Anche da un cuore spezzato può luccicare bellezza. Parola di Mark Ronson


Mark Ronson
è uno per cui la definizione di “re Mida” non suona esagerata. Un re Mida dell’industria discografica, ovviamente, uno che, diciamo negli ultimi 10-15 anni, ha visto la propria notorietà andare sempre e soltanto in ascesa, fino a diventare uno dei produttori più blasonati della scena. Anzi, delle scene, visto che se si parla di Mark Ronson non ci si può riferire a un solo ambito. E’ (soprattutto) grazie a Mark Ronson se Amy Winehouse ha fatto in tempo a diventare l’artista che ancora oggi rimpiangiamo – e mi sto riferendo in particolare all’album Back To Black -, ed è in gran parte merito di Mark Ronson il successone riscosso sul globo terracqueo da Bruno Mars con la bomba funkettona di Uptown Funk. Ma porta la firma di Mark Ronson anche la produzione tra pop, country e folk degli ultimi due lavori di Lady Gaga, Joanne e la colonna sonora di A Star Is Born, e se Shallow è diventata Shallow beh, in buona parte dobbiamo dire grazie a lui.
Mark Ronson, ovunque Mark Ronson, dal pop al soul, al funk al country. Pare non esserci genere musicale con cui l’inglese non sia in grado di entrare in sintonia.

Ebbene, a tutto questo va aggiunto anche che il buon Mark non sia solo un super-produttore, ma che qualche volta voglia metterci la faccia e pubblichi qualche album a proprio nome (Uptown Funk era per l’appunto il singolo di punta del suo penultimo lavoro, Uptown Special). E’ il caso di Late Night Feelings, quinto album uscito a nome Ronson.
Un disco che trova la sua sintesi perfetta già nella copertina: una strobosfera a forma di cuore, spezzata e inscatolata. Luccichio e dolore, questi sono i due comuni denominatori che non abbandonano mai l’album, ma che anzi ne caratterizzano l’identità, perché a dare forma e mood a Late Night Feelings ha contribuito in maniera decisiva la fine del matrimonio con l’attrice e modella Joséphine de La Baume.
Ed ecco che dalla devastazione che solo la fine di un amore può provocare è nata una raccolta di “sad bangers”, come li ha definiti il suo creatore: 13 tracce luccicanti di pop, ma dallo spirito tutt’altro che euforico. C’è l’elettronica, ci sono i rimpasti con il country (parla chiaro a questo proposito Nothing Breaks Like A Heart), ci sono le scintillanti influenze della disco, ma di fondo c’è anche un’affascinante malinconia che non permette ai battiti di accelerare più di tanto e tiene i pezzi proprio sul limitare del dancefloor.
Non per niente si chiamano “late night feelings”, emozioni della tarda notte, quelle che si fanno sentire quando le feste sono finite, le luci si sono spente e ci si ritrova nella solitaria intimità da cui non si può sfuggire. Dentro e fuori di metafora.
Per dare voce a questi sentimenti Mark Ronson si è rivolto a un folto gruppo di nomi esclusivamente femminili, coinvolgendo personalità di primo piano come Camila Cabello, Alicia Keys e Miley Cyrus, altre semi-note come Lykke Li, altre ancora quasi per nulla conosciute al grande pubblico come King Princess, YEBBA, interprete gospel qui presente addirittura in tre brani, la rapper The Last Artful, Dodgr, Angel Olsen, Diana Gordon e Ilsey. E per ognuna ha ritagliato uno spazio su misura, definito con precisione dall’occhio esperto del consumato produttore.

Late Night Feelings scivola così sull’arrangiamento disco della titletrack, si molleggia sulla linea di basso e sui falsetti di Knock Knock Konock, si scioglie sul soul di When U Went Away, entra in un ispirato meltin’ pot di funk e urban con Truth, si abbandona alle suggestioni country portate da Nothing Breaks Like A Heart (già che ci siete date una ripassata a Jolene di Dolly Parton) e all’indie pop di True Blue. E dopo questo saliscendi di curve emozionali e declinazioni sonore del dolore, il sipario cala lentamente e dolcemente sull’album tra le note struggenti di 2 AM e tra i sottili riverberi elettronici di Spinning. Mancano giusto gli applausi e il finale sarebbe perfetto.

