Sem&Stènn vanno “K.O.” nel segno dell’elettronica


K.O. descrive il momento in cui ci siamo sentiti a terra, da soli, spompati: ed è esattamente in quell’istante che abbiamo scoperto di avere un’energia nuova, quella dell’istinto di sopravvivenza.
K.O. è cadere sul fondo e risalire con le proprie forze, è prendere a cazzotti chi ci ha delusi più forte di quanto si possa fare nella vita reale. K.O. è una uptempo di 160 bpm, che incorpora synth
eurodance, ritmiche urban, elettroniche e acustiche, e le barre rap di YaMatt”.

Sem&Stènn inaugurano così il loro primo progetto discografico in italiano.
Intenzionati a lasciare un segno e a scombinare le carte in tavola nel music biz – elemento che li ha contraddistinti fin dai tempi di X Factor – i due artisti tornano sulla scene con un brano fuori dagli schemi, in cui si ritrovano a convivere beat serratissimi, sintetizzatori nervosi e potenti iniezioni di urban, il tutto arricchito dalla collaborazione con YaMatt.

 

BITS-CHAT: Le mie scelte di felicità. Quattro chiacchiere con… Emma

Quattro brani inediti e otto racconti scritti di suo pugno nelle pagine di un vero e proprio magazine: è la Boom Edition di Essere qui, nuove edizione dell’ultimo album di Emma pubblicato a gennaio.
“I repack fanno sempre bene ai dischi, non sono certo la prima ad averlo fatto. Se avessi voluto essere paracula avrei inserito qualche featuring, come va tanto di moda, ma non è mai stato nei progetti di questo album”.

Emma è così, vera e schietta, e quando parla sembra volersi spogliare di ogni difesa, quasi a mostrare più che nascondere le sue debolezze.
Fin dall’inizio dell’esperienza di Essere qui ha ripetuto quanto questo disco rappresentasse un passo avanti per lei, già dalla scelta di anticipare l’album con L’isola, un brano elettronico, molto distanze da tutto quello che aveva fatto fino a quel momento.
Poi è seguito un tour con un grandioso spettacolo portato nei palazzetti italiani, e che avrà un seguito con le nuove date fissate per febbraio e marzo 2019: “Ci sarà ancora l’Exit Club, ma questa volta non dovrò più chiedere il permesso per entrare perché nel frattempo sono diventata resident. Anzi, adesso sono io la proprietaria”. 

Perché Boom?
Perché è stata un’esplosione di idee: sono partita dall’8 capovolto che è diventato il simbolo dell’infinito e da lì mi è venuto lo spunto per il titolo. E’ una parola onomatopeica che siamo abituati a leggere fin da piccoli nei fumetti e rappresenta tutta l’esplosione che c’è stata intorno a questo progetto.

Cosa pensi che aggiungano al disco i quattro nuovi inediti?
Non aggiungono niente, sono semplicemente l’atto finale di un progetto che per me doveva essere così fin dall’inizio, ma che non ho potuto realizzare subito perché oggi i dischi con troppi brani sono difficili da portare avanti. Le canzoni erano già pronte, tranne Inutile canzone, che ho scritto all’ultimo momento tutta di getto: l’ho intitolata così perché dico cose talmente pesanti che almeno il titolo volevo che fosse leggero. Adesso Essere qui si presenta nella sua completezza.  

Come si svilupperà in futuro il progetto del magazine?
L’idea è di trasformare questo magazine in un appuntamento periodico, non legato all’uscita dei prossimi dischi, ma considerarlo una piattaforma che dia ai giovani la possibilità di esprimersi. In occasione del tour potrei inserire le foto migliori fatte dai miei fan, oppure potrei farmi intervistare nel backstage dai ragazzi che hanno voglia di scrivere e di cimentarsi in veste di giornalisti, e poi pubblicare le interviste sulle pagine del magazine. Già in questo primo numero ho pubblicato gli scatti live di due mie amiche appassionate di fotografia. In un’epoca in cui tutto corre veloce, questa può essere un’occasione per fermare nel tempo alcuni momenti. E’ un’idea un po’ romantica, me ne rendo conto.

