#MUSICANUOVA: Cassio, “Amore ti odio”

#MUSICANUOVA: Cassio, “Amore ti odio”

Volevo portare un fiore
Ma ho trovato chiuso
Ho preso solo le foglie

Un brano di difficile categorizzazione: è dilatato e distorto, maledettamente punk, quasi folk, molto lo-fi, tremendamente emo.

“Amore ti odio” è il nuovo singolo di Cassio.

Un nowhere senza confini, visceralmente umano, una fotografia di vita generazionale, è tutto ciò che non si capisce finché non si vive questa vita.

Il nuovo singolo, che anticipa l’EP “Felice a ½”, parla di amore e paura, mentre il cantautore livornese si prende il lusso di sentirsi meno solo.

Mi chiedi “come stai?”
Di certo non sto
Come i bimbi africani con le mosche addosso
Di certo non sto
Al centro del mondo neanche in cima al mondo
Mi chiedi “dove stai?”
Di certo non su spiagge leopardate
Su un treno di ghiaccioli
Sto dove m’hai lasciato oggi
Sto dove il mare sbava
Sbava tutta la notte
Entro come un ladro in casa
Per baciarti in fronte
Per coprirti con le foglie
Volevo portare un fiore
Ma ho trovato chiuso
Ho preso solo le foglie
Amore ti odio
A volte ti guardo cantare da sola
E non ho mai il coraggio
Di dirti “amore sei bella ma a cantare non sei buona a un cazzo”
Vorrei essere già vecchio con te
Vorrei essere già vecchio con te
Per vedere se è vero che
Diventiamo vecchi insieme io e te
Mi chiedi “dove vai?”
Corro tutto il giorno
Per sdraiarmi la notte su un tappeto di farfalle
A dormire abbracciati con le mosche intorno
Portami a casa
Andiamo a casa amore
A colorare i gatti neri
I cani di velluto
I pensieri felici con la matita giallo ocra
Sono tutti poeti
Mentre rubo le foglie
Mentre la luna si scioglie
Amore questa vita non è un girotondo per me
Uno schiaffo al giorno
È dormire col secchio affianco del letto
Amore ti odio
A volte ti guardo cantare da sola
E non ho mai il coraggio
Di dirti “amore sei bella ma a cantare non sei buona a un cazzo”
Vorrei essere già vecchio con te
Vorrei essere già vecchio con te
Per vedere se è vero che
Diventiamo vecchi insieme io e te

Cassio è forse il modo in cui Simone Brondi riesce a stare al mondo senza sentirsi del tutto perso, raccontandosi e raccontando delle camere più scure in cui ha vissuto e che dentro di lui ancora vivono.

Simone è un cantautore livornese di 30 anni che si approccia alla scrittura molto presto. In adolescenza entra a far parte di un gruppo punk, i Tinkerbell. Nel 2010 fonda un gruppo gypsy-psichedelico, La Maison, che lo porta a suonare per le strade di Londra i due anni successivi. Nel 2014 La Maison pubblica Vaine House, prodotto da Enrico Gabrielli e Taketo Gohara, e rimane in tour fino al 2016 quando il gruppo si scioglie.

Comincia una manciata di anni di buio, nel punto più fondo del buio. Nel 2020 Simone entra nuovamente in studio e registra il disco d’esordio da solista, prodotto da Andrea Pachetti (The Zen Circus, Emma Nolde). La pubblicazione di quattro singoli estratti sfocia alla fine del 2022 nell’uscita del suo primo album, 19 Luglio 1944, un ritratto di famiglia e di sé, scritto tra le quattro mura di casa.

BITS-RECE: Mazzariello, “Antisommossa”. À la guerre comme à la vie

BITS-RECE: Mazzariello, “Antisommossa”. À la guerre comme à la vie

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.

“À la guerre comme à la guerre”, recita un celebre adagio. Ovvero, prendi le cose per quel che sono. E se proprio devi andare in guerra, preparati a combattere, perché altro non potrai aspettarti.

Sia che la guerra sia reale, all’esterno, sia che tu la senta dentro.

Lo sappiamo bene, essere giovani, trovarsi a crescere, non è mai stato un gioco; e non lo è a maggior ragione in questi tempi, fatti di un futuro che si può declinare solo al condizionale. Inquietudini, paure, ossessioni, aspettative. Se questo scenario non è una guerra, come lo si può chiamare?

