Romina Falconi e le onoranze funebri Taffo firmano l’inno definitivo di questa estate


Mare, feste sulla spiaggia, cocktail ghiacciati, gelati squagliati al sole, destinazioni esotiche, vacanze? Tutto bellissimo, ma diciamoci la verità, anno dopo anno è sempre la stessa storia che si ripete, con tormentoni estivi clonati in serie e con il rischio-sbadiglio dietro l’angolo. Ma non quest’anno!
A salvare l’estate dalla noia “mortale” ci ha pensato Romina Falconi insieme a quei monelli di Taffo Funeral Services, agenzia di onoranze funebri romana diventata celebre sui social per la comunicazione tagliente e affilata, che spesso non risparmia stilettate di humor nero rivolte anche al mondo della politica.

Con il primo, vero caldo estivo dell’anno, è infatti arrivato anche Magri muori, singolo che segna la collaborazione – inedita e atipica sotto tutti i punti di vista – tra l’artista romana e l’impresa di pompe funebri.
Un’operazione discografica che ha i contorni del colpo di genio, perché chi conosce Romina sa che da lei non ci si poteva aspettare una canzone estiva nei canoni: sul più classico ritmo al reggaeton – ma che qualcuno ha già sagacemente ribattezzato reggaetomb -, la Falconi e Taffo hanno costruito un vero e proprio inno alla vita giocando con ironia sul tema della morte.
Prodotto da Marco Zangirolami e con la partecipazione straordinaria dello speaker Renzo Di Falco, il brano è un invito a godersi fino in fondo le gioie dell’esistenza qui e subito, perché chissà, domani potrebbe essere troppo tardi, ma è anche un’occasione per sbeffeggiare razzisti, bulli, omofobi e no wax.

“Scherzare sulla morte è il modo per non averne paura – dichiara Taffo – per questo abbiamo voluto portare in musica tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi sui social. Romina è una cantautrice fantastica, scrive testi crudi e pieni di significato, quindi era perfetta per creare questo inno alla vita. Perché Magari Muori potrebbe sembrare un anatema, invece è un ottimo consiglio e ora anche una bomba di canzone”.

Romina Falconi tinge di biondo Milano


Non era la prima volta che Romina Falconi si esibiva a Milano – e in passato ha avuto occasione di farlo anche in una location importante come quella dell’Alcatraz – ma il concerto del 16 maggio all’Apollo Club di via Borsi sembra aver segnato per la cantautrice romana un traguardo importante.
Un concerto arrivato dopo le tappe di Roma e Bologna, ma soprattutto dopo l’uscita del secondo disco, Biondologia: un concept-album sulle emozioni pubblicato a marzo, che ha messo ancora più in luce il talento di un’artista che fino ad alcuni anni fa il pop nostrano non aveva ancora conosciuto.
Quello all’Apollo è stato un live che senza troppi giri di parole si può definire un trionfo, con una calorosa partecipazione di pubblico a dimostrare una fiducia che Romina è riuscita a conquistarsi nel tempo, passo dopo passo, traguardo dopo traguardo, portando avanti un progetto discografico che pur muovendosi nel solco del pop più patinato si è sempre appoggiato sul circuito indipendente. Una scelta e una coerenza che finalmente sembrano portare risultati tangibili.

