“Calipso”: il primo tormentone estivo è firmato da Charlie Charles e Dardust


La stagione dei tormentoni estivi 2019 è ufficialmente aperta.
Il primo candidato ad arrivare nelle radio è il nuovo singolo di Charlie Charles, co-prodotto insieme a Dario “Dardust” Faini.
Tropicale fin dal primo beat, Calipso è il risultato di un lavoro autorale che vede coinvolto nella scrittura e nella performance uno squadrone di artisti in assetto da battaglia: oltre a Charles e Dardust, alla realizzazione del brano hanno infatti contribuito anche Sfera Ebbasta, Mahmood e Fabri Fibra.
Quello che ne è venuto fuori è un singolone che fonde urban, trap e abbondanti dosi summer vibes, e che si annuncia come una delle canzoni protagoniste dei prossimi mesi.

“Arturo”, la rinascita di Side Baby tra istinto e coerenza


Nella vita di un artista ci possono essere momenti di grande luce e periodi di buio profondo. Side Baby lo sa bene, nonostante la giovane età e una carriera ancora relativamente breve. L’anno scorso la sua repentina e controversa uscita dalla Dark Polo Gang è stata sotto gli occhi di tutti, lasciando diversi interrogativi mai del tutto chiariti. Quello che si sa per certo era che il ragazzo non stava attraversando uno dei suoi periodi più luminosi: prima il singolo Medicine, pubblicato lo scorso agosto su Soundcloud (“era una lettera aperta, un regalo per i fan”), poi all’inizio del 2019 Non sei capace lasciavano intuire che Side, che nel frattempo aveva mutato il suo nome da Dark Side a Side Baby, stesse portando avanti una battaglia che non lo toccava solo sul fronte artistico, ma anche – e forse soprattutto – su quello personale.
Quella battaglia oggi sembra finalmente vinta. A dircelo è proprio lui, Arturo, come è registrato all’anagrafe (il cognome è Bruni), e come non a caso ha scelto di intitolare il suo nuovo lavoro da solista, il primo dopo aver chiuso l’esperienza con la DPG.
Per presentarlo ha preferito qualcosa di diverso dal classico instore, e per alcuni giorni si è stabilito a tutti gli effetti in uno spazio in zona Naviglio a Milano ribattezzato Side House: una vera e propria casa attrezzata con tutto il necessario, bar e area videogiochi compresi, ma anche uno spazio per incontrare la stampa, i fan, gli amici.

Sick Side era un lavoro più simile a un mixtape, preso alla leggera, Arturo è invece il frutto di una selezione più accurata, è un disco più pensato, anche se non ho rinunciato al mio solito stile, che è quello dell’istinto. In questo album niente è stato inserito solo per riempire uno spazio e c’è una grande ricerca stilistica. Arrivavo in studio e in base a come mi sentivo registravo un pezzo nuovo, non c’è stato proprio nulla di pianificato, non arrivavo mai con un’idea precisa in testa, ma iniziavo a lavorare su un suono che mi piaceva per tirarne fuori un pezzo”. Stesso discorso anche per i featuring con Luchè e Guè Pequeno, che forse alcuni troveranno inaspettati: ”L’idea di fare qualcosa con Luchè è arrivata durante una cena a base di arrosticini insieme a Night Skinny, che ha avuto anche l’idea di coinvolgere Guè quando ha ascoltato per la prima volta Frecciarossa”.
Selezione e istinto, due concetti che possono apparire in ossimoro, ma che trovano la giusta convivenza in questo album. A confermarlo sono anche i due produttori che hanno messo le mani sulle nuove tracce, Sick Luke, produttore anche della Dark Polo Gang, e Night Skinny. Proprio Skinny si lancia in una dichiarazione di grande ammirazione: “Con Side Baby siamo davanti forse al primo artista in Italia che scrive davvero di getto, arriva in studio e registra subito, come Jay Z”. Da qui la necessità di selezionare la grande quantità di materiale prodotto, fino ad arrivare alla tracklist del disco, definita nel segno della coerenza.
Se Skinny rappresenta la novità, Sick Luke è il filo ininterrotto con il passato, ed è proprio Arturo a spiegare: “Dentro di me ci sarà sempre una parte della Dark Polo Gang. Ho continuato a lavorare con Sick Luke: nell’album ci sono due produzioni realizzate da lui, ma insieme abbiamo realizzato molte altre tracce, alcune delle quali forse usciranno in futuro. Con Luke ormai siamo come fratelli, siamo stati in vacanza insieme, quando passa da Roma si ferma a casa mia”.

