“Flores No Mar”, torna il pop esotico e psichedelico di Populous


“Per la religione afrobrasiliana del Candomblé, Lemanja è la madre di tutti gli Orisha, regina del mare e protettrice di tutte le donne, si invoca il suo aiuto promettendole alcune delle sue cose preferite: fiori, profumi, vino e altre bellissime cose femminili. Quando ci si innamora della persona sbagliata chiediamo a Lemanja di essere liberati dal desiderio. Emmanuelle offre alla dea i suoi fiori preferiti, ballando in un mare sconfinato, nel buio della notte”.

Esotismo, psichedelia e un omaggio agli afro samba di Vinicius de Moraes convivono in Flores No Mar, il brano che segna il ritorno sulle scene internazionali di Andrea Mangia, aka Populous, deejay, autore di colonne sonore, sound designer per il web, musei e sfilate di moda.

A tre anni da Azulejos, il producer sfodera il primo estratto dal nuovo album W, in uscita il 22 maggio per La Tempesta International (in Italia) e per Wonderwheel Recordings (nel resto del mondo). Il brano è stato pubblicato in anteprima il 1 aprile dal magazine americano The Fader e vede la collaborazione di Emmanuelle, performer brasiliana, cresciuta a Miami e di base a Milano.

SONIKKU annuncia il nuovo album tra estetica queer e manifesti da dancefloor


SONIKKU
annuncia l’uscita del loro nuovo LP Joyful Death, in uscita il 17 aprile tramite Bella Union. Oggi l’artista rivela il video del primo singolo dell’album Remember to Forget Me, uno spettacolo di lacrime sulla pista da ballo co-scritto con l’amico e collega artista Douglas Dare, e con la voce di Chester Lockhart.

Remember to Forget Me è la canzone più personale del disco”, spiega l’artista. “Douglas mi ha aiutato a scriverlo trattando la sessione di scrittura come una sessione di terapia. Ho mostrato la canzone a Chester e l’abbiamo registrata a Los Angeles con l’aiuto di HANA. La canzone è dedicata chi viene colpito da una leggera pazzia quando è innamorato. Il ritornello è un ossimoro che ricorda a qualcuno che dovrebbe dimenticarti – che di per sé è completamente narcisistico e qualcosa che solo qualcuno sull’orlo del crepacuore direbbe”.

Il video, realizzato con il collettivo di queer dance londinese Pierre & Baby, esplora i problemi all’interno della comunità queer, l’ipercessualizzazione del fisico maschile, la dipendenza, gli effetti che la tecnologia ha sul nostro benessere mentale e il gioco di potere della dipendenza e intimità nei rapporti.

“Adoro le canzoni che ti fanno venire voglia di piangere e ballare allo stesso tempo”, afferma SONIKKU.
Quel senso di liberazione e liberazione senza limiti guida il suo nuovo album, Joyful Death. Un ibrido fluido di vibrante italo-house e synth-pop liquido: un album che segna l’emergere di SONIKKU. “Questo album sembra una trasformazione nel senso che sto creando la musica che ho sempre desiderato fare. Un disco pop pienamente realizzato e coerente che mette in mostra la mia arte come cantautore e produttore”.

“Visivamente, il mio concetto è una mutata interpretazione futuristica dell’estetica degli anni ’80. Mi è venuta questa idea quando ho visto un’immagine di Alien che falsificava un’iconica posa di Grace Jones. Questo tema è presente nella mia copertina dell’album: appaio come un body builder vestito di lattice con muscoli anatomicamente esagerati. Riprenderò questa estetica nel video di Sweat, che mostrerà LIZ mutare in una pulsante macchia di sudore mentre esegue la canzone in un distopico stabilimento balneare ispirato a Blade Runner. ”

Questa la tracklist:
1. Let The Light In (feat. Douglas Dare)
2. WKND (feat LIZ)
3. Don’t Wanna dance With You (feat Aisha Zoe)
4. Sweat (feat LIZ)
5. X Hopeless Romantic (Feat Little Boots)
6. Remember To Forget Me (feat Chester Lockhart)
7. Joyful Death (feat Tyler Mather Oyer)
8. Remember 2 Forget Me (Piano Version) (feat Douglas Dare)

