BITS-RECE: Lady Gaga, Joanne. Se la verità sta sotto un cappello rosa

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.
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Quando ci affezioniamo a un artista, esattamente come succede nella vita con gli amori e le amicizie, non lo facciamo per scelta, ma perché nasce tra noi e il nostro idolo un’invisibile alchimia data da una speciale affinità di intenti e di spirito. Vuoi che sia la sua musica, i messaggi delle sue canzoni, il timbro della sua voce, il suo aspetto o più probabilmente un miscuglio di tutto questo più un ingrediente misterioso, quando prendiamo in simpatia un artista e ne diventiamo “fan” sappiamo di poterci fidare anche ad occhi chiusi e giuriamo a noi stessi di seguirlo ovunque andrà. Come in amore. Capita poi a volte che, per ragioni che probabilmente solo il nostro idolo conosce, lui/lei decida di cambiare strada, imboccare sentieri nuovi, diversi, talvolta molto diversi, da quelli a cui ci aveva abituati: a quel punto che si fa? Gli si va dietro o ci si ferma a riflettere se ne valga la pena?

Un po’ come quando si rivede un carissimo amico dopo un certo tempo e lo si ritrova profondamente cambiato: siamo noi a non averlo mai conosciuto davvero o è lui a porsi ora in una maniera nuova? La sensazione non può che essere di straniante spaesamento.

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Ecco, esattamente questo è ciò che provato ascoltando per la prima volta Joanne: quasi un senso di disagio, come se in quello che stavo sentendo mancasse qualcosa. Le canzoni mi “parlavano”, ma io non capivo, anche se a cantare era Lady Gaga, proprio quella di cui – musicalmente parlando – negli ultimi anni mi sono fidato di più. Perché sì, io di Lady Gaga posso tranquillamente dire di essere fan, pur non avendo mai messo in pratica certe follie che si sentono dire a volte di certi invasati. Sono un suo fan perché seguo tutto quello che fa, perché trovo in lei un punto sicuro, la sento un po’ mia, sento mie molte delle sue canzoni, perché sento che parlano la mia “lingua”. Adesso però, senza neanche avvisare con troppo anticipo, succede che Stefani toglie di mezzo tutti i ghirigori che aveva usato fino a qualche giorno fa e pubblica un album lontanissimo da ciò che è sempre stata. Così lontano, che se non ci fosse il suo profilo in copertina e la voce nei brani non avesse il suo timbro, si crederebbe tranquillamente che sia il disco di qualcun altro. 

Non saprei dire di che genere sia Joanne: non pop, ovviamente non dance, forse a sprazzi rock, e tanto country. Ma voi capite che non è semplice dire che Lady Gaga ha fatto in disco country… Non un disco di pop addobbato di country, ma proprio un album di country e pochi altri accessori addosso! Niente elettropop, niente elettronica in generale, se non forse in Perfect Illusion, che è però il brano musicalmente più distante dal resto: c’è tanta roba acustica, tante chitarre grezze, percussioni nude, bassi secchi e vibranti, ed è davvero, ma davvero difficile capire che si tratta della stessa cantante che nel 2008 esordì con Just Dance e poi fece ballare l’intero globo con Poker Face e Bad Romance

Dopo il rodaggio dei primi singoli, quando uscì The Fame Monster, Lady Gaga sembrava aver aperto una nuova epoca del pop femminile, un pop fatto di schiaffi diretti al pubblico, un pop immerso in un immaginario non per forza luminoso, sorridente e bello, un pop che assimilava elementi che non gli appartenevano e li riproponeva in una nuova, affascinante veste.

Con Joanne tutta questa impalcatura non c’è più: Lady Gaga recupera il country, per giunta nella sua dimensione più intima e nostalgica, e per farlo si è affidata alla produzione del tanto osannato Mark Ronson. Canzoni come la stessa Joanne, Million Reasons, Angel Down e Grigio Girls sembrano uscire dai bauli di qualche sperduta casa nella prateria, dove il vento soffia forte e il cielo è spesso coperto.

Ovviamente non so perché Lady Gaga abbia deciso di muoversi in quella direzione, ma quel che è certo è che – almeno per ora – si è staccata dalla masnada pop delle colleghe e si è rintanata in un cantuccio in disparte.

