Emma sarà anche bella, il suo nuovo singolo un po’ meno


Non basta Vasco Rossi (e Gaetano Curreri).
Non basta l'(ennesimo) inno all’indipendenza e all’emancipazione.
Non basta Emma.
Non basta e basta.

“La montagna ha partorito un topolino”, racconta un’antica favola, e così è successo per la strombazzata collaborazione tra Emma e Vasco: una collaborazione che ha preso la forma e le note di Io sono bella, singolo con cui l’artista pugliese ha annunciato il grande ritorno sulle scene (già annunciata anche l’uscita di un nuovo album nei prossimi mesi).
In passato, quando Vasco ha scelto di collaborare – come autore – con qualche collega, lo ha sempre fatto misurando le sue mosse e trovando un giusto compromesso tra la sua scrittura e l’identità dell’interprete.
Con le donne poi è stato capace di una sensibilità sopraffina, che ha dato vita a meraviglie e sorprese: con Paola Turci ha valorizzato un’indole fiera (Una sgommata e via); in Patty Pravo ha saputo cogliere la poesia e la malinconia (… E dimmi che non vuoi morire), l’aura algida e sofisticata (Una donna da sognare), ma anche la vena più giocosa (La luna); per Irene Grandi ha privilegiato l’irriverenza sbarazzina (La tua ragazza sempre); da Laura Pausini è riuscito a prendere un po’ di autentica grinta (Benedetta Passione); con l’interpretazione di Noemi ha saputo mettere in evidenza i dettagli sbavati della vita (Vuoto a perdere).
Un equilibrio sempre perfetto, un’ispirazione sempre a fuoco messa al servizio altrui, senza risultare ingombrante.

Poi arriva questa Io sono bella, che inizia subito con “Fammi godere adesso”, e la memoria corre dritta dritta all’ormai leggendario “La la la la la la la… fammi godere” di Rewind. A cantare è Emma, ma quello che salta fuori dalla canzone è soprattutto lui, Vasco. Prendete per esempio il ritornello: chiudete gli occhi e immaginatelo cantato in concerto dal Kom. La scena si fa da sé.
Tutto il resto è un rincorrersi di “già sentito”, tra rivendicazioni di orgoglio, autostima e volontà di piacersi e piacere all’istante, senza pensare al dopo, sesso senza amore. Come direbbe la Miranda del Diavolo veste Prada, “avanguardia pura!”.
Pensieri e concetti di cui francamente non si sentiva la mancanza: Emma a quello che canta sembra credere davvero, e buon per lei, ma se la collaborazione con Vasco doveva essere il suo ritorno scintillante… beh, la miccia non si è accesa come avrebbe dovuto.

La base pestatissima di rock ed elettronica, prodotta da Dardust su musica scritta da Curreri, Gerardo Pulli e Piero Romitelli, funziona anche molto bene, ed è questo problema: Io sono bella non è una brutta canzone, è una canzone potenzialmente rovente come la rosa della copertina, ma che si spegne in un testo qualunque.
Che è molto peggio, perché di una brutta canzone magari ci si ricorda.

Radio Italia Live – Il Concerto approda a Malta. Sul palco anche Amoroso, Mahmood e Gabbani

Dopo i successi di Milano (27 maggio) e Palermo (29 giugno), il terzo appuntamento del 2019 di Radio Italia Live – Il Concerto sbarca nell’incantevole cornice di Fosos Floriana a Malta venerdì 4 ottobre 2019 per il Mediterranean Stars Festival.
L’evento si ripropone al pubblico con una line up stellare composta sia da alcuni dei più amati artisti italiani che da artisti provenienti da altri paesi del Mediterraneo: saranno infatti presenti Alessandra Amoroso, Gigi D’Alessio, Elisa, Emma, Francesco Gabbani, Guè Pequeno, J-Ax, Mahmood, Max Pezzali, Raf, Umberto Tozzi e anche artisti maltesi come Ira Losco e altri rappresentanti di un genere musicale di fusione fra la tradizione mediterranea ed il pop europeo.

Come per gli altri appuntamenti, la direzione musicale sarà affidata al Maestro Bruno Santori che dirigerà la Mediterranean Orchestra composta da più di sessanta musicisti professionisti. Il Maestro Bruno Santori, in doppia veste per questo appuntamento, si occuperà anche della direzione artistica del festival.

La location ideale per il Mediterranean Stars Festival non poteva che essere l’isola di Malta, cuore del Mediterraneo, vicinissima all’Italia e facilmente raggiungibile da tutti i paesi europei, nordafricani e asiatici che fanno parte dell’area. Malta, dal clima gradevole anche a Ottobre, è un binomio perfetto fra bellezze naturalistiche e cultura.

Il Mediterranean Stars Festival è una produzione del Mediterranean Tourism Foundation in collaborazione con Malta Tourism Authority e il Ministero del Turismo di Malta.

