Benny Benassi firma il remix di “Soldi” di Mahmood

Dall’r’n’b – anzi, dal moroccan pop” – alla dance il passo è breve.
E così un’autorità del dancefloor come Benny Benassi rimette mano a Soldi di Mahmood, brano vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo e da settimane ai vertici delle classifiche di vendita e di streaming.
Il risultato è un’immersione di beat ed elettronica.

Sanremo in due righe. Il giudizio sulle 24 canzoni nella prima serata

Non so di chi sia stata l’idea, ma partire rifilando ai telespettatori 24 canzoni tutte in una volta non è stata proprio un’ideona.
Il risultato è stato farci arrivare alla fine della prima puntata stremati e con la voglia di dire già “basta”, complice anche una conduzione portata avanti senza troppo brio e con le idee un po’ latitanti.

La sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo è partita senza troppe sorprese e qualche sbadiglio: a un primo impatto, le canzoni non sembrano brillare particolarmente, lasciando un po’ di amaro in bocca per la sensazione di qualche occasione sprecata.
Ecco un giudizio-flash dei 24 brani in gara.

Francesco Renga, Aspetto che torni
: una ballatona ona ona, melodicona ona ona, nel più classico stile “renghiano”, ma purtroppo non uno dei momenti migliori. Poco brio, tanta enfasi e forse un tantino di emozione di troppo per aver dovuto rompere il ghiaccio della kermesse.

Nino D’Angelo e Livio Cori, Un’altra luce: se l’intento era quello di unire novità e tradizione, l’operazione è riuscita a metà. Un brano che vuole essere troppe cose insieme, con il risultato di suonare un po’ troppo disomogeneo e – quel che è peggio – già dimenticato.

Nek, Mi farò trovare pronto: tra rock ed elettronica, Nek torna al festival in gran forma. La canzone ha un’anima smagliante e buona possibilità di avere vita propria anche oltre il periodo sanremese. Vedremo cosa saprà fare nelle prossime sere.

The Zen Circus, L’amore è una dittatura: la canzone entra di diritto nella categoria “disturbatori”, non fosse altro per l’impossibilità di cogliere le parole pronunciate da Appino. Il gruppo comunque non si smentisce, portando sul palco un pezzo rock circense che più indie di così non si può, e che sul finale prende una bella piega. E anche l’aspetto scenografico fa al sua bella parte.

Il Volo, Musica che resta: che dire? Qui la retorica e i cliché la fanno assolutamente da padroni. Il tempo sembra essersi fermato al 2015 con Grande amore, ma forse anche a qualche decennio fa. Ma d’altronde non ci si poteva aspettare molto di diverso, visto che Il Volo sono esattamente questo… Bravi, ma mandateli all’estero, grazie.

Loredana Bertè, Cosa ti aspetti da me: erano anni che Loredana aspettava di fare ritorno al festival in piena forma. Quest’anno sembra esserci riuscita: la canzone ha il pathos giusto e Loredana ci ha messo dentro tutta se stessa.

Daniele Silvestri, Argento vivo: qui si osa, con la musica e con il testo. Non so quanto il pubblico sanremese accoglierà il pezzo, ma Silvestri e Rancore fanno sul serio. Il primo vero schiaffo di questo festival arriva da loro.

Federica Carta e Shade, Senza farlo apposta: lei fa pop, lui fa rap, il resto è una canzone senza infamia e senza lode. La passeranno in radio e la si canticchierà un po’, poi si passerò ad altro.

Ultimo, I tuoi particolari: nel perfetto stile della tradizione festivaliera, un pezzo che brilla di melodia pop e rock d’autore. Potrebbe venir fuori meglio nel corso delle serate.

Paola Turci, L’ultimo ostacolo: voce un po’ più roca del solito, non male, ma abbiamo visto Paola più grintosa in altre occasioni. Non male comunque la canzone, che non tradisce le aspettative.