Sarà forse anche per questo che nel suo nuovo EP, Mazzariello ha usato un lessico lessico da combattimento, a cominciare dal titolo del disco, Antisommossa. Che di per sé è l’atteggiamento di chi lo scontro cerca di evitarlo, ma che sembra piuttosto nascondere un senso di rassegnazione verso qualcosa che non si può cambiare. In ogni caso, un termine plumbeo, “pesante”, come il mood generale del disco.

A confermarlo arrivano poi titoli come Atti estremi in luogo pubblico, Blindati, Bombe carta, infilati uno dopo l’altro nelle prime tre tracce.

In 6 brani, e in poco meno di 20 minuti, nelle canzoni di Antisommossa si fanno strada amori, frenesie, abbandoni, mancanze: un ritratto stropicciato di una generazione che cerca il proprio posto, che non sa stare ferma ma che non sa neanche dove andare.

Lo stile gira attorno a un elettro rock bello carico, un funky pop allegrotto e influenze indie, che non mancano mai, specie quando il mood si veste di tinte uggiose.

E allora, “À la guerre comme à la guerre”, dicevamo. Forse, sarebbe meglio dire “À la guerre comme à la vie”. Ma anche vicersa.

#MUSICANUOVA: Emanuele Barbati & L’Emancipation, “Parigi”

#MUSICANUOVA: Emanuele Barbati & L’Emancipation, “Parigi”

Parigi è un cuore che non ha ferite
ti ho scritto lettere…non le ho spedite.

Parigi è il nuovo singolo di Emanuele Barbati & L’Émancipation.

Il singolo nasce dalla lettura degli scritti di Vincent Van Gogh, in particolare “Le lettere a Theo” e “Lettere a un pittore”: le riflessioni e le esperienze biografiche dell’autore si mescolano alle più alte considerazioni del pittore olandese. “Parigi” racconta  la lotta interiore del cantautore, articolata tra il voler fare arte in maniera appassionatissima e l’eterno dubbio di non riuscirci.

Si tratta del primo brano dell’artista scritto nella capitale francese, nel complesso residenziale della Galerie Perrotin, nel pieno centro città.

Il collettivo artistico L’Émancipation nasce da un’idea di Emanuele Barbati, il quale, avendo lavorato e vissuto a Parigi negli ultimi anni, ha avuto modo di osservare l’influenza della capitale francese sulle vite degli artisti che l’hanno resa celebre tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900.

Da queste ricerche e dal confronto con la poliedrica fotografa e violoncellista francese Genevieve Thirous sono nati i brani registrati, prodotti, pensati e realizzati insieme ad una serie di artisti (registi, musicisti, attori, fotografi). 7 saranno i brani che confluiranno nel disco Canzoni d’amore per cuori solitari, previsto per l’autunno/inverno 2024/2025.

Tu mi guardi, mi dici “ti trovo bene” ma io non smetto di cercarmi
e se mi perdi non aver paura che sapremo ritrovarci
e non temere, so come rialzarmi e soprattutto so cadere
e sì non menti so che stringi al petto il peso dei miei turbamenti
ma chiudo gli occhi, eccoti qua
dentro ai ricordi del tempo che va…via! 

Ma dimmi resterà solo il rimpianto di un sogno naufragato e andato a fondo
o torneremo ad essere felici
ma intanto tu non ci sei, tu non ci sei
e allora me ne andrò con questo vento
che sarà mai aspettarsi poi per tutto il tempo,
Parigi è un cuore che non ha ferite
ti ho scritto lettere

Ma tu ci pensi?
Che stiamo qui a difenderci coi pugni e con i denti
e quanto è dillo accontentarsi di una vita uguale ad altre mille
e sì lo ammetto: cosa sarei se non un fallito
se oltre al pane non ti nutrissi poi di stelle e di infinito
ma chiudi gli occhi…
eccomi qua, dentro ai ricordi del tempo che va…via!

Ma dimmi resterà solo il rimpianto di un sogno naufragato e andato a fondo
o torneremo ad essere felici
ma intanto tu non ci sei, tu non ci sei
e allora me ne andrò con questo vento
che sarà mai aspettarsi poi per tutto il tempo
Parigi è un cuore che non ha ferite
ti ho scritto lettere… non le ho spedite.