Il controllo totale della sua arte SONIKKU la mostra fin dall’inizio in Let the Light In, in cui le influenze della disco e dei Pet Shop Boys si fondono sotto la voce di Douglas Dare. Il ritmo accelera in WKND, un brano al punto di convergenza tra Madonna, Daft Punk e Indeep con il featuring del losangelino LIZ. L’intento indipendente di SONIKKU è fermamente affermato nel film ispirato al freestyle Don’t Wanna dance With You, a cui partecipa Aisha Zoe.
LIZ ritorna in Sweat, un vero e proprio manifesto di devozione al dancefloor. In X Hopeless Romantic si fanno invece sentire le influenza malinconiche di Robyn.
I sintetizzatori segnalano un cambiamento di ritmo nella linea quasi elettro-darkwave di Remember to Forget Me. Il performer Tyler Matthew Oyer prende la voce per la title-track ispirata alla italo-disco, un manifesto dell’album che trova ispirazione nel concetto di “corpo senza organi” espresso negli anni ’80 dal filosofo francese Gilles Deleuze, e dall’anime The End of Evangelion.
Chiude l’album una ripresa dolorosamente spogliata di Remember to Forget Me.

Dopo essersi trasferito da Derby a Londra all’età di 18 anni, Tony Donson – vero nome di SONIKKU – ha fatto esperienza come stagista in MTV, Dazed & Confused, SHOWstudio, per poi dedicarsi all’attività di DJ tra Londra, Tokyo, Parigi e Berlino. Sebbene continui a fare regolarmente DJ al LGBTQ di Adonis del Tottenham, ha in mente ambizioni extra: “Adoro il DJ ma non vedo l’ora di sviluppare uno spettacolo dal vivo”.

“Non ho mai avuto alcuna formazione musicale, non so nemmeno leggere la musica, ma ho iniziato a produrre sul mio laptop quando avevo 14 anni, ricreando i suoni usati da Madonna. Voglio essere in grado di mostrare ai bambini che non provengono da un ricco background o che non possono permettersi lezioni di musica che è comunque possibile seguire la musica”.

“Carillon”, il folgorante incontro di Nahaze e Achille Lauro


Nathalie Hazel Intelligente, in arte Nahaze.
Un forse non ancora conosciuto ai più, ma che promette già molto bene. Ne è un’evidente testimonianza Carillon, che vede la giovane artista inglese collaborare con Achille Lauro.
Il suo nome d’arte nasce dalla fusione del nome di battesimo con quello della nonna materna Hazel: cresciuta in una famiglia amante della musica, ha avuto la possibilità di vivere la sua passione, fino a decidere di intraprendere la carriera di cantante e autrice.
La perfetta conoscenza di inglese e italiano le permette di scrivere brani che miscelano perfettamente le due lingue, in una fusione che musicalmente sembra renderla una lingua sola. A questo si aggiunge la voglia e la capacità di uscire dagli schemi dei generi all’insegna della contaminazione.

Prodotto da Boss Doms, Carillon e masterizzato a Las Vegas da Luca Pretolesi, il brano è stato pubblicato da Elektra Records/Warner Music, storica etichetta americana che ha scelto Nahaze come prima firma per la prima pubblicazione nel nostro paese.

Immersi in scenari astratti e simbolici, nel videoclip troviamo un dialogo costante con Nahaze, Achille Lauro e Boss Doms, unici attori all’interno del film che ruota intorno alla ricerca della luce.

“Ho pianto in discoteca”, le lacrime stroboscopiche di Sem & Stènn e CRLN


Cosa succederebbe se Sem&Stènn incontrassero CRLN sotto le luci stroboscopiche di un dancefloor in una serata di lacrime?
Per farsene un’idea basta ascoltare Ho pianto in discoteca, il brano nato dalla collaborazione tra lo scintilloso duo elettropop e la cantautrice marchigiana.
Un punto d’incontro trascinante e passionale per i tre artisti che hanno in comune anche l’aver subito episodi di discriminazione durante due delle loro esibizioni nel 2018: CRLN all’Indiegeno Fest (ME) prima del live di Gemitaiz, Sem&Stènn al Wired Next Fest di Milano.

