Per Vincenzo Incenzo è arrivato “Il primo giorno dell’estate”


Per Renato Zero, che ne è il produttore, Il primo giorno dell’estate è un brano destinato a diventare un classico della musica italiana.
Dopo Je suis e Del Paese realeVincenzo Incenzo sceglie come terzo estratto dal suo primo album Credo un brano romantico, che si allinea ai successi scritti nel corso degli anni per numerosi colleghi e diventati parte di un repertorio classico.

“… e com’è bello dopo tante nevicate il primo giorno dell’estate…”

Il singolo è stato scelto come colonna sonora del cortometraggio Luce oltre il silenzio di Giuseppe Racioppi, in gara nei maggiori festival cinematografici internazionali.
Il video rielabora in una chiave immaginifica i ciak del corto, grazie alla genialità del regista Luca Bizzi.

Io sono Mia: al cinema il bio-pic dedicato a Mia Martini

Febbraio 1989, Sanremo: Mia Martini si prepara a tornare sulle scena dopo sei anni di esilio. Un allontanamento volontario, ma nei fatti provocato dalle sempre più pressanti maldicenze sul suo conto. “Mia Martini porta sfortuna”, si diceva ormai da tempo nell’ambiente dello spettacolo, al punto che molti altri artisti si rifiutavano di avere a che fare con lei, i suoi dischi non vendevano più e gli impresari non la ingaggiavano più nelle trasmissioni televisive. Addirittura facevano fatica a pronunciare il suo nome. Tutto per alcune sfortunate coincidenze e la voglia di qualcuno di vendicarsi di un’artista dal carattere forse non proprio semplice (“L’unica cosa su cui sono sempre stata d’accordo”).

“E’ stata una vera e propria violenza compiuta su una persona, su una donna, e forse all’epoca tutti quanti non abbiamo fatto abbastanza per fermare questa calunnia. Questo è il mio modo di chiederle scusa”. Sono le parole di Riccardo Donna, il regista di Io sono Mia, il bio-pic dedicato alla storia di Mimì prodotto dalla Eliseo di Luca Barbareschi in collaborazione con Rai Fiction. La pellicola verrà proiettata in quasi 300 sale cinematografiche italiane solo nelle giornate del 14, 15 e 16 gennaio, per approdare sugli schermi di Rai 1 prossimamente.
Dopo il successo dello scorso anno con la minifiction Fabrizio De André principe libero, la Rai torna così a dare spazio alla vita di un’altro grande nome della musica italiana.
Il film parte proprio da quel festival dell’89, quando ancora nessuno sapeva che per Mia Martini non si sarebbe trattato solo di un grandioso ritorno in scena, ma che in quell’occasione la musica italiana avrebbe anche ricevuto in regalo la preziosissima interpretazione di Almeno tu nell’universo.
Mimì quell’anno non vinse il Festival, e non lo vinse in nessuna delle altre sue partecipazioni, ma quello che è stata in capace di lasciare sul palco va oltre ogni vittoria.

“Per convincere gli organizzatori a far partecipare Mimì quell’anno al Festival, una persona, di cui non posso fare il nome, dovette firmare un contratto come garante per tutto che di spiacevole sarebbe potuto succedere: durante l’esibizione si sarebbe dovuta sedere in prima fila all’Ariston, così se fosse crollato il teatro ci sarebbe rimasta sotto anche lei”: a raccontare l’aneddoto è Loredana Bertè, sorella di Mia, probabilmente colei che più di ogni altro la conosce e la può raccontare, e che per questo film è stata coinvolta in veste di consulente. La persona di cui parla Loredana pare sia Renato Zero, anche se sulla veridicità dell’evento non c’è molta chiarezza, dal momento che Adriano Aragozzini, organizzatore della manifestazione nell’89, ha chiaramente smentito l’intera vicenda in una recente intervista al Fatto quotidiano.
Comunque siano andate le cose, è certo che per Mimì si trattò di un autentico riscatto, che la riportò al grande pubblico dopo che per anni si era accontentata di cantare alle sagre di paese.

