
“Soundtrack è title track, apripista e manifesto del progetto: una serie di istantanee di forte impatto visivo che hanno nella paura il loro fil rouge. Nel ritornello, la sintesi di tutto il disco. Colonne sonore da un altro mondo.”
Così Soulcè & Teddy Nuvolari parlano dell’omonimo primo estratto del nuovo album di prossima uscita per Greenline Label, etichetta indipendente siciliana nata nel 2013.
Una svolta per il duo di Ragusa: il loro rap d’autore, con una ricerca di linguaggio e stile, proposto nella trilogia composta dall’esordio Sinfobie, Cromosuoni e Pentadrammi, qui fa un passo nella modernità. L’approccio vocale in bilico tra quello del rapper, dell’attore, del poeta e del cantautore di Soulcè trova una nuova dimensione sull’electro-soul intriso di pathos di Teddy Nuvolari.
#MUSICANUOVA: Missy Elliott, I'm Better (feat. Lamb)

Missy Elliott è viva e lotta insieme a noi!
È da un sacco di tempo che la grande Signora del rap non si fa sentire con un vero nuovo progetto discografico: il suo ultimo album, The Cookbook, è di ben 12 anni fa, mentre nel 2015 era arrivato WTF e nel 2016 Pep Rally, che avevano dato l’illusione di precedere qualcosa di più sostanzioso. Che però, al momento, non è arrivato.
Ora è la volta di I’m Better, in collaborazione con Lamb.
Nulla di particolarmente sconvolgente (anche se il video non è niente male!), ma almeno lascia aperta la speranza di vedere prima o poi il vero ritorno di un’artista che ci manca davvero tanto…
#MUSICANUOVA: Ex-Otago, Gli occhi della luna (feat. Jake La Furia)

L’incontro tra gli Ex-Otago e Jake La Furia è stato un vero e proprio colpo fulmine, avvenuto durante inaspettata ospitata di Jake sul palco con la band a rappare Gli occhi della luna in occasione della data milanese al Serraglio durante la prima parte del Marassi tour.
Del brano è stata ora realizzata una nuova versione, in cui le rime di Jake si sposano con le strofe degli Ex-Otago.
Il video è stato girato all’interno dello stadio Marassi.
Mecna, a sorpresa è arrivato Lungomare Paranoia
E’ arrivato a mezzanotte praticamente a sorpresa, anticipato solo da countdown su Facebook, Lungomare Paranoia, il terzo album di Mecna.
Disponibile ovunque in streaming e in tutti i negozi reali e virtuali, l’album è inoltre acquistabile su www.musicfirst.it in uno special-pack in edizione limitata a 150 pezzi contenente cd, t-shirt esclusiva e libro-fanzine che raccoglie appunti, grafiche e opere di vari artisti sull’immaginario del disco, il tutto curato dallo stesso Mecna.
Lungomare Paranoia arriva a due anni di distanza dall’acclamato Laska, che ha consacrato il rapper come una delle voci più originali e uniche della scena musicale italiana.

“Lungomare Paranoia è il disco che ho composto con più libertà, nel senso che non mi sono posto limiti di tematiche e suoni. Sono cresciuto e al mio terzo album ho voluto fare le cose completamente a modo mio, un approccio che comunque ho sempre avuto, ma mai così evidente e deciso come ora. Forse prima non ero così sicuro dei miei mezzi, ma questa volta credo sia arrivato il momento di essere davvero me stesso, senza paura delle critiche, soprattutto in un momento di grande fermento e apertura tra le diverse realtà della scena musicale italiana”.
Un lavoro che prende le distanze dagli schemi e dalle sonorità che caratterizzano il rap italiano, con riflessioni ancora più intime e personali, capaci di parlare a una generazione che guarda con paura al futuro.
Come sempre Mecna ha dato massima importanza alla ricerca sonora, cercando formule innovative ed esplorando territori elettronici sempre più sperimentali ed evocativi, con la collaborazione di produttori fidati come Iamseife, Lvnar e Alessandro Cianci, beatmaker come Fid Mella, The Night Skinny e 24SVN, il talento dell’elettronica Godblesscomputers e il giovanissimo producer francese Nude.
Questa la tracklist:
01. Acque profonde
02. Vieni via
03. Infinito
04. Malibu
05. 71100
06. Soldi per me
07. Labirinto
08. Nonostante sia
09. Superman
10. Non serve
11. Il tempo non ci basterà
12. Buon compleanno

