1969, Achille Lauro trasforma Milano in un raduno hippie


Achille Lauro
è capace di tutto, anche di riportare Milano indietro nel tempo, fino al mitico 1969.
La città è infatti il set del video che ha dato il titolo all’ultimo album dell’artista romano: diretta da Mattia Di Tella, la clip vede protagonista il ballerino Marcello Sacchetta, che si aggira per le strade milanesi griffato da capo a piedi in pieno stile Sixty, fino ad arrivare a un megaraduno hippie a cui prendono parte anche Achille e l’immancabile Boss Doms. Parte del video è stata infatti girata durante il flower party che si è tenuto il 24 giugno al Bar Bianco, dove sono arrivati centinaia di fan che hanno trasportato Parco Sempione indietro nel tempo, agli anni ’60 e ’70.

A ottobre Achille Lauro arriverà nei club con il Rolls Royce Tour. Queste le date confermate:
3 ottobre al Tuscany Hall di Firenze
4 ottobre all’Atlantico Live di Roma
7 ottobre al Fabrique di Milano
10 ottobre al PalaEstragon di Bologna
11 ottobre al Teatro Concordia di Venaria Reale (TO)
13 ottobre alla Casa della Musica di Napoli

Nell’attesa del tour, quest’estate Achille Lauro si esibirà in alcuni festival italiani: 18 luglio al Festival delle Invasioni di Cosenza, 25 luglio all’Udine Vola di Udine; 27 luglio al Gruvillage Festival di Grugliasco (TO); 10 agosto all’Arena di Rimini a Rimini; 15 agosto al Festival Anime Note di Noci (BA); 17 agosto al Castello Pasquini di Castiglioncello (LI); 21 agosto a La Versiliana di Marina di Pietrasanta (LU); 6 settembre al Wake Up Festival di Mondovì (CN).

I biglietti per tutte le date del tour, prodotto da Friends & Partners, sono disponibili in prevendita su www.ticketone.it e nei punti vendita abituali. Per info www.friendsandpartners.it.

E Ligabue è sempre lui. Cronaca e immagini da San Siro


San Siro è vuoto o San Siro è pieno?

Parafrasando il titolo di uno dei suoi vecchi brani, questa era forse la domanda che in molti si sono fatti ieri prima di arrivare allo stadio Meazza per la tappa milanese dello Start tour di Ligabue: dopotutto, nei giorni scorsi le voci di stadi “mezzi vuoti” – e sto citando – si sono rincorse a rimbalzo sul web con tanto di testimonianze fotografiche degli stadi di Bari a Firenze, tanto che il diretto interessato si è sentito in dovere di ammettere che sì, i numeri non sono esattamente quelli delle previsioni. Fatto sta che, per rispondere alla domanda iniziale, San Siro era pieno, decisamente pieno, dal prato alle tribune. Forse non proprio fino all’ultimo seggiolino, ma pieno, col oltre 56 mila presenti.
Su quelle che sono poi le ragioni del mancato obiettivo di questo tour – e si parla solo in termini di pubblico – io non lo so onestamente dire e ognuno dice la sua: “Ligabue è un artista che rischia e si rinnova”, “No, Ligabue è sempre uguale a se stesso”, e come sempre tutto è vero e tutto è discutibile. Sicuramente, chi di dovere farà le sue dovute riflessioni e calibrerà le mosse future.
Veniamo però al dunque. Il live a Milano coincideva per Luciano con una ricorrenza importante, visto che esattamente 22 anni fa, cioè il 28 giugno 1997, Ligabue metteva piede per la prima volta sul palco di San Siro: “Di quella sera non ricordo molto, ero troppo giovane e avevo troppe cose in testa, ma mi hanno detto che San Siro è stato ribaltato. Stasera tocca a voi fare il bis”, ha detto Luciano al suo pubblico, in uno dei pochi interventi con cui spezza la successione delle canzoni. E il suo pubblico ha risposto in boato, come ha fatto per l’intera serata.
L’impianto dello Start Tour è di quelli imponenti, da numeri uno insomma, con megaschermi da svariati metri quadri di ampiezza e due passerelle e un livello di decibel che non ha scherza, ma anche se Luciano non ha mai avuto l’atteggiamento borioso della star, lì sopra sembra trovarsi a proprio agio: compare in scena con il passo calmo che lo contraddistingue e attacca subito Polvere di stelle. Da lì procede filato con una scaletta che in quasi una trentina di brani condensa una carriera che l’anno prossimo taglierà il traguardo del trentesimo anniversario: i pezzi forti ci sono tutti, da Si viene e si va a Balliamo sul mondo, Bambolina e barracuda, ovviamente Certe notti, Tra palco e realtà, Urlando contro il cieloNon è tempo per noi diventa anche l’occasione per lanciare dagli schermi un messaggio sui rischi dei danni che l’uomo sta provocando al pianeta. Due i medley: il primo raggruppa pezzi acustici con chitarra e voce e comprende anche la doverosa Una vita da mediano, il secondo pezzi da “club rock”, decisamente più pestati. Buona la quota di pezzi dell’ultimo album, tra cui spiccano la già citata Polvere di stelle, la “antemica” Ancora noiLuci d’America, nata già per essere intonata a gran voce dalla folla dello stadio, Mai dire mai e Certe donne brillano.

