#MUSICANUOVA: Gigi D’Agostino e Terraròss, “Tarantella tarantella”
Cosa succede quando la musica popolare pugliese incontra la console di uno dei più iconici DJ d’Italia?
Succede che l’estate si infiamma sulle note di Tarantella tarantella, il nuovo singolo firmato da Gigi D’Agostino e Terraròss, uno dei gruppi indie-folk più interessanti del momento (tra gli altri, si è accorta di loro anche Madonna).
Da un lato i bpm inconfondibili “lento violento” di Gigi Dag, il Capitano della musica dance, non nuovo a contaminazioni con la musica della tradizione popolare italiana (ricordiamo Radici Dag, che riprendeva un celebre pezzo di un altro gruppo pugliese, i Sud Sound System), dall’altro i Terraròss, gruppo popolare impegnato nell’interpretazione e nel riadattamento dei brani della tradizione pugliese e nella composizione di nuovi secondo i medesimi canoni.
Il risultato è un brano dance che fonde mondi diametralmente opposti, ma che trovano qui un’inedita connessione.
Gigi D’Agostino è il deejay italiano più amato e più noto a livello internazionale. Con le sue innumerevoli hit e tormentoni e le cifre da capogiro raggiunte nel corso della sua carriera è entrato di fatto nell’olimpo dei guru della dance culture. È l’unico deejay italiano ad aver superato il miliardo di stream con un unico singolo (In my mind, 1.3 miliardi di ascolti solo su Spotify, e doppio Disco di Platino solo in Italia).
Tra le sue storiche hit, L’amour toujour, La passion, The riddle, Another way, Bla bla bla.
BITS-RECE: GIMA “JOMO”. Una stanza (per ballare) tutta per sé
BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.
“I keep dancing on my own” cantava – ormai un po’ di anni fa – Robyn, in quello che è diventato una vero e proprio manifesto alla solitudine da dancefloor. Ma certo Robyn non è stata la prima né l’ultima a contribuire alla narrazione della pista da ballo come luogo intimi, introspettivo, talvolta addirittura spazio per riversare le proprie lacrime.
Perché lo sappiamo bene, anche quando siamo immersi nella folla, anche quando ci troviamo in un luogo gremito, anche quando l’aria l’aria investita dei bpm lanciato dal DJ in console, capita di sentirsi soli, estraniati da tutta la vita che ci si muove attorno. A volte è una situazione che provoca disagio, a volte è davvero un’esigenza. Desiderare sparire, godere di quel momento solo per noi, respirarlo fino all’ultimo palpito di sudore provocato da un ballo che è molto di più di una semplice occasione di evasione, ma diventa un’esigenza di sopravvivenza.
Ed è un po’ questo il messaggio che emerge dalle cinque tracce di JOMO, il primo EP di GIMA, uno dei nomi emergenti più promettenti della scena club italiana. Che il producer fosse promotore di questa filosofia lo si era già capito dai brani che hanno anticipato la release (Come si fa?, Bugatti), e ancora prima nel singolo Tempesta. Usare l’elettronica per ritagliarsi uno spazio tutto per sé, non assecondare la corrente, ma risalirla per creare una narrazione personale.
Il titolo è l’acronimo di “joy of missing out” (la gioia dell’essere tagliati fuori), chiaro contraltare della FOMO, di cui oggi siamo troppo spesso schiavi, ovvero la paura di restare tagliati fuori, di non essere abbastanza connessi con l’esterno, di perderci l’essenziale.
Sotto ai suoi potenti muri di bpm, il producer avellinese costruisce un racconto diverso, all’insegna della volontà di stare al passo seguendo però sentieri meno frequentati: “Avevo bisogno di scappare dalla frenesia di Milano, la città in cui vivo da un po’ di tempo, per scrivere un EP che raccogliesse quel senso di smania urbana ma la rendesse intima”, racconta GIMA. “L’artwork e la creatività raccontano questo. Mi sono concentrato sulla mia assenza, sulla mia JOMO, lasciando che l’artista che c’è in me si rifugiasse nell’unico luogo – seppur metaforico – in cui sono davvero presente: la musica”.
E allora balliamo, selvaggiamente, forsennatamente, seguendo però solo il ritmo della nostra essenza.
BITS-RECE: Rizzo, “Mi hai visto piangere in un club”. Confessioni sul dancefloor
BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.
