La tigre e il cantautore: ecco “Mina Fossati”, un disco tra la luna, le farfalle e una carrettera


Mina Fossati
, un titolo che dice tutto quello che serve sapere. D’altronde, quando si parla di due giganti della musica italiana come Mina e Ivano Fossati cos’altro servirebbe mai sapere?
Basta solo il fatto che i due abbiano messo la propria arte al servizio di un progetto condiviso, uno di quei progetti che non si vedono – anzi non si ascoltano – esattamente tutti i giorni: 11 brani nuovissimi, scritti appositamente per questa occasione dal cantautore genovese e interpretati (quasi tutti) a due voci insieme a colei che più di tutte rappresenta il simbolo della voce italiana.
Mina Fossati sarebbe dovuto uscire negli anni ’90, poi le cose sono andate diversamente e non se n’è più fatto nulla, ma nella testa di Mina l’idea è sempre rimasta viva, tanto che l’artista l’ha riproposta al collega, pur sapendo che ormai da otto anni aveva abbandonato le scene per dedicarsi all'”ozio” privato. Ma come si fa a dire di no a Mina? “Se dici di no a Mina chiedo il divorzio”, pare che Fossati si sia sentito minacciare dalla moglie. Insomma, quell’album si doveva fare, e infatti eccolo qui, dopo due anni di lavoro, in tutta la sua magistrale presenza.

Quando si ha a che fare con Mina non si sa davvero mai fino in fondo che cosa aspettarsi, perché “la tigre” sa essere camaleontica e spiazzante, costantemente curiosa di novità e in grado di interpretare praticamente ogni cosa con la stessa, sbalorditiva capacità. La scelta di affidarsi a Fossati era però fin dall’inizio un buon indizio su quello che sarebbe stato questo disco: un album di scrittura altissima e poetica, in cui tutto, ma proprio tutto, è stato calcolato al dettaglio, con gli arrangiamenti come sempre curati da Massimiliano Pani.
Se i due album realizzati da Mina con Celentano avevano dato vita anche a episodi divertenti e talvolta spassosi, qui a prevalere è la superbia e l’imponenza di certe interpretazioni. Non ci sono – volutamente – sfoggi di virtuosismi, e chi è alla ricerca dei celebri “acuti” della Signora rimarrà probabilmente un po’ deluso, ma dall’altra parte ci sono l’eleganza e la profondità di brani come L’infinito di stelle o Luna diamante, uno dei momenti destinati a restare nel tempo.
Ogni brano, ogni parola e ogni nota sono stati scritti da Fossati con la consapevolezza che sarebbero stati cantati da e insieme a Mina: “Ognuna di queste 11 interpretazioni potrebbe essere oggetto di una lectio magistralis“, ha dichiarato il cantautore. “Mina non ascolta la musica, la scannerizza, e dietro a ogni sua nota c’è sempre il pensiero, in questo mi ricorda John Coltrane. Di Mina si dice sempre che è una grande interprete, ma lei è anche una grande musicista”.

Se il cantautorato elegante e sofisticato è il grande protagonista dell’album, ciò non significato che non ci sia spazio anche per altro: Ladro è per esempio un episodio che si avvicina molto all’r&b, così come il singolo Tex Mex è uno svago del gusto fossatiano per le chitarre blues e le solari atmosfere latine, mentre in L’uomo perfetto sono finte perfino percussioni africane. Il momento più gustoso del disco lo regala però Farfalle, una perla giocosa che rende omaggio all’estate e alla stagione della consapevolezza, senza cadere nei luoghi comuni.

Nell’insieme, Mina Fossati è un disco che solo due nomi così grandi della musica avrebbero potuto realizzare, un album che è in realtà il risultato di due carriere e due esperienze intoccabili.
Un disco che potrebbe aprirsi a una serie infinita di domande: almeno una però merita una risposta, la carrettera citata in Tex-Mex è la stessa di Non sono una signora? “Prima di inserirla nel testo, devo dire la verità, ci ho pensato”, confessa ancora Fossati, “Nella mia testa non è la stessa, è solo una parola. L’avevo già usata, è vero, ma era anche il 1982!”