In un’ora e mezza di live, stretta in un corsetto nero e incorniciata da una chioma più platinata che mai, la Falconi ha messo sul palco tutta se stessa, proprio come si è sempre presentata nelle sue canzoni: si è mangiata la scena muovendosi con il passo esperto della diva, ha mostrato una femminilità sfacciata e passionale, ha rivelato le ferite e le cicatrici umane che ognuno di noi si porta dentro e tra un brano e l’altro ha dispensato le sue celebri e ficcanti pillole di filosofia verace: “Per me la dignità è come la sobrietà: non mi avranno mai!”; o ancora “Charlotte Brontë diceva che tra la dignità e la felicità preferiva essere felice. Io tra la dignità e la felicità preferisco bucare le ruote”, con buona pace del politically correct. Perché chi conosce Romina sa che dove c’è lei non possono esserci buonismi, retorica da cioccolatini e luoghi comuni.
Ironia tagliente, cinismo, rabbia, forse anche qualche “filo d’odio”, e poi dolore, fragilità dell’anima e nuda emozione, tutto questo ha preso vita durante la serata: bastava la citazione di un solo verso e la sala sapeva già quale sarebbe stato il prossimo brano, tra quelli più recenti ma anche tra quelli del passato, come Il mio prossimo amore – ormai diventato un vero manifesto “falconiano” – e Circe. Il pubblico è complice, solidale, e quella che si vede è una sincera dimostrazione di affetto reciproco tra un’artista che ha saputo trovare un linguaggio nuovo e personale per raccontare la vita e un pubblico che trova finalmente in Romina qualcuno in grado di dare voce anche ai pensieri più inconfessabili senza moralismi o censure e con la leggerezza dello “psico-pop”.

Questo è un concerto di Romina Falconi. Questa è una sana manifestazione di biondologia.

Torna lo psico-pop di Romina Falconi: il 15 marzo esce “Biondologia”


A quasi quattro anni da Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio e anticipato da Cadono saponette, Le 5 fasi del dolore e più recentemente da Vuoi l’amante, il 15 marzo esce Biondologia, il nuovo progetto discografico di Romina Falconi.
Più che un disco, un manuale di psicologia pop, anzi, di psico-pop: si tratta infatti di un concept album di 12 brani legati dallo studio psicologico delle emozioni.
La vita vista e raccontata senza sconti con gli occhi di una (finta) bionda, Romina Falconi, la diva più caustica della musica italiana, da sempre capace di unire tragedia e ironia, dolore e scintillio glamour.

L’arte di passeggiare con disinvoltura sul ciglio di un abisso, questo è il sottotitolo di un’opera che si preannuncia come una vera e propria epopea pop.

“Quest’album è una mappa psico-emozionale di tutti gli schiaffi della vita” racconta Romina “Ogni canzone è uno stato emotivo preciso, con un suo suono e una sua voce narrante: quella di un paziente dall’analista. Voglio parlare di emozioni perché sono pure e incontrollabili, così come è puro il paziente che si racconta: non deve avere ragione, non deve essere saggio, vuole solo tornare in piedi. Scrivo in questa forma perché voglio che chi mi ha scelta non si senta più solo. Ne so qualcosa della solitudine. In certe situazioni si vorrebbe apparire forti, migliori; si vorrebbe sempre avere ragione. Io me ne sono fregata della ragione e ho puntato tutto sulle debolezze umane. Cado a pezzi e chiedo scusa, rido di tutto e di me. Dedico con ferocia questi capitoli a chi, come me, sa che gli eroi non sono quelli invincibili; sono i caduti che hanno saputo insistere”.

Questa la tracklist:

1. Poesia Nera
2. Le 5 fasi Del Dolore
3. Vuoi L’Amante
4. Troppo Tardi
5. Latte+
6. Cadono Saponette
7. Sei Mejo Te
8. Tienimi Ancora
9. Sex Tape
10. Ringrazia Che Sono Una Signora
11. Ci Vediamo Presto
12. Buona Vita Arrivederci

Biondologia è stato interamente scritto da Romina Falconi e prodotto da Francesco ‘Katoo’ Catitti. Tra i musicisti che hanno collaborato al disco spiccano i nomi di fama internazionale Gary Novak Reggie Hamilton.