Se vi siete mai ritrovati a versare lacrime sulla pista da ballo, sappiate che non siete stati gli unici…

Achille Lauro senza sosta: dopo il rock di “1969”, arriva la dance di “1990”

Vulcanico Achille Lauro!
Dopo la fortunata partecipazione a Sanremo e a neanche 6 mesi dall’uscita di 1969, l’artista romano è già ponto a inaugurare una nuova era discografica.
Con la consueta strategia del messaggio diretto rivolto alla stampa, Lauro ha annunciato l’uscita in radio del nuovo singolo, Delinquente, ma soprattutto ha anticipato i suoi prossimi progetti: dopo il samba-trap di Pour l’amour e il rock di 1969, la prossima svolta del rapper e cantautore sembra che sarà… la dance!
Il nuovo album ha già un titolo, 1990, un tributo al decennio glorioso della italo-dance, ma anche l’anno di nascita di Lauro.

“Ciao,
sono felice di scrivervi di nuovo. Continuo a ringraziarvi per quello che è stato fatto per me quest’anno, è così incredibile che, anche se dovesse interrompersi, comunque vi sarei debitore per sempre.
Sono successe tante cose. 1969 è stato un disco apprezzato da tantissime persone, comprese voi. Da oggi è in radio Delinquente, un brano punk / rock and roll a cui personalmente sono molto legato perché lo considero parte fondamentale dell’anima dell’album. Poi il tour, che parte ‪il 3 ottobre da Firenze e arriva a Roma (per due date), Milano, Bologna, Venaria Reale e Napoli. Con me ci saranno anche degli amici, dei colleghi e ovviamente sempre Boss Doms. E poi un grande onore, aprire il Premio Tenco ‪il 17 ottobre.
Ma tutto questo lo avete visto sui miei social, lo sapete già.
Vi scrivo per dirvi una cosa nuova.
Avrei potuto continuare su questa strada e ricalcare all’infinito lo stesso sound. Ma la mia mente va altrove.
Quello che ci imprigiona in qualcosa ci fa scomparire.
Il tempo è un’illusione.
Il senso d’amore, il senso del nulla.
Questa piccola poesia ci accomuna.
A volte ho paura di accorgermi un giorno di aver sbagliato, di aver perso del tempo che non tornerà, di aver trascurato le cose importanti per vivere una vita che non esiste.
Mi sto fidando di voi.
Siete i primi a cui svelo che sto fondendo tutto in un unico insieme.
Non esiste più nulla per me, i generi musicali sono solo gabbiette per topi.
Pop, punk, rock, grunge, musica contemporanea.
Sono un’unica cosa.
Sto tornando con un’anima intima, malinconica, che è parte della vita.
Sto prendendo i ricordi di quando ero bambino, che sono la parte migliore di noi, quella che forse tutti nascondono.
Quel dolce rimpianto che ci lega profondamente.
Sono nato nel ‘90.
Ricordo che da bambino, e poi da adolescente, la musica che ascoltavo creava emozioni talmente forti da diventare oggi un ricordo a tratti malinconico.
Erano gli anni delle boy band, la musica dance anni ‘90 dominava i dancefloor di tutto il mondo, con quel suo sound inconfondibile e quel suo spirito libero ed euforico, emblema di una giovinezza spensierata. Erano gli anni in cui sono comparsi i ‪Daft Punk, Corona, gli ‪Eiffel 65 e Gigi D’Agostino solo per citarne alcuni. Alla fine del 2017, dopo aver scritto Rolls Royce e quasi l’intero album 1969, i ricordi d’infanzia e della mia adolescenza mi hanno portato alla mente le sonorità anni ‘90 e la musica dance. È così che a gennaio 2018 abbiamo buttato giù il primo brano ispirato a ‪La Bouche.
Da lì il passo è stato breve e abbiamo iniziato a scrivere la musica che ascolterete nel futuro disco, chiaramente rivista a mio modo ed in chiave estremamente intima e autoriale.
Cosa vi sto svelando?
1990 sta arrivando.
Il prossimo passo mi vedrà volare negli U.S.A. per completare questo lavoro che mi auguro possa piacervi tanto quanto Rolls Royce.
Intanto un’anteprima del nuovo mood ve la svelerò durante questo tour. Spero ci sarete e che mi accompagnerete anche in questa nuova prova.
Spero di non deludervi.

Achille Lauro”

Rock, dance e luci blu. I Joe D. Palma e il nuovo singolo “112”

“Il tentativo è quello di creare una sorta di dancefloor di classe, tutto suonato, con un’anima profonda ma comunque pur sempre dalla percezione immediata ed ironica”.
L’intento dei Joe D. Palma è chiaro. Pop, rock e dance mescolati per accompagnare storie di tutti i giorni, come quella di 112, il nuovo singolo, racconto un po’ stropicciato di un ritorno a casa dopo una serata di sigarette, Campari e la sensazione che in fondo non va poi così male…. peccato solo per la paura di quelle luci blu…..

