Marco Mengoni: un red carpet… da leone a Los Angeles


E’ ufficiale, Marco Mengoni sarà la voce di Simba adulto nella versione italiana del Re Leone, il nuovo flive action targato Disney in uscita nelle sale il prossimo 21 agosto.
Il 9 luglio il cantante, reduce dalla trionfale tournée dell’Atlantico Live, è stato invitato alla premiere mondiale del film a Los Angeles, sfilando sullo stesso red carpet di Beyoncé (che dà la voce a Nala adulta nella versione inglese), Donald Glover (Simba adulto), il regista Jon Favreau e gli altri membri del cast americano.

Nel Marco interpreta anche L’amore è nell’aria stasera, versione italiana del brano di Elton John Can You Feel The Love Tonight.

Photo by Alberto E. Rodriguez/Getty Images for Disney

Intanto il 14 luglio, Mengoni partirà per il Fuori Atlantico Tour, una serie di speciali appuntamenti live alla scoperta della natura e delle bellezze italiane nel completo rispetto dell’ambiente. L’ennesimo riconoscimento, nell’anno in cui festeggia i 10 anni di carriera con 50 dischi di platino, dopo il successo dell’album doppio platino e un tour sold out in Italia ed Europa con oltre 200mila biglietti venduti.

Io sono Mia: dopo il film, ecco la colonna sonora

Dopo il grande successo al cinema e in televisione di Io sono Mia, arriva l’omonimo album con tutte le musiche originali e i brani prodotti da Mattia Donna & la Femme Piège.
Un’impresa difficile, quasi impossibile, quella di ridare luce a una stella della musica italiana come Mia Martini: una sfida artistica che è stata raccolta e vinta brillantemente da Serena Rossi, che sullo schermo ha ridato volto e voce a Mia Martini, cimentandosi con brani come Piccolo uomo, E non finisce mica il cielo e soprattutto Almeno tu nell’universo, la canzone che con cui nel 1989 Mia Martini si è riavvicinata al grande pubblico.
Un brano da molti critici giudicato una delle migliori canzoni del secolo scorso, reso immortale da un’interpretazione senza pari, e proprio per questo una prova molto ardua da superare per tutti gli artisti che negli hanno voluto affrontarla.

Serena Rossi ci si è avvicinata senza la presunzione dell’imitazione, ma senza neppure snaturare il brano e la sua interprete originale, con un risultato che abbiamo ascoltato nei giorni scorsi nel film è sul palco del Festival di Sanremo durante la serata finale.

Così Mattia Donna e Andrea Toso parlano del lavoro svolto per la realizzazione della colonna sonora del film: Per noi quello che conta è raggiungere un nostro stile, cerchiamo uno spazio che sia artisticamente unico, non condivisibile con altri. Come compositori credo che non sia importante a cosa lavori ma quanto riuscirai ad essere fedele all’idea che hai di te stesso in qualunque situazione tu possa trovarti. Una soluzione per l’originalità si trova sempre, se la cerchi. Questo disco è il risultato di una profonda ricerca guidata dalla passione per una grande artista. Tutto è stato fatto per rispettare l’anima e il suono dei brani di Mia Martini. L’altro lato del disco contiene le musiche originali da noi composte per il film. Quello che Mimì ci lascia è un grande insegnamento ed è quello dei grandi artisti: un dolore orribile può essere trasformato in qualcosa di meraviglioso, in qualcosa di così potente da poter arrivare a toccare e a cambiare la vita delle persone. È dalla mancanza che si crea non dall’abbondanza. Purtroppo per alcuni il prezzo da pagare può diventare terribile”.

Io sono Mia: al cinema il bio-pic dedicato a Mia Martini

Febbraio 1989, Sanremo: Mia Martini si prepara a tornare sulle scena dopo sei anni di esilio. Un allontanamento volontario, ma nei fatti provocato dalle sempre più pressanti maldicenze sul suo conto. “Mia Martini porta sfortuna”, si diceva ormai da tempo nell’ambiente dello spettacolo, al punto che molti altri artisti si rifiutavano di avere a che fare con lei, i suoi dischi non vendevano più e gli impresari non la ingaggiavano più nelle trasmissioni televisive. Addirittura facevano fatica a pronunciare il suo nome. Tutto per alcune sfortunate coincidenze e la voglia di qualcuno di vendicarsi di un’artista dal carattere forse non proprio semplice (“L’unica cosa su cui sono sempre stata d’accordo”).

