Brillare di buio. Romina Falconi torna con “Lupo mannaro”

Vi è mai capitato di sentirvi “storti” rispetto alla vita?
Vi siete mai sentiti fuori tempo con il mondo?
O avete mai avuto la sensazione di trovarvi fuori posto quando tutti gli altri esplodevano di entusiasmo, mentre voi sentivate dentro solo il grande boato del vuoto?

E se almeno una volta vi è successo, lo avete detto a qualcuno? O qualcuno è mai venuto a confessarlo a voi?

Senza essere troppo pessimisti, credo che la risposta all’ultima domanda siano “no”. Ed è quasi sicuramente “no” perché l’Uomo è un animale che rifiuta il dolore. Lo nasconde, lo tace, lo rinnega, e anche quando si trova nel buio più profondo della sua esistenza fa di tutto per mostrarsi agli altri con quel poco di luce che gli è rimasta.
Perché il dolore ci costringe ad ammettere che siamo vulnerabili e frangibili, e quindi fa paura. E chiedere aiuto agli altri lo fa ancora di più.

Ogni giorno il mondo ci chiede di presentarci al meglio, di spingere al massimo, di dire sempre “sì”, e di farlo possibilmente con il sorriso più smagliante che abbiamo.

Non assecondare la richiesta significa spesso passare dalla parte del torto, sentirsi in errore, disallineati. La verità è che siamo semplicemente umani, ognuno con i propri coni d’ombra con cui convivere e il proprio scopo di felicità da non perdere di vista, come una luna piena che illumina l’oscurità.

Romina Falconi ha trasformato tutto questo in musica nel suo ultimo singolo, Lupo mannaro, secondo spietato ritratto della galleria degli “sbagliatori” che popolerà il suo terzo album, in arrivo nel 2023.

 

“Con questa canzone ho messo in scena il grande spettacolo del buio. Ho cercato di riassumere la condizione di chi ha un’ombra che esce fuori con grande consapevolezza.
Una confessione a cuore aperto e rotto di chi vuole solo riemergere senza avere un libretto di istruzioni. Non ho censurato la cattiveria perché si tende ad immaginare una persona triste come debole, fragile.
Chi sopravvive al proprio buio, si sente un lupo mannaro per la vita.
Un essere umano può colpevolizzarsi e perdonarsi, pregare e imprecare. Un essere umano è miserabile e supremo, tutto in una vita.
La speranza è la grande assente di questa canzone perché quando un’ombra si rivela e tutto si compie, la speranza la si cerca come si fa con Dio.
E Dio esiste ma temo che ogni tanto ci abbia sopravvalutati.”

Come accaduto lo scorso maggio per l’uscita del singolo La suora, anche Lupo mannaro è accompagnato da una “costola editoriale”, ovvero il secondo volume del Rottocalco. Un vero e proprio metalibro di oltre 230 pagine edito da Poliniani (qui il link per l’acquisto online), che tratterà nel profondo i macrotemi affrontati in Lupo mannaro: gli ululati nel vuoto, la positività tossica e la dannazione dell’impostore.

Il volume sarà disponibile in anteprima dal 28 ottobre all’1 novembre al Lucca Comics & Games 2022, presso gli stand Freak&Chic (Padiglione Games) e Poliniani (Padiglione Autori).

Ad arricchire le pagine dell’opera saranno, fra gli altri, i contributi dell’antropologa Elena Nesti, della psicologa Monia D’Addio, degli autori Roberto RecchioniFrektTito Faraci, dei giornalisti Caterina DamianoPietro CernigliaEmanuele Corbo e Roberto Pancani, e del pubblicitario Riccardo Pirrone; le tavole in versione manga di Marco Albiero, oltre alle opere di Evviart, Edoardo Del Pero e Ninphetamina.

“Magari vivi”, l’inno alla sfiga di Romina Falconi

31 maggio 2019, è questo il momento da cui è partito tutto.

Con l’estate alle porte e il solito carico di inni balneari in uscita, quel giorno ha visto lo scoppio di un inaspettato fulmine nel cielo sereno della musica di fine primavera. Un fulmine che aveva il titolo di Magari muori ed era il frutto di un’inedita collaborazione tra un’artista decisa a rompere gli schemi e le convenzioni del pop, Romina Falconi, e un’agenzia di pompe funebri allergica a retorica e moralismi ma amante dell’ironia, Taffio.

