MAIN BITCH: il ritorno di MYSS KETA luccica di trap. Nuovo tour tra Italia e Europa

WELCOME TO MILANO M¥SS
GIUNGLA SENZA MIRACOLI
TRA ANGELI E DIAVOLI UNA SOLA MAIN BITCH

Neanche il tempo di aver ipnotizzato il pubblico del Mediolanum Forum di Assago in apertura al live di Cosmo lo scorso 2 febbraio, e M¥SS KETA è di nuovo in scena con un singolo appena uscito dalle officine del Motel Forlanini.
Presentata in anteprima proprio sul palco del Forum di Assago, la canzone si intitola MAIN BITCH ed è il primo, fortissimo assaggio del prossimo progetto della diva più misteriosa di Milano, al momento ancora avvolto dal mistero.

In MAIN BITCH, M¥SS KETA diventa “un’arma di distruzione di maschi”: in un’atmosfera da fumetto Marvel e raggio della morte Tesla, M¥SS si definisce la MAIN BITCH sulla strumentale metal trap.
Una dichiarazione di intenti forte, chiara.

Il singolo vede anche la presenza della chitarra elettrica suonata da Giungla.

Dopo questo singolo, la regina della trasgressione sarà impegnata in un tour che porterà uno show rinnovato ed esplosivo in Italia ed Europa.
Queste le prime tappe:
16 febbraio Parigi, Petit Bain
28 marzo Lisbona, Mil
30 marzo Torino, Spazio 211
5 aprile Firenze, Viper
6 aprile Como, Marker – Teatro Sociale di Como
20 aprile Bucharest, Rokolectiv Festival
27 aprile Roncade (TV), New Age
30 aprile Roma, Monk
10 maggio Bologna, Locomotiv

More TBA

Canzoni indie: dalla Sardegna, l’esordio di Modigliani

Dalla Sardegna, Modigliani è il progetto solista di Francesco Addari, cantautore trentenne con alle spalle un’esperienza di oltre 10 anni con I Cheyenne, band pop-rock formatasi a Iglesias nel 2006.

Il suo singolo d’esordio si intitola Canzoni indie, “una canzone che ho scritto circa un anno fa.È nata riflettendo sul fatto che in Italia ci sono artisti che riescono a riempire i club o addirittura i palazzetti pur non passando in radio, non c’è nessuna polemica, è stato solo un pretesto per parlare un po’ di me”.

“Sono pronto, carico, determinato ed entusiasta di iniziare questo nuovo progetto, e ad essere sincero ho anche una bella dose di ansia addosso, ma a questo ormai ci sono abituato. Sono soddisfatto delle canzoni che ho scritto, mi piacciono tanto, mi piace cantarle, mi piace suonarle e mi piace ascoltarle. Non vedo l’ora di farle sentire, di sapere se piacciono, se emozionano, se rimangono in testa o meglio ancora nel cuore”.

Mahmood: Soldi è da record. L’uscita del primo album anticipata al 22 febbraio


A distanza di una settimana dalla vittoria al 69° Festival della Canzone Italiana, Mahmood infrange un altro primato!
Dopo essere diventato il primo artista in assoluto a vincere nella stessa edizione Sanremo Giovani, il premio della critica di Sanremo Giovani e il Festival di Sanremo, Mahmood batte tutti i record anche su Spotify: Soldi, la canzone con cui si è aggiudicato il primo posto al festival, è infatti il singolo italiano più suonato di sempre, sia nell’arco di 24 ore in ambito global (11 febbraio – 1.676.481 stream) che nell’arco di una settimana di rilevamento (8.223.614 stream da venerdì 8 febbraio a giovedì 14 febbraio).
Totalizzando ad oggi la cifra impressionante di oltre 9 milioni di streamSoldi vola nella classifica Top 50 Italia di Spotify e si conferma da giorni tra i brani più ascoltati al mondo nella Top100 Global di Spotify (entrata più alta di sempre di un artista italiano nella Top50 Global al n.40 in data 10 febbraio).

Soldi si piazza anche saldamente in testa alla classifica FIMI dei singoli, oltre a quella dell’airplay radiofonico.