Motta, Dov’è l’Italia: sicuramente il pezzo più politico di quest’anno. Lui è a fuoco, ma il tutto ha bisogno di almeno un secondo ascolto. Benino.

Boomdabash, Per un milione: i Boomdabash fanno i Boomdabash, anche sul palco dell’Ariston. La canzone non farà colpo sul pubblico del festival, ma piacerà ai fan del gruppo, che la balleranno in riva al mare quest’estate.

Patty Pravo e Briga, Un po’ come la vita: non passerà alla storia, né la canzone né l’accoppiata. Il brano non c’è, la voce neppure. Non si è capito nulla, né del testo né del perché abbiano deciso di partecipare. Peccato.

Simone Cristicchi, Abbi cura di me: a farla da padrone qui è la poesia, in un crescendo musicale che riesce a fare colpo. Dopo anni lontano dagli schermi, Cristicchi torna al festival e potrebbe riservare sorprese nella classifica finale.

Achille Lauro, Rolls Royce: ovvero come spettinare l’Ariston. Messo da parte (momentaneamente?) il rap e i suoi connessi, Lauro scaraventa sul festival un pezzo rock tamarrone e baldanzoso, ma senza scandali. Con il Festival non c’entra nulla, ma in un cast così eterogeneo ci sta.

Arisa, Mi sento bene: Arisa ha una voce “antica”, di quelle precise e vibrate che si ascoltavano tanti anni fa. In questa canzone la mette al servizio di un brano che alterna momenti di lirismo a un ritornello iper-pop. E meno male che si balla un po’.

Negrita, I ragazzi stanno bene: se i ragazzi stanno bene, anche i Negrita li ritroviamo in forma. La canzone è perfettamente nelle loro corde, anche se rischia di perdersi un po’ nel marasma dei 24 brani in gara. Un onesto momento di rock.

Ghemon, Rose viola: qui la parola d’ordine è incomprensione. Va riascoltato, perché al primo impatto si è proprio perso.

Einar, Parole nuove: il tutto un po’ tiepido. Si poteva azzardare qualcosina di meglio, invece si resta nei confini della confort zone di un pop da “talent show”. E di nuovo c’è proprio pochino.

Ex Otago, Solo una canzone: si giocano il festival come una grande vetrina, come è giusto che sia per un gruppo in giro già da un po’ ma ancora in cerca della grande conferma. Lo fanno con un brano dall’interessante apertura melodica.

Anna Tatangelo, Le nostre anime di notte: forse avevo capito male, ma mi sembrava che Anna Tatangelo avesse in serbo una specie di svolta. Invece…. invece no. E ho detto tutto. Next, please.

Irama, La ragazza con il cuore di latta: un po’ pop, un po’ rap, un po’ gospel, forse un tentativo di fare un salto un po’ più in là. Quanto possa funzionare oltre al festival però non saprei.

Enrico Nigiotti, Nonno Hollywood: una dedica sincera, sulle note di un rock che si appoggia tanto all’orchestra. Purtroppo un po’ privo di mordente, e sicuramente vittima dell’orario infelice dell’esibizione. Da riascoltare.

Mahmood, Soldi: un altro bel momento di evasione, questa volta in direzione dell’urban. Mahmood si sta ritagliando il suo spazio sulla scena italiana e con questa canzone prosegue sulla linea stilistica tracciata finora.

Quanto ne sai su Sanremo? Dal 4 al 10 febbraio arriva Sanremo Story Contest


In quali anni il festival di Sanremo è stato condotto da Fabio Fazio?
Quale avvenimento ha scosso il festival nel 1967?
Chi arrivò al secondo posto nell’edizione del 2015?
In che anno Domenico Modugno ha cantato Nel blu dipinto di blu sul palcoscenico del Casinò?
Quante edizioni sono state presentate da Pippo Baudo?

