“Un DJ può sbagliare, un cantante no”. Quattro chiacchiere con… DJ Matrix

Ormai da sei anni la sua Musica da giostra è diventa un appuntamento fisso, che ogni volta prende forma in una compilation di oltre 20 brani di puro divertimento dance. Lui è Matteo Schiavo, ma quando sale in console per il pubblico diventa DJ Matrix. Un nome che gli appassionati della dance hanno imparato a conoscere bene dal 2006, quando è uscito il suo primo brano, Tu vivi nell’aria, che ha fatto muovere le piste di tutto il mondo.
Ma l’intuizione fortunata del ragazzo è arrivata nel 2015, quando ha pubblicato il primo volume di quello che sarebbe diventato il suo vero marchio di fabbrica, Musica da giostra.
Lo scorso febbraio è uscito il sesto capitolo del format, che vede coinvolti alcuni nomi simbolo della dance degli anni ’90 come Gabry Ponte e Carolina Marquez, oltre a contenere collaborazioni con iPantellas, Nashley e I Tamarri dello Zoo di Radio 105.

Con Musica da giostra hai dato vita a un vero e proprio format, arrivato ora al sesto volume. Ma quando hai iniziato te lo saresti aspettato?
Tutto è partito da una serata in discoteca a Lloret de Mar, in Spagna. Mi hanno fatto scendere dal palco e mi hanno detto che non potevo stare lì perché la mia era musica adatta alle giostre. Doveva essere un’offesa, una presa per il culo, invece ho capito che avevano ragione e che quello sarebbe stato il mio format, così ho realizzato la prima compilation in collaborazione con Lo Zoo di 105. Ogni anno è stato un crescendo: il volume 5 ha avuto una crescita di oltre il 350% rispetto al quarto volume, e il 6 ha avuto una crescita del 98% rispetto la quinto. L’obiettivo è arrivare a realizzare 10 volumi, e l’ultimo avrà una copertina d’oro.

Un progetto tutto in crescita insomma.
Quest’anno per la prima volta siamo arrivati anche al primo posto della classifica Fimi tra le compilation. E tutto senza fare instore.

L’obiettivo dichiarato di Musica da giostra è quello di far riscoprire ai ragazzi il suono della dance anni ’90, un vero periodo d’oro per la dance italiana. Ma cosa aveva di speciale quella musica, tanto da essere stata un fenomeno da esportazione?
Aveva la melodia italiana racchiusa nel beat da discoteca, una combinazione che si è rivelata vincente. Poi purtroppo è andata a perdersi per saturazione, per la pesante entrata dei brand e per l’arrivo del sound estero in Italia.

Dici che c’entra anche questo?
Le radio hanno iniziato a non spingere più i prodotti italiani, privilegiando la musica straniera: in Francia invece, dove le radio spingono molto i prodotti francesi, la musica francese è in grande crescita. Indirettamente, c’entra quindi anche la politica.

Addirittura?
Sì, e c’è stata anche la perdita della competizione: negli anni ’90 c’era la fazione del punk e quella dei “discotecari”, e questo faceva sì che i musicisti mettessero impegno in quello che facevano. Quando questa competizione non c’è più stata si è persa la rivalità e quindi la voglia di sfida. Poi è arrivato il web, che ha abbassato enormemente la qualità: per passare in radio un prodotto deve avere certi canoni, deve “suonare”, invece sul web può passare tutto, tutto è basato sulla velocità. Il mio obiettivo però non è quello di riportare in auge gli anni ’90, ma creare un format per la nuova dance.

Un successo di oggi nella dance è diverso da un successo negli anni ’90?
Oggi un brano deve esplodere, non c’è più la via di mezzo. I musicisti monetizzano soprattutto sui live. Aver creato il format di Musica da giostra è stato un gran colpo di fortuna, perché oggi i format funzionano, come dimostra anche il format Mamachita. Grazie al format posso permettermi di uscire ogni anno con più di 20 canzoni, dando poi al pubblico la possibilità di scegliere quelle che preferisce e sulle quali andrò a investire. Sono gli ascoltatori a scegliere i brani vincenti.

