“Latina”, l’estate fuori tempo di Emma

Sembra un reggaeton ma non è, serve a darti l’allegria….

Parafrasando una celebrerrima frase-jingle di Pollon combinaguai, si potrebbe così riassumere Latina, ultimo singolo di Emma, uscito un po’ a sorpresa lo scorso 27 agosto, a meno di un anno dalla pubblicazione dell’album Fortuna (di cui si è già esaurito il ciclo?).

E se da calendario l’estate dovrebbe essere quasi arrivata al capolinea, per l’artista pugliese sembra essere appena iniziata. Il nuovo brano è infatti quanto di più adatto si potrebbe pensare per un singolo destinato a far ballare – COVID permettendo – in riva al mare o sulla pista di una discoteca in una calda notte sotto le stelle, tra elettropop, sentori tropicali e percussioni sincopate.
Il mood della canzone è tra i più spensierati che si possano ricordare nella discografia di Emma, e lo stesso si può dire del video che l’accompagna, girato dai Bendo (Lorenzo Silvestri e Andrea Santattera).

A firmare il nuovo singolo è il terzetto formato da Edardo D’Erme (aka Calcutta), Davide Petrella) e Dario Faini (aka Dardust aka DRD), che si è occupato anche della produzione.


“Ho ricevuto questa canzone, Latina, il giorno del mio compleanno su Whatsapp da Calcutta, Faini e Petrella mi sono emozionata… era inaspettata… e ho sentito da parte di tutti la voglia di spingersi in acque inesplorate. Mi piacciono le sfide, mi piace provare a scoprire fin dove posso spingermi. Latina è proprio questo… una canzone forte e diretta che profuma di libertà. Mi sento proiettata in una nuova dimensione e sono pronta per questo nuovo cambiamento… ​sono solo una canzone… e sono qui dentro la radio​”.

E allora balliamo, finché si può…

“Bella d’estate”, Mika e Michele Bravi rivisitano il successo di Mango


Come è doveroso che sia per qualsiasi cover che non voglia ridursi a semplice copia, l’originale deve restare come un ricordo sullo sfondo, per lasciare spazio alla nuova veste sonora.
Ed è così che le seduzioni mediterranee di Bella d’estate, indimenticato successo di Mango del 1987, con testo firmato anche da Lucio Dalla, volge decisamente lo sguardo all’elettronica nella nuova versione realizzata da Mika e Michele Bravi e prodotta da Katoo.

L’idea di registrare il brano è arrivata a Mika, mentrw stava preparando una playlist di musica italiana all’inizio dell’estate: “Quasi per caso ho riscoperto Bella d’Estate e spontaneamente, senza pianificazione, mi è venuta l’idea di cantarla. E’ una cover nata per amore della canzone stessa, per amore di Mango, ma anche di Lucio Dalla, che ha scritto il testo e di cui sono un grande ammiratore. Ho incontrato subito l’entusiasmo di Katoo per questo progetto e ci siamo divertiti a creare una rilettura rispettosa, ma in chiave contemporanea. Mentre eravamo in studio, Katoo mi ha proposto di trasformarla in un duetto e abbiamo pensato di coinvolgere Michele Bravi, con cui lui lavora da tempo, e con entusiasmo è arrivata la sua adesione. Sono stato molto felice di ritrovarlo!”

Michele Bravi si è detto “affascinato dall’attenzione che ha avuto Mika nel voler riscoprire e ripresentare al pubblico un gioiello raro della nostra musica. È un onore per me poter condividere insieme alla sua professionalità lo spazio di questa canzone, che insieme celebra l’incontro tra diverse creatività e il patrimonio musicale italiano”.

Rettore: in arrivo il picture disc in vinile dell’album “Incantesimi notturni”


Buone news per i rettoriani all’ascolto.
Dal 20 luglio sarà infatti disponibile un’edizione speciale di Incantesimi notturni, l’album pubblicato da Rettore nel 1994, al cui interno trova spazio anche la ballad  Di notte specialmente, presentata quell’anno al Festival di Sanremo.
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Tale progetto, allora uscito solo in CD e musicassetta, verrà pubblicato il prossimo in vinyl edition e in 3 versioni: vinile nero, vinile colorato (blu trasparente), in arrivo il 20 luglio, e picture disc, in uscita poche settimane dopo.
Tutte le edizioni saranno a tiratura limitata e numerate sul retro copertina.