La Sintesi: dopo oltre vent’anni, due inediti per la band di Lele Battista

La Sintesi: dopo oltre vent’anni, due inediti per la band culto di Lele Battista

A distanza di 22 anni dall’album Un curioso caso, Lele Battista, Giorgio Mastrocola, Giuseppe Sabella e Michele Sabella, ovvero La Sintesi, tornano sulle scene musicali con ben due inediti: Stravinskij e Finale

«La storia de La Sintesi ricomincia in una notte della scorsa estate, quando veniamo contattati da Saifam che ci informa della stampa in vinile dei nostri album. Ci incontriamo per autografare i dischi, e in quell’occasione prende forma l’idea di fare una nuova canzone insieme dopo vent’anni, un brano per celebrare la nostra storia comune.

Abbiamo lavorato con dedizione e con leggerezza, guidati dalla voglia di fare qualcosa di importante per noi stessi, lontani da certe logiche commerciali che in passato hanno minato la nostra unità. Siamo tornati a vent’anni esatti dal momento in cui le nostre strade si erano divise con la consapevolezza che senza questa musica le nostre vite sarebbero un errore.»

Inizialmente è nata nasce Stravinskij, dal testo astratto e poetico, con la collaborazione di Andrea Martinelli come autore. Solo in un secondo momento, quando Saifam ha proposto alla band l’uscita di un doppio inedito in 45 giri, è arrivata anche Finale, la storia di due amanti che si incontrano dopo vent’anni per fare un bilancio della propria storia d’amore.

La produzione artistica è stata affidata a Davide Ferrario, che ha contribuito a creare un nuovo sound per la band, mentre alla console viene coinvolto lo storico collaboratore Max Lotti.

Il doppio singolo è disponibile in un’esclusiva edizione in vinile 45 giri / 12 pollici trasparente crystal / 180 grammi con tiratura limitata e numerata, solo 500 copie – tutte autografate dalla band. Per acquistarlo clicca qui.

Con Bluvertigo e Soerba, La Sintesi è stato uno dei i progetti più importanti e di successo per un’intera generazione innamorata del pop elettronico degli anni ‘90 e ‘00.

“Non c’è più tempo”: le angosce e le paure dei 30 anni nel primo album di Michelangelo Vood

“Non c’è più tempo”: le angosce e le paure dei 30 anni nel primo album di Michelangelo Vood

Anticipato dai singoli 2000 anni, Due morsi e Scemo, esce venerdì 10 maggio per Carosello Records Non c’è più tempo, il primo album di inediti di Michelangelo Vood.

L’album rappresenta una sorta di taccuino un po’ consumato e pasticciato, in cui Michelangelo racchiude e racconta il suo punto di vista e le sue riflessioni su cosa significa e cosa comporta avere 30 anni oggi.

«Tutti i giorni penso che io della vita non ci ho capito niente. Alla mia età i miei genitori avevano già una casa, un lavoro stabile e due figli, io invece sto a Milano in affitto con altre 3 persone, ho un lavoro precario e a malapena potrei prendermi cura di un cane, figurati di un figlio. Nella testa sento un orologio che non si ferma mai, mi dice che non c’è più tempo, che devo muovermi se non voglio rimanere un fallito per tutta la vita. E io mi muovo, ma non so dove sto andando. Paura, amore, futuro, solitudine, sacrifici, rassegnazione, speranza, metropoli, genitori, amicizie, provincia, delusione, fame, treni, scelte, dipendenze, fallimenti, insonnia, verità. Ho messo tutto questo nel mio primo disco»

In mezzo a frammenti di vita ordinaria la sua penna scrive fitta, cancella, mette punti, ricomincia, con un’urgenza espressiva che manifesta la necessità di condividere ciò che prova con chi può e ha voglia di capirlo.
I 30 anni significano consapevolezza, domande, ancora poche risposte, significano impegno, volontà, rimpianti, provare a  perdonarsi, un continuo tentativo di accettazione e di capire quale sia il nostro posto nel mondo.

E significano preoccupazioni: c’è il costante pensiero di non essere più in tempo per realizzare ciò che si è sempre sognato.
Questo provoca frustrazione, mina l’autostima, ci fa sentire falliti talvolta. Ci sono situazioni in cui ci sembra impossibile cambiare il nostro stile di vita ma esiste sempre una via d’uscita, una strada “nostra” da percorrere.
I 30 anni sono il momento in cui è ancora tutto in discussione, e finché è così, paradossalmente, la mancanza di certezze può rappresentare l’opportunità giusta di tracciare percorsi alternativi per realizzare ciò che si vuole e in cui si crede.

L’album è disponibile in pre-save e pre-order (https://orcd.co/michelangelovood-noncepiutempo).