Sul ritmo cadenzato del reggaeton, al posto delle solite palme, del solito mare e delle solite notti di fuoco c’era un sano invito al carpe diem, a vivere tutto fino in fondo, perché oggi ci sei e domani il prete potrebbe ricordati nell’omelia.

Chiamatelo humor nero se vi va, nei fatti è stato un colpo di genio.

Ma una roba così non è certo da tutti, te la puoi permettere solo sei un’artista disposta a rischiare di prendere le buche e se il pop preferisci da sempre servirlo al tuo pubblico accompagnato da un calice amaro, piuttosto che avvolto in una nuvola di zucchero filato. Oserei dire che in Italia una roba così te la puoi permettere solo se sei Romina Falconi.

Che non a caso a due anni di distanza torna in pista con Magari Vivi, secondo, fulminante capitolo di questa saga.

Se prima c’era il reggaeton adesso ci sono i fervori della salsa, e al posto di un’esplosione di caliente passione si distende un luminoso manifesto della sfiga, nel più tipico falconiano pensiero.

Scritto insieme a “Sua Casalinità” Roberto Casalino e prodotto dalle sapienti mani di Marco Zangirolami, Magari vivi è l’inno di chi non si arrende alle proprie sfortune, di chi era alla toilette quando distribuivano le botte di culo, ma che nonostante tutto ci crede e ci spera ancora, perché prima o poi anche alla buona sorte capiterà di sbagliare strada e di arrivare da loro.

“Questo è un inno a prendere la vita così (tutto sta a capire come e dove, da decidere a piacere). Noi figli del mai una gioia, pronti a sorridere pure se tutto va a rotoli.
Noi che chiediamo scusa pure se cadiamo. Noi che pensiamo che quello delle leggi, il Signor Murphy, era un ottimista. Questo vuole essere un inno al coraggio, un invito a duello a tutti i life coach che credono che basti volerle le cose. C’è chi ha la buona stella strepitosa, e senza sforzi ottiene tutto, e chi ha la buona stella che è un tipo. Un tipo simpatico.
Siamo baciati dalla fortuna ma più frequentemente trombati selvaggiamente dalla sfiga, non ci arrenderemo mai e cercheremo sempre un segnale che ci faccia ricredere. Rideremo lo stesso.

Con una certa arroganza, seppur appassionatamente speranzosi, vi mostriamo il nostro inno. Benvenuti nel Brutalismo!”

La vendetta è servita! Il marketing geniale di Romina Falconi colpisce ancora


Tutto è iniziato lunedì 13 gennaio, quando sui sedili di un treno della linea Mortara-Milano sono comparsi misteriosi volantini contro tale Romano Falchetti, colpevole a quanto sembrava, di aver tradito la moglie o la compagna. Tempo qualche ora e il medesimo messaggio è apparso su una parete della stazione Duomo della metropolitana, questa volta però in formato gigante.
Ma chi è Romano Falchetti? E cosa avrà mai combinato per meritarsi una vendetta tanto spietata?

 

 

 

 

 

 

 

 

Mentre il web e i social iniziavano a pullulare di domande, ecco che nel pomeriggio di martedì è arrivata la risposta: si è trattato di un’astuta mossa pubblicitaria per anticipare l’uscita di Ringrazia che sono una signora, il nuovo singolo di Romina Falconi.
Il brano, quinto estratto dall’album Biondologia, uscito lo scorso anno, è una perfetta sintesi di sana voglia di vendetta, ironia e melodia squisitamente pop, tutto nel caratteristico stile “falconiano”.
E per un pezzo che non si vergogna di dare voce ai pensieri più inconfessabili e politicamente scorretti non poteva che esserci un video provocatorio e altrettanto ironico diretto dall’amica di sempre Luana Corino, che vede anche la partecipazione di Franco Trentalance.

