#MUSICANUOVA: Bartolini, “Salem”

#MUSICANUOVA: Bartolini, “Salem”

Finiranno giorni bui
io non vorrei lasciarti mai
con gli occhi rossi
hai perso tempo e piangi di nascosto

Inizia così, con un augurio di speranza di fronte al dolore, Salem, il nuovo singolo inedito di Bartoli.

“Questa canzone è il racconto di una relazione tra due personalità molto eccentriche che cercano disperatamente di rimanere unite nella speranza che i giorni difficili finiscano“, racconta Bartolini.

“Più precisamente, nasce dall’esperienza personale di una settimana trascorsa in ospedale con una persona a cui tengo molto, in mezzo all’incertezza.
Il claim
siamo le streghe di Salem vuole illuminare uno stato d’animo specifico e descrivere come ci sentiamo noi giovani in un paese dove siamo visti come strambi.”

Il nuovo brano va ad aggiungersi come bonus track all’album TILT, uscito pochi mesi fa, insieme a una seconda traccia inedita, la versione remix di Paris, McDonald’s, realizzata dallo stesso Bartolini.
Si tratta di uno dei brani tra i più intimi del disco, che mette in contrasto la disillusione del ritornello con l’atmosfera sognante e giocosa delle strofe e dell’arrangiamento. Ora la canzone trova una nuova veste sonora fatta di influenze UK garage e Lo-Fi House.

Finiranno giorni bui

io non vorrei lasciarti mai

con gli occhi rossi

hai perso tempo e piangi di nascosto

finiranno giorni bui

spendendo soldi che non hai

con gli occhi rossi

hai perso tempo e canti di nascosto

solo le stesse facce nello stesso posto

mi stai cambiando

il modo di vedere il mondo

porti un peso enorme sul collo

fai una lista di pro e contro

con cui hai fatto canestro io

odio le stesse facce

amo lo stesso posto

mi butto in acqua solo se c’è il mare mosso

non distinguo sangue da inchiostro

ho litigato con le nuvole

ma adesso mi calmo

questo è il nostro ospedale

ci abbiamo fatto le squame

siamo le streghe di salem

siamo le streghe di salem

finiranno giorni bui

io non vorrei lasciarti mai

con gli occhi rossi

hai perso tempo e piangi di nascosto

finiranno giorni bui

spendendo soldi che non hai

con gli occhi rossi

hai perso tempo e canti di nascosto

città fantasma

ci siamo persi

non mi ricordo più la tua faccia abbiamo pianto

fino alle ossa

sotto un treno che passa c’è una luna distratta

ma non è colpa mia

ma non è colpa mia

finiranno giorni bui

io non vorrei lasciarti mai

con gli occhi rossi

hai perso tempo e piangi di nascosto

finiranno giorni bui

spendendo soldi che non hai

con gli occhi rossi

hai perso tempo e canti di nascosto

BITS-RECE: Bartolini, “TILT”. Il tempo passa, la musica salva

BITS-RECE: Bartolini, “TILT”. Il tempo passa, la musica salva

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.

C’è un momento cruciale che attraversa la vita di ognuno: il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Una tappa inevitabile, che ogni essere umano vive a modo suo: per alcuni arriva prima, per altri più tardi; alcuni cercano e sospirano questo traguardo fin da quando sono bambini, altri non si rendono neppure conto di averlo già raggiunto, Altri ancora, semplicemente, lo subiscono e lo vivono come qualcosa a cui è impossibile sfuggire, anche se ne avrebbero volentieri fatto a meno.

Giuseppe Bartolini – in arte semplicemente Bartolini – sembra appartenere a quest’ultima categoria, per sua stessa ammissione: “Dopo Forever [il suo secondo album, ndr], ho scelto nuovamente il mio vissuto come punto di partenza del racconto, ma in una chiave differente e più profonda. Dove Forever descriveva il mio rifugio ideale attraverso le sensazioni della mia adolescenza e delle mie origini, TILT racconta il momento di inevitabile confronto con la vita adulta e con ciò che la definisce: la musica, una relazione e anche la stessa città di Roma. Un delicato equilibrio, una pila di bicchieri che a volte riesco a tenere in piedi e altre no”.

Ecco, TILT, scelto come titolo del suo nuovo lavoro, fa riferimento proprio a questo passaggio, questo cambiamento umano e personale.

Per raccontarlo, il cantautore calabrese si è rifatto alle sonorità indie e rock di chiara matrice anni ’90, dalla cui maglie sbucano qua e là anche rimandi alla vecchia scuola dell’r’n’b.

L’elemento interessante dell’album è la sua impostazione su un doppio livello, una caratteristica che accomuna ogni traccia.
Un primo livello, più immediato, è costituito dalla musica, dalle sonorità.
TILT è un disco musicalmente vivace, luminoso, arioso, leggero. I brani si rincorrono scorrevoli uno dopo l’altro senza inciampi e senza lasciare vuoti. Per farsene un’idea basta ascoltare pezzi come ADHD o Paris McDonald’s, oppure Chicco, in cui insieme a Tripolare Bartolini rende omaggio al tempo felice della fanciullezza.

Basta però soffermarsi un attimo sulle parole dei testi ed ecco emergere il secondo livello del disco, quello più profondo e personale. Dentro alle parole di TILT si nascono infatti i pensieri di un ragazzo che si affaccia per la prima volta alla vita con uno sguardo adulto e una maggiore consapevolezza. Ci sono le paure, le ansie, le delusioni, gli equilibri precari da tenere insieme. C’è persino spazio per alcune riflessioni sulla morte, come in Ultima volta e Cimitero.

Proprio questo doppio livello di lettura, se da una parte conferisce ai brani maggiore spessore, dall’altra permette di metabolizzare anche i racconti più difficili.

Significativo che l’unico momento di completa malinconia venga riservato all’ultima traccia, Heath Ledger, una sorta di dichiarazione d’intenti posta però in finale d’opera:

“Volevo solo non farmi male
tornare a casa per respirare
Ormai non so più come respirare
Nel loro specchio solo vuoto
perché mi lasci solo
Fanculo questo gioco…”