 

 

“REC”, l’universo rock e senza regole degli Animatronic


Uniche regole: non porsi regole e trattare la musica come un gioco.
Dietro a questa filosofia essenziale è nato REC, il primo progetto discografico degli Animatronic, trio formato nell’estate 2018 dall’incontro tra Luca Ferrari, batterista dei Verdena, Luca “Worm” Terzi e il percussionista Nico Aztori, qui in veste di bassista.
Un disco massiccio e corposo – sono infatti ben 15 le tracce che lo compongono -, nato dopo le prime jam session da un intricato magma di suoni visionari e ritmi intricati in cui è quasi totalmente la parte strumentale a occupare la scena, lasciando solo piccoli lembi di spazio alle incursioni vocali.

Come in gioco libero e anarchicamente ordinato REC tocca in modo traversale un ampio universo sonoro in cui il math-rock convive pacificamente con il prog e la psichedelia.
Il disco è stato registrato analogicamente, su nastro e in presa diretta.
La musica del trio abbia in sé una forte identità visiva e che il suo immaginario faccia riferimento a una concretezza e a una solidità quasi antica.
Da qui il riferimento all’animatronica a cui è ispirato il nome, una tecnologia impiegata nell’industria cinematografica e dell’intrattenimento che utilizza componenti elettronici e robotici per dare autonomia di movimento a soggetti, in particolare pupazzi meccanici.

Il tutto viene interpretato sotto una lente freak e visionaria che non trascura neanche la copertina e l’artwork, interamente realizzati a mano dallo stesso Luca Ferrari.

 

BITS-RECE: Emma, all’improvviso la “Fortuna”

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.

Questo è un album che, almeno per il sottoscritto, arriva un po’ di sorpresa. A neanche un anno dalla riedizione di Essere qui, inizialmente pubblicato a inizio 2018 e poi rimpinguato di contenuti inediti proprio a novembre dello scorso anno, probabilmente in pochissimi si sarebbero aspettati l’uscita di un nuovo lavoro. Un nuovo album che è per giunta piuttosto generoso, visto che è composto addirittura da 14 canzoni.
La pubblicazione di Io sono bella a inizio settembre faceva pensare che qualcosa sarebbe successo, ma non in tempi così rapidi: e invece eccolo qui, Fortuna, settimo album di Emma.

E se Essere qui non aveva convinto fino in fondo, almeno chi era all’ascolto, con Fortuna Emma torna a fare centro, grazie anche alla brillante produzione firmata (anche) da Dardust: pop, rock, elettronica trovano un incastro perfetto, indovinato, in grado di dare a ognuno dei brani un timbro differente, ma nello stesso in linea con l’intero progetto.
Pazienza se il testo firmato da Vasco Rossi non è all’altezza delle precedenti prove offerte dal Blasco: il ventaglio di autori coinvolti nel disco è ampio come non mai e comprende tra gli altri anche Elisa, Franco 126, Maurizio Carucci degli Ex-otago, Giulia Anania, Daniele Magro, Antonio Maggio, Giovanni Caccamo, Antonio Di Martino, oltre alla stessa Emma, autrice di ben tre brani.
Ed è forse proprio questa varietà di penne a dare al disco il suo carattere multiforme e la vivida ispirazione che lo anima dalla prima all’ultima traccia senza lasciare momenti vuoti, senza sprecare nessuna occasione.
Fortuna è, ad oggi, probabilmente il disco più libero che Emma abbia realizzato, un album pieno, compatto e vario, contemporaneamente leggero e profondo: arrivata al decimo anno di attività – anniversario che sarà festeggiato il prossimo 25 maggio con un concerto all’Arena di Verona – la cantante, ma a questo punto sarebbe meglio dire cantautrice, pugliese dimostra di saper fare scelte ben precise e di avere il coraggio di andare oltre al singolo da classifica. Emma non è più solo l’artista grintosa degli inizi, ma con il tempo ha imparato a svelare anche i suoi lati più fragili, ha saputo cantare con leggerezza persino il dolore, così come trova spazio per dare sfogo alla gioia più potente, e in Fortuna tutto questo trova una luccicante testimonianza.
Lo dimostrano episodi come Luci blu, Mascara, Quando l’amore finisce, fino ad A mano disarmata, iper ballata finale.

Davvero niente male.

BITS-RECE: Alberto Nemo, “Olim”. Religione o poesia?