Nel febbraio 2019, per lanciare il singolo Le 5 fasi del dolore, Romina Falconi aveva inviato una finta sposa in lacrime per le vie del centro di Milano: un’esperimento sociale per osservare le reazioni della gente davanti al dolore altrui. In questo caso è invece la vendetta a essere al centro dell’attenzione, e ci sono pochi dubbi: anche se non lo ammetteremo mai, certi “neri pensieri” almeno una volta li abbiamo fatti tutti…

Romina Falconi e le onoranze funebri Taffo firmano l’inno definitivo di questa estate


Mare, feste sulla spiaggia, cocktail ghiacciati, gelati squagliati al sole, destinazioni esotiche, vacanze? Tutto bellissimo, ma diciamoci la verità, anno dopo anno è sempre la stessa storia che si ripete, con tormentoni estivi clonati in serie e con il rischio-sbadiglio dietro l’angolo. Ma non quest’anno!
A salvare l’estate dalla noia “mortale” ci ha pensato Romina Falconi insieme a quei monelli di Taffo Funeral Services, agenzia di onoranze funebri romana diventata celebre sui social per la comunicazione tagliente e affilata, che spesso non risparmia stilettate di humor nero rivolte anche al mondo della politica.

Con il primo, vero caldo estivo dell’anno, è infatti arrivato anche Magri muori, singolo che segna la collaborazione – inedita e atipica sotto tutti i punti di vista – tra l’artista romana e l’impresa di pompe funebri.
Un’operazione discografica che ha i contorni del colpo di genio, perché chi conosce Romina sa che da lei non ci si poteva aspettare una canzone estiva nei canoni: sul più classico ritmo al reggaeton – ma che qualcuno ha già sagacemente ribattezzato reggaetomb -, la Falconi e Taffo hanno costruito un vero e proprio inno alla vita giocando con ironia sul tema della morte.
Prodotto da Marco Zangirolami e con la partecipazione straordinaria dello speaker Renzo Di Falco, il brano è un invito a godersi fino in fondo le gioie dell’esistenza qui e subito, perché chissà, domani potrebbe essere troppo tardi, ma è anche un’occasione per sbeffeggiare razzisti, bulli, omofobi e no wax.

“Scherzare sulla morte è il modo per non averne paura – dichiara Taffo – per questo abbiamo voluto portare in musica tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi sui social. Romina è una cantautrice fantastica, scrive testi crudi e pieni di significato, quindi era perfetta per creare questo inno alla vita. Perché Magari Muori potrebbe sembrare un anatema, invece è un ottimo consiglio e ora anche una bomba di canzone”.

Romina Falconi tinge di biondo Milano


Non era la prima volta che Romina Falconi si esibiva a Milano – e in passato ha avuto occasione di farlo anche in una location importante come quella dell’Alcatraz – ma il concerto del 16 maggio all’Apollo Club di via Borsi sembra aver segnato per la cantautrice romana un traguardo importante.
Un concerto arrivato dopo le tappe di Roma e Bologna, ma soprattutto dopo l’uscita del secondo disco, Biondologia: un concept-album sulle emozioni pubblicato a marzo, che ha messo ancora più in luce il talento di un’artista che fino ad alcuni anni fa il pop nostrano non aveva ancora conosciuto.
Quello all’Apollo è stato un live che senza troppi giri di parole si può definire un trionfo, con una calorosa partecipazione di pubblico a dimostrare una fiducia che Romina è riuscita a conquistarsi nel tempo, passo dopo passo, traguardo dopo traguardo, portando avanti un progetto discografico che pur muovendosi nel solco del pop più patinato si è sempre appoggiato sul circuito indipendente. Una scelta e una coerenza che finalmente sembrano portare risultati tangibili.

In un’ora e mezza di live, stretta in un corsetto nero e incorniciata da una chioma più platinata che mai, la Falconi ha messo sul palco tutta se stessa, proprio come si è sempre presentata nelle sue canzoni: si è mangiata la scena muovendosi con il passo esperto della diva, ha mostrato una femminilità sfacciata e passionale, ha rivelato le ferite e le cicatrici umane che ognuno di noi si porta dentro e tra un brano e l’altro ha dispensato le sue celebri e ficcanti pillole di filosofia verace: “Per me la dignità è come la sobrietà: non mi avranno mai!”; o ancora “Charlotte Brontë diceva che tra la dignità e la felicità preferiva essere felice. Io tra la dignità e la felicità preferisco bucare le ruote”, con buona pace del politically correct. Perché chi conosce Romina sa che dove c’è lei non possono esserci buonismi, retorica da cioccolatini e luoghi comuni.
Ironia tagliente, cinismo, rabbia, forse anche qualche “filo d’odio”, e poi dolore, fragilità dell’anima e nuda emozione, tutto questo ha preso vita durante la serata: bastava la citazione di un solo verso e la sala sapeva già quale sarebbe stato il prossimo brano, tra quelli più recenti ma anche tra quelli del passato, come Il mio prossimo amore – ormai diventato un vero manifesto “falconiano” – e Circe. Il pubblico è complice, solidale, e quella che si vede è una sincera dimostrazione di affetto reciproco tra un’artista che ha saputo trovare un linguaggio nuovo e personale per raccontare la vita e un pubblico che trova finalmente in Romina qualcuno in grado di dare voce anche ai pensieri più inconfessabili senza moralismi o censure e con la leggerezza dello “psico-pop”.