Quando ci raccontano che anche il dolore un giorno ci sarà utile, forse non hanno poi tutti i torti: Mark Ronson per esempio è riuscito a trarne un album come questo.
Il problema è che non siamo tutti come Mark Ronson, ma questa è un’altra storia.

Levante: “Magmamemoria” è il nuovo album


Magmamemoria è il nome che ho saputo dare alla mia nostalgia. È il ricordo che brucia. Quanto di ciò che è trascorso diviene magmamemoria che, sebbene frutto del passato, si sviluppa nel presente e trova compimento nel futuro. Magmamemoria è nel per sempre per chi ha radici e non esiste per chi riesce a tagliare ogni contatto con ieri. Ma Ieri è sempre attuale, e ogni individuo ne ha bisogno. La memoria è eterna. Sopravvive all’uomo.

Queste sono le mie parole prima che Magmamemoria nascesse. L’avevo scritto tutto, ma non l’avevo inciso. Oggi, che lo ascolto giorno e notte e non vedo l’ora che arrivi il 4 ottobre che possiate ascoltarlo anche voi, mi dico che questo disco è molto di più di quelle parole, di quell’analisi che avevo fatto.
Magmamemoria è la musica splendida che anche il dolore sa farmi sentire, le parole che non ho saputo dire, i nomi e i luoghi. Non ho risparmiato nessuno, nemmeno questa volta. Non mi risparmio mai. Ecco il tuo nome, ti chiamerai Magmamemoria”.

Levante presenta così il suo nuovo album, in uscita il prossimo 4 ottobre e già anticipato dal singolo Andrà tutto bene.

Prima della pubblicazioneLevante sarà in tour in estate in alcune arene storiche italiane, mentre il 23 novembre per la prima volta si esibirà al Forum di Assago.

Prince: su Apple Music un nuovo video per “Manic Monday”


In occasione dell’uscita di Originals, il Prince Estate, in collaborazione con Warner Records, ha rilasciato un nuovo video musicale per la registrazione originale del classico Manic Monday, rilasciato in esclusiva su Apple Music, con un filmato d’archivio mai visto prima estrapolato dalla sua leggendaria Vault, aprendo una rara finestra nel processo creativo di Prince e della sua band, The Revolution.
Il video li riprende mentre provano il loro live show energico, come anche la loro dance routine per l’iconico video When Doves Cry. La versione integrale del video è visibile qui.

 

Come uno dei più prolifici scrittori e produttori di tutti i tempi, Prince ha dominato le classifiche anche con le canzoni che ha composto e registrato per altri.
Negli anni ’80 infatti, oltre a pubblicare nove dei suoi album di più successo commerciale, Prince ha scritto e registrato una grande quantità di materiale per i suoi protetti The Time, Vanity 6, Sheila E., Apollonia 6, Jill Jones, the Family e Mazarati. In qualche occasione le registrazioni demo originali sono state utilizzare come master takes nei suoi album, con solo piccole alterazioni all’arrangiamento e una sostituzione alle tracce vocali. Altre volte gli artisti si affidavano alle demo per farsi guidare attraverso il proprio procedimento di registrazione, con il take iniziale di Prince che influenzava la versione finale della canzone. L’effetto complessivo era una completa saturazione e trasformazione del paesaggio della musica pop, con Prince sia alla guida che alla sovversione della cultura mainstream.

Molte di queste tracce, diventate hit per gli artisti che le hanno interpretate, si trovano nelle registrazioni realizzate da Prince in Originals: The Glamorous Life di Sheila E. ha raggiunto il primo posto in classifica nel 1984, mentre l’enorme successo di Manic Monday diede lo slancio al singolo e all’album dei Bangles, Different Light, trainandoli alla seconda posizione nelle classifiche pop negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Ice Cream Castle dei Time contiene Jungle Love, entrato nella classifica US top 20, e rimasto 57 settimane nella Billboard 200.
Nel 1991, Martika raggiunse il successo internazionale con Love… Thy Will Be Done, top hit 10 in Francia , Australia, Regno Unito e Stati Uniti.

