La festa di Cosmo a bordo del Cosmotram


In attesa del live del 2 febbraio al Mediolanum Forum di Assago, nella serata di domenica 27 gennaio Cosmo ha portato la sua musica per le strade di Milano a bordo del Cosmotram, un tram dell’ATM che per l’occasione si è trasformato in un esclusivo dancefloor itinerante per i fortunati fan che sono riusciti a prendere parte all’evento.

Alla festa ha preso parte anche anche M¥SS KETA, che avrà il compito di aprire la serata di Assago.
Il live si preannuncia come uno show completamente rinnovato nell’estetica e nella scaletta, ricco di sorprese, contenuti inediti per un flusso musicale non-stop che comincerà dalle 18.00 e finirà a mezzanotte.

Sul palco insieme a Cosmo anche Foresta (Fabio Fabio) SPLENDORE e Enea Pascal di Ivreatronic, il collettivo di DJ e producer fondato dallo stesso Cosmo che nel corso dell’ultimo anno è emerso con prepotenza nella scena clubbing diventando anche etichetta discografica dal respiro internazionale.

ROSA SPLENDORE: il queer pop apolide di SPLENDORE


Direttamente dall’eclettico collettivo di Ivreatronic (sì, quello di Cosmo), e con la benedizione di Populous, ecco il queer pop di SPLENDORE, alias Mattia Barro (ex L’Orso) producer e DJ con il nome scritto rigorosamente “in capslock, patatini”.

Il brano scelto per presentare il progetto solista è ROSA SPLENDORE, un inno alla libertà sessuale e all’espressione del sé, dove lo sperimentalismo di Arca va dritto a collidere con il sound meticcio do Rosalia.
Definito “pop, ma sbagliato, fuori binario”, il brano suona come un fremente mantra alla ricerca del primordiale nel ballo, “nel nome di una riconquista del proprio corpo e dello spazio”.
Dentro risuonano sample portoghesi campionati da Popolous, citazioni del mondo sudafricano della Gqom, riferimenti al collettivo inglese Pc Music, fino agli echi portati dall’oriente indiano.
Un brano “fieramente apolide nei suoi confini territoriali e identitari”, una sfida ai pregiudizi del machismo e del maschilismo, in una nuova splendida figura fluida, totalmente disinteressata alle categorie.

Harp: l’elettropop cosmopolita dei Pashmak

Sono nati artisticamente nella periferia milanese, ma nel loro DNA ci sono anche geni balcanici e statunitensi e influenze che dall’elettropop arrivano ad abbracciare l’art rock, il progressive e i suoni tribali.
Sono i Pashmak, band attiva sulla scena dal 2014: il loro nome in persiano significa “come la lana” e a far parte del gruppo sono Damon Arabsolgar, Antonio Polidoro, Giuliano Pascoe e Martin Nicastro.

Nel 2015 hanno pubblicato il loro primo album, Let The Water Flow, a cui è seguito nel 2016 l’EP Indigo, che li ha portati in tour non solo in Italia, ma anche in diverse città dell’Europa balcanica.
Ora è la volta di Harp, il singolo che anticipa l’uscita del loro secondo album, Atlantic Thoughts, prevista per gennaio.
Un ponte sonoro in cui si concentrano suggestioni eclettiche e cosmopolite, dall’elettronica agli etnicismi, dall’occidente all’est. 

“In un territorio semi-disabitato fra il Montenegro, il Kosovo e la Serbia, capitiamo in una valle silenziosa.Da un campo rialzato abbiamo la possibilità di abbracciare tutta la vallata con un solo sguardo. Davanti a noi i covoni e l’orizzonte in fiamme, mentre dietro sta sorgendo una luna sovradimensionata. Si alzano in volo dei corvi sopra le nostre teste e sentiamo le ali sbattere l’aria; si allontanano fino a sparire mentre continuiamo a sentire il suono rimbalzare nella valle muta. Ci separiamo per commuoverci ognuno da solo con se stesso, sapendo che più spazio ci si lascia, più spazio si crea, più possibilità si possono abbracciare.”

Truffaut, il cinismo elettronico dei Pentothal

“Pop, oggi, per noi, rappresenta il linguaggio e la forma universale più dinamica, sincera e diretta per entrare nel nostro universo musicale e concettuale, che quasi poi inizi anche a ballare”.