A dare corpo, voce e (tanta) anima a Mia Martini è Serena Rossi, che regala un’interpretazione che non si fatica troppo a definire eccezionale: “Ho letto molto su di lei, ho guardato molte sue interviste e ho ascoltato tanto la sua musica, come continuo a fare ancora adesso. Fin dal primo giorno di riprese sapevo che non avrei dovuto cercare di imitarla per non rischiare di scimmiottarla. Ero sicura che da tutte le persone coinvolte nel lavoro avrei ricevuto tantissimo amore, e così è stato. Io non posso che ringraziare e ritenermi fortunata per l’opportunità che mi è stata offerta”.
Pur lontana dall’imitazione, l’attrice riporta con impressionante fedeltà e intensità le espressioni di Mimì, i gesti viscerali delle sue mani e i movimenti delle sue labbra durante le esibizioni, fino a far rivivere la luce tragica che i suoi occhi emanavano.
Sfruttando l’espediente di un’intervista rilasciata a poche ore dall’esibizione sanremese a Sandra, una giornalista arrivata in realtà per incontrare Ray Charles, nel film Mia Martini ripercorre la sua vita, dalle interpretazioni dei brani di Ella Fitzgerald davanti allo specchio della cameretta, al travagliato rapporto con il padre, fino alla delicata operazione alle corde vocali. E poi l’incontro con il manager Alberigo Crocetta e quelli con Califano e Lauzi, che scriveranno per lei pagine importantissime della sua discografia, il rapporto con la sorella Loredana, interpretata da Dajana Roncione, e la storia d’amore con Andrea, un fotografo, personaggio dietro al quale non è difficile riconoscere Ivano Fossati.
E’ ancora Loredana a spiegare: “Ci sono due persone che hanno espressamente richiesto di non essere nominate in questo film, Ivano Fossati e Renato Zero”. Quest’ultimo viene portato sullo schermo nella figura di Anthony, un eccentrico amico conosciuto per caso fuori da un locale.

Alla fine, dopo aver ripercorso tra i suoi ricordi buona parte della sua vita, viene quasi spontaneo anche a noi porci la stessa domanda che Sandra rivolge a Mia: “Come sei riuscita a sopportare tutto questo?”
E nella risposta di Mimì non potremo che ritrovarci tutti d’accordo.

ALT in Tour: un cofanetto per rivivere lo spettacolo dell’ultimo Tour di Renato Zero

Un cofanetto con doppio CD, DVD e BLURAY per rivivere il live che il 7 gennaio 2017 ha fermato il tempo al Forum di Assago.

ALT in Tour è il regalo che Renato Zero ha voluto fare ai suoi fan, con la sintesi perfetta di una tournée che tra il 2016 e il 2017 ha portato l’artista nei palasport di tutta Italia per oltre 30 date.

Il cofanetto racchiude in più di tre di spettacolo il racconto in suoni e immagini di una delle tappe più rappresentative diun tour che ha coinvolto oltre 230.000 spettatori e che ha visto sul palco insieme a Renato gli 8 componenti della sua band, i 63 elementi dell’Orchestra Filarmonica della Franciacorta diretta dal Maestro Renato Serio e i Neri Per Caso.

«Voi, mio inseparabile pubblico, voi vi siete fatti conoscere fra tutti, come il popolo fedele di un’idea. Un principio affermato anche nella vita. Diligenti e pensanti al punto di esservi imposti come “Modello” di costanza e coerenza. Fedeli? Certamente! Cosa anche questa rara. Negli involontari tradimenti e scappatelle, che in ogni famiglia musicale talvolta accadono.