Originals scosta le tende per rivelare le origini di canzoni firmate da Prince e diventate successi internazionali, in aggiunta ad incisioni più profonde come Make-Up delle Vanity 6, Baby, You’re a Trip di Jill Jones e You’re My Love di Kenny Rogers.
L’album contiene inoltre una magnifica prima versione di Nothing Compares 2 U, pubblicato nel 2018 come singolo.

Originals è disponibile in tutte le piattaforme download e streaming e fisicamente su CD, mentre il 2LP 180 grammi e l’edizione limitata Deluxe CD+ 2LP su vinile viola seguiranno il 19 luglio.

Questa la tracklist (tra parentesi è indicato il nome dell’artista per cui il brano è stato scritto e l’anno in cui Prince ha inciso la versione contenuta in Originals):
1. Sex Shooter (Apollonia 6 – 1983)
2. Jungle Love (The Time – 1983)
3. Manic Monday (The Bangles – 1984)
4. Noon Rendezvous (Sheila E. – 1984)
5. Make-Up (Vanity 6 – 1981)
6. 100 MPH (Mazarati – 1984)
7. You’re My Love (Kenny Rogers – 1982)
8. Holly Rock (Sheila E. – 1985)
9. Baby, You’re a Trip (Jill Jones – 1982)
10. The Glamorous Life (Sheila E. – 1983)
11. Gigolos Get Lonely Too (The Time – 1982)
12. Love… Thy Will Be Done (Martika – 1991)
13. Dear Michaelangelo (Sheila E. – 1985)
14. Wouldn’t You Love to Love Me? (Taja Sevelle – 1981)
15. Nothing Compares 2 U (The Family – 1984)

Dai Kasabian a The S.L.P.: il 30 agosto l’esordio solista di Serge Pizzorno


The S.L.P
., ovvero il moniker dietro il quale si nasconde la mente dei Kasabian, Serge Pizzorno, annuncia ufficialmente l’uscita del suo primo, omonimo album da solista, prevista per il 30 agosto per Columbia Records.

Dopo la pubblicazione del singolo Favourites con la rapper Little Simz, è ora disponibile in digitale anche Nobody Else.
La nuova canzone parte come una ballad al piano per diventare una potente hit house che riassume bene lo spirito d’esplorazione di Pizzorno verso nuovi generi. Parlando del pezzo, Serge ha raccontato: “Ho iniziato persino a imparare gli accordi jazz, è così importante riscoprire l’innocenza di sperimentare, quando una piccola parte di te si chiede: ma posso farcela ancora?”.

Registrato e prodotto da Serge nel suo studio di Leicester l’album The S.L.P. è composto da 11 tracce che spaziano fdalla house all’hip-hop ai molti momenti melodici, e ancora al funk psychedelico e alla new-wave.
Da segnalare anche la collaborazione con il rapper inglese slowthai per Meanwhile… At The Welcome Break, l’euforica Trance e il funk di The Wu e di Youngest Gary.

Sul nuovo album, Pizzorno ha dichiarato: “Guardando avanti, penso di voler collaborare sempre di più con altri artisti e di voler proprio aprire la mente e gli orizzonti. The S.L.P. è il progetto dove voglio sentirmi libero. La mia vita nella band e i miei ragazzi continuano ad essere importanti per me ma sento che esiste anche qualcosa altro e non voglio più metterlo in secondo piano”.

Questa la tracklist:
1. Meanwhile… In Genova
2. Lockdown
3. ((trance))
4. The Wu
5. Soldiers 00018
6. Meanwhile… At The Welcome Break (featuring slowthai)
7. Nobody Else
8. Favourites (featuring Little Simz)
9. Kvng Fv
10. Youngest Gary
11. Meanwhile… In the Silent Nowhere

Emis Killa: fuori “Supereroe – Bat Edition”. Live da luglio


Anticipata dal singolo Tijuana, è fuori in fisico e digitale Supereroe – Bat Edition, riedizione dell’ultimo lavoro di Emis Killa pubblicato lo scorso ottobre.

