L’amore è anche… “scivolare via”. Parola di Maurizio Chi


“In amore siamo recidivi e bisogna capire quando è il momento di Scivolare via da una relazione tossica e cercare di vedere nella possibilità del cambiamento la propria felicità. Io scrivo che è la paura che ci rende grandi e lo penso davvero, l’ho sperimentato in prima persona. Questo lockdown credo abbia accentuato i difetti di molte coppie che spesso con la scusa della vita frenetica del nostro tempo hanno trascurato le loro fragilità. Spero abbiamo imparato tutti da questo momento drammatico ad osservarci e la mia canzone esorta il coraggio per uscire da finte zone comfort . La vita andrebbe vissuta con serenità e naturalezza sopratutto nella coppia”.
Parola di Maurizio Chi.

Dopo la pubblicazione durante il lockdown dei singoli Niente di più e Da grandi, il cantautore attualmente di base a Sydney lancia il suo singolo per l’estate italiana su tutti gli store digitali.

Il video del nuovo brano è stato realizzato con la collaborazione di Marco Laudani, coreografo di danza contemporanea, che con la sua supervisione ha coordinato 14 giovani ballerini. Il concept del video mostra la libertà creativa e di movimento dei giovani danzatori che attraverso l’utilizzo di una lampadina lanciano un messaggio affinché il settore delle arti non si spenga: “Ho proposto la mia idea semplice durante la quarantena a Marco Laudani amico e talentoso coreografo essendo stato per tanti anni io stesso un preparatore atletico per danzatori che adesso lavorano in tante compagnie importanti in tutto il mondo, volevo dare loro un compito da svolgere per tenere la loro mente attiva e la loro creatività viva. Marco ha colto subito il mio input e da bravo coreografo ha coordinato e sviluppato l’idea insieme alle giovani promesse della danza.”

“Maledetta”, una ballad verso il futuro per il ritorno di Giorgieness

“Maledetta sono io, maledetta sei tu, maledetti siamo noi ogni volta che portiamo qualcuno al limite, senza superarlo, sapendo chiedere scusa. Maledetta è la voglia che ci incolla l’uno all’altro, anche quando non vorremmo. Maledetta è una risata fragorosa alla fine di una litigata, è tutte le volte che volevo lasciarti ma poi è tutto più bello se ci sei”.

Prodotto da Ramiro Levy (voce e chitarra della band brasiliana Selton), Marco Olivi (Ghemon, Ex Otago), e Davide Napoleone (Michele Bravi, Booda, Gaia Gozzi), Maledetta inaugura la nuova fase artistica di Giorgia D’Eraclea, meglio conosciuta come Giorgieness, anima e voce del progetto nato nel 2011.

Una ballad che esplode in un climax di sonorità intense e vibranti in cui trova dimora un testo autobiografico. A farne da base è un tessuto acustico ed elettronico, a tratti ruvido, che trasporta il “verbo al futuro” proiettato “tra presente e per sempre”.

“Era fine estate, sul tappeto dove sono cresciuta a casa di mia madre” spiega Giorgia D’Eraclea. “Non scrivevo da un mese, immagazzinavo vita, paesaggi, salsedine, sorrisi, persone, volti amici, vita. Fuori dalla veranda, il mondo al tramonto. Dentro, alcune delle persone a cui tengo di più. Ho pensato a tutte le volte che ci si delude senza farsi male, ai cambiamenti necessari, a quanto poco ci conosciamo, al falso mito della coerenza che spesso è una scusa per non saltare nel vuoto, a come la vita mi ricordi un treno sul quale qualcuno scende e qualcuno sale, ma senza fermate, anzi, solo una, si spera il più lontano possibile. Sono cambiata tanto in questo lungo silenzio, quanto mi è servito lo capisco solo ora. Ho plasmato la rabbia in determinazione, il rumore in vento leggero, distorto quanto basta. Più di tutto ho trovato la voce che ha il mio viso di oggi e l’ho usata tutta, senza paura di parlare piano”.

Maledetta il primo dei singoli che anticiperanno il terzo album di Giorgieness, in uscita il prossimo autunno per la label Sound To Be.

Nero: synthpop e filosofia di vita nel singolo “Berci su”


“Ogni giorno siamo inseguiti in un certo modo da tutto quello che accade in giro per il mondo. L’umore delle nostre giornate è contaminato dalle notizie che, oggi più di ieri, sono parte integrante dei nostri momenti, gli stessi momenti che prima erano custodi delle nostre personali riflessioni, del nostro modo di vedere il mondo, della nostra vita all’interno di esso. Lo smartphone, con il suo accesso immediato al mondo del web, è un oggetto pregnante e che la dice lunga sulla digitalizzazione della nostra vita, tramite esso comunichiamo e accorciamo le distanze ma allo stesso modo influisce, talvolta negativamente, sulla percezione di ciò che ci circonda. Berci su, anche in modo simpatico, denuncia questo lato opprimente”.