Prima di partire con il tour ufficiale che prenderà il via a maggio e che verrà annunciato a breve, Romina terrà un tour instore di presentazione del disco. Di seguito le date confermate:

venerdì 15 marzo, ore 18: Milano – Mondadori Megastore via Marghera
lunedì 18 marzo, ore 18: Bologna – SEMM Music Store & More
martedì 19 marzo, ore 18: Roma – Mondadori Bookstore Cola Di Rienzo
giovedì 21 marzo, ore 17.30: Firenza – Le Murate – Caffé Letterario (in collaborazione con Galleria del Disco)

 

Una canzone ci salverà. Il dolore e lo psico-pop di Romina Falconi

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Non me ne ero mai reso conto, ma Romina Falconi ha portato in Italia un nuovo genere. Lo aveva già fatto l’anno scorso con Cadono saponette, e lo aveva fatto con le canzoni del suo album primo album, Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio. Finora però non lo avevo capito: lo avevo intuito, avevo accarezzato l’idea, ma non mi era mai stato chiaro come adesso: Romina Falconi ha inventato lo psico-pop.
Un pop “psicologico” (e non psicopatico!), che diventa analisi e indagine interiore, tra gli scogli dell’inconscio e del subconscio.
L’ho capito adesso, da quando è uscito il suo ultimo singolo, Le 5 fasi del dolore. Un brano perfettamente “falconiano”, crudele, anzi spietato, ma con quella patina pop che lo rende leggero. Perché Romina è proprio così, è le più cruda e la più sincera delle popstar nostrane, una che se deve raccontarti il dolore non te lo farcisce con la commiserazione, ma anzi lo sviscera fino in fondo, fino a trovare anche il senso di colpa che si annida dentro di noi.

Ecco allora che Le 5 fasi del dolore affronta senza alcuna protezione il tema dell’abbandono elaborandolo come il lutto, perché poi alla fine l’abbandono è un po’ come un lutto, no? Essere abbandonati, lasciati, traditi, non è forse come morire? Anzi, se possibile è anche peggio, perché chi ci abbandona nella maggior parte dei casi resta lì, a portata di sguardo, nelle nostra vicinanze. Oggi poi con i social è ancora più difficile perdersi davvero di vista, e noi rischiamo di vedere l’altra persona mentre riparte senza di noi, si ricostruisce nuove abitudini, la vita quotidiana: lui o lei sono vivi, noi no, noi dentro siamo devastati. Ed è proprio in quel momento che iniziamo ad elaborare il nostro personale “lutto” del cuore, passando attraverso il rifiuto, la rabbia, il patteggiamento, la tristezza, per arrivare all’accettazione della perdita, che si manifesta con la resilienza e che dimostra una crescita.
L’accettazione vera è quella che ci permette di ridere di quel dolore, guardandolo come qualcosa di passato. Ci sentiamo forse persone migliori, anche se nella nostra testa abbiamo partorito pensieri di indicibile cattiveria, persino di odio.
E se ci sdraiassimo sul lettino di un analista ci direbbe che è normale così, non siamo dei mostri, è solo la natura umana. Insomma, non siamo cattivi, è la vita a disegnarci così.
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Il lavoro dell’analista, Romina lo ha fatto su se stessa mettendo tutto in una canzone nata proprio dalla fine di una convivenza: “Sono bravissima a fare le sfuriate. Mi rendevo conto che in quella storia la situazione fosse già satura, ma speravo che la minaccia di andarmene avrebbe risolto tutto. E così l’ho fatto, ho gridato che era finita, che me ne sarei andata, e l’unica risposta che lui mi ha dato è stata ‘va bene’. Ecco perché dico che so sbattere bene le porte, ma poi mi ritrovo fuori a bussare”.

Lei è la paziente pronta a farsi analizzare, e lei è quella che trova la cura. Le 5 fasi del dolore è una canzone spietata perché non addolcisce nulla, non è politicamente corretta perché non lo è la nostra mente quando siamo nel pieno dell’elaborazione del nostro lutto personale. “Non si può boicottare la cattiveria“, ammette Romina, e come darle torto?
“Mi dicono che raramente esprimo quello che sento ma quando lo faccio, lo faccio in modo viscerale. Per me questo è l’unico modo di scrivere. Crudo. Questa volta ho voluto parlare di abbandono. La mia canzone si chiama cita il famoso modello sviluppato dalla psichiatra Elisabeth Kübler Ross sull’elaborazione del lutto, dell’abbandono. La paziente sono io. Forse è vero che il maestro migliore è il dolore, ma che me ne faccio della lezione imparata se mi hanno abbandonato? Che me ne faccio di me, se il mio desiderio è distrutto?”
Chi di noi non si è trovato almeno una volta a fare questi pensieri? Ma quanti sono disposti a confessarlo?
La nostra società non ammette l’esternazione del dolore. O meglio, la vede solo come forme di commiserazione, ma il dolore è sempre qualcosa da tenere lontano, per non rischiare di esserne contagiati. O forse allontaniamo il dolore altrui perché ci mette davanti alla nostra impotenza di non poter risolvere il problema.