“E’ stata una vera e propria violenza compiuta su una persona, su una donna, e forse all’epoca tutti quanti non abbiamo fatto abbastanza per fermare questa calunnia. Questo è il mio modo di chiederle scusa”. Sono le parole di Riccardo Donna, il regista di Io sono Mia, il bio-pic dedicato alla storia di Mimì prodotto dalla Eliseo di Luca Barbareschi in collaborazione con Rai Fiction. La pellicola verrà proiettata in quasi 300 sale cinematografiche italiane solo nelle giornate del 14, 15 e 16 gennaio, per approdare sugli schermi di Rai 1 prossimamente.
Dopo il successo dello scorso anno con la minifiction Fabrizio De André principe libero, la Rai torna così a dare spazio alla vita di un’altro grande nome della musica italiana.
Il film parte proprio da quel festival dell’89, quando ancora nessuno sapeva che per Mia Martini non si sarebbe trattato solo di un grandioso ritorno in scena, ma che in quell’occasione la musica italiana avrebbe anche ricevuto in regalo la preziosissima interpretazione di Almeno tu nell’universo.
Mimì quell’anno non vinse il Festival, e non lo vinse in nessuna delle altre sue partecipazioni, ma quello che è stata in capace di lasciare sul palco va oltre ogni vittoria.

“Per convincere gli organizzatori a far partecipare Mimì quell’anno al Festival, una persona, di cui non posso fare il nome, dovette firmare un contratto come garante per tutto che di spiacevole sarebbe potuto succedere: durante l’esibizione si sarebbe dovuta sedere in prima fila all’Ariston, così se fosse crollato il teatro ci sarebbe rimasta sotto anche lei”: a raccontare l’aneddoto è Loredana Bertè, sorella di Mia, probabilmente colei che più di ogni altro la conosce e la può raccontare, e che per questo film è stata coinvolta in veste di consulente. La persona di cui parla Loredana pare sia Renato Zero, anche se sulla veridicità dell’evento non c’è molta chiarezza, dal momento che Adriano Aragozzini, organizzatore della manifestazione nell’89, ha chiaramente smentito l’intera vicenda in una recente intervista al Fatto quotidiano.
Comunque siano andate le cose, è certo che per Mimì si trattò di un autentico riscatto, che la riportò al grande pubblico dopo che per anni si era accontentata di cantare alle sagre di paese.

A dare corpo, voce e (tanta) anima a Mia Martini è Serena Rossi, che regala un’interpretazione che non si fatica troppo a definire eccezionale: “Ho letto molto su di lei, ho guardato molte sue interviste e ho ascoltato tanto la sua musica, come continuo a fare ancora adesso. Fin dal primo giorno di riprese sapevo che non avrei dovuto cercare di imitarla per non rischiare di scimmiottarla. Ero sicura che da tutte le persone coinvolte nel lavoro avrei ricevuto tantissimo amore, e così è stato. Io non posso che ringraziare e ritenermi fortunata per l’opportunità che mi è stata offerta”.
Pur lontana dall’imitazione, l’attrice riporta con impressionante fedeltà e intensità le espressioni di Mimì, i gesti viscerali delle sue mani e i movimenti delle sue labbra durante le esibizioni, fino a far rivivere la luce tragica che i suoi occhi emanavano.
Sfruttando l’espediente di un’intervista rilasciata a poche ore dall’esibizione sanremese a Sandra, una giornalista arrivata in realtà per incontrare Ray Charles, nel film Mia Martini ripercorre la sua vita, dalle interpretazioni dei brani di Ella Fitzgerald davanti allo specchio della cameretta, al travagliato rapporto con il padre, fino alla delicata operazione alle corde vocali. E poi l’incontro con il manager Alberigo Crocetta e quelli con Califano e Lauzi, che scriveranno per lei pagine importantissime della sua discografia, il rapporto con la sorella Loredana, interpretata da Dajana Roncione, e la storia d’amore con Andrea, un fotografo, personaggio dietro al quale non è difficile riconoscere Ivano Fossati.
E’ ancora Loredana a spiegare: “Ci sono due persone che hanno espressamente richiesto di non essere nominate in questo film, Ivano Fossati e Renato Zero”. Quest’ultimo viene portato sullo schermo nella figura di Anthony, un eccentrico amico conosciuto per caso fuori da un locale.