Inevitabile non soffermarsi sull’evocativa immagine in copertina del disco: “L’acqua rappresenta una sorta di battesimo, indica una rinascita, mentre l’orsetto si chiama Balosso ed è stato regalato a mia mamma il giorno in cui sono nato”.
A proposito di sua madre, l’attrice Raffaella Lebboroni, sua è la voce dell’ultima traccia, quella che dà il titolo al disco: una dichiarazione di orgoglio per un traguardo significativo raggiunto dal figlio, ma anche la consapevolezza che le nuove cadute sono sempre in agguato.
“Nei mesi difficili che ho attraversato ho avuto la fortuna di avere accanto persone che mi hanno aiutato e mi sono state vicine. Le tracce del disco riflettono i diversi stati d’animo che ho attraversato: ci sono pezzi più leggeri come Jappone, altri più pesanti”. E che sia sincero lo si capisce anche quando parla dei suoi tatuaggi, uno dei suoi tratti distintivi: “Sono un ammiratore dei tatuaggi fatti bene, ma devo riconoscere che quelli che ho in faccia sono stati una scemenza. Li ho fatti in momenti in cui ero fuori fase e sono stati un modo per esorcizzare certi dolori che ho dovuto attraversare”.

Per l’estate si preannunciano intanto mesi di fuoco: “Non sono ancora state rivelate le date, ma saremo in giro dappertutto, vogliamo spaccare”.

Per amore della musica. Laioung inaugura il suo “Rinascimento”

“Per amore dell’arte e della musica”. Mentre parla del suo nuovo album, Laioung pronuncia questa frase più di una volta, e non si fa fatica a pensare che le sue non siano parole dettate dalla retorica. Che sia carico a mille per questo nuovo progetto solista è più che evidente, visto che è tutto un luccichio, dalla giacca tempestata di pietre agli occhi che emanano entusiasmo. Ma persino la sua voce brilla durante la conferenza stampa, tra parole pronunciate a raffica, barre piazzate all’improvviso e frammenti melodici intonati con precisione quasi chirurgica.
Il nuovo album si intitola Rinascimento, e il significato lo chiarisce subito direttamente lui: “Perché arriva dopo un periodo di Medioevo musicale, e porta qualcosa di nuovo dove tutto il resto era uguale. Con questo album ho voluto dare spazio all’arte e prendere ispirazione dalle sonorità internazionali”. Dopo Ave Cesare, primo lavoro solista uscito con il marchio di una major e dopo il potente progetto di Nuovo impero con il collettivo RRR Mob, questo disco sembra inaugurare a tutti gli effetti una nuova era, a cominciare dal cambio di etichetta, da Sony a Universal.

“Ho lasciato passare un po’ di tempo dall’ultimo album, ma d’ora in avanti vorrei pubblicare un disco all’anno: è giusto dare delle scadenze, abituare il pubblico ad avere un appuntamento”.
Pochi giorni prima di essere in Italia per presentare il disco, Laioung era in Brasile, a San Paolo, non solo per un periodo di vacanza: “Sono contento al 97% di essere tornato: in Brasile ho lavorato con altri artisti e ho potuto vedere che là non c’è razzismo, gli artisti si ritrovano in studio per amore della musica e non guardano alla visibilità o al numero di follower che hanno i colleghi. C’è una vera scena musicale, con la voglia di sperimentare influenze diverse. Oggi con Internet tutto il mondo è in contatto, tutti possono vedere quello che facciamo anche qui in Italia, e ci facciamo ridere dietro se copiamo quello gli americani. Invece gli artisti dovrebbero essere meno pigri e aprirsi a quante più influenze possibili, sperimentare, altrimenti si cade nel plagio. Ma se io ascolto cose diverse e cerco di prendere da tutte, creo qualcosa di nuovo: siamo tutti diversi uno dall’altro e dobbiamo prendere consapevolezza della nostra creatività. Potremmo prendere la tradizione musicale italiana e innovarla con la trap. Uno come Caparezza può essere messo su ogni stile, ha continuato a sperimentare, ed è per questo che lo apprezziamo tutti”.