I Joe D. Palma nascono nel 2016, dopo alcuni mesi di attività live nel padovano registrano il loro primo EP Generazione Brucaliffo a inizio 2017, per poi legarsi a Libellula Press in estate. Nello stesso periodo inizia la collaborazione con La Clinica Dischi con cui lavorano al Generazione Brucaliffo Tour, che li porterà a suonare in varie città d’Italia ottenendo l’apertura ai concerti di Frah Quintale, Coma Cose, Galeffi, Pop X, Colombre, Management del Dolore Post-Operatorio, Giorgieness.

Dall’Estate 2018 entrano in studio per registrare il loro primo disco Tutto OK sotto la produzione artistica di La Clinica Dischi. Il primo singolo ad anticipare il nuovo lavoro è VHS, pubblicato il 5 aprile, seguito da Pop Corn.

Rispetto all’EP d’esordio, Tutto OK presenta arrangiamenti più strutturati e maturi.

Se Steve Aoki incontra i Backstreet Boys…


Steve Aoki
è uno a cui piace stupire e sorprendere, e che non deve avere troppa paura di uscire dai binari e accettare nuove sfide.
Non si spiegherebbe altrimenti la scelta di realizzare Let It Be Me, il nuovo singolo che lo vede collaborare in veste di produttore con un’istituzione del pop come i Backstreet Boys.
Il risultato è un brano pop-dance con qualche influenza tropica house, ma perfettamente nelle corde della storica boyband americana.

“Lavorare con questi ragazzi è stato così facile. Collaborare con un gruppo che ascolto da quando ero ragazzino è stato un momento memorabile per me. Questa canzone ha un bellissimo messaggio: l’amore vince sempre, alla fine. Sono davvero orgoglioso”, afferma Steve Aoki.

“Abbiamo avuto l’opportunità di trascorrere un po’ di tempo con Steve a casa sua, conoscendoci davvero e la canzone si è sviluppata in modo naturale da lì. Crediamo che tutti possano immedesimarsi nel messaggio che sta dietro al pezzo: si tratta di affrontare tutte le sfide che la vita comporta per stare con la persona che ami”, dichiarano i Backstreet Boys.

Non è una musica per giovani. Quattro chiacchiere con… Davide Ferrario


Probabilmente più di una volta avete sentito suonare la sua chitarra e magari nella playlist delle vostre canzoni preferite ce n’è più di una a cui ha fornito il suo contributo, anche se il suo nome potrebbe non suonarvi familiare: per molti Davide Ferrario è infatti una presenza “invisibile”, anche se il suo portfolio è di quelli che ti fanno sgranare gli occhi e cadere la mascella.
Originario di Monselice, nella provincia padovana, ma trasferitosi presto a Milano per avvicinarsi al grande giro della musica, negli anni Ferrario ha messo la sua arte al servizio di grandi nomi come Franco Battiato, Max Pezzali, Gianna Nannini.
Del 2011 è il primo album pubblicato a suo nome, F, un episodio destinato a restare a lungo isolato per lasciare spazio alle numerose collaborazioni con i colleghi. Fino a quando, otto anni dopo, gli torna la voglia di mettere la faccia e la firma su un nuovo lavoro, questa volta in veste di producer.
Ad aprile 2019 esce così Lullabies, un EP di due tracce inedite e due remix pubblicato per l’etichetta americana Manjumasi, che porta Ferrario, abituato a frequentare soprattutto i territori della canzone d’autore e del pop, tra i beat della deep house.

Dal primo album, F, sono passati otto anni, e adesso scegli di ripresentarti con un progetto piuttosto distante da dalla musica che sei abituato a fare. Perché?