L’album sarà acquistabile sul sito www.zamusica.com e nei negozi che lo richiederanno.

L’amore è anche… “scivolare via”. Parola di Maurizio Chi


“In amore siamo recidivi e bisogna capire quando è il momento di Scivolare via da una relazione tossica e cercare di vedere nella possibilità del cambiamento la propria felicità. Io scrivo che è la paura che ci rende grandi e lo penso davvero, l’ho sperimentato in prima persona. Questo lockdown credo abbia accentuato i difetti di molte coppie che spesso con la scusa della vita frenetica del nostro tempo hanno trascurato le loro fragilità. Spero abbiamo imparato tutti da questo momento drammatico ad osservarci e la mia canzone esorta il coraggio per uscire da finte zone comfort . La vita andrebbe vissuta con serenità e naturalezza sopratutto nella coppia”.
Parola di Maurizio Chi.

Dopo la pubblicazione durante il lockdown dei singoli Niente di più e Da grandi, il cantautore attualmente di base a Sydney lancia il suo singolo per l’estate italiana su tutti gli store digitali.

Il video del nuovo brano è stato realizzato con la collaborazione di Marco Laudani, coreografo di danza contemporanea, che con la sua supervisione ha coordinato 14 giovani ballerini. Il concept del video mostra la libertà creativa e di movimento dei giovani danzatori che attraverso l’utilizzo di una lampadina lanciano un messaggio affinché il settore delle arti non si spenga: “Ho proposto la mia idea semplice durante la quarantena a Marco Laudani amico e talentoso coreografo essendo stato per tanti anni io stesso un preparatore atletico per danzatori che adesso lavorano in tante compagnie importanti in tutto il mondo, volevo dare loro un compito da svolgere per tenere la loro mente attiva e la loro creatività viva. Marco ha colto subito il mio input e da bravo coreografo ha coordinato e sviluppato l’idea insieme alle giovani promesse della danza.”

“Maledetta”, una ballad verso il futuro per il ritorno di Giorgieness

“Maledetta sono io, maledetta sei tu, maledetti siamo noi ogni volta che portiamo qualcuno al limite, senza superarlo, sapendo chiedere scusa. Maledetta è la voglia che ci incolla l’uno all’altro, anche quando non vorremmo. Maledetta è una risata fragorosa alla fine di una litigata, è tutte le volte che volevo lasciarti ma poi è tutto più bello se ci sei”.

Prodotto da Ramiro Levy (voce e chitarra della band brasiliana Selton), Marco Olivi (Ghemon, Ex Otago), e Davide Napoleone (Michele Bravi, Booda, Gaia Gozzi), Maledetta inaugura la nuova fase artistica di Giorgia D’Eraclea, meglio conosciuta come Giorgieness, anima e voce del progetto nato nel 2011.

Una ballad che esplode in un climax di sonorità intense e vibranti in cui trova dimora un testo autobiografico. A farne da base è un tessuto acustico ed elettronico, a tratti ruvido, che trasporta il “verbo al futuro” proiettato “tra presente e per sempre”.

“Era fine estate, sul tappeto dove sono cresciuta a casa di mia madre” spiega Giorgia D’Eraclea. “Non scrivevo da un mese, immagazzinavo vita, paesaggi, salsedine, sorrisi, persone, volti amici, vita. Fuori dalla veranda, il mondo al tramonto. Dentro, alcune delle persone a cui tengo di più. Ho pensato a tutte le volte che ci si delude senza farsi male, ai cambiamenti necessari, a quanto poco ci conosciamo, al falso mito della coerenza che spesso è una scusa per non saltare nel vuoto, a come la vita mi ricordi un treno sul quale qualcuno scende e qualcuno sale, ma senza fermate, anzi, solo una, si spera il più lontano possibile. Sono cambiata tanto in questo lungo silenzio, quanto mi è servito lo capisco solo ora. Ho plasmato la rabbia in determinazione, il rumore in vento leggero, distorto quanto basta. Più di tutto ho trovato la voce che ha il mio viso di oggi e l’ho usata tutta, senza paura di parlare piano”.

