“Esco nuda”, l’etereo ritorno di Cecilia Quadrenni


Esco nuda è un brano che rimanda ad un universo onirico, un sogno ricorrente dove la nudità rappresenta il bisogno di mostrare la propria essenza. Ho immaginato che nella confusione di una stanza, tra desideri, veli e la paura di essere fuori posto, emerga il coraggio di essere se stessi. Perché la vita è un’avventura che vale la pena affrontare senza compromessi”.

Sospeso tra un canto etereo ed elettronica, il nuovo singolo di Cecilia Quadrenni è una limpida e gentile rivendicazione del bisogno e del diritto di mostrarsi senza sovrastrutture, sfidando giudizi e sguardi del mondo esterno.

Marilyn Manson rivisita il classico folk “God’s Gonna Cut You Down”


God’s Gonna Cut You Down
è un classico del repertorio folk americano talvolta conosciuto anche con i titoli di Run On Run On for a Long Time, e con cui negli anni si sono cimentati giganti come Johnny Cash e Elvis.

Adesso è la volta di Marilyn Manson, che ne ha realizzato una personale versione dai toni dark, con un video dalle atmosfere apocalittiche girato nel deserto di Joshua Tree.

“Non riesco a respirare”, l’amore totalizzante dei Siberia

“non riesco a respirare se mi manchi tu
non riesco a respirare se mi manca questa libertà”


Dopo Ian Curtis, i Siberia rilasciano Non riesco a respirare, nuova anticipazione del terzo album Tutti amiamo senza fine in uscita il 29 novembre per Sugar in collaborazione con Maciste Dischi.

Come racconta Eugenio Sournia, voce del gruppo e autore dei brani, “Non riesco a respirare è la canzone con meno sovrastrutture nel disco, arrivata in sogno e scritta alle 5 del mattino, sgorgata dalla testa al cuore alla penna così com’è, la meno rielaborata e più auto esplicativa”.
Con la regia di Thrilatera, il video ha per protagonisti due giovani amanti insieme su un letto, in una stanza. Gli sguardi, le carezze, i baci e una scena che diventa sempre più onirica ed estetica.

Se nei due precedenti dischi della band la scrittura è stata episodica, in “TUTTI AMIAMO SENZA FINE” la scrittura è indirizzata su un tema generale: il nuovo album nasce infatti dall’esigenza di raccontare l’amore e le relazioni nelle svariate stagioni della vita e raccogliere sensazioni e ricordi che costruiscono una storia precisa ma universale. In questo disco l’amore è di ogni tipo: erotico, relazionale, sentimentale, religioso, pensato, fisico, sognato. Dunque un concept sull’amore nel senso più vasto del termine e negli aspetti più sacri e profani, ma sempre concreti e palpabili.

Il ritorno dei Siberia nel segno di “Ian Curtis”


I Siberia tornano con Ian Curtis, brano che anticipa il terzo album della band, Tutti amiamo senza fine, prodotto da Federico Nardelli e in uscita il 29 novembre per Sugar in collaborazione con Maciste Dischi.

Il brano racconta in maniera inedita la figura iconica della new wave musicale Ian Curtis: lontano dall’oscurità e dalla cupezza a cui di solito viene accostato, modello vivo e romantico nella vita di un adolescente che inizia a scoprirsi, identificarsi ed innamorarsi.

“È un brano autobiografico.” racconta Eugenio Sournia, autore e voce della band, “Ho capito che avrei voluto suonare quando ho ascoltato per la prima volta i Joy Division. Ian Curtis è una figura talmente forte che spinge a dire: voglio scrivere la mia storia. L’ho scoperto in adolescenza, nello stesso periodo delle prime cotte. Per questo ho deciso di accostare Ian Curtis alla scoperta dell’amore. La musica è uno degli elementi che, soprattutto in adolescenza, spinge a invaghirsi dell’altro, perché esiste una concreta inscindibilità tra musica ed esperienza amorosa, che va naturalmente a influire nella vita di ciascuno, sulle scelte amorose e sulle prime infatuazioni”.

I Siberia sono: Eugenio Sournia (voce), Cristiano Sbolci Tortoli (basso), Luca Pascual Mele (batteria) e Matteo D’Angelo (chitarra). I Siberia nascono a Livorno e prendono il nome dall’immaginario evocato da Educazione siberiana di Nicolai Lilin.

Siamo tutti un po’ “Arturo Gatti”. Tra modern jazz, urban e post-rock, il nuovo singolo di THINKABOUTIT


“Ogni giorno ci sono ostacoli, difficoltà che dobbiamo superare e spesso ci sentiamo in difetto con noi stessi quando stiamo giù, quando ci sfoghiamo, quando piangiamo.Questo brano è il nostro modo per esorcizzare le difficoltà di tutti giorni, ripetendoci che nonostante tutto, si deve andare avanti, con la guardia alzata e la mente lucida. Arturo ci ricorda che dobbiamo sempre combattere, anche fuori dal ring, anche quando non ce lo aspettiamo. Riuscire ad andare avanti, spesso, non è facile ma se si riesce a trovare il giusto equilibrio si può fare tutto”.