Probabilmente l’album venderà molto meno dei precedenti, e l’impressione è che sia lei che i suoi discografici ne siano perfettamente consci, eppure questa volta Lady Gaga ha deciso di prendere a schiaffi il pop stesso. Lei che se n’è nutrita in abbondanza, adesso lo mette da parte e si dedica ad altro, sapendolo fare, va detto, perché resta il fatto che questa ragazza ha dalla sua parte un talento che la fa arrivare dove molti altri possono solo immaginare.

Più che giusto domandarsi allora quale fosse la vera Gaga, se quella vestita di fettine di manzo o questa con il cappellone rosa da cowgirl, se quella del pop pestatissimo o questa a cui basta imbracciare una chitarra. Abbiamo sempre capito male noi o è stata lei a farci illudere?

E se da una parte parlo di illusione è perché dall’altra c’è delusione. Delusione per non aver ritrovato l’artista che da fan credevo di conoscere, delusione per non aver ritrovato la musica che volevo ascoltare. Perfect Illusion aveva fatto accendere il campanello d’allarme, adesso Joanne fa scattare la sirena.

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Ma al di là di tutte queste belle chiacchiere, com’è questo benedetto disco? Più bello di come lo pensavo e più brutto di come avrebbe dovuto essere.

La prima metà dell’album la si può tranquillamente tralasciare, ad eccezione della già citata Joanne, una ballata dal testo toccante dedicato alla zia paterna morta di lupus in giovane età: la situazione cambia e si risolleva con sollievo a partire da Million Reasons. Da lì le acque si smuovono e arrivano un po’ di stimoli interessanti, come Sinner’s Prayer e il suo giro di chitarra nerboruto. E poi, dicevo, Angel Down e soprattutto Grigio Girls, a cui senza esitazione consegno la medaglia d’oro. Un pezzo in cui sventola più alta che mai la bandiera del blue mood e che rischia seriamente di spingere fuori qualche lacrima (e poi c’è quel riferimento non troppo velato alle Spice… Colpo basso!). Perché sia finito solo nella deluxe edition, quando merita assolutamente il più ampio ascolto possibile, resta un altro mistero di questo album…

Peccato un po’ per Hey Girl, in duetto con Florence Welch, che si perde senza mordere come avrebbe dovuto.

Prima di ascoltare Joanne dimenticate tutto quello che sapevate (o pensavate di sapere) su Lady Gaga e prendete questo disco come il grande salto di una cantante che non ci ha pensato troppo ad azzardare. Qui dentro Lady Gaga non c’è. C’è una brava artista americana che ha stoffa da vendere, e la vende a chi vuole e come vuole, anche se ci fa corrucciare un po’ troppo la fronte. Se amate il country, forse amerete Joanne, se non lo amate ci dovrete sbattere violentemente il naso contro, ma potreste anche trovarci qualcosa di buono.

Insomma, per farci un bel bagno colorato nel pop, pare che dovremo aspettare il prossimo album di Katy Perry. Sempre che anche lei non abbia intenzione di indossare un cappello rosa.

ZERO ASSOLUTO: “Di me e di te” vince il premio “Roma Videoclip

ZERO ASSOLUTO

DI ME E DI TE” VINCE IL PREMIO

“ROMA VIDEOCLIP – Il cinema incontra la musica”

Assegnata al duo anche

la targa speciale 2016 di FSNews Radio

Nuovo traguardo per gli Zero Assoluto che si aggiudicano il premio “Roma Videoclip – il cinema incontra la musica” per il video del singolo “Di me e di te”, il brano presentato al Festival di Sanremo 2016 che ha conquistato leclassifiche radio e di vendita.

Il video ufficiale www.youtube.com/watch?v=1Z12aqTfu6A, diretto da Gaetano Morbioli, è stato girato presso la seicentesca Villa Arvedi di Cuzzano (VR) con oltre 300 ballerini provenienti da tutta Italia, e ha totalizzato oltre4.400.000 views su YouTube.

Matteo e Thomas hanno ricevuto il riconoscimento nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’evento Il cinema incontra la musica di “Roma Videoclip”, la rassegna ideata da Francesca Piggianelli che il 13 dicembre omaggerà artisti, registi, e videoclip.