No, il titolo che ho scelto di dare a questa recensione non è casuale. Confessioni sul dancefloor, ovvero Confessions on a dancefloor, ovvero il titolo di un glorioso album di Madonna. Per la precisione, il disco in cui la regina del pop mondiale – l’unica e vera – celebrava la dance culture e il potere salvifico e catartico della musica sulla pista da ballo.
Con il suo primo EP, Rizzo fa più o meno la stessa cosa: raccoglie otto brani composti negli ultimi 3 anni e ci infila dentro frammenti gioiosi e dolori di vita, esperienze, confessioni, confidenze.
Neanche troppo idealmente, questo progetto nasce come la colonna sonora per accompagnare un flusso di coscienza lasciato fluire tra i laser e le luci stroboscopiche di una pista da ballo, trasformata in un vero e proprio confessionale.
Mi hai visto piangere in un clubè il diario personale dell’artista, l’occasione per condividere pensieri intimi, episodi dolorosi e gioie senza freni, declinando il tutto in un ventaglio di sonorità che vanno dalla ballad, all’urban, alla techno.
Come a voler fornire una sorta di legenda con le “istruzioni per l’ascolto”, ogni brano è accompagnato dall’indicazione sul mood che lo caratterizza: si inizia così dal “piangi” di X1MILLY, sicuramente il momento emotivamente più difficile dell’EP, per passare subito dopo al “balla” di CASSA FORTE. Interessante poi il passaggio dal “piangi e balla” di SCIVOLANDO al “balla e piangi” di BONJOUR ADIEU: se il primo, un ritmo tropicale ballato sotto un cielo nuvoloso, è un brano che racconta di una rinascita, il secondo è invece notevolmente più leggero e solare, ma vede al centro una storia di rimorsi su ciò che il passato avrebbe potuto riservare.
Tra i pezzi più interessanti vi è sicuramente FUORITEMPO (categoria “balla”), la cui produzione è affidata a Okgiorgio: un brano sul senso di inadeguatezza di chi capisce di muoversi a un ritmo costantemente diverso da quello del contesto.
Per l’ultima traccia, AMORE – titolo stilizzato in <MOR3 – l’indicazione è “balla tantissimo”, ed effettivamente è difficile stare fermi sotto alla carica di bpm techno da cui si viene travolti.
E allora, in alto i cuori, in alto le mani: nella gioia e nel dolore, la pista del club saprà sempre come accogliervi.
«L’arte dell’origami, radicata nell’antica cultura giapponese, ha un significato simbolico profondo. Ogni piega ha un ruolo preciso nel raggiungere il risultato finale; se manca un passaggio, il risultato desiderato non può essere raggiunto. Il processo è una trasformazione continua, che rende un semplice foglio di carta qualcosa di bello e raffinato. Questo concetto, centrale nella filosofia orientale, riflette la mia visione ed è ciò che voglio trasmettere attraverso questa canzone. Questa traccia riguarda l’energia e la trasformazione. Non vedo l’ora che l’ascoltiate».
Russa di nascita, partenopea d’adozione, dopo la recente pubblicazione del singolo FEELIN’, la producer Anfisa Letyago ha pubblicato il suo nuovo singolo ORIGAMI.
Fondendo elementi di trance, breakbeat e techno, Origami è un brano di elettronica che guarda al futuro, pensato per essere il momento culminante del nuovo spettacolo dal vivo “Partenope”, realizzato in collaborazione con Giusy Amoroso aka Marigoldff e che verrà presentato in anteprima il 15 agosto al Red Valley Festival ad Olbia (SS).
Sempre più spesso le produzioni soliste della producer partenopea la vedono utilizzare la sua voce. «Lo strumento più importante che abbiamo è la nostra voce, attraverso di essa puoi esprimere i concetti più profondi e creare i suoni più ipnotici. È te stessa – crea qualcosa di magico su di te».
Con un album all’orizzonte, Letyago continua a costruire il suo mondo artistico e mitico in previsione di questa espansione del suo suono.
Il titolo del nuovo live show si basa su un antico mito greco che racconta di una sirena scoperta al largo della costa di Napoli; Anfisa nello show viene completamente trasformata in una sirena tramite una scansione 3D creando una dimensione parallela eterea.