Parafrasando un’altra canzone, si può dire che sul palco Ligabue “fa il suo dovere”, e lo fa bene: da (quasi) trent’anni a questa parte, chi lo conosce sa che il Liga è uno di quelli che non usano effetti speciali da spettacolone pop, non introduce cambi d’abito, non spettacolarizza lo show oltre il necessario. Anche su un palco dalle dimensioni mastodontiche illuminato a giorno, il centro della scena resta lui con la sua band e le sue canzoni. D’altronde il rock&roll questo chiede, nulla di più, e così è stato anche stavolta. Una formula essenziale e collaudata, che sembra funzionare ancora, nonostante la prima volta sia stata più di 20 anni fa.
Sono passati anni, sono passati dischi, sono passati tanti concerti in ogni tipo di location immaginabile, dai club agli aeroporti, ma Ligabue è sempre lui. Sempre lì, “sulla sua strada”.
E penso che basti.

La gallery della serata è visibile a questo link.
Foto di Luca Marenda.

Caveleon, nella caverna delle meraviglie


Il mito della caverna è una delle più celebri pagine dell’opera di Platone. Racconta in sintesi questo: alcuni uomini vengono tenuti prigionieri all’interno di una caverna, all’interno della quale vedono proiettarsi sui muri, deformate, le immagini del mondo esterno. Non avendo altro termine di confronto, scambiano quelle proiezioni falsate per la realtà, fino a quando uno di loro riesce a fuggire e a uscire, scoprendo al di fuori un mondo completamente diverso da quello immaginato.
Immaginiamo ora di capovolgere il racconto platonico e di entrare noi stessi all’interno di una particolare caverna per scoprire un mondo nuovo. E’ più o meno quello che succede ascoltando le cinque tracce di Caveleon, omonimo EP di debutto di un progetto nato nel gennaio 2018 dall’incontro fra il polistrumentista e cantautore Leo Einaudi, figlio di Ludovico, la cantautrice Giulia Vallisari, il musicista elettronico Federico Cerati e il batterista Agostino Ghetti. 