A dimostrarlo è stato anche un esperimento sociale messo in atto quest’estate e reso pubblico attraverso misteriosi video sul web pochi giorni prima dell’uscita del brano: “Ho pensato di rappresentare l’abbandono nelle piazze di alcune città, nel modo più tenero possibile: una ragazza vestita da sposa, in lacrime. Ero presente mentre una dolce sposina disperata vagava tra la gente allibita. Poche signore si sono avvicinate cercando di dare conforto. L’abbandono ci fa così paura? Ho voluto fotografare quel momento, descrivendo con precisione chirurgica cosa ho provato durante un abbandono, ridendo e piangendo di me. Volevo essere sincera, a qualunque costo”.

Le 5 fasi del dolore è però solo il primo capitolo di una lunga serie, perché tutto il nuovo album di Romina, in uscita all’inizio del nuovo anno, sarà incentrato su canzoni “con il fango alla gola”: “Ho deciso di scrivere canzoni emotive. Ma forse non è una scelta. Forse, non avendo io grande padronanza della mia vita e dei miei sentimenti, ho voluto mappare le emozioni che provo, perché spero che lì fuori ci sia qualcuno che abbia sentito le stesse cose. Forse scrivo per non sentirmi più sola”.
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E proprio per non lasciare da soli anche altri cuori infranti, da giovedì 11 ottobre sabato 10 novembre Romina Falconi aprirà un vero e proprio centro d’ascolto presso la Galleria Santa Radegonda di Piazza Duomo a Milano dove ascolterà i suoi fan, e chiunque vorrà consultarla, per condividere storie personali e confessioni a cuori aperto riguardo al tema della canzone e drammi quotidiani.

Magari non basterà solo una canzone a farci uscire dal dolore, ma almeno sappiamo che là fuori non siamo soli nemmeno noi.

Le cinque fasi del dolore: il ritorno di Romina Falconi tra pop e psicanalisi

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Nei giorni scorsi sono state avvistate in alcune città italiane (Milano, Roma, Firenze, Padova, Bari) alcune misteriose spose abbandonate che vagavano in lacrime per le strade, nei parchi e nella metropolitana.
I video e le foto hanno fatto il giro del web e in molti hanno iniziato a chiedersi chi fossero quelle donne, arrivando in alcuni casi a sospettare che si trattasse di una campagna pubblicitaria: bene, il mistero è ora svelato.
Si è trattato infatti di una gigantesca rappresentazione di ciò che nell’immaginario collettivo rappresenta il più tremendo stato dell’abbandono, una sposa lasciata sull’altare.
Proprio di questo parla Le Cinque Fasi del Dolore, il nuovo singolo di Romina Falconi in uscita il 28 settembre e già in pre-order.
Romina Falconi
“Mi dicono che raramente esprimo quello che sento ma quando lo faccio, lo faccio in modo viscerale. Per me questo è l’unico modo di scrivere. Crudo. Questa volta ho voluto parlare di abbandono.
Le Cinque Fasi del Dolore e cita il famoso modello sviluppato dalla psichiatra Elisabeth Kübler Ross sull’elaborazione del lutto, dell’abbandono. La paziente sono io. Forse è vero che il maestro migliore è il dolore, ma che me ne faccio della lezione imparata se mi hanno abbandonato? Che me ne faccio di me, se il mio desiderio è distrutto?
Ho pensato di rappresentare l’abbandono nelle piazze di alcune città, nel modo più tenero possibile: una ragazza vestita da sposa, in lacrime. Ero presente mentre una dolce sposina disperata vagava tra la gente allibita. Poche signore si sono avvicinate cercando di dare conforto. L’abbandono ci fa così paura? Ho voluto fotografare quel momento, descrivendo con precisione chirurgica cosa ho provato durante un abbandono, ridendo e piangendo di me. Volevo essere sincera, a qualunque costo.
Ho deciso di scrivere canzoni emotive. Ma forse non è una scelta. Forse, non avendo io grande padronanza della mia vita e dei miei sentimenti, ho voluto mappare le emozioni che provo, perché spero che lì fuori ci sia qualcuno che abbia sentito le stesse cose. Forse scrivo per non sentirmi più sola”.