Alla fine, dopo aver ripercorso tra i suoi ricordi buona parte della sua vita, viene quasi spontaneo anche a noi porci la stessa domanda che Sandra rivolge a Mia: “Come sei riuscita a sopportare tutto questo?”
E nella risposta di Mimì non potremo che ritrovarci tutti d’accordo.

Oltre la gloria. La stella di Lady Gaga al punto di non ritorno

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Se abbia qualche reale possibilità di vincere l’Oscar, come si mormora da giorni,  non lo so, e sinceramente non mi interessa neanche molto. Dopotutto, ci sono attrici entrate nella Storia che la statuetta dorata non se la sono mai portata a casa, anche dopo decenni di comprovato talento. Però di una cosa sono sicuro: che cioè con la prova offerta in A Star Is Born Lady Gaga ha dato tutto. Ci ha dato tutto. Tutto quello che si potrebbe chiedere a una popstar dei giorni nostri.

Sia chiaro, il film non è la cosa più bella che si sia vista in circolazione: è un ambiziosissimo prodotto di Hollywood. Melodrammatico ed enfatico quel tanto che piace agli americani, e forse un tantino troppo veloce nella prima parte, dove il profilo dei personaggi andava scavato un po’ di più. Ma se c’è una protagonista, è solo e soltanto Lady Gaga: la scena è tutta sua, dall’inizio all’ultimissimo primo piano.
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Io, lo dico senza problema, Lady Gaga la preferisco come cantante, e piuttosto che vederla in un filmone da botteghino avrei preferito che si fosse messa al lavoro per un nuovo album di pop sporco e sanguigno come lo fu nel 2009 The Fame Monster, forse il suo momento musicale più iconico e sconvolgete. Però non si può negare che sul grande schermo Gaga ci sa stare benissimo, a suo completo agio.
E anche questo è parte di uno personaggi saliti sull’Olimpo dello showbiz con un biglietto di sola andata.
Ryan Murphy l’aveva messa davanti alla macchina da presa nella quinta stagione di American Horror Story facendole vestire i panni lussuosi e spietati della Contessa, ed era stata una pioggia di apprezzamenti, con tanto di Golden Globe. Adesso è la volta di Bradley Cooper, che per il suo esordio da regista l’ha voluta accanto a sé nel quarto remake di un classicone del cinema in cui si sono cimentate anche Judy Garland e Barbra Streisand.
Guardi Gaga nel ruolo acqua-e-sapone di Ally e quasi ti dimentichi che è proprio lei quella che ha reso famose nel mondo le vertiginose scarpe Armadillo di Alexander McQueen. Lei è l’idolo dance di Poker Face e lei è quella del pop perverso di Bad Romance. Lei è quella che ha scandalizzato il mondo con un vestito di carne cruda. Ancora lei è quella che ai Grammy del 2011 ha fatto il red carper all’interno di un enorme uovo-incubatrice, per poi “rinascere” sul palco nella tanto discussa Born This Way. E infine è lei quella che ha saputo reinventarsi addirittura nel jazz conquistando la stima di un decano come Tony Bennett, che con Gaga ha volto fare un intero album, Cheek To Cheek.
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Look estremi talvolta al limite (e anche oltre) il kitsch, un immaginario spesso discutibile, scelte musicali non sempre a fuoco e qualche volta oggettivamente azzardate, ma sopratutto (e sopra a tutto) un talento che offre a Lady Gaga una gamma sterminata di possibilità, ponendola ben al di sopra di tutte le colleghe più o meno coetanee.
Se doveva ancora dimostrare qualcosa, lo ha fatto adesso, con una solida prova da attrice e con una colonna sonora che sa già di classico. Nel film, la performance di Shallow è una di quelle cose che rimbombano nel cuore.

