Elettronica, soul e tutto esaurito per Chet Faker a Tener-a-mente.

Elettronica, soul e tutto esaurito per Chet Faker a Tener-a-mente.

CHET FAKER

porta a Tener-a-mente la sua ricerca sonora tra elettronica e soul davanti a un Anfiteatro tutto esaurito.

Il Vittoriale ha accolto questa sera Chet Faker per una nuova pagina di Tener-a-mente, con un Anfiteatro tutto esaurito per il cantautore e produttore australiano. Un appuntamento dedicato a uno degli artisti più originali della scena elettronica contemporanea, tra nuove produzioni e i brani che hanno accompagnato la sua evoluzione musicale.
Ad aprire il concerto è stata la cantautrice Gaia Banfi.
Stasera, venerdì 24 luglio, sul palco dell’Anfiteatro del Vittoriale degli Italiani, Tener-a-mente ha ospitato Chet Faker davanti a un Anfiteatro completamente esaurito. Il cantautore e produttore australiano ha portato a Gardone Riviera il suo universo musicale, sospeso tra elettronica, soul e atmosfere intime.

Con la sua voce profonda e il suo inconfondibile approccio alla produzione, Chet Faker ha attraversato il proprio percorso artistico, dai brani che ne hanno segnato l’affermazione internazionale fino alle nuove composizioni di A Love For Strangers, il suo ultimo album. Un live costruito sull’equilibrio tra pianoforte, strumenti elettronici e una scrittura personale, capace di unire ricerca sonora e immediatezza.
Sul palco l’artista australiano ha ripercorso le tappe principali della sua carriera, dando forma a un linguaggio musicale riconoscibile, proseguito negli anni anche attraverso il progetto Nick Murphy.

Il primo incontro tra Chet Faker e Tener-a-mente ha trovato nel palco del Vittoriale la cornice ideale per un artista con un linguaggio musicale fatto di contaminazioni e una visione profondamente personale. Il pubblico ha seguito ogni sfumatura del suo universo sonoro, lasciandosi guidare dalle atmosfere intime e avvolgenti che hanno caratterizzato la serata.


La scaletta:

Over You
Drop the Game
No Diggity
Remember Me
Thing About Nothing
Level of Light
1000 Ways
Birthday Card
Can You Swim
1998
This Time for Real
Low
Talk Is Cheap
Far Side of the Moon
Gold

Nek, che festa alla Cittadella di Alessandria!

Nek, che festa alla Cittadella di Alessandria!

Il San Giorgio Festival apre i concerti dell’ estate nella suggestiva cornice della Cittadella  in Alessandria.dopo Arisa il 25 Giugno , Nek in concerto il 26 giugno , ha ripercorso i suoi  brani che hanno segnato la storia della musica italiana degli ultimi decenni. Non sono mancati alcuni dei suoi successi più amati, come Fatti avanti amore, Sei grande, Laura Non c’è ed altri brani che hanno fatto cantare il pubblico dall’inizio alla fine dello spettacolo, inizialmente un pò timido , ma che dopo esser stato incoraggiato da Filippo Neviani in arte Nek, si è via via andato sciogliendo in un caldo entusiasmo.

Il live, caratterizzato da un’atmosfera estiva , ha mostrato ancora una volta la forza di Nek sul palco: una voce riconoscibile, una grande presenza scenica e la capacità di creare un legame autentico con il pubblico. Tra momenti più rock e passaggi acustici, la serata si è trasformata in un dialogo continuo con i fan, molti dei quali seguono l’artista da anni.

di seguito la scaletta del concerto :

Almeno Stavolta

Se una regola c’ è

Dimmi cosè

Contromano

Mi farò trovare pronto 

sul treno

sei solo tu

nella stanza 26

vivere senza te

tu sei tu sai

in te

Cuori in tempesta

La Vita è

E Da qui 

Uno di questi giorni

Musica sotto le bombe

Ci sei tu

Lascia che io sia

Fatti avanti amore

Sei Grande 

Se telefonando 

Laura non cè

Se io non avessi te

La data alessandrina rappresenta una delle tantissime  tappe italiane  del tour europeo che lo porterà anche all’estero. 