Continua, e il discorso si allarga prendendo toni quasi filosofici: “Spesso mi rendo conto che manca la ‘fame’, ci si limita a copiare e chi sa di avere un talento non fa niente per migliorarsi, finendo così per essere superato da chi è mosso dalla passione. Non vince chi ha talento, vince chi lavora: l’unico modo per arrivare davvero a un obiettivo è quello di lavorare tanto e non mollare mai, svegliarsi, fare di tutto per raggiungere uno scopo, cercare sempre di migliorarsi. Prendiamo Justin Bieber: all’inizio nessuno avrebbe scommesso su di lui, era solo un ragazzino che non sapeva fare molto. Ma ha lavorato, si è impegnato, e guardate cosa è riuscito a fare”, e intona il ritornello What Do You Mean. “Tutti possiamo essere quello che vogliamo, ma dobbiamo sapere cosa vogliamo e come fare per diventarlo”.
E Laioung sembra aver avuto sempre molto chiare le idee: ”Troppo spesso gli artisti lavorano per entrare in un certo target, io ho sempre preferito seguire l’istinto. Non mi sono dovuto costruire un personaggio. Ho registrato il mio primo album in Canada, senza sapere cosa sarebbe successo, solo per amore della musica. Rinascimento arriva dopo aver già ricevuto diversi riscontri da parte del pubblico, è un disco frutto di una maggiore consapevolezza. Quello che voglio adesso, arrivato a questo umile punto di carriera, è continuare su questa strada, cercando di fare sempre cose diverse con grinta. Devo correre a prendermi quello che ancora mi aspetta”.

Nel “Laioung-pensiero” si delineano chiaramente anche tre elementi fondamentali per ogni canzone: “La melodia, cioè l’emozione, la batteria, cioè il ritmo, e il basso, cioè la vibrazione, il primo suono che abbiamo sentito quando eravamo nel grembo di nostra madre. Ecco perché il suono del basso piace a tutti”.

Nell’album tutte le tracce portano la sua firma per musica, parole e produzione, mentre tra i featuring compare solo il nome di Diawel: “Credo molto in lui. Ha scritto un bridge perfetto per 6 km per Marte, a cui segue subito Dentro un sogno, in cui il suo bridge diventa il ritornello”. E se la trap ci ha abituati al triangolo tematico soldi-donne-droghe, il “rinascimento” di Laioung si sposta molto oltre, arrivando a trattare anche un tema doloroso come quello dello sfruttamento dei clandestini nei campi di pomodori nel sud Italia in 5 euro per morire, la traccia che chiude il disco: “Ho capito che le pietre che avevo nel cuore potevano essere trasformate in gemme. Ho voluto raccontare una storia che ho visto con i miei occhi: sembra assurdo, ma nella provincia pugliese ci sono uomini trattati come schiavi, costretti a lavorare sotto 40 gradi pagati come schiavi. E sono clandestini, trattati come uomini invisibili. Nessuno fa niente, la polizia non riesce a intervenire. Mi è sembrato giusto inserire quella traccia, è una presa di consapevolezza”.

Stupisce invece che nell’album non trovino posto Nero su nero e Hang With Us, i due singoli usciti nei mesi scorsi. Non è ancora detta però l’ultima parola: Rinascimento uscirà infatti il 26 aprile in digitale, mentre prossimamente è attesa anche la pubblicazione del formato fisico, ampliata di alcuni brani.

Luchè: un’estate in tour


Dopo il grande successo dell’ultimo album Potere, entrato direttamente alla numero 1 della classifica, Luchè torna alla dimensione live annunciando la partenza del Potere summer tour, nuovo tour che dal 6 giugno lo vedrà protagonista per tutta l’estate tra principali club, festival e summer arena lungo tutta la penisola.

Le prevendite delle nuove date del Potere summer tour sono disponibili sui canali di Thaurus Music. L’intero tour è ideato e organizzato da Thaurus Live.

Queste le date confermate:
6 giugno – Napoli, Ex Base Nato
7 giugno – Barzio (LC), Nameless Music Festival
8 giugno – Treviso, Core Festival
9 giugno – Pescara, Tortuga Beach Club
15 giugno – Riazzino (Svizzera), Vanilla Club
24 giugno – Bologna, Botanique
28 giugno – Milano, Carroponte
13 luglio – Follonica (GR), Disco Village
25 luglio – Chianciano Terme (SI), Festa della Musica
26 luglio – Roma, Rock in Roma
27 luglio – Senigallia (AN), MamaMia Festival Estate 2k19
7 agosto – Zrce Beach (Croazia), UDJ Kalypso Club
9 agosto – Termoli (CB), Musurplage
10 agosto – Gallipoli (LE), Sottosopra Fest @ Praja
11 agosto – Taranto, Yachting Club
24 agosto – Brescia, Festa di Radio Onda d’Urto
21 settembre – Mondovì (CN), Wake up