Sull’onda di questo successo, arriva la notizia che la data di pubblicazione del primo album ufficiale di Mahmood, Gioventù bruciata, è stata anticipata al 22 febbraio: il disco conterrà anche Soldi nella versione realizzata con Gué Pequeno per la serata dei duetti di Sanremo e Anni 90 (featuring Fabri Fibra).

Questa la tracklist:
Soldi (prod. by Charlie Charles e Dardust)
Gioventù Bruciata (prod. by Ceri)
Uramaki (prod. by MUUT)
Il Nilo nel Naviglio (prod. by Katoo)
Anni 90, feat. Fabri Fibra (prod. by MUUT)
Asia Occidente (prod. by Katoo)
Remo (prod. by Katoo)
Milano Good Vibes (prod. by MUUT)
Sabbie Mobili (prod. by Ceri)
Mai Figlio Unico (prod. by Ceri)
Soldi, feat. Gué Pequeno (prod. by Charlie Charles e Dardust)

Mahmood incontrerà i fan per autografare l’album durante un instore tour che attraverserà l’Italia a partire dal 22 febbraio (date in aggiornamento):

22 febbraio ore 18.00 – ROMA, Discoteca Laziale
23 febbraio ore 18.00 – FIRENZE, Galleria del Disco
24 febbraio ore 17.00 – NAPOLI, Feltrinelli piazza dei Martiri
25 febbraio ore 18.00 – MARCIANISE, Mondadori CC Campania
26 febbraio ore 18.00 – BOLOGNA, Feltrinelli piazza di Porta Ravegnana
27 febbraio ore 18.00 – TORINO, Feltrinelli piazza CLN
28 febbraio ore 18.00 – MILANO, Mondadori Duomo

Boomdabash: dopo Sanremo, un pieno di views e streaming. A maggio il concerto-evento a Milano


Dopo aver lfatto ballare la platea dell’Ariston il successo dei Boomdabash non intende fermarsi.
Il brano Per un milione presentato alla 69 ° edizione del Festival di Sanremo ha infatti raggiunto oltre 2 milioni di stream solo su Spotify e il video ha già raggiunto oltre 2 milioni e mezzo di views su Vevo.

Dall’8 febbraio è inoltre disponibile in fisico e digitale Barracuda Predator Edition, riedizione dell’ultimo album, prodotto per la maggior parte insieme ai beatmaker multiplatino Takagi e Ketra.

La band dopo la grande partecipazione al Festival di Sanremo sarà pronta a stupire live con l’attesissimo Boomdabash & Friends, il concerto – evento che si terrà all’Alcatraz di Milano il prossimo 9 maggio con numerosissimi ospiti.
Un evento live con il quale i Boomdabash festeggeranno i primi 15 anni di carriera e che vedrà alternarsi sul palco i migliori protagonisti della musica italiana, amici e colleghi che hanno condiviso con i Boomdabash i successi degli ultimi anni.

“Siamo molto felici di celebrare i nostri primi 15 anni di carriera – dichiara la band- abbiamo deciso di mettere in piedi in live più epico di tutti questi anni. Un regalo per tutti i supporters della band, da sempre parte integrante del percorso di Boomdabash. Ci sarà Boomdabash sul palco dell’Alcatraz di Milano e ci saranno tanti, ma tanti ospiti, con i quali abbiamo avuto l’onore ed il piacere di lavorare, scrivendo con loro alcune delle hit più ascoltate di sempre. Il 9 Maggio festeggeremo un traguardo importante, 15 lunghi anni di musica. Un’avventura fatta di sacrifici ma tante soddisfazioni. Per la prima volta i fan di Boomdabash assisteranno ad un live con una line up di altissimo livello, per uno spettacolo che difficilmente potranno dimenticare e che sicuramente lascerà un segno indelebile”.

Lex Audrey, No Intention Of Changing The World. Una brillante fotografia di indie pop

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.

Tra le righe dei testi di No Intention Of Changing The World, nuovo lavoro dei viennesi Lex Audrey, si legge una critica all’edonismo e al culto delle immagini imperante nella società contemporanea. E già la copertina del disco – che ancora mi ostino a considerare parte integrante di un progetto – sembra una chiara presa di posizione, con quel selfie scattato in mezzo al mare.
Ma al di là delle parole, quello che più colpisce e affascina di questo album è la parte sonora.
No Intention Of Changing The World è infatti un disco del sound compatto, solido, che invece di arrivare dal territorio austriaco potrebbe tranquillamente essere stato partorito da qualche campione delle produzioni d’oltreoceano. E lo scrivo non perché pensi che avere un’anima internazionale sia sempre sinonimo di virtù, ma perché questo è un album che potrebbe viaggiare ovunque, discograficamente parlando. E questo invece sì, credo che sia un punto di valore.