Michelangelo Vood, nome d’arte di Michelangelo Paolino, è un cantautore originario della Basilicata.
Vood non è solo il cognome della madre, alla quale egli dedica il suo percorso artistico, ma anche un richiamo alla parola “wood” (bosco), omaggio alla natura selvaggia e incontaminata della sua terra. Dopo il trasferimento a Milano, città in cui la mattina insegna italiano e storia agli studenti delle scuole superiori, nel 2019 pubblica “Ruggine”, il suo primo singolo autoprodotto. Nello stesso anno vince il concorso per autori Genova per voi, indetto da Universal Music Publishing. Nel 2020 pubblica da indipendente il suo EP di debutto “Rio nero”.
Nel 2022 firma con Carosello Records e pubblica il singolo “Souvenir”, seguito da “Sotto il diluvio (nessuno tranne te)” .
Inaugura il 2023 con il brano “I love you” e prosegue a distanza di qualche mese con il singolo “Senza mani”. L’estate del 2023 è l’occasione per portare live nei principali festival italiani le canzoni che ha scritto in questi anni.

#MUSICANUOVA: Vago, “Camminare sulla luna”

#MUSICANUOVA: Vago, “Camminare sulla luna”

“È caratteristica dell’amore come lo conosco l’equilibrio instabile. Un gioco delle parti che a volte danzano all’ unisono altre si muovono su basi differenti, per molti un segreto di longitudine. Camminare sulla luna racconta il rapporto tra un viaggiatore da fermo e la sua metà, la sua ancora di salvezza. Legati dal sentimento, diversi e sempre in balia delle onde.”

Camminare sulla luna è il singolo di debutto di Vago, il nuovo alterego musicale di Marco Fontana.

Un nuovo inizio che si condisce di un immaginario cinematografico e che vuole raccontare l’amore, quello instabile: un gioco delle parti che a volte danzano all’ unisono altre si muovono su basi differenti, per molti un segreto di longitudine. Questo brano racconta il rapporto tra un viaggiatore da fermo e la sua metà, la sua ancora di salvezza. Legati dal sentimento, diversi e sempre in balia delle onde.

Così come la musica ha il compito di ampliare l’orizzonte immaginifico dello spettatore mi piace immaginare che le immagini, possano avere lo stesso ruolo con una canzone. Senza ricalcare il racconto del brano ma andando ad aggiungere elementi che ruotano attorno all’incontrollabile forza dei sentimenti e al fascino delle relazioni, di qualunque tipo esse siano, così potente da far muovere il cuore indipendentemente dalla mente.”

Quali film potrebbero quindi essere la colonna visiva di Camminare sulla luna secondo Vago?

  • Dieci inverni: un amore mai esploso, un rapporto intenso che attraversa il tempo della
    crescita di due ragazzi, dall’adolescenza all’età adulta. La lontananza, il dolore della
    distanza, e l’incapacità di spezzare il filo. Dieci anni raccontati attraverso certi momenti
    vissuti durante gli inverni ci raccontano il fluttuare del sentimento, quel lento mutare
    forma, e gli effetti nell’età più matura.
  • Le conseguenze dell’amore: la costruzione di un nuovo sé, un sentire differente, un
    incontro con i sentimenti prima congelati in virtù di un ordine perfetto e sacro. La storia di
    un uomo che si ritrova a fare i conti con il caos emotivo provocato dalla sorpresa
    sentimentale capace di irrompere nella sua vita.
  • Se mi lasci ti cancello: un volo “alta-mente” onirico sull’amore con un’ ala spezzata e il
    fiato che manca. Essere disposti a tutto per dimenticare, senza conoscere le
    conseguenze. Un film su ciò che rimane addosso, sulla speranza che la memoria,
    appartenente obbligatoriamente al passato, abbia un ruolo nel futuro.

Vago si muove tra le cabine di un cinema.
Proietta visioni di altri alla costante ricerca di stimoli e storie da raccontare. Con l’orecchio teso ai silenzi, alla sottrazione, alla musica del caso e i rumori che si trasformano in suono. Le canzoni sono piccole scenografie o addirittura film, proiettati in musica e raccontati dalle parole. Ad orecchie e mente il compito di modellare gli elementi e dare una forma.
Vago è anche questo, un progetto aperto ad altri musicisti dove ogni idea contribuisce alla realizzazione di un piccolo viaggio chiamato canzone e ne libera chiavi di lettura inaspettate.
Camminare sulla luna è il primo tassello di una storia con tanti protagonisti.

