Benny Benassi firma il remix di “Soldi” di Mahmood

Dall’r’n’b – anzi, dal moroccan pop” – alla dance il passo è breve.
E così un’autorità del dancefloor come Benny Benassi rimette mano a Soldi di Mahmood, brano vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo e da settimane ai vertici delle classifiche di vendita e di streaming.
Il risultato è un’immersione di beat ed elettronica.

Mahmood: Soldi è da record. L’uscita del primo album anticipata al 22 febbraio


A distanza di una settimana dalla vittoria al 69° Festival della Canzone Italiana, Mahmood infrange un altro primato!
Dopo essere diventato il primo artista in assoluto a vincere nella stessa edizione Sanremo Giovani, il premio della critica di Sanremo Giovani e il Festival di Sanremo, Mahmood batte tutti i record anche su Spotify: Soldi, la canzone con cui si è aggiudicato il primo posto al festival, è infatti il singolo italiano più suonato di sempre, sia nell’arco di 24 ore in ambito global (11 febbraio – 1.676.481 stream) che nell’arco di una settimana di rilevamento (8.223.614 stream da venerdì 8 febbraio a giovedì 14 febbraio).
Totalizzando ad oggi la cifra impressionante di oltre 9 milioni di streamSoldi vola nella classifica Top 50 Italia di Spotify e si conferma da giorni tra i brani più ascoltati al mondo nella Top100 Global di Spotify (entrata più alta di sempre di un artista italiano nella Top50 Global al n.40 in data 10 febbraio).

Soldi si piazza anche saldamente in testa alla classifica FIMI dei singoli, oltre a quella dell’airplay radiofonico.

Sull’onda di questo successo, arriva la notizia che la data di pubblicazione del primo album ufficiale di Mahmood, Gioventù bruciata, è stata anticipata al 22 febbraio: il disco conterrà anche Soldi nella versione realizzata con Gué Pequeno per la serata dei duetti di Sanremo e Anni 90 (featuring Fabri Fibra).

Questa la tracklist:
Soldi (prod. by Charlie Charles e Dardust)
Gioventù Bruciata (prod. by Ceri)
Uramaki (prod. by MUUT)
Il Nilo nel Naviglio (prod. by Katoo)
Anni 90, feat. Fabri Fibra (prod. by MUUT)
Asia Occidente (prod. by Katoo)
Remo (prod. by Katoo)
Milano Good Vibes (prod. by MUUT)
Sabbie Mobili (prod. by Ceri)
Mai Figlio Unico (prod. by Ceri)
Soldi, feat. Gué Pequeno (prod. by Charlie Charles e Dardust)

Mahmood incontrerà i fan per autografare l’album durante un instore tour che attraverserà l’Italia a partire dal 22 febbraio (date in aggiornamento):

22 febbraio ore 18.00 – ROMA, Discoteca Laziale
23 febbraio ore 18.00 – FIRENZE, Galleria del Disco
24 febbraio ore 17.00 – NAPOLI, Feltrinelli piazza dei Martiri
25 febbraio ore 18.00 – MARCIANISE, Mondadori CC Campania
26 febbraio ore 18.00 – BOLOGNA, Feltrinelli piazza di Porta Ravegnana
27 febbraio ore 18.00 – TORINO, Feltrinelli piazza CLN
28 febbraio ore 18.00 – MILANO, Mondadori Duomo