Ho sempre ascoltato questa musica, l’elettronica è parte integrante del mio background. Dopo il primo album non avevo più voglia di scrivere, o, meglio, non avevo più voglia di fare musica “cantata”: non mi sentivo ispirato e dopo l’uscita dell’album non c’era stata la risposta che mi aspettavo, non era successo nulla. E poi, superati i 35 anni, non mi sembrava il caso di rimettermi a giocare a fare il cantautore. Avevo anche pensato di non fare più niente di mio e per un certo periodo ci sono riuscito con un certo successo (ride, ndr). L’anno scorso a settembre mi è capitato di avere un periodo libero e mi sono messo a giocare con i suoni in studio: da lì sono venute fuori queste prime due tracce, ma non avrei mai pensato che potessero suscitare l’interesse d qualcuno che volesse pubblicarle. Conoscevo già la Manjumasi di San Francisco e molte delle cose che ascoltavo erano prodotte da loro, così semplicemente ho inviato una mail proponendo le due tracce, e hanno accettato di pubblicarle.

Davvero pensi che 35 anni siano tanti per fare il cantautore? Mi sembra che in Italia sia ancora abbastanza radicata l’idea del cantautore come una persona impegnata e possibilmente molto più in là con gli anni…
Può essere, ma al di là dell’idea che può avere il pubblico quello che intendevo dire è che iniziare a fare il cantautore a 35 anni è tardi, e io ne ho compiuti 38. Poi per fare il cantautore devi avere delle cose da dire, e non è detto che io le abbia, o almeno non sono raccontabili e preferisco tenermele per me (ride di nuovo, ndr). Per il grande pubblico sono un emergente, il primo album ha avuto vita brevissima e non è diventato popolare e chi mi segue mi conosce perché suono con il suo cantante preferito. Senza contare che la nuova scena cantautorale non mi rappresenta, se mi presentassi come cantautore sarei molto diverso da quello che si ascolta oggi e mi troverei fuori dal coro a fare qualcosa che verrebbe percepito come datato. Con la house è diverso: mi sento più a mio agio, è un prodotto di nicchia e mi rivedo nella figura del producer chiuso nella sua stanzetta a comporre con i suoni.

Visto che ti sei trovato in entrambe le vesti, quale pensi che sia quindi la sostanziale differenza tra un musicista e un producer di musica elettronica?
I producer, soprattutto quelli medio-piccoli, non ragionano per album, ma per singole tracce: ti trovi a comporre nel tuo studio e dopo vari tentativi ti esce qualcosa di carino, che può funzionare, e decidi di pubblicarlo per poi continuare a fare le tue cose. Ma non sono canzoni, sono espressioni sonore di qualcosa che ti arriva al momento. Sono altre logiche rispetto a quelle con cui lavora un cantante o un musicista. Un producer fa molti più tentativi a vuoto prima di pubblicare qualcosa che abbia successo, per un musicista è diverso, anche se la storia è piena di casi di grandi artisti che hanno fatto brutti album.

Quindi queste due tracce sono l’inizio di un progetto più ampio?
Ho già scritto altro e sicuramente usciranno nuove tracce. Nei live propongo già altre cose, anche perché non potrei far girare un intero live solo su due tracce…

In cosa si differenzia il processo di composizione di un brano suonato e cantato rispetto a una traccia house o elettronica?
Una canzone parte da una semplice composizione alla chitarra o al pianoforte: metti giù le note, poi ci sarà qualcuno, o tu stesso, che farà l’arrangiamento, qualcuno che si occuperà del missaggio, qualcuno che si occuperà del master e così via, ma se il punto di partenza è buono la canzone sta in piedi anche con poco. L’elettronica invece si basa per la gran parte su suoni, la parte compositiva è meno importante di quella sonora. Pensa a uno come Skryllex: se gli togli il suono non resta quasi nulla. Il tempo che un cantautore impiega a cercare la rima o la parola giusta, un producer lo impiega a girare le manopole fisiche o digitali dei suoi strumenti per cercare esattamente il suono che ha in testa. Ed è questa la forma mentis in cui mi trovo in questo momento, ho in mente delle atmosfere e delle sensazioni da ricreare.

La scelta dei titoli delle tracce è quindi legata al tipo di sensazione che vuoi comunicare?
No, quelli sono i nomi con cui archivio i file, ma non hanno niente a che fare con la musica. Jewel Ice l’ho scelto perché in quel periodo stavo lavorando a qualcosa che aveva a che fare con il ghiaccio e quel nome mi era sembrato evocativo, ma per me quella traccia vuole richiamare i ricordi, il sole pomeridiano che filtra dalle finestre al pomeriggio, qualcosa che è quasi all’opposto del ghiaccio. Model invece l’ho salvato così perché era il template del programma che avevo utilizzato per realizzarla e con cui volevo realizzare tutto il progetto: era il modello.