BITS-RECE: faccianuvola, “le stelle il sole l’arcobaleno”. Come se a Narnia suonassero l’elettronica

BITS-RECE: faccianuvola, “le stelle il sole l’arcobaleno”. Come se a Narnia suonassero l’elettronica

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.

Se siete appassionati di fantasy, conoscerete probabilmente Il leone, la strega e l’armadio, il più famoso romanzo della saga de Le Cronache di Narnia di C.S. Lewis.
L’armadio a cui fa riferimento il titolo è solo all’apparenza un semplice guardaroba: in realtà è una porta che mette in comunicazione il mondo reale con un mondo fantastico, quello di Narnia appunto.

Ecco, il paragone con il romanzo calza alla perfezione per descrivere l’album d’esordio di faccianuvola, giovane producer di Sondrio, che dopo la pubblicazione di alcuni singoli arriva ora al suo primo progetto esteso. E il paragone non regge solo per via del parallelismo del titolo del disco, le stelle il sole l’arcobaleno – stilizzato in le stelle* il sole; l’arcobaleno)) – ma anche, e soprattutto, perché, come nel romanzo l’armadio era un varco per un altro mondo, anche questo disco sembra essere una porta per un mondo di fantasia.

Un mondo fatto di giochi elettronici, tricks e triggers sintetici, solletichi sonori, pitch vocali; un universo coloratissimo che l’artista si è creato precisamente a sua misura, nel quale noia e grigiore sembrano essere banditi.
Varcata la soglia del suo territorio, come il fauno Tumnus di Narnia, faccianuvola ci accoglie e ci prende per mano saltellando da una traccia all’altra per farci esplorare un immaginario sonoro caleidoscopico e frizzante, alla ricerca della felicità. Qualunque sia lo stato d’animo con cui ci si approccia a questo disco, è praticamente impossibile non lasciarsi sfuggire un sorriso, anche se la tentazione più forte sarà quella di seguire con il corpo le raffiche di bpm.

le stelle il sole l’arcobaleno è il frutto di esperimenti in libertà sulla consolle: ascoltandolo non possono tornare alla memoria le colonne sonore dei videogiochi degli anni ’80 e ’90, ma non è difficile cogliere anche influenze pop, indie o urban. Su tutto, domina comunque l’elettronica, la vera protagonista di questa storia.

Sarebbe però un errore ridurre questo disco a un semplice divertissiment da cameretta.

Per quanto possa sembrare impossibile, l’album è nato da un periodo non particolarmente “luminoso”, che lo stesso faccianuvola definisce “di cambiamenti e perdizione, come il ricordo dei primi momenti vissuti a Milano, lontano dalla sua realtà e dagli affetti.
L’amore, la lontananza, la ricerca di sé: sono tanti i sentimenti presenti nel disco, non di rado velati di una certa malinconia. L’artista riesce però sempre ad accarezzarli tutti con delicatezza ed estrema sensibilità, trasportandoli in una dimensione onirica, lasciando comunque sempre posto alla ricerca della bellezza.

Inoltre, la scrittura non è priva di sorprese e “easter eggs”.
Non mancano infatti riferimenti letterari, classici, cinematografici: si inizia con un rimando a John Donne in uragani, per passare al poeta latino Lucrezio in di carta mille baci, fino al cortometraggio d’animazione Il riccio nella nebbia di Jurij Norstein che ha ispirato policromia/felicità.

E cercando bene tra le tracce, emerge quello che è forse il messaggio più importante del disco.
È racchiuso nella prima strofa di Giove: “Ho perso la parte migliore di me / L’avrò lasciata su Giove, su Venere / In un posacenere / Non ci vuoi credere / Mi va poi bene così / Sono partito per un’altra galassia / E non ti incontrerò più / E non ci penserò più a te / A quei tuoi lontani torrenti di montagna / E Cassiopea”.
Quante volte ci siamo persi, smarriti? Quante volte abbiamo perso la fiducia, il focus su chi siamo, e abbiamo addirittura pensato che sarebbe stato impossibile ritrovarci?

Ecco, molto spesso la risposta è là fuori, oltre la porta di un mondo immaginario: basta un breve viaggio nella fantasia per sentirsi di nuovo a casa.

#MUSICANUOVA: Cortese, “SPID”

#MUSICANUOVA: Cortese, “SPID”

“La notte per me è sempre stata il tempo ideale per la poesia, un tempo sospeso, nascosto, aspettato per tutto il resto della giornata. D’altronde questa canzone parla di un amore che sboccia a notte inoltrata e fiorisce all’alba. Un ‘ti amo’ detto di notte è più magico perché più vicino alla dimensione del sogno, è come dirlo per la prima volta in una canzone che ti svegli il giorno dopo ancora stordito, poco consapevole delle conseguenze di ciò che hai detto ma fiero di averlo fatto”.