Applausi entusiasti nel pubblico completamente coinvolto hanno chiuso lo spettacolo, confermando ancora una volta come le canzoni di Nek continuino a attraversare generazioni diverse, restando colonne sonore di vita, ricordi e sentimenti.

Foto di Antonio Abbruzzese articolo di redazione.

BITS-REPORT: Thomas Bartlett, Piano City Milano, 24 maggio 2025. Un pianoforte e il respiro della città

BITS-REPORT: Thomas Bartlett, Piano City Milano, 24 maggio 2025. Un pianoforte e il respiro della città

Sabato 24 maggio nella splendida cornice del giardino della GAM di Milano in via Palestro, ha preso vita una serata che ha portato il pubblico fuori dall’asfalto della città: un telo, piedi scalzi e tutti si sono ritrovati sdraiati davanti a un palco.

Era lì l’epicentro dell’ormai consolidata rassegna Piano City, nella sua anima, un binomio di musica e suggestione.

Thomas Bartlett, conosciuto anche con il nome di Doveman, classe ‘81, si è esibito per 50 minuti secchi. Senza mai fermarsi.
Un flusso di note che si sono inseguite e susseguite dando vita a melodie di qualcosa che sfugge dai canoni della musica classica generalmente intesa, dimostrando tutta la versatilità di uno degli strumenti più antichi, il pianoforte.
Thomas Bartlett ha accarezzato i tasti, si è piegato su di essi come a voler ascoltare più da vicino i suoni che producevano al contatto con le sue dita. Il suono si è preso tutto lo spazio, ha rapito.

ph: York Tillyer

Con il concerto di Bartlett, Piano City ha dimostrato di non sbagliare il colpo, invitando sul palco un pianista giovane che però si è già affermato sul piano internazionale con una nomination agli Oscar per la collaborazione alla colonna sonora di Call Me By Your Name e collaborazioni con artisti del calibro di Taylor Swift e Florence and The Machine, dimostrando la facilità di cambio di registro che solo i grandi riescono a far sembrare così facile.
E così, tra alberi, cielo aperto e note sospese, la città per un attimo ha rallentato. E si è lasciata ascoltare.

Max Pezzali porta gli 883 a San Siro: nessun rimpianto, solo festa e karaoke


Dici Max Pezzali e pensi 883. Dici 883 e pensi agli anni ‘90.
Perché che Max Pezzali – e quindi gli 883 – abbia marchiato musicalmente gli anni ’90 italiani è fuori di dubbio. Basti pensare che è uno di quei casi in cui non è necessario essere “fan” per conoscere gran parte della sua discografia: le sue canzoni sono parte del patrimonio collettivo, sono orgogliosamente e intenzionalmente nazionalpopolari, nate per appartenere a tutti, dal più burbero dei metallari al più ribelle dei “rappofili”, passando per i puristi dell’indie (che negli anni ’90 non sapevamo neanche cosa fosse). In quelle storie di serate in discoteca, goffi approcci amorosi, sogni che scavalcano l’oceano ci siamo trovati tutti almeno una volta.

Il successo di Max Pezzali – e quindi degli 883 – è bello perché è pulito, onesto, è un successo che ha giocato sempre e soltanto con la musica e mai con le chiacchiere, gli scandaletti o le manie da star. Pezzali è riuscito a diventare l’icona di un’epoca senza mai trasformarsi in un personaggio e nessuno si arrabbierà se confesso bonariamente che l’ho sempre trovato il cantante con la peggior presenza scenica della storia. Sul palco sembrava sempre esserci finito per sbaglio, mentre cantava alzava le braccia e sembrava voler dire “e io che ne so?”. È sempre stata la musica a parlare per lui.