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit. 

Alberto Nemo è uno a cui piace parecchio sperimentare, ed anche uno a cui le idee su cui lavorare non mancano di certo, almeno stando alle sue recentissime produzioni.
Se già con Smania aveva realizzato un’opera densa e fortemente sperimentale che abbracciava elettronica, folk e ambient, con Olim, pubblicato praticamente in contemporanea, cambia radicalmente scenario, ma consegna un lavoro altrettanto ispirato.
Il nono album dell’artista veneto proietta infatti l’ascolto verso terrori più morbidi e rarefatti, senza le vigorose virate stilistiche di Smania, ma appoggiandosi soprattutto sulle atmosfere del folk e dell’ambient. I brani sono stati registrati interamente a 432Hz, e le frequenze dell’album sono utilizzabili a scopi terapeutici.
In una sorta di costruzione ad anello, l’opera si apre e si conclude con due composizioni strumentali, Eniro ed Eliro, dove tra le frange armoniche trovano spazio anche le note dell’arpa celtica e ogni riferimento spazio-temporale si annulla in un’unica, indefinita dimensione. Il cuore dell’album si apre invece ad atmosfere più sacrali, misticheggianti, magiche: Nemo non si risparmia in virtuosismi vocali, mentre i richiami sonori rimandano alle coste mediorientali, piuttosto che agli inni liturgici, aprendosi anche a respiri cinematografici.

La sensazione è di trovarsi a maneggiare un repertorio liturgico di una religione misteriosa, arcana, nata nella notte dei tempi e riesumata integra, e di cui nulla è dato sapere; ma allo stesso tempo niente vieta invece di considerare questi brani come la manifestazione di una umana, misteriosissima e potente vena poetica.
Ispirato da intenti divini o terreni, Olim – e con esso il suo creatore – ha comunque la forza di spalancare la visione su un mondo lontano e straniero.

BITS-RECE: Alberto Nemo, “Smania”. La dolcezza della paura

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.

Ascoltare un disco di Alberto Nemo è un’esperienza.
Lui, creatura purissima, è un artista nel senso più complesso del termine, dotato di una personalità inafferrabile, sacrale, paurosa, persino provocatoria, sicuramente magnetica. L’aura da santone gotico con cui si presenta potrebbe anche trarre in inganno, e far pensare di trovarsi davanti a un dei tanti compositori di litanie dark.
Ma se ci si approccia ai suoi brani si aprono prospettive sorprendenti: niente, nell’opera di Alberto Nemo, è scontato, niente è lasciato al caso, niente può essere previsto. Forse alcuni se lo ricordano, quando nei mesi scorsi si è presentato alle audizioni di The Voice, con la sua funerea rivisitazione di Amore che vieni amore che vai di De Andrè.
Ecco, Nemo è questo, ma è anche molto di più.

Nelle ultime settimane, si è ripresentato sulle scene con ben tre nuovi progetti, il primo dei quali, Smania, è uno splendido esempio di quanto possa essere profonda l’arte “nemiana”.
L’album è composto da otto tracce, che in poco più di mezz’ora portano l’ascolto attraverso labirinti sonori e stanze emozionali ignote: dare una definizione di questa musica non si può, e probabilmente non si deve. Si passa dall’elettronica sperimentale all’ambient più oscuro, per finire al folk, alla techno da club e persino al rock, talvolta tutti mescolati in un ibrido brillante.
E poi c’è la voce, protagonista assoluta. Un vero e proprio strumento virtuosistico messo al servizio del canto.
Attraverso la voce Alberto Nemo atterrisce, commuove, consola, perché nel suo canto la bellezza incontra la paura, il dolore, la dolcezza, in un continuo passaggio di emozioni che rischia di destabilizzare l’ascoltatore, ma che nello stesso tempo lo stringe forte in un abbraccio ruvido e consolatorio.
Nemo eleva un canto potentissimo, decorato di modulazioni e vibrati che talvolta assumo i contorni di una formula rituale, talvolta rimandano a certe suggestioni mediorientali, e attorno ci avvolge il mistero della lingua. Già, in che lingua canta Alberto Nemo? Turco, ceco, indiano, forse latino, sembra esserci di tutto in queste liriche.

