BITS-CHAT: La mia dance in italiano in giro per il mondo. Quattro chiacchiere con… Jeffrey Jey

Se il nome di Gianfranco Randone non vi dice nulla, forse vi suonerà più familiare quello con cui il pubblico è abituato a conoscerlo, Jeffrey Jey. Producer e autore dance attivo da oltre 20 anni, Jeffrey è arrivato alla fama internazionale sul finire degli anni ’90 con il progetto Eiffel 65, formato insieme a Maury Lobina e Gabry Ponte: milioni di copie vendute in tutto il mondo con brani come Blue (Da Be Dee) e Move Your Body, tutti orgogliosamente made in Italy in un’epoca in cui il nostro Paese dettava legge nel mondo nell’ambito della dance.
Negli ultimi anni Jeffrey ha continuato a fare musica e da poco ha pubblicato il suo quinto singolo da solista, Settembre, brano che racconta con il linguaggio della dance la malinconia e le speranze che si mescolano alla fine di un’estate. 
E mentre si attende l’uscita del suo album solista, lo scorso 16 novembre Jeffrey si è riunito con Lobina e ha dato inizio da Dubai a un nuovo tour mondiale degli Eiffel 65, mentre per un ritorno al gran completo della band ha affermato che…  


Prima che dalla canzone, vorrei iniziare a parlare del videoclip di Settembre. Da dove parte l’idea del manga?
Parte dal mood che ho voluto comunicare attraverso il brano, quella sensazione di malinconia che accompagna settembre, con la fine della bella stagione e l’arrivo dei primi giorni grigi autunnali. Si ripensa magari a un bell’incontro che si è fatto durante le vacanze, ma nello stesso tempo c’è un sollievo per il caldo afoso che se ne va. Ho pensato che il manga, con i suoi colori, fosse lo stile giusto per trasferire in immagini quel tipo di sensazione.

Settembre come fine della spensieratezza estiva, ma anche come momento di ripartenza?
Sicuramente! Settembre è il mese dei grandi cambiamenti, fin dai tempi della scuola, e l’ho sempre considerato il momento del vero inizio dell’anno, più ancora di gennaio. Si aprono nuove sfide, nuove occasioni per migliorare, c’è la sensazione di andare avanti, di crescere, ci sono nuovi incontri, e quindi anche nuove speranze che si riaccendono. E’ un mese che porta con sé un mix di sensazioni.

Settembre è l’ultimo capitolo in ordine di tempo della tua discografia solista, e si mantiene sul filone delle sonorità eurodance che hanno dominato la scena negli anni ’90. Come valuti invece la scena dance odierna?
La scena di oggi è dominata dai DJ e c’è una grande presenza di festival: penso che non se ne siano mai visti così tanti come negli ultimi anni. Da un punto di vista artistico invece, penso che ci siano stati dei grandi passi in avanti nella scrittura: si dà sempre più spazio ai giovani, che oggi hanno la possibilità di sfruttare il loro talento anche se non vogliono salire su un palco. C’è invece un allontanamento dalla musica vissuta come qualcosa da studiare e coltivare, a favore di una semplice forma di intrattenimento: difficilmente si vede una ricerca da parte dei musicisti e dei cantanti. Penso che sia un’evoluzione in linea con i progressi tecnologici: un tempo si andava ai concerti per vedere i musicisti, oggi la musica è sempre a disposizione sui cellulari e ci si concentra sull’elemento ludico. Il DJ è diventato una sorta di entità, ha cantanti e ballerini che lavorano per lui e ha perso un po’ il suo ruolo di ‘leggere’ la pista, sentirla per capire come farla divertire. Bisognerebbe fare attenzione per non perdere mai di vista l’elemento della scrittura, che è quello che dà qualità a un progetto.

Negli anni ’90 le scena dance italiana aveva una forte spinta verso l’esterno ed era un vero fenomeno di esportazione. Pensi che oggi gli artisti italiani abbiano perso qualcosa?
Oggi la comunicazione è molto diversa, molto più facilitata rispetto al passato. La barriera tra l’Italia e l’estero è stata quasi del tutto abbattuta, tutto ha una visione globale. Ci possono essere delle differenze determinate dai singoli luoghi in cui si fa musica, ma poi tutto circola con grande facilità ovunque e tutti hanno la stesse possibilità di far arrivare lontano la propria musica. Possono nascere anche collaborazioni a distanza tra un giovane produttore che vive in Sicilia e uno studio di produzione americano, senza che ci sia alcuno spostamento.