Maledetta il primo dei singoli che anticiperanno il terzo album di Giorgieness, in uscita il prossimo autunno per la label Sound To Be.

Cinquant’anni di “Tea for the Tillerman”. A settembre una nuova versione dell’album di Yusuf/Cat Stevens

Tea for the Tillerman, l’album che nel 1970 ha segnato il successo di Yusuf / Cat Stevens, compie 50 anni.
Per festeggiare questo importante anniversario, il prossimo 18 settembre l’artista britannico pubblicherà una nuova versione del’album, Tea for the Tillerman², con nuovi arrangiamenti a distanza di mezzo secolo.

La nuova copertina dell’album illustra la stessa pittoresca scena Tea-Time dell’album originale, ma cinquant’anni dopo. Tillerman è tornato da una spedizione nello spazio e ha scoperto un mondo decisamente più oscuro. I due bambini stanno ancora suonando accanto a lui ma questa volta ascoltano in streaming la musica più recente e comunicano via FaceTime sui loro telefoni cellulari.

Il concept di Tea for the Tillerman² nasce da una conversazione tra Yusuf e suo figlio su come celebrare il cinquantesimo anniversario dell’album. Da lì l’idea di re-immaginare e ri-registrare le canzoni. Paul Samwell-Smith si è occupato della produzione nel Sud della Francia nell’estate del 2019 ai Fabrique Studios, vicino a St Remi. Lo studio ha una storia interessante, essendo stato in passato una fabbrica per tingere le prestigiose giacche rosse degli ussari di Napoleone, oltre ad essere sede di una delle più grandi collezioni di cinema classico francese e dischi in vinile. L’intera esperienza di registrazione è stata inoltre filmata.

“Anche se il mio cammino di cantautore non è limitato a Tillerman, le canzoni di quell’album mi hanno sicuramente definito ed hanno indicato la strada per il viaggio della mia vita misteriosa. Da quelle session originali ai Morgan Studios di Willesden nel 1970, Tillerman è cresciuto ed ha sviluppato la propria influenza sulla storia della musica e come colonna sonora per la vita di così tante persone. Come se il destino fosse in attesa di accadere, T4TT² sembra che il tempismo del suo messaggio sia arrivato di nuovo”. ha dichiarato Yusuf.
Molte delle 11 canzoni del Tillerman originale furono scritte da un Cat Stevens ventiduenne immerso nella sua Soho alla fine dei swinging sixties; ora vengono riproposte dopo una vita di introspezione e sono viste da una nuova prospettiva.

Tea for the Tillerman² vede Yusuf riunirsi con due dei personaggi chiave dell’album originale: il produttore Paul Samwell-Smith e il chitarrista Alun Davies. A loro si aggiungono il bassista Bruce Lynch, membro della band di Yusuf dalla metà degli anni ‘70, il chitarrista Eric Appapoulay e il polistrumentista Kwame Yeboah (percussioni e tastiere) che fanno parte dell’attuale live band di Yusuf; hanno inoltre partecipato alle registrazioni il chitarrista Jim Cregan, il tastierista Peter Vettese e David Hefti, che ha contribuito al sound di Yusuf dal vivo e in studio per quasi dieci anni, engineer delle session di registrazione.

Side A
Where Do The Children Play?
Hard Headed Woman
Wild World
Sad Lisa
Miles From Nowhere

Side B
But I Might Die Tonight
Longer Boats
Into White
On The Road To Find Out
Father And Son
Tea For The Tillerman

I “ricordi” di Alessandro Ragazzo


Cosa sarebbe la nostra vita senza i ricordi? Cosa saremmo noi senza i nostri ricordi? Saremmo probabilmente qualcosa di molto diverso, o forse non esisteremmo proprio.
Perché ciò che siamo oggi è il risultato di quello che siamo stati, la somma delle esperienze vissute e delle lezioni imparate, a volte non senza dolore, ma non importa.
Eppure spesso non ce ne accorgiamo, e lasciamo ai ricordi solo lo spazio della nostalgia.