Il titolo sarà sempre Boom?
Sì, la Boom si chiamerà sempre così. Ed è femmina.

Come hai lavorato a questi otto racconti?
Sono stati tutti scritti da me, non ho usato nessun ghostwriter: ho passato le vacanze vista Mac anzichè vista mare. Alcuni capitoli sono stati divertenti da scrivere, altri ho finito di leggerli a fatica perché mi sono molto emozionata. Non pensavo di riuscire a tirare fuori così tanto da me, e anche chi mi conosce da tempo è rimasto sorpreso leggendo queste pagine. Non c’era nulla di studiato, nessuno si aspettava così tanto materiale scritto, e avendo tutte queste pagine abbiamo potuto evitare di mettere tante immagini: non volevo uscire con il solito libro fotografico, magari sistemato da qualcun altro. Avrei venduto ai miei fan qualcosa di non vero, e alla mia età non ho voglia di farmi fare i compiti dagli altri: avevo tutto il tempo per realizzare il magazine, per cui ho voluto farlo esattamente come lo volevo, magari stando anche ore al telefono con il grafico per decidere i dettagli sui colori dei vari paragrafi.

Fin dalla prima presentazione di gennaio hai detto che questo è il disco più importante della tua carriera. Lasciando da parte tutte le considerazioni sulle vendite e le classifiche, a livello umano Essere qui ti ha dato tutto quello che ti aspettavi?
Questo è stato un anno durissimo, ma sono successi anche tanti piccoli miracoli, e ormai so che i cavalli vincenti si vedono alla fine della corsa. Sono sempre più convinta di voler restare in questo mondo: rimanere è difficile, ma ancora di più lo è mantenendo intatti l’istinto, la personalità e lo spirito con cui ho iniziato a fare questo lavoro, ancora prima di Amici. Forse da un punto di vista popolare e nelle classifiche si sta sempre un passo indietro rispetto a tanti altri, ma va bene così: questo è stato il mio disco X, sono arrivata a un bivio tra decidere se smettere di fare questo lavoro o continuare a farlo come voglio io, preparandomi le spalle larghe e lavorando tanto. Più volte mi sveglio la mattina con la tentazione di dire basta, ma poi la vita mi regala delle coincidenze che mi fanno capire che sto facendo bene, che il mio mondo è questo e che voglio continuare a fare musica senza farmi influenzare da quello che mi sta intorno. Sul piatto della bilancia Essere qui mi ha ripagato di tutto, a livello umano e artistico.

Più volte nel disco parli di coraggio: cosa significa per te?
Nella vita non ci sono scelte giuste o sbagliate, ci sono solo scelte. Io ho scelto di fare musica in questo modo e di diventare grande: ho un’età che mi porta a scrivere e a cantare in maniera diversa dal passato, e ci sta che non tutti siano pronti ad accoglierlo subito. Come si dice, se volevo piacere a tutti sarei nata Nutella, e forse non sarebbe bastato lo stesso. La differenza tra Amami e Inutile canzone è evidente: ho scelto di seguire questa maturazione, anche se riconosco che Amami è una bellissima canzone che si canterà ancora fra trent’anni. I cambiamenti spaventano tutti, ma io non voglio seguire l’abitudine, perché l’abitudine ti blocca: c’è chi non lascia un fidanzato per abitudine, o chi si sottomette a un lavoro sottopagato senza trovare una soluzione. Se una situazione non mi fa stare bene cerco sempre un modo per uscirne, sono così fin da bambina.

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di ribellione?
Essere qui è la mia ribellione.

BITS-CHAT: Il mio Ego r&b. Quattro chiacchiere con… Biondo

Biondo
Il serale dell’edizione 2018 di Amici sarà ricordato anche per l’affaire autotune, che ha tenuto impegnati i professori del talent di Canale 5 in una discussione tra chi ne permetteva l’utilizzo durante le esibizioni e chi invece ne chiedeva il divieto. Al centro della polemica ci era finito suo malgrado Simone Baldasseroni, meglio conosciuto dal pubblico come Biondo. Romano, classe 1998, il ragazzo è stato a tutti i diritti uno dei protagonisti dello show, e seppure qualcuno lo ha scambiato per l’ennesimo rappresentante della trap, la sua musica si muove in ben altra direzione, quella dell’r’n’b.