Smania è un album complesso e affascinante, distante da tutto, ma chi saprà avvicinarlo ci troverà dentro una bellezza nuda e abbagliante.

Il disco è disponibile in vinile e musicassetta e in una versione digitale non compressa in formato FLAC nella pagina ufficiale Bandcamp dell’artista.

25 anni di “Merry Christmas”. Mariah Carey annuncia l’edizione deluxe


Mariah Carey
ha un merito. Cioè, ne ha molti, ma di uno in particolare dovrebbe andare orgogliosa: quello di aver trasformato un proprio brano in un classico natalizio.
Come è facile intuire, la canzone di cui sto parlando è All I Want For Christimas Is You, singolo di punta di Merry Christmas, il primo, fortunatissimo album dedicato al Natale pubblicato dalla super diva del pop nel 1994.

All I Want For Christmas Is You è infatti diventato negli anni un classicone delle feste al pari di Jingle Bells, White Christmas, O Holy Night o Let It Snow.
Un successo dimostrato anche dal fatto che puntuale, verso la fine di novembre, la canzone si ripresenta nelle classifiche di mezzo mondo, nonostante quest’anno siano 25 anni dalla pubblicazione del disco. E proprio per festeggiare degnamente questo importante anniversario, Mariah ha pensato di anticipare le feste di Natale al 1 novembre, quando farà ai fan un regalo sicuramente graditissimo. E’ quella infatti la data di pubblicazione di una speciale riedizione di Merry Christmas.

L’annuncio è arrivato lo scorso 23 settembre dalla diretta interessata tramite due video postati sulle pagine social.
La nuova versione dell’album sarà composta da 2 CD: il primo includerà i brani del disco originale, mentre nel secondo troveranno posto registrazioni live, remix, rarità e tracce mai pubblicate finora.

Se è vero che il Natale quando arriva arriva, quest’anno arriva prima… almeno per Mariah!

 

Disc 1
Silent Night
All I Want for Christmas Is You
O Holy Night
Christmas (Baby Please Come Home)
Miss You Most (At Christmas Time)
Joy to The World
Jesus Born on This Day
Santa Claus Is Comin’ to Town
Hark! The Herald Angels Sing
Jesus Oh What a Wonderful Child
God Rest Ye Merry Gentlemen

Disc 2
Sugar Plum Fairy Introlude
All I Want for Christmas Is You (Live at the Cathedral of St. John The Divine)
Silent Night (Live at the Cathedral of St. John The Divine)
Joy to the World (Live at the Cathedral of St. John The Divine)
Hark! The Herald Angels Sing / Gloria (In Excelsis Deo) (Live at the Cathedral of St. John The Divine)
Jesus Born on This Day (Live at the Cathedral of St. John The Divine)
Santa Claus Is Comin’ to Town (Live at the Cathedral of St. John The Divine)
Oh Santa!
Christmas Time Is in the Air Again
When Christmas Comes (duet with John Legend)
The Star
Lil Snowman
Santa Claus Is Comin’ to Town (Anniversary Mix)
All I Want for Christmas Is You (So So Def Remix)
All I Want for Christmas Is You (Mariah’s New Dance Mix Extended 2009)
Joy to the World (Celebration Mix)
Joy to the World (Flava Mix)
Sugar Plum Fairy Introlude (a cappella)

 

 

Marco Mengoni torna con un doppio album con live e 3 inediti. Dal 6 novembre continua il tour


Si intitola Atlantico On Tour il nuovo, doppio, progetto discografico di Marco Mengoni, in uscita per Sony Music venerdì 25 ottobre e già disponibile in pre-order in tutti gli store digitali.

Questo lavoro arriva a conclusione di un viaggio straordinario, iniziato a novembre scorso, quando per la prima volta il lancio di un disco è diventato un festival a Milano, e proseguito con un tour partito da Berlino che ha riempito i palazzetti europei e italiani, per poi arrivare quest’estate nei luoghi della bellezze italiane per un tour a emissioni zero.

Tutto questo è racchiuso nel doppio CD che conterrà 3 brani totalmente inediti, oltre all’album e 19 tracce dal vivo registrate durante il tour sold out, in Italia ed Europa.
Il primo dei tre inediti è Duemila volte, scritto da Marco assieme a Davide Simonetta, Alessandro Raina e Alessandro Mahmoud sarà il primo singolo disponibile in radio e su tutte le piattaforme da venerdì 4 ottobre.