Il Mediterranean Stars Festival non sarà l’unico evento organizzato per i turisti che arriveranno a Malta per assistere al concerto del 4 ottobre. Infatti, saranno predisposte molte altre attività ed eventi che trasformeranno tutto il weekend in un’esperienza indimenticabile. Inoltre, sabato 5 ottobre a Valletta si terrà la Notte bianca, con attività e musei aperti fino a tarda notte. Un appuntamento che renderà il Festival la più importante manifestazione di cultura e arte di Malta.  Il Co-Fondatore e Segretario Generale del Mediterranean Tourism Foundation, Andrew Agius Muscat, ama sottolineare che il Mediterranean Stars Festival nasce dalla volontà di usare la musica come uno strumento per riunire le persone, promuovere la pace e rafforzare un’identità mediterranea comune.  L’obiettivo del Mediterranean Stars Festival è di diventare l’evento principale per la musica mediterranea sia per cantanti e musicisti affermati che emergenti con un forte legame artistico con l’area.

Secondo il Ministro del Turismo di Malta, Konrad Mizzi: “Il Mediterranean Stars Festival, che sicuramente potrà evolversi nei prossimi anni, è un’opportunità per rafforzare il turismo maltese proveniente dall’Italia e per consolidare il turismo dei paesi tradizionalmente più legati a Malta.”

Il Festival si ispira a UNWTO Sustainable Development Goals, l’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite con sede a Madrid che si occupa del coordinamento delle politiche turistiche e promuove lo sviluppo di un turismo responsabile e sostenibile.

L’evento sarà trasmesso in diretta su Radio Italia, Radio Italia Tv (canale 70 DTT, canale 725 SKY, canale 35 TivùSat, solo in Svizzera Video Italia HD) e in streaming audio/video su radioitalia.it. Vivrà sulle app gratuite “iRadioItalia” per iPhone, iPad, Android, Windows Phone, Windows 10 e su tutti i dispositivi Echo, lo smart speaker di Amazon.

L’ingresso sarà completamente gratuito.
In previsione della grande affluenza di pubblico e per ragioni di sicurezza per assicurarsi la possibilità di essere presente a questo evento sarà necessario l’accreditamento sul sito https://www.ticketarena.co.uk/events/MEDITERRANEAN-ST

Info: https://medstarsfestival.com

BITS-CHAT: Le mie scelte di felicità. Quattro chiacchiere con… Emma

Quattro brani inediti e otto racconti scritti di suo pugno nelle pagine di un vero e proprio magazine: è la Boom Edition di Essere qui, nuove edizione dell’ultimo album di Emma pubblicato a gennaio.
“I repack fanno sempre bene ai dischi, non sono certo la prima ad averlo fatto. Se avessi voluto essere paracula avrei inserito qualche featuring, come va tanto di moda, ma non è mai stato nei progetti di questo album”.

Emma è così, vera e schietta, e quando parla sembra volersi spogliare di ogni difesa, quasi a mostrare più che nascondere le sue debolezze.
Fin dall’inizio dell’esperienza di Essere qui ha ripetuto quanto questo disco rappresentasse un passo avanti per lei, già dalla scelta di anticipare l’album con L’isola, un brano elettronico, molto distanze da tutto quello che aveva fatto fino a quel momento.
Poi è seguito un tour con un grandioso spettacolo portato nei palazzetti italiani, e che avrà un seguito con le nuove date fissate per febbraio e marzo 2019: “Ci sarà ancora l’Exit Club, ma questa volta non dovrò più chiedere il permesso per entrare perché nel frattempo sono diventata resident. Anzi, adesso sono io la proprietaria”. 

Perché Boom?
Perché è stata un’esplosione di idee: sono partita dall’8 capovolto che è diventato il simbolo dell’infinito e da lì mi è venuto lo spunto per il titolo. E’ una parola onomatopeica che siamo abituati a leggere fin da piccoli nei fumetti e rappresenta tutta l’esplosione che c’è stata intorno a questo progetto.

Cosa pensi che aggiungano al disco i quattro nuovi inediti?
Non aggiungono niente, sono semplicemente l’atto finale di un progetto che per me doveva essere così fin dall’inizio, ma che non ho potuto realizzare subito perché oggi i dischi con troppi brani sono difficili da portare avanti. Le canzoni erano già pronte, tranne Inutile canzone, che ho scritto all’ultimo momento tutta di getto: l’ho intitolata così perché dico cose talmente pesanti che almeno il titolo volevo che fosse leggero. Adesso Essere qui si presenta nella sua completezza.  

Come si svilupperà in futuro il progetto del magazine?
L’idea è di trasformare questo magazine in un appuntamento periodico, non legato all’uscita dei prossimi dischi, ma considerarlo una piattaforma che dia ai giovani la possibilità di esprimersi. In occasione del tour potrei inserire le foto migliori fatte dai miei fan, oppure potrei farmi intervistare nel backstage dai ragazzi che hanno voglia di scrivere e di cimentarsi in veste di giornalisti, e poi pubblicare le interviste sulle pagine del magazine. Già in questo primo numero ho pubblicato gli scatti live di due mie amiche appassionate di fotografia. In un’epoca in cui tutto corre veloce, questa può essere un’occasione per fermare nel tempo alcuni momenti. E’ un’idea un po’ romantica, me ne rendo conto.

Il titolo sarà sempre Boom?
Sì, la Boom si chiamerà sempre così. Ed è femmina.