Presto arriverà il tuo nuovo album: cosa puoi già anticipare?
Ci saranno i singolo pubblicati finora e dei nuovi inediti. Non mancheranno anche delle collaborazioni, che però non posso ancora svelare.

Gli ultimi singoli sono cantati in italiano: significa che vuoi concentrarti sull’Italia?
Il lavoro fatto con gli Eiffel 65 negli ultimi 20 anni ha creato un grande seguito in Italia e all’estero, e ma oggi mi sembra che qui da noi la scena dance ed elettronica sia poco coperta. La sfida è quella di riportare l’attenzione sulla dance cantata in italiano, mantenendo però sonorità internazionali.

Il tuo lavoro all’estero non si è comunque mai interrotto anche perché tieni dei corsi in collaborazione con lo studio DMI di Las Vegas. Noti delle differenze tra il modo di lavorare in America e quello in Italia?
Tengo soprattutto corsi di scrittura e produzione e ho la possibilità di confrontarmi con tanti giovani che si affacciano a questo mondo. E’ difficile dire se ci siano delle sostanziali differenze nel modo di lavorare: sicuramente in America ci sono maggiori disponibilità di budget, e questo consente di aumentare la quantità e la qualità delle cose che si possono realizzare, dai video alla grafiche più elaborate, oppure consente di avere una maggiore visibilità, soprattutto quando si parla di artisti emergenti. Tutti questi fattori si ripercuotono sui risultati che avrà poi il prodotto, ma la scintilla iniziale di sedersi davanti a un computer e pensare di scrivere un brano per divertirsi resterà sempre fondamentale: senza di quello non ci sarà qualcosa di nuovo. Spesso ci si limita ad ascoltare quello che fanno gli altri.

Pensi che in futuro il progetto degli Eiffel 65 possa risorgere al completo?
Non saprei dirti.

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di ribellione?
Significa sostenere un’idea che ti porta a raggiungere un risultato che sarebbe altrimenti difficilmente raggiungibile: puntare un obiettivo e fare in modo che non sia ostacolato, soprattutto quando lo è ingiustamente. In quel caso ha senso ribellarsi.

Gabry Ponte: una lettera aperta per chiedere più controlli durante i concerti

CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

Perché le cose diventano pericolose solo dopo che sono accadute?

Pensate all’America.. dopo l’ennesima strage in un college dovuta a un folle che spara a caso tra gli studenti, qualcuno si accorge che forse non è cosa saggia vendere armi come fossero patatine al supermercato.

La maggior parte delle persone ex-post pensa: è ovvio che potesse accadere una simile tragedia, il rischio era davanti ai nostri occhi.

Qualcuno punta il dito, qualcuno polemizza: “l’avevo detto”

La nuova follia che sembra andare di gran moda negli ultimi tempi è quella di lanciare bombolette di spray al peperoncino in luoghi gremiti di gente.

Si tratta di uno spray tossico, in grado di causare malori e persino lesioni alle persone che lo inalano.

Nell’ultimo anno ho letto articoli che parlano di concerti e festival sospesi, piazze e locali evacuati e persino di numerose rapine fatte usando questo spray come arma.

A me è capitato diverse volte, all’interno di un club in cui stavo facendo un dj set, che qualcuno diffondesse questo spray; so che è successo in più di un’occasione anche a molti miei colleghi, per citarne alcuni: Elisa, Fabri Fibra, Ghali, Gigi d’Agostino, Gue Pequeno, Sfera Ebbasta, insomma… pare che sia il nuovo passatempo di qualche idiota.

Mi sono reso conto vivendo quegli attimi da dietro la console, di quanto anche le conseguenze di tutto ciò possano essere potenzialmente disastrose.

Immaginate: buio, un affollamento di persone che si divertono, all’improvviso succede qualcosa che scatena il panico, la gente scappa… nulla di più prevedibile che qualcuno scivoli o inciampi, e si ritrovi per terra con duecento persone che lo calpestano.

Per fortuna non è ancora successo, ma non è lo scenario di un futuro distopico; il rischio è davanti ai nostri occhi!

Allora mi chiedo: perché nessuno ha ancora fatto niente?

Mi chiedo se sia giusto che uno strumento in grado di causare tutto questo venga venduto nei supermercati senza un minimo controllo.

Non esiste nulla di giusto o sbagliato in senso assoluto, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

E’ giusto se serve ad evitare uno stupro, sbagliato se serve a fare una rapina o a creare panico tra la folla!