C’è stata una sinergia naturale tra i processi creativi di Anfisa e Giusy: il marchio di fabbrica del lavoro di Giusy sono i paesaggi surreali e ultraterreni abitati da creature fantastiche, esattamente ciò che Anfisa immaginava quando costruiva la musica intorno al mondo sottomarino di Partenope.
Parlando della collaborazione, Marigoldff aggiunge: «Collaborare con Anfisa su Partenope è stata un’esperienza unica. La sinergia tra noi ha permesso la traduzione naturale del suo mondo musicale nel mio stile e nella mia estetica visiva. Fiducia e armonia sono stati fondamentali per dare vita alla sua visione».
Nata a Mirnij (Russia), classe ’90, Anfisa si è trasferita da bambina in Italia e da qualche anno a Napoli. Qui ha avuto l’opportunità di ascoltare molti producer internazionali e di iniziare a lavorare come dj in piccoli club.
Carl Cox la nota e inizia a sostenerla, definendo l’incontro con l’artista «Un incontro casuale che ha cambiato qualcosa nella mia vita – La rivelazione dell’ultimo anno; una performer live talentuosa e piena di energia». Il dj britannico ha suonato la musica di Anfisa in alcuni suoi set e ha pubblicato i suoi EP “So Good” e “Hypnotic”.
Anfisa ha collaborato con Moby e firmato i remix per artisti come Swedish House Mafia e Empire of the Sun & PNAU. Ha suonato nei più importanti festival, come Sonar, Tomorrowland, Awakenings, Timewarp e in tantissimi club in tutto il mondo. Ha deciso di essere indipendente lanciando la sua etichetta NSDA (che prende il nome da Nisida, un isolotto vulcanico vicino a Napoli, un luogo piccolo, bello e inaccessibile all’uomo) uno spazio per esaltare la propria creatività e dare ad altri artisti la possibilità di esplorare i loro suoni non convenzionali: «Nisida è come me, è abbastanza strana». Ha pubblicato remix di artisti come Calibre, DJ Seinfield, DJ Tennis, Chris Liebing e DJ Daddy Trance. Nel mondo della moda ha collaborato con brand come Ferrari e Levi’s, suonando nei loro party ufficiali.
Solitudine e alienazione sono i temi al centro di Stare bene, il nuovo singolo di ANSIAH, l’artista misterioso ed eclettico che con la sua musica e il suo immaginario cupo e grottesco, invita gli ascoltatori ad una riflessione distopica sul mondo.
“Ci sono dei giorni in cui mi costringo a stare bene, sorridere, uscire e parlare con le persone, solo che a volte questa cosa mi pesa più del solito ed è un po’ inutile, perché per quanto mi impegni io so di avere una falla nel sistema da questo punto di vista. Tutto il brano ruota intorno al cercare di accettarmi e perdonarmi perché non riesco ad essere contento o espansivo come mi vorrebbero. Non è vittimismo ma consapevolezza, una presa di coscienza di me stesso. Stare bene non è uno sfogo malinconico o triste, ma il manifesto di ciò che sono”.
Il punto di forza del brano è la contrapposizione tra la sensibilità del tema e il sound completamente “da festival”, sospeso in un dualismo tra il sentire troppo e il sentire nulla.
A stare bene non so come si fa
Sto cercando una scusa
Per non dire agli altri
che il loro meglio
Oggi non mi aiuta
Mattina tardi sento già che mordi
Mi ama e mi consuma
Sento solo il sesso e l’hangover
Un altro giorno che muore
Dovrei essere migliore
Mi sento l’ultimo ed apatico
Non centro con questa gente
Non hai pensieri quando ti svegli
non sai cosa ti perdi
È un altro giorno che ci riprovo
Parlo a tutti
Sorrido in foto
Ma a stare bene non so come si fa
Distrarmi, restare tra gli altri,
Calmarmi
Ma a stare bene non so come si fa
Parlarti, cucire i miei sbagli
e perdonarmi
Ma a stare bene non so come si fa
A stare bene non so come si fa
Da un estremo all’altro
Cerco equilibrio
Per restare vivo
Penso ancora quando
Mi divertivo
Si è rotto qualcosa
Sento solo il sesso e l’hangover
Dentro sono giorni che piove
Vorrei essere migliore ma
Mi sento l’ultimo ed apatico
Non centro con questa gente
Non hai pensieri quando ti svegli
non sai che cosa ti perdi
È un altro giorno che ci riprovo
Parlo a tutti
Sorrido in foto
Ma a stare bene non so come si fa
E farò a meno di te
farò a meno della metà
ho fatto pace con me
È tutto inutile
A stare bene non so come si fa
Distrarmi, restare tra gli altri,
Calmarmi
Ma a stare bene non so come si fa
Parlarti, cucire i miei sbagli
e perdonarmi
Ma a stare bene non so come si fa
A stare bene non so come si fa
Classe ‘93, nasce a Caserta e proprio lì muove i primissimi passi nel mondo underground. Si definisce un alieno, un individuo che non trova il proprio posto nella società, nella quale non riesce a rispecchiarsi.