Come hai lavorato a questi otto racconti?
Sono stati tutti scritti da me, non ho usato nessun ghostwriter: ho passato le vacanze vista Mac anzichè vista mare. Alcuni capitoli sono stati divertenti da scrivere, altri ho finito di leggerli a fatica perché mi sono molto emozionata. Non pensavo di riuscire a tirare fuori così tanto da me, e anche chi mi conosce da tempo è rimasto sorpreso leggendo queste pagine. Non c’era nulla di studiato, nessuno si aspettava così tanto materiale scritto, e avendo tutte queste pagine abbiamo potuto evitare di mettere tante immagini: non volevo uscire con il solito libro fotografico, magari sistemato da qualcun altro. Avrei venduto ai miei fan qualcosa di non vero, e alla mia età non ho voglia di farmi fare i compiti dagli altri: avevo tutto il tempo per realizzare il magazine, per cui ho voluto farlo esattamente come lo volevo, magari stando anche ore al telefono con il grafico per decidere i dettagli sui colori dei vari paragrafi.

Fin dalla prima presentazione di gennaio hai detto che questo è il disco più importante della tua carriera. Lasciando da parte tutte le considerazioni sulle vendite e le classifiche, a livello umano Essere qui ti ha dato tutto quello che ti aspettavi?
Questo è stato un anno durissimo, ma sono successi anche tanti piccoli miracoli, e ormai so che i cavalli vincenti si vedono alla fine della corsa. Sono sempre più convinta di voler restare in questo mondo: rimanere è difficile, ma ancora di più lo è mantenendo intatti l’istinto, la personalità e lo spirito con cui ho iniziato a fare questo lavoro, ancora prima di Amici. Forse da un punto di vista popolare e nelle classifiche si sta sempre un passo indietro rispetto a tanti altri, ma va bene così: questo è stato il mio disco X, sono arrivata a un bivio tra decidere se smettere di fare questo lavoro o continuare a farlo come voglio io, preparandomi le spalle larghe e lavorando tanto. Più volte mi sveglio la mattina con la tentazione di dire basta, ma poi la vita mi regala delle coincidenze che mi fanno capire che sto facendo bene, che il mio mondo è questo e che voglio continuare a fare musica senza farmi influenzare da quello che mi sta intorno. Sul piatto della bilancia Essere qui mi ha ripagato di tutto, a livello umano e artistico.

Più volte nel disco parli di coraggio: cosa significa per te?
Nella vita non ci sono scelte giuste o sbagliate, ci sono solo scelte. Io ho scelto di fare musica in questo modo e di diventare grande: ho un’età che mi porta a scrivere e a cantare in maniera diversa dal passato, e ci sta che non tutti siano pronti ad accoglierlo subito. Come si dice, se volevo piacere a tutti sarei nata Nutella, e forse non sarebbe bastato lo stesso. La differenza tra Amami e Inutile canzone è evidente: ho scelto di seguire questa maturazione, anche se riconosco che Amami è una bellissima canzone che si canterà ancora fra trent’anni. I cambiamenti spaventano tutti, ma io non voglio seguire l’abitudine, perché l’abitudine ti blocca: c’è chi non lascia un fidanzato per abitudine, o chi si sottomette a un lavoro sottopagato senza trovare una soluzione. Se una situazione non mi fa stare bene cerco sempre un modo per uscirne, sono così fin da bambina.

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di ribellione?
Essere qui è la mia ribellione.

200 artisti coinvolti, live e workshop: al via la seconda edizione della Milano Music Week

Milano al centro della musica: dopo il successo della prima edizione, torna dal 19 al 25 novembre Milano Music Week, la settimana – quest’anno ancora più internazionale – che racconta il mondo della musica attraverso tutta la sua filiera e i protagonisti che ne fanno parte.
Più di 200 artisti da ogni continente, 70 location, 135 live, 64 djset, 72 incontri e workshop di formazione, oltre 100 partner produttori di contenuti animeranno l’intera città, offrendo un’occasione unica per vivere la musica più da vicino, per entrare nei luoghi dove si fa e si impara, scoprirne il dietro le quinte, conoscere gli artisti e le principali figure di questo settore.
Milano Music Week è un’iniziativa promossa da Comune di Milano – Assessorato alla Cultura, SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), ASSOMUSICA (Associazione Italiana Organizzatori e Produttori Spettacoli di Musica dal Vivo) e NUOVOIMAIE (Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti o Esecutori), con il patrocinio del MiBAC Ministero per i beni e le Attività Culturali.

Da sempre città trainante per la vitalità dello spettacolo e della musica, Milano si conferma un punto di riferimento sia per il pubblico, con una proposta musicale ampia e di qualità tutto l’anno, sia per i professionisti del settore, quale protagonista nella filiera musicale nazionale e internazionale. E, proprio a partire dalla MMW, favorisce la collaborazione fra realtà differenti – dalle major alle etichette indipendenti, dai grandi locali alle associazioni – che compongono il dinamico tessuto artistico e produttivo milanese. La Lombardia detiene infatti il primato di regione regina della musica con il 20,2% delle imprese del settore, mentre Milano rafforza il suo il ruolo di Music Cityitaliana per eccellenza, con oltre 2.600 eventi all’anno e un volume d’affari per concerti che supera i 52 milioni di euro, circa 950 imprese in costante crescita (in aumento del 2,7% nell’ultimo anno e pari al 9,6% del totale nazionale),oltre 7.000 addetti che operano nel settore (pari al 13,2% a livello nazionale), dato SIAE 2017, dato Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi.