Sanremo ribalta le previsioni e dà l’ennesimo schiaffo a Loredana


Non il superfavorito Ultimo, e nemmeno Il Volo. Non Irama, non Cristicchi e nemmeno l’impegnato Silvestri, ma Mahmood. L’outsider arrivato a Sanremo non per scelta di Baglioni, ma di diritto per aver vinto Sanremo Giovani lo scorso dicembre ha sbaragliato la concorrenza e ribaltato ogni pronostico, aggiudicandosi la vittoria della sessantanovesima edizione del Festival con Soldi.
Solo fino a un paio di giorni fa ci avrebbero scommesso in pochissimi, e invece l’impossibile è accaduto.
Quella di Mahmood è stata un’ascesa lunga e tutta in sordina: persino ancora dopo il duetto con Gue Pequeno di venerdì sera (quasi) nessuno aveva capito la reale portata del brano: un pezzo r’n’b con tanto di inserti orientaleggianti e alcuni versi in arabo, interpretato da un ragazzo di origini italo-egiziane che fa rimare ramadan con champagne. Una vittoria politica secondo alcuni, che ci vedono un segnale di ribellione verso la deriva razzista e xenofoba presa negli ultimi mesi dal Governo: difficile dire se sia stata davvero questa la spinta che ha permesso a Soldi di scalare la classifica, ma di certo si può dire che Mahmood non partisse favorito. Ancora semisconosciuto al grande pubblico, nonostante avesse già calcato il palco dell’Ariston nel 2016 tra le Nuove proposte, nonostante faccia musica già da qualche anno e nonostante ci sia la sua firma su alcuni dei successi degli ultimi mesi. Eppure è successo. Battuto Ultimo, che conferma così la regola secondo chi entra papa esce cardinale (e stando ai racconti dalla sala stampa pare non averla presa benissimo…), e battuti i tre ragazzoni del Volo, che in una seconda vittoria forse un po’ ci speravano.
Quest’anno invece il voto delle giurie del Festival ha dato spazio al “nuovo”, sotto tutti i punti di vista: o meglio, a far vincere Mahmood è stato soprattutto il voto delle due giurie presenti a Sanremo – la giuria d’onore e la giuria dei giornalisti – , perché al televoto Soldi ha raccolto poco più del 14% di preferenze.

Il più grande dispiacere di questo epilogo festivaliero è stato però il quarto posto di Loredana Bertè, che a questo festival teneva in maniera particolare – ha detto che sarebbe stata la sua ultima partecipazione – e lo aveva portato avanti egregiamente, conquistandosi un’ondata di amore dal pubblico. Il pezzo c’era, lei pure. Almeno il podio sembrava finalmente assicurato, e invece ci è arrivata a un soffio, ironia del destino. E dispiace che i giornalisti non le abbiano assegnato neanche il Premio della Critica, intitolato a sua sorella Mia Martini: un riconoscimento che lei voleva conquistare e che si sarebbe meritata, non fosse altro come segno di riscatto per tutte le delusioni che il Festival le ha riservato negli anni. E invece niente, Sanremo non si è smentito neanche stavolta e ha rifilato a Loredana l’ennesimo schiaffo. Dispiace proprio tanto. Per la cronaca, il Premio della Critica lo ha vinto Daniele Silvestri. L’unica consolazione è stata la rivolta della platea dell’Ariston all’annuncio del suo quarto posto: il Leone e la Palma non ci sono, ma l’amore della gente sì, quello c’è tutto, e speriamo che Loredana cambi idea e decida di tornare al Festival nei prossimi anni.

Si potrà invece dire soddisfatto Achille Lauro, che torna a casa dopo essersi guadagnato un’onorevolissima nona posizione: probabilmente non ha mai pensato di poter vincere, ma di certo è stato tra quelli che da questa partecipazione ci hanno guadagnato di più in termini di visibilità, oltre al fatto di aver offerto una bellissima performance e aver portato un po’ di allucinata follia sul palco di Sanremo. Stesso discorso per gli Zen Circus di Appino, che nella classifica finale si sono fermati un po’ più giù, ma pazienza: così tanto indie al Festival non si era mai sentito.
Una parola infine per Arisa: nella sua ultima esibizione era in evidente difficoltà, forse per una febbre che l’ha debilitata e le ha provocato qualche défaillance vocale. Con uno sforzo enorme è arrivata fino alla fine, sciogliendosi poi tra le lacrime: la delusione si sarà fatta sentire, ma Arisa ha dato una lezione di grande professionalità.