Cosa c’entri in tutto questo la caverna, lo spiega proprio Leo Einaudi: “Le canzoni che compongono l’EP sono nate nel nostro piccolo studio in un seminterrato a Milano, lo abbiamo chiamato ‘The Cave’. E’ stato come aprire una grande porta e ritrovarsi in un luogo familiare ma allo stesso tempo inesplorato, in cui tutto ti sorprende e prende una nuova forma in modo molto naturale. Veniamo tutti da background musicali molto diversi. Questo ci ha permesso di avere grande libertà nella scrittura, amiamo i dettagli e i contrasti e ci piace pensare che grazie a questo Caveleon sia un progetto in continua evoluzione, che si arricchisce giorno dopo giorno delle influenze che ciascuno di noi porta con sé”.

Ed è così che negli anfratti silenziosi e appartati della loro caverna, i Caveleon hanno lavorato per mettere insieme il blues, il folk, l’indie pop, facendo ricorso anche all’elettronica, condensando poi il tutto in cinque brani nati da una totale libertà dagli schemi e dagli stili, in cui avanguardia, sperimentazione e tradizione si confondono tra loro.

Adesso che i Caveleon hanno socchiuso la porta della loro caverna, sta a noi fare il passo per entrarci e ascoltare come suona il loro mondo.

 

 

“è proprio una cattiveria”: malinconia e trap nel nuovo EP di testacoda


è proprio una cattiveria
è il titolo del secondo EP di testacoda, seguito alla pubblicazione dell’esordio di Morire va di moda lo scorso 25 gennaio.

Testi malinconici, cupi, vicino a un mood quasi emo, talvolta espliciti, si accompagnano a un’estetica sonora decisamente più colorata, fatta di elettronica e trap. Se l’immaginario evocato è composto principalmente di spiriti, tagli, assenze e paure, il tappeto sonoro è caratterizzato da ritmiche e suoni che creano un’atmosfera inaspettatamente più accogliente rispetto a quello che ci si aspetterebbe, invitando l’ascoltatore a farsi più vicino creando immediatamente empatia.

“Non riesco a capacitarmi del tuo modo di gestire le cose.
Voglio dire, non pensavo fossi capace di questo, forse l’amore mi ha reso cieco o forse l’amore non c’è nemmeno mai stato.
Adesso non lamentarti che ci ho uccisi, perché se fai la stronza ti devi aspettare delle cattiverie e questa è la più grande di tutte.
Ho fatto un’EP… sì, ne ho fatto un altro, e mi sono pure tagliato i capelli sai?
Non è male, gli altri dicono che spacca sul serio questo, piacerebbe anche a te ne sono sicuro.
Parla di amore, parla di me e parla di noi.
Va beh, io vado che ho finito le parole, spero tu stia bene e risponda presto, ciao!”

Lorenzo, in arte testacoda, è un cantautore classe 1994 originario di Como e di base a Milano.

Mietta si è “persa” in una canzone a Milano…


“… e il mio profumo lo sento diverso,
ma forse non è il mio, forse non sono io…”

Una notte brava di musica nel cuore di una Milano un po’ “perversa”: “Una canzone stralunata, grintosa e passionale, l’ho sentita da subito mia, è arrivata al momento giusto con una ‘nuova’ Daniela, che ha voglia di rimettersi in gioco. Un brano che ricorda come, a volte, per ritrovarsi bisogna perdersi”.

Milano è dove mi sono persa , in uscita digitale il 28 giugno, è il brano che segna il ritorno discografico di Mietta.

Il videoclip, girato da Mauro Russo nel Salento, è la storia surreale di Daniela (Mietta), che si ritrova imbucata in una festa, con la musica che prende il posto dei pensieri, fino al risveglio, il giorno dopo, senza niente in testa tranne una canzone….

Giungla d’amore: al Milano Pride anche il carro di Cosmo e Ivreatronic


Si chiama Giungla D’Amore ed è il carro di Ivreatronic, il collettivo di DJ, cantanti pop, produttori intellettuali, poeti e party addicts fondato da Cosmo, Splendore, Enea Pascal e Foresta, che sfilerà alla parata di Milano Pride, sabato 29 giugno 2019.