Concerti, showcase, incontri e momenti di formazione, mostre, presentazioni di nuovi progetti discografici ed eventi speciali: saranno oltre 170 gli appuntamenti in programma durante la Milano Music Week, dal centro alle periferie, tra grandi palazzetti, piccoli club, locali storici ma anche nuovi luoghi della Milano contemporanea, come l’Apple Store o Starbucks Reserve Roastery, e l’apertura straordinaria delle case discografiche al pubblico. Tanti gli artisti italiani e internazionali da ascoltare o incontrare: Elisa, protagonista della serata inaugurale VH1 Storytellers, Eros Ramazzotti, MHD, per la prima volta in Italia, i Mudhoney, Emma Marrone, Riccardo Sinigallia, Jean Michel Jarre, Trevor Horn, Dolcenera per citarne solamente alcuni.
Non mancheranno inoltre speciali occasioni di apprendimento e conoscenza dei meccanismi e delle dinamiche del mondo musicale con i maggiori esperti del settore a partire da Linecheck Music Meeting and Festival che si conferma la principale music conference italiana.
“Il concetto portante di questa edizione di Milano Music Week è il racconto della musica. Una settimana in cui si potranno conoscere tutte le fasi di creazione, produzione ed esecuzione musicale. Per questo Elisa è una artista perfetta per dare il via alla settimana con VH1 Storytellers, in cui racconterà le sue canzoni e la sua storia. Per sette giorni Milano presenterà eventi di tante tipologie differenti e sarà possibile entrare in contatto diretto con tutte le figure professionali che animano questo mondo, per fornire un’idea il più possibile completa su cosa significhi oggi la musica come arte,cultura, lavoro, impresa, intrattenimento, spettacolo”, afferma Luca De Gennaro, curatore della Milano Music Week e Vice Presidente Talent & Music di Viacom International Media Networks.

PMI – Produttori Musicali Indipendenti, l’Associazione dell’industria musicale indipendente italiana, partecipa come partner alla seconda edizione della Milano Music Week con un doppio appuntamento. Giovedì 22 novembre, ore 18.00, presso la sala C di BASE Milano in via Bergognone 34, si terrà il workshop “Mental Health in the Music Industry”, un incontro dedicato a professionisti e appassionati del settore in cui si affronterà il delicato tema della salute mentale nella music industry, con particolare riguardo alla realtà italiana. Prenderanno parte all’incontro: Mauro PaganiDanilo Spada (Dottore di Ricerca in Psicobiologia presso Università Statale di Milano), Paul Pacifico (CEO di AIM – Association of Independent Music – Membro del Board di Impala), Kees van Weijen (Presidente Impala – Owner di HIT4US Entertainment). Modererà: Oliver Dawson.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Venerdì 23 novembre, alle 14:15, presso la sala B di BASE Milano in via Bergognone, 34. sarà invece la volta di “Never Walk Alone, il valore delle aziende indipendenti nello sviluppo della carriera di un artista”.
Nel panel si discuterà del ruolo che hanno le strutture indipendenti nella creazione e nello sviluppo della carriera di un artista.
Prenderanno parte all’incontro: Mark Kitcatt (Chairman di Impala), Emanuela Teodora Russo (Avvocato – Note Legali – S&C – NUOVOIMAIE), Marco Gallorini (Presidente di  Woodworm Publishing Italia), Lorenzo Grignani (Managing Director di FUGA ItaLy).

Ingresso con abbonamento Linecheck Full Pass o Musicmeeting Pass disponibili al link www.diyticket.it/taWSwG.

Sarà Palazzo Giureconsulti (Piazza Mercanti, 2) l’infopoint della Milano Music Week, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19.
Qui verranno inoltre ospitati una serie di panel sulle realtà musicali e sul rapporto con le tecnologie digitali 4.0, in collaborazione con il Punto Impresa Digitale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Per l’intera settimana, Palazzo Giureconsulti sarà centro della scena musicale milanese anche grazie alla collaborazione con l’associazione Artisti di Strada di MilanoSarà Palazzo Giureconsulti (Piazza Mercanti, 2) l’infopoint della Milano Music Week, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19.

Faccio Quello che voglio: il video dell’anno lo ha fatto Rovazzi. Con Al Bano, Cracco e Briatore