Sopra un permanente sfondo di elettronica, le 12 tracce dell’album lasciano emergere ora influenze funky, ora indie pop, ora urban, e tutto suona coerente e dinamico: dal minimalismo di From Beginning all’apertura rock di Get Me Anywhere e poi ancora fino ai barocchismi sintetici di metaphor.
Vincente anche la scelta di chiudere tutto con The Key, con quell’aggiunta di sax e di fiati che dà un tocco di gustoso blues futuristico.

Sanremo ribalta le previsioni e dà l’ennesimo schiaffo a Loredana


Non il superfavorito Ultimo, e nemmeno Il Volo. Non Irama, non Cristicchi e nemmeno l’impegnato Silvestri, ma Mahmood. L’outsider arrivato a Sanremo non per scelta di Baglioni, ma di diritto per aver vinto Sanremo Giovani lo scorso dicembre ha sbaragliato la concorrenza e ribaltato ogni pronostico, aggiudicandosi la vittoria della sessantanovesima edizione del Festival con Soldi.
Solo fino a un paio di giorni fa ci avrebbero scommesso in pochissimi, e invece l’impossibile è accaduto.
Quella di Mahmood è stata un’ascesa lunga e tutta in sordina: persino ancora dopo il duetto con Gue Pequeno di venerdì sera (quasi) nessuno aveva capito la reale portata del brano: un pezzo r’n’b con tanto di inserti orientaleggianti e alcuni versi in arabo, interpretato da un ragazzo di origini italo-egiziane che fa rimare ramadan con champagne. Una vittoria politica secondo alcuni, che ci vedono un segnale di ribellione verso la deriva razzista e xenofoba presa negli ultimi mesi dal Governo: difficile dire se sia stata davvero questa la spinta che ha permesso a Soldi di scalare la classifica, ma di certo si può dire che Mahmood non partisse favorito. Ancora semisconosciuto al grande pubblico, nonostante avesse già calcato il palco dell’Ariston nel 2016 tra le Nuove proposte, nonostante faccia musica già da qualche anno e nonostante ci sia la sua firma su alcuni dei successi degli ultimi mesi. Eppure è successo. Battuto Ultimo, che conferma così la regola secondo chi entra papa esce cardinale (e stando ai racconti dalla sala stampa pare non averla presa benissimo…), e battuti i tre ragazzoni del Volo, che in una seconda vittoria forse un po’ ci speravano.
Quest’anno invece il voto delle giurie del Festival ha dato spazio al “nuovo”, sotto tutti i punti di vista: o meglio, a far vincere Mahmood è stato soprattutto il voto delle due giurie presenti a Sanremo – la giuria d’onore e la giuria dei giornalisti – , perché al televoto Soldi ha raccolto poco più del 14% di preferenze.

Il più grande dispiacere di questo epilogo festivaliero è stato però il quarto posto di Loredana Bertè, che a questo festival teneva in maniera particolare – ha detto che sarebbe stata la sua ultima partecipazione – e lo aveva portato avanti egregiamente, conquistandosi un’ondata di amore dal pubblico. Il pezzo c’era, lei pure. Almeno il podio sembrava finalmente assicurato, e invece ci è arrivata a un soffio, ironia del destino. E dispiace che i giornalisti non le abbiano assegnato neanche il Premio della Critica, intitolato a sua sorella Mia Martini: un riconoscimento che lei voleva conquistare e che si sarebbe meritata, non fosse altro come segno di riscatto per tutte le delusioni che il Festival le ha riservato negli anni. E invece niente, Sanremo non si è smentito neanche stavolta e ha rifilato a Loredana l’ennesimo schiaffo. Dispiace proprio tanto. Per la cronaca, il Premio della Critica lo ha vinto Daniele Silvestri. L’unica consolazione è stata la rivolta della platea dell’Ariston all’annuncio del suo quarto posto: il Leone e la Palma non ci sono, ma l’amore della gente sì, quello c’è tutto, e speriamo che Loredana cambi idea e decida di tornare al Festival nei prossimi anni.