Ma voi no! Voi vi siete assunti l’onere di essere Zerofolli a oltranza. Come non amarvi? Come non desiderare il vostro bene. La vostra salute. Un luminoso futuro? ALT vi dico! E non lo sussurro, ma lo grido a squarciagola. Fermatevi di fronte alla gioia appagante. Alla vostra commozione. Mentre scandite quei canti come fossero inni propiziatori o scaramantici. Il tempo è volato. Ma pure quella timida ruga si mostra fiera di apparire, testimoniando che il tempo è prima approfondimento e poi saggezza. Prima conferma e poi serenità. In questo “documento” ci sono tutte le nostre aspettative nella speranza che non avremmo mai e poi mai rinunciato ad essere quello che siamo: “Frammenti di cielo”».

Questa la tracklist:

Ouverture

Niente trucco stasera

Felici e Perdenti

In questo misero show

Il maestro

La lista

Voyeur

Cercami

A braccia aperte

Inventi

Più su

Spiagge

Magari

I nuovi santi

Qualcuno mi renda l’anima

Un uomo da bruciare

Gesù

I figli della topa

Rivoluzione

Amico

Gli anni miei raccontano

L’intesa perfetta

Il cielo

Fammi sognare almeno tu

ALT in Tour: Renato Zero annuncia l’uscita di uno speciale cofanetto live il 30 novembre

“Voi, mio inseparabile pubblico, voi vi siete fatti conoscere fra tutti, come il popolo fedele di un’idea.
Un principio affermato anche nella vita. Diligenti e pensanti al punto di esservi imposti come “Modello” di costanza e coerenza. Fedeli? Certamente! Cosa anche questa rara. Negli involontari tradimenti e scappatelle ,che in ogni famiglia musicale talvolta accadono. Ma voi no! Voi vi siete assunti l’onere di essere Zerofolli a oltranza. Come non amarvi?
Come non desiderare il vostro bene. La vostra salute. Un luminoso futuro?
ALT vi dico! E non lo sussurro, ma lo grido a squarcia gola. Fermatevi di fronte alla gioia appagante.
Alla vostra commozione. Mentre scandite quei canti come fossero inni propiziatori o scaramantici.
Il tempo è volato. Ma pure quella timida ruga si mostra fiera di apparire, testimoniando che il tempo è prima approfondimento e poi saggezza. Prima conferma e poi serenità. In questo “documento” ci sono tutte le nostre aspettative nella speranza che non avremmo mai e poi mai rinunciato ad essere quello che siamo: “Frammenti di cielo”. Buona visione a tutti! E mi raccomando… applauditevi!!!!!!!!!”
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Con un post su Facebook Renato Zero annuncia l’uscita di ALT in Tour, uno speciale cofanetto con 2CD + DVD + BLURAY, contenente la registrazione del live del 7 gennaio 2017 al Forum di Assago, “quando il tempo si fermò…”.

Il cofanetto sarà disponibile dal prossimo 30 novembre.

Credo: Vincenzo Incenzo e quell’atto di fede nella musica

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“Scrivo per provare ingenuamente a volare, per ristabilire un equilibrio con il mondo in cui viviamo. Credo ancora che le canzoni possano avere un compito, parlare alla gente, sollecitare coscienze. Mi piace raccontare il battito d’ali di una farfalla come il terremoto sociale. Le canzoni possono fare cultura, pensiero, opinione. Possono, come è stato in altre stagioni”.

A parlare così è Vincenzo Incenzo, autore di numerose pagine diventate parte fondamentale della musica italiana: dalla sua penna sono infatti usciti brani come Cinque Giorni, L’elefante e la farfalla, L’acrobataL’alfabeto degli amanti per Michele ZarrilloIl passo silenzioso della neve per Valentina Giovagnini, Un altro amore no per Lorella Cuccarini. Ma tanti sono gli artisti che annoverano nel loro repertorio almeno una collaborazione realizzata insieme a Incenzo: da Lucio Dalla ad Antonello Venditti, passando per Sergio Endrigo, Premiata Forneria Marconi, Franco Califano, Ornella Vanoni, Patty Pravo, Al Bano, Tosca, e Renato Zero. E poi ancora musiche per il teatro e la televisione. 

