BITS-FLASH: Alsogood, Sandri, Juli, Birthh
BITS-FLASH: una selezione di dischi degli ultimi giorni raccontati in un flash
Alsogood, “1000 Smiles”

Secondo progetto per il producer e polistrumentista Alsogood (Francesco Lo Giudice), 1000 smiles è un lavoro placido e raggiante come una mattina di un’estate mediterranea, con influenze che arrivano però anche più lontano. Un orizzonte di contaminazioni in cui si incontrano wordmusic, jazz ed elettronica, ma che sa accogliere anche la bossa nova e l’hip hop (vedasi 2.30 am, con la partecipazione di Johnny Marsiglia).
Un disco meticcio, che prende la vita con pacifica e ieratica lentezza.
Sandri, “Animalerie”

Animalerie, il nuovo lavoro di Sandri – all’anagrafe Michele Alessandri -, è diverso da tutto ciò che potreste trovare in giro. Un disco fuori da ogni tempo e da ogni luogo. Scrittura personalissima, atmosfere intime, liriche incontaminate.
In francese animalerie significa “negozio di animali”, pronunciato all’italiana diventa uno spazio simbolico: le “animalerie” di Sandri sono stanze interiori dove convivono vulnerabilità e desiderio, rabbia e tenerezza. Un disco che diventa una stanza tutta per sé.
Juli, “Solito cinema”

Esordio discografico per Julien Boverod, meglio noto come Juli. Dopo essersi fatto conoscere nei fortunati sodalizi con Emma e (soprattutto) con Olly, il giovane producer di Aosta pubblica ora Solito cinema. Dodici tracce, undici delle quali in collaborazione con ospiti italiani, tra cui Fabio Concato (Voilà), Tommaso Paradiso (Che poi chissene frega), Bresh (Serenamente), Franco126 (Maledizione), Coez (Quelli come me), Emma ed Elisa (Brutta storia unplugged), per la cronaca uniche presenze femminili, e naturalmente Olly (Cantilene), che non poteva certo mancare.
Un parterre di nomi che è una valida prova della credibilità che Juli si è guadagnato in questi anni. Ogni traccia è costruita su misura per l’artista che la interpreta, così come dovrebbe fare ogni producer che voglia fregiarsi di questo titolo. Un bel lavoro.
Birthh, “Senza fiato”

“Senza fiato è l’espressione che racchiude, più di ogni altra, tutte le sfumature della fine dei miei vent’anni. La caotica, disperata, incessante corsa verso il futuro, verso qualche certezza su cui potermi appoggiare, qualcosa che la mia generazione sente sempre più lontana da sé”. Non male come dichiarazione d’intenti. E proprio questa è l’espressione che Birthh ha scelto per intitolare il suo quarto album, il primo in italiano, dopo i i tre progetti in inglese con cui la cantautrice toscana si è fatta conoscere sulla scena internazionale.
Da un lato la melodia del cantautorato italiano, dall’altro – e in misura assai più rilevante – le influenze urban raccolte per le strade di New York, dove Alice Bisi – così la conoscono all’anagrafe – ha scelto di vivere già da alcuni anni. Ma dentro si sente anche un po’ di alt-rock, e male certo non fa. Un disco adrenalinico e dai suoni graffianti e potenti, a dirla tutta molto più efficace nelle tracce più ritmate che in quelle melodiche.






