#MUSICANUOVA: Rkomi, Fuck Tomorrow

Fuck Tomorrow è il nuovo singolo di Rkomi, giovanissimo rapper milanese tra i più apprezzati della nuova scuola, nonché membro del collettivo Thaurus.
Eloquente sin dal titolo, Fuck Tomorrow vede rappare Rkomi su una base contenente un sample di NAS, accompagnato da uno street video girato sotto l’attenta guida dei registi e videomaker Edoardo Bolli e Antonio Ragni.
Il brano induce i giovani di oggi a pensare con la propria testa, a riprendere in mano la loro vita non lasciandosi trasportare passivamente dagli eventi.
Appena ventenne, Rkomi è in grado di descrivere la realtà delle strade con la consapevolezza di un veterano, attraverso lo sguardo critico e attento di chi quella realtà l’ha vissuta per davvero.
In Fuck Tomorrow i flow di Rkomi e le musiche di The Night Skinny, da oltre 10 anni uno dei più visionari producer della scena rap italiana, dialogano perfettamente.
“Sono molto legato a questo nuovo progetto – dichiara The Night Skinny – è il frutto del lavoro di una continua ricerca musicale che trascende il tempo tra passato e presente per abbracciare il futuro…. il rap italiano sta vivendo un forte ricambio generazionale, solo chi saprà rendere il presente futuro sarà in grado di ritagliarsi la propria fetta di torta nella scena, grande o piccola che sia”.
Luchè ai Magazzini Generali di Milano il 20 gennaio

Venerdì 20 gennaio Luchè farà tappa ai Magazzini Generali di Milano (via Pietrasanta 16) per un attesissimo ed esclusivo appuntamento live previsto dal suo Malammore Tour.
Il rapper napoletano presenterà dal vivo Malammore, suo terzo album in studio uscito lo scorso 16 luglio per Universal.
Il disco vede la partecipazione dei principali artisti della scena rap italiana tra cui Gué Pequeno, Da Blonde, Cocò e Baby K. Un lavoro ancorato alle sue radici, ma allo stesso tempo contraddistinto da sound e atmosfere di livello internazionale che si avvalgono di rime esplicite, situazioni gangster e una produzione sonora di altissimo livello.
In Malammore si affiancano sorprendenti confessioni di fragilità: ci sono canzoni d’amore in cui agli adulti può toccare solo l’adulterio, dove un uomo ammette di essersi messo nudo in ginocchio davanti a una donna, dove un amante cerca di spiegare alla donna perduta da dove viene e perché non è riuscito a darle quello che voleva, dove un uomo deluso sogna bambini da crescere in un altro modo e mondo.
Accanto ai suoi maggiori successi, durante la speciale performance ai Magazzini, Luchè proporrà tutti i brani tratti dal suo ultimo lavoro. Da Bello in feat con Guè Pequeno a E’ sord sino a Che Dio Mi Benedica e Il Mio nome, non mancherà inoltre la possibilità di riascoltare O’ Primmo Ammore, nonché colonna sonora delle celebre serie tv Gomorra.
L’apertura della serata sarà affidata a Cocò, giovanissimo rapper campano di grande talento della scuderia di Roccia Music.
I biglietti per assistere all’evento sono già disponibili in prevendita su mailticket al seguente link o acquistabili direttamente in loco.
Apertura porte ore 19:00
Inizio show ore 21:00
Per maggiori informazioni:
www.magazzinigenerali.it
info@magazzinigenerali.it
Le piccole, grandissime verità di Fabio Rovazzi