Questo è un concerto di Romina Falconi. Questa è una sana manifestazione di biondologia.

Torna lo psico-pop di Romina Falconi: il 15 marzo esce “Biondologia”


A quasi quattro anni da Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio e anticipato da Cadono saponette, Le 5 fasi del dolore e più recentemente da Vuoi l’amante, il 15 marzo esce Biondologia, il nuovo progetto discografico di Romina Falconi.
Più che un disco, un manuale di psicologia pop, anzi, di psico-pop: si tratta infatti di un concept album di 12 brani legati dallo studio psicologico delle emozioni.
La vita vista e raccontata senza sconti con gli occhi di una (finta) bionda, Romina Falconi, la diva più caustica della musica italiana, da sempre capace di unire tragedia e ironia, dolore e scintillio glamour.

L’arte di passeggiare con disinvoltura sul ciglio di un abisso, questo è il sottotitolo di un’opera che si preannuncia come una vera e propria epopea pop.

“Quest’album è una mappa psico-emozionale di tutti gli schiaffi della vita” racconta Romina “Ogni canzone è uno stato emotivo preciso, con un suo suono e una sua voce narrante: quella di un paziente dall’analista. Voglio parlare di emozioni perché sono pure e incontrollabili, così come è puro il paziente che si racconta: non deve avere ragione, non deve essere saggio, vuole solo tornare in piedi. Scrivo in questa forma perché voglio che chi mi ha scelta non si senta più solo. Ne so qualcosa della solitudine. In certe situazioni si vorrebbe apparire forti, migliori; si vorrebbe sempre avere ragione. Io me ne sono fregata della ragione e ho puntato tutto sulle debolezze umane. Cado a pezzi e chiedo scusa, rido di tutto e di me. Dedico con ferocia questi capitoli a chi, come me, sa che gli eroi non sono quelli invincibili; sono i caduti che hanno saputo insistere”.

Questa la tracklist:

1. Poesia Nera
2. Le 5 fasi Del Dolore
3. Vuoi L’Amante
4. Troppo Tardi
5. Latte+
6. Cadono Saponette
7. Sei Mejo Te
8. Tienimi Ancora
9. Sex Tape
10. Ringrazia Che Sono Una Signora
11. Ci Vediamo Presto
12. Buona Vita Arrivederci

Biondologia è stato interamente scritto da Romina Falconi e prodotto da Francesco ‘Katoo’ Catitti. Tra i musicisti che hanno collaborato al disco spiccano i nomi di fama internazionale Gary Novak Reggie Hamilton.

Prima di partire con il tour ufficiale che prenderà il via a maggio e che verrà annunciato a breve, Romina terrà un tour instore di presentazione del disco. Di seguito le date confermate:

venerdì 15 marzo, ore 18: Milano – Mondadori Megastore via Marghera
lunedì 18 marzo, ore 18: Bologna – SEMM Music Store & More
martedì 19 marzo, ore 18: Roma – Mondadori Bookstore Cola Di Rienzo
giovedì 21 marzo, ore 17.30: Firenza – Le Murate – Caffé Letterario (in collaborazione con Galleria del Disco)

 