Dopo la pubblicazione nei mesi scorsi dell’EP Deja vù, lo scorso 2 novembre è uscito Ego, il suo primo album. Dieci tracce che vanno al di là della patinata idea televisiva che il pubblico può essersi fatto di lui, per offrire una nuova prospettiva su un ragazzo che ha saputo guardarsi dentro e rivelare a se stesso anche nuove inquietudini.
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Perché Ego?

E’ un titolo che può avere una doppia lettura. Questo è il mio primo vero album ufficiale, ed è il lavoro più personale che ho realizzato, ci ho lavorato a lungo negli ultimi mesi. Ho scritto i primi brani a gennaio, quando ero ancora ad Amici, ma il lavoro si è svolto soprattutto quest’estate. Capitava spesso che durante il giorno fossi in mezzo a molte persone e alla sera mi ritrovavo da solo in hotel, e questa solitudine mi ha portato a guardarmi dentro. E’ stato un viaggio introspettivo che ho voluto riportare nel disco, invitando le persone a entrare nel mio mondo, nel ego appunto. Ma Ego rimanda anche all’esposizione pubblica degli artisti, a quella componente narcisistica che hanno un po’ tutti quelli che fanno questo lavoro.

Quella che si percepisce nel disco è un’atmosfera spesso cupa, inquieta: è corretto?
Sì, esattamente: anche questo fa parte di quel viaggio interiore che mi ha portato a scoprire nuovi lati di me, angoli della personalità che non sapevo di avere. E’ stata una scoperta che a volte mi ha anche fatto paura, ma credo che faccia parte della crescita, è la vita che va così. Ho imparato a conoscermi di più e ho chiuso rapporti che si sono rivelati falsi.

Non hai paura che mostrare questi nuovi lati della tua personalità possa allontanare chi ti ha conosciuto durante Amici?
Forse quelli che seguono la moda del momento e si fermano alle apparenze televisive, ma se parliamo di veri fan, non credo che possano allontanarsi, perché mi conoscono bene e sono davvero interessati a quello che faccio.

Facetime si chiude con una domanda: “e tu mi vuoi per il mio nome o per Simone?”. Da quando è arrivata la notorietà è cambiato il tuo modo di relazionarti con le persone?
Sì, sia con le ragazze che con gli amici. Ho capito che ci sono persone che si avvicinano a me perché solo sono interessate al personaggio: spesso riesco a riconoscerle in tempo e a distinguerle da chi mi sta vicino per un vero sentimento di amicizia, ma non è sempre facile.
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Oggi le classifiche sono dominate dal rap e dalla trap, mentre il tuo percorso ti ha portato a seguire una via diversa quella dell’r’n’b. Pensi di essere in questo un precursore in Italia?
Io credo di sì, non mi sembra che in passato ci sia stato qualcuno qui da noi che abbia affrontato questo genere, almeno tra gli artisti affermati, mentre in America l’r’n’b ha una tradizione molto forte. E sto parlando dell’r’n’b moderno, perché se invece intendiamo il Rhythm And Blues il discorso è diverso. Non ho inventato nulla, ma sicuramente ho aperto le porte a qualcosa di nuovo, che in Italia non era mai arrivato al grande pubblico. Da una parte questo è stato difficile, perché non avevo modelli italiani a cui potermi ispirare e non ci sono altri artisti con cui posso collaborare, ma dall’altra ho avuto la possibilità di crearmi un linguaggio totalmente personale.

Sogniamo in grande: a livello internazionale con chi ti piacerebbe collaborare?
Drake e Post Malone.