Qualche anno fa, nel periodo più “barocco” della sua carriera, sotto chili di trucco e parrucco, cantava di essere on the edge of glory, “sul limite della gloria”. Oggi, con il viso quasi al naturale, ci dice che quel limite lo ha probabilmente superato, ci è finita dentro. Ed è salita così in alto che non toccherà più terra, come canta in Shallow. Sì d’accordo, il testo della canzone racconta di una storia d’amore, ma non è storia tanto diversa dalla realtà.
Non è superbia, è solo il destino dei grandi, quelli che hanno saputo accendere quella luce misteriosa alimentata dal talento e dalla fama per brillare come le stelle.

I’m off the deep end, watch as I dive in / I’ll never meet the ground / Crash through the surface, where they can’t hurt us / We’re far from the shallow now 

A Head Full Of Dreams: il film-evento dei Coldplay al cinema solo il 14 novembre

Due decenni di musica e sogni per i Coldplay, vent’anni di prove e concerti i cui i momenti salienti sono custoditi in un archivio inedito. Materiale prezioso che racconta episodi della storia della band di fama mondiale cui si sommano le riprese girate durante il tour A Head Full of Dreams, il terzo più grande di tutti i tempi che ha incantato e fatto e cantare oltre 5,5 milioni di fan negli stadi di tutto il mondo.
Questi i contenuti del nuovo film annunciato dalla band, a cui il glorioso tour ha dato il nome: A Head Full of Dreams, che spalanca le porte sui loro 20 anni di storia ricca di colori e sfumature.

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L’appuntamento di mercoledì 14 novembre proporrà il film in anteprima mondiale, in collaborazione con Trafalgar Releasing, in oltre 2.000 cinema in tutto il mondo (elenco sale italiane su www.nexodigital.it) e sarà l’occasione unica per restituire un ritratto intimo e profondo della band e della sua spettacolare ascesa, dalle backroom dei pub di Camden fino agli stadi di tutto il pianeta.
Le prenotazioni saranno aperte da venerdì 19 ottobre su coldplay.film e su nexodigital.it.

Il film evento, in lingua originale con sottotitoli in italiano e con 10 minuti di contenuti extra esclusivi per il cinema, è diretto da Mat Whitecross – regista di Supersonic, l’acclamato documentario degli Oasis del 2016 – che ha incontrato i quattro amici del college a Londra, prima ancora che formassero la band. Sin dalla prima prova in una camera studentesca, Whitecross era presente per catturare la loro musica e le loro relazioni.

Da allora Whitecross ha diretto molti dei video più iconici dei Coldplay (tra cui Paradise, A Sky Full Of Stars e Adventure Of A Lifetime) e ha continuato a documentare l’evoluzione musicale e personale della band.

A head full of dreams è distribuito in Italia da Nexo Digital in collaborazione con i media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it, Onstage, Rockol.it
Successivamente all’uscita in sala, il film sarà disponibile per lo streaming esclusivamente su Amazon Prime Video
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Imagine: una special edition, documentari e un libro per celebrare il leggendario album di John Lennon