Una canzone ci salverà. Il dolore e lo psico-pop di Romina Falconi

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Non me ne ero mai reso conto, ma Romina Falconi ha portato in Italia un nuovo genere. Lo aveva già fatto l’anno scorso con Cadono saponette, e lo aveva fatto con le canzoni del suo album primo album, Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio. Finora però non lo avevo capito: lo avevo intuito, avevo accarezzato l’idea, ma non mi era mai stato chiaro come adesso: Romina Falconi ha inventato lo psico-pop.
Un pop “psicologico” (e non psicopatico!), che diventa analisi e indagine interiore, tra gli scogli dell’inconscio e del subconscio.
L’ho capito adesso, da quando è uscito il suo ultimo singolo, Le 5 fasi del dolore. Un brano perfettamente “falconiano”, crudele, anzi spietato, ma con quella patina pop che lo rende leggero. Perché Romina è proprio così, è le più cruda e la più sincera delle popstar nostrane, una che se deve raccontarti il dolore non te lo farcisce con la commiserazione, ma anzi lo sviscera fino in fondo, fino a trovare anche il senso di colpa che si annida dentro di noi.

Ecco allora che Le 5 fasi del dolore affronta senza alcuna protezione il tema dell’abbandono elaborandolo come il lutto, perché poi alla fine l’abbandono è un po’ come un lutto, no? Essere abbandonati, lasciati, traditi, non è forse come morire? Anzi, se possibile è anche peggio, perché chi ci abbandona nella maggior parte dei casi resta lì, a portata di sguardo, nelle nostra vicinanze. Oggi poi con i social è ancora più difficile perdersi davvero di vista, e noi rischiamo di vedere l’altra persona mentre riparte senza di noi, si ricostruisce nuove abitudini, la vita quotidiana: lui o lei sono vivi, noi no, noi dentro siamo devastati. Ed è proprio in quel momento che iniziamo ad elaborare il nostro personale “lutto” del cuore, passando attraverso il rifiuto, la rabbia, il patteggiamento, la tristezza, per arrivare all’accettazione della perdita, che si manifesta con la resilienza e che dimostra una crescita.
L’accettazione vera è quella che ci permette di ridere di quel dolore, guardandolo come qualcosa di passato. Ci sentiamo forse persone migliori, anche se nella nostra testa abbiamo partorito pensieri di indicibile cattiveria, persino di odio.
E se ci sdraiassimo sul lettino di un analista ci direbbe che è normale così, non siamo dei mostri, è solo la natura umana. Insomma, non siamo cattivi, è la vita a disegnarci così.
PROVA 12.3
Il lavoro dell’analista, Romina lo ha fatto su se stessa mettendo tutto in una canzone nata proprio dalla fine di una convivenza: “Sono bravissima a fare le sfuriate. Mi rendevo conto che in quella storia la situazione fosse già satura, ma speravo che la minaccia di andarmene avrebbe risolto tutto. E così l’ho fatto, ho gridato che era finita, che me ne sarei andata, e l’unica risposta che lui mi ha dato è stata ‘va bene’. Ecco perché dico che so sbattere bene le porte, ma poi mi ritrovo fuori a bussare”.

Lei è la paziente pronta a farsi analizzare, e lei è quella che trova la cura. Le 5 fasi del dolore è una canzone spietata perché non addolcisce nulla, non è politicamente corretta perché non lo è la nostra mente quando siamo nel pieno dell’elaborazione del nostro lutto personale. “Non si può boicottare la cattiveria“, ammette Romina, e come darle torto?
“Mi dicono che raramente esprimo quello che sento ma quando lo faccio, lo faccio in modo viscerale. Per me questo è l’unico modo di scrivere. Crudo. Questa volta ho voluto parlare di abbandono. La mia canzone si chiama cita il famoso modello sviluppato dalla psichiatra Elisabeth Kübler Ross sull’elaborazione del lutto, dell’abbandono. La paziente sono io. Forse è vero che il maestro migliore è il dolore, ma che me ne faccio della lezione imparata se mi hanno abbandonato? Che me ne faccio di me, se il mio desiderio è distrutto?”
Chi di noi non si è trovato almeno una volta a fare questi pensieri? Ma quanti sono disposti a confessarlo?
La nostra società non ammette l’esternazione del dolore. O meglio, la vede solo come forme di commiserazione, ma il dolore è sempre qualcosa da tenere lontano, per non rischiare di esserne contagiati. O forse allontaniamo il dolore altrui perché ci mette davanti alla nostra impotenza di non poter risolvere il problema.