Proprio ai ricordi è dedicato il nuovo EP di Alessandro Ragazzo.
Il titolo è Ricordi?, con il punto di domanda alla fine, proprio come capita spesso di dire quando con la memoria facciamo qualche passo indietro.

Attraverso cinque brani dalle sonorità acustiche ed elettroniche, il cantautore veneziano va alla riscoperta del valore dei ricordi nella sua vita come filtro per interpretare la realtà nei suoi dettagli: gioia, rabbia, amore, inquietudine e speranza. Nel grande mare dei ricordi c’è spazio per ogni sentimento, per una notte persa, per un maggio arrivato all’improvviso, per patatine mangiate dal sacchetto.
Sarà anche malinconia, ma è soprattutto vita.

BITS-RECE: Populous “W”. Si scrive queer, si legge libertà

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.

W come women, “donne”.
Come quelle ritratte sulla già iconicissima cover dell’album, opera del digital artist della scena queer berlinese Nicola Napoli. Come quelle che animano i featuring del disco. Come quelle che Populous ha scelto di celebrare nel suo quinto lavoro in studio. Donne libere, immaginate, immaginarie, archetipiche, donne al di fuori di ogni definizione, esattamente come la musica da sempre proposta dal DJ e produttore, all’anagrafe registrato come Andrea Mangia.

W è tutto questo, la celebrazione della libertà di essere e di esistere, la realizzazione di un sogno impossibile, l’incarnazione della cultura queer, ma anche l’esaltazione di una femminilità del tutto nuova.
Se in copertina assistiamo a un party utopico e impossibile a cui partecipano Grace Jones, Missy Elliott, Loredana Bertè, RuPaul, Aaliyha, Amanda Lear, Beth Ditto, Divine e M¥SS KETA, forse per celebrare l’avvento di un mondo matriarcale e in cui la femminilità stessa ha sciolto i nodi da ogni aspettativa e convenzione, dentro all’album questa libertà prende la forma di una rottura di genere, tra fusioni e contaminazioni inedite.
In appena 10 brani, Populous compie un giro del mondo raccogliendo le più variegate ispirazioni esotiche dal sud America, dal Medio Oriente, dall’Oriente più estremo, dalle ballroom degli anni ’90, e fonde il tutto in un pastiche ipnotico, psichedelico, seducente e incredibile, quasi come fosse la musica di una nuova liturgia underground.
Voguing, ritmi afro-samba ispirati a Vinicius de Moraes, cumbia, dream pop, house, ma chissà quanto altro ancora si annida tra questi beat camaleontici.

L’artista argentina Sobrenadar è l’ospite chiamata in Desierto, che apre l’album all’insegna di beat e atmosfere oniriche, poi le suggestioni del dream pop si stendono in Soy Lo Que Soy, la seconda traccia, intrecciandosi alle ritmiche latine e bassi di ispirazione dance-hall con il duo elettronico messicano dei Sotomayor.

La voce ammaliante della brasiliana Emmanuelle fa da guida nella sensualissima Flores no mar, altro momento in cui Populous fa incontrare psichedelia e ambientazioni tropicali, rendendo un personale omaggio agli afro-samba di Vinicius de Moraes.
Un vortice di ipnosi sonora pervade Fuera de mi, vera e propria celebrazione dell’estasi, dove a farla da padrona è la voce della producer argentina Kaleema.
Con la quinta traccia, HOUSE OF KETA, lo scenario cambia radicalmente, e dai paesaggi esotici e tropicali ci si ritrova catapultati nel mondo glamouroso di una ballroom al suono della glitch house in compagnia di M¥SS KETA, incarnazione dell’anima delle notti milanesi, ma sempre più anche icona globale di una femminilità rivoluzionaria, nonché da anni sodale di Populous. Insieme a lei fa la sua comparsa, direttamente dalla House of Gucci, anche Gorgeous Kenjii, performer, danzatore e coreografo, “madre” della scena voguing italiana. L’ispirazione del brano è arrivata il giorno dopo il Milano Pride 2019: come in un’immaginaria riunione della massoneria queer, Populous ha chiamato a raccolta il creative director Protopapa, il producer RIVA e il collettivo Motel Forlanini.