L’album si presenta in una veste arricchita da quattro nuove tracce, Tijuana, La mia malattia, brano con oltre 4 milioni di stream su Spotify, e gli inediti Batman (feat. Nayt e prodotta da Big Fish) e Montecarlo (feat. Geolier e prodotta da Dat Boi Dee).

Questa la tracklist:
1. Open Water
2. Fuoco e Benzina
3. Cocaina (feat. Capo Plaza)
4. Donald Trump
5. Rollercoaster
6. Senza Cuore & Senza Nome (feat. Carl Brave)
7. Claro (feat. Vegas Jones & Gemitaiz)
8. Quella Foto di Noi Due
9. Adios (feat. Gue Pequeno)
10. Supereroe
11. Dope 2 (feat. 6ix9ine & PashaPG)
12. Come Fossimo Cowboy
13. Mille Strade
14. Tijuana
15. Batman feat. Nayt
16. Montecarlo feat. Geolier
17. La Mia Malattia

Dopo un lungo instore tour che vedrà Emis Killa impegnato fino alla fine di giugno in tutta Italia per firmare le copie dell’album, il rapper milanese ha in programma alcune date estive tra luglio e settembre con live e dj-set:
12 luglio – Forte dei Marmi (LU) @ La Capannina di Franceschi
13 luglio – Boario Terme (BS) @ Parco Termale
16 agosto – Red Valley Festival @ Rocce Rosse
19 agosto – Benetutti (SS)
8 settembre – Sesto San Giovanni (MI) @ Carroponte

Zoda, l'”ufo” del rap atterrato a Milano


La città che gli ha dato i natali 23 anni fa è stata Roma, ma quella che gli ha aperto la strada della musica è stata Milano, fino a permettergli di dare alle stampe il suo primo album, UFO, in uscita il 21 giugno per Sony.
La storia di Daniele Sodano – Zoda per il pubblico – parte sul web, in particolare su Youtube, dove con i suoi video il ragazzo inizia a raccogliere una comunità sempre più numerosa di seguaci a cui racconta i tormenti della sua generazione, fino a quando decide di cambiare strada e di rivolgersi alla musica: “Per molto tempo andavo con gli amici ad ascoltare le jam, ma restavo in fondo e non facevo nulla, ero molto timido. Poi mi ci si sono buttato a capofitto. Non ho nessun rimpianto di quello che ho fatto: ho sentito il dovere di spiegare la mia scelta a chi mi seguiva su Youtube, e so che all’inizio non tutti hanno capito il mio passaggio fuori dal web, ci sono state anche delle critiche”.

I primi risultati sono brani come Aporia, Ego, No/Way, ma la vera svolta arriva a settembre dello scorso anno, quando esce Balla, il primo brano pubblicato dopo un periodo che lui stesso non esita a definire “buio”. Da lì fenomeno di Zoda è sempre andato in crescendo.
Dalla sua collaborazione con il produttore Sick Luke nascono i singoli Black Widow e Comete, mentre il suo arrivo a Milano gli offre l’occasione di entrare in contatto con altri importanti nomi della scena rap italiana, primo fra tutti Big Fish: “Quando dicono che Milano ti dà molte opportunità è vero. Sono salito da Roma dopo Natale e non mi sono più spostato. Qui gli incontri avvengono in maniera molto naturale, e così è stato per esempio con Big Fish, uno che seguivo da quando ero un ragazzino. Ho proposto loro i brani su cui lavorare, e piuttosto che rischiare ho preferito imparare dalla loro esperienza. All’inizio volevo fare un album di 15 tracce, poi ho scartato molto e sono arrivato alle 7 che compongono il disco. Nel disco ci sono suoni puri, anche molto acustici, mentre ho voluto evitare le influenze della trap, che non mi valorizzano”. A firmare la produzione delle altre tracce Low Kidd, NKO e Andry The Hitmaker.