Ernia, il “rettiliano”. Esce “68 (Till The End)”


Lo scorso settembre usciva 68, il primo album ufficiale di Ernia. Un disco “quadrato”, “delineato”, come dichiarava il diretto interessato, nato sotto la pressione di realizzare il primo lavoro per la prima grande major sulla piazza, Universal. Il titolo era un riferimento alla linea milanese del bus 68, che collega via Bergognone e Bonola, dove il rapper è cresciuto, e che Ernia aveva spiegato come una metafora del suo viaggio “verso il centro”, ma che eventualmente si sarebbe anche potuto trasformare in un viaggio a ritroso, se mai le cose fossero andate male.
Oggi, a distanza di sette mesi, possiamo dire che così male non è andata, visto che il disco ha debuttato al primo posto della classifica e che anche il tour ha dato le sue soddisfazioni.
Per festeggiare questo periodo fortunato, l’album viene ripubblicato in una nuova edizione decisamente più ampliata: 68 (Till The End) arriva infatti nei negozi e sulle piattaforme di streaming e download come un doppio album: a 68 sono stati aggiungi ben 7 nuovi inediti, tre dei quali impreziositi da collaborazioni.

“Mi sono voluto divertire: ho realizzato i nuovi inediti con lo spirito con cui di solito si realizza un mixtape, cioè non un album ufficiale, ma una raccolta di brani fatta con il solo scopo di divertirsi. Il mood è molto più tranquillo e caciarone di 68, che era invece un album più sofferto. E’ una sorta di allenamento in preparazione al cambiamento che vorrei mettere in atto con il prossimo disco”.
Il primo singolo estratto, Certi giorni, vede la collaborazione di Nitro: “Tra i rapper milanesi della mia generazione è stato uno dei primi a farsi conoscere. Per il featuring con lui avevo inizialmente pensato a un pezzo più pestato, ma è stato proprio lui a suggerirmi di puntare su qualcosa di più intimo”.
Per Il mondo chico la scelta dell’ospite è invece ricaduta su Lazza: “Anche lui è di Milano, ma faceva parte di un altro blocco”. Nel brano sembrerebbe esserci un dissing a Ultimo, ma Ernia abbandona subito ogni possibilità di polemica: “Quel verso è di Lazza, non posso rispondere per lui”.
Più sorprendente invece la presenza di Chadia Rodriguez per Mr. Bamboo: “Tempo avevo scritto sui social che avrei fatto un featuring inimmaginabile, e tutti avevano pensato a Sfera Ebbasta. Ma se pensi a Sfera Ebbasta vuol dire che in fondo te lo immagini. Chadia invece è quanto di più lontano da me ci possa essere oggi nell’ambiente hip-hop: se vuoi crescere, devi allargare gli orizzonti e uscire dalla tua confort zone. 68 era un album perfettamente nella mia confort zone, con questi nuovi brani ho voluto andare oltre”.

Tra le collaborazioni che gli piacerebbe realizzare in futuro, Matteo Professione – così è registrato all’anagrafe – fa i nomi di Sfera, Capo Plaza, Luchè, Marracash, mentre sui featuring internazionali prende una posizione controcorrente: “A un rapper italiano il featuring con l’artista internazionale non serve, perché non aggiunge niente. Se lo fai, lo fai per te, ma il pubblico non lo percepisce perché per la maggior parte si tratta di un pubblico pop che segue le mode e adesso ascolta l’hip-hop senza conoscerlo. Non conoscono gli artisti internazionali e non leggono i testi, mi spiace dirlo, ma è così, non ce la faccio a mentire. Nell’ultimo album Emis Killa ha inserito una collaborazione con 6ix9ine, ma non mi pare che sia uno dei suoi brani più memorabili”.