Arturo Gatti è stato un pugile italo-americano entrato nella leggenda della box, famoso per essere un’atleta che sul ring, anche a fronte di pesanti infortuni, non si è mai tirato indietro. Dopo una carriera ricca di titoli, nel 1992 si è suicidato impiccandosi con una sua cintura: un uomo spregiudicato contro il pericolo, forte, agguerrito, che poteva morire sul ring per mano di altri, si toglie la vita in silenzio, lontano da tutti.

Arturo Gatti rappresenta la dicotomia della vita del pugile in bilico tra la sensazione di poter combattere contro tutti e tutto, di avere il controllo della vita stessa e l’insicurezza interiore, la fragilità della mente.
Con un sound unico e personale THINKABOUTIT riesce a creare una commistione di urban, modern jazz e post-rock.

Il collettivo THINKABOUTIT nasce a Bari nel 2013 manifestando dall’inizio un forte interesse nei confronti della musica black e del modern jazz.
Nel 2014 producono e pubblicano il loro primo EP, Sulle Grate, affrontando un percorso di promozione regionale e nazionale da indipendenti. Nel 2016 pubblicano per l’etichetta discografica Playbrown Group il loro primo disco dal titolo In Secondo Piano. A gennaio 2018 il collettivo inizia un nuovo periodo di ricerca e di sviluppo artistico che lo porterà a comporre il lavoro discografico Marea in lingua inglese, in uscita per TotallyImported/Artist First nell’ottobre 2019.

“Mi sbaglio da un po’”, la svolta in italiano di Wrongonyou


Un ritorno che ha la forma del cambiamento, non fosse altro che per la lingua, che per la prima volta è l’italiano.

Wrongonyou torna sulle scene con Mi sbaglio da un po‘, prima anticipazione del nuovo album in uscita a ottobre.
Il titolo del brano è un gioco di parole che prende ispirazione dal nome d’arte di Marco Zitelli (vero nome di Wrongonyou): la canzone è stata scritta a quattro mani insieme a Zibba e prodotta da Katoo, ed è una liberatoria dichiarazione d’amore.

“A volte mettere da parte l’ego può solo che aiutare sia in una relazione ma anche nell’individualità di ciascuno: mettersi in discussione può solo che essere una svolta! All’interno del brano c’è uno special fatto con un coro gospel che in verità sono semplicemente io che ho sovrainciso 28 volte la mia voce e che dice “a volte è facile, a volte è difficile, ma io ancora credo in noi” . Mi sbaglio da un po’ è la prima canzone che ho scritto per questo disco ed è anche l’unica canzone che ho traslato dall’inglese all’italiano. Proprio per questo, ho voluto che fosse la prima ad inaugurare questo nuovo percorso!”.

Come ha lui stesso affermato, la scelta di scrivere e cantare in italiano è stata dettata al cantautore dalla voglia di togliere ogni filtro al racconto delle sue storie.

40 anni fa usciva “Splendido splendente”. E Rettore inventava l’hashtag perfetto


“L’ha scritto anche il giornale / io ci credo ciecamente”, cantava Rettore.
Io invece, quando l’ho realizzato, ho avuto un attimo di incredulità: Splendido splendente compie 40 anni!
QUARANTA!
A sentirlo gliene daresti al massimo una trentina, proprio a voler stare larghi, ma 40 proprio no. Eppure era il 1979 quando è stato pubblicato, contenuto in Brivido divino, terzo album in studio di Rettore (mi raccomando, solo Rettore!) e primo capitolo della trilogia che nei due anni successivi sarebbe stata composta da Magnifico delirio e Estasi clamorosa.

Scritto dall’accoppiata vincente Rettore-Rego e arrangiato da Pinuccio Pirazzoli (e con Tullio De Piscopo alle percussioni, si noti bene!), il pezzo era all’avanguardia già all’epoca della pubblicazione, un po’ per le sonorità tra funk, disco e rock, e un po’ per la tematica, quella della chirurgia estetica, trattata con quel misto di ironia e spregiudicatezza che ha accompagnato Rettore in tutta la carriera.
E poi c’era quel titolo, così splendidamente iconico, capace di abbagliare anche solo leggendolo. Se ci pensiamo, era praticamente un hashtag perfetto ante litteram, #SPLENDIDOSPLENDENTE, tutto in capslock, come avrebbe fatto MYSS KETA. Solo che MYSS KETA forse non era neanche nata, e neppure Twitter.
Insieme a Kobra, Donatella e Lamette, Splendido splendente sarebbe diventato negli anni uno dei singoli più famosi dell’artista veneta, oltre a segnare un’epoca di musica e di costume, con un successo che avrebbe incontrato anche le generazioni successive.