“Ivreatronic parteciperà attivamente al Pride di Milano. Il nostro intervento non sarà uno show, ma una presenza viva e partecipata all’interno di tutta la durata della manifestazione. Parteciperemo con un nostro carro, Giungla d’amore, una carovana potente, libera e felice, un entusiasta contributo musicale a cui prenderà parte anche il collettivo romano di Tropicantesimo” commentano gli artisti coinvolti.

Il carro di Ivreatronic proporrà esibizioni di vari ospiti che si alterneranno per comporre la colonna sonora del Pride di Milano: una straordinaria festa di libertà e amore resa possibile dal lavoro congiunto di istituzioni pubbliche, associazioni e realtà commerciali oltre che, naturalmente, dalla partecipazione di migliaia di persone.

Per scoprire di più: www.redbull.com

A Milano aprono le musicROOMS: 600 mq tra suono e innovazione. Inaugurazione il 20 giugno


Milano ha un nuovo propulsore per la produzione musicale: le musicROOMS, ulteriore tassello nel progetto di riconversione industriale di BASE, in via Bergognone 34, il più importante acceleratore per le industrie culturali a Milano.

Alla base delle musicROOMS c’è l’idea di aggregare un mix di competenze e un insieme di imprese musicali selezionate per essere complementari tra loro, in modo da dar forma a un ecosistema produttivo integrato. Sullo sfondo, il resto del progetto BASE insieme a Cariplo Factory assicurano le connessioni con altri settori limitrofi della produzione culturale e delle arti industriali: arti grafiche e tipografiche, design industriale, IT e tecnologie digitali, visual and communication design, arti tessili e fashion design, industria audiovisiva, fotografia, ecc.


Con i loro 600 mq, tra spazi aperti e sale chiuse, le musicROOMS sono dotate al proprio interno di un’iconica Capsula, attrezzata con avanguardistico sistema di diffusione sonora immersiva e per riprese a 360°, pronta ad ospitare live di dimensioni raccolte, showcase, anteprime.
Le musicROOMS sono un progetto di Music Innovation Hub, think tank e società di produzione musicale di orizzonti internazionali, realtà non-profit frutto della collaborazione fra tre soggetti: OXA (la società che gestisce BASE), Fondazione Social Venture Giordano dell’Amore, key investor di Music Innovation Hub, e Music Management Club SRL, con il supporto di Cariplo Factory, Fondazione Milano, Musicraiser e Fondazione Cariplo.

“Per l’industria musicale siamo all’inizio dell’era post digitale. Dopo due decenni di declino, la musica ha ricominciato a crescere, in una forma totalmente diversa rispetto al passato, con nuovi player, nuove tecnologie, nuove formule. Le musicROOMS sono qui per accogliere tutti i soggetti che vogliono esplorare con noi strade non battute” dichiara Dino Lupelli, Direttore Generale di Music Innovation Hub.

Giovanni Fosti, Presidente di Fondazione Cariplo afferma: “La musica costituisce uno straordinario strumento educativo e comunicativo, per la sua naturale capacità di generare innovazione,connessioni e talenti, indirizzandoli verso pubblici ampi ed eterogenei. Per questo motivo, Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, braccio strategico e operativo di Fondazione Cariplo nell’ambito degli investimenti a impatto sociale, ambientale e culturale, ha sostenuto sia la nascita di Music Innovation Hub sia lo sviluppo delle attività di BASE Milano che lo ospita, investendo nella loro capacità di generare intenzionalmente impatto sociale e culturale, in linea con l’approccio “impact investing” di Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore”.

Per l’inaugurazione delle musicROOMS, il 20 giugno è in programma l’Housewarming Day a ingresso gratuito su registrazione (www.pogoproductions.it/).
Una giornata non-stop di visioni, sperimentazioni, concerti e djset, in un percorso a tappe tra gli spazi industriali di BASE Milano dalle 4 del pomeriggio fino all’alba: le porte delle musicROOMS si apriranno alla città per scoprire i nuovi spazi e le diverse attività che MIH sta portando avanti in questi mesi.