Domande di questo tipo nutriranno il Sanremo Story Contest, concorso tematico del campionato nazionale Cervellone Champions Quiz dedicato al festival della canzone italiana che si svolgerà dal 4 al 10 febbraio nei locali d’intrattenimento che aderiscono all’iniziativa in tutta Italia, alla vigilia della 69esima edizione al via al Teatro Ariston il 5 febbraio.

Sanremo Story Contest invita le squadre in gara a confrontarsi su curiosità, aneddoti e protagonisti del festival di Sanremo dalle prime edizioni ai giorni nostri, un’occasione per divertirsi
in un clima di sana competizione e per mirare a vincere il montepremi di 15.000 euro.
Ogni manche conta 15 domande multimediali interattive, inclusi quiz testuali, giochi fotografici, test basati su file audio e video. Le squadre coinvolte, grazie a una pratica pulsantiera wireless di ultima generazione, potranno rispondere a ciascuna domanda in pochi secondi, visualizzando subito il risultato e l’aggiornamento del punteggio. I punteggi ottenuti da ciascuna squadra  saranno valevoli per la classifica nazionale del Cervellone Champions Quiz, campionato che nella sola scorsa edizione ha visto la partecipazione di 140 squadre da tutta Italia.
La sfida finale del campionato Cervellone Champions Quiz, riservata alle squadre che hanno accumulato più punti durante l’anno, si terrà a Civitavecchia a bordo della nave Cruise Roma della Grimaldi Lines.
In occasione di questo evento verranno elette le 10 squadre vincitrici del torneo alle quali saranno assegnati i premi in palio: buoni sconto Mediaworld, Unieuro e Carrefour, biglietti per la nave e altro ancora.

I contest tematici dedicati a sport, cinema, cartoni animati, serie-tv e spettacolo, tra cui Sanremo Story, fanno parte della piattaforma esclusiva e crossmediale WiContest, ideata da Planet Multimedia Srl, leader nel settore dell’edutainment e dell’enterteinment. Sfruttando al massimo la creatività e gli strumenti multimediali, l’azienda realizza i progetti culturali e di intrattenimento per unire le persone che hanno passioni e interessi comuni, dalle grandi imprese ai piccoli gruppi di amici. WiContest dà l’opportunità ai propri player di partecipare ai contest di vaste tematiche
disponibili all’interno della piattaforma o creati ad hoc. Migliaia di persone possono interagire in tempo reale durante le sfide online tramite App e in eventi live.

Ecco una selezione di locali che hanno aderito all’iniziativa in diverse città italiane:
Bologna (4 feb) – America Graffiti di Castel Maggiore (Pio la torre 11)
Roma – (4 feb) – Angeli Rock (Ostiense 193 b/c)
Rimini – (4 feb) – Bounty (Via La Strada 6)
Frosinone – (5 feb) – Off Side (Via Gaeta, 32)
Foggia – (6 feb) – Batik Risto-Pub (Via Immacolata 19)
Firenze – (6 feb) – Trinker Haus (Via Aretina 133/135)
Milano – (5 feb) – La Birreria Italiana (Piazzale Antonio Cantore, 4)
Milano – (9 feb) – Voiture Cafè – Pioltello (Via Pordenone 1)
Genova – (8 feb) – Trattoria Paradiso (Via Guglielmo Oberdan 4r)
Padova – (8 feb) – America Graffiti (Via Udine 8)
Alessandria – (4 feb) – Open Space (Spalto Marengo | Centro Commerciale Pacto)
Alessandria – (5 feb) – iBar (Corso Crimea)
Torino – (7 feb) – Mucca Pazza (Via traforo di Pino Torinese)
Forlì – (6 feb) – Time Pub (Viale Italia 12)

Il regolamento e la lista completa dei locali aderenti è consultabile su www.wicontest.com
Per informazioni: info@wicontest.com

Io sono Mia: al cinema il bio-pic dedicato a Mia Martini

Febbraio 1989, Sanremo: Mia Martini si prepara a tornare sulle scena dopo sei anni di esilio. Un allontanamento volontario, ma nei fatti provocato dalle sempre più pressanti maldicenze sul suo conto. “Mia Martini porta sfortuna”, si diceva ormai da tempo nell’ambiente dello spettacolo, al punto che molti altri artisti si rifiutavano di avere a che fare con lei, i suoi dischi non vendevano più e gli impresari non la ingaggiavano più nelle trasmissioni televisive. Addirittura facevano fatica a pronunciare il suo nome. Tutto per alcune sfortunate coincidenze e la voglia di qualcuno di vendicarsi di un’artista dal carattere forse non proprio semplice (“L’unica cosa su cui sono sempre stata d’accordo”).