Il singolo vede la produzione di Francesco “Katoo” Catitti, già produttore di Michele Bravi e collaboratore di Elisa.

Romina Falconi, scosse elettriche e poesia

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Lo ha intitolato In certi sogni canto nuda, riprendendo in parte il titolo del primo album Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio, e in parte lasciando emergere l’intenzione di spogliarsi, per dare alle parole ancora più peso di quanto già non ne avessero con la loro precedente veste pop.

Chi si è già imbattuto tra le pagine di questo blog sa quanto grande sia la stima che nutro per Romina Falconi, forse l’unica che in Italia possa ambire al titolo di popstar rivaleggiando con le colleghe straniere, quelle a cui tutte le nostre cantanti guardano, ma che poi nessuna si azzarda a sfidare.
Romina no, Romina ha la stessa attitudine sfrontata delle superstar, Romina osa, gioca con la sua femminilità e con l’immagine, se ne frega dei moralisti e ci mette la testa, consegnando nelle sue canzoni testi che non risparmiano il dolore, il volto crudo della vita, ma che nello stesso tempo sa mostrare anche il suo scintillio. Tutto questo Romina lo fa con il pop, e con il primo album – uscito ormai più di due anni fa – aveva steso un manifesto di vita ricoperto di glitter e di spine, sorprendente, probabilmente inedito qui nel Bel Paese.

Ora, la Falconi fa un passo in più: fa una selezione di quel disco (10 brani per la precisione), la spoglia e la riveste di sintetizzatori, tastiere, corde elettriche e percussioni. In una parola, ne fa una versione elettroplugged, tutta rigorosamente suonata, e la intitola, appunto, In certi sogni canto nuda.  
Ecco allora un tappeto sintetico spalmarsi come una scie di stelle cadenti su Playboy, scelta per l’apertura, ecco l’incedere solenne di La tempesta perfetta, per la prima volta accompagnata dalla musica (nel primo disco era presente come ghost track a cappella), ecco i poderosi muri di suono sintetico al confine dell’indie rock innalzati su Circe, ecco l’ipnosi elettronica di Stupida pazza

Lista nera si trasforma in un’oscura e vibrante prova synthpop che potrebbe essere uscita dalla darkwave degli anni ’80, così come la rivoluzione tra club e rock compiuta per Il mio prossimo amore.
Infine, a chiudere è un medley tra Viva e lei e Un filo d’odio, aperto da un onirico velo di sintetizzatori che volge all’improvviso in un’articolata piano version.

Con In certi sogni canto nuda il pop dell’origine tramuta, cambia pelle con metallo ed elettricità, compiendo virate a volte drastiche, violente, vorticose, con arrangiamenti che sembrano ideali anche per una riproposizione dal vivo.
E poi c’è la poesia di Romina Falconi, che rimane una garanzia.  

#MUSICANUOVA: Immanuel Casto, Piromane

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Ironico, dissacrante, caustico, e ora mai come prima… rovente.
Immanuel Casto
anticipa l’uscita del nuovo album L’Età del Consenso, in uscita il 14 settembre, con il singolo Piromane.