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Cala quindi il sipario sulla sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo, una delle più noiose a mia memoria: una conduzione piatta, che non ha messo in giusto rilievo i talenti schierati sul palco; serate interminabili, con le esibizioni degli artisti che a lungo andare si perdevano tra la stanchezza del pubblico e le lunghissime ospitate. Baglioni pare si sia già reso conto che 24 canzoni sono troppe: se mai l’anno prossimo toccherà ancora a lui, ha dichiarato che le porterà a 20. Infine, musicalmente parlando, su 24 brani in gara, non è ancora ben chiaro quanti ne sopravviveranno nella memoria del pubblico anche dopo il ciclone del Festival: la sensazione è di aver ascoltato tante potenzialità male espresse con pochi momenti di vero stupore.

E poi, una volta per tutte, basta con gli ospiti italiani sul palco del festival. Perché è troppo comodo snobbare la gara di Sanremo e poi prestarsi alla ben più comoda marchetta di un quarto d’ora e ciao. Baglioni non ha voluto gli stranieri (ah, i tempi di Madonna ed Elton John!!) e ha privilegiato gli ospiti italiani: forse il motivo è puramente economico, forse è una ruffianata per acchiappare qualche spettatore in più. Sta di fatto che se sei italiano non vai al festival da superospite, sia che tu “super” lo sia davvero, sia che tu sia solo l’ultimo idolo del teenager. Se sei un artista italiano, e dici di amare tanto Sanremo (oh, ce ne fosse uno che dica di essere andato lì solo per promozione!), fai il favore di metterti in gara con i tuoi colleghi, ti fai una settimana di iper-sbattimento e rischi anche di finire ultimo nella classifica. Ma almeno ne esci pulito e un po’ più onesto.
Non succederà mai, ma chissà: dopotutto, la vittoria di Mahmood ci dice che tutto può succedere, e allora io anche in questo cambiamento un po’ ci spero.

Bye bye Sanremo.

Mahmood: adesso l’urban italiano ha la sua voce

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Quando lo abbiamo visto la prima a Sanremo nel 2016 dovevamo ancora metterlo a fuoco, e lui, Mahmood, probabilmente lo sapeva. La sua Dimentica, presentata quell’anno in gara tra le Nuove proposte, era qualcosa di piuttosto distante dagli standard sanremesi: non era il solito pop, non era il solito pezzo di “belcanto” all’italiana, non era il cantautorato a cui eravamo abituati. Era qualcosa di lontano, di esotico: era r’n’b, un genere che qui eravamo pronti a sentir cantare dagli americani, ma prima di ricordarcelo nella discografia di un altro artista italiano dovevamo pensarci un po’.
Di tutto questo, ripeto, Mahmood doveva essere perfettamente consapevole, tanto che quando lo intervistai e gli chiesi notizie di un album, lui rispose candidamente “Quale album?”, perché in effetti in programma non ce n’era alcuna traccia.
Oggi che finalmente esce il suo primo EP se ne capisce la ragione. Gioventù bruciata arriva infatti a più di due anni da quel Sanremo: un periodo di tempo molto lungo e insidioso per un artista emergente, che lui ha saputo però sfruttare per elaborare bene il suo progetto. 
Nel 2017 è arrivato Pesos, poi un po’ a sorpresa c’è stata la collaborazione con Fabri Fibra in Luna, mentre quest’anno è stata la volta di Uramaki, rilasciato in primavera, e Milano Good Vibes, di sole poche settimane fa.
E se come interprete risultava sempre più chiara la direzione che il ragazzo stava prendendo, come autore le soddisfazioni non sono mancate, visto che Nero Bali, che porta anche la sua firma, è stato uno dei successi dell’ultima estate. E sua è anche Sobrio, contenuta nell’ultimo album di Gue Pequeno.