E proprio grazie a un’intuizione di Renato Zero, che si occupato anche della produzione, Vincenzo Incenzo ha deciso di presentarsi ora con il suo primo album nelle vesti di interprete, oltre che di autore.
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Il suo primo disco si intitola Credo, e così ne parla l’artista romano: “Arrivo a questo progetto dopo un viaggio infinito: tanti successi per grandi artisti, teatro e musical importanti, saggi e romanzi; ho scritto senza sosta, sin da bambino, il mondo volava fuori dalla finestra come un pallone su un prato e io non riuscivo a lasciare la mia stanza, inchiodato lì, a cercare di rappresentarlo, di aumentarlo, anche a costo di non viverlo. Una malattia, un bisogno. Niente è cambiato crescendo, se non gli interlocutori e gli strumenti. Sono rimasto sempre in quinta, in silenzio, ma ho sempre sognato di cantare quanto scrivevo. Sin dal primo giorno che misi piede al Folkstudio, a 17 anni. In quel locale storico, che aveva cullato i più grandi e che stava per chiudere i suoi battenti, tutti vedevano per me un futuro da cantautore. Ora è come tornare al punto di partenza, a quel piccolo palco di Trastevere dove ho iniziato a cantare le mie canzoni. Mi sembra in qualche modo di recuperare il mio primo Credo, l’essenza più profonda di me stesso. Quell’essenza che non si è mai spenta ma alla quale credevo ormai di dover rinunciare. Lo devo a Renato, che si è accorto del mio grido mentre stavo in silenzio. Lavoravamo insieme al suo disco, e per caso è saltato fuori un mio provino. ‘Che aspetti?’ mi ha detto. Qualcosa da quel momento si è acceso e non si è più spento. Scrivevo una canzone al giorno e gliela inviavo per avere il suo immediato parere. Avere un confronto del genere accende tutti gli special del cervello e del cuore. Il lavoro è nato e cresciuto al suo fianco, ed ora è qui, per arrivare più lontano possibile. Vi assicuro che c’è tutto il mio cuore, la mia rabbia e le mie lacrime; e tutto quello che ancora non ero riuscito a dire“.

Ad anticipare l’album è stato il singolo Je suis, un atto di accusa verso l’ipocrisia e la falsa morale che che si nascondono nei social network e dietro allo schermo di un computer, dove è più comodo manifestare una finta partecipazione o un’empatia di circostanza solo per dimostrare di esserci, sempre e comunque.

Nel disco Incenzo interpreta anche alcuni dei brani da lui firmati e portati al successo da altri artisti: fra questi, Cinque giorni, che vede la prtecipazione di Renato Zero.
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Questa la tracklist dell’album:
Je suis
La mia canzone per te
L’elefante e la farfalla
Prima di qualunque amore
Pensiero unico
Il primo giorno dell’estate
La canzone che sta passando
Cinque giorni 
(guest Renato Zero)

I nemici dell’amore
L’acrobata
Dal paese reale
Salutami l’amore – intro
Salutami l’amore

Je suis: l’esordio da cantautore di Vincenzo Incenzo contro l’ipocrisia social

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Da autore a interprete.
Dopo aver messo la firma sui numerosi successi della musica italiana, Vincenzo Incenzo ci mette per la prima volta e si presenta in verte di cantautore con la produzione di Renato Zero e lo fa con Je suis, brano che anticipa il suo primo album, Credo, in uscita il 19 ottobre.