Al moralismo – io gli do fuoco
al populismo – io gli do fuoco
al tuo giudizio – io gli do fuoco!
Dammi il kerosene fammi il pieno ad oltranza.
Niente brucia così bene come l’ignoranza.»
; 

«Piromane è forse il brano più aggressivo che abbia mai scritto.È una lista di idee a cui vorrei dare fuoco. Ma è anche perfettamente rappresentativo del mio stile, con diversi livelli di lettura. Del resto non puoi risolvere un problema finché non sei in grado di riderne”.»

Tu sei un mitomane ma io sono piromane
– quanto tempo dato a chi poi è sempre ingrato.
Non importa con chi sei o se hai tanti amici gay –
te lo dico con amore lanciafiamme in azione.».

Ad accompagnare il Casto Divo nel ritornello, una stupenda Romina Falconi.

A novembre parte il tour, prodotto da Freak and Chic, nei club italiani:
13 novembre – Alcatraz – Milano
16 novembre – Largo Venue – Roma

17 novembre – Viper – Firenze
23 novembre – Hiroshima Mon Amour – Torino
24 novembre – Urban – Perugia
1 dicembre – Zona Roveri – Bologna
7 dicembre – New Age – Roncade (Tv);

info e prevendite su www.ticketone.it

BITS-CHART: Le 30 canzoni del 2017 secondo BitsRebel

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Eccole qua, le magnifiche 30 del 2017.
Arrivati a fine anno, fare un bilancio musicale degli ultimi 365 giorni resta un gioco divertente e spietato, a cui anche stavolta non ho voluto sottrarmi nonostante qualche difficoltà. Ovviamente, si tratta di una selezione parziale e soggettiva: questa non è la classifica di vendita o degli streaming registrati o delle visualizzazioni dei video, ma semplicemente la classifica di BitsRebel, stilata con gusto e giudizio totalmente personali.
30 canzoni scelte e ordinate tra quelle pubblicate durante l’anno, tra mainstream e panorama indipendente, nella scena italiana e internazionale, tra singoli e brani rimasti nascosti all’interno degli album.
Ecco allora il 2017 secondo BitsRebel.
Stay Rebel, forever!
30. Lady Gaga, The Cure
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29. Angelo Sava, Merlo
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28. Fabri Fibra, Fenomeno
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27. Pula +, Addio a modo mio
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26. Sophie, It’s Okay To Cry
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25. Fabio Cinti, Amore occasionale
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24. Taylor Swift, Look What You Made Me Do
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23. Samuel, La luna piena
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22. Fiorella Mannoia, Siamo ancora qui
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21. Francesco Gabbani, Occidentali’s Karma
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20. Giso featuring Romina Falconi, Solo sesso

19. Mannarino, Un’estate

18. Francesco Gabbani, Spogliarmi

17. Noemi, Autunno

16. Nina Zilli, Il mio posto qual è

15. L’aura, Il pane e il vino

14. Ilaria Porceddu, Sette cose

13. Brooke Candy, Living Out Loud

12. Amara, Grazie

11. Arca, Piel

10. unòrsominòre., Varsavia
Un’aria greve, nuvolosa e desolante fa da sfondo a questo brano in cui riferimenti storici e letterari si accumulano in un denso flusso di pensieri. Una canzone maestosa che avanza lenta e inesorabile, partorita nell’underground nostrano dalla mente di Emiliano Merlin, celato dallo pseudonimo di unòrsòminòre., e che meriterebbe un posto di riguardo nel moderno cantautorato italiano.

9. Fergie, Love Is Pain
Se ascoltando Love Is Pain avrete (o avete avuto) l’impressione che qualcosa vi suonasse famigliare, non siete proprio fuori strada, perché anche se nei crediti ufficiali non se ne fa menzione la canzone è una sorta di omaggio a Prince. “Il dolore è amore e l’amore è dolore”, canta Fergie, e lo spettacolo è tutto lì, negli occhi e nelle orecchie.

8. Miley Cyrus, Malibu (Lost Frequencies Remix)
Quando il remix fa meglio dell’originale. Il country-rock dell’album version di Malibu mi aveva lasciato un po’ l’amaro in bocca, ma poi tra i remix ufficiali è spuntata fuori questa versione house firmata Lost Frequencies: leggerissima e semplicemente magica.