Quando il rap italiano alza troppo lo spirito, il risultato è purtroppo quello di un provincialismo e di un a noia sconfortante. Se ancora non lo avessimo capito, mettiamocelo in testa (e i rapper nostrani per primi): qui non è l’America. Se nei sobborghi di Detroit le guerre fra rapper hanno una loro ragione di essere e finiscono talvolta a colpi di pistola, nella nostra italietta il massimo a cui si può aspirare sono qualche migliaio di live su Facebook o un servizio in chiusura su Studio Aperto.
Prendete il recente scontro tra Salmo e Fabio Rovazzi: ce n’era davvero bisogno? Davvero uno come Salmo, con la sua esperienza e con la sua intelligenza, ha sentito il dovere di mobilitarsi contro il giovanissimo collega?
Ma andiamo con ordine.
La querelle Rovazzi-Salmo inizia il 2 dicembre, quando il primo rilascia il video del suo nuovo singolo, Tutto molto interessante. Tempo qualche ora e dal fronte Salmo arriva l’accusa, che più o meno suona così: “Rovazzi ha copiato l’idea del produttore discografico-squalo dal mio video Mr. Thunder, in riferimento alla scena iniziale della clip in cui Fabio De a Luigi interpreta la parte di un discografico che chiede, anzi intima, a Rovazzi di sfornare al più presto un nuovo successo. Tutta la storia è però raccontata molto meglio in questo articolo di Rolling Stone, a cui molto calorosamente vi rimando.
E non a caso cito proprio questo pezzo, perché da queste righe il 7 dicembre Salmo ha preso le mosse per ribattere e dire (nuovamente) la sua in un video pubblicato su YouTube, in cui tira ballo – senza nominarlo direttamente – non solo Rovazzi, ma anche Fedez e pure Rolling Stone, con il quale c’era già stato un po’ di attrito nei mesi scorsi.
https://www.youtube.com/watch?v=-TTcgwFac3k
A questo punto, come si può ben immaginare, la questione aveva già sollevato in mezzo pandemonio nel web, dando vita a tweet, post, like e un infinito ribollire di flora mediatica.
A tentare di riportare finalmente la calma in questo provincialissimo maremoto è stato di nuovo Rovazzi, che l’8 dicembre ha messo on line un video che più che come una difesa personale suona come un bruciante schiaffo morale.
Rovazzi, con un’ironia che tocca vette da manuale, torna sulla questione, argomenta punto per punto le sue scelte, ma va molto oltre, arrivando a parlare di internet e dell’immensa libertà che concede ai suoi utenti e del suo (non) essere un cantante e un musicista, in una carrellata di verità tanto lucide quanto banali, ma che forse si sono un po’ perse di vista nella foga di suscitare il “caso” mediatico.
Un confronto da cui Rovazzi, appena 22enne e da poco arrivato nel rutilante mondo della musica (ma mediaticamente geniale), massacra virtualmente e moralmente il ben più navigato Salmo(ne), dando un piccolo insegnamento anche a tutti noi: il modo migliore per vincere una guerra non è brandire l’ascia e colpire più forte, ma è sotterrarla appena dopo averla presa in mano.
C’è poi un’altra ipotesi da considerare, quella cioè che il buon Salmo abbia davvero mosso tutta questa montagna per un mero tornaconto pubblicitario. Beh, se così fosse le chiacchiere starebbero proprio a zero, e ci saremmo cascati dentro tutto quanti.
Quel che è certo è che sono e resteranno sempre solo canzonette…. per giunta bruttine.
Marracash e Guè Pequeno: il 2 dicembre Santeria Voodoo Edition

In attesa di vedere li dal vivo nel loro primo tour insieme in partenza il 27 gennaio 2017, esce il 2 dicembre Santeria Voodoo Edition, nuova versione dell’album di Marracash e Guè Pequeno: doppio CD, il DVD The Recording Sessions, docu-film sulla lavorazione del disco, e un booklet di 36 pagine con immagini inedite.
Su Amazon sarà invece disponibile Santeria (The Complete Box) che conterrà anche il doppio vinile e 12 tarocchi.

In partenza dal 27 gennaio al Gran Teatro Geox di Padova, il tour vedrà i due rapper protagonisti in una serie di concerti che comprenderanno i brani dal loro primo progetto discografico assieme e le loro singole produzioni..
Gennaio 2017
27 PADOVA GRAN TEATRO GEOX
28 VENARIA (TO) TEATRO CONCORDIA
31 MILANO ALCATRAZ
Febbraio 2017
1 MILANO ALCATRAZ
03 FONTANETO D’AGOGNA (NO) PHENOMENON
04 NONANTOLA (MO) VOX CLUB
14 NAPOLI PALAPARTENOPE
16 FIRENZE OBIHALL
18 ROMA ATLANTICO
Prevendite circuito Ticketone.it
Info fepgroup.it
#MUSICANUOVA: Salmo feat. Rose Villain, Don Medellìn