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di ribellione?
La ribellione è un senso di sfogo, che nella musica prende forma nell’r’n’b e nell’hip-hop. E’ da sempre nella natura di questi generi. Se penso alla mia generazione, lo sfogo della ribellione è molto attuale, perché siamo cresciuti sentendoci dire che siamo senza futuro, per cui lo stimolo a ribellarci ci viene istillato dall’alto.

Come Cenerentola, ma non solo fino a mezzanotte. Il nuovo inizio di Enrico Nigiotti

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Ci sono già almeno tre inizi nella breve carriera di Enrico Nigiotti. O almeno, ci state almeno tre volte in cui il pubblico lo ha visto ripartire.
La prima volta è datata 2008, quando ha partecipato alla nona edizione di Amici, quella da cui è poi uscita vincitrice Emma.
La seconda risale al 2015, con la partecipazione a Sanremo tra le nuove proposte con Qualcosa da decidere.
La terza partenza è di meno di un anno fa, ed è avvenuta sotto al segno di X Factor: Nigiotti non ha vinto, ma la sua partecipazione non è affatto passata inosservata, grazie alla pubblicazione dell’inedito L’amore è, a cui è seguito Nel silenzio di mille parole. A chiudere in bellezza l’annata fortunata sono state la collaborazione con Gianna Nannini in Complici e ora l’uscita del terzo album, Cenerentola: “Non volevo dare al disco il titolo di una canzone, e ho pensato a Cenerentola perché mi fa pensare al riscatto e alla vendetta. La mia storia adesso la conoscono tutti. Cenerentola sono io: in copertina mi sono voluto mostrare sporco, con i vestiti logori, e questa è Cenerentola prima del ballo, senza il principe. L’altra Cenerentola è dentro al disco, e arriva quando si schiaccia play”.

Una trasformazione che il cantautore livornese si augura non abbia fine a mezzanotte, come nella celebre favola, ma che sia solo l’inizio, questa volta l’ultimo, quello definitivo.
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Cresciuto a pane e cantautori (gli americani su tutti, e con Clapton e Hendrix in testa), Nigiotti considera Fossati il più grande rappresentante della categoria nel panorama nostrano, mentre del concittadino Piero Ciampi parla come di “uno dei più grandi poeti italiani”. E poi lei, la Nannini, la Gianna, anche lei toscana, ma di Siena: “Sono cresciuto con la musica di Gianna, lei è il corrispettivo femminile di Vasco, e ha delle melodie che ne fanno il Puccini del rock. Con me è sempre stata molto carina, mi ha portato grande rispetto”.
E proprio con la Nannini è il fortunato duetto di Complici, attualmente in radio: “Tutto è nato in maniera spontanea, senza niente di troppo studiato. L’idea di fare qualcosa insieme è venuta quando le ho aperto la tournée alcuni anni fa: Gianna ha sentito la canzone e l’ha provinata a Londra. Cantandola, nel ritornello ha pronunciato ‘complici’, anziché dire ‘semplice’, ed è rimasta così”.

Tanti punti di riferimento quindi, ma nessun idolo: “Non ho mai idolatrato nessuno, forse perché non sono mai stato uno sportivo, e quindi non ho mai vissuto quel tipo di competizione. Da Gianna ho avuto inoltre un grande insegnamento: un giorno mi ha detto ‘Ricordati che gli artisti passano, le canzoni restano’. Ecco perché ero contento quando le persone mi fermano per strada riconoscendomi come ‘quello di L’amore è’, ma magari senza ricordarsi il mio nome. Quello che faccio lo faccio per la musica, è questo l’importante”.
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Al traguardo di questo nuovo album Nigiotti arriva conoscendo bene la paura di non essere ascoltato: “Ci ho messo dentro i brani che ho scritto in questi anni, è come una sorta di Greatest Hits di pezzi che finora conoscevo solo io. Gli ultimi 12 mesi sono stati pieni di luce, mentre prima vedevo solo buio intorno, senza neanche potermi illuminare con un accendino. Ecco perché adesso, per dirla come dalle mie parti, vivo ‘con la testa tra le nuvole e la merda sotto i piedi’. Quando sono arrivato ad Amici avevo 21 anni, e a quell’età sei istintivo: adesso so di cosa parlo, mi conosco di più, e quando vedo una buca ho imparato come schivarla oppure riesco a capire se cadendoci dentro saprò poi venirne fuori”. Tra i brani, anche Lettera da uno zio antipatico, dedicata alla nipotina Gaia.