Le due serate-evento di “San Siro canta Max” – inizialmente programmate per il 2020, poi rimandate al 2021 e infine al 2022 – sono arrivate come il giusto riconoscimento di 30 anni di una carriera fortunatissima. E se per qualcuno dovevano avere solo il sapore dell’amarcord, nei fatti sono state un’esondazione di festa. Raramente in un concerto ho respirato lo stesso clima di entusiasmo, con 60.000 persone felici di essere lì e pronte far andare le gambe e la voce per due ore e mezza praticamente ininterrotte.
La partenza, alle 21.00 puntualissime, è di quelle che lasciano il segno, con La lunga estate caldissima, Sei un mito e Gli anni servite subito una dopo l’altra. E si fa presto a capire il perché del titolo dato allo show, “San Siro canta Max”: si sarebbe potuto chiamare anche “San Siro urla Max”, e avrebbe ugualmente rispettato le aspettative. Lo spirito dell’evento non è solo sul palco, ma è soprattutto in quello che succede nel prato e sulle tribune, un boato pieno, che non si fa attendere e non si risparmia. Il Meazza come un gigantesco karaoke in cui non servono i microfoni.
Uno dopo l’altro arrivano poi gli altri successi, in scaletta ci sono tutti. Per Hanno ucciso l’uomo ragno un’ovazione accoglie Mauro Repetto, l’altra metà degli 883, che a un certo punto della storia si era fatto da parte un po’ inspiegabilmente: è la reunion che in tanti aspettavano e che non poteva trovare occasione migliore, proprio negli stessi giorni in cui è stato annunciato il divorzio artistico di Pezzali dai due storici produttori, Claudio Cecchetto e Pier Paolo Peroni. E che quella di Repetto non si sia solo una comparsata sembra fin troppo evidente, è lo stesso Max a parlare di “nuove idee” su cui lavorare. D’altra parte, la scritta sui maxischermi parla chiaro, MAX 3.0 si legge a caratteri cubitali in vari momenti della serata.
Altro giro, altra reunion. Questa volta tocca a Paola e Chiara, che proprio con gli 883 hanno iniziato la carriera in veste di coriste nell’album “Nord Sud Ovest Est”: “Non voglio prendermi il merito di aver portato loro fortuna, ma di certo non gli ho portato sfiga!” scherza Max prima di annunciare le sorelle Iezzi sul palco dopo quasi 10 anni dalla fine del progetto in coppia. E anche qui la testa di molti inizia a fantasticare di un loro ritorno, forse per il prossimo Sanremo, chissà.

La scaletta scivola via veloce, l’adrenalina invece resta altissima. Difficile dare un nome all’emozione che si prova: la nostalgia dei ricordi è in perfetto equilibrio con l’euforia del momento.
Pezzali non si perde in troppe parole e sembra sinceramente stupito di quello che sta vivendo. Il finale è affidato alla tripletta d’oro di Con un deca, Il grande incubo e La dura legge del gol, prima di lasciare spazio ai (veri) bis di Come mai e Gli anni, questa volta in versione acustica e con tutti i protagonisti insieme sul palco. A chiudere tutto è Grazie mille, fin troppo facile.

Alle 23.30 esatte le luci di San Siro si spengono, ma la storia di Max Pezzali/883 è destinata a continuare.

Tanto per cominciare, per novembre sono fissati due live nei palazzetti a Milano e Roma, poi altri appuntamenti da marzo 2023. In mezzo c’è un intervallo che sembra fatto apposta per far rotta verso l’Ariston di Sanremo. Vedremo…
In ogni caso, di anni da scrivere ce ne saranno altri, possiamo scommetterci.

Foto di Luca Marenda.
Qui la gallery completa.

EDMMARO vs KHARFI: colmare le distanze con un drop.

Ci sono pochi centimetri che dividono un dj dal suo pubblico, e questa distanza può essere colmata con la musica o fisicamente.

Edmmaro e Kharfi sono riusciti a unirsi con la loro gente utilizzando entrambe le vie, ed è questo che personalmente ha reso il live di venerdì 13 maggio un enorme successo.

La pista stracolma di persone del Gate si è infiammata appena due ragazzi con il completo e la cravatta si sono avvicinati alla console e hanno aperto le danze con remix imprevedibili e drop da torcicollo a vita.

Il giovane Kharfi ha chiesto più volte se Milano ci fosse, e la città ha risposto alla grande.

Unendo i loro stili per 3 ore di esibizione, hanno sempre mantenuto la soglia di attenzione alta alternando il personaggio del dj concentrato sulla console a quello del capo ultras che incita la folla.

Che differenza c’è tra un palco importante a livello nazionale come quello del Nameless ed un qualsiasi altro stage? Nessuna, la musica regna sovrana e risulta impossibile non apprezzare la performance dei due dj che sicuramente hanno la strada spianata per una carriera ricca di successi.