Non è un caso che ancora negli ultimi anni ne siano state realizzate nuove versioni dance: ora, in occasione del 40esimo anniversario, il singolo torna in una nuova veste con alcuni remix ufficiali realizzati da Relight Orchestra, duo formato da Robert Eno, storico dj della Riviera Adriatica e da Mark Lanzetta, violinista elettronico esibitosi in festival del calibro di Miami WMC e Tomorrowland.
I brani sono stati realizzati in collaborazione con Sergio Cerruti, Joe Vinyle & Sandro Tommasi e Didascalis feat. Andy G.

Era il 1979, ma sembra l’altroieri. Ma per splendere non è mai troppo tardi.

Rock, dance e luci blu. I Joe D. Palma e il nuovo singolo “112”

“Il tentativo è quello di creare una sorta di dancefloor di classe, tutto suonato, con un’anima profonda ma comunque pur sempre dalla percezione immediata ed ironica”.
L’intento dei Joe D. Palma è chiaro. Pop, rock e dance mescolati per accompagnare storie di tutti i giorni, come quella di 112, il nuovo singolo, racconto un po’ stropicciato di un ritorno a casa dopo una serata di sigarette, Campari e la sensazione che in fondo non va poi così male…. peccato solo per la paura di quelle luci blu…..

I Joe D. Palma nascono nel 2016, dopo alcuni mesi di attività live nel padovano registrano il loro primo EP Generazione Brucaliffo a inizio 2017, per poi legarsi a Libellula Press in estate. Nello stesso periodo inizia la collaborazione con La Clinica Dischi con cui lavorano al Generazione Brucaliffo Tour, che li porterà a suonare in varie città d’Italia ottenendo l’apertura ai concerti di Frah Quintale, Coma Cose, Galeffi, Pop X, Colombre, Management del Dolore Post-Operatorio, Giorgieness.

Dall’Estate 2018 entrano in studio per registrare il loro primo disco Tutto OK sotto la produzione artistica di La Clinica Dischi. Il primo singolo ad anticipare il nuovo lavoro è VHS, pubblicato il 5 aprile, seguito da Pop Corn.

Rispetto all’EP d’esordio, Tutto OK presenta arrangiamenti più strutturati e maturi.

La “Droga” di Andrea Nardinocchi


Andrea Nardinocchi
è una presenza discreta sulla scena musicale. Lo è sempre stato, fin dall’inizio, fin da quando cantava che voleva “un posto per sé”, con tanta, tantissima voglia di farsi ascoltare.

E’ passato qualche anno, di cose cose ne sono successe tante, forse non tutte buone, ma lui per fortuna a lui la voglia di fare musica e di farsi ascoltare non è mai passata.
Droga è il suo nuovo singolo.

E’ un brano prodotta dal duo Mamakass, ed è una canzone d’amore e di assuefazione, che con immagini e ricordi di vita racconta la dipendenza buona che una persona e un sentimento possono dare.

“Probabilmente l’80% di tutti i pezzi che ho scritto parlano di Lei. Nella maggior parte dei casi questi pezzi, pur essendo canzoni d’amore, non riescono ad essere particolarmente solari. In tutto questo Droga sicuramente non è un’eccezione. Anche perché, in parte, cerca di spiegare il motivo di questa consuetudine con una semplice metafora. L’unica eccezione, ma la più importante, è che non mi fa prendere male – anzi, mi fa un po’ sorridere.”

Ancora una volta, ben tornato.

“Dreamland”: i Pet Shop Boys tornano con Years & Years. Produce ancora Stuart Price


Tornano i Pet Shop Boys , e questa volta non sono soli.
Dreamland, nuovo singolo del duo britannico, è infatti una collaborazione con Years & Years.
Il brano è stato scritto a Londra da Chris Lowe e Neil Tennant con Olly Alexander, che duetta con Neil, ed è stato prodotto da Stuart Price agli Hansa Studios di Berlino e al The Record Plant di Los Angeles.
Si tratta del primo assaggio di musica dei Pet Shop Boys dall’EP Agenda, pubblicato a febbraio, ed è la prima traccia ad essere tratta dal loro imminente nuovo album in studio, in uscita a gennaio 2020, terza parte di una trilogia prodotta da Stuart Price che iniziò con Electric nel 2013, e proseguì con Super nel 2016

Il duo ha annunciato sette spettacoli nel Regno Unito per aprire il loro Dreamworld: The Greatest Hits Live – tra maggio e giugno 2020. Partendo il 28 maggio alla O2 di Londra, il tour vedrà i PSB esibirsi nelle arene del paese, arrivando il 6 giugno alla SSE Hydro di Glasgow.