un Jovanotti che non c’è, ci sono altri 16 protagonisti che si sono messi a disposizione, e gli aneddoti non mancano. Su Patty Pravo: “l’ho contattata tramite il suo assistente, che non era molto convinto che lei avrebbe accettato di cantare i Puffi. ‘Io provo a chiederglielo, ma non so’, mi ha detto. Invece dopo due ore mi ha richiamata entusiasta dell’idea. L’unica paura che aveva era quella di dover fare anche la voce di Gargamella, ma quando l’ho rassicurata che l’avrebbe fatta Fabio De Luigi è andato tutto liscio”.
Su Elisa: “Appena le ho comunicato per telefono l’intenzione di coinvolgerla si è messa subito a gridare ‘Memole” Memole! Memolina! Memolina! Voglio fare Memolina perché io sono Memolina!!’, ed era chiaro che quella sigla era prenotata per lei. Si è completamente calata nel personaggio”.
Su Lo Stato Sociale: “Mi hanno detto subito ‘Noi vogliamo fare Denver, perché vogliamo bene a Denver’. E non hanno solo ricantato il pezzo, ma lo hanno completamente riarrangiato”.
Federica Carta invece non conosceva Papà Gambalunga: “Gliel’ho proposta perché ha un bellissimo testo. Lei era intimorita, in studio aveva paura di sbagliare, di non ricordare esattamente tutte le note, ma l’ho rassicurata ed è stata dolcissima”. 

L’orgoglio che Cristina esprime parlando di questo nuovo lavoro è incontenibile: “Questo disco è gioia pura. Con Duets e Duets Forever sono riuscita a coinvolgere 32 artisti, e non sono pochi! All’inizio nessuno avrebbe mai immaginato che si potesse arrivare a realizzare un secondo album di duetti. Penso che insieme a Warner abbiamo fatto un bel lavoro, un disco di musica pop a tutti gli effetti: i giornalisti sono sempre stati molto buoni con me, ma per molto tempo la mia è stata considerata ‘musichina’, musica di serie B. Dopo Duets è un po’ cambiata la considerazione che il pubblico aveva di me, molti pregiudizi sono caduti. Queste sono canzoni nuove, non avrei mai fatto un disco tanto per farlo: ho voluto rimettere mano al mio repertorio e dargli una veste nuova, perché la gente da me vuole sentire le novità. Ogni brano è stato riarrangiato pensando all’ospite che lo avrebbe cantato con me”.  
Guardando al futuro però, Cristina mette le mani avanti: “Un Duest Tris? Mah, iniziamo a vedere come va questo, poi ci penseremo, anche se credo che quando una cosa va bene ci si debba saper fermare per lasciare al pubblico ancora un po’ di appetito”.
Anche sull’ipotesi di un evento televisivo non mancano le riserve: “Se si dovesse fare, bisognerebbe pensare a una serata davvero bellissima, che coinvolga tutti gli ospiti, ma sono tanti, ognuno con i propri impegni. E non potrei nemmeno utilizzare le immagini dei cartoni, perché la questione dei diritti è complessa”.

A una “principessa e fatina rock” come Cristina la capacità di sognare però non manca, e allora perché non provare a immaginare di affidare una delle sue sigle ad alcune delle icone leggendarie della musica italiana e internazionale? “Tra gli stranieri mi piacerebbe coinvolgere Chris Martin e David Guetta. A Mina darei Prendi il mondo e vai, che tra l’altro è stata scritta da suo figlio Massimiliano; a Ligabue farei cantare Una grande città, mentre per Tiziano Ferro penserei a un brano della serie di Licia. La gente ancora oggi mi chiede com’è andata a finire la storia con Mirko e tutti mi parlano sempre delle fettine panate! Andrà a finire che ci farò una canzone. Anzi, la faccio scrivere a Jovanotti!”.

Ma dopo tutti questi anni, Cristina come si spiega il suo successo? “Penso che la ragione stia in una frase che mi ha detto Maurizio Costanzo. ‘tu hai successo perché sei sempre rimasta fedele a te stessa’. E in effetti è così, non ho mai voluto sperimentare, per poi tornare indietro, e non ho mai avuto ripensamenti”.