Purtroppo è difficile per i proprietari dei locali o per i promoter degli eventi effettuare controlli capillari atti a prevenire questo fenomeno. La scorsa settimana, tramite le riprese video che i miei video maker effettuano sempre durante le mie serate siamo riusciti a identificare i responsabili di uno di questi episodi… consegnerò i video alle autorità, e continuerò a farlo dopo ogni serata se necessario. Si tratta comunque di azioni punitive, attuabili ex-post, quando il danno è già stato fatto; occorre trovare misure preventive.

Non so quali, non sono un esperto, ad esempio mi viene da pensare che sarebbe utile chiedere un documento di identità a chiunque scelga di acquistare questo spray, in modo tale che i dati della persona siano linkati a un codice a barre impresso all’interno della bomboletta, che se rinvenuta, possa ricondurre all’acquirente.

Controlli più rigidi per chi lo acquista insomma, e pene più severe per chi ne fa un uso improprio e mette a rischio l’incolumità di terzi.

Mi rivolgo a tutti voi ragazzi, e faccio appello al vostro buon senso.

Tutti abbiamo avuto i nostri “momenti goliardici” nella vita.. ma ci sono cazzate e cazzate: questa può rovinare le vostre vite e quelle di altre persone, incluse quelle dei vostri genitori!!!

E mi rivolgo anche ALLE ISTITUZIONI, sperando che questo messaggio arrivi a qualcuno che ha gli strumenti per aiutarci.

A questo proposito vorrei invitare tutte le persone che hanno vissuto una situazione simile a condividere questo post. Tutti gli artisti che, come me, l’hanno vissuta da sopra il palco, tutti quelli che ne sono stati vittima e si sono spaventati, tutte le persone di buon senso che ne percepiscono la pericolosità..

Inoltre chiedo aiuto a tutti i giornalisti che credono nell’utilità dell’informazione e lavorano per un mondo più consapevole, e a tutti gli influencer che con la loro voce digitale sono in grado di raggiungere molte persone.

Siamo nell’epoca in cui i social possono cambiare l’ideologia degli uomini.

Un tempo bisognava scendere in piazza e firmare petizioni. Oggi basta credere in una causa e condividere un post per fare molto più rumore.

Invito tutti quelli che credono che insieme si possano cambiare le cose a condividere.

Facciamo in modo che nessun giornale, un domani, debba raccontare la cronaca di un disastro annunciato.

Gabriele Ponte

#MUSICANUOVA: Gabry Ponte, Tu sei (feat. Danti)

Cover Tu Sei
Dopo il successo della scorsa estate con Che ne sanno i 2000, Gabry Ponte tenta il bis e torna con una nuova bomba dance costruita ad arte, Tu sei.
Questa volta l’ispirazione arriva dal repertorio… “classico” della musica italiana; il brano utilizza, infatti, un sample di uno dei pezzi più famosi di Umberto Tozzi Tu del 1978.
E anche questa volta non manca il tocco di Danti.
Il videoclip è ambientato in un futuro prossimo in cui la realtà aumentata ormai controlla le vite di ognuno, e ha dei protagonisti d’eccezione,ovvero gli youtuber Favij e Giulia Penna. Inoltre, hanno partecipato con un cameo Rudy Zerbi, Benji & Fede e i Marnik, che hanno curato la produzione di uno dei remix del brano.

#NUOVAMUSICA: Gabry Ponte feat. Danti, Che ne sanno i 2000

Da Fiorello a Battisti, dal Festivalbar a Bim Bum Bam, pcassando per i Nirvana, il Game Boy fino a Blue Da ba dee.
Con ironia – ma forse in fondo neanche tanta – Gabry Ponte (proprio uno dei tre di Blue Da ba dee) ha rispolverato le icone degli anni ’90 e ci ha messo sotto una base dance arruolando Danti alla voce.
E’ nata così Che ne sanno i 2000, un “pezzone” dance dedicato a quella mitica decade che tanto ha lasciato nel cuore e nella memoria di chi l’ha vissuta.
gabry_ponte

… con buona pace dei pischelli figli del 2000 che si sono persi anni meravigliosi….

A fare da testimoni del passaggio generazionale, nel video fanno la loro comparsa alcune delle ultime icone web, Rovazzi e i Mates.

Ma fra 10 anni qualcuno si ricorderà di loro? Noi di Uan ci ricordiamo ancora adesso.