Di quest’ultima compilation riesci già a capire quali saranno i brani su cui dovrai puntare?
Ce ne sono due o tre che stanno piacendo più degli altri: Italiani in vacanza con iPantellas, che hanno grande forza mediatica, Veronica e Nonmibasta, che ho realizzato con Nashley e in una settimana ha già fatto 200 mila ascolti su Spotify.

Come nasce una tracklist di Musica da giostra?
Cerco sempre di mettere due o tre tormentoni, che possono attirare l’ascolto anche per il titolo: sono i brani più forzati, ma che servono a far arrivare tutta la compilation. Poi ci sono alcuni artisti degli anni ’90 con cui collaboro spesso a cui affido una cover di un brano celebre come una sorta di riscaldamento prima di un nuovo inedito. Per esempio a Carolina Marquez ho affidato la versione 2019 di La notte vola perché in futuro, se lei vorrò continuare a collaborare con me, mi piacerebbe affidarle un brano inedito. Doveva esserci anche Florida, ma non ci hanno approvato l’adattamento del testo: sarebbe stata una vera bomba! Peggio per loro…

Con quale musica sei cresciuto? O meglio, con quale DJ?
Gabry Ponte e gli Eiffel 65 su tutti: quando c’era la rivalità tra loro e Gigi D’Agostino io mi sono sempre trovato schierato dalla parte di Gabry, e poi ho avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorarci insieme. In realtà, prima di arrivare a fare dance ascoltavo di tutto: Offspring, Marilyn Manson, Korn, poi ho scelto la strada del DJ, che mi sembrava la strada più onesta per ammettere di non sapere fare la cose.

Cioè?
Un DJ può sbagliare 10 pezzi e indovinare un solo grande successo, e verrà ricordato per quello, un cantante invece deve indovinare 10 pezzi e non ne può sbagliare uno. Il DJ viene ricordato per la hit, il cantante viene dimenticato per il brano sbagliato. Quello del DJ è un percorso più facile, ti dà la possibilità di sbagliare e non hai scadenze: uno come David Guetta è esploso dopo i 30 anni, Bob Sinclar quest’anno ne compie 50. Voglio vederli tutti quei ragazzini del rap quando arriveranno a quell’età…

Dei DJ di oggi chi ti piace?
Sono un grande fan di Cashmere: produce pezzi a tutti DJ del mondo, da Martin Garrix ad Avicii, e il suo è il nome che si nasconde dietro a tanti successi mondiali.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
La fusione che si viene a creare nel pubblico tra ballare e cantare. E il fatto che anche se sei un nome sconosciuto hai la possibilità di far muovere un’intera platea di migliaia di persone.

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di ribellione?
Andare contro qualcosa che è già scritto, semplicemente.

BITS-CHAT: La mia dance in italiano in giro per il mondo. Quattro chiacchiere con… Jeffrey Jey

Se il nome di Gianfranco Randone non vi dice nulla, forse vi suonerà più familiare quello con cui il pubblico è abituato a conoscerlo, Jeffrey Jey. Producer e autore dance attivo da oltre 20 anni, Jeffrey è arrivato alla fama internazionale sul finire degli anni ’90 con il progetto Eiffel 65, formato insieme a Maury Lobina e Gabry Ponte: milioni di copie vendute in tutto il mondo con brani come Blue (Da Be Dee) e Move Your Body, tutti orgogliosamente made in Italy in un’epoca in cui il nostro Paese dettava legge nel mondo nell’ambito della dance.
Negli ultimi anni Jeffrey ha continuato a fare musica e da poco ha pubblicato il suo quinto singolo da solista, Settembre, brano che racconta con il linguaggio della dance la malinconia e le speranze che si mescolano alla fine di un’estate. 
E mentre si attende l’uscita del suo album solista, lo scorso 16 novembre Jeffrey si è riunito con Lobina e ha dato inizio da Dubai a un nuovo tour mondiale degli Eiffel 65, mentre per un ritorno al gran completo della band ha affermato che…  