BITS-CHAT: Le mie scelte di felicità. Quattro chiacchiere con… Emma

Quattro brani inediti e otto racconti scritti di suo pugno nelle pagine di un vero e proprio magazine: è la Boom Edition di Essere qui, nuove edizione dell’ultimo album di Emma pubblicato a gennaio.
“I repack fanno sempre bene ai dischi, non sono certo la prima ad averlo fatto. Se avessi voluto essere paracula avrei inserito qualche featuring, come va tanto di moda, ma non è mai stato nei progetti di questo album”.

Emma è così, vera e schietta, e quando parla sembra volersi spogliare di ogni difesa, quasi a mostrare più che nascondere le sue debolezze.
Fin dall’inizio dell’esperienza di Essere qui ha ripetuto quanto questo disco rappresentasse un passo avanti per lei, già dalla scelta di anticipare l’album con L’isola, un brano elettronico, molto distanze da tutto quello che aveva fatto fino a quel momento.
Poi è seguito un tour con un grandioso spettacolo portato nei palazzetti italiani, e che avrà un seguito con le nuove date fissate per febbraio e marzo 2019: “Ci sarà ancora l’Exit Club, ma questa volta non dovrò più chiedere il permesso per entrare perché nel frattempo sono diventata resident. Anzi, adesso sono io la proprietaria”. 

Perché Boom?
Perché è stata un’esplosione di idee: sono partita dall’8 capovolto che è diventato il simbolo dell’infinito e da lì mi è venuto lo spunto per il titolo. E’ una parola onomatopeica che siamo abituati a leggere fin da piccoli nei fumetti e rappresenta tutta l’esplosione che c’è stata intorno a questo progetto.

Cosa pensi che aggiungano al disco i quattro nuovi inediti?
Non aggiungono niente, sono semplicemente l’atto finale di un progetto che per me doveva essere così fin dall’inizio, ma che non ho potuto realizzare subito perché oggi i dischi con troppi brani sono difficili da portare avanti. Le canzoni erano già pronte, tranne Inutile canzone, che ho scritto all’ultimo momento tutta di getto: l’ho intitolata così perché dico cose talmente pesanti che almeno il titolo volevo che fosse leggero. Adesso Essere qui si presenta nella sua completezza.  

Come si svilupperà in futuro il progetto del magazine?
L’idea è di trasformare questo magazine in un appuntamento periodico, non legato all’uscita dei prossimi dischi, ma considerarlo una piattaforma che dia ai giovani la possibilità di esprimersi. In occasione del tour potrei inserire le foto migliori fatte dai miei fan, oppure potrei farmi intervistare nel backstage dai ragazzi che hanno voglia di scrivere e di cimentarsi in veste di giornalisti, e poi pubblicare le interviste sulle pagine del magazine. Già in questo primo numero ho pubblicato gli scatti live di due mie amiche appassionate di fotografia. In un’epoca in cui tutto corre veloce, questa può essere un’occasione per fermare nel tempo alcuni momenti. E’ un’idea un po’ romantica, me ne rendo conto.

Il titolo sarà sempre Boom?
Sì, la Boom si chiamerà sempre così. Ed è femmina.

Come hai lavorato a questi otto racconti?
Sono stati tutti scritti da me, non ho usato nessun ghostwriter: ho passato le vacanze vista Mac anzichè vista mare. Alcuni capitoli sono stati divertenti da scrivere, altri ho finito di leggerli a fatica perché mi sono molto emozionata. Non pensavo di riuscire a tirare fuori così tanto da me, e anche chi mi conosce da tempo è rimasto sorpreso leggendo queste pagine. Non c’era nulla di studiato, nessuno si aspettava così tanto materiale scritto, e avendo tutte queste pagine abbiamo potuto evitare di mettere tante immagini: non volevo uscire con il solito libro fotografico, magari sistemato da qualcun altro. Avrei venduto ai miei fan qualcosa di non vero, e alla mia età non ho voglia di farmi fare i compiti dagli altri: avevo tutto il tempo per realizzare il magazine, per cui ho voluto farlo esattamente come lo volevo, magari stando anche ore al telefono con il grafico per decidere i dettagli sui colori dei vari paragrafi.