Fabio Rovazzi e Carlo Cracco IMG_0136
Diavolo di un Rovazzi!
Quando l’estate stava ormai entrando nel pieno del suo giro e pensavamo che la serie dei candidati tormentoni fosse terminata, ecco che lui dal nulla arriva e fa il colpaccio con un singolo, Faccio quello che voglio, che scuoterà le acque, ma ancora di più con un video candidato a essere una delle produzioni più mastodontiche e geniali degli ultimi anni in Italia.
COVER FACCIO QUELLO CHE VOGLIO
Definirlo videoclip è infatti riduttivo, dal momento che si tratta di un vero e proprio corto di oltre 9 minuti, realizzato con un’impronta cinematografica, a cominciare dalla font utilizzata per il titolo sulla copertina, un chiaro riferimento ad Arancia meccanica.
Pensato come il secondo capitolo di una trilogia iniziata con Volare e che avrà la sua conclusione in autunno, se con il brano precedente Rovazzi rifletteva sul successo effimero della società ironizzando sull’utilizzo ossessivo dei social, con Faccio quello che voglio aggiunge un tassello al racconto attraverso una provocazione e una riflessione che nasce dall’esigenza di porre l’accento su modelli di riferimento e comportamenti sbagliati, spesso osannati e portati alla ribalta anzichè essere condannati.
La trama del video è questa: si riparte da Gianni Morandi che svela a un Rovazzi in crisi creativa che la paura degli artisti è quella di perdere il proprio talento tanto da rivelargli l’esistenza di un caveau che custodisce la “pozione magica” in preziose pillole e boccette. Scatta perciò un piano diabolico: Rovazzi entra nella banca e ruba le boccette contenenti il talento di alcuni artisti e si ritrova coinvolto in una rocambolesca fuga dalla polizia che lo insegue a sirene spiegate. Dopo un inseguimento in mare “alla James Bond”, Rovazzi si ritrova in prigione, con un finale inaspettato. 
Tutto questo sulla colonna sonora del nuovo singolo scritto con Danti e Sissa e prodotto da Simon Says, che vede la partecipazione di Al Bano, Emma e Nek, mentre ad interpretare il video è un cast colossale di artisti che comprende, oltre a già citati Al Bano e Gianni Morandi, Carlo Cracco, Eros Ramazzotti, Fabio Volo, Rita Pavone, Massimo Boldi, Flavio Briatore e Diletta Leotta.
La voce narrante è invece quella di Roberto Pedicini, celebre per aver doppiato Kevin Spacey anche nel capolavoro di American Beauty
Azione, colpi di scena, effetti speciali degni di Hollywood, ma soprattutto una dose massiccia di ironia (la visione di Morandi con canna da pesca e camicia di Versace è qualcosa di altamente surreale, così come veder rappare Cracco…), come tutto quello che anima l’universo di Rovazzi da quando, ormai due anni fa, il suo nome ha iniziato a macinare traguardi grazie al megasuccesso di Andiamo a comandare.

Ma a sentirlo parlare, nonostante gli 11 dischi di platino conquistati in così poco tempo e nonostante un film – Il vegetale – che lo ha già visto protagonista lo scorso anno, Fabio Rovazzi non sembra essersi fatto abbagliare dalle illusioni e le idee sembra averle ancora molto chiare: a chi mette in dubbio le sue doti di cantante risponde tranquillamente che non si sente un cantante, e anche da questo nasce l’idea sviluppata nel video di Faccio quello che voglio di rubare agli altri artisti il talento e la bellezza.
Almeno un innegabile talento però Rovazzi ce l’ha, ed è una lucida creatività messa al servizio del videomaking, da sempre la sua vera passione: all’inizio si è fatto notare proprio grazie ai video realizzati su Youtube e non per niente ha da poco dato una vita a una società di produzione, la Raw srl, con la quale ha realizzato l’ultimo video.
Tra i suoi obiettivi per il futuro c’è la regia di un film tutto suo, mentre è già in onda lo spot della Fiat Panda in cui è protagonista e per il quale ha curato in prima persona l’ideazione e la realizzazione: una collaborazione, quella con Fiat, che avrà ulteriori sviluppi anche in futuro.

Inevitabile non fare almeno un accenno alla vicenda con Fedez e alla rottura di una collaborazione che pareva ormai consolidata. “In genere non mi piace parlare dei cazzi miei. Le amicizie nascono, crescono e a volte inciampano, come è successo a noi, perché nascono velleità diverse: resterò comunque grato per sempre a Federico per tutto quello che ha fatto per me nei primi anni”.

Emma e le sue nuove sicurezze in Essere qui

EMMA_DSCF1987_foto di Kat IrlinNella carriera di ogni artista c’è un disco che segna l’upgrade, il momento della svolta, della “maturità” (vera o presunta), in cui il passato ha davvero il suono del passato e il presente ha tutta un’altra forma. Per Emma questo momento sembra proprio essere arrivato, e a testimoniarlo è il suo ultimo album, Essere qui, uscito a più di due anni dal precedente Adesso, che, a dirla tutta, i primi segni di un cambiamento e di una maturità già li lasciava vedere.
Dopo anni di attività ininterrotta, Emma si è fatta un regalo, quello del tempo, per capire dov’era arrivata e dove voleva andare: la rocker con il chiodo e la camminata “da dura” ha lasciato il posto a una donna che non teme di mostrare una nuova femminilità, anche per andare contro ai pregiudizi che la volevano eterna figlia del talent, la biondina carina incapace di trattare davvero la musica. Ha dovuto fare i conti con le insicurezze che l’hanno sempre accompagnata e si è scoperta più indulgente e più paziente, anche e soprattutto con se stessa. In più, è arrivato un nuovo modo di cantare (“non migliore o peggiore, semplicemente diverso, perché la voce ha dei percorsi suoi”).
Tutto questo è stato il punto di partenza per il nuovo album. Un disco molto eterogeneo nei suoni e nella forma. A confermarlo basterebbe notare come L’isola, il primo singolo, non ne sia uno specchio fedele: “So che di solito il primo singolo deve dare un imprinting all’intero disco, ma ho voluto fare una scelta forse un po’ folle, perché quando ho ascoltato per la prima volta L’isola, due anni e mezzo fa, è stata per me come un fascio di luce. Sceglierla come primo singolo è stato un modo per darle l’importanza che ha avuto per me e per la creazione di questo progetto. Le classifiche le abbiamo davanti tutti, ma non si può fare musica guardando solo a quelle, non si possono fare rivoluzioni senza morti e feriti. Vorrei anche che si imparasse ad andare più in profondità, a non giudicare un disco solo dal primo singolo”.
Emma-Cover-FINAL-ESSERE QUI
Dentro all’album, accanto ai manifesti di forza e coraggio, si parla di donne (Le ragazze come me), sesso, anche in maniera piuttosto disinvolta come in Effetto domino e cyber bullismo, come in Malelingue: “Non è tanto una canzone contro gli haters, perché non voglio dar loro troppa importanza, ma è soprattutto un manuale d’istruzione su come superare le critiche che arrivano da web. Ci sono persone che non sono state abbastanza forti e sono morte per gli attacchi ricevuti in Internet, invece bisognerebbe affrontare tutto con il sorriso e andare avanti”.