Con questa dichiarazione di intenti i Pentothal si affacciano sulla scena musicale italiana.
E in effetti, più che a un preciso ambito sonoro, il “pop” dei Pentothal sembra rappresentare piuttosto un’attitudine e un modo di approcciarsi alla musica. Le sonorità prendono infatti forme elettroniche e ritmiche serrate, mentre i testi affrontano con lucidità e cinismo la vita vista attraverso uno sguardo giovane, ma già disincantato, senza privarsi di riferimenti artistici e culturali, come nel singolo Truffaut.

Prendendo il nome da un potente barbiturico, il progetto Pentothal nasce a Palermo all’inizio del 2018 da Giuseppe Parlavecchio ed Enrico Piraino.
Per il 30 novembre è attesa la pubblicazione del primo EP, Super Cinico Club.

If That Was You: il bullismo raccontato da Alex Palmieri

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Per il quarto singolo estratto dal suo ultimo album, Reset, la scelta di Alex Palmieri è caduta su If that was You, un brano che si allontana dal resto del disco e caratterizzato da atmosfere decisamente più introspettive e con un testo che va a toccare la sfera personale di Alex come non era mai accaduto prima.  

Scritto da Alex Palmieri e prodotto da Livio Boccioni ed Alex Zitelli, If That Was You affronta un aspetto dell’adolescenza di Alex rimasto sconosciuto fino ad oggi: il pezzo è infatti dedicato al tema del bullismo e vuole dare un messaggio di speranza a tutti i ragazzi che si sentono oppressi da questa macchia della società moderna.
“E’ stato complesso scrivere If That Was You e inserirla nel disco” spiega Alex, “perché per farlo ho dovuto tirare fuori dalla mente ricordi di un’infanzia difficile dove venivo discriminato per la mia sessualità, o semplicemente perché mi sentivo già un piccolo artista e avevo dei modi diversi di impiegare il mio tempo e questo mi portava a fare i conti con una società che non fa sconti su chi esce dagli schemi. Prima di essere un cantante, prima di un bel videoclip, di un concerto scenografico, sento che il mio dovere è quello di lanciare messaggi e questo singolo vuole esserlo a tutti gli effetti. Perché dopotutto si cresce, si diventa forti, alla fine tutto passa e quel tutto ci rende spesso migliori.
Ci tenevo particolarmente ad uscire con questo brano perché nel mio piccolo mi piacerebbe fermare quei gesti estremi che molti giovani compiono presi dalla disperazione: oggi, a distanza di circa un decennio da quei ricordi lontani, posso confermare che non ne sarebbe valsa la pena”.

Il videoclip ha coinvolto il corso di recitazione del Liceo Manzoni di Lecco e vede Alex cantare il brano in mezzo ai banchi di scuola, introducendo le storie problematiche di diversi ragazzi che si intrecciano tra loro: tra i vari temi affrontati ci sono l’emarginazione, la discriminazione e l’abuso dei social.

In No Sense? Nonsense!: Ripubblicato il terzo album degli Art Of Noise

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E’ stato ripubblicato da Warner Music Italt In No Sense? Nonsense!, il terzo album degli Art Of Noise, ampiamente considerato il lavoro più avventuroso e più sperimentale della band inglese.

Il pacchetto deluxe doppio CD contiene l’audio rimasterizzato del disco più 22 registrazioni inedite estrapolate dai nastri originali, diverse versioni singole e una moltitudine di missaggi, alcuni disponibili su CD per la prima volta.
Le collaborazioni includono Paul McCartney in Spies Like Us e Duane Eddy in Lost Innocence e Spies che completano la trilogia del gruppo con il maestro del Twang, collaborazione che iniziò con la rielaborazione di Peter Gunn, vincitore di un Grammy Award nel 1987. I singoli includono inoltre “Legacy” e “Dragnet” con il campionamento di Dan Aykroyd e Tom Hanks.