“E’ stata una vera e propria violenza compiuta su una persona, su una donna, e forse all’epoca tutti quanti non abbiamo fatto abbastanza per fermare questa calunnia. Questo è il mio modo di chiederle scusa”. Sono le parole di Riccardo Donna, il regista di Io sono Mia, il bio-pic dedicato alla storia di Mimì prodotto dalla Eliseo di Luca Barbareschi in collaborazione con Rai Fiction. La pellicola verrà proiettata in quasi 300 sale cinematografiche italiane solo nelle giornate del 14, 15 e 16 gennaio, per approdare sugli schermi di Rai 1 prossimamente.
Dopo il successo dello scorso anno con la minifiction Fabrizio De André principe libero, la Rai torna così a dare spazio alla vita di un’altro grande nome della musica italiana.
Il film parte proprio da quel festival dell’89, quando ancora nessuno sapeva che per Mia Martini non si sarebbe trattato solo di un grandioso ritorno in scena, ma che in quell’occasione la musica italiana avrebbe anche ricevuto in regalo la preziosissima interpretazione di Almeno tu nell’universo.
Mimì quell’anno non vinse il Festival, e non lo vinse in nessuna delle altre sue partecipazioni, ma quello che è stata in capace di lasciare sul palco va oltre ogni vittoria.

“Per convincere gli organizzatori a far partecipare Mimì quell’anno al Festival, una persona, di cui non posso fare il nome, dovette firmare un contratto come garante per tutto che di spiacevole sarebbe potuto succedere: durante l’esibizione si sarebbe dovuta sedere in prima fila all’Ariston, così se fosse crollato il teatro ci sarebbe rimasta sotto anche lei”: a raccontare l’aneddoto è Loredana Bertè, sorella di Mia, probabilmente colei che più di ogni altro la conosce e la può raccontare, e che per questo film è stata coinvolta in veste di consulente. La persona di cui parla Loredana pare sia Renato Zero, anche se sulla veridicità dell’evento non c’è molta chiarezza, dal momento che Adriano Aragozzini, organizzatore della manifestazione nell’89, ha chiaramente smentito l’intera vicenda in una recente intervista al Fatto quotidiano.
Comunque siano andate le cose, è certo che per Mimì si trattò di un autentico riscatto, che la riportò al grande pubblico dopo che per anni si era accontentata di cantare alle sagre di paese.

A dare corpo, voce e (tanta) anima a Mia Martini è Serena Rossi, che regala un’interpretazione che non si fatica troppo a definire eccezionale: “Ho letto molto su di lei, ho guardato molte sue interviste e ho ascoltato tanto la sua musica, come continuo a fare ancora adesso. Fin dal primo giorno di riprese sapevo che non avrei dovuto cercare di imitarla per non rischiare di scimmiottarla. Ero sicura che da tutte le persone coinvolte nel lavoro avrei ricevuto tantissimo amore, e così è stato. Io non posso che ringraziare e ritenermi fortunata per l’opportunità che mi è stata offerta”.
Pur lontana dall’imitazione, l’attrice riporta con impressionante fedeltà e intensità le espressioni di Mimì, i gesti viscerali delle sue mani e i movimenti delle sue labbra durante le esibizioni, fino a far rivivere la luce tragica che i suoi occhi emanavano.
Sfruttando l’espediente di un’intervista rilasciata a poche ore dall’esibizione sanremese a Sandra, una giornalista arrivata in realtà per incontrare Ray Charles, nel film Mia Martini ripercorre la sua vita, dalle interpretazioni dei brani di Ella Fitzgerald davanti allo specchio della cameretta, al travagliato rapporto con il padre, fino alla delicata operazione alle corde vocali. E poi l’incontro con il manager Alberigo Crocetta e quelli con Califano e Lauzi, che scriveranno per lei pagine importantissime della sua discografia, il rapporto con la sorella Loredana, interpretata da Dajana Roncione, e la storia d’amore con Andrea, un fotografo, personaggio dietro al quale non è difficile riconoscere Ivano Fossati.
E’ ancora Loredana a spiegare: “Ci sono due persone che hanno espressamente richiesto di non essere nominate in questo film, Ivano Fossati e Renato Zero”. Quest’ultimo viene portato sullo schermo nella figura di Anthony, un eccentrico amico conosciuto per caso fuori da un locale.