Da piccolo si innamora dell’hip-hop ma alla old school preferirà sempre il rap contaminato da altri generi. Crescendo sposta l’attenzione sul punk e il metal, ma anche, e soprattutto, sulla techno e la drum’n’bass. Questo “dualismo” è alla base della maggior parte dei suoi lavori. I testi, a volte “violenti” e provocatori, raccontano tutto il suo malessere, i dubbi e la rabbia. A novembre 2022 pubblica il singolo d’esordio “TRACCIA 0”, seguito nei mesi successivi da “100 GIORNI”, “TAGLIA” e “Backrooms”.
“Niente di buono”, esce il 16 giugno 2023 e segna l’inizio di un percorso verso un sound più morbido ed elettronico. Segue “MK ULTRA”, uscito il 20 ottobre, un grido nel silenzio, una metafora disturbante sulla società in cui viviamo. A febbraio 2024 pubblica “L’ultima mezz’ora”.
Dite la verità, non ve l’aspettavate, vero? Dopo il country-pop di Joanne e la fortunata esperienza di A Star Is Born vi eravate abituati a una Lady Gaga decisamente più sobria del passato. Cresciuta, matura, forse anche un po’ imborghesita, lontanissima dagli eccessi barocchi e talvolta discutibili dei tempi di Born This Way e Artpop. Una lady insomma, nel senso più pieno del termine.
E invece no, Lady Gaga fa dietrofront e per il suo sesto album in studio apre le vecchie ante dell’armadio e tira fuori di nuovo gli outfit esagerati, un po’ kamp, decisamente baracconi con cui è diventata famosa, mentre per la musica passa dal rassicurante pop melodico alla dance più sfacciata, affidando la produzione a BloodPop.
Già, perché Chromatica – questo il titolo del suo ultimo lavoro – è un iperconcentrato di dance-pop, come da parecchio tempo non si sentiva. Un album che sembra avere come unico imperativo quello di far ballare, ballare e ancora ballare, senza sosta. Un disco così i little monsters lo chiedevo da tempo alla loro diva.
Ed ecco che Lady Gaga è tornata per esaudire il loro desiderio, e lo ha fatto con la cifra stilistica che l’ha da sempre contraddistinta, quella dell’esagerazione: ascoltare Chromatica ha infatti un po’ lo stesso effetto che negli anni ’90 aveva far partire un CD di Hit Mania Dance, una sfilettata di brani destinati al dancefloor, che da un lato andavano benissimo per svagarsi per una serata, dall’altro rischiavano però di scivolare via nel segno dell’anonimato per lasciare posto al tormentone successivo.
Ed è proprio questo il problema di Chromatica: siamo davvero davanti a un disco degno di portare la firma di Lady Gaga? Puntare tutto sulla dance e sul mondo dei DJ era davvero la soluzione giusta?
Si è parlato di un ritorno alle origini, ai tempi d’oro di The Fame e The Fame Monster, ma se l’ispirazione sonora ha indubbiamente molto in comune, in Chromatica manca quasi del tutto l’effetto sorpresa di quei primi album e più che un lavoro realmente ispirato pare di ascoltare un esercizio di stile, per quanto ben confezionato.
A scandire lo scorrere delle tracce sono tre interludi di stampo cine-operistico permeati di archi, che sono anche gli unici momenti di relativa quiete tra una sezione e l’altra. In mezzo i brani si susseguono facendo eco agli anni ’90, età aurea della dance, tra house, EDM, techno e funk.