Prima che dalla canzone, vorrei iniziare a parlare del videoclip di Settembre. Da dove parte l’idea del manga?
Parte dal mood che ho voluto comunicare attraverso il brano, quella sensazione di malinconia che accompagna settembre, con la fine della bella stagione e l’arrivo dei primi giorni grigi autunnali. Si ripensa magari a un bell’incontro che si è fatto durante le vacanze, ma nello stesso tempo c’è un sollievo per il caldo afoso che se ne va. Ho pensato che il manga, con i suoi colori, fosse lo stile giusto per trasferire in immagini quel tipo di sensazione.

Settembre come fine della spensieratezza estiva, ma anche come momento di ripartenza?
Sicuramente! Settembre è il mese dei grandi cambiamenti, fin dai tempi della scuola, e l’ho sempre considerato il momento del vero inizio dell’anno, più ancora di gennaio. Si aprono nuove sfide, nuove occasioni per migliorare, c’è la sensazione di andare avanti, di crescere, ci sono nuovi incontri, e quindi anche nuove speranze che si riaccendono. E’ un mese che porta con sé un mix di sensazioni.

Settembre è l’ultimo capitolo in ordine di tempo della tua discografia solista, e si mantiene sul filone delle sonorità eurodance che hanno dominato la scena negli anni ’90. Come valuti invece la scena dance odierna?
La scena di oggi è dominata dai DJ e c’è una grande presenza di festival: penso che non se ne siano mai visti così tanti come negli ultimi anni. Da un punto di vista artistico invece, penso che ci siano stati dei grandi passi in avanti nella scrittura: si dà sempre più spazio ai giovani, che oggi hanno la possibilità di sfruttare il loro talento anche se non vogliono salire su un palco. C’è invece un allontanamento dalla musica vissuta come qualcosa da studiare e coltivare, a favore di una semplice forma di intrattenimento: difficilmente si vede una ricerca da parte dei musicisti e dei cantanti. Penso che sia un’evoluzione in linea con i progressi tecnologici: un tempo si andava ai concerti per vedere i musicisti, oggi la musica è sempre a disposizione sui cellulari e ci si concentra sull’elemento ludico. Il DJ è diventato una sorta di entità, ha cantanti e ballerini che lavorano per lui e ha perso un po’ il suo ruolo di ‘leggere’ la pista, sentirla per capire come farla divertire. Bisognerebbe fare attenzione per non perdere mai di vista l’elemento della scrittura, che è quello che dà qualità a un progetto.

Negli anni ’90 le scena dance italiana aveva una forte spinta verso l’esterno ed era un vero fenomeno di esportazione. Pensi che oggi gli artisti italiani abbiano perso qualcosa?
Oggi la comunicazione è molto diversa, molto più facilitata rispetto al passato. La barriera tra l’Italia e l’estero è stata quasi del tutto abbattuta, tutto ha una visione globale. Ci possono essere delle differenze determinate dai singoli luoghi in cui si fa musica, ma poi tutto circola con grande facilità ovunque e tutti hanno la stesse possibilità di far arrivare lontano la propria musica. Possono nascere anche collaborazioni a distanza tra un giovane produttore che vive in Sicilia e uno studio di produzione americano, senza che ci sia alcuno spostamento.

Presto arriverà il tuo nuovo album: cosa puoi già anticipare?
Ci saranno i singolo pubblicati finora e dei nuovi inediti. Non mancheranno anche delle collaborazioni, che però non posso ancora svelare.

Gli ultimi singoli sono cantati in italiano: significa che vuoi concentrarti sull’Italia?
Il lavoro fatto con gli Eiffel 65 negli ultimi 20 anni ha creato un grande seguito in Italia e all’estero, e ma oggi mi sembra che qui da noi la scena dance ed elettronica sia poco coperta. La sfida è quella di riportare l’attenzione sulla dance cantata in italiano, mantenendo però sonorità internazionali.