Fin dalla prima presentazione di gennaio hai detto che questo è il disco più importante della tua carriera. Lasciando da parte tutte le considerazioni sulle vendite e le classifiche, a livello umano Essere qui ti ha dato tutto quello che ti aspettavi?
Questo è stato un anno durissimo, ma sono successi anche tanti piccoli miracoli, e ormai so che i cavalli vincenti si vedono alla fine della corsa. Sono sempre più convinta di voler restare in questo mondo: rimanere è difficile, ma ancora di più lo è mantenendo intatti l’istinto, la personalità e lo spirito con cui ho iniziato a fare questo lavoro, ancora prima di Amici. Forse da un punto di vista popolare e nelle classifiche si sta sempre un passo indietro rispetto a tanti altri, ma va bene così: questo è stato il mio disco X, sono arrivata a un bivio tra decidere se smettere di fare questo lavoro o continuare a farlo come voglio io, preparandomi le spalle larghe e lavorando tanto. Più volte mi sveglio la mattina con la tentazione di dire basta, ma poi la vita mi regala delle coincidenze che mi fanno capire che sto facendo bene, che il mio mondo è questo e che voglio continuare a fare musica senza farmi influenzare da quello che mi sta intorno. Sul piatto della bilancia Essere qui mi ha ripagato di tutto, a livello umano e artistico.

Più volte nel disco parli di coraggio: cosa significa per te?
Nella vita non ci sono scelte giuste o sbagliate, ci sono solo scelte. Io ho scelto di fare musica in questo modo e di diventare grande: ho un’età che mi porta a scrivere e a cantare in maniera diversa dal passato, e ci sta che non tutti siano pronti ad accoglierlo subito. Come si dice, se volevo piacere a tutti sarei nata Nutella, e forse non sarebbe bastato lo stesso. La differenza tra Amami e Inutile canzone è evidente: ho scelto di seguire questa maturazione, anche se riconosco che Amami è una bellissima canzone che si canterà ancora fra trent’anni. I cambiamenti spaventano tutti, ma io non voglio seguire l’abitudine, perché l’abitudine ti blocca: c’è chi non lascia un fidanzato per abitudine, o chi si sottomette a un lavoro sottopagato senza trovare una soluzione. Se una situazione non mi fa stare bene cerco sempre un modo per uscirne, sono così fin da bambina.

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di ribellione?
Essere qui è la mia ribellione.

Marco Mengoni: tre giorni di musica e incontri a Milano per Atlantico Fest

Milano diventa la protagonista dell’Atlantico Fest -Attraversa la musica, tre giorni di eventi che da giovedì 29 novembre a sabato 1 dicembre coinvolgeranno la città in occasione dell’uscita del nuovo album di Marco Mengoni.
Per la prima volta un progetto musicale si traduce in occasioni di incontro, osservazione e condivisione, un nuovo modo di ascoltare attraverso diverse experience rivolte a tutto il pubblico.

Il centro nevralgico della manifestazione sarà la Torre Velasca: per l’occasione il grattacielo sarà l’headquarter di Atlantico Fest, ospitando una vera e propria Immersive Experience che permetterà al pubblico di attraversare letteralmente la musica. Al quinto piano della torre inizierà un percorso lungo 13 stanze, e in ogni stanza ci sarà una performance dedicata ad ognuna delle tracce del disco da vedere e da ascoltare in cuffia.

In occasione della collaborazione tra Marco Mengoni e National Geographic per la campagna Planet or Plastic?, sarà allestita al piano terra della Torre Velasca, presentata da PhEST, SOUP, la mostra fotografica di Mandy Barker, artista britannica e National Geographic Explorer, che fotografa i rifiuti trasportati dai mari sulle coste e crea composizioni di grande impatto visivo in grado di far riflettere su uno dei principali problemi ambientali di oggi: l’inquinamento e l’incredibile abbondanza di plastica presente nei mari. La mostra cattura l’attenzione sugli equilibri del mondo naturale troppo spesso minacciati dall’intervento umano. Il 30 novembre alle 17.00 Mandy Barker presenterà la mostra con Marco Mengoni e il direttore del magazine National Geographic, Marco Cattaneo.