Cumbia e sapori tropicali miscelati a un’attitudine dub, danno vita alla strumentale Banda, a cui prende parte la producer di Buenos Aires Barda, mentre Petalo vede il featuring dei Weste. Quando arriva il momento di Out of space, con il featuring della polistrumentista giapponese Mayuko Hitotsuyanagi aka Cuushe, si vola in estremo Oriente per una una danza senza fine, in un immaginario giardino zen illuminato dall’alba.
Lisergica e minimale, Getting Lost suona come un invito a perdersi. A dare un tocco di grazia eterea con il canto è L I M, mentre la chiusura dell’album è nelle mani di Matilde Davoli e Lucia Manca, che presta la voce a Roma, omaggio all’omonimo film di Alfonso Cuarón.

Se il viaggio di W si chiude metaforicamente a Roma, quello musicale sembra non concludersi mai, esattamente come il messaggio pulsante che anima l’arte di Populous: liberazione dagli stereotipi, liberazione dalle categorizzazioni, liberazione dalle convenzioni.

 

“Alièn”, un cortometraggio visionario per il nuovo progetto di Francesca Monte


Un minifilm di oltre 16 minuti accompagna la musica di Alièn, il nuovo progetto musicale di Francesca Monte.

Cinque tracce dalle sonorità elettroniche, distorte, ipnotiche per un progetto che mira a unire musica e arte visiva.
Alièn è un concept EP interamente scritto e composto da Francesca Monte, che lo descrive come una “nuova visione della realtà concentrata su suoni di una materia presente e futura, un nuovo punto di vista di un mondo dato per scontato che ha perso le proprie radici”.

Le immagini del cortometraggio, diretto da Paolo Hanzo, valorizzano il territorio campano e la città di Londra, che fanno da cornice perfetta al sound etereo di Alièn.

BITS-RECE: Andrea Nardinocchi, “La stessa emozione”. La delicata leggerezza dell’essere

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.

C’è una cosa che mi è sempre piaciuta particolarmente in quello che fa Andrea Nardinocchi, ed è una forma di gentilezza e un’innocenza che immancabilmente emerge – forse inconsapevolmente – nella sua scrittura e nel suo modo di cantare. Era così in Un posto per me, il singolo che lo ha lanciato nel 2013 ed è così ancora oggi che torna con il terzo album, La stessa emozione, il primo dopo cinque anni di relativo silenzio rotto solo da alcuni singoli.
Nardinocchi sa raccontare l’amore, la felicità, la rabbia e la delusione con incredibile trasparenza, e allo stesso tempo con una leggerezza non comune. Lo ascolti cantare ed è come se ogni volta lui voglia aprire completamente il suo mondo a te, affidandoti pensieri e confidenze come si farebbe con un amico, e lo fa nel suo linguaggio personale che come sempre comprende pop, nu soul, funk, r’n’b ed elettronica.

Prodotto dai Mamakass, La stessa emozione è il risultato di una gestazione lunga, in cui sono racchiusi gli ultimi tre anni “di trip” di Andrea, come ha lui stesso dichiarato.
Ad aprire l’album è Tutto perfetto, un piccolo manifesto di felicità quasi silenziosa, il funk illumina la già raggiante dichiarazione d’amore di Quando ti ho visto, mentre Droga gioca su un’efficace metafora. Ma a caratterizzare l’atmosfera del disco è soprattutto l’introspezione, che torna tra le righe di Ridicolo e di Sanremo amore scusa, racconto agrodolce in cui si incrocia l’esperienza sanremese del 2013 e la fine di una relazione, e poi ancora di Solo pensieri, Sono sicuro, fino ad arrivare alla conclusione di Ti voglio bene, dichiarazione di affetto sincera e senza retorica.

La stesso emozione è un disco dai toni sfumati e dal carattere defilato, che non si vergogna però di mostrare anche un certo lato agrodolce. E proprio per questo il ritorno di Nardinocchi fa ancora più piacere.