Alla fine, dopo aver ripercorso tra i suoi ricordi buona parte della sua vita, viene quasi spontaneo anche a noi porci la stessa domanda che Sandra rivolge a Mia: “Come sei riuscita a sopportare tutto questo?”
E nella risposta di Mimì non potremo che ritrovarci tutti d’accordo.

Woodworm Festival Berlin: anche I Ministri e Motta nel cast che suonerà a Berlino l’8 e il 9 dicembre

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I prossimi 8 e 9 dicembre, Woodworm, una delle etichette e management indipendenti più importanti in Italia, organizza un festival a Berlino con alcuni tra gli artisti più interessanti del suo roster.

Sul palco del Bi Nuu di Berlino si alterneranno infatti cinque band per una due giorni di musica italiana di qualità. Un’ occasione unica di promuovere all’estero alcune tra le band più apprezzate del panorama musicale italiano, grazie al contributo di Mibac, SIAE e nell’ambito di “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura.”

Sabato 8 dicembre saranno protagoniste le chitarre, con due tra i progetti più acclamati della scena rock indipendente italiana.
Per primi suoneranno i Fast Animals and slow kids, rock band perugina famosa per i live incredibilmente potenti, che dopo l’uscita del loro ultimo album Questa non è la felicità a febbraio 2017 sta per tornare in studio per registrare il quarto album. Dopo di loro i Ministri, power trio milanese ed ormai nome storico della scena rock italiana, che a marzo hanno pubblicato il loro quinto album, Fidatevi, per poi intraprendere un tour in giro per l’Italia. Per loro è la terza volta a Berlino, dopo i concerti del 2010 e del 2014. A chiudere la serata il djset di Musica Mata per un after party assolutamente imperdibile.
MINISTRI - Foto di Chiara Mirelli 10 alta
Domenica 9 dicembre ad aprire le danze ci saranno i Campos, band nata tra Pisa e Berlino, il cui primo album per Woodworm uscirà a novembre. A seguire La rappresentante di lista, duo di musicisti ed attori, una mosca bianca nel panorama musicale italiano, che con il loro album Bu Bu Sad – uscito nel 2015 – si sono conquistati i favori di pubblico ed addetti ai lavori. Ora Veronica e Dario stanno per uscire con il loro nuovo album, il primo per Woodworm. A chiudere questa maratona di due giorni non poteva che esserci Motta, uno dei protagonisti musicali di quest’anno dopo l’uscita del suo secondo album Vivere o Morire, uscito ad aprile per Sugar. Vincitore di due Premi Tenco, Francesco Motta è uno dei cantautori più apprezzati della nuova generazione anche grazie ad uno stile unico e molto personale.
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Le prevendite per la singola serata o abbonamento sono disponibili a questo link.
Il Woodworm Festival Berlin è organizzato con la collaborazione di Megaherz Agency e con il contributo di Mibac, SIAE e nell’ambito di “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura.”