Il numero 7 torna più volte all’interno del progetto: 7 sono le tracce, come 7 sono i capitoli del testo che accompagna il booklet dell’edizione deluxe, riflessioni e pensieri di un ragazzo che si sente un “alieno” nel mondo, e l’occasione per andare al di là delle canzoni e parlare di paure, solitudine, ansie, forse proprio i fantasmi di quel periodo buio che non se ne sono mai andati.
Ma il 7 è anche il numero dei colori dell’arcobaleno, quelli che si vedono sulla copertina di UFO: “A mia mamma la copertina non piace, dice che le sembro un panino fatto a fette. In realtà è il frutto di un lungo lavoro, mi rappresenta diviso in tante parti e rispecchia bene il mio mood”.

Tra i progetti da realizzare in futuro – oltre al sogno di una collaborazione con Salmo – anche l’apertura di uno store, uno spazio di aggregazione dove poter vendere il merchandise del brand Yolown, che lui stesso ha creato: “Yolown è il mio motto di libertà, nato dopo essermi ritrovato vincolato da un contratto che non mi lasciava libero di agire come volevo. L’ho trasformato in vero brand, di cui curo tutto personalmente, dall’oggetto al packaging, facendomi aiutare dalla mia famiglia per quello che riguarda la parte amministrativa. Per questo non mi piace definire gli articoli semplicemente “merch”, per me è molto di più. Lo spazio dello store me lo immagino vicino al Colosseo”.

Il 21 giugno parte da Roma un serrato instore tour che vedrà Zoda girare tutta Italia fino all’inizio di luglio.

Thom Yorke: il nuovo album è “Anima”. Il 27 giugno anche un documentario su Netflix


Dopo averne apprezzato le musiche per la colonna sonora di Suspiria di Luca Guadagnino, le voci che volevo Thom Yorke al lavoro su un nuovo album si erano fatte piuttosto insistenti nell’ultimo periodo. A buon diritto, a quanto pare, visto che arriva ora l’annuncio ufficiale dell’uscita di Anima, il nuovo lavoro atteso in digitale per il 27 giugno, alle 00:01.
Seguirà la pubblicazione su CD e vinile venerdì 19 luglio.

Dal ore 9 del 27 giugno sarà inoltre disponibile in esclusiva su Netflix anche il cortometraggio Anima realizzato da Paul Thomas Anderson, in cui saranno presenti tre brani tratti dal nuovo album.

Anima è stato scritto da Thom Yorke e prodotto da Nigel Godrich. L’album contiene 9 brani, più una bonus track presente esclusivamente nella versione in vinile.
L’album sarà disponibile su CD, doppio vinile nero, doppio vinile arancione in edizione limitata e in versione deluxe in doppio vinile arancione 180g heavyweight con un libro di 40 pagine che include i testi e dei disegni a matita realizzati da Stanley Donwood e Dr Tchock.

Questa è la tracklist:
Traffic
Last I Heard (…He Was Circling The Drain)
Twist
Dawn Chorus
I Am A Very Rude Person
Not The News
The Axe
Impossible Knots
Runwayaway

La bonus track Ladies & Gentlemen, Thank You for Coming sarà disponibile esclusivamente sulla versione in vinile.

Luché: inediti e un libro nella riedizione di “Potere”


A distanza di un anno dalla pubblicazione, Potere, l’ultimo album di Luché, torna in una ricca versione speciale contenente anche il primo libro del rapper napoletano e alcuni inediti.

Potere (il giorno dopo), disponibile in versione fisica, digitale e streaming, uscirà il 28 giugno nei negozi e in tutte le piattaforme. Al suo interno la tracklist originale dell’album, il singolo Stamm Fort feat. Sfera Ebbasta (uscito a gennaio 2019 e certificato disco di platino) e Parliamo, il primo tra gli inediti già disponibile e prodotto da Charlie Charles.
Il cofanetto è inoltre impreziosito da Il giorno dopo, il primo libro di Luché: un lavoro estremamente personale, in cui l’artista partenopeo svela tutto di sé, tracciando un lucido autoritratto che si distingue per sincerità e coraggio.