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Il 5 ottobre Universal Music celebra l’apice della carriera solista di John Lennon con Imagine – The Ultimate Collection, il suo album più famoso, pubblicato in uno speciale box set di sei dischi.
L’opera sarà composta da 140 storiche tracce, remixate e rimasterizzate, ed è stata autorizzata da Yoko Ono Lennon, che ne ha supervisionato la produzione e la direzione creativa. Attraverso quattro CD e due Blu-ray, questa edizione ampliata offre una varietà di esperienze di ascolto stimolanti e profonde: dai nuovi “ultimate mixes” dell’iconico album, che svelano nuovi livelli di profondità sonora, definizione e chiarezza di queste canzoni senza tempo, fino ad arrivare ai “raw studio mixes” che consentono all’ascoltatore di sentire le prime registrazioni di Lennon e della Plastic Ono Band, passando per il 5.1 Surround Sound mix ed un Quadrasonic Album Mix, con i quattro originali canali audio rimasterizzati in quadrifonia per la prima volta in quasi cinquant’anni.
Completano il percorso di ascolto demo inediti, rari outtake e frammenti isolati di canzoni, oltre al The Evolution Documentary, un esclusivo montaggio audio track-by-track che spiega nel dettaglio il percorso di ciascun brano, dal demo al master, passando per le prove, le registrazioni, l’ascolto dei nastri multi-traccia e persino le chiacchiere in studio. 
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Imagine sarà pubblicato in molteplici formati fisici e digitali, compresi una deluxe edition in 2 CD, una nuova versione in singolo CD, un doppio LP 180 grammi in vinile nero e un doppio LP 180 grammi in vinile trasparente in edizione limitata.
La versione digitale di Ultimate Collection comprenderà gli audio dei quattro CD, mentre la Deluxe e la Standard avranno anche gli equivalenti in digitale.

Inoltre, il 5 ottobre Eagle Vision pubblicherà due film di John & Yoko, Imagine e Gimme Some Truth, in DVD, Blu-ray, e sulle piattaforme digitali. Entrambi i film sono stati restaurati a mano dalle bobine originali e rimasterizzati in HD, mentre le loro colonne sonore sono state remixate in surround sound da Award Paul Hicks.
Entrambe le uscite includono extra mai visti prima d’ora, tra cui “grezzi” studio mix, e un affascinante servizio fotografico di David Bailey.
Imagine arriva inoltre anche nelle sale cinematografiche italiane grazie a Nexo Digital come evento speciale solo per tre giorni, l’8, 9 e 10 ottobre. Per la prima volta sul grande schermo sarà possibile godere di Imagine, restaurato in 4K con audio interamente rimasterizzato agli Abbey Road Studios in Dolby Atmos.

Infine, verrà pubblicato il 9 ottobre 2018 il libro Imagine John Yoko, curato dalla stessa Yoko Ono e che racconta la genesi, l’evoluzione e i retroscena del leggendario album attraverso i dialoghi di John, Yoko e i ricordi di chi c’era. L’80% del materiale è inedito: immagini, artwork, approfondimenti e testimonianze immergono il lettore nell’atmosfera dei luoghi che hanno visto nascere il disco.
Photo by Bob Fries © Yoko Ono 1

Bohemian Rhapsody: inediti e rarità nella colonna sonora del film che celebra l’ascesa dei Queen

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Per la prima volta in assoluto le tracce audio della leggendaria esibizione dei Queen al “Live Aid” vengono pubblicate come parte integrante della Colonna Sonora di Bohemian Rhapsody, il film di 20th Century Fox e Regency Enterprises che sarà proiettato nelle sale italiane dal 29 novembre per celebrare i Queen, la loro musica e la straordinaria figura di Freddie Mercury. Registrate durante lo storico concerto di Wembley nel luglio 1985, queste canzoni del “Live Aid” sono tra le rare gemme e le versioni inedite del ricco catalogo della band.

L’album presenta anche altri rari brani dal vivo che ripercorrono l’intera carriera dei Queen, nuove versioni dei loro successi ed una selezione delle migliori registrazioni in studio, fra cui 11 canzoni che hanno raggiunto la vetta delle chart.