Si potrà invece dire soddisfatto Achille Lauro, che torna a casa dopo essersi guadagnato un’onorevolissima nona posizione: probabilmente non ha mai pensato di poter vincere, ma di certo è stato tra quelli che da questa partecipazione ci hanno guadagnato di più in termini di visibilità, oltre al fatto di aver offerto una bellissima performance e aver portato un po’ di allucinata follia sul palco di Sanremo. Stesso discorso per gli Zen Circus di Appino, che nella classifica finale si sono fermati un po’ più giù, ma pazienza: così tanto indie al Festival non si era mai sentito.
Una parola infine per Arisa: nella sua ultima esibizione era in evidente difficoltà, forse per una febbre che l’ha debilitata e le ha provocato qualche défaillance vocale. Con uno sforzo enorme è arrivata fino alla fine, sciogliendosi poi tra le lacrime: la delusione si sarà fatta sentire, ma Arisa ha dato una lezione di grande professionalità.

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Cala quindi il sipario sulla sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo, una delle più noiose a mia memoria: una conduzione piatta, che non ha messo in giusto rilievo i talenti schierati sul palco; serate interminabili, con le esibizioni degli artisti che a lungo andare si perdevano tra la stanchezza del pubblico e le lunghissime ospitate. Baglioni pare si sia già reso conto che 24 canzoni sono troppe: se mai l’anno prossimo toccherà ancora a lui, ha dichiarato che le porterà a 20. Infine, musicalmente parlando, su 24 brani in gara, non è ancora ben chiaro quanti ne sopravviveranno nella memoria del pubblico anche dopo il ciclone del Festival: la sensazione è di aver ascoltato tante potenzialità male espresse con pochi momenti di vero stupore.

E poi, una volta per tutte, basta con gli ospiti italiani sul palco del festival. Perché è troppo comodo snobbare la gara di Sanremo e poi prestarsi alla ben più comoda marchetta di un quarto d’ora e ciao. Baglioni non ha voluto gli stranieri (ah, i tempi di Madonna ed Elton John!!) e ha privilegiato gli ospiti italiani: forse il motivo è puramente economico, forse è una ruffianata per acchiappare qualche spettatore in più. Sta di fatto che se sei italiano non vai al festival da superospite, sia che tu “super” lo sia davvero, sia che tu sia solo l’ultimo idolo del teenager. Se sei un artista italiano, e dici di amare tanto Sanremo (oh, ce ne fosse uno che dica di essere andato lì solo per promozione!), fai il favore di metterti in gara con i tuoi colleghi, ti fai una settimana di iper-sbattimento e rischi anche di finire ultimo nella classifica. Ma almeno ne esci pulito e un po’ più onesto.
Non succederà mai, ma chissà: dopotutto, la vittoria di Mahmood ci dice che tutto può succedere, e allora io anche in questo cambiamento un po’ ci spero.

Bye bye Sanremo.

Sanremo in due righe. Il giudizio sulle 24 canzoni nella prima serata

Non so di chi sia stata l’idea, ma partire rifilando ai telespettatori 24 canzoni tutte in una volta non è stata proprio un’ideona.
Il risultato è stato farci arrivare alla fine della prima puntata stremati e con la voglia di dire già “basta”, complice anche una conduzione portata avanti senza troppo brio e con le idee un po’ latitanti.

La sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo è partita senza troppe sorprese e qualche sbadiglio: a un primo impatto, le canzoni non sembrano brillare particolarmente, lasciando un po’ di amaro in bocca per la sensazione di qualche occasione sprecata.
Ecco un giudizio-flash dei 24 brani in gara.

Francesco Renga, Aspetto che torni
: una ballatona ona ona, melodicona ona ona, nel più classico stile “renghiano”, ma purtroppo non uno dei momenti migliori. Poco brio, tanta enfasi e forse un tantino di emozione di troppo per aver dovuto rompere il ghiaccio della kermesse.

Nino D’Angelo e Livio Cori, Un’altra luce: se l’intento era quello di unire novità e tradizione, l’operazione è riuscita a metà. Un brano che vuole essere troppe cose insieme, con il risultato di suonare un po’ troppo disomogeneo e – quel che è peggio – già dimenticato.