A dimostrarlo è stato anche un esperimento sociale messo in atto quest’estate e reso pubblico attraverso misteriosi video sul web pochi giorni prima dell’uscita del brano: “Ho pensato di rappresentare l’abbandono nelle piazze di alcune città, nel modo più tenero possibile: una ragazza vestita da sposa, in lacrime. Ero presente mentre una dolce sposina disperata vagava tra la gente allibita. Poche signore si sono avvicinate cercando di dare conforto. L’abbandono ci fa così paura? Ho voluto fotografare quel momento, descrivendo con precisione chirurgica cosa ho provato durante un abbandono, ridendo e piangendo di me. Volevo essere sincera, a qualunque costo”.

Le 5 fasi del dolore è però solo il primo capitolo di una lunga serie, perché tutto il nuovo album di Romina, in uscita all’inizio del nuovo anno, sarà incentrato su canzoni “con il fango alla gola”: “Ho deciso di scrivere canzoni emotive. Ma forse non è una scelta. Forse, non avendo io grande padronanza della mia vita e dei miei sentimenti, ho voluto mappare le emozioni che provo, perché spero che lì fuori ci sia qualcuno che abbia sentito le stesse cose. Forse scrivo per non sentirmi più sola”.
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E proprio per non lasciare da soli anche altri cuori infranti, da giovedì 11 ottobre sabato 10 novembre Romina Falconi aprirà un vero e proprio centro d’ascolto presso la Galleria Santa Radegonda di Piazza Duomo a Milano dove ascolterà i suoi fan, e chiunque vorrà consultarla, per condividere storie personali e confessioni a cuori aperto riguardo al tema della canzone e drammi quotidiani.

Magari non basterà solo una canzone a farci uscire dal dolore, ma almeno sappiamo che là fuori non siamo soli nemmeno noi.

Le cinque fasi del dolore: il ritorno di Romina Falconi tra pop e psicanalisi

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Nei giorni scorsi sono state avvistate in alcune città italiane (Milano, Roma, Firenze, Padova, Bari) alcune misteriose spose abbandonate che vagavano in lacrime per le strade, nei parchi e nella metropolitana.
I video e le foto hanno fatto il giro del web e in molti hanno iniziato a chiedersi chi fossero quelle donne, arrivando in alcuni casi a sospettare che si trattasse di una campagna pubblicitaria: bene, il mistero è ora svelato.
Si è trattato infatti di una gigantesca rappresentazione di ciò che nell’immaginario collettivo rappresenta il più tremendo stato dell’abbandono, una sposa lasciata sull’altare.
Proprio di questo parla Le Cinque Fasi del Dolore, il nuovo singolo di Romina Falconi in uscita il 28 settembre e già in pre-order.
Romina Falconi
“Mi dicono che raramente esprimo quello che sento ma quando lo faccio, lo faccio in modo viscerale. Per me questo è l’unico modo di scrivere. Crudo. Questa volta ho voluto parlare di abbandono.
Le Cinque Fasi del Dolore e cita il famoso modello sviluppato dalla psichiatra Elisabeth Kübler Ross sull’elaborazione del lutto, dell’abbandono. La paziente sono io. Forse è vero che il maestro migliore è il dolore, ma che me ne faccio della lezione imparata se mi hanno abbandonato? Che me ne faccio di me, se il mio desiderio è distrutto?
Ho pensato di rappresentare l’abbandono nelle piazze di alcune città, nel modo più tenero possibile: una ragazza vestita da sposa, in lacrime. Ero presente mentre una dolce sposina disperata vagava tra la gente allibita. Poche signore si sono avvicinate cercando di dare conforto. L’abbandono ci fa così paura? Ho voluto fotografare quel momento, descrivendo con precisione chirurgica cosa ho provato durante un abbandono, ridendo e piangendo di me. Volevo essere sincera, a qualunque costo.
Ho deciso di scrivere canzoni emotive. Ma forse non è una scelta. Forse, non avendo io grande padronanza della mia vita e dei miei sentimenti, ho voluto mappare le emozioni che provo, perché spero che lì fuori ci sia qualcuno che abbia sentito le stesse cose. Forse scrivo per non sentirmi più sola”.

Il singolo vede la produzione di Francesco “Katoo” Catitti, già produttore di Michele Bravi e collaboratore di Elisa.