Nel film, Rami Malek, Gwilym Lee, Ben Hardy e Joe Mazzello interpretano rispettivamente Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon; Lucy Boynton vestirà i panni di Mary Austin, compagna di vita di Freddie.
La colonna sonora viene pubblicata in CD e in digitale il 19 ottobre.
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Nel corso degli anni la musica dei Queen si è rivelata irresistibile per molti filmmaker ed è stata utilizzata per numerose pellicole epiche: l’album A Kind of Magic del 1986 era basato su 6 canzoni composte per l’avventuroso viaggio nel tempo di Highlander.
Bohemian Rhapsody è invece una colonna sonora completa, la seconda dopo Flash Gordon del 1980. Il film utilizza solo parti delle canzoni e dei brani dal vivo, mentre il disco ne presenta le versioni integrali.
Le 22 canzoni sono state prodotte da Brian May e Roger Taylor, in collaborazione con gli assistenti di studio Justin Shirley-Smith, Kris Fredriksson e Joshua J Macrae, mentre Adam Ayan e Bob Ludwig si sono occupati del Mastering.
L’obiettivo più importante del team che ha lavorato alla colonna sonora è stato quello di reperire le versioni delle canzoni della band, in particolare le esibizioni dal vivo, più adatte alla narrativa della sceneggiatura, realizzando nello stesso tempo anche un vero e proprio album in grado di vivere autonomamente, sottolineando i momenti-chiave della narrazione.

Brian May ha inoltre ideato una nuova versione della famosa 20th Century Fox Fanfare, arrangiandola con il suo inconfondibile sound unito alle percussioni di Roger Taylor; il risultato è una sorprendente fanfara di apertura perfettamente adeguata al film.

L’audio dei cinque brani tratti dall’esibizione al Live Aid del 13 luglio 1985 non era mai stato pubblicato prima d’ora e quell’audio è pertanto un’esclusiva.
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Fat Bottomed Girls è inedita ed arriva dagli spettacoli di Parigi del 1979 (“Jazz” world tour), Now I’m Here è stata registrata nel 1975 all’Hammersmith Odeon di Londra in occasione della sfilata della vigilia di Natale e il duetto tra Freddie e Brian in Love of My Life è parte del festival Rock in Rio del gennaio 1985. Prima d’oggi quest’ultima traccia era disponibile solo nelle versioni video della performance.
Le registrazioni in studio dell’album sono stati rimasterizzati da Bob Ludwig nel 2011 ed unanimemente considerati le versioni migliori e definitive.

We Will Rock You inizia come una versione in studio per poi integrarsi perfettamente in un’esibizione dal vivo con la partecipazione del pubblico. Questo mash-up è stato realizzato appositamente per il film Bohemian Rhapsody. 
Don’t Stop Me Now presenta nuove parti di chitarra registrate da Brian ed è molto più simile a come la band suona oggi il brano dal vivo.
Doing All Right era stata originariamente registrata dagli Smile, la band prodromica dei Queen, composta da Brian e Roger con il cantante Tim Staffell. Quando Tim se ne andò, Roger e Brian si unirono a Freddie per formare i Queen, che la reinterpretarono includendola nel loro primo album. Per ricreare la versione originale degli Smile, Brian e Roger si sono riuniti con Staffell agli Abbey Road Studios per registrare nuovamente Doing All Right e completare la Colonna Sonora di Bohemian Rhapsody. Questa session, con le voci di Roger, Tim e Brian è stata dunque realizzata quasi 50 anni dopo la registrazione originale degli Smile.
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Questa la tracklist della colonna sonora originale di Bohemian Rhapsody:
20th Century Fox Fanfare 0:25
Somebody To Love 4:56
Doing All Right… revisited (Performed by Smile) 3:17
Keep Yourself Alive (Live At The Rainbow) 3:56
Killer Queen 2:59
Fat Bottomed Girls (Live In Paris) 4:38
Bohemian Rhapsody 5:55
Now I’m Here (Live At Hammersmith Odeon) 4:26
Crazy Little Thing Called Love 2:43
Love Of My Life (Rock In Rio) 4:29
We Will Rock You (Movie Mix) 2:09
Another One Bites The Dust 3:35
I Want To Break Free 3:43
Under Pressure (Performed by Queen & David Bowie) 4:04
Who Wants To Live Forever 5:15
Bohemian Rhapsody (Live Aid) 2:28
Radio Ga Ga (Live Aid) 4:06
Ay-Oh (Live Aid) 0:41
Hammer To Fall (Live Aid) 4:04
We Are The Champions (Live Aid) 3:57
Don’t Stop Me Now… revisited 3:38
The Show Must Go On 4:32