Per dicembre sono in programma tre date live nei teatri (il 3 dicembre a Milano, Auditorium Fondazione Cariplo, il 5 a Livorno, Teatro Carlo Goldoni e il 10 a Roma, Auditorium Parco della Musica, Sala Petrassi): “Il teatro ha un’atmosfera sacra, richiede attenzione, tutto è puntato su di te. Voglio fare un tour emotivo, empatico, e mi voglio sfogare un po’ con la chitarra, più di quanto ho fatto nel disco”.

BITS-CHAT: Essere qualcosa di diverso. Quattro chiacchiere con… Roberta Bonanno

Immaginate a come debba essere utile e comodo poter contare su un alter ego, un “doppio” di noi stessi a cui far dire e fare tutto quello che nella vita quotidiana non siamo in grado o non vogliamo dire e fare. Un po’ come in televisione don Diego faceva con Zorro o Peter Parker con Spider Man.
Un alter ego ce l’ha anche Roberta Bonanno: si chiama Bonnie ed è la parte più vivace di sé, quella più combattiva, ma anche quella da “tenere a bada”.
Bonnie è quella che si divide con Roberta lo spirito leggero dell’ultimo album dell’artista milanese, intitolato appunto Io e Bonnie: un disco che grida voglia di libertà e che rivendica con forza la volontà di essere unici, andando sempre in “controtendenza”.
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Partendo dal titolo del tuo nuovo album, la prima domanda che mi viene da farti è: chi è Bonnie? E quale distanza c’è tra Roberta e Bonnie?

Bonnie non è altro che il mio alter ego, o meglio, rappresenta ogni mia sfumatura. È la parte più viva di me, la mia voglia di sorridere anche davanti alle sconfitte. È quella parte di me che sa rialzarsi per affrontare nuove sfide oltre ad essere da sempre il mio soprannome affibbiatomi da amici e fans. La distanza tra me e Bonnie è sottilissima: siamo la stessa persona ovviamente, ma una parte tiene a bada l’altra o l’aiuta nella sua crescita. Io sono così veramente piena di colori!

Se dovessi trovare un filo conduttore in grado di legare tutti i brani dell’album, quale pensi potrebbe essere?
Senza dubbio il filo conduttore che lega tutti brani è la positività che oramai mi sono conquistata con fermezza gli ultimi anni della mia vita! Ogni brano ha caratteristiche a sé ma qualsiasi tematica venga affrontata, lo spirito rimane sicuramente positivo!

Cosa pensi sia cambiato oggi in te rispetto alla ragazza che aveva partecipato ad Amici? E cosa invece senti che ti appartiene ancora?
Senza dubbio tutti questi anni mi hanno aiutato a crescere a livello artistico ed anche personale. Indubbiamente il mio essere istintiva rimane un punto fermo del mio carattere, ma crescere vuol dire anche riuscire a trovare un proprio equilibrio. Forse prima ero veramente molto più impulsiva, poco diplomatica e affrontavo la vita con troppa serietà. Oggi ho capito che la vita deve essere presa col sorriso e con po’ di leggerezza, pur tenendo alto il mio senso di responsabilità!
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Dove hai trovato in questi anni il “buon motivo” per continuare a credere nella musica?
Il mio buon motivo é dentro di me, non mi serve cercarlo! Per me cantare è un’esigenza, un bisogno, una vocazione! Sento la necessità di esprimermi a mio modo.
Anche se la musica a volte ci è nemica alla fine trova sempre il modo per tenderti la mano e io non posso fare a meno di stringerla!