Nero è il nome d’arte di Francesco Gambino, nato a Palermo il 26 dicembre 1984. Cresciuto a Uditore, quartiere della periferia di Palermo si avvicina alla musica per la prima volta all’età di 14 anni suonando in varie band rock. Nel 2009 decide di trasferirsi a Londra, nel quartiere jamaicano di Brixton, dove vive per dieci anni prima del suo ritorno in Sicilia, nel 2019. Nel 2018 inizia la collaborazione con Fabrizio Fortunato e Pasquale Prinzivalli in arte FrilloBass che si occupano delle produzioni e degli arrangiamenti dei brani scritti da Nero.
Il primo anno è molto difficile vista la distanza tra i tre e la necessità di portare avanti un progetto diviso tra Londra e Palermo. Tra i tre nasce una vera e profonda amicizia e un grande feeling artistico, negli anni trascorsi in studio, che li porta tra il 2019 e il 2020 ad arrangiare e registrare al Ruderec, studio di produzione musicale in provincia di Palermo di Fabrizio Fortunato, il singolo Berci Su, per il quale realizzano anche un videoclip con regia e montaggio della Nero Crew e le riprese a cura di Ilaria Lo Mauro e Laura Pintus.

“Rollercoaster”, la vita sulla giostra di The RelOUD


Si intitola Rollercoaster il nuovo singolo dei romani The ReLOUD pubblicato su OTHER SIDE RECORDS.

Il brano è il primo singolo che anticipa To The Other Side, nuovo progetto del duo di producer e dj romani già conosciuti per iremixes di artisti come Vasco Rossi, Jovanotti e Marco Mengoni e per avere attirato l’attenzione di leggende della scena djying tra cui Benny Benassi, Bob Sinclair, Fatboy Slim e Groove Armada.

Al centro del brano, cantato dalla voce graffiante dell’australiano Alex Whiteman, la figura della giostra, che nell’immaginario del duo è un’efficace metafora per rappresentare la vita, con il suo movimento costante che travolge, scombina le carte, leva il fiato e allo stesso tempo alimenta il desiderio di ripartire.
Rollercoaster per noi è stato accettarci per ciò che siamo, personalmente e musicalmente. È sicuramente un lato diverso del nostro sound ma che era dentro di noi da sempre. È stata la prima canzone a nascere e naturalmente è diventata il primo singolo.”

Il singolo è il primo tassello del nuovo lavoro discografico del duo in uscita a giugno dopo due anni di ricerche e composizioni in cui i dj e producer capitolini hanno passato al setaccio, filtrato e campionato sonorità provenienti da Sud Africa, Australia, USA e Giappone.
Il progetto nasce da una visione trasversale che mira a coinvolgere molteplici aspetti dell’arte: un global-ensamble, un’esplorazione che parte da un viaggio intorno al mondo e che unisce alla musica, visual arts, grafica, design, installazioni e un occhio molto attento alle produzioni video, che accompagneranno l’uscita di ciascun brano contenuto nell’album, raccontandone la storia.

Il video del brano, girato a Cinecittà World sotto la direzione di Federico Marchi e GROENLANDIA (casa di produzione di film come Il Primo Re, Smetto Quando Voglio e Perfetti Sconosciuti) cattura lo spettro emotivo di quattro diverse generazioni, cogliendo alcune delle sfumature di ciascun ciclo vitale che ogni essere umano affronta: dall’eccitazione priva di paura dei bambini alla scoperta dell’amore della gioventù, e ancora la necessità di sentirsi leggeri degli adulti e la placida consapevolezza della terza età.

Fabio Curto, potenza e intimità nel nuovo singolo “La tua parte migliore”

“Ci sono giorni in cui un raggio di sole sembra non riuscire a farsi breccia tra le nuvole. Ma ci sono anche giorni in cui i mali diventano pesci che schizzano fuori dall’acqua al tramonto. È una certezza quella secondo cui la bellezza in tutte le sue forme, malinconia inclusa, deve guidarci sempre… come lei che se n’è accorta ed è venuta a parlarti, poi ti ha soffiato sul cuore e ti ha fatto capire dov’era la tua parte migliore.”