Giardini Rock: il 25 e 26 agosto a Colico con Bud Spencer Blues Explosion e Populous. Ingresso gratuito

Il 25 e 26 agosto Giardini Rock 2018 riaccende i riflettori a Colico, sul Lago di Como, per la quinta edizione del festival ideato e organizzato dall’Associazione Culturale La Preferita, con Andrea Maglia (chitarrista di TARM e Manetti!) e Alessandro Mariano (batterista di Manetti! e Minnie’s).

La prima serata del 25 agosto vedrà protagonisti i Bud Spencer Blues Explosion che porteranno sul palco l’ultimo album Vivi muori blues ripeti, uscito a marzo per La Tempesta Dischi. In apertura, direttamente da Orleans, Have The Moskovik, per la presentazione del nuovo disco Papier Vinyle.
La sera dopo salirà invece su palco Populous, dj e producer salentino, tra i progetti più apprezzati dello scenario elettronico italiano e non solo. Prima di lui Erio, che presenterà il suo secondo lavoro in studio, Inesse.

Sul palco di Giardini Rock 2018 potranno inoltre esibirsi i due progetti vincitori del contest Road To Giardini Rock, decretati quest’anno da una giuria composta da Andrea Maglia (Tre Allegri Ragazzi Morti), Enrico Molteni (La Tempesta Dischi), Alessandro Mariano (Manetti!), Carlo Pastore (Direttore Artistico MiAmi Fest).
Il voto della giuria si aggiungerà a quello del pubblico presente durante le selezioni e a quello dell’associazione La Preferita di Bellano, fondata dagli stessi organizzatori.

PROGRAMMA

25 agosto: Bud Spencer Blues Explosion + Have The Moskovik + vincitore del contest Road To Giardini Rock + Mother Inc. DJ set
26 agosto: Populous + Erio + vincitore del contest Road To Giardini Rock + Vito War DJ set

Le serate sono a ingresso gratuito.
Contatti: https://www.facebook.com/giardinirock/

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Goa Boa 2018: al via domani con i Negrita

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Il Goa Boa sta per cominciare.

Domani, 13 luglio, l’Arena del Mare del Porto Antico di Genova ospiterà infatti il primo appuntamento dell’edizione 2018 del festival che negli anni ha portato sul palco i nomi più rappresentativi della scena italiana.
Protagonisti della prima data saranno i Negrita, preceduti da Kiol e dalla giovane cantautrice e polistrumentista Nyvinne.

I Negrita presenteranno dal vivo i brani di Desert Yacht Club, il loro ultim disco uscito lo scorso 9 marzo.
Dopo questa ghiotta preview, il festival riprenderà venerdì 20 luglio quando, tra gli altri, si esibirà anche Motta, fresco vincitore della Targa Tenco 2018 con Vivere o morire, che si è aggiudicato il premio come miglior “Disco in assoluto”.

Questo il calendario della 21esima edizione del Goa Boa Festival:

MAIN STAGE
venerdì 13 luglio Preview
NEGRITA + KIOL + NYVINNE 


venerdì 20 luglio

MOTTA + MINISTRI + PINGUINI TATTICI NUCLEARI + MAKAI + VIITO

sabato 21 luglio

CAPAREZZA + MUDIMBI + VOINA

domenica 22 luglio

TEDUA + ACHILLE LAURO + FRAH QUINTALE
BILOGANG + ARASHI
Aftershow MYSS KETA

mercoledì 25 luglio

COEZ + COMA_COSE+ FRANCESCO DE LEO

RED BULL TOUR BUS // OFFICIAL 2nd STAGE

THE ANDRÈ ~ L’ULTIMODEIMIEICANI ~ SAAM ~
MARTIN BASILE ~ KALT+AMEDANCE~ BANANA JOE
MUSIC RAISER ARTISTS E MOLTI ALTRI

BITS-REPORT: Simple Minds, Cremona, Festival Acquedotte, 2 luglio 2018. Dagli anni ’80 si può uscire vivi