Dopo la certificazione platino per l’album Hellvisback, il disco d’oro per i singoli L’alba e 1984, oltre 25 milioni di visualizzazioni con i videoclip dell’ultimo progetto discografico e un tour sold out, Salmo torna in radio e digitale con il nuovo singolo Don Medellín che vede la partecipazione di Rose Villain.
Il brano anticipa il doppio album repack HELLVISBACK PLATINUM in uscita il 25 novembre, che conterrà 2 brani inediti – tra cui il singolo Don Medellín – e 13 brani live, oltre a Hellvisback.
HELLVISBACK PLATINUM sarà disponibile anche in versione deluxe con un nuovo fumetto.
BITS-CHAT: “Non è sempre colpa della musica”. Quattro chiacchiere con… i Gemelli DiVersi
Li avevamo lasciati nel 2012 in quattro con l’album Tutto da capo, li ritroviamo in oggi in due con il nuovo Uppercut. In mezzo, un’attività live che non si è mai fermata… e qualche colpo ricevuto.
Proprio da questi “colpi” incassati, i Gemelli DiVersi hanno preso spunto per il titolo del loro ultimo album, il settimo di una carriera partita 18 anni fa, quando l’invasione hip hop non si era ancora affacciata sulle classifiche e in Italia i rapper “famosi” si contavano sulle dita delle mani.
Nel linguaggio della boxe, l’uppercut è quel colpo che il pugile sferra dall’alto verso il basso, spesso come mossa finale per mettere al tappeto l’avversario.
Ma loro, che hanno la pellaccia dura, sanno bene che per quante volte puoi cadere, nulla sarà più importante di come ti rialzerai. Nella vita e nella musica.

Tornate dopo più di tre anni con un nuovo album: cosa avete raccolto all’interno?
Thema: In Uppercut c’è un po’ tutto quello che siamo stati in questi anni, dagli inizi fino ad oggi, senza però ricalcare in tutto il passato. Ci sono tanti richiami alla nostra storia, ma questo disco segna anche una nuova ripartenza, con nuovi elementi nella musica e nei testi. Ci sono canzoni d’amore, canzoni che parlano di noi, ma fondamentalmente è un album positivo: già con il titolo, che richiama un colpo della boxe, abbiamo voluto far riferimento ai colpi che puoi ricevere dalla vita, ma dai quali devi sempre riprenderti. In questo caso non siamo noi ad averlo dato, ma è un colpo che abbiamo ricevuto, come il pugile della copertina: ci siamo rimessi in gioco, trovando la spinta grazie ai nostri fan e alla passione per la musica.
E’ evidente che in questi tre anni ci sono stati dei cambiamenti: vi ricordavo in quattro e vi ritrovo in due…
Strano: Dopo 18 anni insieme, due di noi, Grido e THG, hanno deciso di intraprendere nuovi percorsi. È legittimo: come succede nelle relazioni, si può andare avanti, ma si possono fare anche scelte diverse, e noi ne abbiamo preso atto. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo continuato a fare musica come Gemelli DiVersi, perché in realtà il gruppo non si è mai sciolto. Abbiamo cercato di non tradire quello che siamo stati.
T: Nell’album ci sono tanti riferimenti anche a quello che è successo nella band, il “colpo” che abbiamo ricevuto è legato anche a questo. Ovviamente all’inizio sei destabilizzato, ma poi devi ritrovare la speranza.
S: Dopo tutto, la storia della musica è piena di band partite con una formazione e che poi hanno subito defezioni, succede. È una delle sfide che ti si pongono davanti, e noi l’abbiamo accettata.