Insieme al premio “Roma Videoclip” gli Zero Assoluto hanno ricevuto anche la targa speciale 2016 di FSNews Radio, un riconoscimento che celebra la carriera del duo: “Hanno calcato più volte il palco del Festival di Sanremo, sono stati colonna sonora del campionato di calcio di Serie B, hanno scritto canzoni estive e brani di successo, anche per pellicole cinematografiche”. Inoltre, si legge nelle motivazioni, “gli Zero Assoluto hanno dimostrano di costituire un fortunato sodalizio artistico, apprezzato da un vasto pubblico italiano e di essere i compagni ideali di ogni viaggio musicale. Il videoclip Di me e di te – che ha totalizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni su YouTube – esprime grandi emozioni, svetta ad alta velocità nelle classifiche e raggiunge il cuore”.

Intanto gli Zero Assoluto sono tornati in radio con il nuovo singolo “Il ricordo che lascio”, scritto con Fortunato Zampaglione e Saverio Grandi.  “Il ricordo che lascio” si snoda tra ricordi e decisioni: sonorità elettroniche ma intense che segnano il tempo di conservare le memorie in un cassetto. Il ritmo giusto per voltare davvero pagina e guardare avanti.  Il brano è contenuto nel disco “Di me e di te” (prodotto da Gaetano Puglisi e Massimo Levantini per Fonti Sonore e distribuito da Warner Music), 6° lavoro in studio del duo.

#MUSICANUOVA: Aquadrop, Like A Movie feat. DeMaestro

Like a movie, realizzato in collaborazione con Michele Ranauro in arte DeMaestro, viene definito da Aquadrop “Future R’n’B”: una canzone fuori dagli schemi di genere che unisce elementi Future Bass, R’n’B e il sapore delle produzioni hip hop west coast.

Dopo aver pubblicato per le più importanti label americane di elettronica bass, tra cui la Mad Decent di Diplo, la Buygore di Borgore e la Dim Mak di Steve Aoki, il producer milanese Aquadrop sbarca su Armada, label olandese fondata da Armin Van Buuren e punto di riferimento per la scena dance internazionale.

Machete The Game: il 7 novembre arriva il primo gioco di carte sul mondo dell’hip hop

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Dall’unione delle menti di Freak & Chic e della crew Machete, è nato il gioco di carte Machete The Game, il primo role playing con protagonista la filiera musicale.

L’idea è arrivata da Immanuel Casto che, con la sua Freak&Chic, ha coinvolto la Machete Productions per realizzare un gioco di carte satirico con protagonista il mondo della musica interpretato da chi lo vive ogni giorno.
Il gioco comprende quasi 100 carte disegnate da Diego Flower Boscolo: ogni giocatore impersona uno dei rapper della crew Machete, Salmo, Nitro, Dj Slait, Jack The Smoker, Rasty Kilo, Kill Mauri e Hell Raton.
Lo scopo di ogni rapper è completare per primo la piramide del potere discografico.

Il gioco verrà presentato in anteprima al Lucca Comics & Games 2016, che si terrà a Lucca dal 28 ottobre al 1° novembre, e sarà acquistabile dal 7 novembre negli store online di Machete e Freak & Chic.
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Al Lucca Comics & Games 2016 Machete The Game verrà presentato nei due stand Freak & Chic al The Citadel e al Padiglione Games. In quest’ultimo venerdì 28 ottobre (dalle ore 16.00) si terrà il firma copie con alcuni dei rapper di Machete tra cui Nitro, che inoltre si esibirà live il 28 ottobre in occasione della fiera.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FMacheteproductions%2Fvideos%2F1157001847686630%2F&show_text=1&width=560

Tornano in Italia i King Crimson con 8 imperdibili date.

Il gruppo musicale Rock Britannico King Crimson, torna in Italia con il nuovo Tour. Sul palco dei più prestigiosi Teatri Europei, insieme al Leader Rober Fripp, saliranno il sassofonista Mel Collins, Tony Levin al basso, Jakko Jakszyk alla chitarra e i tre batteristi Gavin Harrison, Jeremy Stacey e Pat Mastelotto.
A novembre nel nostro paese con 8 show esclusivi!
I King Crimson hanno fatto la storia del progressive e del rock, durante il corso della loro carriera hanno influenzato ed ispirato molti artisti contemporanei dai diversi generi musicali, creando una sorta di culto attorno al loro nome. La formazione si è continuamente modificata e negli oltre quarant’anni di attività del gruppo, si sono avvicendati al suo interno ben diciotto musicisti, più due parolieri.

