BITS-RECE: Tinie Tempah, Youth. I suoni della gioventù

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.
Cover Youth

Non di sola America vive il rap, ovviamente, anche se spesso un po’ ce ne dimentichiamo. Una prova provata ne è, per esempio, Tinie Tempah, che già da qualche anno ha fatto circolare il suo nome nel circuito internazionale e che ora con Youth porta a tre il numero dei suoi lavori.
La “gioventù” di cui si fa menzione nel titolo è naturalmente la sua, quella di un ragazzo cresciuto alla periferia di Londra, che se anche per caso non fosse torbida come quella di Detroit o Chicago, non offre comunque una vita facile. Tinie ha voluto parlare del suo mondo di ragazzo, di come “ce l’ha fatta” a sopravvivervi e soprattutto in questo terzo lavoro ha voluto rendere omaggio alla sua formazione musicale, fatta di ascolti diversissimi che se hanno avuto il rap come punto di partenza arrivano poi a esplorare tanti territori circostanti, dall’r’n’b al grime, dal garage alla house, fino al pop. Mille sfaccettature di un disco che non perde comunque la sua anima fortemente “urbana”.
Dal singolone tropical Mamacita a Text From Your Ex e Girls, Youth annovera tra gli ospiti Wizkid, Tinashe, Zara Larrson, Jess Glynne e tanti, tanti altri, tra rapper e popstar, a colorare il mondo di un ragazzo cresciuto nel sud di Londra con in testa il sogno della musica.

Babywoman, ovvero quando Naomi Campbell ha fatto un disco

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Forse non tutti, e i più piccolini in particolare, se lo ricordano, ma tra una falcata in passerella e una sfuriata capricciosa, Naomi Campbell ha trovato pure il tempo di fare un disco.

Ebbene sì, la Venere Nera ha lasciato la sua zampata anche nel mondo della musica. Stiamo parlando di parecchi anni fa, nello specifico del 1994: era il periodo delle super top, quelle create da Versace, Armani e Ferrè, quelle che poi sarebbero rimaste nella memoria anche dopo aver smesso di calcare il catwalk. Claudia, Cindy, Linda, Carla, Christy e, appunto, Naomi.
È stato proprio all’apice di questo periodo d’oro che la Campbell si è lasciata sedurre dalle lusinghe della musica e ha pubblicato Babywoman, primo -e per ora unico – album della sua carriera.
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Se però state già sbuffando e alzando gli occhi al cielo pensando che si tratti del solito progetto riempitivo per battere cassa, sappiate che vi state sbagliando: per realizzare questo album Naomi sembra averci messo davvero il cuore e una buona dose di impegno. Naturalmente, all’epoca le sue canzoni sono state velocemente liquidate con giudizi per lo più sprezzanti, forse dettati più da pregiudizi che non da un vero ascolto, e i risultati di vendita certo non brillarono: solo il Giappone si dimostrò interessato ad ascoltare la Naomi in versione di cantante, per il resto Babywoman ha dovuto accontentarsi delle briciole, riuscendo comunque a raggranellare un milioncino di copie vendute complessivamente nel mondo.
Riascoltandolo oggi, l’album si porta addosso i segni del tempo, immerso com’è in quella particolarissima commistione di pop e r’n’b che ha trovato il suo culmine proprio nel cuore degli anni ’90. Sonorità eleganti e a luci soffuse, che hanno marchiato anche alcuni album di superstar come  Madonna (penso in particolare ad Erotica e Bedtime Stories) e Janet Jackson, che probabilmente hanno contribuito non poco a dare ispirazione al disco di Naomi.

Naomi Campbell Video Shoot
Un pop che non ha proprio nulla da invidiare a certi prodotti odierni, magari di maggiore successo e oggetto di più lusinghiere recensioni. Eppure Naomi aveva fatto le cose per bene, fin dal primo, stupendo singolo Love & Tears, con le sue atmosfere al profumo d’incenso e i richiami all’Oriente, poi con la spinta dance di I Want To Live, secondo estratto. Ma in generale tutti i 10 brani (l’undicesimo è una reprise di I Want To Live) trovano una loro piacevole ragione di esistere: c’è tanta bella melodia che pervade l’intero album, tra ballate sontuose (When I Think About Love è di un candore commovente) e pezzi più movimentati, e la voce della Campbell, che pure di lavoro non fa la cantante, sa farsi molto apprezzare con il suo timbro felpato e sporco al punto giusto. Ciò che inoltre stupisce, e che conferma però l’intenzione di Naomi di fare un disco davvero pensato, è la presenza di alcune cover inaspettate. Mi riferisco in particolare a Ride A White Swan, un pezzo glam rock dei T. Rex datato 1970 e qui riproposto in versione decisivamente ingentilita,e poi Life Of Leisure dei Luscious Jackson; ma ci sono anche la super ballatona All Through The Night, remake di un brano di Donna Summer, e la splendente Sunshine On A Rainy Day dell’inglese Zoë.

Insomma, nonostante abbia lasciato dietro di sé una traccia piuttosto appannata e sia oggi confinato solo negli scaffali dei collezionisti, Babywoman è tutt’altro che un album di second’ordine, anche perché -ultima nota di prestigio – alla produzione sono stati chiamati personaggi del calibro di Gavin Friday (fondatore dei Virgin Prunes, ricordate?), Tim Simeon, Youth e Bruce Roberts, gente che tra gli anni ’80 e ’90 maneggiava i dischi dei grandissimi.
Purtroppo, ha dovuto scontare il pegno di essere il frutto musicale di una modella.