E a proposito della necessità di essere sinceri, è parlando di Un sasso nella scarpa che Ernia fa la riflessione più amara: “E’ un brano sui social. La prima strofa è su Twitter, che è solo rumore, serve per far ‘scoreggiare il cervello’ perché chiunque sente il diritto di dire la sua anche se non ne sa nulla e anche se il suo pensiero è sbagliato. La seconda strofa è invece su Instagram, che è più legato all’apparenza: conta come sei vestito e se hai la faccia simpatica. Con i social tutti si sentono partecipi e credono di dare un contributo postando un commento: io poi non ho mai capito perché si debba commentare negativamente qualcosa. Credo di avere una vita abbastanza piena e se una cosa non mi piace semplicemente non la guardo: invece i social sono pieni di ‘Giacomino03’ che non vedono l’ora di far sentire che ci sono per sfogare la loro rabbia. Se poi tu provi a rispondere partono all’attacco dicendo che tu hai successo perché ti sei venduto, perché fai parte del sistema. Come se fossi un rettiliano. Non vogliono capire che toccherebbe a loro fare qualcosa, darsi da fare per uscire dalla noia e dal nulla cosmico. Anziché stare seduto in piazza, in questi anni credo di aver imparato un lavoro e penso che i ragazzini che vogliono fare rap riusciranno a farcela se sapranno riconoscere la posizione e il loro ruolo: molti di loro non ce l’hanno proprio la stoffa del rapper, e non pensano quella è solo la punta dell’iceberg, perché nella filiera dell’hip-hop si può essere anche manager, ufficio stampa, produttore”.

In attesa di assistere alla sua prossima evoluzione, viene da chiedersi a che punto è il “viaggio” di Ernia verso il “centro”: “Sicuramente ho saputo distinguermi per originalità, e se un giorno la mia barca dovesse affondare io andrei a fondo da solo, e non per aver seguito una moda. In centro però non ci sono ancora arrivato, ed è meglio così, perché essere già al centro a 25 anni significa dover combattere troppo a lungo per restarci“.
Sincerità, appunto.

Tormento e J-Ax trovano “Acqua su Marte”


Tormento
 torna sulle scene a distanza di quattro anni dal suo ultimo lavoro. Il precursore del rap in Italia, che per primo ha portato il genere in tv negli anni 90 insieme ai Sottotono, presenta il suo nuovo brano, Acqua su Marte, per la prima voltaaccompagnato dall’amico J-Ax.

Il brano, che anticipa il nuovo album di Tormento previsto per l’autunno, è stato scritto da Tormento e J-Ax insieme a Raige, con la produzione degli SDJM.
Il videoclip del singolo sarà online sui canali ufficiali dell’artista venerdì 5 alle ore 15.00.

Tormento racconta così il suo rapporto con J-Ax: “Ero davvero piccolo quando ho conosciuto Ax. C’era una piccola saletta in un centro sociale chiamato Pergola dove facevano delle serate all’avanguardia. Correva l’anno 1992 e quella sera tra il pubblico c’erano gli Articolo 31. Li guardavo con ammirazione, erano tra i primi gruppi ad avere un vero e proprio contratto discografico e si sentiva nell’aria che avrebbero fatto il panico con il loro primo album “Strade di città”. Così è stato! A distanza di anni provo la stessa ammirazione per Ax, un artista che è stato in grado di prendere il linguaggio del rap e trasportarlo in un immaginario totalmente italiano. Anche le sue venature rock le sento vicine al mondo funk melodico losangelino che ho sempre adorato. Ad oggi è uno dei pochi artisti del panorama rap con cui so di poter realizzare una canzone senza che l’ego da rapper, di essere duro a tutti i costi, venga fuori. Le nostre voci portano il segno di una vita dedicata alla musica e la dura vita dei tour infiniti. Siamo dei “duri” a priori, che dalle esperienze hanno sempre cercato di cogliere gli insegnamenti positivi di questa cultura che ci ha rapito fin da giovanissimi.”

 

Al via la nuova m2o di Albertino


Lunedì 1 aprile alle ore 17.00 partirà la nuova m2o
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Una radio dinamica e contemporanea, in grado di ispirare in maniera trasversale più generazioni attraverso una selezione musicale dal sapore internazionale. Alla direzione artistica fa il suo debutto Albertino, volto iconico di Radio DEEJAY da oltre trent’anni che, per la prima volta nella sua carriera radiofonica, cambia collocazione.

La musica tornerà al centro, vera protagonista della radio. Con il suo flusso costante e un sound design innovativo accompagnerà gli ascoltatori in un percorso unico nel panorama delle radio nazionali: il mondo dei grandi deejay, le vere star del contesto musicale internazionale che con le loro produzioni occupano le prime posizioni nelle classifiche e riempiono gli stadi in tutto il mondo. Nel Day Time ci sarà spazio anche per le hit italiane del momento, con grande attenzione ai nuovi fenomeni della musica indipendente trap, urban e dance, artisti come Ghali e Cosmo che non hanno bisogno di presentazioni.