“È ora di riconsiderare il grande apporto dei cantautori alla musica italiana. Ed è perciò che ho accettato di condividere la sfida di Vincenzo Incenzo che finalmente dopo anni di militanza tra partiture musicali, rappresentazioni teatrali di vario genere e pubblicazioni letterarie, oggi affronterà il giudizio dei critici e del pubblico con un primo singolo da lui composto e interpretato: Je suis“. Così Renato Zero parla della decisione di aver appoggiato il primo progetto dell’amico e collega.
Je suis, “Io sono”. Un’espressione che nel tempo si è trasformata in uno slogan, un manifesto all’esserci, alla partecipazione, sull’onda di una tragedia o di un’ingiustizia; slogan che però troppo spesso finisce per diventare solo il riflesso di uno sterile narcisismo fatto di like, di hashtag e di selfie, piuttosto che di reale e sincero interesse verso la causa. Così, mentre ci illudiamo di metterci in pace con il mondo, ci allontaniamo anni luce dalla realtà in cui viviamo, perché si muore di dolore anche dentro un condominio / ma l’immagine virale è il salvataggio del pinguino.
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“Vicinanza, empatia, solidarietà, adesione, difesa della libertà d’espressione, indignazione, resistenza… Je suis è diventato lo slogan abusato della ‘partecipazione’; una partecipazione troppo spesso passiva, simulata, illusoria, ipocrita. Il grido per la tragedia del momento, le alzate di scudi per gli scandali sotto qualunque latitudine, lo schierarsi accanto agli ultimi come ai primi, adesivi, hashtag, like, pollice verso, pollice contro, tutto si riduce troppo spesso a queste due paroline magiche, che ci mettono in pace la coscienza ma che intellettualmente pesano quanto il claim di Catherine Deneuve per quella famosa automobile. La piazza non è un gruppo social e i nostri cellulari non sono bandiere e baionette. Siamo in realtà in un bel cocktail: i 15 minuti di celebrità di Warhol shakerati con i 2 minuti d’odio di Orwell; per un attimo crediamo di emergere dal gregge e di proiettarci pugni al cielo al centro dell’arena; siamo invece sganciati, catapultati nel silenzio e nel narcisismo, come nei nostri selfie; abbiamo ormai girato la fotocamera verso noi stessi; e il mondo è scomparso».

Riguardo invece al video che accompagna il singolo, così commenta Incenzo: “Siamo passati dal cielo in una stanza a una stanza nel cielo – racconta VINCENZO INCENZO in merito al video – la Rete ci proietta dovunque, ci regala un coraggio inaspettato, ci permette di offrire al mondo l’immagine di noi che desideriamo. Ma la mia sensazione, in questo Duemilaniente, è che più ci sentiremo partecipi, più posteremo i nostri “je suis” e più saremo esclusi. Credo che la canzone possa ancora rappresentare un attentato, capace di far saltare in aria l’ipocrisia e l’appiattimento che ci circondano».

L’album vede la partecipazione di Danilo Madonia per gli arrangiamenti. Paolo Costa e Lele Melotti per le ritmiche. E poi Luciano Ciccaglioni, Gian Luca Littera, Fabrizio Bosso, i Neri per caso, che si aggiungono a gli altri musicisti di Genova.


Questa la tracklist di Credo:
Je suis
La mia canzone per te
L’elefante e la farfalla
Prima di qualunque amore
Pensiero unico
Il primo giorno dell’estate
La canzone che sta passando
Cinque giorni”
 (feat.Renato Zero)

I nemici dell’amore
L’acrobata
Dal paese reale
Salutami l’amore – intro
Salutami l’amore