Anche il titolo dell’EP l’hai scelto così?
No, per quello c’è una ragione: richiama la sensazione di morbidezza e di calore delle tracce, il suono del pianoforte.

Quali sono le influenze a cui ti sei ispirato per queste due tracce?
Sono tante, soprattutto in Jewel Ice sono confluite idee diverse. Se si ascolta bene, forse c’è anche un mezzo plagio di Pyramid Song dei Radiohead, ma ci sta, fa parte del gioco. Se qualcosa mi piace non mi faccio problemi a utilizzarlo. Più in generale, nell’ultimo periodo ho ascoltato molto Jon Hopkins, musica ambient, colonne sonore, Nils Frahm, Hans Zimmer, che mi piace molto. Non mi sono invece mai avvicinato molto alla techno perché ho sempre bisogno di avere un’armonia alla base, che nella techno manca.

Continuerai a portare comunque avanti anche l’attività da musicista?
Certo, perché dovrei lasciarla? L’elettronica è un divertimento, ma non so cosa ne sarà fra due anni di questa esperienza.

Dopo tutte le esperienze che hai fatto nella musica c’è ancora un sogno irrealizzato?
Il sogno della vita è dedicarmi alle colonne sonore. Un producer olandese, Junkie XL, ha detto che la figata di fare colonne sonore è che puoi andare avanti finché vuoi, non devi apparire e essere bello per forza, puoi farlo anche a 90 anni. Anche perché prima o poi arriverà un ragazzo di 20 anni più bravo che prenderà il mio posto alla chitarra, non posso andare avanti ancora per tanto!

Concludo con una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di “ribellione”?
Darti delle definizioni universali è difficile, rischio di dire qualche sciocchezza, per cui faccio prima a spiegarti cosa è stata la ribellione per me: la mia famiglia non mi ha mai supportato nell’intenzione di fare il musicista, anzi mi ha anche ostacolato, anche se i miei genitori direbbero di no se glielo chiedessi, ma devo perdonarli. Credo che questo abbia generato in me una sensazione di rivalsa e una forza che mi ha fatto andare avanti anche nei momenti più difficili. Per fortuna la ribellione esiste!

E come avrebbero voluto vederti in famiglia?
Ho studiato Informatica all’Università, il mio futuro era già abbastanza scritto.

Shire Music Festival: si aggiungono Spag Heddy, Oddprophet, Zonderling, Slvr e Big Fish


Si aggiungono nuovi nomi al programma della quinta edizione di Shire Music Festival, il “One Day Festival” che si terrà il prossimo 14 settembre a Crema (CR).
Una line–up sempre più ricca che tra gli headliners ha già nomi del calibro di Da Tweekaz, Brohug, Tedua e molti altri, agli artisti già annunciati si aggiungono Spag Heddy, Oddprophet, Zonderling, Slvr e Big Fish.

Shire Music Festival è la prima manifestazione, nel suo genere, ad essere realizzata a Crema e provincia classificandosi come il Festival «One Day» di musica elettronica e non solo più grande della Lombardia, nonchè uno tra i più belli in termini di esperienza del Nord d’Italia nella formula del “One day” Festival in grado di attirare migliaia di spettatori.

La nuova edizione si prospetta davvero in grande stile. Due grandi palchi per oltre 12 ore di musica non stop, dalle primissime ore del pomeriggio e fino alla mezzanotte. Il mainstage sarà interamente dedicato alla musica EDM, dance ed elettronica con dj nazionali e internazionali.
Il secondo stage sarà invece dedicato alla musica hip-hop. Ad alternarsi ci saranno Tedua, Jake La Furia, Tormento e Big Fish. Questo palco si presenterà in una veste completamente rinnovata rispetto allo scorso anno e avrà le dimensioni quasi del Mainstage.

I biglietti per l’edizione 2019 dello Shire Music Festival sono disponibili online sul sito dell’evento.
Fino al 14 agosto sarà possibile acquistare il biglietto Early Ticket a 20€, l’ingresso sarà poi disponibile in prevendita a 22€ fino al 13 settembre. Il giorno dell’evento sarà comunque possibile accedere ai concerti previsti in cartellone dallo Shire al costo di 25€.
La Comfort Vip Zone con delle aree rialzate fronte palco, bagni e accesso al festival riservati, sarà invece disponibile a 35€.
Da quest’anno sarà inoltre disponibile la “Shire Full Experience” che permetterà di far vivere la vera esperienza da Festival, consentendo agli ospiti di dormire in un hotel sito direttamente nella location del Festival con parcheggio privato, colazione e Wi-fi gratuito.