Nek, Mi farò trovare pronto: tra rock ed elettronica, Nek torna al festival in gran forma. La canzone ha un’anima smagliante e buona possibilità di avere vita propria anche oltre il periodo sanremese. Vedremo cosa saprà fare nelle prossime sere.

The Zen Circus, L’amore è una dittatura: la canzone entra di diritto nella categoria “disturbatori”, non fosse altro per l’impossibilità di cogliere le parole pronunciate da Appino. Il gruppo comunque non si smentisce, portando sul palco un pezzo rock circense che più indie di così non si può, e che sul finale prende una bella piega. E anche l’aspetto scenografico fa al sua bella parte.

Il Volo, Musica che resta: che dire? Qui la retorica e i cliché la fanno assolutamente da padroni. Il tempo sembra essersi fermato al 2015 con Grande amore, ma forse anche a qualche decennio fa. Ma d’altronde non ci si poteva aspettare molto di diverso, visto che Il Volo sono esattamente questo… Bravi, ma mandateli all’estero, grazie.

Loredana Bertè, Cosa ti aspetti da me: erano anni che Loredana aspettava di fare ritorno al festival in piena forma. Quest’anno sembra esserci riuscita: la canzone ha il pathos giusto e Loredana ci ha messo dentro tutta se stessa.

Daniele Silvestri, Argento vivo: qui si osa, con la musica e con il testo. Non so quanto il pubblico sanremese accoglierà il pezzo, ma Silvestri e Rancore fanno sul serio. Il primo vero schiaffo di questo festival arriva da loro.

Federica Carta e Shade, Senza farlo apposta: lei fa pop, lui fa rap, il resto è una canzone senza infamia e senza lode. La passeranno in radio e la si canticchierà un po’, poi si passerò ad altro.

Ultimo, I tuoi particolari: nel perfetto stile della tradizione festivaliera, un pezzo che brilla di melodia pop e rock d’autore. Potrebbe venir fuori meglio nel corso delle serate.

Paola Turci, L’ultimo ostacolo: voce un po’ più roca del solito, non male, ma abbiamo visto Paola più grintosa in altre occasioni. Non male comunque la canzone, che non tradisce le aspettative.

Motta, Dov’è l’Italia: sicuramente il pezzo più politico di quest’anno. Lui è a fuoco, ma il tutto ha bisogno di almeno un secondo ascolto. Benino.

Boomdabash, Per un milione: i Boomdabash fanno i Boomdabash, anche sul palco dell’Ariston. La canzone non farà colpo sul pubblico del festival, ma piacerà ai fan del gruppo, che la balleranno in riva al mare quest’estate.

Patty Pravo e Briga, Un po’ come la vita: non passerà alla storia, né la canzone né l’accoppiata. Il brano non c’è, la voce neppure. Non si è capito nulla, né del testo né del perché abbiano deciso di partecipare. Peccato.

Simone Cristicchi, Abbi cura di me: a farla da padrone qui è la poesia, in un crescendo musicale che riesce a fare colpo. Dopo anni lontano dagli schermi, Cristicchi torna al festival e potrebbe riservare sorprese nella classifica finale.

Achille Lauro, Rolls Royce: ovvero come spettinare l’Ariston. Messo da parte (momentaneamente?) il rap e i suoi connessi, Lauro scaraventa sul festival un pezzo rock tamarrone e baldanzoso, ma senza scandali. Con il Festival non c’entra nulla, ma in un cast così eterogeneo ci sta.

Arisa, Mi sento bene: Arisa ha una voce “antica”, di quelle precise e vibrate che si ascoltavano tanti anni fa. In questa canzone la mette al servizio di un brano che alterna momenti di lirismo a un ritornello iper-pop. E meno male che si balla un po’.

Negrita, I ragazzi stanno bene: se i ragazzi stanno bene, anche i Negrita li ritroviamo in forma. La canzone è perfettamente nelle loro corde, anche se rischia di perdersi un po’ nel marasma dei 24 brani in gara. Un onesto momento di rock.

Ghemon, Rose viola: qui la parola d’ordine è incomprensione. Va riascoltato, perché al primo impatto si è proprio perso.