Robert Fripp: polistrumentista, leader dei King Crimson, ha contribuito a numerosi album di musicisti come Brian Eno, David Bowie, Peter Gabriel, Blondie, Talking Heads, Daryl Hall, The Roches, Peter Hammill, Keith Tippett, The Orb e The Grid.
Mel Collins: membro dei King Crimson dal 1970 al 1972 per poi ritornarvi nel 2013 in occasione del loro Tour. Ha lavorato con noti musicisti come Rolling Stones, Pink Floyd’s Roger Waters, Dire Straits, Eric Clapton e molti altri.
Gavin Harrison : con i King Crimson dal 2007. Ha pubblicato tre album collaborando con il musicista 05Ric. Il magazine “Modern Drummer” lo ha inserito ella sua classifica dei migliori batteristi di tutti i tempi.
Jakko Jakszyk: con i King Crimson dal 2003. Ha realizzato sei album da solista collaborando con vari artisti ed è anche noto come produttore musicale.
Tony Levin: nei King Crimson dal 1981. Riconosciuto a livello internazionale e costantemente richiesto per il suo talento come bassista. È apparso negli album di David Bowie, John Lennon e molti altri.
Pat Mastelotto: nei Crimson dal 1994. Ha fondato i Mr.Mister, ha collaborato con Cock Robin, Scandal, Al Jarreau, Pointer Sisters, Patti LaBelle, Kenny Loggins, XTC, Hall & Oates, The Rembrandts, Björk.
Jeremy Stacey: e’cresciuto nella Bournemouth Scene dove Robert Fripp andò a vedere i fratelli Stacey al Bumbles (un club del Bournemouth) nel 1981. Nel 2000 Jeremy inizio’ una partnership di 10 anni con Sheryl Crow, registrando e facendo tour per il mondo. Ha inoltre registrato canzoni con i Take That, Amy Winehouse, Eric Clapton, The Waterboys, Joe Cocker, Paul Young and Tom Jones e molti altri.

SABATO 05/11/2016 – MILANO – Teatro degli Arcimboldi ORE 21,00

DOMENICA 06/11/2016 – MILANO – Teatro degli Arcimboldi ORE 21,00

MARTEDì 08/11/2016 – FIRENZE – Teatro Verdi ORE 21,00

MERCOLEDì 09/11/2016 – FIRENZE – Teatro Verdi ORE 21,00

VENERDì 11/11/2016 – ROMA – Auditorium Conciliazione ORE 21,00

SABATO 12/11/2016 – ROMA – Auditorium Conciliazione ORE 21,00

LUNEDì 14/11/2016 – TORINO – Teatro Colosseo ORE 21,00

MARTEDì 15/11/2016 – TORINO – Teatro Colosseo ORE 21,00

BITS-RECE: GionnyScandal, Reset

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.
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Morde, ma quasi sempre con il sorriso.

Arrivato alla pubblicazione del primo album con una major, GionnyScandal lancia sul mercato Reset, un disco da cui offre il suo punto di vista sulla società.

Il quadro che emerge da questi 12 brani non è certo dei più incoraggianti, tra adolescenti persi tra selfie, chat e incertezze sul futuro e adulti che invece di indicare la strada sembrano cadere negli stessi, tristissimi, errori. Uno sguardo amaro, ritagliato con le lame affilate di una certa ironia messa in rima, ma pur sempre desolante.

Ci sono poi anche alcuni colpi inaspettati, come Reset, il pezzo che dà il titolo all’album, messo proprio in apertura e in cui prevale il racconto autobiografico con i suoi momenti più difficili, e E invece no, dove il linguaggio si fa un po’ più duro e i riferimenti si fanno più diretti.

Musicalmente, Reset non manca di lambire i confini del pop, pur alternando alle luci momenti più plumbei e austeri. Di certo, è un album porge la guancia a un ascolto facile.

I Baustelle regalano Lili Marleen

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“Non è un estratto del nuovo disco dei Baustelle, non la troverete là dentro.

Non è una canzone d’amore e nemmeno di guerra, piuttosto le due cose insieme.
Non costa niente, un clic ed è vostra per sempre (nei limiti del possibile).
Non contiene sintetizzatori digitali.
Non è un punto fermo.
Non è un’isola: semmai la barca per arrivarci.
Eccola qui. Prendetela per mano, cercate di proteggerla dal freddo.
Oppure semplicemente lasciatela andare.
Si chiama Lili Marleen.”