foto di Attilio Cusani
ph. Attilio Cusani

Quello che ci si presenta oggi davanti è un artista in piena evoluzione, ma con un’identità e una personalità molto ben definite: una promessa dell’urban italiano che si sta sempre di più trasformando in una conferma. I cinque pezzi del disco danno spazio alla poesia metropolitana e un po’ sfacciata dei singoli Uramaki e Milano Good Vibes, quest’ultimo ritratto decisamente alternativo della città meneghina, ma anche alle metafore giganti dell’incomunicabilità di Asia Occidentale (mi chiamerai sotto casa / farò finta di niente / come se io fossi l’Asia / e tu l’Occidente), mentre spiazza ritrovare di nuovo Fabri Fibra in Anni 90. Perché si sa che Fabri Fibra non è uno che i duetti li svende.
Mai figlio unico è invece il pezzo più personale ed entra nel vissuto di un ragazzo italo-egiziano vissuto nella periferia milanese.

La musica è un melting pot di r’n’b, pop ed elettronica, cesellata di dettagli tropicali ed esotici, anche se l’elemento che fa la differenza lo mette Mahmood con la sua voce: amorevolmente pigra, sorniona, sensuale, ammiccante.
La voce di una nuova era e di una generazione ormai abbastanza grande per farsi sentire.

Ecco, lo possiamo dire: l’urban italiano ha trovato la sua nuova voce.

Milano Good Vibes: Mahmood e la solitudine estiva in città

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L’estate (o meglio, il tempo delle vacanze) si è appena conclusa, ma il suo ricordo è ancora ben visibile sulle facce abbronzate, sui souvenir ancora da sistemare, sui costumi da mettere via, sulle foto da scaricare. Ma l’estate è anche quella di chi, per scelta o necessità, per te mesi o solo per qualche giorno, resta a girare nelle strade delle città deserte.
Dicono che per esempio Milano in agosto sia bellissima, senza negozi, certo, ma con un silenzio irreale negli altri periodi dell’anno, tanto che c’è che decide di godersela fino in fondo proprio quando tutti gli altri sono ad affollare le spiagge.
Quelle che si respirano nella Milano d’agosto si potrebbero chiamare “buone vibrazioni”, “good vibes”, e proprio queste di queste parla Mahmood nel suo ultimo singolo, Milano Good Vibes, appunto. Come ha dichiarato alla rivista Rolling Stone, la canzone è nata “in una giornata caldissima di luglio. Ero solo, a Milano. Ho riflettuto a lungo per cosa valesse la pena essere tristi o felici, e se tutto quello che vogliamo poi alla fine ci serva davvero. Ed è proprio quando smetti di chiedere che anche una città deserta come Milano riesce a regalarti ‘good vibes'”.

Milano Good Vibes segue di alcuni mesi l’uscita di Uramaki e sembrerebbe essere l’ultimo passaggio prima della pubblicazione del primo EP di Mahmood.
Il cantautore italo-egiziano, astro nascente della scena urban nostrana, è inoltre reduce dal successo di Nero Bali, di cui è autore.

Da Mahmood a MYSS KETA: un’estate oltre i tormentoni

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Amore e capoeira
 è fisso ai piani più alti delle classifiche, Italiana di Fedez e J-Ax ce la ritroviamo ogni due minuti in radio, il reggae-pop di Non ti dico no dei Boombadash con la Loredana nazionale lo stiamo amando tutti già da un paio di mesi e Nero Bali di Elodie e Michele Bravi è indubbiamente un bel pezzone tropical-italiano.
Ma se i supertormentoni fanno già parte delle playlist da portarsi in vacanza, appena un passo al di là del circuito radiofonico c’è un mondo altrettanto pop che vale la pena scoprire prima di partire, anche solo per variare un po’ tra un gorgeggio della Ferreri e una rima di Baby K.
Ecco qui allora una piccola e arbitraria selezione di 12 (perché le cifre tonde sono noiose, soprattutto in estate) singolini estivi, allegramente in ordine sparso.
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Achille Lauro featuring Cosmo, Angelo Blu
E’ la traccia che apre Pour L’Amour, l’ultimo album di Achille Lauro ed è un perfetto quanto sorprendente incontro tra la samba trap dell’artista romano e il nuovo genietto dell’elettropop nostrano. Un trip visionario e psichedelico di dipendenza ed elettronica.