Tanti anche gli autori coinvolti, tra conferme e novità: da Roberto Casalino a Giulia Anania, Alessandra Flora, Amara, Giovanni Caccamo, Giuliano Sangiorgi.
Solo un pezzo invece porta la firma di Emma, Sorrido lo stesso: “Avevo scritto tanti altri pezzi, ma non ho voluto fare un disco autoriferito, preferendo dare spazio a brani di altri autori che mi sembravano più adatti in questo momento. Sorrido lo stesso l’ho scelto perché penso rappresenti bene quello che sono oggi”.
Grande varietà anche tra i musicisti che hanno suonato all’interno dell’album, da Paul Turner dei Jamiroquai a Ninja dei Subsonica, Lorenzo Poli, Luca Mattioni, Adriano Viterbini, Andrea Rigonat: “Non è vero che i musicisti appartengono a dei generi. I musicisti appartengono alla musica, e se uno suona blues non è vero che non può suonare pop, questa è un’idea che si fa chi guarda la musica dall’esterno. Suonare con questo gruppo di persone mi ha reso onorata, perché mi sono sentita trattata anch’io come una musicista”.
EMMA_DSCF2039_foto di Kat Irlin

Infine, la spiegazione del titolo, Essere qui: “Stavolta è arrivato molto tardi, mentre spesso capitava che trovassi il titolo dell’album prima di avere i pezzi pronti. Lo spunto mi è arrivato da una lettura, e mi è sembrata l’espressione perfetta per spiegare come mi sento: sono qui, a fare quello che amo di più, con le nuove certezze che ho trovato. Considero questo album come un nuovo punto di partenza. Tutto cambia, mi mette ansia ciò che resta per sempre. Se mi sentissi arrivata significherebbe che non avrei più nulla da dire”. 

Da maggio anche il nuovo tour.

Queste le date confermate:
16 maggio
 – Pala Lottomatica di Roma
18 maggio
 – Mediolanum Forum di Assago (Milano)
19 maggio
 – Pala Alpitour di Torino
21 maggio
 – Kioene Arena di Padova
23 maggio
 – Nelson Mandela Forum di Firenze
26 maggio
 – Pal’Art Hotel di Acireale (Catania)
28 maggio
 – Pala Partenope di Napoli

Biglietti già in vendita su TicketOne e dal 29 gennaio nei punti vendita tradizionali.

#MUSICANUOVA: Emma, L'isola

Cover singolo_L'Isola_EMMA
Eccolo, il primo grande colpo sparato dal 2018: il ritorno di Emma con L’isola, singolo che anticipa il suo sesto album di inediti, Essere qui.

Scritto da Roberto Angelini, Gigi Canu e Marco Baroni dei Planet Funk, il brano vanta, tra le altre, la partecipazione di Enrico “Ninja” Matta dei Subsonica alla batteria e Paul Turner dei Jamiroquai al basso.
Con uno spesso tessuto elettronico che rimanda a memorie moroderiane, al primo ascolto il singolo sembra suggerire un bel passo avanti nella ricerca sonora e nei testi.

Essere qui, il ritorno di Emma è fissato per il 26 gennaio

Il 1 gennaio Emma ha annunciato a sorpresa sui social il suo ritorno discografico con il suo sesto album di inediti, Essere qui, in uscita venerdì 26 gennaio per Universal Music.
EMMA_cover ESSERE QUI_b
«Mi sono presa il tempo necessario, il mio tempo. Il tempo di fare e di disfare, di suonare e di risuonare, di cantare e di ricantare, il tempo per capire. Il tempo per essere felice. […] Essere qui. Si chiama così questo nuovo album. Perché è già tantissimo esistere e fare ciò che amo di più. Essere qui e avere la possibilità di raccontarmi e di raccontare ed essere scelta e amata da così tante persone, talmente tante che un cuore solo non le può contenere. Essere qui e mostrarlo più che dimostrarlo. Essere qui dove sono sempre stata, su un palco o per la strada seduta su un marciapiede qualunque in un giorno qualunque, guardo l’orizzonte dove tutto inizia per me, senza mai una fine. Essere qui adesso è vostro. In ogni canzone ho messo una parte di me…spero la migliore! Grazie da sempre e per sempre».