Il tuo lavoro all’estero non si è comunque mai interrotto anche perché tieni dei corsi in collaborazione con lo studio DMI di Las Vegas. Noti delle differenze tra il modo di lavorare in America e quello in Italia?
Tengo soprattutto corsi di scrittura e produzione e ho la possibilità di confrontarmi con tanti giovani che si affacciano a questo mondo. E’ difficile dire se ci siano delle sostanziali differenze nel modo di lavorare: sicuramente in America ci sono maggiori disponibilità di budget, e questo consente di aumentare la quantità e la qualità delle cose che si possono realizzare, dai video alla grafiche più elaborate, oppure consente di avere una maggiore visibilità, soprattutto quando si parla di artisti emergenti. Tutti questi fattori si ripercuotono sui risultati che avrà poi il prodotto, ma la scintilla iniziale di sedersi davanti a un computer e pensare di scrivere un brano per divertirsi resterà sempre fondamentale: senza di quello non ci sarà qualcosa di nuovo. Spesso ci si limita ad ascoltare quello che fanno gli altri.

Pensi che in futuro il progetto degli Eiffel 65 possa risorgere al completo?
Non saprei dirti.

Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato dai al concetto di ribellione?
Significa sostenere un’idea che ti porta a raggiungere un risultato che sarebbe altrimenti difficilmente raggiungibile: puntare un obiettivo e fare in modo che non sia ostacolato, soprattutto quando lo è ingiustamente. In quel caso ha senso ribellarsi.

Gabry Ponte: una lettera aperta per chiedere più controlli durante i concerti

CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

Perché le cose diventano pericolose solo dopo che sono accadute?

Pensate all’America.. dopo l’ennesima strage in un college dovuta a un folle che spara a caso tra gli studenti, qualcuno si accorge che forse non è cosa saggia vendere armi come fossero patatine al supermercato.

La maggior parte delle persone ex-post pensa: è ovvio che potesse accadere una simile tragedia, il rischio era davanti ai nostri occhi.

Qualcuno punta il dito, qualcuno polemizza: “l’avevo detto”

La nuova follia che sembra andare di gran moda negli ultimi tempi è quella di lanciare bombolette di spray al peperoncino in luoghi gremiti di gente.

Si tratta di uno spray tossico, in grado di causare malori e persino lesioni alle persone che lo inalano.

Nell’ultimo anno ho letto articoli che parlano di concerti e festival sospesi, piazze e locali evacuati e persino di numerose rapine fatte usando questo spray come arma.

A me è capitato diverse volte, all’interno di un club in cui stavo facendo un dj set, che qualcuno diffondesse questo spray; so che è successo in più di un’occasione anche a molti miei colleghi, per citarne alcuni: Elisa, Fabri Fibra, Ghali, Gigi d’Agostino, Gue Pequeno, Sfera Ebbasta, insomma… pare che sia il nuovo passatempo di qualche idiota.

Mi sono reso conto vivendo quegli attimi da dietro la console, di quanto anche le conseguenze di tutto ciò possano essere potenzialmente disastrose.

Immaginate: buio, un affollamento di persone che si divertono, all’improvviso succede qualcosa che scatena il panico, la gente scappa… nulla di più prevedibile che qualcuno scivoli o inciampi, e si ritrovi per terra con duecento persone che lo calpestano.

Per fortuna non è ancora successo, ma non è lo scenario di un futuro distopico; il rischio è davanti ai nostri occhi!

Allora mi chiedo: perché nessuno ha ancora fatto niente?

Mi chiedo se sia giusto che uno strumento in grado di causare tutto questo venga venduto nei supermercati senza un minimo controllo.

Non esiste nulla di giusto o sbagliato in senso assoluto, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

E’ giusto se serve ad evitare uno stupro, sbagliato se serve a fare una rapina o a creare panico tra la folla!

Purtroppo è difficile per i proprietari dei locali o per i promoter degli eventi effettuare controlli capillari atti a prevenire questo fenomeno. La scorsa settimana, tramite le riprese video che i miei video maker effettuano sempre durante le mie serate siamo riusciti a identificare i responsabili di uno di questi episodi… consegnerò i video alle autorità, e continuerò a farlo dopo ogni serata se necessario. Si tratta comunque di azioni punitive, attuabili ex-post, quando il danno è già stato fatto; occorre trovare misure preventive.