Nei tre giorni di Atlantico Fest, all’headquarter arriveranno anche Onde alternative live session, esibizioni live di alcuni dei più interessanti esponenti del nuovo panorama musicale contemporaneo. Il 30 novembre dalle ore 18.00 si alterneranno il folk rock brasiliano dei Selton, il pop genovese degli Ex-Otago in versione unplugged e Francesca Michielin in un set elettronico interamente suonato e cantato dal vivo. Sabato 1 dicembre alle 18.30 arriveranno Lemandorle, che mescolano musica da club, malinconia e stratificazioni pop, seguite dalla voce profonda e potente di Denise Renée per poi lasciare spazio alle percussioni “alternative” dei Bamboo.

A pochi minuti dall’headquarter, al centro della Piazza Eleonora Duse sorgerà Un libro (e il mare) da salvare, un’installazione a cura di Ibs.it: un cubo trasparente a tema Atlantico, che al suo interno conterrà dei libri usati, già letti, salvati quindi dalla polvere e dall’oblio. Attraverso un oblò, chiunque passeggi per la piazza potrà prendere un libro e in questo modo “salvarlo” attraverso la lettura.

Le giornate del 30 novembre e 1 dicembre inizieranno con “Ascolta” il mare con National Geographic, le Atlantico breakfast dall’Ostello Bello, uno dei migliori ostelli d’Italia frequentato da giovani di tutto il mondo che, insieme a Marco, ospiterà i due biologi marini, Martina Capriotti, National Geographic Explorer e borsista Sky Ocean Rescue, e Giovanni Chimienti, anche lui National Geographic Explorer. Durante l’Atlantico Fest non poteva mancare un momento di dialogo e riflessione per “ascoltare” il mare con due ricercatori che quotidianamente si battono per la salvaguardia degli oceani, attraverso la cultura della riduzione dell’uso della plastica e del suo corretto smaltimento.

In tre università sarà inoltre possibile ammirare tre diverse Atlantico Exhibition, le creazioni degli studenti dei corsi d’arte e moda di Naba, Ied e Politecnico, che Marco ha voluto coinvolgere nella sfida di realizzare opere ispirate dai testi e dai suoni di Atlantico. Le opere saranno in vendita e il ricavato andrà a Passepartout, un contatto di rete tra imprese sociali, con un’esperienza riconosciuta in materia di accoglienza e supporto socio-educativo di persone con differenti bisogni sociali, compresi migranti, richiedenti asilo e rifugiati. L’obiettivo solidale di Atlantico Fest sarà donare un pozzo per Casa Chiaravalle, onlus di Passepartout, con le donazioni online durante le dirette streaming sulle pagine social di Marco e la pagina crowdfunding ufficiale di raccolta fondi.

Il Fest proseguirà alla Triennale con Marco Mengoni Incontra: in queste occasioni Marco intervisterà Edoardo De Angelis e Pina Turco, rispettivamente regista e protagonista de Il vizio della speranza, film che ha ottenuto, tra i tanti riconoscimenti, il premio “Miglior Regia” e “Miglior Attrice Protagonista” al festival internazionale del cinema di Tokyo, e Stefano Boeri, architetto e urbanista attivo tra Milano, Shangai e Tirana che tra le tante opere ha progettato anche il celebre Bosco Verticale di Milano.

Tutto il programma e le informazioni per raggiungere le location saranno disponibili nell’App Ufficiale di Marco Mengoni che avrà anche un suo momento di presentazione all’Apple Store Liberty, giovedì 29 novembre alle 18:30, in cui il team che ha lavorato alla realizzazione dell’App dialogherà con appassionati e developer per raccontare lo sviluppo tecnico e creativo del progetto.

Atlantico Fest è patrocinato dal Comune di Milano, promosso da No Comment Opificio Musicale e Latarma Management, prodotto da Sony Music e Live Nation Italia in collaborazione con Punk For Business, agenzia di eventi parte di Worldwide Shows Corporation, che ne cura anche la produzione esecutiva.

Main partner dell’evento: Torre Velasca/Urban Up.
Media partner: National Geographic e charity partner Casa Chiaravalle.
Partner tecnici: Marley, Loreto Print, Special Lab, Espolon, ZampeDiverse, PhEST e Domux Home.
Si ringraziano gli sponsor Trivellato, Ibs, Levis, Oro Saiwa e La Triennale di Milano, Ostello Bello, Naba, Ied e Politecnico.