La copertina è un’immagine che ritrae Emma per le strade di New York in uno scatto della fotografa Kat Irlin.
L’album sarà anticipato dal nuovo singolo L’isola, disponibile da venerdì 5 gennaio.

Cristina D'Avena, la nostra icona pop

_T6A3547_def
Cristina D’Avena
è un mito, uno di quelli veri.

Una leggenda, una figura sicuramente unica panorama italiano, e forse anche oltre. Le sue sigle dei cartoni ormai da anni non sono più sigle, ma a tutti gli effetti pezzi irremovibili di storia della canzone nostrana: Kiss Me Licia, Sailor Moon, Pollon, Occhi di gatto si sono prese il loro posto vicino a classiconi d’autore, canzoni d’amore e di protesta. E Cristina D’Avena ha smesso da anni di essere considerata una cantante per bambini, guadagnandosi lo statuto di icona, al pari una Carrà o di una Pausini, capace di riempire palazzetti con un pubblico cresciuto insieme a lei, ma che in lei non vede la nostalgia dell’infanzia, ma lo splendore di una diva.
Eppure da un po’ di tempi a Cristina D’Avena veniva chiesto di provare a uscire dal suo mondo incantato per buttarsi finalmente nel pop, quello “vero”, senza capire che lei pop lo è da sempre. Anzi, forse è la più pop di tutte le popstar.
Negli anni Cristina ha resistito alle lusinghe del palco sanremese (tranne che salirci da ospite, in gran tripudio, cantando i La canzone dei Puffi), ha resistito all’idea di vestire i panni della fatalona provocante, come i dettami del pop chiedono, ha resistito al richiamo delle radio, che notoriamente non sono tanto propense a trasmettere le sigle dei cartoni. In tutti questi anni Cristina D’Avena ha avuto la forza di restare fedele a se stessa, e il tempo ci dice che ha avuto ragione, perché diversamente Cristina D’Avena non sarebbe stata Cristina D’Avena.
A lei i panni dell’interprete da sigle non sono mai stati stretti, lei in quelle canzoni ci crede ancora davvero, si cala nelle storie di quei personaggi e diventa parte di loro. E mica è roba facile! Perché un conto è cantare le gioie dell’amore o la disperazione di un abbandono, un altro è essere credibili e mantenere una dignità impersonando una giocatrice di pallavolo, una paladina della luna o una bambina dotata di un braccialetto magico.
_T6A4249_pp
Per quello bisogna crederci davvero dentro al cuore.
Lo avevano capito già anni fa i Gem Boy, che l’avevano coinvolta in una serie di fortunatissimi concerti, a cui lei partecipava dimostrando un grandissimo senso dell’umorismo.
La devozione dei fan è però diventata così grande che a un certo punto anche Cristina ha capito che il suo pop doveva e poteva incontrarsi con quell’altro, quello “da grandi”, senza doverlo per forza guardare dal basso.
Ed ecco l’idea per un compromesso perfetto, la sintesi ottimale per far entrare finalmente i suoi successi nella grande festa pop: un album di duetti con i protagonisti della musica italiana. Ma anche in questo caso, è stata Cristina a vincere: non è lei a essere uscita dal suo mondo in technicolor, ma ci ha fatto entrare i colleghi. Li ha voluti, li ha cercati personalmente e ha aperto le porte di casa sua. E loro ci sono entrati al volo.
Tutto questo è successo in Duets, il vero miracolo discografico italiano degli ultimi mesi: sedici sigle storiche riarrangiate e reinterpretate con altrettanti nomi della musica di casa nostra. Da Noemi a J Ax, da Emma a Loredana Bertè, da Baby K a Elio, “tutti cantano Cristina”, come di fatto recita il sottotitolo del disco. Una festa in musica in cui rock, hip hop e cantautorato si mettono al servizio di un genere che forse non ha neanche un nome, se non quello – assolutamente riduttivo – di “musica per bambini”.
Cover Cristina D'Avena - Duets Tutti cantano Cristina
Alcune coppie funzionano perfettamente (ascoltare Baby K alle prese con Kiss Me Licia o Noemi che canta Lady Oscar, o ancora Ermal Meta che trasforma Piccoli problemi di cuore in un momento commovente), altri meno (il nuovo arrangiamento di Occhi di gatto spegne un po’ il brano e Loredana non riesce a dare il meglio), ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: non è questione di età o di stile, se la musica vuole arrivare lo fa senza chiedere permesso.
E Cristina D’Avena è una vera, iconica popstar. E continua a cantare le sigle dei cartoni.

ASPETTANDOSANREMO: "Mi tremano le gambe, ma sono una donna forte". Quattro chiacchiere con… Elodie

elodie1new_ph-marco-laconte_bElodie ha due occhi bellissimi. Grandi, profondi e bellissimi, di un colore indefinibile, accompagnati da un sorriso larghissimo.
Sì, lo so che per chi si interessa di musica questi non dovrebbero essere dettagli importanti, ma io sono tra quelli che di un artista non solo ascoltano le canzoni, ma ne osservano anche i gesti, i colori, ne ascoltano il tono della voce quando parlano.
Ed Elodie ha due occhi bellissimi che sembrano parlare più della sua voce nel dire quanto lei sia sicura di quello che fa. Una donna forte, proprio così, lo dice anche lei, “Voglio che il pubblico mi veda come una donna forte”.
Pur con solo 26 anni alle spalle e neanche due di notorietà, la ragazza appare seriamente sicura di ciò che sta cercando e di ciò che vuole. In primavera si è conquistata il secondo posto ad Amici ed ora entra a Sanremo dalla porta principale, quella dei big, portando in gara Tutta colpa mia, un brano su una storia d’amore andata in frantumi firmato tra gli altri da Emma (e ascoltandolo non si potrebbe in effetti pensare altrimenti).
Il 17 febbraio sarà poi la volta dell’album dal titolo omonimo, mentre il 26 aprile Elodie è attesa a Milano per il suo primo vero appuntamento live.
Chissà se per quel giorno la gamba avrà smesso di tremare…