“Pubblicato originariamente nella tarda estate del 1987, In No Sense? Nonsense! è un album di giustapposizioni. In quel periodo gli Art of Noise non erano più un gruppo, ma erano diventati un duo: Gary Langan aveva lasciato il progetto dopo In Visible Silence lasciando Anne Dudley e JJ Jeczalik al timone. Essendo più che due semplici musicisti, con stili differenti sono riusciti ad affiancare due modi completamente diversi di fare musica. Una serie di collaboratori americani – da Arthur Baker ai Fat Boys passando per Duane Eddy – sono stati contrapposti alla quintessenza inglese, il coro della Ely Cathedral e il suono dell’Intercity 125. La tecnologia all’avanguardia – the Akai S900 e la Fairlight Series III- è stata invece opposta a pezzi classici e al piano. E da un album che originariamente includeva solo un singolo furono estrapolate una serie di tracce che furono utilizzate come soundtrack per i film di Hollywood: Dragnet (che fece guadagnare agli Art of Noise una seconda nomina ai Grammy), Spies Like Us (con Paul McCartney), Earth Girls Are Easy (per Julian Temple), Silence Like Glass e Disorderlies. Gli Art Of Noise sono riusciti in qualche modo a pubblicare il loro lavoro più connesso e fluido: 70 minuti di armonia ininterrotta e in progressione. Nonostante queste giustapposizioni o forse grazie a queste?” (Ian Peel, dalle note di copertina della deluxe edition)

Tracklist:
Disc One. The Original Album
Galleons of Stone
Dragnet
Fin du Temps
How Rapid?
Opus for Four
Debut
E.F.L.
Ode to Don Jose
A Day at the Races
Counterpoint
Roundabout 727
Ransom on the Sand
Roller 1
Nothing was going to stop them then, anyway
Crusoe
One Earth
The Singles
Legacy (7” Mix)
Dragnet (7” Mix)
Spies Like Us (Alternative Mix) – Paul McCartney
Spies – Duane Eddy
Ode to Don Jose (7” Edit) *
Opus III
Lost Innocence – Duane Eddy
Acton Art
Ransom on the Sand (7” Edit) *
Debut (7” Edit) *
Dragnet ’88 (7” Mix)

Disc Two. The Making Of…
Fin du Temps (Air) *
Domestic Disco *
Roller 1 (Out-take)*
Faberge 12 (Opus for Four) *
Theatrical (E.F.L.) *
Galleons of Crusoe *
Western (Ode Take 1) *
Moog and Baboon (Ode Take 2) *
More Moog and Baboon (Ode Take 3) *
Judo 3 (Ode Take 6) *
Sam (Demo for Duane Eddy) *
Nobody told me anything *
Racing *
Sweet Reason (Judo 2) *
Exercise and Pool Montage *
Last Chance to Dance (Edit) *
Ringing in the Ears *
The Mixes
Stop Here! — Legacy (12” Mix)
Dragnet (12” Mix)
Dragnet ’88 (12” Mix)
Spies (Espionoise Mix) – Duane Eddy
2 Many Thankyous *
One Earth (New Mexico Mix) *

Takagi & Ketra ripartono con Enne e un Vodkatonic

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Vedo cose, faccio gente

Quando Takagi & Ketra mettono le mani su una produzione musicale, si può essere quasi certi che quello che ne verrà fuori sarà un pezzo fornito di un bel carattere.
Ma per lavorare al nuovo singolo di Enne, i due “re Mida” dei produttori italiani hanno fatto anche di più, non limitandosi a un lavoro esterno, ma aprendo un’etichetta tutta loro.

Vodkatonic è infatti il primo brano uscito dalle officine della PLTNM Squad, l’etichetta fondata dalla coppia di producer.

Questa volta Takagi & Ketra si sono fatti ispirare dalle sonorità e dall’estetica a cavallo tra gli anni ’80 e i primi ’90, per dar vita a un concentrato di elettronica e di synthpop per un inno generazionale alla discoteca e al divertimento, anche se con un risvolto amaro e crudo. 
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Dietro al nome di Enne si nasconde il bergamasco Nicola Togni, classe ’94.
Il progetto nasce con l’idea di scardinare il movimento indie pop italiano partendo dall’interno, portando rappresenta una ventata di freschezza e di contenuti contemporanei, tra immaginari di manga, serie tv e altri fenomeni dei tempi recenti. 
I soli primi due singoli, interamente autoprodotti, San Junipero e Al centro di una guerra, hanno portato Enne sotto i riflettori della scena e degli addetti ai lavori.