Due anni dopo l’album Rive, volume 1, Fabio Curto ritorna con La tua parte migliore, brano con cui prosegue il sodalizio con l’etichetta Fonoprint.

Il “dark blues” con cui l’artista si è fatto conoscere al grande pubblico lo porta ora a mescolare influenze cantautorali con un approccio intimo, ma carico di pathos. 
Attraverso un flusso di immagini essenziali, il brano manifesta una potente celebrazione della vita, alla ricerca della parte migliore di ognuno, nascosta ma pronta a germogliare con tutta la propria energia.

 

Davidof: una ballad tra pop e malinconia per cantare l’amore per Milano


Chitarra acustica, tastiere, batteria e delicate sonorità elettroniche, per Davidof l’amore per Milano si trasforma in una luminosa e malinconica ballad indie pop.

Milano è come un giorno di pioggia
Milano è il tuo sguardo che parla
Ti amo a Milano Milano
Milano ha un profumo da donna
Milano è nuda sotto la gonna
Ti amo a Milano Milano Milano

Milano è la città dell’amore per questa coppia. Lì si sono corteggiati, amati, consumati e lasciati. Milano è il ricordo di lei, un giorno di pioggia, una canzone nella metro, un bar in Corso Como. I ricordi fanno male come il suo sguardo dal finestrino di un tram”.

“Le stelle non brillano solo in cielo”: le “radio girls” rivivono nel nuovo singolo di Ottavia Brown


A volte la musica riesce a dare voce a chi non l’ha mai avuta e a chi non sembra aver lasciato alcun segno nella storia e nel mondo.
E’ quello che è riuscita a fare l’illustratrice e songwriter Ottavia Bruno, in arte Ottavia Brown, con il suo nuovo album, Signora nessuno, in uscita il prossimo 10 aprile per UMA Records.
Un progetto sviluppato in dieci tracce tra rock, folk e atmosfere noir dedicate ad altrettante storie che riaccendono i riflettori su momenti chiave del passato che ancora illuminano il presente, anche se spesso pochi ne sanno riconoscere la luce. Ogni brano è inoltre accompagnato da un’illustrazione che ne racchiude il significato, opere della stessa artista.

Quasi un concept album, a cui fa da apripista il primo estratto Le stelle non brillano solo in cielo.
A ispirare il brano è una storia piuttosto triste avvenuta nel 1917, proprio negli anni splendenti della Belle époque: protagoniste, loro malgrado, furono un gruppo di ragazze ricordate come “radio girls”, operaie, spesso minorenni, in un’azienda statunitense produttrice di orologi, la United States Radium Corporation di Orange, nel New Jersey.
Molte di loro sono state avvelenate dalla vernice radioluminescente presente sui pennelli che inumidivano con la saliva per dipingere i quadranti orologi: l’azienda infatti le aveva infatti rassicurate sul fatto che la vernice al radio fosse del tutto innocua.
Il metallo era stato scoperto dai coniugi Curie solo pochi anni prima, nel 1898, e già Pierre Curie ne aveva intuito la pericolosità
Tuttavia, il carattere luminescente della sostanza fece sì che il radio venne utilizzato per produrre vernici, cosmetici, farmaci e addirittura per arricchire alimenti.
Nel giro di pochi anni, l’esposizione costante al metallo radioattivo causò a molte delle ragazze i primi sintomi di avvelenamento, tra cui la perdita dei denti, la disgregazione del tessuto osseo e l’insorgenza di tumori. Inoltre, fatto piuttosto inquietante, sembra che i loro copri iniziarono a brillare al buio.
Le operaie decisero quindi di citare in giudizio i datori di lavoro, segnando così un punto di svolta in tema di sicurezza sul lavoro.
E ancora oggi le ossa delle ragazze brillano.

Tra gli altri protagonisti dei brani di Signora nessuno vi sono Mary Shelley (Mary non c’è), Moby Dick (Capitano riposa) e Modigliani (Maledetto).

“Dobermann”, l’assalto dell’amore nel nuovo singolo di Leo Pari

L’amore ci rincorre come un dobermann
non puoi scappare
voltarsi per guardare indietro fa soltanto male
soltanto male
l’amore arriva dritto col BMW
non puoi frenare
il cuore è veloce
la notte è feroce
con noi
non ti fermare
mai

 

“Come si fa a capire quando si è davvero innamorati? Me lo sono chiesto mille volte, e la risposta è sempre stata la stessa: quando sei innamorato lo senti che è così, magari fai fatica a capirlo, a volte non vuoi ammetterlo, ma nel tuo intimo lo sai e non puoi negarlo. L’amore è così, come un sogno, quando arriva arriva, non decidi tu, e non gli puoi sfuggire, perché anche se provi a scappare lui ti prenderà e ti divorerà il cuore.”