Renato Zero: il 12 maggio il nuovo doppio album Zerovskij…solo per amore

cover-zerovskij-altaris.jpgRenato Zero torna con Zerovskij…solo per amore, doppio album di inediti in uscita il 12 maggio anticipato dal singolo Ti andrebbe di cambiare il mondo?
L’album è composto da 19 nuovi brani che saranno al centro dell’omonimo progetto live, una sorta di “teatro totale” che vivrà sui palcoscenici più suggestivi del nostro Paese attraverso un eccezionale dispiegamento di forze artistiche, fondendo in un abbraccio appassionato musica alta, prosa e cultura pop. Un’operazione artistica e sociale che intende illuminare tante risorse del nostro Paese sempre più delegittimato nei suoi pilastri fondanti: l’arte e la cultura.
Una stazione improbabile, diretta da un misterioso Zerovskij, vedrà transitare Amore, Odio, Tempo, Morte e Vita non più come astratti concetti ma finalmente umanizzati, pronti al confronto amaro, ironico, tenero e spietato, con i due viaggiatori di sempre, Adamo ed Eva. Realtà? Surrealtà? Iperrealtà?
Una grande orchestra di 61 elementi, 30 coristi e 7 attori per uno spettacolo senza precedenti che consacra 50 anni di carriera del nostro artista più rappresentativo e più illuminato.
Renato Zero_foto di Roberto Rocco
Un progetto arricchito dal prestigio delle location scelte.
Zerovskij…solo per amore partirà infatti da Roma a luglio con 5 appuntamenti dal vivo a Il Centrale Live – Foro Italico.
Queste tutte le date confermate:
1, 2, 4, 5 e 6 luglio a IL CENTRALE LIVE – FORO ITALICO di ROMA;
29 luglio al TEATRO DEL SILENZIO di LAJATICO (PI);
1 e 2 settembre all’ARENA di VERONA;
7 e 9 settembre al TEATRO ANTICO di TAORMINA.
È possibile acquistare i biglietti in prevendita su vivaticket.it, renatozero.com e nei punti vendita Vivaticket.

BITS-RECE: Enzo Avitabile, Lotto infinito. Respiro mediterraneo

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata  bit.
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Per un fatto di puro gusto personale, ho spesso evitato la musica napoletana. Anzi, ho spesso evitato la musica dialettale in generale, pur consapevole dell’immenso valore culturale che racchiude. Pura questione di gusto personale, mettiamola così.
Poi è accaduto che mi sono imbattuto in Lotto infinito, ultimo lavoro di Enzo Avitabile, e i miei pregiudizi hanno dovuto fare di corsa un salto indietro.
Perché Avitabile non fa semplicemente musica dialettale, fa qualcosa che va ben oltre, pur partendo da Napoli e dalle sue suggestioni, prima fra tutte quella della lingua.
E in effetti quello che c’è dentro a Lotto infinito è qualcosa che si immerge nel cuore di Napoli, ma poi prende il largo, fino a lambire le coste dell’Africa e delle porte dell’Oriente (basterebbe anche solo guardare le architettura disegnate in copertina o ascoltare i suoni dell’al ghaita, dello ngoni e del setar).
L’atmosfera che esce da questo disco è magica, come se tutto restasse sospeso, incantato, come se il tempo rallentasse per qualche minuto il suo corso, cristallizzato in una musica che apre il suo ampio mantello, e passando sopra il Mediterraneo si impregna con la sabbia e la salsedine dei suoi fondali, trascinando con sé suggestioni, odori e colori senza confini.
Avitabile racconta Napoli senza infilare nei testi nemmeno un filo di quella retorica che di solito si riversa a barili quando si parla della città: i suoi ritratti presentano Napoli con le sue ferite sanguinanti e le sue cicatrici, le periferie affidate alla protezione di San Ghetto, la Napoli deturpata e dolorosa, come certe statue di Madonne infilzate, delle discariche e dei fuochi. Ma è anche la Napoli carica di vita e di forza per stare in piedi, che si fa coraggio da sola.
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In Lotto infinito però non c’è solo la capitale partenopea, ma un po’ tutta Europa e un po’ di più, con le storie tragiche dei migranti nel Mediterraneo.
Un disco che profuma di umanità e solidarietà fraterna.
C’è poi il discorso degli ospiti, che sono tantissimi e di grande prestigio, da Giorgia, Francesco De Gregori, Mannarino, Renato Zero (alle prese con il napoletano in Bianca, un pezzo dedicato alla memoria di Bianca D’Aponte), Caparezza, Daby Touré, che porta la lingua africana in Comm’ ‘a ‘na, Hindi Zahra, Lello Arena a molti altri: un elemento che sicuramente regala lustro al progetto, ma che in questo caso è solo un accessorio di un progetto già da sé meraviglioso.