Se dovessi pensare ad un momento pieno di romanticismo mi verrebbe in mente quel preciso istante nel quale dalla console di una discoteca viene urlata la frase “le mani al cielo” e improvvisamente ti ritrovi con le braccia in alto, gli occhi chiusi e spensierato.

Questo del dj è un superpotere e venerdì 13 maggio 2022 Edmmaro e Kharfi ci hanno regalato la possibilità di vivere tutto questo, liberando l’amore che per troppo tempo abbiamo trattenuto per colpa della pandemia.

Ancora un altro pezzo ti prego, ancora un altro drop poi giuro che torno a casa.

PS:

Dopo venerdì ho una certezza: prossima volta che avrò il piacere di godermi un live di Edmmaro e Kharfi arriverò preparato con la galleria del telefono quasi vuota perché ad ogni cambio viene naturale tirare fuori il cellulare e filmarli per avere un ricordo.

 

Testo di Luca Giardini

 

LUDOVICO EINAUDI e il silenzio del lockdown, una nuova sonorità. “UNDERWATER” fuori il 21 gennaio.2

Quando ascolti un pianoforte suonare a cosa pensi?

Non dirmelo, qualsiasi risposta mi daresti sarebbe troppo personale per capirla fino in fondo ed è giusto così.

Einaudi non è soltanto quel sottofondo che si può ascoltare prima di un appuntamento romantico, ma anche dopo una serata con la tua migliore amica, fumando una sigaretta consolatoria sul balcone dopo aver litigato con qualcuno, ritornando a casa dal lavoro o andando a correre alla mattina presto ammirando l’alba… 

oppure sai cosa mi immagino? Mi immagino Einaudi che viene suonato prima e durante una guerra.

Indovina un po’? Il primo album solo pianoforte che il nostro maestro – invidiatoci dal mondo – ha creato, è nato mentre l’umanità combatteva contro la pandemia del Covid-19.
Tra il silenzio delle strade e la pace interiore di Einaudi sono nate le 12 tracce che compongono “Underwater” e che domani, venerdì 21 gennaio 2022, sarà disponibile ovunque.

Nell’incontro online nel quale il maestro piemontese è stato intervistato da Matt Everitt – conduttore radiofonico per la BBC radio 6 music – davanti a 100 giornalisti prevenienti da tutto il mondo, Einaudi ha affermato che i brani non sembrano nemmeno pezzi scritti da lui, sono figli di una connessione particolare tra lui e il piano di cui le dita sono il fulcro, come a ricordare il suono di una chitarra. È andato alla ricerca di un suono morbido, utilizzando un tocco felpato che abolisse il martelletto e che esprimesse del tutto la sua personalità.

«Volevo un pianoforte che parlasse e cantasse», ha detto. E sono sicuro che ci dirà tantissimo.

Aspetta, prima di ritornare su TikTok e montare un video con la solita musica classica per creare l’effetto malinconico facciamo un esperimento: cerca su una piattaforma musicale “Rolling like a ball”, schiaccia play, chiudi gli occhi e rimetti a fuoco i ricordi da due anni fa ad oggi. 

Ora, quando ascolti un pianoforte suonare a cosa pensi?

– Luca Giardini

Ensi, il rap controcorrente ai Magazzini Generali!

Il Clash Tour è finalmente passato anche da Milano.
Ieri sera, 13 novembre, i Magazzini Generali si sono trasformati in una vera e propria giungla nella quale il rapper Ensi e i suoi fan non hanno esitato a spingersi attratti dalla grafica delle casse immerse tra le piante dietro la console.

Pronti e via ed è subito volume al massimo, e dopo un’intro di bassi prepotenti ecco Ensi che si presenta sul palco con la chiara intenzione di dimostrare ancora una volta che il vero rap non è morto.
Con alle spalle Dj Mad Kid, il rapper torinese ha presentato i brani che compongono il suo ultimo progetto “Clash”, rinfrescando la memoria con alcuni di quelli presenti nell’album del 2017 “V” e alternandoli a momenti di freestyle (riconfermandosi il king di quest’arte).
Sul palco hanno fatto visita Johnny Marsiglia – definito da Ensi “il suo rapper preferito”, Madame – ormai icona del rap femminile italiano -, Attila, un sempre infuocato Nerone, Axos, Lazza, Jack The Smoker e Clementino, tutti quanti accolti con amore dai Magazzini.
Determinato ad andare contro l’attuale corrente musicale, Ensi impronta il live sulla tecnica, sull’essenza del [rap] genere a cui ha deciso di votare la sua carriera e soprattutto sul cantare dal vivo senza voci registrate- aspetto che di questi tempi è raro vedere nel mondo rap/trap.