 

A febbraio Cosmo approda al Forum d’Assago. Fuori il nuovo singolo L’amore

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Dopo essere diventato uno dei più acclamati nomi dell’indie pop elettronico italiano degli ultimi anni, Cosmo ce l’ha fatta e sabato 2 febbraio 2019 approderà al Mediolanum Forum di Milano, protagonista per la prima volta in assoluto di un concerto unico e speciale per festeggiare con tutto il suo pubblico il gran finale del Cosmotronic Tour.

Dopo un 2018 straordinario,Cosmo ha preparato per questo evento incredibile uno show unico, rinnovato nell’estetica e nella scaletta, ricco di sorprese e contenuti inediti. Un evento irripetibile con ospiti speciali che segna la chiusura di un cerchio perfetto.

Inoltre, da venerdì 19 ottobre è in rotazione radiofonica il nuovo singolo L’amore, uno dei brani più caldi e intensi del live che, in una cavalcata intensa dal gusto vagamente anni ‘90 con sfumature trance, racconta un amore… particolare.

I biglietti del live, organizzato da DNA concerti, sono disponibili online su Ticketone (www.ticketone.it) e in tutti i punti vendita autorizzati.

Ce lo chiede l’Europa, parola di Dutch Nazari. Il nuovo album fuori il 16 novembre

“‘Ce lo chiede l’Europa’ è una frase che è stata usata fino allo sfinimento dalla Politica negli ultimi otto/nove anni, di solito per giustificare scelte impopolari scaricandone la responsabilità. La foto di copertina è una raffigurazione simbolica del concetto di Europa: i ragazzi sorridenti rappresentano il capitale umano della cosiddetta ‘generazione Erasmus’, la prima a identificarsi come europea. Alle loro spalle un’edilizia orribile, simbolo di un altro aspetto di questa Europa, il modello di sviluppo economico liberista, che non tiene conto delle proprie risorse e spesso genera mostri”.
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E Ce lo chiede l’Europa diventa ora il titolo del nuovo album di Dutch Nazari, in uscita il prossimo 16 novembre
Il “cantautorap” dell’artista si fa più incalzante del passato con nuovi apporti elettronici uniti alle metriche rap e alla forza comunicativa dei poetry slam

Questa la tracklist:
1. Calma Le Onde
2. Tutte Le Direzioni
3. Mirò
4. Fuori Fuoco
5. Guarda Mamma Senza Money
6. Momento Clinico
7. Lontana Tu
8. Così Così
9. Bella Per Sbaglio
10. Girasoli
11. Comunque Poesia
12. L’Europa

Ad anticipare l’album è il singolo Calma le onde.


Inoltre Dutch Nazari ha annunciato le prime date del suo Tour Europeo (in Italia):
6 dicembre – Firenze, Combo
7 dicembre – Roma, Le Mura
8 dicembre –  Napoli, Galleria 19
9 dicembre – Bari, Garage Sound
15 dicembre – Bologna, Covo
20 dicembre – Milano, Biko
22 dicembre – Torino, Spazio 211  

BITS-CHAT: Partire e sentirsi a casa. Quattro chiacchiere con… Valentina Parisse

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Quando incontro Valentina Parisse, lei mi accoglie con un sorriso e una delle più vigorose strette di mano che abbia mai ricevuto. Ha addosso un entusiasmo luminoso, che ti mette subito a tuo agio. “A volte ho paura di sembrare una bambina il giorno di Natale” confessa durante la chiacchierata parlando del suo lavoro, la musica. In realtà, la sensazione che comunica è quella di una ragazza che sta vivendo nella maniera più giusta le enormi occasioni che le stanno capitando, e che ha imparato a tenersi la valigia sempre pronta perché non sai mai quando potrebbe arrivare una chiamata.

Dopo essere volata in Canada nel 2011 per realizzare l’album d’esordio, Vagabond, e aver recentemente scritto per Renato Zero e Michele Zarrillo, il suo ultimo singolo, Tutto cambia, è nato sul suolo americano ed è il frutto dalla collaborazione con Tyrone Wells, Danny Larsh e Timothy Myers, ex bassista dei One Republic. Ma anche tutto il suo nuovo album, in uscita il prossimo anno, pare che respirerà aria internazionale grazie ad altre importanti collaborazioni, in una combinazione tra musica organica e sintetica.
TuttoCambia_VP_ Corrado Grilli Mecna
Da dove è partito tutto?
Proprio da Tutto cambia, e dalla collaborazione con Tyrone Wells, che è il co-autore del brano. Ho ricevuto un invito per una collaborazione a Los Angeles: ho messo quattro cose in valigia e sono partita, con un grandissimo entusiasmo, ma anche tanta paura. Quando ti trovi a lavorare con personalità così grandi ti senti sempre un chicco di riso.