MYSS KETA, Monica
Lei è stata senza dubbio una delle grandi scoperte del 2018. Già sulla scena da qualche anno, ma fino a pochi mesi fa confinata nell’underground meneghino, la diva mascherata più misteriosa in circolazione ha pubblicato ad aprile il suo primo album con Universal, UNA VITA IN CAPSLOCK, di cui Monica è il quinto estratto. Ironia a tonnellate, riferimenti alla cultura di massa, slogan iconici e la produzione di Populous ne fanno un’arma affilata per le serate a bordo piscina nella villa di Arcore.

Mahmood, Uramaki
Lui è una delle grandi promesse dell’urban italiano: lo abbiamo visto a Sanremo nel 2016 e lo abbiamo ascoltato l’anno scorso con Pesos. Quest’anno torna con un singolo tra elettropop e R&B con un testo introspettivo, ambientato nelle vie più esotiche di Milano, con una grande voglia di evasione.

Marianne Mirage, Copacabana Copacabana
Un’immersione nel carnevale di Rio, con la produzione sempre oculatissima di Big Fish e Rhade. Copacabana Copacabana è la sorpresa iper-carioca che non ti aspetti da Marianne Mirage, cantautrice raffinatissima di casa Sugar.

Eman, Milano
Con quel suo stile che è hip-hop senza essere hip-hop, rock senza essere rock ed elettronico senza essere elettronico, Eman traccia con contorni profondi un ritratto senza sbavature e indulgenze della metropoli lombarda.

DJ Besford featuring Eleonora Mazzotti, Todo Rainbow
Sonorità elettroniche e tropicali fanno da sfondo a un inno alla positività e alla leggerezza realizzato dal fashionissimo DJ Besford, qui in collaborazione con la romagnola Eleonora Mazzotti.

lemandorle, Gelato colorato
Si può descrivere il capolinea di una storia d’amore senza cedere ai toni avvilenti della tristezza? A giudicare da quello che ha fatto il due lemandorle in Gelato colorato, sì, decisamente si può. Elettropop dall’aura vagamente vintage e una metafora caleidoscopica per guardarsi negli occhi e dirsi che è finita.

Lele, Giungla
Un pezzo per Napoli e i napoletani, così Lele ha parlato del suo ritorno con Giungla. L’r’n’b incontra il pop, mentre le parole portano in altissimo l’orgoglio della città partenopea spogliandola di tutti i pregiudizi.

Luana Corino, Gita al mare
Non sempre l’abbandono fa rima con la solitudine. Nel suo ultimo singolo, per esempio, Luana Corino racconta una storia di libertà. Una rivendicazione femminile serena come una gita al mare promessa, non mantenuta e poi recuperata. Anche da soli.

Alessandro Casillo, Ancora qui
Del ragazzino che avevamo conosciuto in TV un po’ di anni fa c’è ben poco: dopo essersi preso una bella pausa, Alessandro Casillo è tornato con un singolo, Ancora qui, che ha l’aria di essere qualcosa di più di un semplice comeback discografico.

Arashi, Sud America
Punta dritto al di sotto dell’Equatore e all’ombra delle palme Riccardo Schiara, in arte Arashi. Urban, house e vividi colori tropicali sono la colonna sonora di un viaggio in Sud America, da un open bar di Bogotà all’ultimo piano in ascensore… ma attenzione agli alligatori!

Briga, Che cosa ci siamo fatti
Un pezzo così malinconico sembrerebbe non azzeccarci nulla con il clima leggero dell’estate, ma è pur vero che anche al mare ci sono i giorni grigi di temporale. Questa canzone è proprio per quei momenti di nuvoloni, in cielo o nella testa.