Non esistono altre storie come quella di Luché, nel panorama rap italiano. E anche se ne ha già dato ampi scorci nei suoi album, ha deciso di mettersi in gioco in prima persona e raccontarla anche in un libro, appassionante come un romanzo, ma reale al 100%. Dall’infanzia nel complicato quartiere di Marianella al senso di rivalsa che lo spinge a trasferirsi giovanissimo a Londra; dalla fondazione e lo scioglimento di un gruppo di culto come i CoSang alla lotta per riemergere dalle loro ceneri. E ancora, il complesso rapporto con la scena rap italiana; i conflitti e le amicizie con i colleghi; la narrazione della strada e dei suoi personaggi; l’amore e le sue molte facce.
Attraverso queste pagine, e attraverso una vicenda umana unica nel suo genere, il lettore rivivrà inediti retroscena che appassioneranno sia i fan della prima ora che i neofiti assoluti.
Con una morale di fondo che è impossibile da dimenticare: il giorno dopo sarà sempre un giorno migliore.

Tracklist:
1. Intro (feat. Paola Imprudente)
2. Potere / Il sorpasso
3. Nada
4. Je ce credevo
5. Facile
6. LV & Balmain (feat. Gué Pequeno)
7. Torna da me
8. Star
9. Lo sai chi sono (feat. CoCo)
10. Diamanti nei denti
11. 10 anni fa (feat. CoCo)
12. Non abbiamo età
13. Dormiamo insieme
14. Gli Altri
15. Potere 2 (feat. Enzo Avitabile)
16. Al mio fianco
17. Parliamo
18. Stamm Fort (feat. Sfera Ebbasta)
19. Dieci Anni Fa RMX (feat. CoCo & Tony Effe)
20. Burn

Madame X ci riconsegna Madonna


Madonna
è tornata. Questa volta lo possiamo dire a gran voce, finalmente. E non è tornata solo perché ha pubblicato un nuovo album – il quattordicesimo di inediti -, ma perché consegna un lavoro degno di portare il suo nome in copertina.
Erano più di dieci anni che la Signora sembrava aver perso il vero interesse per la musica, la passione e la curiosità che l’avevano portata a diventare la più grande popstar della storia: se il pop oggi si muove in un certo modo è anche per le indicazioni dettate da lei, questo lo sappiamo. Sul palco è sempre rimasta inarrivabile, eppure da almeno un decennio i suoi lavori sembravano aver perso lo smalto autentico, quello che le aveva permesso di conquistare il mondo fino a Confessions On A Dancefloor, l’ultimo album davvero “da Madonna”. Almeno fino a oggi.
Perché con Madame X – questo il titolo della nuova opera – Madonna sembra essersi di nuovo ricordata chi era: l’artista capace di giocare con il pop e di metterselo in tasca, di piegarlo al suo piacere, anche a costo di azzardare un po’. Anzi, soprattutto con il gusto di azzardare.

Dopo gli ultimi anni in cui l’ostentazione della forma fisica e la voglia di scandalizzare a ogni costo avevano preso il sopravvento sulla musica, Madonna sembra essere tornata a divertirsi con i suoni, mescolando stili e influenze e offrendo una visione inedita del pop. E per questa ennesima reincarnazione la via seguita è stata quella dei suoni del mondo.
Per dirla tutta, molti dei brani che hanno anticipato l’arrivo dell’album non facevano ben sperare: Medellín, scelto addirittura per aprire le porte a tutto il nuovo progetto, altro non è che un reggaeton molto patinato e della collaborazione con la superstar latina Maluma nessuno sentiva francamente la mancanza; così come non si sentiva la mancanza del mood reggaeggiante di Future, soprattutto se messo a confronto con la produzione dei No Doubt, che sulle interpolazioni tra reggae, rock e pop ci hanno costruito la carriera. Ma anche la tanto decantata I Rise non ha il giusto mordente per lasciare il segno. Solo Dark Ballet offriva spunti interessanti: vera e propria suite pop in mid-tempo con inserti operistici che si aprono nel bridge alla contaminazione tra sintetizzatori e Čajkovskij, opera di quel geniaccio dell’elettronica di Mirwais, producer francese che aveva già fatto la fortuna dell’elettro-country di Music.