7. Fabrizio Moro, Pace
Un grido disperato di aiuto, una preghiera levata altissima, e nello stesso tempo un manifesto di intenti e di speranza. Fabrizio Moro ha messo in Pace tutta la carica viscerale di cui è capace, regalandoci un momento di autentico amore. 

6. Christaux, Surreal
Christaux, ovvero Clod, ovvero la metà maschile degli Iori’s Eyes, quest’anno ha pubblicato Ecstasy, un album di pop elettronico dal profilo magniloquente, barocco e liturgico. Tra i momenti più struggenti e paradossalmente più scarni, Surreal si fa strada con la sua melodia disarmante e accecante.

5. Noemi, I miei rimedi
Per il suo nuovo album, in arrivo presumibilmente appena dopo Sanremo, Noemi sembra aver optato per l’elettropop. La sua versione di I miei rimedi dei La Rua (ma inizialmente proposto a lei per Sanremo 2016) ha il graffio giusto per parlare delle disillusioni e degli equivoci con cui troppo spesso ci difendiamo inutilmente dai colpi dell’amore. E il video è una delizia.

4. Baustelle, Amanda Lear
Primo singolo estratto da L’amore e la violenza, Amanda Lear non è semplicemente un omaggio all’icona degli anni ’70 e ’80, ma soprattutto un esempio di pura poesia “bianconiana” con la sua patina di malinconia, il racconto di qualche amore vissuto di sfuggita e un pungente profumo di vita. I Baustelle sono e restano una certezza.

3. Brooke Candy, Volcano
Se il pop ha un volto sporco e cattivo, non può che essere quello di Brooke Candy. Il 2017 sarebbe dovuto essere l’anno del grande salto verso il mainstream, ma i disaccordi con la Sony hanno bloccato l’uscita del suo primo disco. Lei però si è rimessa al lavoro e ha riesumato Volcano, un pezzo che aveva da un po’ nel cassetto: il risultato è una seduzione tra pop elettronico e rap, con un testo che esplode di metafore incandescenti.

2. Romina Falconi, Cadono saponette
Nessuno in Italia sa fare pop come Romina Falconi, mescolando ironia e spietata verità. In Cadono saponette tutto questo è evidente: chi altro avrebbe il coraggio di dirvi che “il pessimismo in amore può far bene”? Eppure sappiamo tutti quanto sia maledettamente vero. Perché almeno una volta tutti ci siamo piegati… alle regole della vita.

1. Miley Cyrus, Younger Now
Diciamolo pure, la svolta country di Miley Cyrus non ha particolarmente convinto il pubblico e Younger Now, il suo ultimo album, ha fatto registrare numeri piuttosto miseri. Resta il fatto che la titletrack è una delle cose che sprizzano più gioia tra quelle sentite quest’anno: un inno al cambiamento e un manifesto di rinnovata giovinezza. Mi è entrata nelle orecchie ad agosto e non ci è mai uscita, marchiando definitivamente il mio 2017.

La playlist dei brani è disponibile a questo link.

Cadono saponette, il pop terapeutico di Romina Falconi

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L’ho sempre detto, Romina Falconi è nata nel posto sbagliato.
Sarebbe dovuta nascere all’estero, possibilmente in America, dovunque, ma non in Italia. Perché a quest’ora probabilmente sarebbe una superstar, una iper-diva del pop che se ne va alle feste con Lady Gaga e Taylor Swift. Invece è nata in Italia, orgogliosamente in Italia certo, ma qui deve accontentarsi di stare in seconda fila, ferma con le quattro frecce dopo aver toccato da vicino le intricate dinamiche del mondo discografico “alto”. Fortunatamente ha una fanbase molto affezionata e in continuo aumento (lei li chiama Circi o Falconers), che negli ultimi anni l’ha supportata parecchio nei suoi coraggiosi progetti.