Voci nuove, giovani e di indiscusso talento, con competenza musicale, ritmo e gradevolezza del timbro renderanno il palinsesto omogeneo e piacevole all’ascolto.

La giornata radiofonica è organizzata su fasce lunghe di circa tre ore a partire dalle 6 del mattino, con interventi degli speaker brevi ma essenziali. Uniche eccezioni:

– il Morning show: la sveglia degli ascoltatori per iniziare la giornata con energia e spensieratezza in onda dal lunedì al venerdì, dalle 6 alle 9, con la conduzione di Walter Pizzulli
Albertino Everyday: il direttore artistico con la sua squadra storica (Fargetta, Shorty, Ale Lippi, Wad, Ginger) anima il drive time dalle 17 alle 19 con tanta musica e divertenti rubriche.

Dalle 22 iniziano i momenti tematici che culminano a mezzanotte con Dance With Us, il programma con i migliori deejay internazionali che suonano in esclusiva per m2o: David Guetta, Benny Benassi, Martin Garrix, Tiësto, Claptone, Don Diablo, Adam Beyer, Lost Frequencies,Ilario Alicante, solo alcuni degli esempi della nuova squadra di dj.

Arricchiscono il weekend:
One Two One Two, dalle 17 alle 19, il meglio della musica rap, trap, hip-hop e derivati presentati da Wad;
Special Guest: ogni domenica alle 22 un ospite speciale presenta il suo dj set o la sua playlist. L’esordio, domenica 7 aprile, è affidato a Cosmo con uno speciale Cosmotronic di due ore, in cui l’artista presenta la sua musica in una playlist da lui stesso mixata e commentata;
DEEJAY Time: per la prima volta in onda ogni sabato pomeriggio alle 14 contemporaneamente sulle due radio del gruppo: DEEJAY e m2o. Un’ora di musica anni ’90 e tanto divertimento nel programma che ha fatto la storia radiofonica, con Albertino, Fargetta, Molella e Prezioso.

Dopo oltre trent’anni trascorsi a Radio DEEJAY, Albertino ha così commentato questo cambiamento: “Ho trascorso anni indimenticabili nella radio in cui sono nato e cresciuto. Desideravo questo profondo e radicale cambiamento nel mio percorso, sia professionale che personale. Con l’aspirazione di trasformare m2o in un punto di riferimento per le arti musicali, il mio punto di partenza è proprio la musica, che da sempre, per me, è il centro di tutto.”

Un nuovo logo darà l’immagine al cambiamento della nuova m2o: un logo originale, elegante e tridimensionale realizzato dallo Studio Marani, che rappresenta una novità assoluta nel panorama FM per la sua forma cubica.
Il nome è stato inoltre arricchito dal nuovo claim: radio m2o, DEEJAY Station, la radio in cui tornano ad essere protagonisti i disk jockey.

Doppio album per Ernia: il 5 aprile esce “68 (Till The End)”


Uscirà il 27 marzo, Certi giorni, il nuovo singolo di Ernia.
Il brano si avvale della collaborazione di Nitro e anticipa l’uscita di 68 (Till The End), una specialissima riedizione dell’album 68 in uscita venerdì 5 aprile in doppio CD, e dal 12 aprile anche in formato doppio LP in occasione del record store day.

Il primo disco conterrà le 12 tracce dell’omonimo album uscito lo scorso settembre, mentre nel secondo CD troveranno spazio 7 tracce inedite, di cui tre brani collaborazioni.
Da Certi Giorni featuring Nitro a Il Mondo chico in collaborazione con Lazza, all’interno del nuovo EP non manca l’inaspettata collaborazione con Chadia Rodriguez nel brano Mr Bamboo.

Con 68 (Till The End) Ernia chiude definitivamente il percorso della saga legata a 68, album che nell’ultimo anno, utilizzando una metafora, l’ha portato dalla periferia al centro.
La produzione dell’album è stata firmata da alcuni dei migliori producer della scena odierna, da Marz a Zef fino a Mr Monkey.