Già testimonial per l’Italia della campagna Planet or Plastic? di National Geographic, Mengoni rinnova ancora una volta il suo impegno per l’ambiente. Per il nuovo album ha scelto infatti un particolare packaging sostenibile in cartone naturale che si biodegrada in soli due mesi, la cui produzione ha generato meno C02 e si è servita di un ridotto consumo di energia e acqua, aiutando così a combattere il cambiamento climatico. Per ribadire l’importanza dei piccoli gesti, al posto della plastica è stata usata la fibra di mais, che può diventare un ottimo fertilizzante.

Dal 6 novembre Atlantico Tour ritorna nei palazzetti d’Italia ed Europa e il fittissimo calendario non smette di registrare sold out: oltre ai due appuntamenti di Conegliano, raggiunge il tutto esaurito anche la sesta data di Marco al Mediolanum Forum di Milano.
Tutti i possessori di biglietto che acquisteranno l’album fisico, avranno la possibilità di partecipare a una straordinaria iniziativa per vivere un’esperienza esclusiva con Marco durante il tour.

I biglietti per le date del tour sono in vendita su www.ticketmaster.it, www.ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.

Tacklist CD 1
DUEMILA VOLTE
CALCI E PUGNI
IL DESTINO DAVANTI
VOGLIO
HOLA (I SAY) feat. Tom Walker
BUONA VITA
MUHAMMAD ALI
LA CASA AZUL
MILLE LIRE
INTRO DELLA RAGIONE
LA RAGIONE DEL MONDO
AMALIA FADO feat. Vanessa Da Mata, Selton
RIVOLUZIONE
EVEREST
I GIORNI DI DOMANI
ATLANTICO
HOLA
DIALOGO TRA DUE PAZZI

Tracklist CD 2 LIVE
INTRO ATLANTICO
MUHAMMAD ALI
VOGLIO
TI HO VOLUTO BENE VERAMENTE
IN UN GIORNO QUALUNQUE
SAI CHE
PROTEGGITI DA ME
MILLE LIRE
ONDE
HOLA
MONDO LOON
GUERRIERO
IO TI ASPETTO
PAROLE IN CIRCOLO
CHAN CHAN
BUONA VITA
SEI TUTTO
LA RAGIONE DEL MONDO
L’ESSENZIALE

Achille Lauro senza sosta: dopo il rock di “1969”, arriva la dance di “1990”

Vulcanico Achille Lauro!
Dopo la fortunata partecipazione a Sanremo e a neanche 6 mesi dall’uscita di 1969, l’artista romano è già ponto a inaugurare una nuova era discografica.
Con la consueta strategia del messaggio diretto rivolto alla stampa, Lauro ha annunciato l’uscita in radio del nuovo singolo, Delinquente, ma soprattutto ha anticipato i suoi prossimi progetti: dopo il samba-trap di Pour l’amour e il rock di 1969, la prossima svolta del rapper e cantautore sembra che sarà… la dance!
Il nuovo album ha già un titolo, 1990, un tributo al decennio glorioso della italo-dance, ma anche l’anno di nascita di Lauro.