In questo periodo anche la musica in Italia è cambiata molto, con l’esplosione dell’hip hip: come l’avete vissuta?
S: L’abbiamo guardata dall’esterno e abbiamo notato che rispetto all’hip hip di qualche anno fa, adesso le canzoni hanno le strofe rap ma il ritornello cantato. Noi però l’avevamo già fatto alla fine degli anni Novanta, e ci sono arrivate addosso le critiche degli addetti ai lavori e della frangia più estremista del mondo hip hip. Adesso quasi tutti usano la melodia per arrivare al pubblico più ampio: possiamo dire di essere stati legittimati? A noi non può fare che piacere sapere che ci sono molti rapper della nuova generazione che dicono di essere cresciuti ascoltando noi, ma succede adesso, prima nessuno lo diceva. Sarà che mi è venuta la barba grigia, ma mi sento un uomo soddisfatto e cresciuto.
T: Va anche detto che noi non ci siamo mai sentiti pienamente parte della scena hip hop, siamo sempre rimasti sul confine, un po’ borderline se vogliamo. Abbiamo iniziato riprendendo un pezzo dei Pooh (il ritornello di Un attimo ancora, il loro singolo d’esordo, riprendeva Dammi solo un minuto, ndr), più pop di così! Abbiamo sempre fatto le scelte da soli, e oggi dà soddisfazione vedere che anche gli addetti ai lavori vanno più a fondo nella nostra musica, riescono a vedere i contenuti e non solo l’apparenza di una band di tamarri come accadeva anni fa. Purtroppo il rap soffre di tanti preconcetti, tra cui quello di essere un sottogenere fatto solo di mosse sul palco: siamo rimasti fermi al cliché di Jovanotti con il cappellino che fai gesti con le mani. Lui in Italia è stato un precursore, ma dietro al rap c’è molto di più. Non ci è mai interessato buttare nei pezzi degli skills per far vedere quanto eravamo bravi con le rime, ma abbiamo cercato di dare sempre dei contenuti.
S: Il rap è diventato cultura negli Stati Uniti già negli anni Ottanta, perché li c’era già la base: qui da noi i pionieri sono stati Jovanotti e gli Articolo 31, ma negli anni Novanta non avevamo ancora la subcultura dell’hip hop, ci sono volute due generazioni.
Tra i cliché legati al mondo del rap c’è forse anche quello di essere un genere che parla di violenza…
S: Proprio qualche giorno fa ho sentito della polemica contro Emis Killa per il testo che inciterebbe al femminicidio (3 messaggi in segreteria, ndr): non ho ascoltato il brano, forse lui avrà usato un linguaggio crudo, ma sono sicurissimo che l’intento non fosse quello di legittimare la violenza. Non è sempre colpa della musica, molto spesso il problema sta nelle interpretazioni sbagliate: un artista deve sempre stare attento a quello che scrive, perché le canzoni arrivano anche a persone che non hanno abbastanza sensibilità per cogliere tutti i significati, ma non si può dare alla musica responsabilità che non ha. Allora noi con Mary avremmo legittimato la violenza dei genitori sui figli?
T: È lo stesso discorso che si faceva anni fa con Marilyn Manson: nelle stragi che si verificavano nei college americani, si diceva che era colpa della musica che ascoltavano gli studenti, e in mezzo ci finivano sempre le canzoni di Manson. La colpa non è degli artisti, ma di chi vuole trovare un pretesto per sollevare la polemica. Sono convinto che ci sia bisogno d tutto, anche di artisti che usano parole forti e che hanno il coraggio di affrontare un certo tipo di argomenti.
S: È questo il vantaggio della democrazia, dare a ognuno la libertà di parola, invece oggi sembra che tutto deve essere criticato e messo in discussione. Qualunque cosa tu dica o faccia, arriva qualcuno che trova da dire, che si tratti di una presunta legittimazione al femminicidio piuttosto che il fatto di mangiare carne.
Siete d’accordo con chi dice che oggi i rapper sono i nuovi cantautori?
T: È un complimento! I veri cantautori sono quelli che negli anni Settanta hanno avuto la possibilità di esprimere le proprie idee, e sono d’accordo sul fatto che alcuni rapper possono essere avvicinati ai cantautori per il loro impegno nel manifestare il loro pensiero, anche se i veri cantautori restano gli intoccabili De Gregori, Guccini, Dalla…
S: Forse più che di cantautori sarebbe giusto parlare di cantastorie, perché portano avanti la pratica del cosiddetto storytelling. Ci sono alcuni nomi della nuova scena rap che lo stanno facendo bene, e penso a Ghali o a Sfera Ebbasta, che portano nella musica molto del loro vissuto. Un’aria nuova che può che fare bene a tutta la scena hip hop.
Per concludere, una domanda di rito per BitsRebel: che significato ha per voi il termine “ribellione”?
S: Oggi la ribellione è semplicemente riuscire a esprimere il proprio parere, in un mondo in cui tutti cercano di imbavagliarci, le guerre si rivestono di ragioni economiche, il popolo è messo in ginocchio dai poteri forti. L’unico potere che ha il popolo è quello della parola, visto che anche quello del voto non sembra più così forte.
InStore:
26 ottobre, Roma, Discoteca Laziale, va Giolitti 263
27 ottobre, Milano, Mondadori, via Marghera