Einar, Parole nuove: il tutto un po’ tiepido. Si poteva azzardare qualcosina di meglio, invece si resta nei confini della confort zone di un pop da “talent show”. E di nuovo c’è proprio pochino.

Ex Otago, Solo una canzone: si giocano il festival come una grande vetrina, come è giusto che sia per un gruppo in giro già da un po’ ma ancora in cerca della grande conferma. Lo fanno con un brano dall’interessante apertura melodica.

Anna Tatangelo, Le nostre anime di notte: forse avevo capito male, ma mi sembrava che Anna Tatangelo avesse in serbo una specie di svolta. Invece…. invece no. E ho detto tutto. Next, please.

Irama, La ragazza con il cuore di latta: un po’ pop, un po’ rap, un po’ gospel, forse un tentativo di fare un salto un po’ più in là. Quanto possa funzionare oltre al festival però non saprei.

Enrico Nigiotti, Nonno Hollywood: una dedica sincera, sulle note di un rock che si appoggia tanto all’orchestra. Purtroppo un po’ privo di mordente, e sicuramente vittima dell’orario infelice dell’esibizione. Da riascoltare.

Mahmood, Soldi: un altro bel momento di evasione, questa volta in direzione dell’urban. Mahmood si sta ritagliando il suo spazio sulla scena italiana e con questa canzone prosegue sulla linea stilistica tracciata finora.

Cosmo: la grande festa al Mediolanum Forum

Una serata iniziata alle 18 con il live di Ivreatronic, proseguita MYSS KETA e conclusa con il grande concerto di Cosmo, il grande protagonista della serata che ha animato il Mediolanum Forum di Assago lo scorso 2 febbraio.
Un concerto attesissimo (naturalmente sold out), che ha visto sul palco anche ospiti come Marracash, Gioacchino Turù, Achille Lauro e Calcutta.
Una grande festa all’insegna dell’elettronica.

Foto di Francesco Prandoni.

Per l’ultima volta: Diego Conti svela un nuovo inedito


A pochi giorni dall’inizio della 69° edizione del Festival di Sanremo, Diego Conti svela la canzone che avrebbe scelto di presentare sul palco dell’Ariston.

Lo scorso dicembre Diego aveva infatti partecipato alle finali di Sanremo Giovani presentando il brano 3 gradi, contenuto nell’EP Evoluzione: ora è la volta di Per l’ultima volta, l’inedito pensato per il palco dell’Ariston. Un brano introspettivo che, come spiega, “nasce per l’ineluttabile necessità di raccontare l’ultima volta che è anche l’ultimo bacio, l’ultimo appuntamento, due persone che si guardano negli occhi per salutarsi, per amarsi in una maniera nuova e diversa”.

Una presa di coscienza, dolce e nostalgica, di un momento, di una decisione inevitabile: l’ultima fermata di una storia al capolinea e un amore che continua a viaggiare su un binario diverso, quello del passato. Diego canta interrogativi non per cercare risposta, ma per ripercorrere l’istante “zero” che è al tempo stesso una fine e un nuovo inizio, una partenza e non il traguardo. Tra le parole, tra i ricordi, “quello che rimane è solo un’illusione”.

Come già tutti i brani dell’EP, anche il nuovo inedito è stato prodotto da Mark Twayne.

La festa di Cosmo a bordo del Cosmotram


In attesa del live del 2 febbraio al Mediolanum Forum di Assago, nella serata di domenica 27 gennaio Cosmo ha portato la sua musica per le strade di Milano a bordo del Cosmotram, un tram dell’ATM che per l’occasione si è trasformato in un esclusivo dancefloor itinerante per i fortunati fan che sono riusciti a prendere parte all’evento.

Alla festa ha preso parte anche anche M¥SS KETA, che avrà il compito di aprire la serata di Assago.
Il live si preannuncia come uno show completamente rinnovato nell’estetica e nella scaletta, ricco di sorprese, contenuti inediti per un flusso musicale non-stop che comincerà dalle 18.00 e finirà a mezzanotte.

Sul palco insieme a Cosmo anche Foresta (Fabio Fabio) SPLENDORE e Enea Pascal di Ivreatronic, il collettivo di DJ e producer fondato dallo stesso Cosmo che nel corso dell’ultimo anno è emerso con prepotenza nella scena clubbing diventando anche etichetta discografica dal respiro internazionale.