Jova Beach Party: due nuove uscite discografiche prima che inizi la festa


Il Jova Beach Party sarà accompagnato da due nuove uscite discografiche che si affiancano all’EP già pubblicato lo scorso 7 giugno: il 5 luglio, a un giorno dal debutto di Lignano Sabbiadoro, sarà disponibile Jova Beach (After) Party – Volume 1, l’esclusiva raccolta con 18 brani degli incredibili ospiti delle varie tappe, provenienti da tutto il mondo. E dal 6 luglio in esclusiva in tutte le spiagge dei Party, sarà disponibile Jova Beach Party Limited Edition.

Un’esplosione di generi, di energie, di culture: in Jova Beach (After) Party – Volume 1 affiorano racconti di mondi lontani e atmosfere festaiole.
Sono 18 i brani della ricchissima tracklist, selezionati da Lorenzo: c’è il sound tra ritmi colombiani e melodie cine-music dei Cacao Mental, l’universo rockrumba e funk futurista di Baloji. Ci sono i pionieri della cumbia e della chicha Los Wembler’s De Iquitos, gli arrangiamenti inaspettati tra mambo, cumbia, indie rock, mariachi e ranchera di Orkesta Mendoza, l’afrobeat leggendario degli Antibalas, il mix di elettronica, musica mandinga del West Africa e blues del Sahra di Afrotronix. E anche il sound deep soul in cui risuona l’anima dell’Africa di J.P.Bimeni & The Black Belts, le sonorità rock con marcato ritmo tradizionale di Jupiter & Okwess, la grande voce dell’Africa contemporanea Fatoumata Diawara. Non possono mancare il blues-rock-tribale di Bombino, “il Jimi Hendrix del deserto”, l’inconfondibile beat Acid Tropical degli Acido Pantera, il reggae italiano del giovane Forelock e degli iconici Mellow Mood, il paradiso musicale africano dei Gato Preto. E ancora il sound mediterraneo di Enzo Avitabile, le influenze musicali e vocali della Napoli degli anni Settanta e Ottanta dei Nu Guinea, il Patriarca del ritmo afrobeat Tony Allen e il sound di Sonoristan/ Riccardo Onori, storico chitarrista di Lorenzo fin dai primissimi anni 2000.

Tracklist:
1. BALOJI – L’HIVER INDIEN
2. JOVANOTTI FEAT. CACAO MENTAL – FIESTA
3. LOS WEMBLER’S DE IQUITOS – LAMENTO SELVATICO
4. ORKESTA MENDOZA – CUMBIA VOLCADORA
5. ANTIBALAS – CHE CHE COLE MAKOSSA
6. AFROTRONIX – OyO
7. J.P.BIMENI & THE BLACK BELTS – HONESTY IS A LUXURY
8. JUPITER & OKWESS – MUSONSU
9. FATOUMATA DIAWARA – NTERINI
10. BOMBINO – IMUHAR
11. ACIDO PANTERA – TREMENDA COLETA
12. FORELOCK – ROOTS AND CULTURE
13. MELLOW MOOD – SHE’S SO NICE
14. GATO PRETO – DIAD
15. ENZO AVITABILE – ABBALL CU ME
16. NU GUINEA – NUOVA NAPOLI
17. TONY ALLEN – SECRET AGENT
18. SONORISTAN – SEA NO STREET

Dal 6 luglio, inoltre, in esclusiva per ciascuna tappa del Jova Beach Party, sarà disponibile Jova Beach Party Limited Edition, una versione speciale di Jova Beach Party EP.
Nella nuova versione, l’EP contiene due remix inediti di Nuova Era, realizzati dal duo di producer “con le mani in su e la testa fra le nuvole” Merk & Kremont e dal dj e producer Albert Marzinotto, uno dei talenti italiani più convincenti del clubbing attuale, apprezzatissimo protagonista del Jova Beach Opening Track, il carro allegorico nato come omaggio spontaneo dei Maestri del Carnevale di Viareggio che, nel corso delle sfilate, ha trascinato migliaia di ragazzi facendoli letteralmente impazzire.