Nel video di Controtendenza sembri esserti divertita molto: com’è nata l’idea di ambientarlo tra gli scenari del circo?
In realtà ogni volta che giro un videoclip per me è un momento di divertimento! Io sono così come si vede nei miei videoclip. Amo scherzare, non prendermi troppo sul serio quando il caso lo concede, come potete vedere anche in Controtendenza. L’idea è nata dall’intuito del regista Francesco Leitner che ha voluto rappresentare metaforicamente il senso stesso del brano: la voglia di non cadere nell’omologazione ma di rappresentare la propria unicità spesso andando in controtendenza per appunto!

Chi è “L’uomo che non c’è”?
“L’uomo che non c’è” è la persona che aspetto con serenità e che mi auguro un giorno possa arrivare! A volte stare da soli è un buon motivo per crescere e avere una persona al proprio fianco ha senso solo quando ci si sente già completi nella propria individualità! Prima o poi arriverà e sarò pronta ad accoglierlo con una serenità che forse prima non avevo.

Un rimpianto o un rimorso del passato? E un sogno per il futuro?
Non ho grossi rimpianti né veri rimorsi. Potessi tornare indietro magari non perderei l’occasione di poter saper suonare uno strumento, oltre al poter imparare a muovermi. Il ballo anche nel mio mestiere è sicuramente un valore aggiunto, e non è mai troppo tardi per imparare. Per il futuro mi auguro di poter arrivare a casa stanca ma felice di aver trascorso giornate piene di musica e di lavoro e soprattutto mi auguro di poter trovare l’equilibrio giusto che porta alla tanto attesa felicità.

In genere chiudo le mie interviste chiedendo di darmi una definizione del concetto di ribellione: in questo caso però, personalizzerei la domanda chiedendoti cosa significa per te vivere o essere in controtendenza.
Come ti dicevo prima non amo confondermi nella massa e questo non vuol dire necessariamente essere ribelli. La ribellione oggi come oggi forse vuol dire essere un po’ più normali, rispettosi, educati, con la voglia di vivere una vita pulita, ecco il mio andare in controtendenza. Questa società ci annichilisce, ci ripulisce dal nostro carattere e ci porta ad essere intercambiabili. Io sono qualcosa di diverso: per questo lotterò sempre per essere me stessa in un mondo forse un po’ troppo “scontato”.

#MUSICANUOVA: Giada Agasucci, La mia Itaca

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“Questo è un brano al quale sono particolarmente legata: parla di una crescita, di una rinascita di me stessa. La rinascita di una forza, una volontà di farcela e di raggiungere i miei obiettivi. Musicalmente è un genere nuovo per me, nei precedenti lavori non mi ero mai accostata ad un arrangiamento così “forte”. Sono molto orgogliosa di questo nuovo lavoro e del progetto che sto portando avanti con la Otto P Management, e non vedo l’ora di mostrare a tutti la Giada che sono diventata: più determinata, più consapevole e forse, anche emotivamente, più forte.”

Un inno elettropo all’amore, alla voglia di non arrendersi nel cercare l’amore con la stessa determinazione con cui Ulisse continuò la sua ricerca per tornare a nella sua Itaca: così Giada Agasucci vive il suo ritorno con il La mia Itaca.
Itaca non come un luogo fisico, ma come spazio dell’anima.

#MUSICANUOVA: Edwyn Roberts, 2 minuti di calma

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“Mi sono preso il tempo necessario per coltivare la mia nuova musica perché la fretta non porta mai al risultato migliore. Questo è anche il messaggio della canzone: non cercare di ottenere tutto e subito, assaporare le piccole cose quotidiane, convivere coi tormenti e prendersi i tempi necessari per far crescere le proprie aspirazioni”. 

Il tempo, concetto centrale del singolo che inaugura il percorso cantautorale di Edwyn Roberts. Dopo essersi fatto conoscere ad Amici e aver scritto brani – tra gli altri – per Laura Pausini, Malika Ayane e Arisa, Edwyn si mette ora in primo piano anche in veste di interprete con un brano che invita a evadere dal caos della routine, anche solo per poco. Anche solo per due minuti, due minuti di calma.