Progettate dallo studio architettonico Geza, le musicROOMS sono composte da quattro principali aree funzionali:
– Project House, un’area di lavoro con circa 40 postazioni – assegnate a freelance e neo-imprese ad alto potenziale di innovazione con lo scopo di dar vita a nuovi progetti, stimolare la creatività e favorire la contaminazione tra i residenti, con annessa una piccola biblioteca. Cucina e area pranzo in comune con altri residenti della comunità di BASE Milano
– La Capsula: elemento iconico delle musicROOMS: un box con parte delle pareti trasparenti, attrezzato per riprese e streaming a 360° con 60 mq di auditorium e suono immersivo 3D di ultima generazione per showcase, audizioni, sessioni di ascolto e di registrazione, eventi ad inviti, workshop, fruibili in streaming. La struttura è stata progettata in collaborazione con B-beng che ha disegnato e prodotto La Capsula applicando il sistema costruttivo modulare BOXY, mentre la tecnologia audio 3D è di Intorno Labs, che ha concepito e realizzato ad-hoc il sistema immersivo. Lo sviluppo del modello tecnologico è a cura di Cariplo Factory
– greenROOM: uno spazio più raccolto per momenti informali di backstage, mini live, workshop, talk, chiacchiere, ma anche per riprese e shooting fotografici. Letteralmente sala verde, la green room rimanda ai teatri shakespeariani, area adibita a zona relax pre e post spettacolo, dove gli attori erano soliti ritrovarsi prima e dopo lo spettacolo in una sala piena di piante la cui umidità si pensava favorisse la voce degli attori
– The Office: la sede degli uffici di Music Innovation Hub e dei suoi programmi, dove tutto lo staff potrà essere sempre in contatto diretto e sviluppare più sinergie possibili con i residenti della project house.

29 volte in 29 anni: Vasco racconta la sua prima volta a San Siro


Era il 1990 quando Vasco Rossi ha suonato per la prima volta allo stadio Meazza di Milano.
Da allora sono passati 29 anni e fra poche settimane il “komandante” tornerà sul palco di San Siro per 6 appuntamenti live del VASCONONSTOP LIVE 2019, portando così a quota 29 anche le sue esibizioni allo stadio milanese.

Subito dopo sarà la volta della Fiera di Cagliari, dove Vasco è atteso il 18 e 19 giugno.

La cronistoria di Vasco a San Siro:
10 luglio 1990 – Fronte del Palco

7 luglio 1995 – Rock sotto l’assedio
8 luglio 1995 – Rock sotto l’assedio

15 giugno 1996 – Nessun Pericolo per Te Tour

4 luglio 2003 – Vasco @ San Siro
5 luglio 2003 – Vasco @ San Siro
8 luglio 2003 – Vasco @ San Siro

12 giugno 2004 – Buoni o Cattivi Tour ‘04
13 giugno 2004 – Buoni o Cattivi tour ‘04

21 giugno 2007 – Vasco Live 2007
22 giugno 2007 – Vasco Live  2007

6 giugno 2008 – Vasco ‘08 Live in Concert
7 giugno 2008 – Vasco ‘08 Live in Concert

16 giugno 2011 – Vasco Live Kom ‘011
17 giugno 2011 – Vasco Live Kom ‘011
21 giugno 2011 – Vasco Live Kom ‘011
22 giugno 2011 – Vasco Live Kom ‘011

4 luglio 2014 – Vasco Live Kom ‘014
5 luglio 2014 – Vasco Live Kom ‘014
9 luglio 2014 – Vasco Live Kom ‘014
10 luglio 2014 – Vasco Live Kom ‘014