“Ciao,
sono felice di scrivervi di nuovo. Continuo a ringraziarvi per quello che è stato fatto per me quest’anno, è così incredibile che, anche se dovesse interrompersi, comunque vi sarei debitore per sempre.
Sono successe tante cose. 1969 è stato un disco apprezzato da tantissime persone, comprese voi. Da oggi è in radio Delinquente, un brano punk / rock and roll a cui personalmente sono molto legato perché lo considero parte fondamentale dell’anima dell’album. Poi il tour, che parte ‪il 3 ottobre da Firenze e arriva a Roma (per due date), Milano, Bologna, Venaria Reale e Napoli. Con me ci saranno anche degli amici, dei colleghi e ovviamente sempre Boss Doms. E poi un grande onore, aprire il Premio Tenco ‪il 17 ottobre.
Ma tutto questo lo avete visto sui miei social, lo sapete già.
Vi scrivo per dirvi una cosa nuova.
Avrei potuto continuare su questa strada e ricalcare all’infinito lo stesso sound. Ma la mia mente va altrove.
Quello che ci imprigiona in qualcosa ci fa scomparire.
Il tempo è un’illusione.
Il senso d’amore, il senso del nulla.
Questa piccola poesia ci accomuna.
A volte ho paura di accorgermi un giorno di aver sbagliato, di aver perso del tempo che non tornerà, di aver trascurato le cose importanti per vivere una vita che non esiste.
Mi sto fidando di voi.
Siete i primi a cui svelo che sto fondendo tutto in un unico insieme.
Non esiste più nulla per me, i generi musicali sono solo gabbiette per topi.
Pop, punk, rock, grunge, musica contemporanea.
Sono un’unica cosa.
Sto tornando con un’anima intima, malinconica, che è parte della vita.
Sto prendendo i ricordi di quando ero bambino, che sono la parte migliore di noi, quella che forse tutti nascondono.
Quel dolce rimpianto che ci lega profondamente.
Sono nato nel ‘90.
Ricordo che da bambino, e poi da adolescente, la musica che ascoltavo creava emozioni talmente forti da diventare oggi un ricordo a tratti malinconico.
Erano gli anni delle boy band, la musica dance anni ‘90 dominava i dancefloor di tutto il mondo, con quel suo sound inconfondibile e quel suo spirito libero ed euforico, emblema di una giovinezza spensierata. Erano gli anni in cui sono comparsi i ‪Daft Punk, Corona, gli ‪Eiffel 65 e Gigi D’Agostino solo per citarne alcuni. Alla fine del 2017, dopo aver scritto Rolls Royce e quasi l’intero album 1969, i ricordi d’infanzia e della mia adolescenza mi hanno portato alla mente le sonorità anni ‘90 e la musica dance. È così che a gennaio 2018 abbiamo buttato giù il primo brano ispirato a ‪La Bouche.
Da lì il passo è stato breve e abbiamo iniziato a scrivere la musica che ascolterete nel futuro disco, chiaramente rivista a mio modo ed in chiave estremamente intima e autoriale.
Cosa vi sto svelando?
1990 sta arrivando.
Il prossimo passo mi vedrà volare negli U.S.A. per completare questo lavoro che mi auguro possa piacervi tanto quanto Rolls Royce.
Intanto un’anteprima del nuovo mood ve la svelerò durante questo tour. Spero ci sarete e che mi accompagnerete anche in questa nuova prova.
Spero di non deludervi.

Achille Lauro”

“Thanks for the Dance”: il 22 novembre esce l’album postumo di Leonard Cohen


A tre anni dalla scomparsa, avvenuta il 7 novembre 2016, il 22 novembre esce Thanks for the Dance, album postumo di inediti di Leonard Cohen, realizzato grazie all’impegno e alla passione del figlio Adam, con la collaborazione di illustri amici e colleghi che hanno lavorato con Leonard negli anni.

Thanks for the Dance non è una raccolta commemorativa di B sides e di tracce scartate, ma un vero e proprio disco che esce a sorpresa, composto da nuove canzoni, eccitanti e vitali, la reale continuazione del lavoro del Maestro.

Sette mesi dopo la morte di suo padre, Adam Cohen si era ritirato nel garage in cortile, vicino alla casa di Leonard, per lavorare di nuovo con il padre e per stare in compagnia della sua voce.
Della loro precedente collaborazione in You Want It Darker erano rimasti dei bozzetti musicali, a volte poco più delle semplici tracce vocali, ma Leonard al tempo aveva chiesto a suo figlio di portare a termine questo lavoro, e così è stato.

Javier Mas, che ha accompagnato Leonard sul palco negli ultimi otto anni di tour, è volato da Barcellona a Los Angeles per catturare lo spirito di Leonard e imprimerlo di nuovo nella sua storica chitarra.
A Berlino, durante un evento musicale chiamato People Festival, Adam ha invitato amici e colleghi a prestare il loro talento: Damien Rice e Leslie Feist hanno cantato, Richard Reed Parry degli Arcade Fire ha suonato il basso, Bryce Dessner dei The National ha suonato la chitarra, il compositore Dustin O’Halloran ha suonato il piano. Hanno partecipato anche il coro berlinese Cantus Domus e l’orchestra s t a r g a z e.
A Montreal è intervenuto il celebre produttore Daniel Lanois, che ha arricchito gli arrangiamenti.
Il coro Shaar Hashomayim, che ha avuto un ruolo importante nel caratterizzare il sound dell’ultimo album di Leonard Cohen, ha contribuito a una canzone, e Patrick Watson ha co-prodotto un brano.
A Los Angeles, Jennifer Warnes, amica e collaboratrice di vecchia data di Leonard, ha registrato le secondi voci, mentre Beck ha contribuito alla chitarra e all’arpa ebraica.
Michael Chaves, che aveva registrato e mixato You Want It Darker, ha curato la registrazione e il missaggio.