Era da qualche giorno che lanciavano indizi su Facebook tra foto e mezze frasi, per cui si capiva che qualcosa stava per succedere. Oggi la rivelazione: i Baustelle hanno pubblicato un nuovo brano e lo hanno messo in freedownload sul loro sito.

Si intitola Lili Marleen e, almeno per ora, non anticipa nessun nuovo album.

“Non sono un teen idol”: Emis Killa dà il via alla sua Terza Stagione

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Non fatevi ingannare dalla copertina
. Quello sfondo rosa dietro a lui vestito da pugile non serve a dare contrasto tra – mettiamo – la durezza dei testi e l’easy listening della musica. Anche perché in questo album di easy listening ce n’è ben poco.

No, quel color pastello, così come il super liquidator di una delle foto interne al booklet doveva essere un richiamo a un certo immaginario, quello a cui si rifà Cult, il singolo di quest’estate: doveva essere questo il tema attorno cui far ruotare l’intero disco, che infatti proprio così doveva intitolarsi, con i richiami agli anni ’90, la nostalgia per un decennio “in cui si è inventato tutto, mentre adesso il ritmo è rallentato e si continua a lavorare per migliorare le stesse cose. Oggi si tende ad addormentare l’intelligenza, si agevola la scimmia, non c’è lungimiranza, non si fa più scouting: penso che siamo nel periodo peggiore della natura umana”.

Poi il progetto è diventato Terza stagione. Quasi come una saga televisiva, il terzo capitolo discografico del rapper milanese arriva dritto come un pugno in faccia, sicuramente inaspettato.

In questi ultimi anni di grande fregola generale per l’hip hop, siamo infatti stati spesso abituati a vedere il rap sui palchi nazional popolari e in ogni radio e ci siamo convinti che in fondo non fosse altro che la nuova forma del cantautorato. Che in parte è vero, soprattutto per ciò che riguarda i messaggi contenuti nei testi, ma abbiamo forse perso per strada il dettaglio che l’hip hop parte dal buio, dal grigio delle periferie delle città, dalle situazioni più dure, ed è quindi per sua natura uno dei generi meno pettinati. Accanto a rapper che scalano le classifiche con hit da ombrellone, strizzando l’occhio ai ragazzini, c’è – vivissima – una parte del mondo hip hop che porta ancora addosso vestiti scomodi.

Ora, senza voler innescare inutili lotte intestine, ci eravamo un po’ convinti – compreso il sottoscritto – che uno come Emis Killa potesse stare tranquillamente accanto a uno come Fedez: lo avevamo creduto quando sono esplosi entrambi nel 2013, lo avevamo creduto ancora di più quando li abbiamo visti uno a X Factor e l’altro a The Voice, ci eravamo cascati quando uno duettava con la Michielin e l’altro ci proponeva il para-inno mondiale Maracanà. Pop travestito da hip hop, insomma. Lo credevamo. Ci abbiamo creduto fino a quest’estate, quando Emis Killa è tornato con Cult, che aveva tutta l’aria di essere un altro tormentone in rime.

Ma il il rap è fatto di zone di colore e di coni d’ombra, e in Terza stagione lo si capisce al volo. 

A fronte di una copertina color confetto e fatti salvi un paio di brani, per il resto Emis Killa ci ha portato un album durissimo, dai suoni freddi e con i testi abrasivi. Già Non era vero lo faceva intuire, poi è arrivato Dal Basso, ed è stato chiarissimo. Qui la voglia di sorridere ai lustrini proprio non c’e, e se c’è è ben mascherata dietro a testi in cui il filtro dell’autocensura è stato completamente eliminato. I riferimenti alla periferia, al “blocco”, alla “vita di prima” non si contano, e hanno tutto l’aspetto di essere sinceri.