Non so quali, non sono un esperto, ad esempio mi viene da pensare che sarebbe utile chiedere un documento di identità a chiunque scelga di acquistare questo spray, in modo tale che i dati della persona siano linkati a un codice a barre impresso all’interno della bomboletta, che se rinvenuta, possa ricondurre all’acquirente.

Controlli più rigidi per chi lo acquista insomma, e pene più severe per chi ne fa un uso improprio e mette a rischio l’incolumità di terzi.

Mi rivolgo a tutti voi ragazzi, e faccio appello al vostro buon senso.

Tutti abbiamo avuto i nostri “momenti goliardici” nella vita.. ma ci sono cazzate e cazzate: questa può rovinare le vostre vite e quelle di altre persone, incluse quelle dei vostri genitori!!!

E mi rivolgo anche ALLE ISTITUZIONI, sperando che questo messaggio arrivi a qualcuno che ha gli strumenti per aiutarci.

A questo proposito vorrei invitare tutte le persone che hanno vissuto una situazione simile a condividere questo post. Tutti gli artisti che, come me, l’hanno vissuta da sopra il palco, tutti quelli che ne sono stati vittima e si sono spaventati, tutte le persone di buon senso che ne percepiscono la pericolosità..

Inoltre chiedo aiuto a tutti i giornalisti che credono nell’utilità dell’informazione e lavorano per un mondo più consapevole, e a tutti gli influencer che con la loro voce digitale sono in grado di raggiungere molte persone.

Siamo nell’epoca in cui i social possono cambiare l’ideologia degli uomini.

Un tempo bisognava scendere in piazza e firmare petizioni. Oggi basta credere in una causa e condividere un post per fare molto più rumore.

Invito tutti quelli che credono che insieme si possano cambiare le cose a condividere.

Facciamo in modo che nessun giornale, un domani, debba raccontare la cronaca di un disastro annunciato.

Gabriele Ponte

#MUSICANUOVA: Gabry Ponte, Tu sei (feat. Danti)

Cover Tu Sei
Dopo il successo della scorsa estate con Che ne sanno i 2000, Gabry Ponte tenta il bis e torna con una nuova bomba dance costruita ad arte, Tu sei.
Questa volta l’ispirazione arriva dal repertorio… “classico” della musica italiana; il brano utilizza, infatti, un sample di uno dei pezzi più famosi di Umberto Tozzi Tu del 1978.
E anche questa volta non manca il tocco di Danti.
Il videoclip è ambientato in un futuro prossimo in cui la realtà aumentata ormai controlla le vite di ognuno, e ha dei protagonisti d’eccezione,ovvero gli youtuber Favij e Giulia Penna. Inoltre, hanno partecipato con un cameo Rudy Zerbi, Benji & Fede e i Marnik, che hanno curato la produzione di uno dei remix del brano.

#NUOVAMUSICA: Gabry Ponte feat. Danti, Che ne sanno i 2000

Da Fiorello a Battisti, dal Festivalbar a Bim Bum Bam, pcassando per i Nirvana, il Game Boy fino a Blue Da ba dee.
Con ironia – ma forse in fondo neanche tanta – Gabry Ponte (proprio uno dei tre di Blue Da ba dee) ha rispolverato le icone degli anni ’90 e ci ha messo sotto una base dance arruolando Danti alla voce.
E’ nata così Che ne sanno i 2000, un “pezzone” dance dedicato a quella mitica decade che tanto ha lasciato nel cuore e nella memoria di chi l’ha vissuta.
gabry_ponte

… con buona pace dei pischelli figli del 2000 che si sono persi anni meravigliosi….

A fare da testimoni del passaggio generazionale, nel video fanno la loro comparsa alcune delle ultime icone web, Rovazzi e i Mates.

Ma fra 10 anni qualcuno si ricorderà di loro? Noi di Uan ci ricordiamo ancora adesso.