Da venerdì 5 Aprile Ernia sarà impegnato nel 68 (Till The End) instore tour:
5 aprile, Milano, Mondadori Megastore ore 18:00
6 aprile,  Torino, Feltrinelli Stazione ore 17:00
7 aprile, Firenze, Galleria del Disco ore 15:00
8 aprile, Roma, Discoteca Laziale ore 17:00
9 aprile, Napoli, Feltrinelli Stazione Garibaldi ore 18:00
10 aprile, Bari, Feltrinelli via Melo ore 17:00

Orgoglio rap per amare se stessi. Quattro chiacchiere con… Mondo Marcio


Sul fronte del rap italiano, Mondo Marcio è uno dei rappresentanti della “vecchia scuola”, uno di quelli cioè che sono emersi prima che l’hip-hop diventasse un brand declinato in ogni forma possibile. Erano da poco passato il 2000 quando Gian Marco Marcello si è fatto conoscere al grande pubblico, e in quel periodo il rap respirava ancora l’aria della strada e si faceva ascoltare solo dai veri ammiratori, restando piuttosto lontano dalla patina stilosa del pop.
Se da allora molte cose sono evidentemente cambiate, il nuovo album di Mondo Marcio è invece una ferma e fiera rivendicazione di chi continua a fare rap con lo stesso spirito di un tempo, senza guardare alle convenienze, alle mode passeggere o al successo facile. Anticipato da alcuni brevi video-documentari, UOMO! – questo il titolo -, è un atto d’amore verso se stessi, un’orgogliosa presa di posizione di chi si è guadagnato tutto ciò che ha e una celebrazione dell’imperfetta natura dell’individuo.

Questo disco sembra segnare uno spartiacque, non solo nella tua carriera, ma anche nella tua vita. C’è stato un momento o un evento che ti ha fatto capire che per te si chiudeva una fase e se ne apriva una nuova?
Sì, lo status quo della musica e della cultura in generale in Italia nel 2019.

Cosa si nasconde dietro a quel punto esclamativo del titolo?
Un’ attitudine, quella di fare le cose credendoci davvero, e non per moda o convenienza.

In più punti, l’album sembra anche l’occasione per manifestare uno scatto d’orgoglio e di rivincita. È un’impressione corretta? I tuoi messaggi a chi sono rivolti oggi?
È stata una necessità. Di carattere non sono uno spocchioso, ma questi anni mi hanno insegnato che non ti viene riconosciuto quello che hai fatto, bensì quello che dici di avere fatto. Nessuno ti riconosce i tuoi meriti, e visto che ho i fatti dalla mia parte, non ho fatto altro che riportarli. A volte un po’ di ego serve!

Angeli e demoni si impreziosisce della partecipazione di Mina, artista alla quale avevi dedicato l’intero album Nella bocca della tigre e con cui sei tornato a lavorare in Se mi ami davvero: cosa apprezzi più di tutto in lei?
Mina è una persona incredibile, ancora prima di essere un’artista unica. Mi ha insegnato a mettere la libertà artistica, e la mia integrità, prima di qualsiasi altra cosa. Credo che alla base del rapporto con lei ci sia una forte intesa artistica.

Tra le presenze all’interno del disco c’è anche Milano: oggi che rapporto hai con la città?
È la città che nel bene e nel male mi ha cresciuto, sarà per sempre nel mio cuore.

Citando Neil Young, nella sua ultima lettera Kurt Cobain aveva scritto “È meglio ardere in un’unica fiamma piuttosto che spegnersi lentamente”. All’opposto, tu invece dichiari che “non è la fiamma che brucia più alta, ma quella che brucia più a lungo”. Puoi dire che è questo il pensiero in cui ti ritrovi di più?
È un verso di DDR, e in La canzone che non ti ho mai scritto dico “una fiamma che brucia così forte era destinata a estinguersi”. In entrambi i casi sottolineo il rischio di bruciare troppo forte, anche in natura le stelle che muoiono prima sono quelle che brillano di più. Ho sempre visto la vita come una maratona più che uno sprint.

Nella scena rap odierna c’è qualcosa in particolare cui non ti senti rappresentato?
Alcuni artisti mettono i soldi prima della musica: io ho sempre ragionato al contrario.

Guardandoti indietro ai primi anni in cui facevi musica, in cosa pensi di essere cambiato soprattutto?
Sono più consapevole dell’ambiente nel quale lavoro, del mondo dell’intrattenimento in generale. Certe cose non te le possono insegnare, le devi vivere.

Il disco si apre e si chiude con la stessa domanda, “dopo di te chi ci sarà?”. Che risposta ti sentiresti di dare?
Non è una domanda che ha bisogno di una risposta, tutto il disco è un’intera forma di autoanalisi, e la domanda è una di quelle ricorrenti che ogni artista si pone.