Superata la soglia delle anticipazioni, ecco però che Madame X rivela tutta la sua ricchezza: un tributo alla cultura latina in diverse declinazioni, senza tralasciare altre influenze etniche e gustosità elettroniche. Come quelle di God Control, altro pastiche sonoro firmato da Mirwais, nel quale convivono, in oltre 6 minuti, pop, gospel e disco music. O Batuka, vibrante di cori e di percussioni africane di Capo Verde, per passare subito dopo alle malinconiche seduzioni del fado portoghese in Killers Who Are Partying, in cui confluiscono anche segmenti urban di hip-hop.
Si cospargono invece di polveri orientali le corde pizzicate di Extreme Occident, mentre la cover di Faz Gostoso, realizzata insieme ad Anitta, torna in area latina per esplodere in festose tonalità carioca. Il reggaeton torna a farsi sentire più prepotentemente, sempre con Maluma, in Bitch I’m Loca (con tanto di autocitazione nel titolo rivisitata e corretta) e lo splendore dei primi anni ’90 si affaccia in I Don’t Search I’m Find, sempre grazie alla mano di Mirwais.
Appena prima della chiusura con I Rise, l’intensa e ispirata ballad Looking For Mercy è un altro momento di grazia.

Curiosamente, resta confinata tra le bonus track della versione in doppio CD Ciao Bella, che avrebbe forse meritato un po’ di visibilità in più.

Se la cultura latina è entrata nella discografia di Madonna già dagli anni ’80 (impossibile non ricordare Who’s That Girl e ancora di più La Isla Bonita), mai come adesso la Signora ci aveva preso familiarità e se ne era impossessata, grazie soprattutto al lungo soggiorno a Lisbona per seguire il figlio nella squadra di calcio.
Come la misteriosa e inafferrabile Madame X del titolo, ispirato al nomignolo dato a Madonna da Martha Graham, per il quattordicesimo album della carriera la Ciccone ha trovato un altro modo per reinventarsi, e lo ha fatto percorrendo le strade musicali del mondo e riunendole sotto l’egida del pop. Canta in inglese, in spagnolo e in portoghese, allunga i brani ben oltre la durata consentita dalle radio e per la prima volta dopo anni sembra non avere più paura di sbagliare mira.

Madonna si è trasformata in Madame X, e Madame X ci ha riportato Madonna. Finalmente.

Tra Cuba e Africa: Angélique Kidjo rende omaggio a Celia Cruz


Un sottile filo sonoro unisce Cuba e l’Africa.
E proprio seguendo questo filo Angélique Kidjo saputo dar vita a Celia, il suo ultimo album, autentico omaggio alla regina della salsa Celia Cruz.

La scelta del primo singolo estratto dall’album è caduta su La Vida Es Un Carnival, probabilmente il brano più iconico del repertorio di Celia Cruz, accompagnato da un video che usa la danza contemporanea per cogliere lo spirito gioioso che ha da sempre caratterizzato l’arte di Celia (celebre il grido “azucar!”, ovvero “zucchero!”, con cui condiva spesso le esibizioni).

Oltre al contributo di Tony Allen, il pezzo vede la collaborazione di Meshell Ndegeocello al basso, Shabaka Hutchins, sua band Sons of Kemet e la Gangbe Brass Band dal Benin, Paese natale di Angélique.

Il video di La Vida Es Un Carnaval è stato girato dal regista sudafricano Chris Saunders e coreografato dalla gabonese Carmel Loanga usando un mix di tango classico, salsa e figure di danza moderna.