#MUSICANUOVA: Elodie, Nero Bali (feat. Michele Bravi e Guè Pequeno)

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“Ho scelto di cantare Nero Bali con Michele perché oltre ad essere un artista, è principalmente un amico. Tra noi c’è sintonia e stima reciproca. Gué invece è il mio rapper preferito: sono felicissima che abbia scritto e interpretato la strofa all’interno della canzone. Nero Bali è sicuramente l’inizio di una nuova avventura.” 

Per Elodie quello di Nero Bali è sicuramente un ritorno alla grande: scritto e composto da Dario Faini, Alessandro Mahmood, Gué Pequeno e prodotto da Dario Faini e Mace, il brano è un potente concentrato di atmosfere tropical-pop, sulle quali Elodie si fa accompagnare da due compagni d’eccezione come Michele Bravi e Guè Pequeno

#MUSICANUOVA: Mahmood, Uramaki

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“Premetto che sotto la doccia canto da paura… ma quel pomeriggio avevo cantato di merda. Questa volta ho aspettato un po’. Volevo fosse tutto come l’avevo immaginato. Volevo descrivere tutto quello che ho passato in quest’ultimo anno: persone che ho conosciuto, bar dove ho bevuto, relazioni che ho buttato…tutto. Sono felice. Racchiudere tutto ciò in una parola potrebbe sembrare riduttivo, ma pur sempre un bell’inizio”.

Tutto questo è finito in Uramaki, il nuovo, spiazzante singolo di Mahmood.
Quello che ci vuole adesso è un bell’album…

#MUSICANUOVA: Mahmood, Pesos

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Lo abbiamo conosciuto l’anno scorso a Sanremo con Dimentica, e recentemente lo abbiamo sentito al fianco di Fabri Fibra in Luna.
Ora Mahmood torna con nuovo singolo, Pesos.

Il brano dà il via ai suoi nuovi progetti musicali, dopo un periodo trascorso a perfezionare la scrittura durante un lungo viaggio in Europa e gli incontri avuti con diversi autori, tra cui Alessandro Raina e Davide Simonetta, che hanno firmato il singolo.

Pesos è nata dopo un weekend passato a Londra su un autobus in direzione Luton/Stansted airport. Credo che a volte, dietro una sigaretta e un bicchiere di gin tonic si nasconda la paura di credere nei propri ideali e combattere fino all’ultimo per vederli realizzare. Spesso ci manca il coraggio di dare un senso alla vita, che a volte ci sembra un videogame dove per uscirne indenni basterebbe premere play”.

Luna: Fabri Fibra pubblica l’outtake realizzata con Mahmood

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Durante le sessioni di scrittura di Fenomeno, Fibra ha scritto e prodotto oltre 40 brani.
Fin dal momento in cui la tracklist definitiva del disco prendeva forma, alcuni brani, esclusi sono rimasti lì in evidenza, con un ruolo ben definito: avrebbero visto luce prima o poi, questa l’intenzione e la promessa.
Dopo Tony Hawk, dedicato al celebre skater, regalato in aprile nella settimana che precedeva l’uscita dell’album, tocca a Luna e alla sua storia.

Chiamare ospiti in un disco di rap credibile, oggi, in Italia, non è cosa semplice.
L’esigenza di avere una voce fuori dalla media italiana, talentuosa, anche impossibile da riconoscere, che definisse da sola il carattere di una canzone, superava ogni tipo di obiettivo commerciale.
Fibra ha invitato in studio Mahmood, incrociato solo in un passaggio tv a Sanremo l’anno precedente, per provare, senza pressione di classifica alcuna, un pezzo scritto a 4 mani.

E’ nato Luna, un pezzo dalla struttura non convenzionale: non una canzone normale, non un singolo, ma la fotografia dell’incontro spontaneo tra due artisti.