E quindi come si concilia il rapper di questo album con il giudice di The Voice? Beh, a quanto pare sono due facce dello stesso prisma, che hanno convissuto da sempre, ma che forse è stato il pubblico a voler separare. Tra i brani che più fanno strabuzzare gli occhi, Su di lei, praticamente un rapporto sessuale descritto in presa diretta: “All’inizio si era quasi pensato di non metterlo nel disco, mi avevano anche detto che era brutto. Sono perfettamente consapevole che una canzone così mi porterà delle critiche, soprattutto dai genitori dei ragazzi che mi ascoltano, ma io non voglio apparire migliore di quello che sono. Un pezzo come questo l’avevo già fatto anni fa, si intitolava Sexy line, ma lo conoscono in pochi e quando lo proponevo nei live vedevo l’imbarazzo sui volti delle mamme e de papà. Credo però che sia giusto che tutto il pubblico sappia chi sono e cosa faccio, non sono un teen idol, non sono Benji & Fede, se vuoi ascoltarmi devi conoscermi”.

Al di là di questo, Terza stagione è comunque un album generosissimo, che nelle sue 17 tracce (per la versione standard) affronta momenti e atmosfere molto diversi, trattando temi come il cambio di prospettive (Non è facile, una botta sonora da pelle d’oca, forse il pezzo più bello del disco), l’alcolismo (Jack) e il femminicidio (3 messaggi in segreteria).

Di tutto rispetto e numerosi gli ospiti: Neffa, Jake La Furia, Coex, Fabri Fibra, Maruego, Giso e Jami. “Non è facile collaborare con gli altri rapper, e in generale è difficile trovare le collaborazioni: per questo album ho dovuto escludere un pezzo proprio perché non ho trovato una cantante che volesse farlo. Ma questo è un problema che dura da anni: ai tempi di L’erba cattiva, avevo proposto a Nina Zilli, con cui ho bel rapporto di amicizia, il duetto per Parole di ghiaccio, ma il suo manager ha preferito non farlo”.
Emis KillaSu tutti, due sono i fili rossi: da una parte, come si diceva, il rimpianto per gli anni ’90 e la delusione nel vedere le nuove generazioni spente e demotivate, perse tra i messaggi delle chat e ormai orfane delle ginocchia sbucciate in strada, di qualche sano schiaffone e del corteggiamento vero, dall’altra l’appartenenza al mondo delle periferie, nonostante l’arrivo della fama.
Ma come è cambiata in questi tre anni la vita di Emis Killa? “I vantaggi ci sono stati, inutile negarlo, ma credo di non essermi pettinato, non mi sono raffinato rispetto a prima: mi vesto con lo stesso stile cafone, solo che adesso i vestiti sono più belli e costano di più. La popolarità ha però anche aspetti negativi: prima di tutto ci sono più pressioni, responsabilità e ritmi più serrati nel lavoro, che sono lontani dal concetto di arte, e poi oggi so di essere molto più esposto alle critiche, vengo attaccato più facilmente e il mio temperamento mi ha spesso portato a reagire. Ho dovuto imparare a moderarmi, mordermi la lingua e se necessario passare dalla parte del torto, perché quando sei così esposto ogni tuo comportamento viene amplificato. Continuo a frequentare i vecchi amici, esco con loro, magari non nei locali più noti, ma da quel punto di vista la mia vita non è cambiata. C’è chi dice che mi sono montato la testa e non saluto più quando passo per strada: la verità è che sono persone che non salutavo neanche prima, solo che adesso hanno il pretesto per parlare. Se c’è un aspetto in cui forse mi sento cambiato, è l’intolleranza, oggi ho un po’ di pazienza in meno”.

Emis Killa: aperte le prevendite per le anteprime live

Emis Killa
Sono aprte le prevendite per le due speciali anteprime del Terza Stagione Tour di Emis Killa, il 20 marzo all’Alcatraz di Milano e il 27 marzo all’Atlantico di Roma
.

I due concerti saranno l’occasione per presentare dal vivo i brani del nuovo disco pubblicato il 14 ottobre.

I biglietti per le due date sono disponibili in prevendita su Ticketone e in tutti i circuiti di vendita autorizzati.

LUNEDÌ 20 MARZO 2017 – Alcatraz (via Valtellina, 25), MILANO

LUNEDÌ 27 MARZO 2017 – Atlantico (viale dell’Oceano Atlantico, 271d), ROMA

Inizio concerti: ore 21.00

Prezzo biglietti: € 22,00 + prev.

Special tickets:

– n°50 early entry soundcheck ticket: € 30,00 + prev.

– n°50 early entry soundcheck + meet & greet ticket: € 35,00 + prev.