Per presentare l’album, Angélique Kidjo sarà in Italia a luglio per due appuntamenti dal vivo:

23 Luglio – Festival di Villa Arconati (Castellazzo di Bollate, MI)
Inizio concerto h 21:00
Prevendita su Mailticket

24 Luglio – Roma Summer Fest @ Auditorium Parco della Musica (Roma)
Inizio concerto h 21:00
Prevendita su Ticketone

Con le sue 10 tracce, Celia si spoglia del glamour caratteristico della Cruz per mettersi sulle tracce delle radici africane della donna cubana diventata la “regina” della salsa, un genere musicale inventato a New York dagli immigrati caraibici.
Nata all’Havana nel 1925, Celia Cruz, una donna di colore, lascia Cuba con il suo primo gruppo – La Sonora Matancera – nel 1959, quando Fidel Castro fece cadere il dittatore Fulgencio Batista. Celia Cruz, conosciuta per la sua avversione nei confronti del regime di Castro, nel 1966 si unisce all’orchestra di Tito Puente e le sue registrazioni per l’etichetta Fania hanno contribuito a costruire il retaggio della salsa.

Angélique Kidjo ha vissuto questa ondata cubana quando era ancora nel suo nativo Benin, nell’Africa Occidentale. La musica cubana – partendo dalla rumba, dal son e dal cha cha cha – viaggiava avanti e indietro tra le coste atlantiche e si imbarcava insieme agli schiavi, ritornando dalle Americhe sulle navi mercantili per stabilirsi poi negli anni ’60 grazie agli scambi che avevano luogo tra i governi post coloniali dell’Africa Occidentale e i loro amici cubani.
La rumba del Congo prende il volo e la salsa penetra nelle orchestre dell’Africa Occidentale.

Quando la giovane Angélique Kidjo vede per la prima volta cantare Celia Cruz con Johnny Pacheco a un concerto a Cotonou, prova una sensazione di familiarità.
Anni dopo le loro strade si incrociano ancora quando la Celia è in concerto a Parigi e Angélique avverte percussioni africane nella voce di Celia Cruz, riconosce la struttura delle percussioni suonate dal popolo Yoruba, e sente i nomi di Chango o Yémanja, divinità della sfera voodoo (comune nel Benin, Nigeria, Haiti e Cuba, dove il regime marxista non era riuscito ad uccidere la santeria).

L’artista beninese è considerata l’erede di Miriam Makeba, oppositrice dell’apartheid che per anni aveva cercato rifugio negli Stati Uniti, e dell’attivista per i diritti civili Nina Simone, fuggita dal razzismo americano per stabilirsi prima nelle Barbados, poi in Liberia e in Francia.

Per realizzare Celia, la Kidjo ha arruolato David Donatien, un multistrumentista, arrangiatore e compositore di successi per Yaël Naïm: “Volevo creare un progetto originale che si differenziasse dai soliti misteri della salsa” spiega Donatien. “Quindi ho adattato i pezzi di Celia all’Africa e ho preso una direzione afro-beat con il brano Quimbara. Poi volevo il suono di una band di ottoni e ce n’era proprio una nel Benin, di musicisti con cui Angelique aveva già lavorato, la Gangbé Brass Band. Sono riuscito a disfare i ritmi della salsa e a trovare melodie efficaci, farle sembrare diverse e portare tutti questi elementi forti insieme intorno alla personalità di Angélique Kidjo. Dovevo trovare il punto in cui l’Africa si è incontrata con la modernità”.

Angélique spiega: “Ho chiesto a David di rovistare negli anni ’50, quando Celia era particolarmente attaccata alla cultura nera. Volevo mostrare quanto fosse costante nei diversi periodi della sua vita all’Havana e a New York”.
Il disco chiude con Yemaya, un esercizio di stile, originalmente scritto da Ezequiel Frias Gomez (pianista nero di La Sonora Mantacera) in cui la voce di Angélique e le percussioni di David compongono un tributo alla dea del mare Yemaya.

L’album è stato registrato tra New York e Parigi ed è stato mixato da Russell Elevado.

Celia Cruz amava molto vestire in maniera appariscente e luccicante e per questo motivo per la copertina di Celia è stato utilizzato un’immagine che vede Angélique circondata da una sinfonia floreale. L’illustrazione è opera dell’artista senegalese Omar Victor Diop, i cui lavori sono stati esposti anche a Londra e alla Fondazione Vuitton di Parigi.
La Kidjo così, ancora una volta, mostra il suo forte legame con l’arte visiva contemporanea.