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Non saranno più quel faro pop che ha illuminato le classifiche a cavallo tra gli ’80 e i ’90 ma, nonostante le alterne fortune musicali, i Simple Minds sono ancora dignitosamente fra noi e continuano a godere di un buon seguito, soprattutto in Italia. Dalle nostre parti erano già passati nemmeno due anni fa con un tour acustico teatrale di gran successo, doveroso quindi ripresentarsi ora che sul mercato è arrivata la loro ultima fatica discografica. Che il 2 luglio a Cremona, grazie al Festival Acquedotte, si stia per fare un tuffo negli anni ’80 lo si capisce chiaramente anche dai brani che scorrono appena prima del “calcio di inizio”: Blue Jean di Bowie, Depeche Mode, Once In A Lifetime dei Talking Heads. Quegli stessi anni che hanno visto i Simple Minds toccare il massimo della propria popolarità e che ora, in concerto, vengono guardati sì con affetto ma anche superati dal nuovo sound di Jim Kerr e soci.
Lasciatisi la new wave dietro alle spalle (poche tastiere e synth, saggiamente sostituiti dai potenti assoli del chitarrista “storico” Charlie Burchill), i nuovi Simple Minds versione live non fanno assolutamente rimpiangere i tempi d’oro. Kerr è vocalmente in forma e lo dimostra con l’assalto iniziale di The Signal And The Noise, dall’album appena uscito Walk Between Worlds. Ovviamente la canzone non è (ancora) nota, ma poco importa perchè traccia la linea di quel che sarà il resto della serata: sudore (non solo per Jim Kerr…), chitarre e rock. Con buona pace di Paolo Rossi e di un suo monologo che declamava: “Ci avete tolto il rock e ci avete dato i Simple Minds”. Probabilmente aveva senso ai tempi, nel 2018 a Cremona di rock se n’è sentito molto.
Chi temeva che il concerto fosse solo una vetrina per il nuovo lavoro di studio, ha potuto ricredersi. Nel corso della serata, infatti, tutte le hits dei Simple Minds hanno trovato il proprio posto sul palco: l’impegno di Mandela Day e la nostalgia di Someone, Somewhere In Summertime, i “classiconi” da concerto Waterfront e Let There Be Love, fino ad arrivare alla trascinante She’s A River.
Ma se le hits, per quanto piacevoli da risentire live, rimangono abbastanza risapute, sono i “ripescaggi” a sortire le migliori sorprese. Dolphins, dal poco valutato Black And White 050505 (2005) cantata a due voci dalla corista Sarah Brown e dalla polistrumentista Catherine A.D. (già protagonista strepitosa del “solo” River Of Ice) è uno dei punti più alti della serata, così come Let The Day Begin, cover dei The Call già ripresa in versione “ufficiale” da Kerr e Burchill in Big Music del 2014 e qui riproposta in versione soul, non lascia scampo.
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Il gran finale, trascinato dal manifesto eighties Don’t You (Forget About Me), è ovviamente in crescendo: See The Light, Alive And Kicking e Sanctify Yourself.
Quindi ogni dubbio è stato fugato e, alla fine, solo quattro sono state le canzoni dell’ultimo disco a far capolino nella scaletta della serata: l’iniziale The Signal And The Noise, Summer, Walk Between Worlds e Sense Of Discovery, il cui ritornello a ben sentire tira pericolosamente verso Alive And Kicking. Ma solo di peccato veniale si tratta, poca cosa per un concerto che è filato liscio e trascinante per due ore secche.
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Setlist
The Signal And The Noise
Waterfront
Let There Be Love
Love Song
Sense Of Discovery
Mandela Day
She’s A River
Someone, Somewhere In Summertime
Walk Between Worlds
Summer
Once Upon A Time
All The Things She Said
River Of Ice
Dolphins
Let The Day Begin
Don’ You (Forget About Me)