La voglia di trasmettere emozioni e di raccontarsi si manifesta anche nell’ultimo album: tanta è la rabbia e l’indignazione verso un mondo sempre più improntato sull’apparenza e sulla moda e sempre meno sulla purezza e l’amore verso la cultura e la musica.
Ensi si presenta dunque in versione “belva della giungla” ma ha il coraggio di mostrare anche la sua parte più vulnerabile con i brani “Vita eterna” e “Fratello mio”, affermando siano i più difficili da inserire in scaletta essendo estremamente personali; emozionante, infatti, il momento in cui viene ricordato il collega e amico Primo. L’immagine che ne nasce rappresenta e rappresenterà di certo un forte ricordo per tutti i partecipanti alla serata: volto visibilmente commosso, occhi lucidi, dito verso il cielo e voce che intona:
“Per ogni vero MC, è grazie a voi se rimo
Grazie ad ogni vero king, rest in peace Primo”.

Per più di un’ora e mezza il pubblico ha partecipato attivamente, si è lasciato guidare nella selva del mondo di Ensi senza mai privare di applausi, canti a squarciagola e affetto questo artista di Alpignano capace di riunire persone di quasi ogni età.
Questo si chiama coinvolgimento a 360°.

In conclusione: tecnicamente perfetto, pulito e preciso nelle rime e coinvolgente dall’inizio alla fine.
Il pubblico aveva bisogno di questa esibizione, la scena italiana aveva bisogno di questa esibizione. Ed Ensi ha risposto alla chiamata.
“Vieni a vedermi live”, dice in una canzone: seguite il consiglio.

Le dita al cielo che formano la V
V di Vincent, suo figlio il quale gli ha donato una nuova vita
V di Vero, come ha dimostrato di essere lui
V di Vittoria, quella che ha conquistato ieri nella città che lo ha accolto e lo ama.

 

Report a cura di Luca Giardini.

Jova Beach Party: la festa in spiaggia dei 45 mila a Lignano Sabbiadoro


Sabato 6 luglio
ha finalmente preso il via uno degli eventi live più attesi dell’estate 2019, il Jova Beach Party. La grande festa in musica voluta da Lorenzo è iniziata nel migliore dei modi, rispondendo a tutti i dubbi con una presenza di oltre 45.000 persone e una performance dal vivo trasformatasi in un vero e proprio festival della musica sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro (UD).

Non uno, non due, bensì tre sono i palchi allestiti per l’evento: uno principale dove Jova ha deliziato il pubblico con la sua esibizione, e due secondari sopra i quali a partire dalle 16:30 si sono esibiti ospiti come Paolo Baldini, i Mellow Mood e i Ackeejuice Rockers. Successivamente dalle 18 è stata la volta dei Shantel, Albert Marzinotto e del rapper Balojii.
Prima di iniziare il live si è ballato grazie alla magia della console di Benny Benassi, con il quale Jovanotti aveva scritto e realizzato il successo di Ti porto via con me.
Ed è proprio questo brano ad aprire la performance che tutti stavano aspettando fin dal mattino: benvenuti al Jova Beach Party!

Iniziato puntualissimo, Lorenzo alterna brani storici del suo repertorio a dj set, caratterizzati da cambi eseguiti egregiamente e per di più innovativi.
Ma sarebbe riduttivo circoscrivere il Jova Beach Party alla definizione di “concerto”: si tratta infatti di un vero e proprio “Festival della musica”: il pubblico non ha ballato soltanto grazie alle canzoni di Lorenzo, ma per due ore e mezza ha avuto modo di ascoltare tutti i generi musicali che influenzano il protagonista della serata. Si è passati dal funky al reggae, dal rap alla dance, dal latino americano al rock più epico, senza scordare le infiltrazioni della musica melodica legata alla tradizione.