Ma che cos’ha di speciale questa Falconi? Beh, Romina ha tutto quello che quasi tutte le sue colleghe italiane non hanno il coraggio di mostrare: una femminilità naturale e sfacciata e una immensa capacità di raccontare le pieghe storte dell’amore e della vita.
Lo sa fare con ironia, con versi affilatissimi e caustici, senza paura di infilare nelle canzoni parole scomode e – vivaiddio – sincere.
Il mondo di Romina Falconi è esploso in tutta la sua potenza con suo primo album, Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio, pubblicato ormai quasi due anni fa: una raffica di confessioni sulle delusioni di coppia, sulla voglia di vendetta verso lo stronzo di turno, sul dolore che urla più forte anche nel completo silenzio. Non per niente sulla copertina lei aveva in mano una mannaia, come a dire “siete avvisati di quello che stare per ascoltare”.

Le storie che Romina mette nei suoi brani sono pezzi di vita di uno specchio rotto, frammenti che riflettono potenzialmente tutti, perché le sfighe e le inculate la vita non le risparmia proprio a nessuno.
Ecco perché il suo pop elettronico ha quasi un effetto terapeutico, perché ti fa sentire meno solo in questa vita che in un momento è una giornata di sole e l’attimo dopo è pieno inverno, e tu non capisci il perché, ti chiedi dove hai sbagliato, senza neanche provare a pensare che forse non hai sbagliato, ma è andata così e basta.
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L’ultimo singolo di Romina, Cadono saponette, parla di quella corazza di cui ci armiamo tutte le volte che sta per nascere una nuova storia, memori delle esperienze passate e ormai sicuri che le fregatura prima o poi arriverà. Una sorta di pessimismo diventato quasi congenito, al punto che quando la saponetta ci scivolerà dalle mani noi saremo bravissimi a piegarci per raccoglierla, con tutte le conseguenze del caso.
Eppure, sappiamo anche che niente sarà in grado dal trattenerci da quell’ennesimo tentativo, quell’ennesima occasione inaspettata, perché niente è così bello e così bastardo come l’amore.

Tanto, se proprio andrà male, ci sarà sempre una canzone di Romina ad asciugarci i rivoli di mascara sulle guance e a dirci che no, non siamo davvero soli.

Attenzione, “Cadono saponette”! Il 22 settembre torna di Romina Falconi

Negli ultimi giorni davanti al carcere di San Vittore, allo Stadio San Siro, alla Borsa, a piazzale Cadorna e per tutta la città di Milano sono stati avvistati enigmatici cartelli di pericolo con la scritta “Caduta Saponette”.
Il mistero ora si svela: era un’originale mossa pubblicitaria per anticipare Cadono Saponette, il nuovo singolo di Romina Falconiin uscita da venerdì 22 settembre.

È una vita che sorrido, quando arriva il mio regalo?”, inizia così il brano che segna il ritorno della cantautrice romana, uno dei nomi più interessanti della nuova scena pop italiana: “Cadono saponette ormai so piegarmi bene, / tu che eviti il dolore dimmi un po’ come si fa”.
“Sei cresciuto con l’amore, io con un paio di querele”.
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“Cadono saponette è un’istantanea sulle difficoltà e sulla prudenza che ti blocca proprio quando è arrivato il momento di lasciarti andare, come un freno su una strada in discesa. – commenta Romina Falconi – Ho voluto usare una figura retorica per dare un senso popolare e quotidiano a un testo che invece vuole esprimere un disagio oscuro ma molto diffuso fra le persone. Voglio incoraggiare chi appunto si sente così. Perché esiste sempre una seconda possibilità. Ogni lasciata è persa? Devi decidere se rimanere (sempre) alla stazione sbagliata con il vestito migliore, oppure cominciare a gestire pure la felicità. Questo testo e questa musica mi rappresentano, c’è tutto: ironia, origini popolari, il mio lato sensibile e intellettuale”.

Il singolo, prodotto di Maximilian Rio e Marco Zangirolami, vede la straordinaria partecipazione del batterista statunitense Gary Novak.