Tiene bene il tiro di Alice, che arriva appena dopo il primo interludio Chromatica I, seguito dal gustoso elettropop di Stupid Love e poi daRain On Me, furbissimo duetto con Ariana Grande che strizza l’occhio alla nu-disco e che forse non avrebbe goduto di tanta attenzione se non fosse stato per i nomi delle due interpreti. Fun Tonight offre una bella prova vocale della Germanotta, pur non raggiungendo le vette di The Edge Of Glory.
Neanche il tempo di riposarsi con Chromatica II ed ecco il beat molleggiato di 911, farcito di giocosità elettroniche che tanto devono al passato (riascoltate la mai dimenticata Funky Town dei Lipps Inc. per farvene un’idea). Nulla di speciale il duetto con le sudcoreane BLACKPINK in Sour Candy, mentre house e funk la fanno ancora da padroni in Enigma e Replay.
Dopo il terzo interludio, l’ultima sezione dell’album parte con quello che è probabilmente il vero momento topico, Sine From Above, una cavalcata dal sapore quasi trance in cui Gaga prende per mano Elton John per portarlo sorprendentemente in un territorio musicalmente distante anni luce. E quel che più stupisce è che il risultato sbalordisce e funziona.
Il compito di chiudere è affidato a Babylon, altro pezzo figlio indiretto dei primi anni ’90 e altro momento funky-furbetto a cui sembra mancare solo una coreografia ufficiale di voguing per farne l’ennesimo inno queer.
In un progetto che sembra essere stato totalmente affidato a DJ e produttori e in cui il rischio di confondere le tracce una con l’altra è incombente, a portare valore sono i testi, l’elemento che più di tutti fa sentire ancora la presenza di Lady Gaga: Chromatica è il riassunto della sua storia, un racconto che passa dai momenti bui, dalla paure e dalla cadute per arrivare alla salvezza, portata inevitabilmente dalla musica.
Stilisticamente Chromatica è un album molto più affine al territorio europeo che a quello americano, e in questo va reso merito a Lady Gaga di aver fatto una mossa per nulla scontato. Quello che resta da capire è fino a quando durerà questa ostentata voglia di ballare, o se non era forse lecito aspettarsi uno sforzo di ingegno in più.
Dopo aver fatto il suo ritorno lo scorso giugno con In The Music, Stefano Reis, identità in consolle del producer Stefano Riso, pubblica il suo nuovo singolo House In The Night su Atomizer Recordings, disponibile in esclusiva su Beatport e successivamente su tutti i digital store e Spotify.
Il producer continua così con coerenza il suo progetto musicale e si propone con un brano che gioca con tutta l’energia e la freschezza ipnotica della techno.
Pierpaolo Bonelli, Il DJ e pruducer attivo sulla scena techno italiana, si prepara a conquistare la pista da ballo di Ibiza.
In collaborazione con l’etichetta londinese Strakton Records capitanata dai due dj romani Federico Key e Joseph, l’artista suonerà in diversi party estivi, per il format “I am a RichBitch”, il giovedì con il Boat Party trasmesso live in streaming dal media partner Radio Globo e infine nell’appuntamento del sabato con il Benimussa Park, per l’IBZ Pool Party, con 5000 litri di schiuma sparati sul dancefloor del parco acquatico della Isla.
Queste le date in programma: 26 luglio – BOAT PARTY for I Am Richbitch in collaborazione con Beautiful People trasmesso in diretta su Radio Globo Ibiza & Italia 27 luglio – PRIVILEGE for I Am Richbitch 28 luglio – BENIMUSSA PARK for IBZ Pool Party 09 agosto – BOAT PARTY for I Am Richbitch in collaborazione con Beautiful People trasmesso in diretta su Radio Globo Ibiza & Italia 10 agosto – PRIVILEGE for I Am Richbitch 11 agosto – BENIMUSSA PARK for IBZ Pool Party
Dopo gli EP 1992 e 2000, il DJ londinese Ben Khan rilascerà il primo album, 2000 Angels, entro l’estate. Nel frattempo ha pubblicato la titletrack, accompagnata da un video dalle atmosfere oniriche e distopiche diretto da lui stesso.
Ipnosi techno. Si potrebbe riassumere così la sostanza di Octavia, ultimo EP del producer Pierpaolo Bonelli pubblicato per la londinese Strakton Records. Due tracce oscure, Octavia e Landing, costruite su fitte trame di sintetizzatori in loop, catene di beat e melodie lasciate sul confine.