Sul palco per Jovanotti il tempo sembra essersi fermato: l’ex “ragazzo fortunato” non sembra avere intenzione di fermarsi un solo attimo. Ha bisogno di musica, la vera adrenalina che lo alimenta.
Sottolinea più volte la sintonia che c’è tra la sua persona e la natura, chiedendo a fine concerto di lasciare la spiaggia “un po’ migliore di come era prima”, richiamando così il motto degli scout, nel rispetto di chi finito l’evento si metterà a disposizione per pulire. Il mondo lo si cambia anche partendo da queste piccole attenzioni.

Nonostante le critiche, nonostante qualche piccolo e fisiologica sbavatura, nonostante una voce non sempre impeccabile, nonostante la stanchezza e nonostante il tempo che sembrava volesse sfidarlo con nuvoloni, vento e a tratti pioggia, Jova si porta a casa una vittoria meritata e storica. Un inizio memorabile che può solo dargli la carica giusta per continuare il tour e conquistare le spiagge italiane.

Luca Giardini


Scaletta:
Ti porto via con me
Salvami
Mani libere
Vado
Oh, Vita!
Fame
Estate
Affacciati alla finestra
La statua della mia libertà (feat Samuel)
Nuova era
Tutto l’amore che ho
Io danzo
Piove
Sabato
A te
Baciami ancora
L’estate addosso
Bella
L’ombelico del mondo
Attaccami la spina
Sei come la mia moto
Tanto tanto tanto
Non hai visto ancora niente
Tensione evolutiva
Penso positivo
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang
Ragazzo fortunato

photo: Brainstorm Agency, Michele Lugaresi, Max Morelli (drone)

Boomdabash al castello di Pavia: reggae, dancehall e orgoglio salentino


Un’ora e mezza a suon di contaminazioni reggae, dancehall, hip-hop e pop: è iniziato così, in mezzo all’afa e alle zanzare di Pavia, ma incorniciato dalle eleganti mura del castello visconteo, il Per un milione Summer Tour dei Boomdabash. Un ciclo di concerti che chiude un’annata decisamente fortunata per i quattro salentini, indubbiamente una delle realtà musicali in maggiore ascesa negli ultimi anni in Italia.
Dopo un’apertura con un tributo ai Queen, la band – i cui componenti parlano sempre di Boomdabash rigorosamente al singolare – ha portato sul palco tutta l’energia e la carica di ritmo che ormai da quindici anni la contraddistingue, dai primi successi fino agli ultimi fuochi d’artificio di Per un milione, il brano portato trionfalmente in gara al Festival di Saremo, e l’ultimissimo Mambo salentino, un concentrato di groove che vede anche la presenza della conterranea Alessandra Amoroso. Ma nella scaletta non sono mancati neppure Barracuda, brano che dà il titolo all’ultimo album, Portami con te, Il solito italiano e ovviamente Non ti dico no, anticipato da un urlo della folla filmato da Payà e inviato direttamente a Loredana Bertè.
Un momento particolarmente emozionante è stato quello di Stand By Me, dedicata al personale impegnato nel progetto di clownterapia nel reperto pediatrico dell’ospedale di Brindisi.

Durante la serata, tante le manifestazioni di amore e orgoglio per il Salento da parte della band, e tanti anche i salentini presenti tra il pubblico: “Non mi sono mai sentito offeso quando mi hanno chiamato terrone, perché per un ragazzo non c’è niente di meglio che essere orgoglioso della propria terra”, esclama Biggie Bash, mentre gli fa eco poco dopo Payà “Molti vengono da noi in estate, e poi ci trattano come spazzatura, ma il Salento deve essere il sole del’Italia, non la sua spazzatura. E questo è per tutti quelli che parlano male del Salento”, conclude alzando il dito medio.

E mentre le festa della band procede dritta filata verso la fine del concerto, tra i tanti giovani presenti è impossibile non notare anche tanti scatenatissimi bambini accompagnati dai genitori, segno che il nome della band si sta allargando anche tra diverse generazioni.

Dopo un’ultima iniezione di adrenalina dancehall, la serata si chiude con il bis di Mambo salentino. E tutti sarebbero quasi pronti a ricominciare a ballare, anche senza “lu mare e lu jentu”. Basta la musica.