Quindi tu e Tyrone vi conoscevate già da prima?
No, c’era solo una conoscenza indiretta. Avevo ascoltato alcuni suoi lavori e lo stimavo molto come cantautore.

Collaborazione internazionale, ma testo in italiano, come mai?
Le canzoni nascono da sé, è difficile prevedere come si svilupperà un processo creativo, non è scientifico. Sentivo semplicemente la necessità di dire quelle cose in quel modo. Italiano e inglese sono semplicemente due possibilità comunicative, sono complementari tra loro. È come suonare la chitarra, piuttosto che il basso o il pianoforte.

Molti tuoi colleghi usano l’inglese perché li fa sentire più protetti, sentono di esporsi meno.
Per me non è del tutto così, non riesco a percepire il velo. Nel momento in scrivo mi sento già esposta e a volte sento proprio il bisogno e la voglia di espormi. Nella mia esperienza posso dire che la differenza tra italiano e inglese la sento nella scelta dei termini, ma come dicevo prima è più un discorso di possibilità che ho a disposizione: quanti tasti e quante corde ho a disposizione? Sono modi diversi di esprimersi.

Cosa significa per te oggi dire che tutto “cambia”?
Tanto. Tutto cambia è una canzone lucida, in cui ho riassunto quello che ho vissuto. Viviamo in un periodo difficile, frenetico, in una rincorsa feroce alla perfezione, in continua guerra con gli altri. Dovremmo invece concederci di sbagliare, siamo umani, e spesso sono gli errori a suggerirci di cambiare direzione.

In genere come vivi i cambiamenti?
Purtroppo non sono zen (ride, ndr). Ci sono cambiamenti che mi spaventano, anche se non ho avuto paura di cambiare casa e di andare dall’altra parte del mondo. Mi terrorizza invece lo scontro con l’altro e sono messa a dura prova dai cambiamenti personali improvvisi, quelli che non puoi prevedere e controllare. Nella canzone ho voluto proprio fotografare quel momento, quando ti ritrovi a pensare “e adesso che faccio?”.
Valentina Parisse_ foto di Luz Gallardo 4_b
La scelta di girare il video di Tutto cambia nel deserto del Mojave?
È stata un’occasione. Mi trovavo a Los Angeles per le sessioni in studio di registrazione e ho conosciuto Vonjako, un videomaker incredibile, un artista che riesce a mantenere uno sguardo lucido su quello che fa senza perdere un innato velo di poesia. Non mi piacciono molto i video che raccontano troppo, perché una canzone deve essere intellegibile. Il video è una possibilità in più per mostrare qualcosa che magari non emerge dal brano.

Hai la valigia sempre pronta per spostarti da una parte all’altra del mondo: cosa significa per te essere a casa?
Ci sono due luoghi fisici in cui mi sento a casa: Roma, dove sono nata e dove ci sono i miei affetti, e lo studio di registrazione. E poi mi sento a casa quando sto bene con chi ho davanti: sono molto curiosa delle persone che incontro, per me è sempre un’occasione. Ascoltando gli altri ci si ascolta molto dentro.

Oltre a Tutto cambia, in questi giorni è in uscita anche Blindfold, il nuovo singolo del progetto di Rawbach a cui preso parte (link).
Andrea Mariani (tastierista dei Negramaro, ndr) è un musicista pazzesco ed è una gioia quando si ha la possibilità di lavorare con le persone che stimi. Insomma, i Negramaro sono i Negramaro! Andrea ha pensato di coinvolgermi in questo suo progetto e io mi sono buttata: mi piace molto la musica elettronica, ma non è il mio territorio, gliel’ho detto subito, e lui si è fidato.

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di ribellione?
Ribellione è una parola bellissima, non senti che bel suono che ha? È fondamentale la ribellione, senza essere aggressivi: vuol dire non accettare le cose per come è più facile che siano, cimentarsi, mettersi in gioco per cambiare quello che non piace, mettersi in discussione. È una parola strepitosa.