Nella canzone sembra di avvertire un senso di imperfezione da parte della protagonista, che quasi si rimprovera la fine di una storia: ti ritrovi in questa situazione,pur non essendo tu l’autrice del brano?
La canzone non è mia ma parte da una storia d’amore importante che ho vissuto qualche anno fa, una storia in cui avevo messo tanto coraggio, ma dall’altra parte non ho trovato lo stesso spirito. Non sono perfetta, nel brano va letta anche una certa ironia: posso dire comunque di essere felice di quello che sono oggi e che cerco di migliorarmi ogni giorno. I momenti d’ombra ci sono e vanno accettati, senza paura di toccare il fondo.
Senti qualche responsabilità nei confronti di Emma, tua coach ad Amici e ora autrice del pezzo?
Interpretare una canzone altrui è sempre un impegno, però il regalo più importante che mi ha fatto Emma è stata la possibilità di condividere il suo team: a Sanremo devo dimostrare che valgo e che tutta questa fiducia me la merito. Non sono più un’allieva della scuola di Amici, adesso devo diventare una professionista.
Emma ti ha dato qualche consiglio per Sanremo?
Per Sanremo in particolare no. Mi ha sempre detto di respirare, sorridere e di mettere tutte le mie energie, indipendentemente dal palco su cui mi trovo.
Perché la scelta di Quando finisce un amore per la serata delle cover?
Cocciante, insieme a Mia Martini e Loredana Bertè, è uno degli artisti che ho più nel cuore, perché ha messo tutto se stesso nella musica. Non so se avrò un’altra possibilità come questa, quindi ho scelto di reinterpretare un brano che mi mettesse alla prova, e questo lo sento sotto pelle.

elodie4new_ph-marco-laconte_b
Come ti senti in questo momento?
Felice, molto felice e nello stesso tempo tutto mi sembra irreale. Non avrei ma pensato di poter arrivare a questo punto, Sanremo è il sogno di chiunque voglia fare questo lavoro, ma non ho aspettative tanto verso il Festival in sé, perché Sanremo è un colosso, sta fermo lì, quanto piuttosto su di me. Spero di fare bella figura e di rispettare quel palco, la sua tradizione. Voglio esibirmi con dignità nei confronti della musica italiana, restando ben a fuoco e dominando l’emotività. Le prime volte che mi esibivo in pubblico tremavo tutta, non potevo togliere il microfono dall’asta, e pochi giorni fa alle prime prove con l’orchestra ho cantato per tutto il tempo senza smettere di muovere la gamba.
C’è qualcosa che il pubblico magari non sa ancora di te e che vorresti venisse fuori n questa occasione?
Vorrei si capisca che sono una donna forte, non presuntuosa, ma forte. Qualunque cosa si faccia nella vita va portato avanti con determinazione e puntando a farlo al meglio. E sbaglia chi pensa che il talent sia una scorciatoia: ho passato periodi in cui non avevo un obiettivo, mi sentivo persa, e Amici è stato un aiuto. Non ci sono tante possibilità per noi giovani artisti, e chi le offre non va discriminato. 

Tra i tuoi punti di riferimento citi Nina Simone, un’artista che ha avuto un vissuto piuttosto pesante: in cosa la senti vicina?
Nina Simone, così come Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald e tutte le cantanti di colore di quegli anni, è stata una donna forte: sentirla vicina è come una pacca sulla spalla. Io stessa vengo da una famiglia di origini africane, mia nonna è delle Antille Francesi, per cui ho respirato un certo clima culturale. E’ bello quando le minoranze diventano di polso, è segno che se ci sono passione e spinta a reagire chiunque può farcela.

elodie_cover_b-1
Il 26 aprile è in programma un appuntamento live all’Alcatraz a Milano: come ti stai preparando?
Per ora mi concentro sul Festival, altrimenti impazzisco… Inizierò a lavorarci seriamente dal giorno dopo. Sarà un’altra novità, perché per la prima volta il pubblico sarà lì apposta per me, e questo non aiuterà a gestire la tremarella.

Hai un’immagine che racchiude il significato del Festival per te?
Penso a Loredana Bertè e Mia Martini: in questo momento ho in mente Amici non ne ho di Loredana. Penso ci voglia tantissimo coraggio a spiattellare quelle cose in faccia al pubblico. Loredana è una donna che stimo tantissimo.
  
Prima di salire sul palco cosa farai?
Non ho riti scaramantici né portafortuna. Semplicemente penso che farò un bel respiro, gesticolerò un po’, farò un inchino, sorriderò e poi via, quando il maestro sarà pronto, canterò.