E Ligabue è sempre lui. Cronaca e immagini da San Siro


San Siro è vuoto o San Siro è pieno?

Parafrasando il titolo di uno dei suoi vecchi brani, questa era forse la domanda che in molti si sono fatti ieri prima di arrivare allo stadio Meazza per la tappa milanese dello Start tour di Ligabue: dopotutto, nei giorni scorsi le voci di stadi “mezzi vuoti” – e sto citando – si sono rincorse a rimbalzo sul web con tanto di testimonianze fotografiche degli stadi di Bari a Firenze, tanto che il diretto interessato si è sentito in dovere di ammettere che sì, i numeri non sono esattamente quelli delle previsioni. Fatto sta che, per rispondere alla domanda iniziale, San Siro era pieno, decisamente pieno, dal prato alle tribune. Forse non proprio fino all’ultimo seggiolino, ma pieno, col oltre 56 mila presenti.
Su quelle che sono poi le ragioni del mancato obiettivo di questo tour – e si parla solo in termini di pubblico – io non lo so onestamente dire e ognuno dice la sua: “Ligabue è un artista che rischia e si rinnova”, “No, Ligabue è sempre uguale a se stesso”, e come sempre tutto è vero e tutto è discutibile. Sicuramente, chi di dovere farà le sue dovute riflessioni e calibrerà le mosse future.
Veniamo però al dunque. Il live a Milano coincideva per Luciano con una ricorrenza importante, visto che esattamente 22 anni fa, cioè il 28 giugno 1997, Ligabue metteva piede per la prima volta sul palco di San Siro: “Di quella sera non ricordo molto, ero troppo giovane e avevo troppe cose in testa, ma mi hanno detto che San Siro è stato ribaltato. Stasera tocca a voi fare il bis”, ha detto Luciano al suo pubblico, in uno dei pochi interventi con cui spezza la successione delle canzoni. E il suo pubblico ha risposto in boato, come ha fatto per l’intera serata.
L’impianto dello Start Tour è di quelli imponenti, da numeri uno insomma, con megaschermi da svariati metri quadri di ampiezza e due passerelle e un livello di decibel che non ha scherza, ma anche se Luciano non ha mai avuto l’atteggiamento borioso della star, lì sopra sembra trovarsi a proprio agio: compare in scena con il passo calmo che lo contraddistingue e attacca subito Polvere di stelle. Da lì procede filato con una scaletta che in quasi una trentina di brani condensa una carriera che l’anno prossimo taglierà il traguardo del trentesimo anniversario: i pezzi forti ci sono tutti, da Si viene e si va a Balliamo sul mondo, Bambolina e barracuda, ovviamente Certe notti, Tra palco e realtà, Urlando contro il cieloNon è tempo per noi diventa anche l’occasione per lanciare dagli schermi un messaggio sui rischi dei danni che l’uomo sta provocando al pianeta. Due i medley: il primo raggruppa pezzi acustici con chitarra e voce e comprende anche la doverosa Una vita da mediano, il secondo pezzi da “club rock”, decisamente più pestati. Buona la quota di pezzi dell’ultimo album, tra cui spiccano la già citata Polvere di stelle, la “antemica” Ancora noiLuci d’America, nata già per essere intonata a gran voce dalla folla dello stadio, Mai dire mai e Certe donne brillano.

Parafrasando un’altra canzone, si può dire che sul palco Ligabue “fa il suo dovere”, e lo fa bene: da (quasi) trent’anni a questa parte, chi lo conosce sa che il Liga è uno di quelli che non usano effetti speciali da spettacolone pop, non introduce cambi d’abito, non spettacolarizza lo show oltre il necessario. Anche su un palco dalle dimensioni mastodontiche illuminato a giorno, il centro della scena resta lui con la sua band e le sue canzoni. D’altronde il rock&roll questo chiede, nulla di più, e così è stato anche stavolta. Una formula essenziale e collaudata, che sembra funzionare ancora, nonostante la prima volta sia stata più di 20 anni fa.
Sono passati anni, sono passati dischi, sono passati tanti concerti in ogni tipo di location immaginabile, dai club agli aeroporti, ma Ligabue è sempre lui. Sempre lì, “sulla sua strada”.
E penso che basti.

La gallery della serata è visibile a questo link.
Foto di Luca Marenda.