«Nel comporre e arrangiare la musica affinché si adattasse alle sue parole, abbiamo seguito la sua impronta musicale, tenendolo così con noi» racconta Adam Cohen «Ciò che mi ha davvero commosso è stata la sorpresa di coloro che hanno ascoltato questo album, “Leonard è vivo!” hanno esclamato uno dopo l’altro»

Tracklist:

1. Happens to the Heart
2. Moving On
3. The Night of Santiago
4. Thanks for the Dance
5. It’s Torn
6. The Goal
7. Puppets
8. The Hills
9. Listen to the Hummingbird

David Bowie: un cofanetto speciale per i 50 anni di “Space Oddity”


E’ programmato per il 15 novembre David Bowie Conversation Piece, un cofanetto di 5 CD, ed equivalente digitale, che testimonia la trasformazione iniziale di Bowie nel periodo dal 1968 al 1969, grazie alle home demo, alle sessioni radio BBC e alle registrazioni in studio con il chitarrista John ‘Hutch’ Hutchinson e il gruppo sperimentale Feathers.
La raccolta festeggia inoltre il 50esimo anniversario della pubblicazione del singolo Space Oddity e il secondo album di David, David Bowie (aka Space Oddity).

La raccolta contiene dodici tracce demo inedite del periodo, così come un nuovo missaggio dell’album Space Oddity (aka David Bowie) di Tony Visconti, a lungo produttore/collaboratore di Bowie.
Il nuovo missaggio dell’album contiene la title track del cofanetto Conversation Piece, che occupa ora la sua posizione originale nella tracklisting che a suo tempo era stata modificata a causa di un problema tecnico di minutaggio.

Riguardo il missaggio di Space Oddity 2019 Tony Visconti afferma: “è stato così divertente scovare queste gemme di musica e avere più tempo per mixarle una seconda volta, aggiungendo un gioco di chitarra qui, uno squillo di trombone lì, la voce di Marc Bolan in un coro e molti dettagli in generale che ci siamo fatti sfuggire anni fa, quando l’etichetta ci diede al massimo una settimana per mixare quest’album. Nel dettaglio troverete un David Bowie di 22 anni, che presto avrebbe avuto un successo sconvolgente”.

Un libro di 120 pagine con copertina rigida accompagna il cofanetto e contiene memorabilia esclusivo dalla collezione personale del manager precedente di David, Ken Pitt, così come materiale del David Bowie Archive®, che include foto di Ray Stevenson, Vernon Dewhurst, David Bebbington, Ken Pitt, Alec Byrne, Tony Visconti e Jojanneke Claasen.
Le note di copertina sono state scritte dagli esperti Mark Adams, Tris Penna e Kevin Cann insieme a un contributo degli amici di una vita come David George Underwood, Tony Visconti, Vernon Dewhurst, Dana Gillespie and John ‘Hutch’ Hutchinson.

Il missaggio 2019 dell’album Space Oddity sarà pubblicato separatamente ed individualmente su CD, digitale standard, digitale 96/24 e vinile.
Le varie configurazioni in vinile saranno distribuite casualmente in tutto il mondo con delle etichette miste scritte a mano, numerate dall’1 al 1969 su vinile argentato e dal 1970 al 2019 su vinile dorato, i restanti saranno su vinile nero.

Tracklist:

[i titoli con simbolo * sono inediti e le due tracce Decca presentate qui sono pubblicate in alta qualità rispetto a quelle contenute nell’edizione deluxe dell’album di debutto di Bowie su etichetta Deram. Nel cofanetto è presente anche una rara versione mono integra di ‘Ching-a-Ling’ dei Feathers.]