Dobermann è il nuovo singolo di Leo Pari.

Le musiche del brano sono state orchestrate da Nicola Balestri in arte Ballo, da quasi 20 anni al fianco di Cesare Cremonini, e registrate con la Budapest Art Orchestra a Budapest diretta dal Maestro Francesco Berta.

“Chosen Family”, un’ode al mondo queer nella power ballad di Rina Sawayama


Il futuro del pop internazionale potrebbe avere un nuovo volto, quello di Rina Sawayama.
Nata in Giappone, Rina e la sua famiglia si sono trasferiti nel Regno Unito quando lei aveva solo cinque anni. Durante l’adolescenza ha scoperto la sua passione per la musica e la propensione allo studio. All’Università di Cambridge ha iniziato a notare le differenze culturali e il contrasto tra razze diverse. Grazie a queste esperienze, Rina ha plasmato la sua identità unendo la sua cultura al suo stile di vita occidentale, definendo il suo stile personale.
Dopo essersi fatta notare nel circuito indipendente e aver attirato l’attenzione di magazine come Vice, The New York Times e The Fader, per Rina si avvicina ora l’occasione della svolta per la grande notorietà.

Il suo ultimo singolo, Chosen Family, è una potente ballad in cui è racchiusa un’ode alla sua famiglia LGBT+.

“È un brano molto speciale per me. La famiglia che ho scelto, nel mio caso, è una famiglia queer. Spesso le persone vengono cacciate di casa o allontanate dalle loro famiglie, dai loro amici o dalle loro comunità dopo aver rivelato il loro orientamento sessuale. Questo può fare molto male, e sicuramente avere una famiglia che ci si è scelti può aiutare. Il ritornello dice ‘We don’t need to be related to relate, we don’t need to share genes or a surname’ ed è un invito per tutti quelli che si sentono diversi a trovare un’altra famiglia, una che hanno scelto e con cui poter essere se stessi e sentirsi amati. Dedico questo brano ai miei amici queer, che adesso considero la mia famiglia e penso sia fondamentale ringraziarli, li amo tantissimo e non penso che sarei ancora qui se non fosse stato per loro”.

La traccia è accompagnata anche da un video con un tutorial per insegnare ai fan a suonare il brano.

L’album d’esordio di Rina, intitolato SAWAYAMA, in uscita il 17 aprile, è uno sguardo intimo al mondo di Rina: “nell’album parlo di identità e di famiglia. Parlo anche delle difficoltà dell’imparare a conoscersi quando si convive con due culture totalmente differenti (nel mio caso quella giapponese e quella inglese), di cosa sia il senso di appartenenza quando il concetto di casa è in continua evoluzione, del cercare di capire in cosa ti rispecchi e cosa invece senti molto lontano da te e dell’apprezzarsi per ciò che si è, con i propri pregi e i difetti”.

L’album include anche i singoli STFU!, Comme Des Garçons e XS, rilasciati nei mesi scorsi.

Nata in Giappone, Rina e la sua famiglia si sono trasferiti nel Regno Unito quando lei aveva solo cinque anni. Durante l’adolescenza ha scoperto la sua passione per la musica e la propensione allo studio e si è poi iscritta all’Università di Cambridge, dove ha iniziato a notare le differenze culturali e il contrasto tra razze diverse. Grazie a queste esperienze, Rina ha plasmato la sua identità unendo la sua cultura al suo stile di vita occidentale, diventando un’artista in grado di definire il suo stile unico nel pop.

Nava: visioni digitali e contaminazioni sonore nel singolo “You”


Innovazione digitale e sonorità eclettiche tra sperimentalismo e tradizione trovano manifestazione in You, ultimo singolo dei milanesi Nava.

Un beat incessante percorre il brano come un battito cardiaco acido e distorto, mentre la voce di Nava rappresenta la nuvola di pensieri all’interno della testa di ognuno di noi.

La pubblicazione del brano è accompagnata dal video visual curato da Lorem, progetto multidisciplinare ideato dall’artista visivo italiano Francesco D’Abbraccio, in arte Lorem.
Attraverso l’uso delle reti neurali artificiali,l’artista esplora la tematica della profondità delle interazioni umane raccontata nel brano. Il set di dati che principalmente alimenta questo cervello artificiale è composto da una miscela di centinaia di immagini nude e spoglie, che agli occhi umani risultano una massa di corpi liquidi e fluidi che si fondono tra loro.