Thom Yorke firma le musiche di Suspiria di Luca Guadagnino

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Dopo le anticipazioni in due trailer, esce finalmente Suspirium, brano di Thom Yorke estratto dalla colonna sonora di Suspiria di Luca Guadagnino, remake del celeberrimo capolavoro di Dario Argento presentato nei giorni scorso alla Mostra di Arte Cinematografica di Venezia. L’intera colonna sonora Suspiria (Music for the Luca Guadagnino Film) è composta da 25 brani originali e uscirà il 26 ottobre su XL Recordings.

L’album è un mix di partitura strumentale, brani interstiziali, interludi e canzoni con strutture più tradizionali in cui è presente la voce di Thom, come Unmade, Has Ended e Suspirium, il primo singolo il cui tema ricorre in tutto il film.
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La composizione della colonna sonora di un film horror ha presentato a Thom nuove sfide e opportunità: ci sono ballate piano e voce, pezzi Krautrock con synth modulari ispirati dall’ambientazione del film nella Berlino del 1977, stratificazioni vocali e melodie che incutono terrore in un incantesimo musicale caotico ma coeso.
 
Suspiria è stato scritto e arrangiato da Thom Yorke, registrato e prodotto da Thom e Sam Petts-Davies. Hanno partecipato alla realizzazione dell’album anche la London Contemporary Orchestra and Choir, Noah Yorke alla batteria in Has Ended e Volk, e Pasha Mansurov al flauto in Suspirium.

Suspiria (Music for the Luca Guadagnino Film)
 sarà disponibile in doppio vinile rosa, doppio CD e digitale.

Suspiria (Music for the Luca Guadagnino Film)
2-LP Vinyl Tracklist:

 
A
A Storm That Took Everything 
The Hooks
Suspirium
Belongings Thrown in a River
Has Ended 
Klemperer Walks 
Open Again 
 
B
Sabbath Incantation
The Inevitable Pull
Olga’s Destruction (Volk Tape) 
The Conjuring of Anke
A Light Green
Unmade
The Jumps 
 
C
Volk
The Universe is Indifferent 
The Balance of Things
A Soft Hand Across your Face 
Suspirium Finale 
 

A Choir of One 
Synthesizer Speaks
The Room of Compartments 
An Audition
Voiceless Terror
The Epilogue
 
2-CD Tracklist:

 
CD1
A Storm That Took Everything
The Hooks
Suspirium
Belongings Thrown in a River
Has Ended
Klemperer Walks
Open Again
Sabbath Incantation
The Inevitable Pull
Olga’s Destruction (Volk tape)
The Conjuring of Anke
A Light Green
Unmade
The Jumps

 
CD2

Volk
The Universe is Indifferent
The Balance of Things
A Soft Hand Across your Face
Suspirium Finale
A Choir of One
Synthesizer Speaks
The Room of Compartments
An Audition
Voiceless Terror
The Epilogue

Mamma mia! Ci risiamo… mica tanto!

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Mamma mia! Ci risiamo
, Mamma mia! 2, chiamatelo come volete, l’importante è capirci.

Il seguito del film uscito nel 2008 e con protagonisti Meryl Streep, Amanda Seyfried e Pierce Brosnan (e tanti altri) conferma una delle regole inossidabili del cinema: quella cioè che i sequel sono, nella gran maggioranza dei casi, delle gran belle montature. Magari costruite con arte sublime e sapiente, ma pur sempre montature rimangono, e sono quindi destinati a deludere le aspettative.