Tanto affascinante quanto impenetrabile è la mente della persona a cui è dedicato SPID, il nuovo singolo di Cortese. Una power ballad indie, romantica e ispirata, prodotta da Molla.

Una dichiarazione d’amore esplicita e ostinata alla ricerca di un qualche codice, una verifica a due fattori o un hacker per riuscire ad entrare in quel cervello come fosse una macchina digitale e decodificarne le informazioni per rivelarne le emozioni e i sentimenti.

La location in cui si svolge la storia è un posto della notte, un vecchio bar aperto 24 ore, a pochi chilometri dal mare.

Dimmi come si sta nella tua testa?
Forse serve lo spid
Come ci si entra?
Ha la verifica a due fattori il tuo cuore
Mi serve un hacker per il tuo cervello
E non ho armi per la guerra che hai dentro
Quindi mi fermo e ti parlo ti parlo

E t’amo ormai
Maledetto sto cuore!
è un profilo aperto
E dimmi che poi
un tuo sguardo soltanto
può fermare un po’ il tempo
e parlarmi di noi
Guarda come si sta nella mia testa
Ci sono stelle cadenti
e una spiaggia deserta
C’è un bar aperto 24 ore
A pochi km dalla tua pelle al mare
E non ho difese per il caos qui dentro
Quindi mi fermo e ti guardo soltanto
E t’amo ormai
Maledetto sto cuore!
è un profilo aperto
E dimmi che poi
un tuo sguardo soltanto
può fermare un po’ il tempo
e parlarmi di noi
Che poi se dovessi svegliarmi domani
E scoprire che un sogno
mi ha raccontato di noi
Io dormirei ancora e ancora un po’
Solo per ritrovarti
e salutarti l’ultima volta
sotto un’insegna a neon

#MUSICANUOVA: Leonardo Zaccaria, “non c’è speranza per un cuore andato a male”

#MUSICANUOVA: Leonardo Zaccaria, “non c’è speranza per un cuore andato a male”

“Penso che tutto ciò che succede nel mondo e nella società in cui viviamo influisca direttamente sul modo in cui ci rapportiamo alle persone. Mi sono reso conto che tutto ciò mi provoca paura e varie difficoltà ad aprirmi a nuove relazioni. È come se portassi con me un sentimento di disillusione. Ultimamente parlando di questo argomento a cena con un mio amico gli ho chiesto ‘Ma tu in cosa credi?’ e lui mi ha risposto ‘Nelle persone, se non credo più nelle persone cosa rimane?’. Così ho capito che, forse, questa canzone non deve essere soltanto una richiesta di essere lasciati da soli ma deve esprimere anche il bisogno di raccontarsi e condividere il proprio dolore con qualcun altro”.

non c’è speranza per un cuore andato a male racconta la difficoltà di essere ottimisti e aperti alle relazioni, in un mondo che ci invia segnali sempre meno incoraggianti.

Il nuovo singolo di Leonardo Zaccaria anticipa il nuovo progetto di canzoni inedite.

La produzione del brano, curata da Michele Canova gioca con le influenze shoegaze rock e post punk, solo alcune delle sfumature dell’EP in uscita a maggio.

#MUSICANUOVA: Paolo Santo, “L’età d’oro”

#MUSICANUOVA: Paolo Santo, “L’età d’oro”

Si intitola L’Età d’oro il primo singolo di Paolo Santo, all’anagrafe Paolo Antonacci.

Il singolo è un chiaro statement di personalità indie-pop, dove Paolo mostra tutte le sue sfumature artistiche attingendo anche dal sound anni ’90.

Negli ultimi anni, in veste di produttore, da dietro le quinte, Paolo ha contribuito alla scrittura di alcune delle canzoni più ascoltate in Italia, collezionando oltre 60 dischi di platino.

Tra gli ultimi successi su cui ha posto la firma ci sono Sinceramente di Annalisa, I P’ ME, TU P’ TE di Geolier e Apnea di Emma presentate sul palco dell’Ariston, ma sono legate al suo nome anche Viola di Salmo e Fedez, Bellissima e Mon Amour di Annalisa, Extasi di Fred de Palma e La Dolce vita di Tananai, Fedez e Mara Sattei.