Encore
See The Lights
Alive And Kicking
Sanctify Yourself

Testo e immagini di Alessandro Bronzini

Goa-Boa 2018: la nuova edizione al via il 13 luglio a Genova. Tutta la line up

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Aprirà i battenti il prossimo 13 luglio la 21esima edizione del Goa-Boa, che avrà come scenario l’Arena del Mare del Porto Antico di Genova.
Tra presente e futuro, la line-up del 2018 è italianissima e affiancherà nomi già acclamati a nuove leve rock autoriali, protagonisti della trap – genere in cui Goa Boa ha creduto per primo in Italia, dimostrando ancora una volta grande attenzione ai nuovi linguaggi – e, più in generale, alle nuove tendenze pop.

Ecco il calendario con la line-up definitiva:

MAIN STAGE
Venerdì 13 luglio
Preview: NEGRITA + KIOL

Venerdì 20 luglio
MOTTA + MINISTRI + PINGUINI TATTICI NUCLEARI + MAKAI + VIITO

Sabato 21 luglio
CAPAREZZA + MUDIMBI + VOINA

Domenica 22 luglio
TEDUA + ACHILLE LAURO + FRAH QUINTALE
BILOGANG + ARASHI
Aftershow MYSS KETA

Mercoledì 25 luglio
COEZ + COMA_COSE+ FRANCESCO DE LEO

RED BULL TOUR BUS // OFFICIAL 2nd STAGE
THE ANDRÈ ~ L’ULTIMODEIMIEICANI ~ SAAM ~
MARTIN BASILE ~ KALT+AMEDANCE~ BANANA JOE
MUSIC RAISER ARTISTS E MOLTI ALTRI

Goa-Boa insiste nel guardare l’orizzonte in quel modo originale che l’ha reso un punto di riferimento nel calendario nazionale ed europeo dei festival di settore. Ed è così che a Genova, dal 1998, all’interno di uno dei luoghi più affascinanti del Vecchio Continente, Goa~Boa continua a ospitare sullo stesso palco il sangue nuovo della musica italiana accanto a formazioni che ne hanno fatto la storia, preservando la capacità di intercettare anche quei giovani talenti a km zero che, auspicabilmente, scriveranno il domani.

Ultimo: dopo Sanremo il nuovo album Peter Pan

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Uscirà il 9 febbraio (ed è già in pre-order digitale) Peter Pan, il nuovo album di Niccolò Moriconi, al pubblico meglio noto come Ultimo. Un disco che arriva sotto il segno di Sanremo, dal momento che il ragazzo sarà una delle otto Nuove proposte in gara con il brano Il ballo delle incertezze: “Quando l’ho scritto ho voluto puntare su chi è come me. È un brano che rappresenta chi non ha un domani nella società, chi ha più domande che risposte, chi ha perso rischiando. È il mio ennesimo attestato che tende la mano a chi è stato emarginato”.

L’uscita di questo nuovo lavoro è importante anche perché segue solo di pochi mesi la pubblicazione dell’album d’esordio, Pianeti, che ha trovato un’accoglienza piuttosto calorosa da parte del pubblico. Anziché ripiegare su un classico repack, il giovane “cantautorap” romano ha così scelto di ripartire da zero con un nuovo capitolo discografico di 16 brani inediti, dopo un anno che gli ha portato non poche soddisfazioni.
Cover ULTIMO_PETER PAN
Ultimo ha iniziato a studiare pianoforte a otto anni presso il conservatorio Santa Cecilia, mentre ha scritto le sue prime canzoni a 14 anni: il suo stile è un connubio fra la musica cantautoriale e quella hip hop, da cui la scelta di definirsi un “cantautorap”. Nel 2016 ha vinto il contest più importante per gruppi e solisti emergenti di musica hip hop italiana promosso dalla Honiro, con cui nel marzo 2017 ha iniziato la sua collaborazione. A maggio dello stesso anno ha aperto il concerto di Fabrzio Moro al Palalottomatica di Roma e in ottobre ha pubblicato il suo disco d’esordio.