17 giugno 2015 – Live Kom ‘015
18 giugno 2015 – Live Kom ‘015

1 giugno 2019 – VASCONONSTOP LIVE 2019
2 giugno 2019 – VASCONONSTOP LIVE 2019
6 giugno 2019 – VASCONONSTOP LIVE 2019
7 giugno 2019 – VASCONONSTOP LIVE 2019
11 giugno 2019- VASCONONSTOP LIVE 2019
12 giugno 2019 – VASCONONSTOP LIVE 2019

Romina Falconi tinge di biondo Milano


Non era la prima volta che Romina Falconi si esibiva a Milano – e in passato ha avuto occasione di farlo anche in una location importante come quella dell’Alcatraz – ma il concerto del 16 maggio all’Apollo Club di via Borsi sembra aver segnato per la cantautrice romana un traguardo importante.
Un concerto arrivato dopo le tappe di Roma e Bologna, ma soprattutto dopo l’uscita del secondo disco, Biondologia: un concept-album sulle emozioni pubblicato a marzo, che ha messo ancora più in luce il talento di un’artista che fino ad alcuni anni fa il pop nostrano non aveva ancora conosciuto.
Quello all’Apollo è stato un live che senza troppi giri di parole si può definire un trionfo, con una calorosa partecipazione di pubblico a dimostrare una fiducia che Romina è riuscita a conquistarsi nel tempo, passo dopo passo, traguardo dopo traguardo, portando avanti un progetto discografico che pur muovendosi nel solco del pop più patinato si è sempre appoggiato sul circuito indipendente. Una scelta e una coerenza che finalmente sembrano portare risultati tangibili.

In un’ora e mezza di live, stretta in un corsetto nero e incorniciata da una chioma più platinata che mai, la Falconi ha messo sul palco tutta se stessa, proprio come si è sempre presentata nelle sue canzoni: si è mangiata la scena muovendosi con il passo esperto della diva, ha mostrato una femminilità sfacciata e passionale, ha rivelato le ferite e le cicatrici umane che ognuno di noi si porta dentro e tra un brano e l’altro ha dispensato le sue celebri e ficcanti pillole di filosofia verace: “Per me la dignità è come la sobrietà: non mi avranno mai!”; o ancora “Charlotte Brontë diceva che tra la dignità e la felicità preferiva essere felice. Io tra la dignità e la felicità preferisco bucare le ruote”, con buona pace del politically correct. Perché chi conosce Romina sa che dove c’è lei non possono esserci buonismi, retorica da cioccolatini e luoghi comuni.
Ironia tagliente, cinismo, rabbia, forse anche qualche “filo d’odio”, e poi dolore, fragilità dell’anima e nuda emozione, tutto questo ha preso vita durante la serata: bastava la citazione di un solo verso e la sala sapeva già quale sarebbe stato il prossimo brano, tra quelli più recenti ma anche tra quelli del passato, come Il mio prossimo amore – ormai diventato un vero manifesto “falconiano” – e Circe. Il pubblico è complice, solidale, e quella che si vede è una sincera dimostrazione di affetto reciproco tra un’artista che ha saputo trovare un linguaggio nuovo e personale per raccontare la vita e un pubblico che trova finalmente in Romina qualcuno in grado di dare voce anche ai pensieri più inconfessabili senza moralismi o censure e con la leggerezza dello “psico-pop”.

Questo è un concerto di Romina Falconi. Questa è una sana manifestazione di biondologia.

Marco Mengoni: flash mob nel centro di Milano in attesa dei live al Mediolanum Forum


Dopo le prime due date torinesi, l‘Atlantico tour di Marco Mengoni si sposta al Mediolanum Forum di Assago, alle porta di Milano, dove sono in programma quattro appuntamenti live il 1, 2, 4 e 5 maggio.
Ieri, alla vigilia delle tappe milanesi, Marco Mengoni ha sfilato a sorpresa per il centro della città tra Piazza Cordusio e Piazza Diaz accompagnato dalla Banda D’Affori.