#MUSICANUOVA: Biondo, Roof Garden

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Prodotto dal duo di DJ/produttori italiani Merk & Kremont, Roof Garden è il nuovoo singolo estratto da Dejavu, EP di Debutto di Biondo.

Come Sorrentino nella Grande Bellezza, il video del brano è stato girato su un “roof garden” d’eccezione, la terrazza Borromini di Roma, e vede la partecipazione di Emma Muscat, Luca Capomaggio e Daniele Rommelli, protagonisti insieme a Biondo dell’ultima edizione di Amici.

Dejavu, primo progetto discografico di Biondo, comprende 8 tracce che spaziano tra l’hip-hop e l’R&B. Nel corso del talent di Canale 5 Biondo aveva già presentato i singoli DejavuLa mia ex chiamaQuattro Mura e Beverly. 

BITS-RECE: Federica Carta, Molto più di un film. La vita in pop

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.
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Federica Carta
è nata nel 1999, quindi ha 19 anni, quasi la metà di chi sta scrivendo questo pezzo. E dei suoi 19 anni ha la spontaneità e l’entusiasmo strabordante.
L’anno scorso indossava ancora la divisa della scuola di Amici, da cui sarebbe uscita con la medaglia di bronzo, e quest’anno – dopo un primo disco e un programma in TV – è già tornata con un nuovo album di inediti, Molto più di un film.
Un anno in cui ha potuto dedicare a questo disco l’attenzione e la cura che, stando dentro la scuola, non aveva potuto riservare al primo lavoro.
Il risultato è un album che parla con scioltezza il linguaggio del pop, con generosi aiuti elettronici: c’è la potenza tropicaleggiante dei primi due singoli Molto più di un film e Sull’orlo di una crisi d’amore, tranquillamente trasportabili sul dancefloor, così come i beat di Il sole a mezzanotte, ma ci sono scelte anche non così immediate come Due in questa stanza.

Il tempo per crescere, evolversi, forse anche prendere strade diverse ci sarà. Per ora c’è il pop, fatto bene. E non è poco.

BITS-RECE: Annalisa, Bye Bye. Addio alle paranoie

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.
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Da quando abbiamo iniziato a conoscerla, ormai sette anni fa ad Amici, di Annalisa abbiamo visto lo spirito sbarazzino, l’abbiamo apprezzata come elegante e abbiamo ballato quando si buttata nell’elettropop. Mai però la ragazza era apparsa in gran forma e finalmente “a fuoco” come in questo suo ultimo lavoro, Bye Bye, pubblicato all’indomani della sua quarta partecipazione al Festival di Sanremo.

Se le sue doti, e in particolare l’intonazione curatissima, erano da sempre i suoi punti di forza, Annalisa non si era ancora presa la completa libertà di espressione che la porta invece a volare a briglie sciolte nel nuovo album.
Bye Bye è infatti un vero manifesto di libertà e di leggerezza, come dichiara già il titolo, un congedo a tutti quei vincoli a cui fino ad oggi Annalisa si era sottomessa per imposizioni morali o autoconvincimenti.
Un capitolo discografico che si stacca dai precedenti anche stilisticamente, puntando verso un pop freschissimo e sporcato di spunti urban, come aveva lasciato intuire Direzione la vita, il primo singolo pubblicato lo scorso anno.
Se il brano sanremese, Il mondo prima di te, rappresenta forse l’episodio di stampo più tradizionale, che Annalisa sa però vestire perfettamente allegagerendolo dalle banalità, il resto dell’album si snoda scioltissimo tra decorazioni elettroniche, tuffi e capriole nell’R&B, fino ad arrivare al featuring con Mr. Rain in Un domani, che fa incontrare Annalisa e l’hip-hop.
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Bye Bye è un invito azzardare, il disco del prendersi “tutto e subito” non per avidità, ma perché la vita non aspetta, quel che oggi c’è domani potrebbe non esistere più (“come le storie di Instagram”), perché il presente non torna più.
Annalisa mette da parte le noie e le paranoie, le ansie da prestazione del piacere per forza, e in cambia si guadagna una nuova (e forse definitiva?) credibilità di interprete.