CD 1Home Demos
April’s Tooth Of Gold (2.29) *
The Reverend Raymond Brown (Attends the Garden Fête on Thatchwick Green) (2.15) *
When I’m Five (3.18) *
Mother Grey (3.00)
In The Heat Of The Morning (2.59)
Goodbye 3d (Threepenny) Joe (3.19)
Love All Around (2.49)
London Bye, Ta-Ta (3.31)
Angel Angel Grubby Face (version 1) (2.31)
Angel Angel Grubby Face (version 2) (2.37)
Animal Farm (2.21) *
Space Oddity (solo demo fragment) (2.39)
Space Oddity (version 1) with John ‘Hutch’ Hutchinson (4.02)
Space Oddity (version 2) with John ‘Hutch’ Hutchinson (5.00) *
Space Oddity (version 3) with John ‘Hutch’ Hutchinson (5.10)
Lover To The Dawn with John ‘Hutch’ Hutchinson (3.50)
Ching-a-Ling with John ‘Hutch’ Hutchinson (2.58)
An Occasional Dream with John ‘Hutch’ Hutchinson (2.49)
Let Me Sleep Beside You with John ‘Hutch’ Hutchinson (2.54)
Life Is A Circus with John ‘Hutch’ Hutchinson (4.50)
Conversation Piece (3.47) *
Jerusalem (4.19) *
Hole In The Ground with George Underwood (3.29) *

CD 2The ‘Mercury’ Demos with John ‘Hutch’ Hutchinson
Space Oddity (5.28)
Janine (3.53)
An Occasional Dream (3.18)
Conversation Piece (3.31)
Ching-a-Ling (3.35)
I’m Not Quite (aka Letter To Hermione) (4.00)
Lover To The Dawn (5.01)
Love Song (4.08)
When I’m Five (3.13)
Life Is A Circus (5.33)

CD 3Conversation Pieces (Mono)
In The Heat Of The Morning (Decca mono version) (2.51)
London Bye, Ta-Ta (Decca alternative version) (2.36)

BBC Top Gear radio session with the Tony Visconti Orchestra, recorded 13th May, 1968

In The Heat Of The Morning (3.01)
London Bye, Ta-Ta (2.39)
Karma Man (3.07)
When I’m Five (3.14)
Silly Boy Blue (4.32)
Ching-a-Ling (2.51)
Space Oddity (Morgan Studios version – alternative take) (4.22)* with John ‘Hutch’ Hutchinson
Space Oddity (U.K. single edit) (4.42)
Wild Eyed Boy From Freecloud (single B-side – mono mix) (4.54)
Janine (mono mix) (3.23)
Conversation Piece (3.06)

BBC Dave Lee Travis Show radio session, recorded 20th October, 1969

Let Me Sleep Beside You (3.20)
Unwashed And Somewhat Slightly Dazed (4.03)
Janine (3.03)

CD 4 – 1969 stereo mixes

The original David Bowie (aka Space Oddity) album

Space Oddity (5.14)
Unwashed and Somewhat Slightly Dazed (inc. Don’t Sit Down) (6.51)
Letter To Hermione (2.32)
Cygnet Committee (9.31)
Janine (3.21)
An Occasional Dream (2.54)
Wild Eyed Boy From Freecloud (4.46)
God Knows I’m Good (3.17)
Memory Of A Free Festival (7.09)

The Extras

Wild Eyed Boy From Freecloud (single B-side stereo mix) (4.56)
Letter To Hermione (early mix) (2.32) *
Janine (early mix) (3.23) *
An Occasional Dream (early mix) (2.54) *
Ragazzo Solo, Ragazza Sola (full length version) (5.14)

CD 52019 mixes (all previously unreleased)

The Space Oddity album

Space Oddity (5.20)
Unwashed and Somewhat Slightly Dazed (6.18)
Letter To Hermione (2.32)
Cygnet Committee (9.28)
Janine (3.21)
An Occasional Dream (2.57)
Wild Eyed Boy From Freecloud (4.50)
Conversation Piece (3.11)
God Knows I’m Good (3.16)
Memory Of A Free Festival (7.14)

The Extras

Wild Eyed Boy From Freecloud (single version) (4.59)
Ragazzo Solo, Ragazza Sola (5.20)