La pellicola arriverà nei cinema italiani il prossimo 6 settembre, ma nella giornata di domenica 12 agosto diverse sale davano l’opportunità di vederla in anteprima.
Io, memore del grande entusiasmo con cui ero uscito dalla visione del primo film (visto tra l’altro due volte di seguito in un cinema di Pavia) ho colto l’opportunità, sperando, non dico di riceverne la stessa folgorazione, ma almeno di godere di uno spettacolo altrettanto brioso. E invece…
La trama parte da dove la vicenda si era interrotta, e tutto il film procede in un continuo avanti-e-indietro tra quello che è successo dopo la fine di Mamma mia! (ovvero la festa per la grande riapertura dell’hotel sull’isoletta greca) e i flash-back di quello che era successo prima (ovvero gli incontri tra la giovane Donna Sheridan e i tre futuri “forse-padri” di sua figlia Sophie). 
Ma tanto il primo film era stato brillante, vivo e colorato di ritmo, tanto il nuovo è lento e indirizzato più verso la commozione che alla ristata. Le sorti si risollevano un po’ nella seconda parte, con l’arrivo di Cher, il cui personaggio (nonna Ruby) resta comunque un po’ appeso al nulla e il suo ruolo si riduce a poco più di un cameo di mezz’oretta complessiva. Ancora meno fa Meryl Streep, che, nonostante la presenza in locandina…. va beh, questo non ve lo dico, altrimenti cado nello spoiler. Preparatevi però a vederla poco, pochissimo, seppure quel poco sia di grande effetto, va detto.
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Passando alle canzoni, importanti tanto quanto la storia, c’è da dire purtroppo che non possono reggere il confronto con la prima colonna sonora, che era composta dai successoni degli ABBA, quelli irrinunciabili, quelli che tutti, ma proprio tutti conoscono: per il primo film la discografia del quartetto svedese era tutta a disposizione, ma questa volta gli assi erano già stati calati, per cui si è dovuti ricorrere ai brani meno conosciuti, che sono poi anche quelli di minor impatto. Dove si è potuto si è messa in atto un’operazione di “riciclo” (vedi le immancabili Mamma mia!, Dancing Queen, Super Trouper), ma trattandosi di un altro film più di tanto non si poteva azzardare.

A salvare la baracca ci provano le due amiche di Donna, Tanya e Rosie, e qualche nuova comparsa inserita qua e là, ma il tutto non basta a giustificare un sequel che ha il gusto di un bicchiere di ouzo (per restare in tema greco) annacquato.
Nel complesso, un gran peccato: su certe scelte si poteva forse lavorare meglio, alcune carte potevano essere giocate con maggior astuzia e poi va beh, il film rivela tutte le debolezze che hanno i sequel fatti con il mero scopo di battere cassa, e che nessuna guest star riuscirà mai a giustificare, nemmeno con la più platinata apparizione.
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PS: se proprio volete andare a vederlo, portatevi un paio di kleenex, potreste ritrovarvi con un paio di lacrimoni….

Rainbow – The Film: Kesha racconta la sua rinascita in un documentario

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A un anno dall’uscita di Rainbow, l’album che ha segnato il suo ritorno sulle scene dopo le tristi vicende giudiziarie e i problemi personali, Kesha ha deciso di festeggiare con un documentario disponibile su Apple Music dal 10 agosto.

Diretto da Kesha stessa insieme a suo fratello Legan Sebert e a Kevin Hayden e prodotto da Magic Seed Productions, Rainbow – The Film svela i dettagli della creazione dell’album e ne enfatizza il potente messaggio di forza, perseveranza e amore per se stessi.
Il documentario è una storia di redenzione che racconta come sono stati affrontati momenti molto bui, demoni interiori e problemi quotidiani, ma mostra anche Kesha mentre si diverte in giro per i rock club del suo Paese, mentre scrive e registra L’album o si prepara all’esibizione durante l’ultima cerimonia dei Grammy.

“Dedicarmi all’album Rainbow è stato un processo terapeutico e mi ha dato l’opportunità di scoprire persino una terza dimensione dell’arte che mi ha aiutato a raggiungere una guarigione e una catarsi ancora più profonda. Spero che questo film in un certo senso ti faccia sentire vulnerabile, come se stessi per farti male, in questo caso spero di essere colei che può farti stare meglio”, ha spiegato la cantante.