Romina Falconi, scosse elettriche e poesia

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Lo ha intitolato In certi sogni canto nuda, riprendendo in parte il titolo del primo album Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio, e in parte lasciando emergere l’intenzione di spogliarsi, per dare alle parole ancora più peso di quanto già non ne avessero con la loro precedente veste pop.

Chi si è già imbattuto tra le pagine di questo blog sa quanto grande sia la stima che nutro per Romina Falconi, forse l’unica che in Italia possa ambire al titolo di popstar rivaleggiando con le colleghe straniere, quelle a cui tutte le nostre cantanti guardano, ma che poi nessuna si azzarda a sfidare.
Romina no, Romina ha la stessa attitudine sfrontata delle superstar, Romina osa, gioca con la sua femminilità e con l’immagine, se ne frega dei moralisti e ci mette la testa, consegnando nelle sue canzoni testi che non risparmiano il dolore, il volto crudo della vita, ma che nello stesso tempo sa mostrare anche il suo scintillio. Tutto questo Romina lo fa con il pop, e con il primo album – uscito ormai più di due anni fa – aveva steso un manifesto di vita ricoperto di glitter e di spine, sorprendente, probabilmente inedito qui nel Bel Paese.

Ora, la Falconi fa un passo in più: fa una selezione di quel disco (10 brani per la precisione), la spoglia e la riveste di sintetizzatori, tastiere, corde elettriche e percussioni. In una parola, ne fa una versione elettroplugged, tutta rigorosamente suonata, e la intitola, appunto, In certi sogni canto nuda.  
Ecco allora un tappeto sintetico spalmarsi come una scie di stelle cadenti su Playboy, scelta per l’apertura, ecco l’incedere solenne di La tempesta perfetta, per la prima volta accompagnata dalla musica (nel primo disco era presente come ghost track a cappella), ecco i poderosi muri di suono sintetico al confine dell’indie rock innalzati su Circe, ecco l’ipnosi elettronica di Stupida pazza

Lista nera si trasforma in un’oscura e vibrante prova synthpop che potrebbe essere uscita dalla darkwave degli anni ’80, così come la rivoluzione tra club e rock compiuta per Il mio prossimo amore.
Infine, a chiudere è un medley tra Viva e lei e Un filo d’odio, aperto da un onirico velo di sintetizzatori che volge all’improvviso in un’articolata piano version.

Con In certi sogni canto nuda il pop dell’origine tramuta, cambia pelle con metallo ed elettricità, compiendo virate a volte drastiche, violente, vorticose, con arrangiamenti che sembrano ideali anche per una riproposizione dal vivo.
E poi c’è la poesia di Romina Falconi, che rimane una garanzia.  

#MUSICANUOVA: Immanuel Casto, Piromane

Casto 1 © Marco Bucci_b
Ironico, dissacrante, caustico, e ora mai come prima… rovente.
Immanuel Casto
anticipa l’uscita del nuovo album L’Età del Consenso, in uscita il 14 settembre, con il singolo Piromane.

Al moralismo – io gli do fuoco
al populismo – io gli do fuoco
al tuo giudizio – io gli do fuoco!
Dammi il kerosene fammi il pieno ad oltranza.
Niente brucia così bene come l’ignoranza.»
; 

«Piromane è forse il brano più aggressivo che abbia mai scritto.È una lista di idee a cui vorrei dare fuoco. Ma è anche perfettamente rappresentativo del mio stile, con diversi livelli di lettura. Del resto non puoi risolvere un problema finché non sei in grado di riderne”.»

Tu sei un mitomane ma io sono piromane
– quanto tempo dato a chi poi è sempre ingrato.
Non importa con chi sei o se hai tanti amici gay –
te lo dico con amore lanciafiamme in azione.».

Ad accompagnare il Casto Divo nel ritornello, una stupenda Romina Falconi.

A novembre parte il tour, prodotto da Freak and Chic, nei club italiani:
13 novembre – Alcatraz – Milano
16 novembre – Largo Venue – Roma

17 novembre – Viper – Firenze
23 novembre – Hiroshima Mon Amour – Torino
24 novembre – Urban – Perugia
1 dicembre – Zona Roveri – Bologna
7 dicembre – New Age – Roncade (Tv);

info e prevendite su www.ticketone.it