In un momento storico e sociale dove l’umanità sembra più predisposta all’odio, alla chiusura e all’egoismo, che cosa ti fa sperare ancora nella natura umana?
La musica!

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di ribellione?
In una società che guadagna dalle nostre insicurezze, amare noi stessi è il vero atto di ribellione.

Nayt: “Dare peso alle cose per rispettare l’arte”. Esce il terzo capitolo di “Raptus”


Per gli appassionati dell’hip-hop il nome di Nayt non è certo nuovo.
Classe 1994, William Mezzanotte da Roma si è avvicinato alle barre quando era ancora tra i banchi di scuola, e l’amore per la musica non ci ha messo molto a prendere il sopravvento su tutto il resto, compreso il teatro, altra grande passione del ragazzo: “Ho capito che avrei dovuto scegliere tra le due cose, altrimenti le avrei fatte male entrambe e avrei rovinato due mie passioni”.
L’incontro fortunato della sua vita è quello con il produttore 3D, con cui realizza il suo primo singolo, No Story, ma soprattutto è quello con cui nel 2015 lavora a Raptus, il primo capitolo di quella che negli anni successivi sarebbe diventata una trilogia. Nato come esperimento, il progetto ha avuto un buona accoglienza dal pubblico, tanto da dare vita a Raptus Vol. 2 e ora al terzo e conclusivo capitolo, Raptus Vol. 3, il primo a uscire con la distribuzione di un major, Sony Music.

Undici tracce racchiuse in soli 28 minuti di barre serratissime e nervose, pensate per arrivare dritte al punto centrale del messaggio e non rischiare di far perdere l’ascolto in distrazioni. Lo stile è difficilmente catalogabile con la sola definizione di rap: tra le influenze di Nayt si spazia infatti da Eminem, Kendrick Lamar, Drake, Rihanna, Rage Against The Machine, SZA. E poi Kanye West, forse l’artista che più di tutti Nayt ha preso come riferimento, e Childish Gambino, artista sfaccettato attivo tra musica e cinema. Tra gli italiani invece il nome che spunta è quello di Fabri Fibra (“ha scritto i pezzi di rap italiano tra i migliori”), ma grande apprezzamento viene riservato anche per Cesare Cremonini.
Contrariamente a quanto succede di solito nei dischi di rap, qui la collaborazioni sono centellinate e si limitano al solo featuring di Madman in Fame: “Forse sarebbe più figo dire che non ho voluto mettere featuring nel disco, la verità è che realizzare una collaborazione non è facile. Dopo Fame l’hype intorno a questo progetto è cresciuto molto e ho ricevuto diverse richieste di collaborazioni, ma poi ci si mettono difficoltà burocratiche e artistiche, perché se decidi di portare un artista nel tuo disco la scelta va motivata, c’è un’attitudine da rispettare. Avrei rischiato di allungare i tempi, invece io volevo far uscire il disco, per cui ho preferito non mettere altri featuring. Ne ho realizzati alcuni che usciranno più avanti, slegati dall’album”.

Ora che la musica ha destato anche l’interesse delle major, il suo obiettivo resta quello di “arrivare non mi immagino. Penso sempre a quello che potrei fare dopo. Faccio un po’ fatica a relazionarmi con il mondo dell’intrattenimento e delle radio, perché c’è la sensazione che i contenuti non possano passare: invece io vorrei rompere gli schemi. Con questo disco vorrei dire che non bisogna più essere innocui, spesso si vuole essere rivoluzionari senza dire niente, manca l’empatia, manca umanità. Nessuno si sbilancia, invece bisogna anche saper alzare la voce, litigare se serve. Voglio dare peso alle cose che faccio, e se dovessi andare a Sanremo lo farei con un pezzo di rottura e che faccia rumore, che dica le cose come nessuno le ha mai dette. L’arte va trattata con rispetto, non va stuprata: non conta solo quante persone influenzi, ma anche come le influenzi”.
A incarnare questa filosofia all’interno dell’album sono soprattutto brani come Exit o Animal, mentre Gli occhi della tigre non è a caso messo in chiusura: “E’ stato il primo brano a essere pubblicato e ho voluto metterlo per ultimo come per indicare un nuovo inizio, un ritorno alle origini. E’ la traccia che spiega meglio delle altre tutto il disco”.

Per il futuro, un auspicio: “Bisognerebbe riuscire a fare un salto di qualità e portare il cantautorato nel rap. Non smetterò di provarci”.